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I BARDI DELLE TERRE CELTICHE

Nel nostro immaginario, influenzato dalle visioni romantiche ottocentesche, il bardo è un poeta cantore delle tradizioni del popolo celtico, colui che mette per iscritto l’identità di una nazione, strenuo difensore delle peculiarità di un popolo. E lo visualizziamo mentre accarezza la sua arpa, lunghi capelli fluenti e abiti svolazzanti nel vento: l’antico bardo ripudiava la scrittura e preferiva affidare tutta la sua conoscenza solo alla memoria.

IL DRUIDO POETA

ossian_il_bardoNell’età del Ferro il Bardo era partecipe del sacro all’interno dell’ordine sacerdotale, un druido-poeta, ponte tra l’umano e il divino, teso alla conoscenza e sul sentiero della comprensione profonda dell’esistenza. Il bardo sapeva vedere dentro alle cose, coglierne gli aspetti più profondi in termini spirituali, in armonia con gli elementi, la natura e nell’equilibrio di anima, spirito e corpo.

“Io sono il figlio di Poesia,
Poesia, figlia di Riflessione,
Riflessione, figlia di Meditazione,
Meditazione, figlia di Credenza,
Credenza, figlia di Ricerca,
Ricerca, figlia di Grande Conoscenza,
Grande Conoscenza, figlia d’Intelligenza,
Intelligenza, figlia di Comprensione,
Comprensione, figlia di Saggezza,
Saggezza figlia dei tre Dei di Dana”

Il bardo Nede – “Dal colloquio dei due Saggi”

IL BARDO ERRANTE

derrick-bardNel Medioevo con il diffondersi del Cristianesimo anche in Irlanda l’ordine druidico scomparve, e i Bardi diventarono poeti di professione alle dipendenze dell’aristocrazia; tenuti in grande onore e ancora ricchi di privilegi, andarono incontro alla decadenza di pari passo con la perdita del potere da parte dei loro mecenati di stirpe celtica. Nel 1541 Enrico VIII si proclama re d’Irlanda e il potere socioculturale passa alla nuova nobiltà inglese trapiantata in terra irlandese; la guerra contro gli inglesi aveva portato a tremendi massacri, Cromwell tra il 1598 e il 1652 quasi dimezza la popolazione dell’isola (si ipotizzano 600.000 persone uccise su una popolazione di un milione e mezzo di abitanti).
Nel Seicento il mondo dei bardi esorta all’unità i clan irlandesi, spesso in discordia tra loro, componendo e cantando in onore degli eroi e dei capi clan che combattono contro gli inglesi, ma già il declino si fa sentire e il bardo MacMahaon canta al proprio figlio dicendo:

Figlio mio, non coltivare l’arte dei versi,
abbandona del tutto la professione degli avi;
benchè abbia diritto al primo degli onori,
la poesia da oggi in poi è presagio di miseria.
Non abbracciare il peggiore dei mestieri,
non comporre più canti irlandesi!

Diventato musicista errante il Bardo si avvicina al popolo che esorta alla rivolta, difendendo i costumi e le tradizioni celtiche, nonostante le persecuzioni perpetrate dai conquistatori. E così la poesia e la musica bardica crebbero insieme alle modalità e ai suoni della gente comune.
Tuttavia vennero promulgate una serie di legge sempre più severe contro gli arpisti parallelamente allo scoppio della ribellione: all’inizio si prevedeva solo il taglio delle unghie (utilizzate per pizzicare le corde) ma poi si passò alla condanna a morte per gli arpisti sorpresi a suonare in pubblico.
Dopo le Penal Laws (1695) e l’ostinato ostracismo verso la lingua e le usanze irlandesi (e in particolare contro gli arpisti, ultimo baluardo della musica bardica irlandese) alla fine del Settecento il numero degli arpisti si contava sulla punta delle dita.

LA MUSICA DEI BARDI

Le composizioni musicali più antiche giunte fino a noi sono state trascritte dai bardi irlandesi alla fine del 1500, la maggior parte di queste musiche però sono andate perdute perché erano tramandate oralmente da maestro ad allievo. A partire dall’Alto Medioevo l’arpa viene eletta a strumento privilegiato del Bardo ed è detta bardica a sottolineare il connubio raggiunto tra i due.
L’ordine bardico irlandese si “estingue” nel XVIII° sec e fin da subito qualche filantropo si ingegnò ad organizzare degli incontri (concorsi, balli, festivals) per trascrivere le melodie e conservare per i secoli futuri una vivida testimonianza dell’eredità dei Bardi. Il primo di questi incontri si tenne a Belfast nel 1792 nel mese di luglio, in cui si presentarono solo una decina di arpisti, il più giovane aveva 15 anni e il più anziano, Denis Hempson ne aveva 97.

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Denis Hempson

Edward Bunting venne incaricato di trascrivere i brani eseguiti dagli arpisti nei 4 giorni del festival e il suo entusiasmo fu tale che non smise più per tutta la vita, pubblicando tre raccolte, nel 1797, 1809, e 1840. Il pregio del lavoro di Bunting, fu quello di aver raccolto molte informazioni storiche, tecniche e musicali dagli arpisti, purtroppo le melodie trascritte furono spesso “arrangiate” dallo stesso Bunting, un organista di formazione classica, che annotò per lo più solo le melodie e non gli accompagnamenti.

Hempson in quell’occasione suonò ancora alla vecchia maniera, pizzicando le corde con le unghie e appoggiando l’arpa sulla spalla sinistra – con le mani che si muovevano all’inverso rispetto alla tecnica più moderna.

CARMINA GADELICA

Un’altra preziosa fonte ci arriva dal lavoro di ricerca compiuto dallo studioso scozzese  nonchè Reverendo Alexander Carmichael (1832-1912) il quale girò in lungo e in largo per le Highlands e le Isole parlando con le persone comuni affinchè cantassero le loro canzoni e raccontassero il proprio stile di vita. Aveva raccolto “inni, incantesimi e magie” della tradizione orale. Nel mondo contadino esistevano ancora tutta una serie di preghiere e invocazioni spesso in forma di canzoni, che facevano parte del bagaglio culturale risalente al tempo dei Druidi; questi Ortha nan Gaidheal, i Canti dei Gael ovviamente in gaelico scozzese, provengono dalla tradizione bardica sopravvissuta nella tradizione orale di un popolo, attraverso i secoli del Cristianesimo e nonostante l’egemonia culturale inglese, e sono stati raccolti e tradotti alla fine del 1800 da Alexander Carmichael  nel suo libro “Carmina Gadelica”
Una tradizione peculiare ma non del tutto impermeabile alle influenze esterne, se accolse lo stile musicale del “concerto veneziano” così di moda nell’ambiente nobile irlandese tra il XVII e il XVIII° sec.: i bardi irlandesi crearono così un nuovo connubio tra le forme musicali della tradizione celtica e la musica proveniente dall’ambiente colto veneziano di cui Turlough O’ Carolan (1670 – 1738) fu il massimo esponente. continua

I TEMI

Compito del bardo era descrivere le gesta degli eroi e tramandare il nome dei guerrieri ai posteri e in particolare dei suoi mecenati. Come per l’Achille omerico un guerriero andava incontro a piè veloce ad una breve vita purchè le sue imprese fossero cantate dai poeti!
Un altro argomento prediletto era il canto della bellezza della terra natia o più in generale della vita nei boschi a cacciare il cervo e a nuotare nei ruscelli.. come i canti in gaelico scozzese provenienti dalle Highlands e sopravvissuti nei canti di lavoro della gente del popolo (vedere waulking songs)

Un genere tipico della poesia bardica irlandese è chiamato in gaelico Aisling, dove il poeta incontra una donna che simboleggia l’Irlanda. L’incontro ha il carattere di una visione o di un sogno poco prima del farsi del giorno , in cui la fanciulla è di una bellezza mozzafiato ovvero sublime, paragonata alla più bella delle dee. I dialoghi sono volutamente oscuri all’epoca gli arpisti erano spesso perseguitati e banditi perchè incitavano alla ribellione: l’alba che sta per sorgere  è una chiara allusione alla libertà che arriverà inesorabilmente dalla sconfitta del dominio inglese. In genere lei si lamenta delle condizioni di vita del popolo irlandese e prevede un futuro radioso, in cui sarà libera dagli oppressori. La chiave politica è una lettura tipicamente irlandese di un genere sviluppato in Francia con il termine Reverdie, in cui il poeta incontra una dama soprannaturale, che simboleggia la natura rigogliosa e l’amore.  In questo genere poetico si festeggia l’arrivo della bella stagione e lo sbocciare dell’amore.
Le aisling song sono in genere delle slow air di una dolcezza mista a tristezza infinita e per lo più sono composte in gaelico irlandese per rivendicare l’indipendenza culturale dall’inglese e le proprie radici celtiche!

ARCHIVIO
(attenzione molti dei canti riportati risalgono alla tradizione bardica per lo più solo per la melodia, essendo le versioni testuali riconducibili a riscritture più recenti), solo di pochissimi si sono conservati gli antichi testi.

AN CHÚILFHIONN – THE COOLIN’ (Maurice O’Dugan –Muiris Ua Duagain)
AR EIREANN NI NEOSAINN CE HI
AR HYD Y NOS
ASH GROVE
 (tradizione bardica gallese)
BARD OF ARMAGH
BEINN A’ CHEATHAICH
CALLÍN DEAS CRUÍTE NA MBÓ
CARRICKFERGUS 
(Cathal “Buí” Mac Giolla Ghunna)
COISICH A RÙIN
CRODH CHAILEIN
DANNY BOY (“Ruairi Dall” O Cathain )
DAWNING OF THE DAY 
(Thomas O’Connellan )
EILEEN AROON 
( Carol O’Daly –Cearbhall O Dálaigh)
GIVE ME YOUR HAND/TABHAIR DOM DO LAMH
(“Ruairi Dall” O Cathain )
INVOCATION OF THE GRACES
KATHARINE OGIE
KISHMUL’S GALLEY
MINSTREL BOY
MNÁ NA HÉIREANN (Women of Ireland)
MO GHILE MEAR ( Seán Clárach MacDomhnaill )
ORAN FEAR GHLINNE-CUAICH
OSSIAN’S LAMENT
RÓISÍN DUBH
SEATHAN AN-DIUGH NA MHARBHAN
SI BHEAG, SI MHOR (Turlough O’Carolan)
SONG OF THE WANDERING AENGUS
SOUTH WIND (Domnhall “Meirgeach” Mac ConMara)
TRUE THOMAS (Thomas di Ercildoune)
TWA MAGICIANS

I POETI DEL NOVECENTO

WILLIAM BUTLER YEATS

DOWN BY THE SALLY GARDENS
SONG OF THE WANDERING AENGUS
TWO TREES

I BARDI CONTEMPORANEI
Alan Stivell
VIncenzo Zitello

Un pensiero su “I BARDI DELLE TERRE CELTICHE”

  1. Tratto principale dell’identificazione dei popoli celtici e l’appartenenza a una medesima famiglia linguistica, quella delle lingue celtiche . Tale famiglia e parte del piu ampio insieme indoeuropeo, dal quale si distacco nel III millennio a.C. Tre sono le principali ipotesi che precisano meglio il momento della separazione del celtico comune o protoceltico .

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Tra terra e cielo, la cultura nei paesi dei Celti

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