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‘TWAS PRETTY TO BE IN BALLINDERRY

“‘Twas pretty to be in Ballinderry” o semplicemente “Ballinderry” è una canzone del Nord d’Irlanda poco conosciuta: la poesia scritta da Alfred Perceval Graves è un lament in cui una fanciulla piange la morte del suo Phelim che voleva emigrare in America ma la nave su cui si è imbarcato ha fatto naufragio. Il testo fu pubblicato con musica arrangiata da Charles Villiers Stanford nella raccolta “Sing of Old Ireland” sulla scia dell’Irish revival e il gusto antiquario delle antiche melodie “celtiche” : la melodia originale proviene dalle trascrizioni di Edward Bunting ed era popolare già nel Settecento nelle campagne delle contee di Down e Antrim.
Bunting scrive in “Ancient Music of Ireland” (1840):
(Ballinderry) has been a favorite performance from time immemorial with the peasantry of the counties of Down and Antrim, the words being sung by one person while the rest of the party chant the cronan (chorus) in consonance…..There are numerous other sets of words sung to Ballinderry; they are all of a very rustic character and uniformly refer to localities along the rivers Bann and Lagan such as
‘T is pretty to be in Ballinderry,
‘T is pretty to be in Magheralin etc
‘T is pretty to be in Ballinderry,
‘T is pretty to be at the Cash of Toome etc

Queste varie versioni testuali furono trascritte fin dagli inizi dell’Ottocento e una sorta di sequel alla poesia di Graves venne scritto nel 1880 con il titolo di “The return of Phelimy Hyland” da James N. Richardson .

IL KENNING

Alfred Perceval Graves traspone in inglese un tipico keening irlandese, un’antica arte del pianto e del canto funebre derivato dalle tradizioni gaeliche.
Ballinderry è un distretto della costa occidentale del Lough Neagh il cuore azzurro della provincia Nord d’Irlanda, l’Ulster (da Lennymore Bay e Sandy Bay si raggiunge l’isoletta di Ram).
Erano signori gli O’Neill di Ballinderry che risiedevano nel castello di Portmore costruito nel 1661 o 1664 da Lord Conway (sulle fondamenta di una antica fortezza) tra Lough Beg e Lough Neagh; la tenuta era ricca di alberi centenari e di bellissimi boschi (vedi Bonny Portmore)

L’ISOLA DI RAM

L’isoletta oggi disabitata,  fu sede nel Medioevo di un monastero per poi essere venduta ai Conti O’Neill; un grazioso cottage estivo con il tetto in paglia fu edificato dal primo conte Charles O’Neill agli inizi dell’Ottocento proprio nelle vicinanze dei ruderi del monastero, unitamente a una casetta per i custodi; sembra che con la bassa marea l’isola fosse raggiungibile via terra percorrendo una strada pavimentata rialzata (i cui resti sono ancora visibili).
L’isola è un luogo ameno in cui passeggiare rigoglioso di alberi (molti dei quali piantati proprio dal conte) e ricco di roseti, feconda e bella come un angolo di paradiso; sull’isola vivevano due custodi Jane e Robert Cardwell, una sorta di geni tutelari che conducevano una semplice ed eremitica vita in simbiosi con l’isola e le sue risorse: si trasferirono sull’isola nel 1883 e ci rimasero fino alla fine, Robert morì nel 1929 e Jane nel 1933 alla veneranda età di 102 anni.

Ecco come appariva il cottage a metà ottocento

e come appare oggi

ASCOLTA The Cottars in “Made In Cape Breton,” 2002 che tenerezza sentire cantare una voce così fresca e giovane! (all’epoca del loro primo cd erano tutti degli adolescenti)


I
‘Twas pretty to be in Ballinderry (1)
‘Twas pretty to be in Aghalee (2)
Still prettier to be on bonny Ram’s Island
Sitting forever beneath a tree (3)
Ochone, ochone! Ochone, ochone!(4)
II (5)
For often I sailed to bonny Ram’s Island
Arm in arm with Phelim, my diamond (6)
And he would whistle and I would sing
And we would make the whole island ring
III
“I’m going,” he said, “from bonny Ram’s Island
Out and across the deep blue sea
And if in your heart you love me, Mary
Open your arms at last to me”
IV
‘Twas happy to be in little Ballinderry
now ‘tis sad as sad can be;
For the ship that sailed with Phelimy Diamond
Is lost for ever beneath the sea.
Traduzione di Cattia Salto
I
Era bello stare a Ballinderry
era bello stare a Aghalee
e ancora meglio stare nella bella isola di Ram
seduti per sempre sotto ad un albero
Ahimè, ahimè, Ahimè, ahimè
II
Perchè spesso navigavo verso la bella isola di Ram
tra le braccia di Phelim, il mio gioiello
e lui avrebbe suonato il flauto e io avrei cantato
e noi avremmo fatto il giro di tutta l’isola
II
“Vado via- disse lui – dalla bella isola di Ram
per attraversare il mare profondo
e se nel tuo cuore mi ami Mary
abbracciami un’ultima volta”
IV
Era bello stare a Ballinderry
ora invece è molto triste
perchè la nave che salpò con Phelimy Diamond
è perduta per sempre nell’oceano

NOTE
1) dal gaelico Baile an Doire = ‘town of the oak wood’
2) i Clancy Brothers dicono Aucholee
3) il verso di Graves dice “Trysting under the ivy tree!”
4) lamento in gaelico equivalente ad Alas
5) la strofa nella versione di Graves dice
“For often I roved in little Ram’s Island,
Side by side with Phelimy Hyland,
And still he’d court me and I’d be coy,
Though at heart I loved him, my handsome boy!”
6) Phelimy Hyland probabilmente storpiato in “Phelimy Diamond.” invece di diamond i Clancy Brothers dicono demon; scritto anche come Phelim my love,
FONTI
http://www.culturenorthernireland.org/features/heritage/rams-island
http://www.kilwarlin.com/about10.html
http://www.ramsisland.org/
http://www.libraryireland.com/Irish-Folk-Songs/Twas-Pretty-To-Be-In-Ballinderry-1.php
http://poetrynook.com/poem/twas-pretty-be-ballinderry
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=13807
http://glenavyhistory.com/townlands/townlands-glenavy-parish/rams-island-townland-glenavy-parish/

CAITILIN NI UALLACHAIN

Caitilín Ní Uallacháin = Katty Hualloghan è il titolo di un canto giacobita irlandese settecentesco, attribuito al maestro di scuola William Heffernan (di Lattin) e abbinato a una melodia che conobbe una grande fortuna nell’Ottocento, essendo stata associata a una poesia di Sir Samuel Ferguson, “The Lark in the clear air” .

Il canto si inserisce nel filone delle “aisling song” in cui il poeta viene abbagliato al sorgere dell’alba da una visione soprannaturale: una splendida fanciulla personificazione dell’Irlanda è in mestizia e predice un tempo in cui la terra irlandese sarà libera. Il tema conobbe una grande fioritura nel Settecento, quando i poeti irlandesi dovevano nascondere il loro nazionalismo sotto alla poesia bucolica di genere amoroso. (vedi)

UNA VECCHIA DEA

Qui però l’Irlanda non è una fanciulla ma una “povera vecchia” (the Sean-Bhean bhocht – scritto foneticamente come “the Shan Van Vocht”), la signora Katty Hualloghan -o Kathleen O’Houlihan-,  padrona di quattro campi verdi (cioè le quattro province in cui è divisa per tradizione l’Irlanda). Il nome è anche il titolo di una opera teatrale di W.B. Yeats ambientata nel 1798.

Cathleen è una dea-guardiana che appartiene alla terra, la personificazione della dea Ana (iath nAnann -la terra di Ana ) costretta all’esilio dai troppi stranieri che l’anno vilipesa e che vaga in cerca di aiuto, così è una dea decaduta, povera, invecchiata, scacciata da casa. Ma è pur sempre una dea e ancora chiede sacrifici umani, così incanta i giovani uomini e li convince a dare la vita per amor suo: la Cathleen di Yeats ringiovanisce nutrendosi del sangue degli eroi.

Caitilín Ní Uallacháin è riportato nel “Ancient Music of Ireland” di George Petrie vol II pg 8 (vedi) che così scrive
Of this song at least two versions have been already printed, and both with English metrical translations, – one by the late Mr. Edward Walsh, in his “Irish Popular Songs,” and the other by Mr. John O’Daly, in his “Poets and Poetry of Munster,” the versifications in which were made by the late James Clarence Mangan. In both these works the authorship of this song is assigned, but, as it would appear, erroneously, to one of the Irish poetic celebrities of the eighteenth century, – a blind Tipperrary poet named William O’Heffernan; for Mr. Curry has supplied me with a copy of the song which he transcribed from a manuscript now in his possession, and which was written in the year 1780 by a distinguished Clare scribe and Irish scholar, named Peter Connell, or O’Connell; and as in this MS. the name William O’Hanrahan is given as that of its author, such authority is certainly superior in weight to any that has been,m or probably could be, assigned for ascribing it to the Tipperary poet; for it can scarcely be doubted that Connell was personally acquainted with its true author.

Nella canzone il poeta spera in una sconfitta inglese in guerra con le potenze del tempo, e invoca la libertà dell’Irlanda.

LA MELODIA

Il testo fu associato a una melodia intitolata Kathleen Nowlan  scritta da Edward Bunting nelle sue notazioni, da non confondersi però con la melodia Kitty Nowlan sempre annotata da Bunting e trascritta nelle raccolte della Irish Folk Society: fu Charlotte Milligan Fox (1864-1916) a far pubblicare la vecchia melodia irlandese Kathleen Nowlan  nel volume VIII della Raccolta

Ma tutta la storia dietro la canzone viene raccontata in questo video di Eugene Dunphy

FONTI
http://www.writerscafe.org/writing/B-Medb/248036/
https://archive.org/details/petriecollection01petr
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=33347

THE BONNY CUCKOO

Una vecchia melodia dall’Irlanda del Nord trascritta da Edward Bunting in occasione del festival bardico che si tenne nel 1793 a Belfast (il brano giunge da Henry Joy di Ballinascreen, Co. Londonderry o dall’arpista Arthur O’Neill). L’originale era in gaelico irlandese ma Bunting ne trascrisse una versione  “.. a close translation from the original Irish
Sicuramente il bardo Turlough O’Carolan nel 1691 prese ispirazione da questa melodia per comporre “Sí bheag Sí mhor” che gli studiosi sono propensi ritenere come una variante di questa

Cuculus_canorusIL CUCULO ARALDO DI PRIMAVERA

Il cuculo arriva dall’Africa tra la fine di marzo e i primi d’Aprile e inizia subito il corteggiamento innalzando il suo caratteristico canto . Nell’Europa Settentrionale arriva un po’ più tardi, all’incirca a metà aprile. In ogni caso il canto del cuculo è foriero di Primavera, anche perchè una volta terminata la stagione dell’amore (fine maggio), il cuculo (maschio) non canta più. La femmina emette una nota molto lunga e gorgheggiante simile a un «puhuhhuhuhu». Il verso del cuculo maschio è stato reso famoso dagli orologi a pendolo in legno (gli orologi a cucù di teutonica memoria) continua

La melodia riprende il verso del cuculo, di cui ne modula il canto, proprio in questi giorni sto leggendo “Il pozzo” di Chaterine Chanter e a pg 129 leggo ” Mi fermai per ascoltare il cuculo, il primo di quest’anno.  Poi il suo richiamo ipocrita fu ripreso da un canto. Quella sera c’era una calura umida e le note si appiccicavano alle nuvole basse come un profumo. Era una salmodia, più che una canzone, e le pause e i crescendo suggerivano un solista, che quasi non riuscivo ad udire, e un coro, come in un responsorio. Mentre il cuculo si alzava in volo verso est, il canto sembrò crescere e spostarsi dalla valle verso il lato sinistro del sentiero; i bassi allungavano le pliche fin tra le radici degli alberi, gli acuti si arrampicavano sul pentagramma fin dove l’usignolo sfarfalla come un tremolo. Le note si gonfiavano con l’alzarsi della brezza e calavano, sempre invisibili, muovendosi all’unisono con l’orzo.

ASCOLTA Simon Chadwick

ASCOLTA Shirley Collins 1959

My bonny cuckoo, I tell you true
That through the groves I’ll rove with you;
I’ll rove with you until the (next) spring
And then my cuckoo shall sweetly sing.
(Cuckoo, sing girls, let no-one tell,
Untill I settle my seasons well.)(1)
The ash and the hazel shall mourning say,
Oh bonny cuckoo, don’t go away;
Don’t go away, but tarry here,
And sing for us throughout the year.
Cuckoo, cuckoo, pray tarry here,
And make the spring last all the year.
TRADUZIONE ITALIANO di Cattia Salto
Mio bel cuculo, ti dico la verità, per i boschi andrò con te;
andò in giro con te fino a primavera
e allora il mio cuculo canterà dolcemente.
(“cu-cu” cantate ragazze, che nessuno dica, finchè mi sistemo per le stagioni)
Il frassino e il nocciolo si lamentano e dicono
“Oh bel cuculo non andare via
non andare via, ma resta qui,
e canta per noi durante l’anno
cuculo ti prego resta qui
e fai durare la primavera tutto l’anno”

NOTE
1) strofe riportate da Simon Chadwick e prese da “Queen’s University Belfast Special Collections” MS4/33(5) f9v

LA DANZA

E’ una “modern english country dance” ideata da Gail Ticknor  nel 1986 da ballarsi sulla melodia omonima ma anche su “Sí bheag Sí mhor

FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/cuculo-araldo-della-primavera/
https://mainlynorfolk.info/shirley.collins/songs/thebonnycuckoo.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=59741
http://mudcat.org/detail_pf.cfm?messages__Message_ID=953898
http://dancevideos.childgrove.org/ecd/ecd-modern/316-bonny-cuckoo

SNOWY BREASTED PEARL

501c1a56c3261cb2a69548bbf68ca75cAnche come Pearl Of The White Breast (in gaelico Pearla na m-Brollac Baine o Péarla an Bhrollaigh Bháin) è una poesia irlandese del 18° secolo, tradotta in inglese da George Petrie nel 1855. La melodia è stata stampata in “A General Collection of the Ancient Irish Music” di Edward Bunting (1796) che l’ha accreditata a Turlough O’Carolan. “The tune was recorded (as “Pearla an Vroley Vaun”) by the Belfast Northern Star of July 15, 1792, as having been played in competition by one of ten Irish harp masters at the last great convocation of ancient Irish harpers, the Belfast Harp Festival, held that week. O’Neill (Music of Ireland: 1850 Melodies), 1903/1979; No. 511, pg. 89. Stanford/Petrie (Complete Collection), 1905; No. 623, pg. 156.”( The Fiddler’s Companion)

LA MELODIA

ASCOLTA Cáit Ní Chonchúir all’arpa

VERSIONE IN GAELICO

ASCOLTA Pádraig Mac Niocaill
ASCOLTA Joe Heaney

Tá cailín deas ‘mo chrádh le bliain agus le lá Is geallta a bheith a’m le pósadh Ach mo chreach agus mo chrádh ní dhom a bhí sí i ndán Ach an té údan nár labhair mé go fóill air Don Fhrainc nó don Spáinn dhá dtéadh mo ghrá Ó rachainn gach lá dhá féachaint Mara dhomsa a bhí tú i ndán, a phéarla an bhrollaigh bháin Mac Muire go brách ar fónamh(1).

TRADUZIONE INGLESE
A lovely girl has been tormenting me for a year and a day, and was promised to be mine in marriage; but alas and alack, she was not destined for me, but for the one over there whom I’ve not yet told of. If my love went to France or Spain I would go there every day to see her. If you were not to be mine, oh pearl of the white breast, Son of Mary, fit (1) for ever.

NOTE
1) Donal O’Sullivan in “Songs of the Irish” (Dublino, 1960, p. 46) ‘Mac Muire na ngrás Dar Saora!’ – May the Son of Mary of the graces save us! La melodia è come quella riportata da O’Sullivan

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Una bella ragazza mi ha tormentato per un anno e un giorno e le avevo promesso di diventare mia in matrimonio; ma ahimè e purtroppo lei non era destinata a me, ma per colui laggiù di cui non ho ancora detto. Se il mio amore andasse in Francia o in Spagna andrei là ogni giorno per vederla. Se tu non dovessi essere mia perla dal candido seno, possa il Figlio di Maria misericordiosa salvarci

PRIMA VERSIONE

ASCOLTA Wolfe Tones in Let the people sing 1972 che la suonano più velocemente come un valzer

ASCOLTA Landor (strofe I e III) in una versione più moderna e dal ritmo sincopato la musica è di Katharina Schwärzer e sfuma nella jig dal titolo Muiñeira de Bargaz (melodia tradizionale delle Asturie)

I
There’s a colleen fair as May For a year and for a day I have sought by every way her heart to gain There’s no art of tongue or eye Fond youths with maidens try Yet I’ve tried with ceasless sigh, yet tried in vain
CHORUS
If to France or far off Spain She crossed the watery main To see her face again the seas I’d brave But if this is Heaven’s decree That mine she may not be May the Son of Mary me in mercy save
II
Oh, thou blooming milk white dove To whom I’ve given true love Do not ever thus reprove my constancy. There are maidens would be mine With wealth in land and kine(1) If my heart would but incline to turn from thee
III
But a kiss with welcome bland And touch of thy fair hand Are all that I demand would’st thou not spurn But if not mine dear girl Oh, Snowy Breasted Pearl May I never from the fair, with life, return(2)
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
I
C’è una ragazza bella come il Maggio per un anno e un giorno ho cercato in tutti i modi di conquistare il suo cuore. Non c’è arte nel dire o nello sguardo con cui i giovani appassionati tentano le ragazze eppure ho provato con incessanti sospiri ma ho provato invano.
CORO
Se per la Francia o la lontana Spagna lei attraversasse il mare, per vedere il suo viso ancora gli oceani affronterei, ma se questo è il decreto celeste che ella non possa essere mia, che il figlio di Maria abbia misericordia di me.
II
O tu bianca colomba in fiore alla quale ho dato il vero amore così dunque non rimproverare la mia costanza ci sono fanciulle che vorrebbero essere mie in ricchezza e in povertà e tuttavia il mio cuore è incline a ritornare da te
III
Ma un bacio di benvenuto lieve e un tocco della tua bella mano sono tutto ciò che chiedo invece del disprezzo, e se altrimenti, mia cara ragazza, perla dal niveo seno, possa io dalla fiera mai ritornare vivo.

NOTE
1) la traduzione letterale è “in ricchezza di terra o vacche”
2) cosa ci sia di così pericoloso dall’andare ad una fiera da rischiare di non ritornare a casa vivo, non sono ancora riuscita a capirlo!

SECONDA VERSIONE

Stessa melodia ma testo diverso la canzone nota anche con il titolo “Oh! She Is Not Like The Rose“, venne scritta da Sir Stephen Edward De Vere (1812-1904) uomo politico e poeta della contea di Limerick.
Il tipo di donna descritto, dolce, modesta e remissiva era evidentemente il modello della perfetta moglie e madre di figli che un uomo vittoriano e vecchio stile potesse desiderare.. una donna decisamente anacronistica alla luce di tutte le battaglie femministe (all’epoca le chiamavano suffragette!!) che fervevano nella fine dell’Ottocento!

ASCOLTA John McCormack 1910 La canzone venne cantata al “Dublino Feis Ceol” del 1903 dall’allora diciannovenne e sconosciuto tenore e la sua interpretazione gli valse il primo premio nella sua categoria.

I
Oh she is not like the rose that proud in beauty glows And boasteth that she’s so wondrous fair But she’s like the violet blue, ever modest, ever true From her leafy bower perfuming the still night air Oh, she’s gentle, loving, mild, she’s artless as a child Her clustering tresses softly flowing down I’ll love thee ever more, sweet colleen Oge as-thore(1) My true love, My Snowy Breasted Pearl.
II
If I sigh, a sudden fear comes o’er her and a tear Stands quivering within her downcast eye When I smile those orbs of azure gleam forth with love and pleasure Like sudden glory bursting through a clouded sky If I claim her for my bride she trembles at my side And gently lifts her eyes with looks so tender I love the, only thee, my colleen Oge Machree My true love, my snowy breasted pearl.
III
Such was she, but oh! A change, how mournful and how strange On my loved one, my own beloved one came Paler still her cheer grew and her eyes azure hue Seemed lighted with a flame, a fatal, wasting flame Oh! We laid her in the grave, where the willows sadly wave And the hollow winds are sighing a plaintive wail I’m alone, alone, alone; so wearily I moan For my lost love, my snowy breasted pearl

NOTE
1) colleen Oge as-thore = Young girl, my treasure
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
I
Lei non è come la rosa che fiera risplende di bellezza e si vanta di essere così mirabilmente bella, piuttosto lei è come la viola del pensiero sempre modesta, sempre sincera, dal pergolato frondoso profumando l’aria della notte immota o lei è gentile, amabile, docile è senza finzione come un bambino, le sue ciocche intrecciate con grazia cadono ti amo sempre più, dolce fanciulla, mio tesoro. Mio vero amore, mia perla dal seno niveo.
II
Se sospiro un’improvvisa paura cade su di lei e una lacrima sta fremente sul suo occhio rivolto in basso quando sorrido quelle sfere di azzurro brillano con amore e piacere come una gloria improvvisa squarcia un cielo rannuvolato se lei rivendico come mia sposa, lei trema al mio fianco e gentilmente alza gli occhi con sguardi così teneri io amo lei, la sola la mia dolce fanciulla, mio tesoro, giovane ragazza, mio amore Mio vero amore, mia perla dal seno niveo.
III
Così era lei ma oh un cambiamento qual triste e strano sulla mia amata, proprio la mia amata venne. Il pallore sulle sue guance crebbe ,i suoi occhi d’azzurro sembravano illuminarsi di fiamma, una fatale, fiamma malata. O la deponemmo nel sepolcro dove i salici tristemente mormorano e i venti cupi sospirano un lamentoso ululato sono solo, solo, solo; così spossato piango per il mio amore perduto, la mia perla dal niveo seno

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=12541 http://www.joeheaney.org/default.asp?contentID=987 http://martindardis.com/id653.html http://www.contemplator.com/ireland/pearl.html http://www.bartleby.com/250/16.html http://spikesmusic.spike-jamie.com/irish/13/OH-SHE-IS-NOT-LIKE-THE-ROSE.pdf http://www.musicnotes.com/sheetmusic/mtdFPE.asp?ppn=MN0100008

 

GIVE ME YOUR HAND/TABHAIR DOM DO LAMH

Melodia composta secondo Edward Bunting (in “The Ancient Music of Ireland”) dall’arpista cieco irlandese “Ruairi Dall” O Cathain (c. 1570-c.1650) nel 1603 mentre era in visita presso la nobiltà scozzese. Alcuni tuttavia ma erroneamente, attribuiscono la melodia al bardo Turlough O’Carolan.

Francis O’Neill un altro grande collezionista di antiche melodie celtiche scrisse di “Ruairi Dall”Proud and spirited, he resented anything in the nature of trespass on his dignity. Among his visits to the houses of Scottish nobility, he is said to have called at Eglinton Castle, Ayrshire. Knowing he was a harper, but being unaware of his rank, Lady Eglinton commanded him to play a tune. Taking oftence at her peremptory manner, Ó Catháin refused and left the castle. When she found out who her guest was her ladyship sought and effected a speedy reconciliation. This incident furnished a theme for one of the harper’s best compositions. “Tabhair Damh do Lámh,” or “Give Me Your Hand!” The name has been latinized into “Da Mihi Manum.” The fame of the composition and the occasion which gave birth to it reaching the ear of King James the Sixth, induced him to send for the composer. Ó Catháin accordingly attended at the Scottish court, and created a sensation. His performance so delighted the royal circle that King James I familiarly laid his royal hand on the harper’s shoulder. When asked by one of the courtiers if he realized the honour thus conferred on him, to their consternation Rory replied: ‘A greater than King James has laid his hand on my shoulder.’ Who was that man?’ cried the King. ‘O’Neill, Sire,’ proudly answered Rory standing up

Jeremy Main scrive invece “One of the blind harpers Rory Dall was dumped in the ditch while travelling between gigs in Scotland by his hostess for the evening, who took him for a blind beggar. The said hostess (a Lady Eglington) was told what she had done when she got home, so she fetched the harper home in style cleaned him up and apologised most fulsomely. To show he had no ill-will, he produced one of the finest harp airs “Da Mihi Manum” – Give Me Your Hand. The Latin text has been lost, and there’ll be fame in the harp world for any archivist who finds it.

maclise-harperRuaidhrí Dall (Rory Dall ovvero Rory il cieco) era probabilmente di nobili natali (del clan O’Neil) originario dell’attuale Londonderry (Nord Irlanda); trascorse molta parte della sua vita in Scozia dove morì proprio nella casa di Lady Eglinton, evidentemente diventata sua mecenate. Secondo gli studiosi è l’autore della melodia The Derry Air, (Londonderry Air) diventata la nota Danny Boy.

Tutti questi aneddoti e altre storie circolate confondono spesso i due arpisti Rory Dall O’Caghan (c1570-c1650) e Rory Dall Morrison (1660-1714), che vissero per lo più in Scozia, in un’unica persona. Da alcuni studiosi Rory Dall Morrison ovvero Roderick Morison è considerato di origini scozzesi, e fu l’ultimo bardo che compose in gaelico scozzese suonando con la clarsach, la tipica piccola arpa scozzese. E qui si riapre la discussione su tante controverse attribuzioni di belle melodie al di qua o aldilà del “the channel”

Nel tempo è sopravvissuta solo la melodia peraltro riportata in molte raccolte settecentesche “The melody’s popularity was long-lived, as attested by its appearance in many collections throughout the 18th century, including Wright’s Aria di Camera (1730), Neal’s Celebrated Irish Tunes (c. 1742—a revised date from the oft-given 1721 or 1726, this based on watermark research—see the appendix to the 2001 edition of O’Sullivan’s Carolan), Burk Thumoth’s Twelve English and Irish Airs (c. 1745-50), Thompson’s Hibernian Muse (c. 1786), Brysson’s Curious Selection of Favourite Tunes (c. 1790, and Mulholland’s Ancient Irish Airs (1810).”(secondo Fiddler’s Companion)

GUIDA ALL’ASCOLTO

La melodia è spesso suonata nei matrimoni irlandesi (con l’immancabile battuta: da non confondere con il brano “give me your house” più adatto per un divorzio irlandese)

ASCOLTA Chieftains
ASCOLTA Planxty
ASCOLTA con hammer dulcimer e violino
ASCOLTA Vicente La Camera Mariño sull’arpa bardica piccola

L’unica versione con il testo (al giorno d’oggi) è dei Wolfe Tones con testo scritto in inglese da Brian Warfield.

ASCOLTA Wolfe Tones in Till Ireland a Nation 1974 “Brian’s words are directed at the disagreements between the two peoples in Ireland today.” (Note Wolfe Tones, ‘Till Ireland A Nation’) Un semplice gesto di pace e fratellanza come quello di prendersi per mano

I
Will you give me your hand, is tabhair dom do lámh(1) Just give me your hand and I’ll walk with you Through the streets of our land, through the mountains so grand If you give me your hand Just give me your hand and come along with me Will you give me your hand and the world it can see That we can be free in peace and harmony From the north to the south, from the east to the west Every mountain, every valley, every bush and bird’s nest

CHORUS By day and night throughout struggle and strife I’m beside you to guide you forever my love For love’s not for one but for both of us to share For this country so fair for our world and what’s there

II
Just give me your hand, is tabhair dom do lámh Will you give me your hand, for the world it is ours All the sea and the land to destroy or command If you give me your hand. Just give me your hand in a gesture of peace Just give me your hand and all troubles will cease The strong and the weak, both the rich and the poor All peoples and creeds let’s meet their needs With a passion we can fashion a new world of love

NOTE 1) foneticamente “taur dum do law”.

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTA SALTO
Mi darai la mano? Dammi solo la mano e camminerò con te, per le strade della nostra terra, tra le montagne così grandi, se tu mi darai la mano. Dammi solo la mano e vieni con me, mi darai la mano e potremo vedere il mondo per poter stare liberi in pace e armonia, da nord a sud da est a ovest, ogni montagna, in ogni valle ogni cespuglio e nido d’uccello
(CORO Di giorno e di notte, durante la lotta e il conflitto io ti sono accanto a guidarti per sempre, amore mio. Perchè l’amore non è per uno ma per entrambi da condividere, per questo paese così bello, per il nostro mondo e quello che è.) Dammi solo la tua mano, mi darai la tua mano perchè il mondo è nostro, tutto il mare e la terra da distruggere o comandare se tu mi darai la mano, dammi solo la tua mano in un gesto di pace dammi solo la tua mano e tutti i guai cesseranno. I forti e i deboli i ricchi e i poveri, tutti i popoli e le fedi soddisferanno i loro bisogni, con passione possiamo plasmare un nuovo mondo d’amore.

FONTI http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=2678 http://thesession.org/tunes/454 http://mysongbook.de/msb/songs/g/givemeyo.html http://www.educationscotland.gov.uk/scotlandssongs/ secondary/genericcontent_tcm4556878.asp

AN CHÚILFHIONN – THE COOLIN’

Cúilfhionn‘ (coolun) è una parola irlandese composta (Cuil-Fhionn) che si traduce come lunghi capelli fluenti -con il significato di biondi – così con la parola Colleen, Cailin si intende in senso lato una bella ragazza.

BELLEZZA DI FATA

Edward Bunting trascrisse melodia e testo dall’arpista Dennis Hempson nel 1796, ma i primi versi in gaelico risalgono al 1641 attribuiti a Maurice O’Dugan (Muiris Ua Duagain) bardo di Tyrone, non mancano però speculazioni più o meno fantasiose riguardo alle capigliature a “boccoli” portate un tempo dai giovani irlandesi:
“The original song, told from a young maiden’s point of view, berates those Anglo-Irish who conformed to the edit by cutting their hair, and praises the proud Irishman who remained true to ancestral custom (the Gaelic title “An Chuilfhionn,” means ‘the fair-haired one’). The Irish Parliament passed another law in 1539 forbidding any male, Irish or Anglo-Irish, from wearing long or flowing locks of hair–this enactment, relates Flood, is the supposed impetus for the claim that Thomas Moore wrote the song and tune of “The Coolin,” which was printed by Walker in 1786.” (da Fiddler Companion)

LA MELODIA: THE COOLIN

Probabilmente la più popolare “slow air” irlandese, in origine una melodia per arpa, eseguita oggi da quasi tutti gli strumenti della tradizione irlandese (in particolare il violino). Secondo alcuni studiosi il brano potrebbe risalire a metà-fine XIII secolo, ma la versione standard è decisamente arrangiata con il gusto barocco: possiamo considerare il brano un felice esempio di adattamento di una melodia tradizionale popolare in chiave classica, una “slow air” crepuscolare talmente bella che si dice sia stata rubata agli elfi ed è praticamente immancabile come wedding song!!!
ASCOLTA Jim McKillop & Zoe Conway (violino)

ASCOLTA Liam O’Connor organetto

ASCOLTA Michael Flatley al flauto irlandese (con il titolo di Whispering Wind)

Una melodia interpretata da tutti gli strumenti della tradizione irlandese
ASCOLTA
Seamus Tansey & John Blake al flauto irlandese
ASCOLTA Matt Dean al tin whistle
ASCOLTA Leo Rowsome uilleann pipes
ASCOLTA Crimson Ensemble ancora uilleann pipes
ASCOLTA Clive Murray alla chitarra
ASCOLTA Brendan Doc Savage al mandolino
ASCOLTA J.J. Sheridan al pianoforte
ASCOLTA Katy Graham all’arpa
ASCOLTA Star Edwards arpa con corde di metallo

LA VERSIONE IN GAELICO: AN CHÚILFHIONN

elfoCome si diceva all’inizio, della presunta versione al femminile non resta traccia, quanto piuttosto il testo più antico attribuito al bardo di Tyrone Maurice O’Dugan è un canto d’amore indirizzato a una soave creatura bionda dalla bellezza di fata.
Ma a partire dal Settecento si trovano le trascrizioni di una serie di testi provenienti da più parti d’Irlanda, vuoi dal Clare e dal Munster a testimonianza della grande popolarità del brano.

ASCOLTA Joe Heaney
ASCOLTA Folkstone (strofa I e III)

I
An bhfaca tú an chúilfhionn ‘s í ag siúl ar na bóithre
Maidin gheal drúchta, ní raibh smúit ar a bróga
Is iomadh ógánach súlghlas ag tnúth lena pósadh
Ach ní bhfaighidh siad mo rún-sa ar an gcúntar is dóigh leo.
II
An bhfaca tú mo bhábán lá breá is í ina haonar
A cúl dualach drisleánach go slinneán síos léi?
Mil ar an ógmhnaoi is rós breá ina héadan
Gur dóigh le gach spreasán gur leannán leis féin í.
III
An bhfaca tú mo spéirbhean ‘s í taobh leis an toinn
Fáinní óir ar a méara ‘s í ag réiteach a cinn?
‘Sé dúirt an Paorach a bhí ina mhaor ar an loing
Go mb’fhearr leis aige féin í ná Éire gan roinn.

TRADUZIONE IN INGLESE
I
Have you seen the faired-haired girl
walking down the road on a bright dewy morning,
not a drop on her shoes?(1)
Many’s the grey-eyed youth thinking to marry her,
but they’ll not get my treasure for the bargain they have in mind
II
Did you see my baby on a fine day on her own,
her twining tresses tumbling down to her shoulders?
Sweet young woman of rosy countenance,
whom every worthless youth imagines will be his sweetheart.
III
Did you see the goddess by the side of the sea,
gold rings on her fingers, dressing her hair?
Power, steward on the boat, said that
he’d rather have her than the whole of Ireland.
Tradotto da Cattia Salto
I
Avete visto la mia ragazza dai lunghi capelli biondi camminare per la strada in un mattino umido di rugiada, senza una goccia sulle sue scarpe? (1)
Ci sono molti giovani invidiosi che vorrebbero sposarla, ma essi non prenderanno il mio tesoro, non importa quello che pensano.
II
Avete visto la mia bella in un bel giorno tutta sola, i suoi capelli arricciati in boccoli ricadenti sulle spalle? Amata giovinetta dal roseo colorito di cui ogni giovane indegno spera di essere l’amante!
III
Avete visto la dea in riva al mare, anelli d’oro alle dita che si acconcia i capelli?
Power, che è il comandante della nave disse che avrebbe preferito lei piuttosto che l’intera Irlanda.

NOTE
1) nella versione di Edward Bunting leggiamo che la fanciulla è appena uscita dal bosco più profondo (un modo per dire che è una creatura fatata) con le scarpe ancora umide di rugiada (una sorta di Venere nata dai boschi invece che dalle acque).

ASCOLTA Brendan Behan

Il testo pubblicato da Edward Bunting è però diverso (“Bunting’s Ancient Music of Ireland” Cork: Cork University Press, 1963, Donal O’Sullivan & Mícheál Ó Súilleabháin, ed): è un elegia alla bellezza della fanciulla.


Da bh[f]aicfeá-sa an chúilfionn,
Is í siúl ar na bóithribh
Dul bealach na cúl-choill’
‘S an drúcht lena brógaibh.
Mo bhrón ‘sí mó brún í,
Is níl [tnúth?] aici le óige
‘S go dtug sí barr múinte
Ar chúigibh na Fódla.
Is lonrach ‘s is péarlach
An mhaighdean chiúin tséimh í,
Is ró-dheise len fhéachaint
‘Na sceimh an ghréinéirí (?).
Samhail de Dheirdre
A méin is a breáthacht
Mar shoilse lae ag éirí
Nó réalta oíche Márta.


TRADUZIONE INGLESE
If you were to see the fair lady,
As she walked the roads
Going by the way of the back woods
And the dew on her shoes
Alas, she is my loved one
And she pities not my youth
She excels the five provinces of Erin
In high accomplishments.
She is radiant and beautiful.
This mild gentle maiden .
It is a great loveliness to see
In her beauty, the rising sun.
She is an image of Venus
In her disposition and splendour
As the morning light arising
Or as the stars on a March sky.

tradotto da Cattia Salto
Se vedeste la mia bella ragazza camminare per le strade proveniente dai boschi con la rugiada sulle scarpe.
Ahimè è colei che amo e non ha pietà della mia gioventù.
Ella eccelle nelle cinque province d’Irlanda per gli alti conseguimenti. E’ radiosa e bella questa fanciulla mite e gentile.
E’ una grande bellezza vedere nella sua beltà il sorgere del sole.
E’ l’immagine di Venere nella sua indole e splendore, come il sorgere della luce mattutina o come le stelle in un cielo di Marzo.

I versi furono tradotti (più o meno liberamente) da Thomas Furlong come segue:
Had you seen my sweet Coulin at the days early dawn,
When she moves through the Wildwood or wide dewy lawn?
There is joy, there is bliss in her soul-cheering smile,
She’s the fairest of flowers in our green bosomed isle.
In Balanagar dwells the bright blooming maid,
Retired, like the primrose that blows in the shade;
Still dear to the eye that fair primrose may be,
But dearer and sweeter is my Coulin to me.
Oh, Dearest! thy love from thy childhood, was mine,
Oh, Sweetest! this heart from life’s op’ning was thine
And though coldness by kindred or friends may be shown,
Still, still my sweet Coulin, that heart is thine own.
Thou light of all beauty, be true still to me,
Forsake not thy swain, love though poor he may be;
For rich in affection, in constancy tried,
We may look down on wealth in its pomp and its pride.

La traduzione che ne fa Samuel Ferguson (Sparling, Irish Minstrelsy, 1888) è invece:
O had you see the Coolun,
Walking down the cuckoo’s street,
With the dew of the meadow shining
On her milk-white twinkling feet!
My love she is, and my coleen oge,
And she dwells in Bal’nagar;
And she bears the palm of beauty bright,
From the fairest that in Erin are.
In Bal’nagar is the Coolun
Like the berry on the bough her cheek;
Bright beauty dwells for ever
On her fair neck and ringlets sleek;
Oh, sweeter is her mouth’s soft music
Than the lark or thrush at dawn,
Or the blackbird in the greenwood singing
Farewell to the setting sun.
Rise up, my boy! make ready
My horse, for I forth would ride,
To follow the modest damsel,
Where since our youth were we plighted,
In faith, troth, and wedlock true –
She is sweeter to me nine times over,
Than organ or cuckoo!
For, ever since my childhood
I loved the fair and darling child;
But our people came between us,
And with lucre out pure love defiled;
Ah, my woe is is, and my bitter pain,
And I weep it night and day,
That the coleen bawn of my early love,
Is torn from my heart away.
Sweetheart and faithful treasure,
Be constant still and true;
Now for want of hers and houses
Leave one who would ne’er leave you,
I’ll plege you the blessed Bible,
Without and eke within,
That the faithful God will provide for us,
Without thanks to kith or kin.
Oh, love, do you remember
When we lay all night alone,
Beneath the ash in the winter storm
When the oak wood round did groan?
No shelter then from the blast had we,
The bitter blast or sleet,
But your gown to wrap about our heads,
And my coat around our feet.

continua

FONTI
http://www.irishpage.com/songs/Coolin.htm
http://thesession.org/tunes/1815 http://www.ibiblio.org/fiddlers/COO_CORI.htm#COOLUN/COOLN
http://www.cranfordpub.com/langan/Coolin.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=45138
http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=58793
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=20475#243322 http://www.joeheaney.org/default.asp?contentID=757

RAGLAN ROAD AT THE DAWNING OF THE DAY

Patrick Kavanag (1904-1967) pubblicò nel 1946 la poesia  intitolata “Dark Haired Myriam Ran Away” (su The Irish Times del 3 ottobre), tormentato da un amore non corrisposto , ma solo nel 1960 incontra Luke Kelly e nasce la popolarità della canzone “Raglan Road

La melodia è un’antica aria irlandese attribuita da Edward Bunting all’arpista Thomas Connellan (1640/1645 – 1698-1700) dal titolo “Fáinne Geal an Lae” letteralmente “Bright Ring of the day” (in italiano “Il brillante anello del giorno”) ovvero l’anello luminoso che contorna il sole quando sorge.. continua

Il testo proviene dalla poesia “Dark Haired Myriam Ran Away”, scritta da Raglan RoadPatrick Kavanag (1904-1967) mentre era tormentato da un amore non corrisposto e venne pubblicata nel 1946 (su “The Irish Times” del 3 ottobre); però la canzone  “Raglan Road” diventò famosa solo dopo l’incontro tra Patrick Kavanag e  Luke Kelly. In un intervista del 1980 lo stesso Luke racconta come andò: i due si conobbero nel 1966 al The Baily di Dublino che all’epoca era un pub frequentato da artisti e Patrick Kavanag gli chiese di cantare la sua poesia.
“I was sitting in a pub in Dublin, The Baily, and as you know in the old days – It’s changed a bit now. It was known as a literary pub, an artistic pub. I happened to be sitting there in the same company as Patrick Kavanagh and one or two other poets, and someone asked him to recite a poem, which he did, and someone asked me to sing a song, which I did. Being in the presence of the great man I was very nervous. Then he leaned over to me and said in that sepulcharl voice of his, he could hardly get his voice out, he was very old. It was just the year before he died – and he said ”You Should Sing My Song”, and I said what’s that Mr. Kavanagh ? and he said Raglan Road, So he gave me permission. I got permission from the man himself.”
Così come riportato da Luke Kelly, sembra che l’adattamento della poesia alla melodia più conosciuta con il nome di “The dawning of the day” sia stata opera del poeta stesso, altri sostengono che Luke abbia voluto lasciare il merito al poeta, ma che in realtà sia stato lui a trovare la corrispondenza. In realtà Kavanag doveva già aver avuto in mente la canzone “The Dawning of the Day” quando scrisse la sua poesia: il tenore John McCormack l’aveva resa popolare nel 1934 (cantata anche nel film “Wings of the morning” uscito nel 1939). Oltre alla metrica simile alcune frasi si rispecchiano e lo stesso Kavanag la canticchiava negli anni 45-47!

HildaMoriartyLA MUSA

Il poeta aveva 40 anni quando conobbe Hilda Moriarty, studentessa poco più che ventenne in un pub di Dublino, e s’innamorò di lei (sembra in modo quasi ossessivo, oggi si direbbe da “stalker”): la passione non è mai stata ricambiata.
Un aneddoto, riportato in un intervista da Hilda stessa, ci dice che lei lo prendesse in giro perchè era un poeta “contadino” e che gli avesse chiesto di leggere qualcosa di più fondamentale scritto da lui, così Patrick compose “Raglan road”.
ASCOLTA intervista a Hilda Moriarty

Alla fine al poeta la cotta è passata e così le scrive: (vedi)
62 Pembroke Road.
31 May 1945.
My dearest Hilda,
Please do not take exception to the address of ‘dearest’ or think it a presumption on my part. I am no longer mad about you although I do like you very very much. I like you because of your enchanting selfishness and I really am your friend – if you will let me.
I should not, perhaps, write this letter to you without you replying to my other, but I am in such a good humour regarding you that I want you to know it. Remembering you is like remembering some dear one who has died. There has never been – and never will be – another woman who can be the same to me as you have been. Your friendship and love or whatever it was, was so curious, so different.
Write to me a friendly letter even if I cannot see you. I met Cyril in the Country Shop and he was looking well,
Believe me, Hilda,
Yours fondly,
Patrick.

A voler un po’ esagerare la lettera non sembra proprio essere una lettere d’addio quanto appunto una lettera da stalker: prima di tutto Patrick Kavanag le scrive, sebbene lei non abbia nemmeno risposto alla sua lettera precedente, per farle sapere che lui non è più innamorato di lei, però continua a ripetere quanto le piaccia proprio, ma proprio tanto, e che non c’è mai stata, e non ci sarà mai, un’altra donna come lei, il suo vero amore; che dire poi delle velate minacce “ti ricordo come si ricorda una cara persona che è morta“? Ovviamente non si tratta di una minaccia, quanto piuttosto la lettera sottolinea il dolore del poeta per aver perduto un rapporto importante.
In effetti Patrick continuò a pedinare Hilda fino a quando  lei sposò Donogh O’Malley nel 1947.( e Hilda ha mandato una corona di rose rosse al funerale di Kavanagh!)
Come dice Nora-Jane Thornton “l’amore non corrisposto piuttosto che l’amore stesso, è la più grande delle Muse!”

ASCOLTA la poesia recitata da Tom O’Bedlam

Quando la canzone venne messa nel repertorio dei Dubliners – nell’album Hometown, 1972 – fu scambiata per una canzone tradizionale.
Non è facile fare una cernita per la guida all’ascolto, anche perchè la canzone è stata eseguita da molti big della musica celtica e della scena rock: i vari interpreti hanno modificato alcune parole tranne Mary Black la cui versione testuale è identica alla poesia di Kavanag.

ASCOLTA Luke Kelly

ASCOLTA Dick Gaughan in Kist O’ Gold 1977
ASCOLTA Mark Knopfler e Donal Lunny 1996 – live
ASCOLTA Joan Osborne e The Chieftains in Tears of Stone 1999
ASCOLTA Young Dubliners in With all due respect, 2009

ASCOLTA Mary Black 1986
ASCOLTA Sinead O’Connor in Common live 1995
ASCOLTA Loreena McKennitt in An Ancient Muse 2006 – live

TESTO DI PATRICK KAVANAG
I
On Raglan Road(1)
on an autumn day
I met her first and knew
That her dark hair would weave a snare
That I might one day rue
I saw the danger yet I walked
Along the enchanted way(2)
And I said “let grief be a fallen leaf
At the dawning of the day (3)”
II
On Grafton Street in November
We tripped lightly along the ledge
Of a deep ravine where can be seen
The worth of passion’s pledge
The Queen of Hearts still making tarts(4)
And I not making hay(5)
Oh I loved too much and by such by such
Is happiness thrown away
III
I gave her gifts of the mind
I gave her the secret sign that’s known
To the artists who have known
The true gods of sound and stone(6)
And word and tint I did not stint
For I gave her poems to say
With her own name there
And her own dark hair
Like clouds over fields of May
IV
On a quiet street(7) where old ghosts meet
I see her walking now
Away from me so hurriedly my reason must allow
That I had wooed not as I should
A creature made of clay (8)
When the angel woos the clay
He’ll lose his wings at the dawn of day
TRADUZIONE di  CATTIA SALTO*
I
Sulla Raglan Road (1)
in un giorno d’autunno
la vidi per la prima volta e seppi
che i suoi capelli scuri avrebbero tessuto una trappola,
di cui un giorno mi sarei pentito,
vidi il pericolo e tuttavia m’incamminai per il Viale degli Incanti (2)
e dissi “Che il dolore sia una foglia caduta al sorgere del  giorno (3)”
II
Su Grafton Street a Novembre
ci fermammo spensierati sulla sporgenza
di un profondo burrone dove poteva essere visto il valore di una passione promessa, la Regina di Cuori ancora faceva le crostate (4)
e io non coglievo la mela (5);
oh ho amato troppo e per questo e quest’altro
la felicità è andata sprecata
III
Le diedi i doni della mente
le diedi il segno segreto che è riconosciuto
dagli artisti che hanno conosciuto
i veri dei del suono e della pietra (6),
e non mi limitai alla parola e alla tinta,
perché le diedi le poesie da recitare
là con il suo nome proprio
e i suoi capelli scuri
come nuvole sopra i campi di Maggio
IV
Sul “Viale del Tramonto” (7) dove i vecchi fantasmi si incontrano,
la vedo camminare ora,
si allontana da me più in fretta di quanto io riesca a pensare
di non aver amato come avrei dovuto, una creatura d’argilla(8);
quando l’angelo ama la terra
perderà le sue ali allo spuntare del giorno

NOTE
* (un’altra traduzione qui) si ringrazia Roberto Romano per aver portato luce sul significato dell’ultima strofa
1) strade di Dublino che identificano una zona precisa intorno al Trinity College tra St Stephen’s Green e Grand Canal
2) enchanted way: è il percorso tra le nuvole degli innamorati, il viale pieno di promesse e speranze soffuso di una luce rosata, ma anche alla luce della stagione autunnale il “viale del tramonto” presagio di desolazione e solitudine
3) la citazione è tratta dalla aisling song in  gaelico irlandese dal titolo “Fáinne Geal an Lae” letteralmente “Bright Ring of the day” ma tradotta poeticamente come “the dawning of the day”: il poeta incontra una dea ovvero una creatura fatata dalla sublime bellezza che rappresenta l’Irlanda.
4) citazione da “the queen of hearts baked some tarts” della nursery rhyme di origine 700esca sulle carte da gioco: la regina di cuori cuoce le torte e il fante di cuori le ruba.
The Queen of Hearts she made some tarts all on a summer’s day;
The Knave of Hearts he stole the tarts and took them clean away.
The King of Hearts called for the tarts and beat the Knave full sore
The Knave of Hearts brought back the tarts and
vowed he’d steal no more.
Nell’Alice nel paese delle Meraviglie di Lewis Carroll la filastrocca è portata come prova nel processo al fante di cuori.
5) letteralmente “fare fieno”, il detto irlandese “make hay while the sun shines” significa cercare di trarre vantaggio dalle opportunità, che sono spesso fugaci e irripetibili. Si intende anche con una sfumatura sessuale: in italiano equivale al significato di cogliere la “mela”. E’ anche l’equivalente dell’espressione “battere il ferro finchè è caldo”. Qui la frase conclude l’immagine dei due separati da una profonda difficoltà (invalicabile) al fondo della quale si agita la passione: significa che il poeta non ottiene l’amore della donna
6) si riferisce a un cromlech, vuole richiamare un cerchio di pietre? Più in generale gli dei  sono le muse della musica, poesia, scultura e pittura. Il protagonista ha condiviso con la donna la propria conoscenza come se fosse stata un’adepta da iniziare ai misteri arcani.
7) incidentalmente a Dublino c’è una strada rinomata per essere luogo di ritrovo dei fantasmi, Haddington Road, ma il poeta si riferisce ancora a Ragland Road: simmetricamente come la storia nasce in autunno lungo l'”enchanted way” adesso la storia è finita e la strada diventa una “quiet street” letteralmente “una via tranquilla”
8) letteralmente “fatta di terra” così commenta Roberto Romano: “That I had wooed not as I should A creature made of clay” vuol dire chiaramente “che non ho amato come avrei dovuto (cioè nella maniera che si conviene) una creatura fatta d’argilla (cioè di poco valore)” quindi: “ho amato troppo senza che ne valesse la pena”! Il concetto è rafforzato dalla stupenda metafora dell’angelo che, per aver amato la terra (qualcosa di “basso”, poco elevato) perde le ali (cioè la sua condizione sublime) e, a mio parere è spiegato fuor di metafore dai versi finali della 2a strofa: “Oh I loved too much and by such by such – Is happiness thrown away”. Secondo me la bellezza di questa poesia è proprio nel concetto di “dannarsi l’anima per un amore che non vale la pena”: chi non ha mai sperimentata questa forma di “eroismo sentimentale” che all’inizio appare coraggioso ma poi si rivela autodistruttivo?

FONTI
http://irelandofthewelcomes.com/home/the-story-of-raglan-road/
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=43818
http://www.leonardobrian.com/writing/essays/metaphors-as-interrogatives.html
http://www.irishmusicdaily.com/raglan-road-song-meaning
http://www.mccormacksociety.co.uk/Mccormack/McCormack’s%20Recordings/John%20McCormack%20on%20Film,.htm
http://princesspana.blogspot.it/2010/11/on-raglan-road.html
http://www.nli.ie/blog/index.php/2012/02/14/yours-fondly-patrick/

FÁINNE GEAL AN LAE

Dolcissima aisling song in  gaelico irlandese dal titolo “Fáinne Geal an Lae” letteralmente “Bright Ring of the day” (in italiano “Il brillante anello del giorno”) ovvero l’anello luminoso che contorna il sole quando sorge, versificata anche in inglese con il titolo “The dawning of the day”. Una slow air antica ma così bella da essere diventata la melodia di Raglan Road

VERSIONE STRUMENTALE

Il brano è un’antica aria irlandese attribuita da Edward Bunting (opinione non condivisa da tutti i musicologi) all’arpista Thomas Connellan (1640/1645 – 1698-1700 ). Nella sua versione strumentale oggigiorno è spesso suonata dalla cornamusa, oltre che essere la prima melodia che si impara sul tin whistle.
ASCOLTA Claymore Pipes and Drums

Ho selezionato tuttavia una serie di versioni per arpa e flauto/violino che sono assolutamnte magiche:
ASCOLTA Aine Minogue in Celtic Meditation Music (al whistle Joanie Madden) dal sito dell’artista
ASCOLTA Terry Oldfield in Celtic Spirit (con flauto) 2009
ASCOLTA Helen O’Hara (con violino)

THOMAS O’CONNELLAN

Questo bardo e genio musicale che Arthur O’Neill chiamava “Tom Conlan, the great harper,” nacque a Cloonmahon, (un tempo Clonymeaghan) contea di Sligo. La data della nascita è incerta tra il 1625 e il 1640. La sua fama in Irlanda era molto grande sebbene sembra sia stato non meno popolare in Scozia dove secondo Arthur O’Neill ottenne gli onori cittadini come “baillie” a Edimburgo. Dopo aver soggiornato per molti anni in Scozia ritornò nella sua terra natia nel 1689 e morì mentre era ospite al Bouchier Castle vicino a Lough Gur nella contea di Limerick nel 1698.
“Le sue spoglie furono interrate presso il cimitero di Temple Nuadh – dice Grattan Flood – e sulla sua tomba alcuni pipers suonarono i versi che O’Connellan aveva aggiunto all’ “Irish Tune” di Myles O’Reilly, la versione essendo nota come “The Breach of Aughrim”
Il “Grande Arpista” fu il compositore di “The Dawning of the Day” anche nota come “The Golden Star”, “Love in Secret”, “Bonny Jean”, “The Jointure”,“Molly St. George”, “If to a Foreign Clime I Go”, “Planxty Davis” (nota in Scozia come “The Battle of Killierankie”) e una settantina di altre composizioni ora dimenticate.
(tradotto da http://billhaneman.ie/IMM/IMM-V.html)

hempson_downhill_400Dopo le Penal Laws (1695) e l’ostinato ostracismo verso la lingua e le usanze irlandesi (e in particolare contro gli arpisti, ultimo baluardo della musica bardica irlandese) alla fine del Settecento il numero degli arpisti si contava sulla punta delle dita: al Belfast Harp Festival, organizzato nel 1792 per raccogliere le testimonianze dell’antica tradizione, si presentarono solo in 10!
Tra questi Denis O’Hansey, O’Hampsey, Henson or Hampson (Donnchadh a Haimpsuigh) alla veneranda età di 95 anni suonò “The Dawning of the Day“. Edward Bunting che fu incaricato di trascrivere le musiche ci riferisce che la stessa melodia venne suonata anche da un altro arpista William Carr (quello più giovane all’epoca quindicenne) originario della contea di Armagh. continua

LA VERSIONE IN GAELICO IRLANDESE

Nel 1847 con il titolo di “Fáinne Gael an Lae” la canzone venne pubblicata da Edward Walsh in “Irish Popular Songs” -come una melodia molto diffusa nel sud d’Irlanda – (vedi)
La canzone si ispira ad un genere tipico della poesia tradizionale irlandese, chiamato in gaelico Aisling, dove il poeta incontra una donna che simboleggia l’Irlanda. L’incontro ha il carattere di una visione o di un sogno, in cui la fanciulla è di una bellezza mozzafiato ovvero sublime, paragonata alla più bella delle dee in particolare alla stella del mattino  (la stella errabonda che in realtà è il pianeta Venere e che brilla poco prima dell’alba a Est e subito dopo  il tramonto volgendo lo sguardo a Ovest).

Il dialogo tra i due è volutamente oscuro, del resto all’epoca gli arpisti erano spesso perseguitati e banditi perchè incitavano alla ribellione: l’alba che sta per sorgere nell’ultima strofa è una chiara allusione alla libertà che arriverà inesorabilmente dalla sconfitta del dominio inglese.

ASCOLTA Na Casaidigh in Singing From Memory, 1998

ASCOLTA Iarla O’Lionaird & Steve Cooney (l’arrangiamento di Steve alla chitarra è senza pari) – live oppure nel video la versione in “Foxlight” 2011

GAELICO IRLANDESE
I
Maidin moch do ghabhas amach
Ar bhruach Locha Léin (1)
An Samhradh ‘teacht ‘s an chraobh len’ ais
Is ionrach te ón ngréin
Ar thaisteal dom trí bhailte poirt
Is bánta míne réidhe
Cé a gheobhainn le m’ais ach an chúileann deas
Le fáinne geal an lae
II
Ní raibh bróg ná stoca, caidhp ná clóc
Ar mo stóirín óg ón speir
Ach folt fionn órga síos go troigh
Ag fás go barr an fhéir
Bhí calán crúite aici ina glaic
‘S ar dhrúcht ba dheas a scéimh
Do rug barr gean ar Bhéineas deas (2)
Le fáinne geal an lae
III
Do shuigh an bhrídoeg síos le m’ais
Ar bhinse glas den fhéar
Ag magadh léi, bhíos dá maíomh go pras
Mar mhnaoi nach scarfainn léi
‘S é dúirt sí liomsa, “Imigh uaim
Is scaoil ar siúl mé a réic
Sin iad aneas na soilse ag teacht
Le fáinne geal an lae”


Traduzione poetica di Na Casaidigh
I
One morning early I went out
On the shore of Lough Leinn (1)
The leafy trees of summertime,
And the warm rays of the sun,
As I wandered through the townlands,
And the luscious grassy plains,
Who should I meet but a beautiful maid,
At the dawning of the day.
II
No cap or cloak this maiden wore
Her neck and feet were bare
Down to the grass in ringlets fell
Her glossy golden hair
A milking pail was in her hand
She was lovely, young and gay
Her beauty excelled even Helen of Troy (2)
At the dawning of the day.
III
On a mossy bank I sat me down
With the maiden by my side
With gentle words I courted her
And asked her to be my bride
She turned and said, “Please go away,”(3)
Then went on down the way
And the morning light was shining bright
At the dawning of the day.

tradotto da Cattia Salto
I
Un mattino presto mi recai
sulla riva del Lago Lein(1)
giunta l’estate e gli alberi rinati
ai caldi raggi del sole.
Mentre vagavo per la contrada
e i pascoli lussureggianti delle alture
chi mi trovo accanto
se non una bellissima fanciulla
al sorgere dell’alba?
II
Non indossava tal fanciulla cappello o mantello
nudi il collo e i piedi
ma accarezzavano la cima dell’erba
le sue trecce di oro biondo.
In mano teneva un secchio del latte
e sembrava così bella, giovane e gaia
la sua bellezza superava anche Elena di Troia (2)
al sorgere dell’alba
III
Sulla verde  riva erbosa mi sdraiai
con la fanciulla al fianco
con parole gentili la corteggiai
chiedendole di diventare la mia sposa
e lei si girò e mi disse “Prego
vattene via”(3)
Me ne andai per la mia strada
mentre la luce del mattino splendeva luminosa
al sorgere dell’alba.

NOTE
1) Il lago di Lein è un grande lago di Killarney. Su di una isoletta del lago sorse il monastero di Innisfallen, rinomato centro di studi dell’Alto Medioevo dove fu educato Brian Boru il primo (seppur per poco) re d’Irlanda
2) Bhéineas deas è tradotto  impropriamente come Elena di Troia, ma è la “stella” errante -ovvero il pianeta- Venere,  nota con il doppio nome di Lucifer (all’alba) e Vesper (alla sera). Fu in pieno Stil Novo che il pianeta Venere venne chiamato Stella Diana, nome che non derivava dalla omonima dea della caccia,  ma dal latino dies (giorno), dea del giorno puro o del giorno sereno, richiamando l’immagine del chiarore rosato di un’alba nitida. E’ Venere associato alla dea greca Afrodite, la dea dell’amore sensuale e della bellezza
3) la donna lo rifiuta fino a quando l’Irlanda non sarà ritornata ad essere una terra libera

continua seconda parte

FONTI
http://tunearch.org/wiki/Annotation:Dawning_of_the_Day_(1)_(The)
http://www.ibiblio.org/fiddlers/DASH_DAY.htm
http://thesession.org/tunes/1441
http://www.irishgaelictranslator.com/translation/topic108174-10.html
http://www.celticlyricscorner.net/cassidys/fainne.htm

ILLUSTRAZIONI
Denis Hempson playing the harp, da un disegno di E. Scriven del 1797 (riprodotto per Edward Bunting “The Ancient Music of Ireland” -1840.)
http://www.wirestrungharp.com/harps/historic/downhill/downhill_harp.html

THE SOUTH WIND

The South Wind / Southwind / The Southern Breeze / The Wind from the South (in italiano “Il Vento del Sud”) è un brano tradizionale irlandese molto antico: Edward Bunting nel suo “Collection of Irish Folk Music” pubblicato nel 1809 lo attribuisce ad un arpista tale Donald Macnamara “il lentigginoso” (Domnhall “Meirgeach” Mac ConMara). Non è chiaro se egli ne sia stato l’autore o solo un interprete; in The Ancient Music of Ireland (1840) Bunting ripubblica la melodia con il titolo “Why Should not Poor Folk” dicendo che la melodia fu trascritta nel 1792 da un vecchio uomo well known by the sobriquet of “Poor Folk”, who formerly perambulated the northern counties, playing on a tin fiddle”.

Il brano è più popolare nella sua forma strumentale, con l’andamento di un valzer, e viene spesso suonato in set con le melodie di Turlough O’Carolan (1670-1738), per questo è spesso erroneamente attribuito al bardo!

ASCOLTA The Chieftains in Chieftains 3, 1973 e anche in Water from the well, 2000
ASCOLTA Joanie Madden al flauto in “Song of the Irish Whistle“, 1996

E due versioni per chitarra.
ASCOLTA Pat Kirtley
ASCOLTA John Renbourn

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VERSIONE IRLANDESE: AN GAOTH ANDHEAS

Nel testo in gaelico irlandese “A(n) Ghaoth AneasA Ghaoith ó nDeas (Oh Wind from the South) il poeta parla al vento e declama la sua nostalgia verso la terra amata, la contea di Mayo, egli ora vive più a sud, nel Munster e si trova bene ma ricorda con rimpianto la sua terra natia dove tornerebbe volentieri. Non è chiaro il motivo della sua lontananza, probabilmente è stato esiliato dal Munster per qualche suo comportamento sedizioso.
Bunting ci dice che Donald Freckled (in italiano il lentigginoso) -che doveva avere i capelli color carota- era stato costretto a sposare una ragazza ricca ma che non amava, così scrisse il canto perchè il vento del sud portasse un bacio alla donna che aveva lasciato a Caheredmund

Occorre osservare che gli arpisti itineranti in Irlanda erano noti per essere gli ispiratori di ribellioni! La vita dei bardi si era fatta grama, non più musicisti di corte ambiti e venerati, ma musicisti itineranti sempre più snobbati dalla nuove famiglie terriere inglesi: nel 1695 sono state approvate le Penal Laws e lingua e usanze irlandesi erano messe al bando. continua

ASCOLTA Mick Moloney in The Green Fields of America 1988 in versione integrale su Spotify

I (File)
A Ghaoth Aneas na mbraon mbog glas
A ní gach faiche féarmhar
Bheir iasc ar eas is grian i dteas
Is líon is meas ar ghéagaibh.
Más síos ar fad mar mbínn féin seal
Is mianach leat-sa séide
Cuirim Rí na bhFeart dhod chaomhaint ar neart
Is tabhair don tír seo blas do bhéilse!
II (Gaoth)
Sínim aneas ag díonamh cleas
Nach ndíonann neach san saol so
Mar íslím gaimh is scaoilim leac
Is díbrim sneachta as sléibhte.
Ó taoi tú ar lear go bhfuí tú mo neart
‘S gur mian liom do leas a dhéanamh
Go bhfúigfe mé mo bheannacht ins gach
aon tslí ar mhaith leat
Is choíche i gCathair Éamoinn(1)!
III (File)
A Chonnachta an tseoid, an tsuilt ‘s an spóirt
I n-imirt ‘s i n-ól an fhíona
Sin chugaibh mo phóg ar rith ins an ród
Leigim le seol gaoithe í
Tá mise beo i mboige na seod
Mar a mbrúitear gach sórt bídh dhom
Ach is mian liom fós tarraing d’bhur gcomhair
Muna gcluine mé ach ceól píopa!

Traduzione inglese
I (The Poet)
O South Wind with the soft clear drops
You that make every sword grassy
Bring the fish to the waterfall, give heat to the sun
And abundance of fruit to the branches
If it is far to the north where I once lived
That you are minded to blow
May the King of Power preserve your strength
And give the taste of my mouth to that country!
II (The wind)
I blow from the south, performing feats
Which no one else on earth can do
For I lay winter low and scatter the ice
And banish the snow from the mountains
Since you are in need you shall have my strength
And I want nothing more than to help you
I shall leave my blessing in every place you choose
And always in Caher Edmund!
III (The Poet)
O blissful, joyous, sporting Connacht
Home of gaming and of wine-drinking
Here goes my kiss to you rushing along the road
I send it on the wings of the wind
I am living in splendid luxury
Where every kind of food is dressed for me
But yet I am fain to draw towards you
If I should hear but the music of the pipes!

NOTE
1) Cathair Éamoinn ovvero Caheredmund una località di Ballinrobe

TRADUZIONE ITALIANO
I Il poeta
O vento del Sud che porti la pioggia gentile, tu fai diventare ogni pascolo verde e erboso, porti il salmone nella cascata, porti il calore del sole e lasci ogni ramo carico di frutti.
Se è molto più a Nord, dove un tempo ho vissuto che tu intendi soffiare
voglia il Signore mantenerti forte e che tu porti a quella terra il bacio della mia bocca.
II Il vento
“Io soffio da Sud, potendo fare cose che nessun altro sulla terra riesce a fare
che io depongo Inverno e bandisco il ghiaccio ed esilio la neve dalle montagne.
Finchè avrai bisogno tu avrai la mia forza e io non voglio altro che aiutarti
Porterò il mio dono in ogni luogo che vorrai e sempre a Caher Edmund!”
III Il poeta
Oh felice, gioioso giocoso Connacht dimora del gioco e delle bevute di vino
Qui va il mio bacio a te che corre lungo la via sospinto dalle ali del vento
Vivo in uno splendido benessere circondato da ogni genere di cibo
tuttavia sarei lieto di venirti incontro se dovessi sentire la musica delle cornamuse.

VERSIONE INGLESE: SOUTH WIND

Nel libro “Songs of the Irish” di Donal O’Sullivan 1960 è riportata una versione in inglese in metrica con la melodia e si legge anche questa nota
Native of Irrul, County Mayo by the name of Domhnall Meirgeach Mac Con Mara (Freckled Donal Macnamara). Caher Edmund, mentioned in the second verse, is a townland in the parish of Ballinrobe in County Mayo.

La versione testuale di O’Sullivan è diversa da quella trascritta in inglese da Eduard Bunting con il titolo The Southern Breeze (vedi)

ASCOLTA Archie Fisher in The Man with a Rhyme 1976

I (The Poet speaks)
O South Wind of the gentle rain
You banish winter’s weather,
Bring salmon to the pool again,
The bees among the heather.
If northward now you mean to blow,
As you rustle soft above me,
God Speed be with you as you go, With a kiss for those that love me!
II (The Wind Speaks)
From south I come with velvet breeze,
My work all nature blesses,
I melt the snow and strew the leaves
With flowers and soft caresses.
I’ll help you to dispel your woe,
With joy I’ll take your greeting
And bear it to your loved Mayo
Upon my wings so fleeting.
III (The Poet speaks)
My Connacht, famed for wine and play,
So leal, so gay, so loving,
Here’s my fond kiss I send today
Borne by the wind in its roving.
These Munster folk are good and kind.
Right royally they treat me
But this land I’d gladly leave behind
With your Connacht pipes to greet me.

“Songs of the Irish” di Donal O’Sullivan 1960

TRADUZIONE ITALIANO DI   CATTIA SALTO
I
O vento del Sud che   porti la pioggia gentile,
tu allontani il tempo invernale,
porti di nuovo il salmone alla cascata,
le api tra l’erica.
Se a Nord ora intendi soffiare
mentre lieve mormori su di me
voglia il Signore mantenerti forte
per portare un bacio a coloro che mi amano
II
“Io soffio da Sud con brezza di velluto
la mia parola benedice la natura
sciolgo la neve e spargo le foglie
con i fiori e calde carezze
io ti aiuterò a dissipare il dolore
con gioia accolgo il tuo saluto
e lo porterò alla tua amata Mayo
sulle mie ali così fugaci”
III
Il mio Connacht, dimora del gioco e delle bevute di vino, così leale,   lieto e amabile
ecco il mio bacio appassionato cha mando oggi sospinto dal vento nel suo vagare
la gente del Munster è buona e gentile
e mi trattano proprio in modo regale
ma questa terra mi lascerei volentieri alle spalle
con le cornamuse del Connacht a salutarmi

I’VE A SECRET TO TELL THEE

Anche il poeta e musicista irlandese Thomas Moore aggiunse un testo poetico alla melodia “A(n) Ghaoth Aneas” intitolandolo “I have a secret to tell thee” (in italiano Ho un segreto da dirti): la poesia è ispirata al dio egizio del Silenzio ossia Horo bambino (figlio di Iside e Osiride) il cui culto si diffuse con il nome di Apocrate anche presso i Greci e i Romani; il Dio è raffigurato con il dito alla bocca nel gesto che esorta al silenzio, ma assume una maggiore somiglianza con Apollo e Dioniso accomunati dallo stesso simbolismo solare e misterico.

Pubblicato nel Volume X di Irish Melodies è un piccolo capolavoro: come citazione erudita il riferimento al Dio del Silenzio forse esorta a concentrare il pensiero e la volontà interiore affinchè la parola pronunciata abbia un potere magico ed evocativo.

I’ve a secret to tell thee, but hush! not here
Oh! not where the world its vigil keeps:
I’ll seek, to whisper it in thine ear,
some shore where the Spirit of Silence(1) sleeps;
where Summer’s wave unmurmuring dies,
nor fay can hear the fountain’s gush;
where, if but a note her nightbird sighs(2),
the rose saith, chidingly, “Hush, sweet, hush!”

There, amid the deep silence of that hour,
when stars can be heard in ocean dip,
thyself shall, under some rosy bower,
sit mute, with thy finger on thy lip:
like him, the boy(1), who born among
the flowers that on the Nile-stream blush,
sits ever thus – his only song(3)
to earth and heaven, “Hush, all, hush!”

TRADUZIONE ITALIANO
Ho un segreto da dirti, ma silenzio! Non qui
Oh non dove il mondo continua la sua veglia:
cercherò di sussurrarlo nell’orecchio,
della spiaggia dove il Dio del Silenzio riposa;
dove l’onda estiva muore sommessamente,
e nemmeno una fata può udire lo zampillo della fontana
dove se un suono sfugge all’usignolo
dice la rosa, borbottando “silenzio, mio caro, silenzio”

Là tra il profondo silenzio di quell’ora
quando si può sentire tuffare le stelle nell’oceano,
tu stessa devi, sotto il pergolato delle rose,
stare zitta, con il dito tra le labbra:
com’egli, il bambino, che nacque tra i fiori che arrossiscono nella corrente del Nilo
seduto per sempre così – il suo unico canto
alla terra e al cielo “Silenzio, fate tutti silenzio”

NOTE
1) Horo bambino nella sua veste egizia di dio del Silenzio
2) l’usignolo è il simbolo della poesia e spesso rappresenta anche la condizione esistenziale del poeta; in epoca rinascimentale era il simbolo vitale (e carnale) dell’amore mentre sul versante orientale era il simbolo di un tenero amore spesso inappagato, essendo la rosa, la più bella tra i fiori, la donna e l’uccello, il cantore più bravo, così l’usignolo canta le sue pene d’amore.
3) Apocrate evoca il potere magico della voce, considerata qualità divina: se la parola è diretta espressione del pensiero e il pensiero è sincero ovvero rettamente concepito, allora è il mezzo più efficace per raggiungere la felicità.
ANNABEL LEE

Il gruppo ALICE CASTLE ha arrangiato la melodia abbinandola alla poesia di A.E. Poe (1809-1848) dal titolo ANNABELL LEE ovvero il testamento spirituale del poeta che lamenta la morte prematura dell’amata moglie. continua

BONNY PORTMORE

Quando fu abbattuta la grande quercia di Portmore nel 1760 qualcuno scrisse una canzone conosciuta con il nome di “The Highlander’s Farewell to Bonny Portmore“; nel 1796 Edward Bunting la raccolse dalla voce di Daniel Black un vecchio arpista di Glenoak (Antrim) e la pubblicò in “Ancient Music of Ireland” – 1840.

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La quercia secolare si trovava sulla proprietà del castello di Portmore sulle rive di Lugh Bege fu abbattuta da un grande vento, l’albero era già famoso per il suo portamento ed era soprannominato “the ornament tree”. La quercia venne tagliata e il legno venduto, dalle misurazioni fatte sappiamo che il tronco era largo 13 metri.

Loch un Phoirt Mhóir (lago dal grande approdo) ovvero  Lough Portmore è un laghetto quasi circolare nel Sud-Ovest della contea di Antrim, Irlanda del Nord, oggi riserva naturale per la protezione degli uccelli.

La proprietà anticamente apparteneva al clan O’Neill di Ballinderry, mentre il castello fu costruito nel 1661 o 1664 da Lord Conway (sulle fondamenta di una antica fortezza) tra Lough Beg e Lough Neagh; la tenuta era ricca di alberi centenari e di bellissimi boschi; il conte però cadde in rovina e perse la proprietà quando decise di prosciugare il lago Ber per mettere la terra a seminativo (il sistema di drenaggio detto “Tunny cut” è tutt’ora esistente); l’ambizioso progetto fallì e la terra passò in mano a dei nobili Inglesi.
In altre versioni più semplicemente la dinastia del Conte si estinse e i nuovi proprietari lasciarono la tenuta in stato di abbandono, non essendo intenzionati a risiedere in Irlanda. Quasi tutti gli alberi vennero abbattuti e venduti come legname per la costruzione navale e il castello cadde in rovina.

Il canto potrebbe essere inteso simbolicamente per indicare il declino dei signori gaelici irlandesi, dolore e nostalgia mescolati in un lamento di una bellezza crepuscolare.

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Nella foto la quercia detta Il Rugolon in Grandola ed Uniti (Co) la circonferenza del tronco è di “soli” 8 metri, età stimata circa 300 anni (dal sito http://www.patriarchinatura.it)

E qui apro una piccola parentesi ricordando un episodio personale di molto tempo fa in cui ho incontrato un albero secolare: all’epoca vivevo a Firenze e ho avuto l’occasione di girare un po’ per la Toscana, ora non ricordo più la località, ma so che mi trovavo nelle colline del senese ed era estate; qualcuno ci consigliò di andare a vedere un vecchio leccio spiegandoci grosso modo  la strada, arrivati in zona ovviamente ci siamo persi, ma un contadino ci fece la cortesia di accompagnarci nei paraggi; in lontananza sembrava ci stessimo avvicinando ad un boschetto, in realtà si trattava di un solo albero le cui chiome erano così frondose e vaste, i vecchi rami così piegati, che per avvicinarci al tronco dovettimo chinarci. Radici poderose rendevano ondulato il terreno e subito fatti pochi passi ci siamo trovati in un’ombra via via più fitta. Adesso non ricordo se si sentiva freddo o se faceva sempre caldo come pochi attimi prima sotto il sole estivo, ma ricordo ancora dopo tanti anni la sensazione di una presenza, di un respiro profondo e vitale, e il disagio che provavo a disturbare il luogo. Non esagero affatto parlando di timore, e credo che quel sentimento fosse lo stesso provato dall’uomo antico, che sentiva negli alberi centenari la presenza di uno spirito.

Veniamo all’ascolto del brano, di cui esistono molte versioni e interpretazioni, l’omaggio doveroso va a Loreena McKennitt che ha portato il brano alla ribalta internazionale.
ASCOLTA Loreena McKennitt in The Visit 1991

ASCOLTA Laura Marling

ASCOLTA Laura Creamer

ASCOLTA Lucinda Williams in Rouges Gallery 2006

ASCOLTA Dan Gibson e Michael Maxwell in Emerald Forest in versione strumentale con il canto degli uccelli


CHORUS
O bonny Portmore,
you shine where you stand
And the more I think on you the more I think long
If I had you now as I had once before
All the lords in Old England would not purchase Portmore.
I
O bonny Portmore, I am sorry to see
Such a woeful destruction of your ornament tree
For it stood on your shore for many’s the long day
Till the long boats from Antrim came to float it away.
II
All the birds in the forest they bitterly weep
Saying, “Where will we shelter or where will we sleep?”
For the Oak and the Ash, they are all cutten down
And the walls of bonny Portmore are all down to the ground.
TRADUZIONE DI CATTIA SALTO
Coro
O bella Portmore,
la risplendente
e più penso a te,
più ti penso intensamente.

Se tu fossi mia come lo fosti un tempo
nemmeno tutti i Lord nella vecchia Inghilterra potrebbero acquistare Portmore.
I
O bella Portmore, che pena vedere
una tale distruzione della tua quercia secolare
che rimase sulla spiaggia per molto tempo in quel lungo giorno
finché la barcaccia da Antrim venne per trasportarla lontano
II
Tutti gli uccelli nella foresta amaramente piangono
cantando “Dove ci ripareremo
o dove dormiremo?”
Poichè la Quercia e il Frassino, sono stati tutti abbattuti
e le mura della bella Portmore sono crollate a terra.