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Terre Celtiche Blog

La Marion de bon matèn

La Marion de bon matèn è un canto tradizionale piemontese poco diffuso, raccolto nel Monferrato e annotato da Giuseppe Ferraro (Nuova raccolta di canti popolari monferrini, in «La Rivista Europea», 1874). La versione cantata da Teresa Viarengo si presenta in una lingua mista, francese e piemontese, un’altra lezione raccolta in Valle d’Aosta a Perloz da Ebe Cretaz nel 1984, è trascritta da Roberto Leydi in “Cantè Bergera”. L’esiguità delle informazioni non permette al momento di aggiungere altro.

Teresa Viarengo
Teresa Viarengo

Betti Zambruno & Bärtavela in Cante’ Bergera 2014
AriondassaIn Cerca Di Grane” 2005 (La Marion De Bon Maten -Petit Enfant) -voce di Sylvie Berger e Chacho Marchelli 

E la Marión de bon matèn
la va a lo sgiardèn
la va sarsàn le vi-olète, blö rus e blan (1).
O sa na fa d’ün sòli boché
per presentéi al so amàn,
L’é presentàn stu sòli buché
béla Marión s’ büta a piuré.
“Cus na piurévi, o Marión béla, Marión bun cör?
Le devesión n’a saràn tan grande, déve de bunör (2)”

[“Mi na piur del petì anfà,
s’a l’é per quan na sia grà”
“Piuté pa tan del petì anfà,
s’a l’é per quan na sia grà.] (3)
Le büteremo le sue cocarde, blö rus e blan,
pöi lu mandrémo a sèrvi ‘l mon pèri (4), al resimã

Marion al mattino presto
va nel giardino
a cercare le violette blu rosse e bianche:
Ne fa un bel mazzolino
per mostrarlo al suo amante
Nel mostrargli quel bel mazzolino
la bella Marion si mette a piangere:
“Perchè piangete o nella Marion, dal buon cuore?
Non resteremo separati tanto a lungo, fatevi coraggio”

“Piango per il bambino
per quando diventerà grande.”
“Non piangete tanto per il bambino
per quando diventerà grande.
Gli metteremo la coccarda blu rosso, e bianco
e lo manderemo a servire il mio comandante, al reggimento”

NOTE versione cantata da Teresa Viarengo come trascritta da Roberto Leydi in “Cantè Bergera” (il Leydi compara le tre versioni al momento note)

  1. sono i colori della bandiera francese. Le coccarde nacquero nel medioevo con il proposito di distinguere durante un combattimento gli amici dai nemici; in Francia il blu e il rosso ovvero i colori di Parigi divennero i colori dei primi moti rivoluzionari, (1789) in un secondo tempo si aggiunse il bianco (dei Borboni) e nel 1792 il tricolore fu il simbolo dei rivoluzionari.
  2. Il Leydi traduce “déve de bunör” come “fatevi coraggio”
  3. il verso cantato da Ariondassa riprende in parte la lezione valdostana
    “Mi na piur del petì anfà, s’a l’é per quan na sia grà,
    ici solette avec l’enfant quand vous reviendrez de la guerre il sera grand”
    [“Piango per il bambino, per quando diventerà grande,

    qui da sola col bambino, quando voi ritornerete dalla guerra sarà grande”
  4. letteralmente mio padre

Pubblicato da Cattia Salto

Amministratore e folklorista di Terre Celtiche Blog

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