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Terre Celtiche Blog

The Dubliners’ Dublin City: Patrick Kavanagh

The Dubliners’ Dublin itinerario cultural-turistico per la Dublino di ieri e di oggi sulle orme di Ronnie Drew (ideato da Cattia Salto per Terre Celtiche Blog) giugno 2021: Patrick Kavanagh, sesta puntata

English version

Patrick Kavanagh (1904-1967) fu un personaggio sui generis, scrittore e poeta, figlio di contadini cresciuto a Mucker in un paesino rurale vicino a Inniskeen (co Monaghan) al confine con l’Irlanda del Nord. Le scuole si conclusero per lui a 14 anni, ma continuò a leggere molto e di tutto, mentre distrattamente si occupava dei lavori in campagna. “Poeti si nasce e lui lo nacque” (per parafrasare Totò), così si mise a scrivere poesie, incoraggiato dal padre.
A trent’anni circa nel 1930 raggiunse Dublino a piedi per andare a parlare con George Russell il direttore dell’Irish Statesman che gli pubblicò alcune sue poesie e divenne il suo mentore e consulente letterario.
Nel 1939 si trasferì stabilmente a Dublino nella casa del fratello minore, professore universitario, ma l’ambiente letterario della città lo deluse e in buona misura venne respinto egli stesso, eterno outsider, e trattato con condiscendenza come il poeta contadino.

La testimonianza diretta: Patrick Kavanagh e la scena letteraria di Dublino nel 1939 . 

Loro ridevano dell’unica cosa che amavo
Quella collina a forma di triangolo appesa
Com’è al Big Forth. Dicevano
Che ero incatenato da siepi di biancospino
Siepi di fattoria che non conoscevo il mondo.
E invece sapevo che la porta d’accesso che l’amore dà sulla vita
È la stessa porta d’accesso, ovunque.

Patrick Kavanagh

Nel 1942 pubblicò la sua opera più celebre, il poema epico “The Great Hunger” e nel 1948 il romanzo “Tarry Flynn” che suscitò scandalo e rimase fuori stampa fino agli anni ’60.
Eccentrico e donchisciottesco man mano che passavano gli anni Patrick Kavanagh divenne una figura trasandata che passava il tempo nei pub in attesa di scroccare bevute e pasti da qualche benefattore.

Risale al 1949 la sua rinascita poetica quando iniziò a scrivere un Diario mensile per l’Envoy, la rivista letteraria pubblicata da John Ryan. Gli uffici erano al 39 di Grafton Street, ma la maggior parte degli affari della rivista si svolgevano in un pub vicino, il McDaid’s. Ma fu dopo il ricovero in ospedale (gli venne asportato un polmone divorato dal cancro nel 1954) che, durante la convalescenza trascorsa sulle rive del Gran Canal, ritrovò conforto nella sua poesia.

 “O aura dorata di foglie, tu crei per me / Un mondo che era e resta ancora oggi al di sopra del tempo.”

Patrick Kavanagh

Una scrittura matura che finalmente venne riconosciuta dalla critica, seguita negli anni successivi, da un discreto successo editoriale.

“un uomo, innocentemente, gioca con parole e rime, e scopre che lì è tutta la sua vita”.

Patrick Kavanagh

RTÉ Archives ripercorre la vita di uno dei poeti più amati d’Irlanda, raccontata dal poeta stesso e da chi lo ha conosciuto: https://www.rte.ie/archives/exhibitions/1323-patrick-kavanagh/

DA LEGGERE

Andremo a rubare in cielo” 2009
unico libro di poesie, tradotto in italiano da Saverio Simonelli (ed Ancora)

scrive Simonelli “figura d’uomo controversa, artista sedotto dalla poesia, ma perennemente segnato dalla necessità della concretezza, vate autoproclamato tra rudi bifolchi che ama cantare ma dai quali è incompreso
https://samgha.wordpress.com/2015/04/05/patrick-kavanagh-conosceremo-lamore-poco-a-poco-sguardo-dopo-sguardo/

https://www.sololibri.net/Andremo-rubare-cielo-Kavanagh.html
https://librobreve.blogspot.com/2014/10/da-andremo-rubare-in-cielo-di-patrick.html
http://www.settimananews.it/cultura/patrick-kavanagh-nessuno-mediocre/
https://www.linkiesta.it/2018/10/lasciate-perdere-il-caso-kavanaugh-piuttosto-leggete-patrick-kavanagh/

DA ASCOLTARE

La poesia più famosa di Patrick Kavanagh trasformata in canzone da Luke Kelly.
Nel 1944 il poeta quarantenne, squattrinato e trasandato, s’innamora di Hilda Moriarty la ventenne studentessa di medicina.
La corteggia senza successo e scrive per lei RAGLAN ROAD

Tarry Flynn

il romanzo descrive, nell’Irlanda rurale degli anni ’30, la lotta di un giovane contadino per elevarsi al di sopra del fardello della famiglia, del cattolicesimo, del lavoro agricolo e della lussuria. L’autore stesso lo definì “non solo il migliore, ma l’unico resoconto autentico della vita vissuta in Irlanda in questo secolo”. 

BRENDAN BEHAN

I due si detestavano ma li potevi trovare a bere insieme al McDaid’s in Harry Street.
Brendan Behan lo definì “lo stronzo da Mucker” (the fucker from Mucker), “Paddy il segaiolo” (the Wanker).
Kavanagh considerava Behan un fasullo e un mascalzone.
I termini culchie (gergale per contadinotto) e bogman (un buono a nulla, reietto) con cui Brendan lo apostrofava e il viaggio di Patrick a piedi, dal paesello fino a Dublino, mi richiamano inevitabilmente la canzone popolare The Rocky Road to Dublin

Nel 2000 l’Irish Times ha compilato un elenco delle poesie irlandesi preferite e Kavanagh risultò essere il secondo poeta preferito dopo W. B. Yeats: 10 delle sue poesie erano classificate tra le prime 50

La mappa di Dublino di Patrick Kavanagh che ha come arteria Baggot Street Upper e Pembroke Road (con Raglan Road come traversa) è quella di un villaggio con i suoi piccoli negozi e il corso verde del Gran Canal e il vecchio ponte con le chiuse che collega “il villaggio” (o la parrocchia per dirla alla Kavanagh) alla Dublino dei circoli intellettuali. Ma il suo posto del cuore, quello che lo aiutò a riprendersi dalla convalescenza e che lo riportò alla poesia, è senza dubbio il Gran Canal (1). A Mespil Road, lo troviamo seduto su una panchina (opera d’arte di John Coll) racchiuso in meditazione.
La scultura è soprannominata dai dublinesi The Crank on the bank (in italiano il musone sulla riva)
La statua-panchina inaugurata nel 1991 è la seconda panchina dedicata a Patrick Kavanagh lungo canale. La prima eretta poco dopo la sua morte dai suoi amici John Ryan e Denis Dwyer si trova presso le chiuse vicino al Baggot Street Bridge.

(1) Il Grand Canal è uno dei due canali che collegano Dublino all’ovest dell’Irlanda, che si estende per 132 km per collegarsi al fiume Shannon. Si veda anche The Royal Canal

LA PASSEGGIATA LUNGO IL GRAND CANAL

Wilton Terrace che costeggia il Grand Canal vi invita ad una passeggiata che vi porterà in una Dublino un po’ retrò. Potete sedervi con Patrick e guardare il lento scorrere del canale.
Andando verso ovest sembrerà di tornare indietro nel tempo, attraverso quartieri dall’aria molto provinciale. Spostandosi invece verso est e la baia, ci si avvicina alla zona iper-moderna dei Docklands: design, strutture in vetro, grattacieli. (ma questa è un’altra tappa)
E per chi è troppo pigro: giro sul Grand canal in battello con cena inclusa

https://www.itinari.com/it/a-stroll-down-the-grand-canal-of-south-dublin-apbm

percorso tutto per voi da Virtual Bike Ride Ireland

BARRED OUT

Ronnie amava raccontare nei concerti dei Dubliners di quando lui e Patrick avevano avuto uno screzio e non si parlavano più. Un giorno si incontrano sul Baggot Street Bridge e Patrick propose a Ronnie di andare a bere insieme per fare pace.
Dice Ronnie “Andiamo al Mooney”
dice Paddy “no mi hanno buttato fuori, andiamo al Searson”
dice Ronnie “non possiamo andarci mi hanno butta fuori, potremmo andare al Clubhouse”
“No -dice Paddy faremo meglio ad andare da Andy Ryans perchè mi hanno buttato fuori dal Clubhouse.”
“Ma io ero stato buttato fuori dall’Andy Ryan. Ci siamo detti Buona fortuna ci rivedremo un’altra volta, ma non l’ho più rivisto vivo”
Nella Dublino degli anni ’60 ti avrebbero vietato l’ingresso in un Pub, quando gridavi eccessivamente, diventavi offensivo e in generali davi fastidio.

IL GRAND CANAL

Ricordatemi dove c’è acqua,
preferibilmente acqua di canale, così placidamente
verde nel cuore dell’estate. Fratello,
ricordami così benignamente…
…ricordatemi non con una tomba di eroe coraggioso-
mi basta una panca, di lato al canale, per chi passa di qua

(Lines Written on a Seat on the Grand Canal, Dublin)

storia del Gran Canal

Dubliners’ Dublin: itinerario cultural-turistico per la Dublino di ieri e di oggi (scritto da Cattia Salto per Terre Celtiche Blog)
SOMMARIO
oppure continua con
Grand Canal Quay

If Ever You Go To Dublin Town (1953)

If ever you go to Dublin town
In a hundred years or so
Inquire for me in Baggot Street
And what I was like to know.
O he was the queer one Fol dol the di do
He was a queer one and I tell you

My great-grandmother knew him well,
He asked her to come and call
On him in his flat and she giggled at the thought
Of a young girl’s lovely fall.
O he was dangerous

On Pembroke Road look out for me ghost,
Dishevelled with shoes untied,
Playing through the railings with little children
Whose children have long since died.
O he was a nice man

Go into a pub and listen well
If my voice still echoes there,
Ask the men what their grandsires thought
And tell them to answer fair,
O he was eccentric,

He had the knack of making men feel
As small as they really were
Which meant as great as God had made them
But as males they disliked his air.
O he was a proud one,

If ever you go to Dublin town
In a hundred years or so
Sniff for my personality,
Is it Vanity’s vapour now?
O he was a vain one

I saw his name with a hundred more
In a book in the library,
It said he had never fully achieved
His potentiality.
O he was slothful,

He knew that posterity had no use
For anything but the soul,
The lines that speak the passionate heart,
The spirit that lives alone.
O he was a lone one,

O he was a lone one, Fol do the di do
Yet he lived happily And I tell you.

Se mai dovessi andare a Dublino
Tra un centinaio di anni o giù di lì
Chiedi di me in Baggot Street
per sapere com’ero.
Oh, era quello strano Fol dol the di do
Era un tipo strano e te lo dico

La mia bisnonna lo conosceva bene,
Le chiese di andare a trovarlo
nel suo appartamento e lei ridacchiò al pensiero
dell’innamoramento di una giovane ragazza.
Oh era pericoloso

A Pembroke Road cerca il mio fantasma,
Scarmigliato con le scarpe slacciate,
che gioca tra le inferriate con i bambini piccoli
I cui figli saranno morti da tempo.
Oh era un bell’uomo

Entra in un pub e ascolta bene
Se la mia voce ancora echeggia lì,
Chiedi agli uomini cosa pensavano i loro nonni
E dì loro di rispondere onestamente,
Oh era eccentrico,

Aveva l’abilità di far sentire gli uomini
Piccoli come erano veramente
Il che significava grandi quanto Dio li aveva fatti
Ma, in quanto maschi, non amavano la sua aria.
Oh era un orgoglioso

Se mai dovessi andare a Dublino
Tra un centinaio di anni o giù di lì
Annusa in cerca della mia personalità,
La Vanità è svaporata adesso?
Oh era un vanitoso

Ho visto il suo nome con più di un centinaio
In un libro in biblioteca,
Diceva che non aveva mai raggiunto pienamente
La sua potenzialità.
Oh era pigro,

Sapeva che i posteri non avevano alcuna utilità
Per tutto tranne che per l’anima,
I versi che parlano al cuore appassionato,
Lo spirito che vive da solo.
Oh era un solitario,

Oh era un solitario, Fol do the di do
Eppure visse felicemente E te lo dico.

Patrick Kavanagh
Daoirí Farrell
Ronnie Drew

Pubblicato da Cattia Salto

Amministratore e folklorista di Terre Celtiche Blog. Ha iniziato a divulgare i suoi studi e ricerche sulla musica, le danze e le tradizioni d'Europa nel web, dapprima in maniera sporadica e poi sempre più sistematicamente sul finire del anni 90 tramite il sito dell'associazione L'ontano [ontanomagico.altervista.org]

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