Vorrei esser sposata (Je voudrais etre mariée)

Je voudrais etre mariée

IN FRANCIA COME OVUNQUE, della condizione femminile lungo i secoli molto è stato detto, scritto e cantato. Da quando le donne avevano a malapena il diritto di parola, fino al perenne stato di dipendenza nei confronti di genitori o mariti vari. Il canto è sempre stato storicamente e culturalmente spazio loro: dondolando i figli(1), filando, tessendo, nelle risaie e in generale nelle varie occupazioni quotidiane.
Il più spesso quindi fra donne.

E le tematiche delle canzoni femminili erano chiare: matrimoni forzati, unioni disastrose, padri-padroni, mariti violenti, maternità a ripetizione, prostituzione, clausure.

Essere o non essere… zitella?

E’ facile immaginare le frequenti antiche clandestinità di queste canzoni visto che i maschi detenevano ogni potere anche sociale. Il mancato riconoscimento del valore dell’alterità in qualsiasi relazione umana è sempre fonte di mancata edificazione di una società di giustizia. Nonostante ciò, paradossalmente, l’ossessione di restare zitelle è quasi sempre stata fortissima. Senso di fallimento e senso di colpa si ritrovano sovente tra le righe dei loro testi: meglio avere un marito esecrabile o non averlo proprio?

Almeno fino a metà del XIX° secolo quando arrivarono le lotte dei movimenti femministi e le parole di Flora Tristan, Pauline Roland e Louise Michel, la Pétroleuse, la Vergine Rossa, la Buona Luisa.

Louise Michel (1830-1905)

La scrittrice, figlia illegittima di un notabile e della sua cameriera che amò i Comunardi a Parigi come i Canachi durante la deportazione in Nuova Caledonia. La rivoluzionaria che chiese ai giudici di essere condannata a morte per condividere la sorte di Theophile Ferrer e degli altri suoi compagni della Comune, fucilati al campo di Satory. La femminista che non capiva perché “esistesse un sesso per il quale atrofizzare l’intelligenza, quasi che nella razza umana ce ne fosse in abbondanza”. L’anarchica che non poteva immaginare quando scriveva nell’orrore del bagno penale “vieni come una salvatrice, nave leggera, issa lo schiavo a bordo” che nel Mediterraneo dall’anno 2020 si materializzasse anche una nave umanitaria che porta proprio il suo nome. Trentuno metri di speranza con una boa di sicurezza rosa a forma di cuore che ha preso il posto dopo più di trent’anni dell’ex motovedetta francese Suroît, riadattata per soccorrere migranti.

Je voudrais être mariée

Al finale della canzone tradizionale “Je voudrais être mariée” anche Pauvre Martin di Georges Brassens mi pare essere un po’ debitore(2). Parecchi l’hanno interpretata, nel 1994 Sylvie Berger con Gabriel Yacoub (chitarra, autoarpa, salterio ad archetto, tamburi d’acqua, cori), Gilles Chabenat (vielle à roue) e Mathieu Lusson (viola da gamba):

Je voudrais être mariée,
J’irais p’t’être plus aux champs! (bis)
Voilà la belle mariée, elle va toujours aux champs.
Adieu nos amourettes, adieu donc pour longtemps!
Je voudrais être enceinte
J’irais p’t’être plus aux champs! (bis)
Voilà la belle enceinte, elle va toujours aux champs.
Je voudrais être accouchée
J’irais p’t’être plus aux champs!
Voilà la belle accouchée, elle va toujours aux champs.
Je voudrais être vieille, j’irais p’t’être plus aux champs!
Voilà belle vieille, elle va toujours aux champs.
Je voudrais être morte, j’irais p’t’être plus aux champs!
Voilà la belle morte, enterrée dans son champ.

Vorrei esser sposata
Non andrei forse più nei campi
Eccola bella sposata, lei va ancora nei campi
RIT. Addio amoretti nostri, addio a lungo!
Vorrei esser incinta
Non andrei forse più nei campi
Eccola bella incinta, lei va ancora nei campi
Vorrei esser partoriente
Non andrei forse più nei campi
Eccola bella partoriente, lei va ancora nei campi
Vorrei esser vecchia, non andrei forse più nei campi
Eccola ben vecchia, lei va ancora nei campi
Vorrei esser morta, non andrei forse più nei campi
Eccola bella morta, sotterrata nel suo campo
– traduzione Flavio Poltronieri –

Sylvie Berger in Anthologie de la chanson française – Chansons de femmes, condition féminine

e più recentemente ne viene offerta una alienata versione da ARLT, duo composto da Éloïse
Decazes e Sing Sing, con ipnotico accompagnamento musicale:

esibizione live
Arlt

Déjà mal mariée

IN FRANCIA COME OVUNQUE, di canzoni che descrivono il dopo-matrimonio non c’è che
l’imbarazzo della scelta e sono tutte unanimi. Le riassume una tradizionale bretone del XVI° secolo già molto interpretata e conosciuta inizialmente in forma di gavotta dalle Tre Sorelle Goadec:

Déjà mal mariée
Mon père m’a mariée à un tailleur de pierre
Le lendemain d’ mes noces, m’envoie à la carrière – là
Déjà mal mariée, déjà…
Le lendemain d’ mes noces, m’envoie à la carrière
Et j’ai trempé mon pain dans le jus de la pierre – là
Déjà mal mariée, déjà…
Et j’ai trempé mon pain dans le jus de la pierre
Par là vint à passer le curé du village – là
Déjà mal mariée, déjà…
Par là vint à passer le curé du village
Bonjour Monsieur l’curé, j’ai deux mots à vous dire – là
Déjà mal mariée, déjà…
Bonjour Monsieur l’curé, j’ai deux mots à vous dire
Hier m’avez faite femme, aujourd’hui faites-moi fille – là
Déjà mal mariée, déjà…
Hier m’avez faite femme, aujourd’hui faites-moi fille
De fille je peux faire femme, de femme ne fait point fille – là
Déjà mal mariée, déjà..

Già mal sposata – traduzione Flavio Poltronieri –
Mio padre mi ha sposato con un tagliapietre
L’indomani delle nozze mi ha mandato alla cava
Già mal sposata…
L’indomani delle nozze mi ha mandato alla cava
E ho inzuppato il pane nel succo di pietra
Già mal sposata…
E ho inzuppato il pane nel succo di pietra
Di là ho visto passare il prete del villaggio
Già mal sposata…
Di là ho visto passare il prete del villaggio
Buongiorno signor curato, ho due parole da dirle
Già mal sposata…
Buongiorno signor curato, ho due parole da dirle
Ieri m’avete fatto donna, oggi fatemi ragazza
Già mal sposata…
Ieri m’avete fatto donna, oggi fatemi ragazza
Da ragazza posso fare donna, da donna non posso fare ragazza
Già mal sposata…

Emmanuelle Parrenin in Anthologie de la chanson française – Chansons de femmes, condition féminine

(1)Ninne-nanne e filastrocche in Terre Celtiche Blog https://terreceltiche.altervista.org/lullaby-nursery-rhyme/
(2) https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=41980&lang=it

Pubblicato da Flavio Poltronieri

Etnomusicologo. Autore e traduttore di canzoni. Ha pubblicato su riviste di avanguardia musicale in Italia/Francia/Germania. Fa parte della redazione giornalistica di Blogfoolk, Lineatrad e leonardcohenfiles.com

5 Risposte a “Vorrei esser sposata (Je voudrais etre mariée)”

  1. Giusto, anche se Frankie Armstrong (nell’LP “and the music plays so grand”) canta che “the women are better than men..”

  2. Nella loro versione su Time (1976) gli Steeleye Span apportano una variazione geniale accoppiando l’irresistibile reel Tam Lin composto dal Davey Arthur. Questa interpretazione è importante anche perchè si tratta della prima volta che due donne la cantano insieme, oltrettutto omettendo la penosa storiella finale del pappagallo, sostituita da:
    “They say that the women are
    Worse than the men
    They go down to Hell
    And they’re thrown out again”

  3. La tradizione popolare delle isole britanniche ha tramandato una ballata forse di origini seicentesche ancora cantata in Inghilterra, Scozia, Irlanda e America
    In Old Maid in the Garret (la vecchia zitella in soffitta) una ragazza si lamenta, ha superato l’età da marito (ai tempi 16-17 anni) le sue sorelle si sono già tutte sposate e lei non vuole finire zitella. Così è disposta a sposarsi con chiunque la voglia sposare!!
    https://terreceltiche.altervista.org/old-maid-garret/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.