LAST ROSE OF SUMMER

Il brano è stato scritto dal poeta irlandese Thomas Moore e ha conosciuto una vasta notorietà sia nazionale che internazionale nel 1800.

lastrose ANALISI DEL TESTO

Thomas Moore scrisse la poesia “The Last Rose of Summer” nel 1805, dedicandola ad una rosa, rimasta l’ultima sullo stelo: sola e abbandonata, illanguidisce al calore morente dell’estate e la mano del poeta la sboccia di modo che anche i suoi petali cadano, accanto a quelli delle sue compagne già sfiorite.
Così il poeta raffronta l’anima del fiore con l’anima umana: anche l’uomo, solo, alla fine del suo cammino, senza più amore e amicizie, non ha più desiderio di continuare a vivere e vorrebbe che una mano pietosa lo ricongiungesse ai suoi affetti.

La poesia è stata messa in musica qualche anno più tardi da Sir John Stevenson, amico e collaboratore di Moore, adattando la melodia un vecchio brano tradizionale irlandese “The Young Man’s Dream” ripreso agli inizi dell’ottocento anche in “The Groves of Blarney“. Da un’altra fonte (vedi) si asserisce che la melodia è stata composta da Stevenson, ma a ben vedere, “The Young Man’s Dream” ha origini seicentesche o quantomeno risale a prima del 1789. Il brano compare quindi nella raccolta Irish Melodies (1815)

“To our great-grandparents the Irish Melodies of Thomas Moore were as familiar as the songs of John Lennon, Bob Dylan or Bruce Springsteen today. During the nineteenth century a million and a half copies of the sheet music for ‘Tis the Last Rose of Summer were sold in the United States alone, making it one of the most popular songs ever written.” (James Flannery)

MARTHA

opera-marthaIl brano è stato reso famoso anche sul continente e in America dall’opera lirica “Martha” del compositore tedesco Friedrich von Flotow (Der Markt zu Richmond) rappresentata per la prima volta a Vienna nel 1847 e nel 49 a Londra (e poi New York, Parigi).

The last rose of Summer” (in inglese nelle premier dell’opera e poi sempre in tedesco con il titolo Letzte Rose) è cantata nel II atto: all’epoca era consuetudine inserire arie popolari nelle opere come pezzi di bravura per soprano.

Così grazie alla popolarità di “Martha” anche “The last rose of Summer” fu popolare fino alla seconda metà del 1900.

Nel 1906 l’opera venne rappresentata a New York al Metropolitan Opera in italiano con il famoso tenore Enrico Caruso da cui la versione in italiano “Qui Sola Vergin Rosa“. Una copia cantata da Bessie Abott nel 1907 si trova anche nell’archivio del “Library of Congress

Nel contesto dell’opera “Martha” sono riportati solo le prime due strofe della poesia che diventa una poesia d’amore in cui l’amante coglie la rosa per portarla al suo petto. Quindi l’omaggio è alla donna più bella del giardino (verginea fanciulla che per la verità sta in po’ appassendo e rischiando di diventare zittella!) rimasta intatta per il poeta che la coglie come primo e unico, appassionato, amante!

ASCOLTA Erna Berger in tedesco
ASCOLTA Bessie Abott in italiano (ahimè con parecchi fruscii)
ASCOLTA Mafalda Favero in italiano
ASCOLTA June Bronhill in inglese

ASCOLTA Roy Neumann solo al piano

LETZTE ROSE
I
Letzte Rose, wie magst du
So einsam hier blühn?
Deine freundlichen Schwestern
Sind längst, schon längst dahin.
Keine Blüte haucht Balsam
Mit labendem, labendem Duft,
Keine Blätter mehr flattern
In stürmischer Luft.

II
Warum blühst du so traurig
Im Garten allein? Sollst im Tod mit den Schwestern, Mit den Schwestern vereinigt sein.
Drum pflück ich, o Rose,
Vom Stamme, vom Stamme dich ab,
Sollst ruhen mir am Herzen
Und mit mir, ja mit mir im Grab.

QUI SOLA VERGIN ROSA
I
Qui sola vergin Rosa,
come puoi tu fiorir?
Ancora mezzo ascosa,
e presso già a morir!
ha per te rugiade,
già colta sei dal gel!
Il capo tuo già cade,
chino sul verde stel.
II
Perche sola ignorata
languir nel tuo giardin,
dal vento tormentata
in preda a un rio destin?
Sul cespite tremante
ti colgo giovin fior!
Su questo core amante,
cosi, morrai d’amor.

Le versioni in stile tradizionale sono però relativamente poche

ASCOLTA Clannad in Crann Ull 1980

Interessante la versione di Anuna con un’arpa celestiale (c’è da dire che tutto il Cd è bellissimo, un pezzo di paradiso)
ASCOLTA Anuna in Invocation, 2002 (in versione integrale su Spotify) anche il testo è stato parzialmente riscritto su arrangiamento musicale di Michael McGlynn (vedi)

In genere il brano viene arrangiato in stile classico e operistico con voci soprano e più raramente canato da tenori
ASCOLTA Andre Rieu e la sua orchestra con uno strepitoso tin whistle a riaffermare le origini irlandesi del brano

ASCOLTA Méav in A Celtic Journey 2005
ASCOLTA Laura Wright

POESIA DI THOMAS MOORE

I
‘Tis the last rose of Summer,
Left blooming alone;
All her lovely companions
Are faded and gone;
No flower of her kindred,
No rosebud is nigh,
To reflect back her blushes,
Or give sigh for sigh!
II
I’ll not leave thee, thou lone one,
To pine on the stem;
Since the lovely are sleeping,
Go sleep thou with them.
Thus kindly I scatter
Thy leaves o’er the bed
Where thy mates of the garden
Lie scentless and dead.
III
So soon may I follow,
When friendships decay,
And from Love’s shining circle
The gems drop away!
When true hearts lie withered,
And fond ones are flown,
Oh! who would inhabit
This bleak world alone?

TRADUZIONE IN ITALIANO DI TABITHA MAGGIOTTO
I
E’ l’ultima rosa d’estate,
lasciata fiorire da sola,
tutte le sue compagne
sono ormai appassite e andate,
nessun fiore della sua specie,
nessun bocciolo le si avvicina
per riflettere i suoi rossori
o per ricambiare i suoi sguardi.
II
Non ti lascerò sola
a languire sul tuo stelo,
ora le belle stanno dormendo,
vai a dormire con loro.
Quindi gentilmente spargo
le tue foglie sul letto
dove le tue compagne di giardino
giacciono senza profumo, morte.
III
Velocemente possa io seguire
quando le amicizie appassiranno
e dal luccicante cerchio d’amore
le gemme cadranno.
Quando i cuori puri giacciono avvizziti
e non ci saranno più cuori appassionati,
allora chi vorrebbe mai abitare,
solo, questo arido mondo?

L’ultima rosa dell’estate (traduzione di Mario Rapisardi)

Che fai, rosa deserta in su lo stelo,
Mandando effluvi al cielo?
Più il prato non s’infiora
Di tue compagne, che l’età scolora:
Nè fiore alcuno, ovunque il guardo giri,
Giunge a’ tuoi le sue tinte e i miei sospiri!

Ti lascerò da tutti abbandonata
Sul gambo relegata?
Oh, no. Pietoso invece io ti disfioro…
Raggiungi gli altri fior, dormi con loro!
Là, dove sparsi il prato
Morti li accoglie, t’è il dormir più grato.

Deh, ma potrò pur io morir repente,
Quando le gioie spente
D’ogni affetto gentil tutte saranno?
Quando dal luminoso
Astro i raggi d’amor s’oscureranno,
Potrò aver come te pronto riposo?

Oh, allor che a’ sogni dell’april degli anni
Sieguono i disinganni…
Quando, d’amor ogni legame infranto,
Sol ci rimane il pianto…
Chi vuol, chi può restar deserto in questa
Tomba del nostro cor, landa funesta?

FONTI
http://voices.yahoo.com/the-history-last-rose-summer-7171510.html
http://www.aria-database.com/cgi-bin/aria-search.pl?composer=Friedrich+von+Flotow&a
http://www.fresnostate.edu/folklore/ballads/OCon033.html
http://sniff.numachi.com/pages/tiYNGMNDR.html
http://www.folkworld.de/37/e/moore.html
http://retedue.rsi.ch/note/welcome.cfm?idg=0&ids=1298&idc=5770
http://wbyeats.files.wordpress.com/2010/04/or-t-moore-150410.pdf

ILLUSTRAZIONI
John William Waterhouse – My sweet rose

Martha
http://www.curtissvintageprints.com/antique-opera-print-martha-by-flotow/

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