Terre Celtiche Blog

Amore a 15 anni, Pia la cadreghina & Pari del mi pari

“Amore a 15 anni” è una ballata tradizionale piemontese che nella versione della cantora Teresa Viarengo si divide in due versioni testuali “Pìa la cadreghina” (Prendi la seggiola) e “Pari del mi pari” (Padre o padre mio) (così come documentato in Cantè Bergera da Roberto Leydi). Leone Sinigaglia pubblicò la ballata con l’arrangiamento melodico e il titolo “Amore a quindici anni” (1956) La stessa ballata venne raccolta da Amerigo Vigliermo nel 1986 con il titolo “Völu maridéla”

Una ragazza è in procinto di sposare un vecchio per un matrimonio combinato dai genitori e perciò piange tutte le notti.

Betti Zambruno & Tendachënt in Cante’ Bergera 2014 (melodia LA FIETTA di M. Martinotti)

trascrizione in italiano di Cattia Salto
E’ una fanciulla di quindici anni
il padre la vuole sposare, la vuole dare a un vecchio,
ma se la desse ad un giovane sarebbe meglio.

Si è chiusa nella sua cameretta,
ha preso una sedia e si è seduta là,
tutta la notte lei ha sempre pianto.

“Per cosa piangete mia bella fanciulla
prendetelo presto, prendetelo in fretta
quando sarete sposata sarete la padrona della casa”

“Non mi importa delle sue ricchezze
giovani con giovani e vecchi con i vecchi
all’ombra di un bel giovane si sta sempre meglio”

Nella versione alessandrina della ballata la fanciulla viene consolata da un passante il quale sottolinea i vantaggi di diventare padrona di una bella casa. Tuttavia la fanciulla resta ugualmente triste.
Nella versione A di Teresa Viarengo intitolata “Pìa la cadreghina” il giovane la invita ad uscire a uscire di casa la notte. Ma la bella muore. “Se l’avessero data a un giovane della sua età, forse la bella non sarebbe morta” è l’amara conclusione





Teresa Viarengo

“O pari del me pari, vui è fami un gran tort
vui èi dunami un òmo, tuta la not al dorm”
“o fia dla mia fia, o ‘vei ampò pasiènsa
cul vei a l’à dla roba e prest al murirà
ti t’ resteréi padruna dla so roba che l’à”

“O pari del me pari,
suan pa cunsèimda démi, cunsèi da démi a mi
prima che ‘l vechio ‘l mora, pos anche mori mi”
“o fia dla mia fia, cul vei falu murì
o prunì ‘n po cal tòsich, cul vei falu murì”

“O pari del me pari,
suan pa cunsèim da démi, cunsèi da démi a mi
cus na diràn per villa, ch’j o fait murì ‘l marì?”

Traduzione italiana Roberto Leydi
“O padre, mi avete fatto un grande torto
mi avete dato ad un uomo che tutta la notte dorme”
“Figlia mia portate un po’ pazienza, quel vecchio ha la roba e presto morirà, tu resterai padrona di tutta la roba che ha”. “O padre mio non sono consigli da darmi, prima che il vecchio muoia, posso anche morire io”
“Figlia mia, quel vecchio fatelo morire, preparate un po’ quel veleno, quel vecchio fatelo morire”. “Padre mio non sono consiglia da armi, cosa diranno per la città, che ho fatto morire il marito?”

Nella versione B di Teresa Viarengo la fanciulla già maritata si lamenta con il padre per averla data in moglie ad un vecchio. Al consiglio paterno di avvelenare il marito per diventare una ricca vedova la figlia rimprovera il padre.

La ballata s’inserisce in un filone fecondo di lamentazioni di giovanette date in moglie ad un vecchio perchè gli facciano da balia. Spesso a sfondo umoristico con un fondo amaro le ballate sul matrimonio male assortito ritraggono un marito bisbetico e impotente e una mogliettina infelice costretta a tenerselo. Vedasi ad esempio per il versante nordico An Seanduine Dóite oppure “Maids When You’re Young

LINK
https://it.scribd.com/document/405082925/24-Vecchie-Canzone-Piemont-pdf
https://www.folkclubethnosuoni.com/html/schede/zambruno.html

Pubblicato da Cattia Salto

Amministratore e folklorista di Terre Celtiche Blog. Ha iniziato a divulgare i suoi studi e ricerche sulla musica, le danze e le tradizioni d'Europa nel web, dapprima in maniera sporadica e poi sempre più sistematicamente sul finire del anni 90 tramite il sito dell'associazione L'ontano [ontanomagico.altervista.org]

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