Valravn/ Valravnen

Valravn
il corvo mannaro

I corvi occupano un posto speciale nelle più antiche leggende scandinave sotto forma di creatura mitologica il valravn; le immagini dei corvi sono spesso presenti nelle opere d’arte dell’età vichinga, i corvi sono famosi come uccelli sul campo di battaglia associati alla morte, e i corvi chiamati Pensiero e Memoria sono gli emissari di Odino.

E come mostra la ballata danese Valravnen/Valravn (DgF 60), ci sono storie di corvi anche nel folklore scandinavo più recente.

La parola danese valravn è in realtà usata per indicare un essere umano che è stato trasformato in corvo (ravn). La prima parte del termine “val” viene talvolta interpretata come “degli uccisi”, in modo simile ai nomi norreni Valhalla e Valkyrie. Ma questa parte del nome è molto incostante nelle diverse versioni della ballata. Grundtvig (il “professor Child” danese) si è anche occupato delle varie interpretazioni alternative del nome che hanno a che fare con il mutaforma, come var-ravn (corvo mannaro) o varulv (lupo mannaro). Così il valravn è spesso raffigurato in forma ibrida, metà corvo e metà lupo

la storia

L’azione inizia con una fanciulla, Ermeline, che guardando in lontananza vede un corvo volare. Lo chiama per raccontargli i suoi dolori segreti, di come il padre si sia risposato con una trolla malvagia, che ha trasformato il fratello in un corvo mannaro (il valravn), dovrà rimanere i in quella forma fino a quando Ermeline non avrà una figlia e fino a quando la bambina non potrà parlare.
Non solo, la matrigna ha trasformato il suo innamorato in un altro uccello, con penne e piume d’argento e d’oro, che potrà tornare umano solo se berrà il sangue del cuore di Ermeline. E per finire la matrigna ha mandato Ermeline su un’isola per sposare il nipote troll. Il valravn si offre di aiutare la sventurata fanciulla e da qui in avanti la ballata assume un incedere piuttosto truculento di uccisioni, trasformazioni e resurrezioni fino al lieto fine, nel quale Ermeline ritrova fratello, figlia e innamorato.

interpretazioni

Come spesso avviene nelle ballate tradizionali, il testo ha un andamento “cronologico”, l’accento è posto sulle azioni, senza particolare enfasi sui pensieri e le emozioni dei protagonisti. Così pure, non ci viene detto molto sui personaggi. Di Ermelin (la vera protagonista della storia) sappiamo che viene da famiglia ricca (poiché può dare al valravn argento e oro), che il padre le ha trovato un marito (particolare che conferma l’origine medioevale della storia), che non ha una madre, ma una matrigna-trolla, la perfetta “cattiva” della situazione. Tanto malvagia ma anche tanto potente, se si permette di andare contro la decisione del marito in merito al matrimonio, all’epoca autorità massima della famiglia.

Come molte altre ballate di origini medioevali, anche la saga delle trasformazioni del Valravn aveva probabilmente lo scopo di mettere in guardia le fanciulle di buona famiglia dai rischi connessi al passaggio adolescenziale. Anzi, secondo alcune interpretazioni, il conflitto simbolicamente rappresentato nella ballata medioevale sembra essere soprattutto interno alla protagonista, in difficoltà nell’accettare il suo passaggio da bambina ad adulta. Passaggio traumatico che sarebbe simboleggiato dal mare selvaggio che Ermelin attraversa portata dal corvo.

“ma il corvo vola di sera”

I corvi di Odino

Nella mitologia norrena i due corvi di Odino, chiamati Hugin e Munin (Pensiero e Ricordo), sono simboli della capacità di Odino di muoversi nel tempo e nello spazio; li manda fuori la mattina come “spie” nere, e ogni sera atterrano di nuovo svolazzando sulle sue spalle, sussurrandogli all’orecchio tutte le notizie.

In diverse culture non europee, il corvo può avere una funzione simbolica positiva, associata alla creazione e al Sole (le sue piume scintillanti), e alla saggezza e alla veridicità.
Nella letteratura europea invece il corvo simboleggia spesso il negativo: è impuro, nero e legato alla morte. La celebre poesia di E.A. Poe, con il suo angosciante grido “Nevermore” è probabilmente l’apice di questa visione, che ritroviamo comunque anche nelle tradizioni popolari di molte regioni e nelle loro espressioni canore (pensiamo solo alla famosa ballad anglosassone Twa Corbies (che Grundtvig tradusse nel danese Ravnene).

E non fa eccezione la tradizione popolare scandinava, nella quale il corvo è un uccello sfortunato, che “vola di sera perché non può volare di giorno”.  I bambini trascurati hanno una “madre corvo”, si può “rubare come un corvo”; un “corvo notturno” si muove nella notte nera come un soffio malefico. Al corvo è attribuito quasi esclusivamente un simbolismo negativo: sventura, guerra, morte, solitudine, male. Contribuiscono a questa cattiva nomea il suo colore nero e il suo grido, kra, kra, (gli stessi nomi dell’uccello nelle lingue scandinave, ravn e krage, sembrano poter essere nati a imitazione di quel grido).  Il termine Kragemål significa linguaggio incomprensibile. Vivere “fuori dove girano i corvi” significa vivere lontano nella campagna. Un detto popolare scandinavo recita “Il corvo cerca compagno” a significare che si cerca di stare insieme a persone che la pensano allo stesso modo. H.C. Andersen scriveva: “Il corvo cerca il mago, ed è sempre un corvo”.

Valravnen/Valravn

In Valravnen, il ritornello “Men Ravnen han flyver om Aften” (ma il corvo vola di sera), ripetuto ad ogni strofa, e perfino dopo il “lieto fine” della storia, evidenzia e rinforza il significato negativo dell’uccello, che avrà cattiva sorte perché non può averne una buona!

varianti

Altre versioni di questa ballata hanno alcune variazioni significative della trama. In alcune è solo il fratello che viene trasformato in corvo: l’amante rimane in forma umana e viene semplicemente mandato via dalla matrigna in una terra lontana. Quindi l’episodio in cui Ermeline viene uccisa è assente. In altre il corvo chiede ancora il primogenito come pagamento per aver portato la fanciulla al suo amante, ma invece di aspettare che il bambino parli, il corvo deve bere il sangue del cuore del bambino per essere trasformato di nuovo in un uomo. Dopo che ciò avviene, il bambino viene riportato in vita (grazie alle preghiere delle persone che hanno assistito al macabro sacrificio), quindi il lieto fine è salvo

la ballata

Ravnen han flyver om Aftnen
om Dagen han ikke maa:
den skal have de onde Lykke,
de gode kan ikke faa.

Men Ravnen han flyver om Aften.

Jomfruen stander i Høje loft,
og ser hun ud saa vide:
ser hun vilden Valravn,
han flyver for oven de Lyder

Alt fløj vilden Valravn
hen over de høje Mure;
da stod hun stolten Ermelin
saa sørgende i hendes Bure.

»Hør du, vilden Valravn!
og flyv du neder til mig!
alle mine lønlige Sorrig
den vil jeg sige for dig.

Alt er det min største Sorrig,
dertil min meste Harm:
min Fader haver lovet saa ledt et Trold,
han lægger det i sin Arm.

Hun forskabte dig, vilde Valravn!
at flyve med Angest og Traa:
hun bad dig aldrig at bide Bod,
alt før end jeg Daatter aa.

End gjorde hun dèr mere til
alt med sin rame Tale:
hun bad dig aldrig bide Bode,
før end Barnet kunde tale.

Hun forskabte min Fæstemand,
han flyver for Vind og Vove:
Fjedrene af det hvide Sølv,
det røde Guld skin der over.

End gjorde hun dèr mere til
alt med sine ramme Ord:
hun bad hannem aldrig Bod at faa,
før han drukke mit Hjærteblod.

Nu haver hun mig hid udsendt
til denne samme Ø,
det jeg skulde vorde
hendes Søstersøns Fæstemø.

»Vilt du give mig det første Blomster,
der du til Verden bær:
da vil jeg føre dig til det Land,
der din Fæstemand paa er.«

Saa tog hun den Ravnefod,
lagde paa sin hvide Hand:
hun svor om sin kristelig Tro,
han skulde fange hendes første Barn.

»Alt giver jeg dig det første Blomster,
der jeg til Verden bær:
vilt du nu føre mig til det Land,
der min Fæstemand paa er.«

Det var vilden Valravn,
satte Jomfruen paa sin Bag:
»Du gjør det for den vældige Gud,
du sidde nu alt saa spag!«

Bort fløj vilden Valravn
saa vidt over Hav og By,
til han kom paa det samme Land,
hendes Fæstemand fløj ved Sky.

Det var Jomfruens Fæstemand,
det første han hende saa’:
han slog ned med baade sin Ben,
slog hende i Lodder tvaa.

Han slog hende i Lodder to,
drak af hendes Hjærteblod:
saa blev han til en Ridder
alt baade stærk og stor.

Det var vilden Valravn,
lagde Jomfruen paa sin Bag:
saa fløj han til Helevaags Kilde
alt i sit gode Mag.

Det gjorde vilden Valravn,
døbte hende i Helevaags Flod:
stod hun op Jomfru Ermelin,
hun var i sin Hu saa mod.

Det var vilden Valravn,
han satte hende paa sin Bag:
end fløj han over vilden Hav,
sig selv til megen Umag.

Ned fløj vilden Valravn,
han satte hende paa de Tinde:
»Du glæd dig nu, Jomfru Ermelin!
her er din Fæstemand inde.«

Ud gik hendes Fæstemand
med Sølvkar paa hviden Hand:
»Værer velkommen, Jomfru Ermelin,
til disse fremmede Land!«

»Du hav Tak, vilden Valravn!
vel fanger du Lykken i Klo;
flyv nu bort i Jamling!
jeg holder saa vel min Tro.«

Bort fløj vilden Valravn,
han fløj saa højt ved Sky;
der den Jamlingforleden var,
da kom han dèr paa ny.

Det var ikke derefter
Dage foruden tvaa:
Fru Ermelin ganger i Bure,
favren Daatter at faa.

»Tager I nu det lille Barn,
og svøber I det i Peld!
I faar det vilden Valravn!
I beder ham fostre’t vel!«

Det var vilden Valravn,
lagde Barnet for sin Fod:
»Herre Gud give Lykken dertil,
at Barnet kunde tale tre Ord!«

Herre Gud gav dèr Lykken til,
at Barnet taled tre Ord:
saa blev han en Ridder
alt baade stærk og god.

»Tager I nu dette lille Barn,
og svøber I det i Lin!
bærer I det i Stenstuen
ind for Aloder sin!

Nu haver hin skjønne Fru Ermelin
forvunden baade Angest og Kvide:
nu haver hun baade Broder og Barn
og sover ved sin Fæstemands Side.

Nu haver hin skjønne Fru Ermelin
forvunden baade Sorrig og Harm:
nu haver hun baade Broder og Barn
og sover i sin Fæstemands Arm
Men Ravnen han flyver om Aften.

Il corvo vola di sera
durante il giorno egli non deve-
ci deve essere una sorte cattiva
il bene non può mai ottenere
 Ma il corvo vola di sera

Sta la vergine nelle alte soffitte
e guarda così lontano
così vede il selvaggio corvo
che vola sopra i rumori

Vola sopra tutto il selvaggio corvo
sopra le alte mura
là dove sta l’orgogliosa Ermelin
così dolente nelle sue stanze

“Ascolta tu selvaggio corvo!
E vola verso di me
tutti i miei dolori
Io ti racconterò

E’ tutto il mio forte dolore
in aggiunta il mio più grande danno
Mio padre ha così facilmente lasciato che una troll
si facesse prenderle tra le sue braccia

Lei ti ha trasformato così, selvaggio corvo!
Per volare con ansia e tragedia
ti ha vietato di riavere il tuo corpo
prima che io avessi una figlia

E poi ha fatto ancora di più
con il suo linguaggio stregato
ti ha vietato di riavere il tuo corpo
prima che la bambina possa parlare

Poi ha trasformato il mio fidanzato
egli vola nel vento e nella tempesta
le ali di bianco argento
e sopra piume di oro rosso

E lei ha fatto ancora di più
con il suo linguaggio stregato
non potrà riavere il suo corpo
prima che abbia bevuto il sangue del mio cuore

Ora lei mi ha mandato qui
in questa stessa isola
qui dove dovrei stare
fidanzata di suo nipote

“Vorresti tu darmi il primo fiore
che donerai al mondo
e io ti porterò nelle terre
dove sta il tuo fidanzato”

Allora elle prese il piede del corvo
lo tenne nella sua mano bianca
giurò sulla sua fede cristiana
che egli avrebbe preso il suo primo figlio

“Sicuramente ti darò il primo fiore
che metterò al mondo
vuoi ora portarmi nelle terre
dove sta il mio fidanzato”

E fu così che il selvaggio corvo
prese la fanciulla in groppa
“fai questo per la potenza di Dio
ora stai tutta così eccitata!”

Volava via il selvaggio corvo
sopra mari e città
finché giunse alla stessa terra
in cui era volato dal cielo il di lei fidanzato

E fu così che il fidanzato della fanciulla
per prima cosa vide lei:
la colpì con entrambe le zampe
e la spezzò in due pezzi

La spezzò in due pezzi
e bevve il sangue del suo cuore
così si trasformò in un cavaliere
tutto così grande e forte

E fu così che il selvaggio corvo
pose la fanciulla sulla schiena
poi volò fino alla sorgente di Helevaag
tutto nel suo buon petto

E fu così che il selvaggio corvo
battezzò lei nel fiume Helevaag
Risorse così la vergine Ermelin
così orgogliosa nei suoi modi

E fu così che il selvaggio corvo
la pose sulla sua schiena
e volò sopra il selvaggio mare
egli stesso con grande turbamento

Giù volò il selvaggio corvo
la depose sulle rocce:
“Rallegrati tu Vergine Ermelin
qui sta il tuo fidanzato”

Venne fuori il suo fidanzato
con una brocca d’argento nelle bianche mani
“Benvenuta Vergine Ermelin
in questa terra straniera”

“Ti ringraziamo selvaggio corvo!
Cogli la felicità nell’artiglio
Ora vola via nello Jamling
io manterrò la mia promessa”

Il selvaggio corvo volò via
Volò così alto nel cielo
e quando nello Jamling fu un altro giorno
allora egli ritornò laggiù

Non passarono altri giorni
in aggiunta ai due
Ermelin andò nella sua stanza
e infine partorì una figlia

“Prendi ora la piccola bambina
e avvolgila in una coperta
Chiama quel selvaggio corvo
e chiedigli di favorirlo!”

E fu così che il selvaggio corvo
pose la bimba ai suoi piedi
“Il Signore Dio vi garantisca felicità
se la bimba potrà dire tre parole!”

Il Signore Dio diede loro felicità
perché la bimba disse tre parole:
così il corvo divenne un cavaliere
tutto così grande e forte

“Ora prendi questa piccola bambina
e avvolgila in un lenzuolo
portala quindi nella stanza di pietra
lì per la sua mamma!

Ora la bellissima Ermelin
non ha più ansie né tremori
ora ella ha un fratello e una bambina
e dorme accanto al suo fidanzato

Ora la bellissima Ermelin
non sente più dolore né danno
ora ella ha un fratello e una bambina
e dorme tra le braccia del suo fidanzato
Ma il corvo vola di sera

la ballata nel folk revival

Una versione dei gruppo di musica medievale danese Gny
Il gruppo “viking folk” danese Krauka
Consortium Hafniense dall’album Musiic at Hamlet Castle
Una delle versioni più “storiche”. Il gruppo danese Trille dall’album Oh Nelson Med Dit Øje (1969)
La band “folktronica” Sorten Muld
Dronningend Livstykke dall’album Katten i Sækken.
Una versione strumentale arrangiata per ghironde dal musicista belga Ruprecht Niepold
e, perché no, una versione “balcanica”

LINK

Https://balladspot.blogspot.com/2018/04/the-valraven-valravnen.html

https://kalliope.org/en/text/folke2001120601

https://skoleanalyser.dk/analyse-fortolkning-folkevisen-valravnen/

https://www.folkeskolen.dk/dansk-danskundervisning-skonlitteratur/valravnen/1766269

Pubblicato da Sergio Paracchini

Sergio Paracchini, ascoltatore seriale di buona musica, dagli anni ’70 innamorato del folk revival (celtico e non solo). Gestisce il gruppo Facebook “Folk rock e dintorni”.

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