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Terre Celtiche Blog

No Irish Need Apply

Un irlandese immigrato in America cerca lavoro e leggendo le inserzioni del giornale trova un annuncio NINA (No Irish Need Apply). Invece di lasciarsi prendere dal vittimismo (del povero irlandese emarginato) si reca dal datore del lavoro per pestarlo e farlo ragionare.

No Irish Need Apply (comunemente abbreviato con l’acronimo NINA) è un pregiudizio razziale diffuso presso gli Inglesi e gli Scozzesi della Gran Bretagna, che venne esportato anche in America.
Più recentemente si è aperto un vasto dibattito accademico in merito alla questione in America (sollevato dalla quattordicenne Rebecca Fried che ha confutato la dotta tesi del professor Richard Jensen, “No Irish Need Apply”: A Myth of Victimization pubblicata nel 2002).

Una vignetta del 1883 della rivista Puck: ecco la domestica irlandese Biddy, una donna mascolina, scimmiesca e turbolenta!

Per scoprire che NINA non si sia limitato solo a cartelloni e annunci, ma fosse una “mentalità” diffusa nelle città americane, basta leggere Louisa May Alcott (l’autrice di Piccole Donne), la quale sarà stata anche un’attivista femminista e antischiavista, ma a proposito delle domestiche irlandesi nutriva parecchi pregiudizi.
La Alcott per la rivista Atlantic Monthly scrisse un articolo pubblicato nel 1874 (cf) dal titolo “The Servant-Girl Problem” in cui spiega come fare, dopo aver licenziato la sua Biddy (1) a causa dei “difetti della sua razza“, per non assumere domestiche irlandesi

(1) Biddy era un epiteto comune usato per descrivere una domestica irlandese. È una forma abbreviata del nome “Brigid”, a quel tempo uno dei nomi più usati dai genitori irlandesi per le loro figlie. Era usato in senso dispregiativo per le donne. Traduce anche pollastra o donna anziana impicciona e fastidiosa.

Curiosamente in un’epoca in cui la stragrande maggioranza delle donne immigrate viaggiava con mariti e figli, molte donne irlandesi viaggiavano da sole. In loro uno spirito indomito, retaggio celtico, le faceva d’indole combattiva contro i maltrattamenti e i pregiudizi, e furono molte donne irlandesi a condurre un’indiscussa leadership nei movimenti per i sindacati dei lavoratori. Se le prime donne irlandesi a sbarcare in America trovavano principalmente lavoro come domestiche, le loro discendenti poterono aspirare ad altre occupazioni.

Le versioni del Music Hall

Ho introdotto il discorso sul lavoro domestico femminile perchè una canzone irlandese dal titolo No Irish Need Apply (scritta e cantata da Miss Kathleeen O’Neill) riguardava proprio una ragazza irlandese in cerca di lavoro come domestica. La data riportata è il 1863 e con buona probabilità si tratta di una riscrittura per il pubblico americano di una music hall song nata un decennio prima a Londra.
Secondo le ricerche condotte in Folk Song and Music Hall una “No Irish Need Apply” fu la risposta alla convinzione che agli irlandesi fosse vietato lavorare nella grande esposizione universale di Londra del 1851. Venne scritta da una famosa interprete del Music Hall la signora “Ma” Phillips (sulla melodia The spider and the fly di Thomas Hudson) una cantante popolare negli anni del 1850-70.

La seconda No Irish need apply fu scritta da John F. Poole nel 1862, portata al successo dall’attore ed entertainer Tony Pastor (1837-1908). La canzone fu scritta durante la guerra di secessione in un periodo tra l’altro descritto nel film di Martin Scorzese “Gangs of New York”; poco dopo la diffusione nel Music Hall della “No Irish Need Apply” scoppiò la Draft Riot (luglio 1863), una reazione popolare alla leva resa obbligatoria dal Congresso nel mese di marzo. La nuova legge acuì il malcontento degli Irlandesi in particolare di New York e sembrò loro che la lotta del Sud per l’Indipendenza fosse equivalente a quella irlandese contro l’Inghilterra (indubbiamente c’erano anche i timori che la manodopera afro-americana liberata finisse per “portare via” il lavoro o a far scendere ancora di più i salari). (continua)

No Irish Need Apply di John F. Poole 1862

Un irlandese immigrato in America cerca lavoro e leggendo le inserzioni del giornale trova un annuncio NINA (No Irish Need Apply). Invece di lasciarsi prendere dal vittimismo (del povero irlandese emarginato) si reca dal datore del lavoro per pestarlo e farlo ragionare.

Delle sei strofe originarie nel Folk Revival americano degli anni 60-70 sono cantate solo le prime tre con l’aggiunta talvolta di una quarta strofa probabilmente risalente agli anni 70 della beat-generation, pro-nativi americani.

FOLK REVIVAL

The Weavers anni 50 (I, II, III)
Pete Seeger (I, II, III)

Fu la versione di John F. Poole ad essere ripresa nel Folk revival americano seppure parzialmente riscritta e ridotta.

No Irish Need Apply prima traccia con Alan Lomax, Chet Washington, Odetta Gordon, Pete Seeger, Ronnie Gilbert, Steve Stanne & Tommy Makem.
(I, II. III, IV, V)

No Irish Need Apply nella versione The Wolfe Tones (si veda più sotto)

Illustrazioni di Bill Fitzpatrick tratte dai giornali di Boston tra il 1880 e il 1890 con inserzioni NINA e vignette caricaturistiche.

I
I’m a decent boy just landed
from the town of Ballyfad (1)
I want a situation, yes, and want it very bad
I seen employment advertised
– “It’s just the thing, ” says I
But the dirty spalpeen (2) ended
with ‘No Irish Need Apply’
“Woah, ” says I, “but thats an insult,
though to get the place I’ll try”
So I went to see the blaggard (3)
with his ‘No Irish Need Apply’

Chorus
Some may think it a misfortune
to be christened Pat or Dan
But to me it is an honor to be born an Irishman

II
Well I started out to find the house (place),
I got it mighty soon
There I found the old chap seated,
he was reading the Tribune
I told him what I came for, when he in a rage did fly (4)
“No!” he says, “you are a Paddy,
and no Irish need apply”
Well I get my dander risin’,
I’d like to black his eye
To tell an Irish gentleman,(5)
‘No Irish Need Apply’
III
Folk Revival last stanza
Well I couldnt stand it longer,
so a hold of him I took and I gave him such a whelping
as he’d get at Donnybrook (6)
He hollered “Milia murther (7) ” and to get away did try
And swore he’d never write again
‘No Irish Need Apply’
Well he makes a big apology,
I bid him then good-bye
Saying “when next you want a beating, (8)
write ‘No Irish Need Apply’
[IV]
[And says I to him “your ancesters
came over here like me,
To try and make a living
in this land of liberty
They were greeted here with dignity
And taught to reap and sow,
By the Indians who owned this land
They didn’t tell you no,
But I’ll get a job in spite of you
For I’m willing heart in hand,
Thank God there’s better men than you
All over this great land”.] (9)
V
John F. Poole more verses
And they say that in America it always is the plan
That an Irishman is just as good as any other man,
A home and hospitality they never will deny
To strangers here forever say
No Irish need apply,
But there’s some bad apples everywhere (10)
A dirty lot says I,
And a decent man may never write
No Irish need apply.] (11)

NON SI ASSUMONO IRLANDESI
Sono un rispettabile ragazzo appena atterrato
dalla città di Ballyfad
vorrei un posto, sì lo vorrei disperatamente.
Ho visto gli annunci di lavoro
“È proprio quello che ci vuole”, dico io
ma la ricerca di uno sporco bracciante finiva
con “Non assumiamo irlandesi”
“Wau”, dico, “ma questo è un insulto,
tuttavia cercherò di ottenere il posto”
Così andai a trovare il farabutto
con il suo “Non assumiamo irlandesi”

Coro
Qualcuno potrebbero pensare che sia una disgrazia
essere battezzati Pat o Dan,
ma per me è un onore essere nato irlandese


Beh, iniziai a cercare la casa (il posto),
e la trovai quasi subito;
là vidi il vecchio seduto,
che leggeva il Tribune
gli dissi cosa ero andato a fare e allora s’infuriò
“No!” dice “sei un Paddy,
e non assumiamo irlandesi”
Beh mi montò la rabbia
e avrei voluto fargli gli occhi neri
per il dire a un gentiluomo irlandese,
“Non assumiamo irlandesi”

Ultima strofa nel Folk Revival
Beh, non mi riuscì di sopportare oltre
così lo presi e gli diedi una tale sventola
che sarebbe arrivato a Donnybrook.
Gridò “Maledetto assassino” e provò a scappare
e giurò che non avrebbe mai più scritto
“Non assumiamo irlandesi”.
Beh, mi fa delle grandi scuse,
Allora lo saluto dicendo
“la prossima volta che vuoi essere picchiato,
scrivi “Non assumiamo irlandesi”

[E gli ho detto “i tuoi antenati
sono arrivati qui come me,
Per provare a guadagnarsi da vivere
in questa Terra della libertà.
Sono stati accolti qui con dignità
e impararono ad raccogliere e seminare,
dagli indiani che possedevano questa terra,
loro non ti dissero “No”!
Ma io troverò un lavoro alla faccia tua,
Perché ho il cuore generoso,
Grazie a Dio ci sono uomini migliori di te
sparsi per questa grande terra]

Ulteriore strofa di John F. Poole
E si dice che in America ci sia sempre l’idea che/ un irlandese sia altrettanto bravo quanto un altro uomo,
e non gli si negheranno mai una casa e l’ospitalità.
Agli estranei qui che dicono all’infinito
“Non assumiamo irlandesi”.
sono solo delle mele marce,
un gruppo di balordi dico io,
e un uomo perbene non dovrebbe mai scrivere
“Non assumiamo irlandesi”

NOTE
(1) Ballyfad si trova nelle contea Antrim, Irlanda del Nord, ma è anche una località di Coolgreany nella contea di Wexford famigerata per la sua alta percentuale di “ribelli”.
(2) Spalpeen= Spailpin (in inglese “spalpeen“) letteralmente ‘little scythe’ è “un bracciante assunto alla giornata o stagionale“, una figura molto comune nell’Irlanda rurale dal 17 al 20° secolo. Assume un significato dispregiativo di fannullone, canaglia. Qui si riferisce all’annuncio sul giornale e quindi ho tradotto un po’ liberamente
(3) variante di “blackguard”=farabutto, canaglia
(4) fly into a rage è un’espressione idiomatica per imbufalire, infuriarsi, esplodere dalla rabbia
(5) il verso di John F. Poole dice But I cooled it down and asked him why=[ma l’ho sbollito e gli ho chiesto perchè]
(6) Donnybrook è una cittadina del Leinster, ma anche un quartiere di Dublino.
(7) espressione in gaelico che equivale a un misto tra imprecazione e maledizione melia/millia murder, Mile Murdar = thousand murders. Non tutti concordano potrebbe voler dire “per tutti i santi” ma è una espressione che un protestante non direbbe mai
(8) sembrerebbe un incoraggiamento alle gang irlandesi di pestare coloro che esponevano i cartelli NINA
(9) al momento la provenienza della strofa mi è sconosciuta, sospetto che sia un’aggiunta degli anni 1970
(10) il verso in John F. Poole dice invece “But some black sheep are in the flock” (la classica pecora nera del gregge) Questa strofa sembra minimizzare la presenza di atteggiamenti “anti-irlandesi” presso gli americani.
(11) le ulteriori due strofe di John F. Poole sono omesse dal canto,

Sure, Paddy’s heart is in his hand,
as all the world does know,
His praties and his whiskey he will share with friend or foe;
His door is always open to the stranger passing by;
He never thinks of saying: None but Irish may apply.
And, in Columbia’s history, his name is ranking high;
Thin, the Divil take the knaves that write:
No Irish need apply!

Ould Ireland on the battle-field a lasting fame has made;
We all have heard of Meagher’s men,
and Corcoran’s brigade.
Though fools may flout and bigots rave,
and fanatics may cry,
Yet when they want good fighting-men,
the Irish may apply,
And when for freedom and the right
they raise the battle-cry,
Then the Rebel ranks begin to think:
No Irish need apply

Certo, il cuore di Paddy è generoso
lo sa tutto il mondo,
Condividerà le sue patate e il suo whisky con amici o nemici;
La sua porta è sempre aperta allo straniero che passa;
Non pensa mai di dire: “si assumono solo Irlandesi”.
E, nella storia di Columbia (12), il suo nome è ai primi posti;
Pensaci che il diavolo si porti i furfanti che scrivono:
“Non assumiamo irlandesi”

L’Irlanda sul campo di battaglia si è fatta una fama duratura
Abbiamo tutti sentito parlare degli uomini di Meagher,
e della brigata di Corcoran (13).
Anche se gli sciocchi ci insultano e i bigotti s’infuriano,
e i fanatici si lamentano,
quando vogliono buoni combattenti,
gli irlandesi sono assunti
e quando per la libertà e il diritto
si alza il grido di battaglia,
allora i ranghi dei ribelli iniziano a pensare:
“Non assumiamo irlandesi”

(12) la città di Columbia è la capitale e maggiore città dello Stato della Carolina del Sud che nella guerra di secessione stava con i Confederati
(13) per approfondire l’argomento dei soldati irlandesi arruolati nei due schieramenti rimando all’articolo, scritto da Paolo Perantoni, Irish Brigades: il sangue irlandese nella Guerra di Secessione americana “l’ennesima guerra che vide i figli d’Irlanda combattere e morire da avversari.”
La formazione irlandese più conosciuta fu la cosiddetta Irish Brigade, costituita inizialmente da tre battaglioni provenienti da New York, erano il 63rd, l’88th e il 69th; quest’ultimo, guidato dal colonnello Micheal Corcoran, si guadagnerà sul campo l’appellativo di Fighting 69th. La Brigata si costituì nel settembre del 1861 attorno a questi tre battaglioni, a cui si aggiunse presto il 29th Massachusetts, che era però composto da yankee protestanti di origine inglese, i quali mal digerivano di combattere e morire fianco a fianco a degli irlandesi, vieppiù se cattolici. Poco dopo la battaglia di Antietam (17 settembre 1862), esso sarà sostituito dal 28th Massachusetts, che era composto in larga parte da immigrati irlandesi; alla Brigata si aggiungerà da ultimo il 116th Pennsylvania. La 69th ebbe il battesimo del fuoco nella prima grande battaglia della guerra di secessione, quella di Bull Run (o First Massias); fu una delle poche unità dell’Unione a non andare in rotta, ritirandosi in maniera compatta e coesa e diventando per questo famosa in tutta l’Armata del Potomac (Army of Potomac).
In stralcio anche la parte conclusiva del Perantoni
Durante la battaglia [a Fredericksburg 11 dic 1862], gli uomini della Irish Brigade di Meagher si scontrarono con un reggimento irlandese, il 24th Georgia Volunteer Infantry, guidato dal brigadiere generale Thomas Reade Rootes Cobb. In entrambi gli schieramenti militavano giovani irlandesi appartenenti alla stessa associazione, la Irish Republican Brotherhood – la fratellanza irlandese che negli Stati Uniti organizzava la ribellione armata in Irlanda al fine dell’indipendenza e dell’instaurazione della repubblica. Temendo che i “suoi irlandesi” non se la sentissero di combattere contro i loro stessi confratelli, il generale Lee mandò altre truppe di supporto alla trincea difesa dagli uomini di Cobb. Non ce ne fu bisogno: Cobb e i suoi decimarono a suon di fucilate i loro consanguinei ben prima che arrivassero i rinforzi; dall’altra parte gli uomini di Meagher non si arresero e continuarono a combattere. In questa battaglia Lee apostrofò il 69th come Fighting 69th, un appellativo che il reggimento si porta ancora oggi appresso (il 69th fa parte della New York National Guard).

No Irish Need Apply: La rielaborazione dei Wolf Tones

Wolf Tones

Il testo scritto da Derek Warfield per l’album Spirit Of The Nation (1981) riprende dalla versione di Poole solo un paio di versi del ritornello.

I’m an Irish man both brave and true
I’m hearty, stout and strong
And idleness I’ve never loved
To me race it don’t belong
I’ve still the strength to work and toil
For the wants of life are dear
I’m told whene’er I ask for work
No Irish wanted here

They insult an Irish man
And think not of what they say
They call ‘em green and an Irish bold
It happens every day
Now, to these folks I’ll say no word
But to sing a song I’ll try
And answer all the dirty words:
“No Irish Need Apply”

You may think it a misfortune
To be christened Pat or Dan
But to me it is a blessing
To be called an Irishman

In a rally voice for Paddy’s land
It’s a land I do adore
May heaven smile on every child
That loves the Shamrock Shore


Since famine stalked our native land
And death did roam the soil
We came o’er to Amerikay
For to work, and sweat, and toil
When we came down to New York town
It was work or else we die
All over town we met these words:
“No Irish Need Apply”

When your country was in danger just
A few short years ago
You were not so particular
About who would fight the foe
When men were needed for the ranks
To preserve the rights so dear
Among the bravest of the brave
Were the Irish over here

For generous hearts and charity
We must search the world around
And Irish hospitality
Sure, the like will never be found
For I may live to see the day
It’ll come now, never fear
When ignorance gives place to sense
And you welcome Irish here

So let your heart be kind
And just help Paddy from the wall
For God in heaven made this world
With lots of room for all
Let’s stretch our hands across the sea
To the green ol’ isle so dear
And give the Irish girls and boys
A welcome over here

Sono un irlandese bravo e sincero
sono cordiale, vigoroso e forte
e la pigrizia, che non ho mai amato,
non appartiene alla mia razza.
Ho ancora la forza per lavorare e faticare
perchè i bisogni della vita sono cari.
Mi viene detto quando chiedo del lavoro
“Non vogliamo irlandesi qui!”

Loro insultano l’irlandese
e non pensano a quello che dicono
li chiamano i verdi, e un “toro” irlandese
accada ogni giorno.
Ora a questa gente non dirò una parola,
ma proverò a cantare una canzone
per rispondere a quelle parolacce:
“Non abbiamo bisogno d’Irlandesi”

Qualcuno potrebbero pensare che sia una disgrazia
essere battezzati Pat o Dan,
ma per me è un onore

essere chiamato irlandese
in una chiamata d’adunanza per la terra di Paddy.
È una terra che adoro,
possa il paradiso sorridere a ogni bambino
che ama la terra del Trifoglio


Quando la carestia flagellava la nostra terra natale
e la morte ne calpestava il suolo,
siamo venuti in America
per lavorare, sudare e faticare.
Quando siamo venuti a New York
si trattava di lavorare o morire,
e in tutta la città trovavamo queste parole:
“Non abbiamo bisogno d’Irlandesi”

Quando il tuo paese era in pericolo solo
pochi anni fa (1),
non facevi caso
a chi avrebbe combattuto il nemico.
Quando gli uomini erano necessari per l’esercito,
per proteggere i tanto cari diritti,
tra i più coraggiosi dei coraggiosi
c’erano gli irlandesi qui.

Per cuori generosi e carità
anche se si cerca in tutto il mondo
di simile all’ospitalità irlandese,
sta sicuro, non si troverà mai.
Così vorrei vivere per vedere la vittoria,
verrà adesso, niente paura,
quando l’ignoranza lascerà il posto al (buon)senso
e si darà il benvenuto all’irlandese qui.

Quindi mettiti la mano sul cuore
e aiuta Paddy con le spalle al muro.
Perché Dio in cielo ha creato questo mondo
con tanto spazio per tutti!
Allunghiamo le nostre mani oltre il mare
alla vecchia isola verde così cara
e diamo alle ragazze e ai ragazzi irlandesi
un benvenuto da queste parti.

NOTE
1) il riferimento alla guerra di secessione contenuto nelle ultime strofe della versione di Poole qui diventa un riferimento indiretto alla guerra in Vietnam

In conclusione: gli americani sono anti-irlandesi?

Ponendo così la domanda non si può rispondere che negativamente, in linea di massima.
Non è tuttavia possibile negare la discriminazione riservata agli immigrati cattolici irlandesi (anche attraverso i NINA) proveniente dai protestanti irlandesi e inglesi che vivevano negli Stati Uniti. Del resto gli immigrati irlandesi seppero come difendersi serrando i ranghi come comunità e muovendosi nella politica attraverso lobby forti dei grandi voti elettorali portati dagli irlandesi.

continua:
We Want No Irish Here
Erin go Bragh
By the Hush /Paddy’s Lamentation

LINK
https://thereconstructionera.com/when-louisa-may-alcott-endorsed-no-irish-need-apply/
http://claver.gprep.org/fac/sjochs/irish.htm
https://www.newyorkfamilyhistory.org/blog/%E2%80%9Cbridgets-irish-domestic-servants-new-york
https://academic.oup.com/jsh/article-abstract/49/4/829/2412883)
https://longislandwins.com/columns/immigrants-civil-war/high-school-student-proves-professor-wrong-when-he-denied-no-irish-need-apply-signs-existed/
https://www.history.com/news/teen-debunks-professors-claim-that-anti-irish-signs-never-existed
https://www.loc.gov/resource/amss.cw104040.0/?st=text
http://folksongandmusichall.com/index.php/no-irish-need-apply/
https://levysheetmusic.mse.jhu.edu/collection/053/009
https://rjensen.people.uic.edu/song.htm
https://www.irish-folk-songs.com/no-irish-need-apply-lyrics-and-chords.html
https://terreceltiche.altervista.org/paddys-lamentation-or-by-the-hush-my-boys/#2
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=36982
https://www.vox.com/2015/3/17/8227175/st-patricks-irish-immigrant-history


Pubblicato da Cattia Salto

Amministratore e folklorista di Terre Celtiche Blog. Ha iniziato a divulgare i suoi studi e ricerche sulla musica, le danze e le tradizioni d'Europa nel web, dapprima in maniera sporadica e poi sempre più sistematicamente sul finire del anni 90 tramite il sito dell'associazione L'ontano [ontanomagico.altervista.org]

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