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Terre Celtiche Blog

Kjempene På Dovrefjell, i giganti della montagna

Kjempene På Dovrefjell è una ballata norvegese inserita nel catalogo TSB con il codice A46, quindi nella categoria delle naturmytiscken ballader, anche se in questo caso l’elemento soprannaturale è più che altro un “prerequisito”. A differenza infatti della maggior parte delle ballate di questo genere, Kjempene pa Dovrefjell non ha una sceneggiatura, ma si limita a descrivere i dodici guerrieri magici del Dovrefjell specificando i poteri di ciascuno.

Il Dovrefjell è una estesa regione montuosa della Norvegia centro-orientale, a sud di Trondheim. Sede di un parco nazionale, è una zona di popolamento del bue muschiato, spesso usato come simbolo della regione.
L’imponenza del massiccio lo rende dimora ideale per i giganti della ballata

Protagonista di molte leggende, Il Dovre è spesso considerato il simbolo della Norvegia stessa e delle virtù del suo popolo, tanto che nel 1914 per i festeggiamenti del centenario dell’indipendenza dalla Danimarca furono realizzati un francobollo e una cartolina patriottica, sulla quale campeggiava il motto: Enige og tro inntil Dovre falder, che significa “Uniti e leali finché Dovre resiste” (letteralmente “finché Dovre non cade”).

Nel tempo il motto ha perso la connotazione politica ma è rimasto un forte simbolo identitario, a rappresentare l’inalterabilità nel tempo, l’eternità, la solidità, le fondamenta ben radicate, qualità che i norvegesi amano attribuire a sé medesimi.

Jotnar, I giganti nella mitologia norrena

Appennino del Giambologna
il gigante della Montagna

Nelle antiche credenze norrene con il termine Jotnar erano indicati i componenti di una razza di giganti dotati di forza sovrumana, spesso rappresentati come oppositori degli Asi (gli dei) ma talvolta anche come loro alleati.
Vengono descritte diverse categorie di questi esseri: giganti del fuoco, del ghiaccio, del mare, della terra, del vento, delle montagne.

I giganti della ballata sembrerebbero appartenere a quest’ultima specie, anche se le descrizioni dei loro poteri fanno in qualche modo riferimento anche alle altre tipologie.
Nel folklore scandinavo più “moderno” le figura dei giganti sono state sostituite da quelle di altri esseri, principalmente i troll.

origini della ballata

Kjempene På Dovrefjell si è diffusa in Norvegia grazie alla raccolta “Kjempeviseboka – il libro delle ballate dei giganti” a cura di Peder Syv. Le melodie applicate a questa ballata sono numerose e in diverse varianti, ma la più nota è quella elaborata da Rolf Myklebust ispirata a sua volta a quella di Brita Bratland. Questa versione più nota è, infatti, cantata anche in Danimarca e nelle Far Oer.
Svend Grundtvig ha lasciato scritto:
“Quello che ci è pervenuto qui non è altro che un frammento di una antichissima saga, che probabilmente raccontava qualcosa sulle gesta dei dodici strani fratelli, così come sulla loro sorella, la regina Ingeborg”
In realtà, questa ipotesi non sembra essere stata mai confermata. Peder Syv ha ricavato il testo da una vecchia stampa, e non ha trovato traccia che il testo stesso avrebbe dovuto essere più lungo.
E proprio in questa forma così scarna, quasi da nursery rhyme, la ballata è diventata molto popolare sia in Norvegia che in Danimarca,


la ballata nel folk revival

la band folk rock norvegese Folque propone la ballata come title track del secondo album (1975)
Arve Moen Bergset
Harald Foss
la versione danese degli Asynje (il testo è praticamente identico a quello norvegese dei Folque)

la versione dei Folque

På Dovrefjell i Noreg låg kjempeflokken bold,
dronning Ingeborgs brødre alle tolv.

Men vo skal føre våre runer om vi det ikke selv må? 

Den første han kunne vende været med sin hånd,
den andre kunne stille det rennende vann. 

Den tredje han for under vannet som en fisk,
den fjerde åt aldri maten over disk. 

Den femte han kunne på gullharpen slå,
ja alle måtte danse som hørte der på. 

Den sjette han blåste hit på gulland lur,
så alle det som hørte måtte grue der på. 

Den sjuende han kunne under jorden gå,
den åttende kunne danse på bølgene blå. 

Den niende han bandt alle ville dyr i skogen,
den tiende kunne aldri i søvnen sove. 

Den ellevte bandt lind ormen i gresset der han lå,
ja alt han ville ha det kunne han få 

Den tolvte han var så vis en mann,
han visste hva som skjedde i fremmende land. 

Ja det vil jeg si for visst og sant,
deres like finnes ikke i Norriges land.

– Men vo skal føre våre runer om vi det ikke selv må?

Sul monte Dovre in Norvegia stava un branco di giganti
tutti i dodici fratelli della regina Ingeborg

Ma chi guiderà le rune quando noi non potremo più?(1)

Il primo poteva fermare il tempo con la mano
Il secondo poteva calmare l’acqua che corre

Il terzo poteva nuotare sott’acqua come un pesce
Il quarto non mangiava mai cibo al suo tavolo (2)

Il quinto sapeva suonare l’arpa d’oro(3)
e tutti quelli che lo udivano dovevano ballare

Il sesto suonava un corno dorato(4) così forte
che tutti quelli che lo udivano ne avevano paura

Il settimo poteva stare sotto terra
L’ottavo poteva danzare sulle onde blu

Il nono domava tutti gli animali del bosco
Il decimo non aveva mai bisogno di dormire

L’undicesimo domò il drago e lo sdraiò nell’erba
sì poteva ottenere tutto quello che voleva

Il dodicesimo era un uomo così saggio
sapeva tutto ciò che accade nelle terre straniere

Sì lo posso dire per vero e con certezza
non esiste nulla di simile nella terra di Norvegia

Ma chi guiderà le rune quando noi non potremo più?

Note

(1) Il ritornello esprime una sorta di rassegnata tristezza per il fatto che il tempo dei giganti sta finendo ed essi non hanno eredi.
(2) in senso letterale, il verso sembra indicare che questo gigante non ha bisogno di mangiare, anche se ho trovato pure una traduzione di senso opposto “non faceva mai mancare cibo al suo tavolo”
(3) nella mitologia norrena l’arpa d’oro è un simbolo magico molto frequente; ad esempio è indicata come regalo dei nani a Bragi il figlio di Odino nato in una grotta
(4) il lur è uno strumento tra i più antichi delle terre scandinave


dai giganti del Dovrefjell alle streghe del nord: The twelve witches

La ballata ha anche attraversato il mare per arrivare nelle lande britanniche, dove i giganti sono diventati delle streghe.

Gli Steeleye Span in ne hanno fatto una versione folk rock, inserita nall’album Rocket Cottage (1976) intitolata The twelve witches

Steeleye Span

la versione degli Steeleye Span mette in evidenza la stretta parentela tra la ballata inglese e quella scandinava

Oh there were twelve witches bold
And they lived in the North,
And their equals were not seen
On the face of the Earth.

The first witch, with her hand,
The storm could hush,
And the second witch could stop
All the torrents rush.

And the third witch, she could strike
Upon the golden lyre,
And she charmed both young and old
Into the dancing fire.

Chorus
Rowan tree, red thread,
Hold the witches all in dread.


The fourth witch she could dive
In the sea as a fish,
And the fifth witch she never wanted
Any meat on a dish.

And now the next witch go
Under the earth could she,
And the seventh witch could dance
Upon the rolling sea.

And the eighth witch on her horn
She would blow a blast,
And everyone who heard
Would shudder and stand aghast.

Oh the ninth witch she tamed all
That in the greenwood crept,
And the tenth witch, not a nap
She had ever slept.

The eleventh witch, the grisly
Lindworm bound,
And the twelfth witch she could all
Things understand.

And these twelve witches bold,
They all lived in the North,
And their equals were not seen
On the face of the Earth

C’erano dodici streghe audaci
Che vivevano nel Nord
e uguali a loro non se ne sono mai viste
sulla faccia della Terra

La prima strega con la sua mano
poteva calmare la tempesta
E la seconda strega poteva fermare
tutti i torrenti tumultuosi

E la terza strega poteva colpire
con la lira d’oro
E affascinare giovani e vecchi
nel fuoco della danza

Coro
Sorbo selvatico e filo rosso
fan correr le streghe a più non posso
(1)

La quarta strega poteva immergersi
nel mare come un pesce
e la quinta strega non aveva mai bisogno
di alcun pasto nel piatto

E ora la prossima strega
poteva stare sotto terra
E la settima strega poteva danzare
sopra le onde del mare

E l’ottava strega nel suo corno
poteva soffiare così forte
che tutti quelli che lo sentivano
rimanevano storditi e sbalorditi

La nona strega aveva domato tutti
quelli che nel bosco si erano insinuati
e la decima strega non si era mai appisolata
nè addormentata

L’undicesima strega aveva catturato
lo spaventoso drago
e la dodicesima strega poteva
capire tutte le cose

E queste dodici streghe audaci
vivevano nel Nord
e uguali a loro non se ne sono mai viste
sulla faccia della Terra

NOTE
1) “i sorbi e il filo rosso buttan le streghe dentro il fosso” come recita l’antico proverbio. J. Lange descrive il sorbo dell’uccellatore dicendo che nelle lingue scandinave (norvegese “rogn”, svedese “ronn” e inglese “rowan”) il nome si ricollega a “rune”=”segreto magico”, “scrittura segreta”. Gli scritti “runici” – continua lo studioso – venivano incisi sui rametti di sorbo.

LINK

https://norlit.wordpress.com/category/ballate-norvegesinorske-ballader/
https://www.bokselskap.no/boker/naturmytiskeballadar/tsb_a_46_dovrefjell
https://lyricstranslate.com/en/folque-kjempene-p%C3%A5-dovrefjell-lyrics.html
https://it.wikipedia.org/wiki/J%C7%ABtunn
https://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/thetwelvewitches.html

Pubblicato da Sergio Paracchini

Sergio Paracchini, ascoltatore seriale di buona musica, dagli anni ’70 innamorato del folk revival (celtico e non solo). Gestisce il gruppo Facebook “Folk rock e dintorni”.

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