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POOR OLD HORSE: MARTINMAS DAY

La festa di Samain (il Capodanno dei Celti) si concludeva l’11 novembre una festa pagana ancora sentita nell’Alto Medioevo, a cui la Chiesa sovrappose il culto cristiano di San Martino.
Nel calendario cristiano l’11 Novembre fu consacrato a San Martino e rimase tradizione il macello del bestiame. Sangue era versato dal capofamiglia sulle soglie di casa, forse in ricordo degli antichi sacrifici invernali. La gente si nutriva con la carne del toro, del cinghiale e del cavallo (ma anche dell’oca) e si vestiva con i teschi e le pelli per condividerne la forza. (continua prima parte)

IL CULTO DEL CAVALLO

Per i Celti era un animale sacro, simbolo della regalità e attributo di varie divinità in particolare delle dee-giumente.
Simbolo di ricchezza e seppellito insieme al suo padrone (o degno di una sepoltura rituale se caduto in battaglia) era allevato se di manto bianco dai druidi e utilizzato per i vaticini  e i riti propiziatori (animale sacrificale).
Animale totemico per molte tribù celtiche che ne riprendono il nome, la sua carne era tabù tranne che in particolari momenti rituali. continua

LA TRADIZIONE D’INVERNO

I soulers e i wassailers o più in generale le bande di giovani che giravano per le fattorie come questuanti nelle feste dell’inverno erano un tempo (e ancora oggi) accompagnati dall’hobby horse.
Gli spiriti della Terra che governano la fertilità erano raffigurati in guisa di cavallo e associati con le portatrici della fertilità, le giovani donne non ancora sposate. Una connotazione ancor più prettamente celtica è l’identificazione del “cavallino” con la Dea Giumenta (la Dea Terra): la ritroviamo nel mito della dea gallese Rhiannon e della Dea nord italica Epona.

HOODENING A SAN MARTINO

obby_oss_sRiferimenti storici all’hobby horse risalgono al tardo Medioevo (inizi del 1500) con tracce ancora in epoca vittoriana: nel 1803 è documentata la presenza di un cavallo fabbricato con la pelle di uno stallone con un uomo all’interno che spruzzava acqua sulla folla.
Nel Medioevo il “cavallino” era un personaggio  dell’allegra brigata di Robin Hood ed era connesso con i rituali della fertilità propri durante la festa di primavera e le danze del Maggio, ma anche nei festeggiamenti del Natale.
Alcuni studiosi fanno risalire il rituale a celebrazioni precristiane, connesse con la festa celtica di Beltane. Ma altrettanto numerosi sono i riferimenti ai rituali invernali di Samain che iniziavano alla fine di ottobre e si concludevano dopo circa dodici giorni.
Nel rituale dell’hoodening un uomo indossa una coperta o un lenzuolo bianco che lo ricopre interamente e porta una testa di cavallo su un bastone, più comunemente una testa di legno munita di mascelle con cardini in modo che possa essere manovrata per aprire e chiudersi (un tempo un vero teschio di cavallo). A volte nel cranio è collocata una candela accesa con effetti molto inquietanti.

LÁIR BHÁN

A Samain in Irlanda delle parate spaventose avevano luogo nelle campagne e nei villaggi medievali,  capitanate da Láir Bhán (la cavalla bianca)  seguita da una banda di giovinastri che agitavano delle corna e chiedevano delle offerte per Muck Olla.
Così riporta William Hackett (1853) ‘It is not many years since on Samhain’s eve, 31st October, a rustic procession perambulated the district between Ballycotton and Trabolgan, along the coast. The parties represented themselves as messengers of Muck Olla, in whose name they levied contributions on farmers; as usual they were accompanied by sundry youths, sounding lustily on cows’ horns; at the head of the procession was a figure enveloped in a white robe or sheet, having, as it were, the head of a mare, this personage was called the Láir Bhán, “the white mare,” he was a sort of president or master of ceremonies. A long string of verses was recited at each house. (continua)

by Niamh Ní Ruairc

MARI LWYD

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Paul Bommer: Calendario dell’Avvento

Mari Lwyd, o anche “Y Fari Lwyd” (in inglese “Grey Mare“= cavalla grigia) è la versione gallese dell’hooden horse. Tradizione ancora praticata nel Galles centrale e meridionale, in particolare a Llantrisant e Pontyclun a Capodanno. La maschera consiste in una testa di cavallo (un teschio vero) con la mascella movibile e degli inquietanti occhi ricavati da due pezzi di bottiglia verde, addobbata con nastri colorati e portata su un palo da una persona celata sotto un ampio mantello bianco. I questuanti si fermano a cantare davanti all’uscio delle case e chiamano la padrona e la sfidano in un pwnco una sorta di botta e risposta in versi spesso insolente. La vittoria della sfida canora consente ai questuanti di entrare in casa per mangiare i dolci e bere birra.
Come si vede nell’illustrazione la padrona di casa tiene in mano una scopa e non vuole far entrare il gruppo perchè portatore di disordine. Infatti non appena entrata la cavalla girerà per la stanza cercando di prendere le donne, è chiaramente una creatura mostruosa e ultraterrena che deve essere rabbonita con offerte. Talvolta un bambini piccolo si frappone con un dolcetto e riesce a calmare la bestia.



Gaelico gallese
I
Wel dyma ni’n dwad
Gyfeillion diniwad
I ofyn am gennod i ganu
II
Os na chawn ni gennad
Rhowch wybod ar ganiad
Pa fodd mae’r ‘madawiad, nos heno
III
‘Does genni ddim cinio
Nac arian iw gwario
I wneud i chwi roeso, nos heno


I
Here we come
Dear friends
To ask permissions to sing
II
If we don’t have permission,
Let us know in song
How we should go away tonight
III
I have no dinner
Or money to spend
To give you welcome tonight
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Siamo qui
cari amici
a chiedervi il permesso di cantare
II
Se non abbiamo il permesso
ditecelo con il canto
che dobbiamo andarcene stasera
III
Non ho cena (1)
o soldi da spendere
per darvi il benvenuto stasera

NOTE
1) se la gente della casa restava sconfitta nella tenzone poetica, la Mari Lwyd rivendicava il diritto di restare a cena con tutto il suo seguito. In alternativa era offerto un glennig, (una piccola mancia), un bicchiere di glaster, (acqua e latte) o di birra.

HOODEN HORSE

Nel Kent sono ritornati i gruppi dell’Hoodening (nei paesi di San Nicola-a-Wade, Nether Hale, Sarre) in particolare la tradizione è molto radicata a San Nicola-a-Wade dove l’hooden horse si chiama Dobbin, un vecchio povero cavallo stremato dalla fatica del lavoro: è messa in scena una sorta di “sacra rappresentazione” con vari personaggi e canzoni; un tempo i gruppi dell’hoodening andavano di casa in casa con tanto di musici e fracasso di campanelli: il cavallo era accompagnato da un gruppo di contadini, chi tiene le redini (il domatore), chi porta un cesto di frutta, chi lo cavalca sulla schiena, c’è anche “Mollie” o la “vecchia dama” che porta una scopa di saggina. Ecco che il capo bussa e appena la porta si apre il cavallo scalcia e spaventa spalancando la bocca, mentre Mollie scopa i piedi di chi ha aperto. (vedi)
The Horse regularly appeared through the year at, especially in Midwinter (Hallowtide, the Twelve Days of Christmas, et al). The Horse was a man dressed as an animal, covered in blanket and carrying a horse’s head, with reins, on a pole. The head was sometimes wooden but usually a real horse skull – hinged jaws allowed the mouth to snap open and shut. Along with other young men the horse ‘galloped’ and visited hoses as a ‘lick-bringer’. This was not always successful and in 1839 at Broadstairs a woman was so terrified coming face-to-face with the ‘horse’ she died of fright. The custom was subsequently forbidden by local magistrates.
In East Kent Hoodening took place at Christmas. The Horse had a wooden head and sometimes a lighted candle was placed in the mouth. Farmworkers walked with the horse, one leading it by the reins or a rope and carrying a whip, and another worker light enough to ride on the horse’s back. A third known as Mollie or Old Woman was in female attire and carried a broom or besom.
In Reculver, only men who had worked with horses during the year were allowed to partake.  (in “A Dictionary of British Folk Customs” di Christina Hole, 1995 tratto da qui)
Probabilmente un tempo solo le gilde dei cavallanti potevano partecipare all’hoodening, nel Cheshire il teschio del cavallo era seppellito secondo uno scherzoso servizio funebre.
Oggi l’Hoodening o Souling play è messo in scena nei pub, vedasi questa spassosa Comberbach Souling Play

POOR OLD HORSE

Frank Kidson declared in his usual categoric way, that Poor Old Horse is a purely humanitarian view of the fate of old worn-out horses. But in fact, in at least three counties, in Yorkshire, Nottinghamshire, and Wiltshire the song was an integral part of the Christmas Ritual performed by parties of mummers, with one of their number disguised roughly as a horse. Celebrated in Kent is the Hooden Horse, banned in 1834 for creating havoc among the elderly people, but now resurrected, (it accompanies the East Kent and Ravensbourne Morris Men). The notion of the sacred luck-bringing, even world-creating horse (or bull, ram or billy-goat) is spread throughout the primitive world. In Britain, the ancient Celts had their horse-rituals, and the idea was reinforced by invading Norsemen. There are still plenty of evidences to be seen, from the great Uffington White Horse to the fiery, fecund, May-day Padstow ‘oss in Cornwall. Minehead has its town hobbyhorse, and in Wales at Midwinter the baleful Mari Llwyd appears with the dancer carrying a beribboned horse’s skull. In Cheshire, the mild-eyed souling horses of Antrobus are famous. Not forgetting the horse-headed man engraved on a bone, found in Pinhole Cave, Derbyshire, the only palaeolithic representation of a human figure discovered in England. (note in album The Lark in the Morning di Dave&Toni Arthus 1969)

Esistono molte versioni della canzone, la quale era una parte della rappresentazione dei Mummers, che mettevano in scena la morte e resurrezione del cavallo “In South Yorkshire, North Derbyshire and Nottinghamshire there’s a Christmas play “The Old Horse”. It’s a brief, riotous visiting ceremony, the horse often being made from the skull of a real horse painted red and black, killed and brought back to life. The song also circulated independently from the ritual, and this version is based on the one collected by Cecil Sharp in 1904 at Langport, Somerset, from C. Shire who appropriately, was a blacksmith.” (note nel Cd Blackbone di Pete Coe 2010)

ASCOLTA Shirley Collins in “False True Lovers” 1959

la versione è solo un frammento e manca la parte iniziale in cui i mummers/soulers chiedono di essere accolti in casa


I
My clothing was once of a linsey-woolsey fine,
My mane it was sleek and my body it did shine.
But now I’m getting old and I’m going to decay,
Me master frowns upon me and thus they all do say, “Poor old horse.”
II
My living was once to the best of corn and hay
As ever grew in England, and that they all did say.
But now there’s no such comfort as I can find at all.
I’m forced to nab the short grass that grows against the wall,
“Poor old horse.”
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
I miei drappi erano un tempo di fine lino,
la mia criniera era lucida e il mio corpo era uno splendore,
ma ora mi sono fatto vecchio e discendo la china,
il mio padrone mi guarda male e così tutti dicono “Povero vecchio cavallo”.
II
Vivevo un tempo del miglior grano e fieno
che mai crescesse in Inghilterra così tutti dicevano.
Ma ora non riesco a trovare un simile conforto.
Sono costretto ad afferrare l’erba corta che cresce contro il muro “Povero vecchio cavallo”

ASCOLTA Kate Rusby in Sweet Bells 2008


I
We’ve got a poor old horse,
He’s standing at your door,
And if you’ll only let him in,
He’ll please you all I’m sure (x2)
II
Now that he’s grown old
And nature doth decay,
My master frowns upon him now,
These words I’ve heard him say (x2)
III
Now that he’s grown old
And scarcely can he crawl,
He’s forced to eat the coarsest grass
That grows against the wall (x2)
IV
This poor horse was once young,
And in his youthful prime
My master used to ride on him,
He thought him very fine (x2)
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Abbiamo un povero vecchio cavallo che sta alla vostra porta,
e se soltanto lo lascerete entrare,
vi ricompenserà di certo (1).
II
Adesso che è diventato vecchio,
nel suo naturale decadimento,
il mio padrone lo guarda male
e questo gli ho sentito dire:
III
“Ora che lui è invecchiato,
e a malapena si regge in piedi,
dovrà mangiare l’erba più ruvida
che cresce contro il muro”
IV
Questo povero cavallo una volta era giovane, e nel fulgore della sua giovinezza il mio padrone lo usava per cavalcare e pensava molto bene di lui

NOTE
1) nel verso si evidenzia il canto come canto di questua con rituale propiziatorio

La versione sea shanty  “Paying off the dead horse.

LA TRADIZIONE D’ESTATE

oldossOSS
Per le strade di Padstow, un piccolo porto di pescatori della Cornovaglia settentrionale sulla foce del fiume Camel ora a vocazione turistica ogni Calendimaggio è festeggiato con l’Obby Oss Festival (continua)

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/epona.html
http://paleopix.com/blog/2013/10/31/lair-bhan-and-the-mast-beast/
https://thefadingyear.wordpress.com/2016/10/26/origins-of-trick-or-treating/
https://www.omniglot.com/songs/bcc/marilwyd.php
http://www.folkwales.org.uk/arctd9a.html
http://hoodening.org.uk/hooden-horses.html
http://www.hoodening.org.uk/hoodening-history1.html http://paulbommer.blogspot.it/2010/12/advent-calendar-22nd-mari-lwyd.html http://www.museumwales.ac.uk/cy/279/
http://mainlynorfolk.info/shirley.collins/songs/pooroldhorse.html

PACE EGGING

L’usanza della questua delle uova in occasione della Pasqua era diffusa non solo in Piemonte (vedi), ma anche nelle Isole Britanniche, i questuanti cantavano nei villaggi per ricevere in cambio cibo (per l’appunto uova, ma anche birra speziata) o denaro e spesso si esibivano in una mummers’ play ossia in una rappresentazione drammatica più simile a una pantomima. I questuanti erano travestiti ed erano ricorrenti i personaggi come Lord Nelson o San Giorgio.
Oggi con “Pace Egg” si intendono le rappresentazioni drammatiche recuperate dalla tradizionale questua delle uova avanti come tema la rinascita: svolgono ancora in Inghilterra nel Lancashire e nel West Yorkshire.

PACE EGGING

Una Pace Egging song si è tramandata fino ai nostri giorni: i questuanti andavano di notte per le campagne a cantare accompagnandosi con qualche strumento musicale, ma soprattutto ci andavano travestiti; tra i travestimenti più comuni come quelli citati nella canzone l’ammiraglio Nelson, Lord Collingwood, e l’old Tosspot.

Ecco come si svolgeva la cerimonia a Midgley (West Yorkshire)
The black-faced male is traditionally known as the “Old Tosspot”. Other characters include the “Lady Gay”, the “Soldier Brave” and the “Noble Youth”. The Old Tosspot carried a long straw tail that had been stuffed full of pins. He would swing it wildly about, acting as though he were drunk, and wait for some poor unsuspecting fool to try and catch hold of the tail or be tapped by it, all in good humour, but also to encourage people to toss things into his basket. When the Pace-eggers received sufficient eggs or money in the basket, the group would temporarily stop and present a short play and dance. Usually an additional reward for the presentation would be given to the group by a member of the public, such as a glass of beer if performing outside a public house. Once the play was completed and everyone was satisfied, the group would proceed through the area until the entire village had been travelled. Normally the Pace-eggers would attract quite a large group of followers by the end of their promenade as each presentation was sure to be different and build upon the last (tratto da qui)

ASCOLTA The McCalmas


CHORUS
Here’s one two three jolly lads
all in one mind
We have come a pace egging
and we hope you’ll prove kind
And we hope you’ll prove kind
with your eggs and strong beer
And we’ll come no more nigh
you until the next year
I
The first that comes in
is Lord Nelson, you’ll see
With a bunch of blue ribbons
to tie round his knee
And a star on his breast
like silver does shine
I hope he remembers
it’s pace egging time
II
Well the next that comes in
it is Lord Collingwood(1)
And he’s fought with Lord Nelson
till he shed his blood
And he’s come from the sea
old England to view
He’s come a pace egging
with the whole of his crew
III
And the last(2) that comes in
is old Tosspot(3), you’ll see
He’s a valiant old man
and in every degree
He’s a valiant old man
and he wears a pigtail(4)
And all his delight is
a-drinking mulled ale
IV
Come ladies and gentlemen,
sit by the fire
Put your hands in your pockets
and give us our desire
Put your hands in your pockets
and treat us all right
If you give nought(5), we’ll take nought
farewell and goodnight
TRADUZIONE ITALIANO
CORO
Ecco un due tre  ragazzi allegri
tutti d’accordo,
siamo venuti per la questua delle uova di pasqua, e speriamo vi mostrerete generosi, che vi mostrerete generosi
con le uova e la birra forte
e noi non ritorneremo da voi per un’altra visita fino al prossimo anno.
I
Il primo ad arrivare
è Lord Nelson lo vedete
con una manciata di nastri blu
da annodare intorno alle ginocchia
e una stella sul petto che risplende come argento,
spero ricordi
che è il tempo delle uova di pasqua.
II
Quello successivo che procede
è Lord Collingwood
che combattè con Lord Nelson
fino a versare il suo sangue
ed egli viene dal mare
per vedere la vecchia Inghilterra.
E’ venuto per la questua delle uova
con tutto il suo equipaggio al completo
III
Per ultimo viene
il vecchio Tosspot
è un vecchio uomo valoroso
e dabbene
è un vecchio uomo valoroso
e porta il codino
e tutta la sua passione
è bere birra speziata
IV
Venite signore e signori
seduti accanto al fuoco
mettete una mano in tasca
e dateci quello che chiediamo,
mettete una mano in tasca
e trattateci bene
ma se non ci darete nulla, nulla prenderemo
addio e buona notte.

NOTE
1) Lord Collingwood: ammiraglio britannico, famoso per aver preso parte a fianco di Lord Nelson a numerose battaglie durante le guerre napoleoniche
2) Altre strofe dalla raccolta della famiglia Watersons introducono ulteriori personaggi:
The next that comes in is our Jolly Jack Tar
He sailed with Lord Nelson all through the last war
He’s arrived from the sea, old England to view
And he’s come a pace egging with our jovial crew
The next that comes in is old miser Brownbags
For fear of her money she wears her old rags
She’s gold and she’s silver all laid up in store
And she’s come a pace egging in hopes to get more
3) letteralmente “vecchio ubriacone”
4) pigtail è il termine colloquiale per indicare i capelli portati intrecciati in una o due lunghe code
5) qui manca la strofa delle maledizioni tipica invece delle questue delle uova

FONTI
http://terreceltiche.altervista.org/cante-jeuv-nel-basso-piemonte/
http://ontanomagico.altervista.org/equinozio-primavera.htm
http://ontanomagico.altervista.org/sangiorgio.htm
http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/paceeggingsong.html
https://afolksongaweek.wordpress.com/2013/03/29/week-84-pace-egging-song/
http://www.timetravel-britain.com/articles/history/pace-egging.shtml
http://mysongbook.de/msb/songs/p/paceeggi.html
http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=27721
https://en.wikipedia.org/wiki/Egg_tapping

IL CANTAR MAGGIO NEL BASSO PIEMONTE

Nei rituali di primavera del mondo contadino gruppi di questuanti musicisti andavano di casa in casa per cantare il Maggio, fermandosi nell’aia delle cascine: gli abitanti della casa offrivano da bere, mentre il coro intonava delle strofe, dedicate alla donna, al capo di casa, alle figlie giovani cui si augurava un felice matrimonio.

Caratteristica un tempo in tutto l’Astigiano, il Monferrato e le Langhe era la questua femminile del Cantè Magg, quando gruppi di ragazzine portavano in processione l’erburin (l’alberello) e/o una bambolina adornata con fiori: di casa in casa intonavano strofe che annunciavano il ritorno di maggio e in cambio dei doni (per lo più uova) ringraziavano con le strofe benaugurali. Alla regina del Maggio si univa anche un Re del Maggio e la coppia di bambini era detta gli “Sposini”: la Dea Fanciulla e l’Uomo Verde riuniti per rinnovare la vita e la fertilità della Terra. continua

La tradizione è consolidata anche in un  rito più spiccatamente pasquale quello  piemontese di CANTÈ  J’OV – CANTÈ J’EUV.
Il “cantare le uova” è una questua primaverile che affonda le radici nel territorio piemontese e in particolare quella terra storicamente appartenuta al dominio dei Marchesi del Monferrato.
Un tempo erano solo i giovani del paese, che di notte giravano tra le cascine chiedendo cibo, vino e anche dei  soldi con cui organizzare il pranzo del lunedì di Pasquetta. Era l’occasione  per fare scorpacciate di uova (simbolo di fertilità) e bisboccia, ma anche di cantare e suonare tanta musica!
Molte comunità mantengono ancora vive queste tradizioni  soprattutto nel Monferrato (geografico), nelle Langhe e nel Roero. Nel paese di Romagnese (PV), l’unico che ha conservato un ciclo pasquale nel territorio delle quattro province, la questua si svolge la sera del sabato Santo, influenzato dall’uso di “cantar le uova”  nell’alessandrino. continua

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LA QUESTUA DEL MAGGIO

Mentre la questua quaresimale delle uova era riservata ai giovanotti la questua del Maggio era prerogativa delle fanciulle.
La questua si svolgeva la mattina (o nel primo pomeriggio) del primo maggio: la Sposa di Maggio con le sue ancelle girava per il paese chiedendo le offerte (sia uova che danaro). L’usanza si è interrotta in molti paesi tra la prima e la seconda guerra mondiale ed è stata ripresa intorno agli anni 60-70.

Casal Cermelli (provincia di Alessandria) negli Anni 40-50 alle bambine si sono uniti anche i maschietti per portare il ramo fiorito di biancospino decorato con nastri e fiocchi, un uccellino di pezza e una bambolina.

ASCOLTA Tre Martelli in Giacu Trus 1985: Ben vena magg


Guardé cula fijeta(1)
cl’è an cima al arburen
Ca l’ha il scarpötti biònchi
ei cauzete a canaren(2)
RIT
Ben vena magg
e poi turna al meis ad Mağ
Guardé sur caminet
cha jie di carùzen(3)
da fej la riverenza
a sijura madamin
Padrouna padrouna
padrouna dir pulè
oh dami j ovi freschi
e i lendi ai lasa sté
Ben vena magg
e poi turna al meis ad Mağ
TRADUZIONE ITALIANO di Cattia Salto
Guardate quella fanciulla
in cima al ramo,
ha le scarpette bianche
e le calzette gialle
RITORNELLO
Ben venga Maggio
e poi ritorna il mese di Maggio, guardate sul camino
c’è della fuliggine
da fare i complimenti
alla signora.
Padrona,  padrona
padrona del pollaio,
dammi le uova fresche
e quelle vecchie lasciale stare.
Ben venga Maggio
e poi ritorna il mese di Maggio, 

NOTE
garlan-may-day1) si descrive una girlanda di un tralcio verde fiorito sorretta da un asta con al centro  una bella bambolina  con il vestito bianco da sposa.

Si tratta della “piccola Bride” la dea triplice celtica la fanciulla del grano confezionata dalle donne a Imbolc (il primo febbraio) con il grano avanzato dall’ultimo covone della mietitura dell’anno passato, ossia la giovane Fanciulla della Primavera, un forte simbolo di rinascita nel ciclo di morte-vita in cui si perpetua la Natura: nella bambolina si era trasferito lo spirito del grano che non moriva con la mietitura.
Le bamboline di Brigid venivano anche vestite con un abito bianco o decorate con pietre, nastri e fiori e portate in processione per tutto il paese passando di porta in porta affinchè ciascuno lasciasse un dono. continua
2) forse sta per canarin= canarino a indicare il tipico colore giallo-canarino
3) il termine si ritrova nel dialetto veneto

ASCOLTA Ariondassa


I
Entroma ant’ is palasi
che l’ è csi bel antrè
Ai dioma a la padrouna
c’ am lasa ‘n po’ canté
RITORNELLO
Magg, Magg, Magg,
turnirà la fin di Magg
Io sono Maggio
e sono il più bello
Fiorellin d’amor
che canta sul cappello
Uccellin d’amor
che canta sulla rama
Siura padrouna
padrouna dir pulé
c’ am daga j ovi freschi
e i lendi ai lasa sté
II
Chi cl’ é ‘sta bela fija(1)
c’ansima dl’ arburii
E cl’ à la vesta bianca
e ‘l scarpi d’ maruchii
III
E s’in voi nènt cröddi
che Mağ a l’è rivà
Sfacév da cùla fnèstra
ch’l’alber l’è piantà
TRADUZIONE ITALIANO
I
Entriamo in quel palazzo
che è così bello entrare
E domandiamo alla padrona
che ci lasci un po’ cantare RITORNELLO
Maggio, Maggio, Maggio,
tornerà la fine di Maggio.
Io sono Maggio
E sono il più bello,
fiorellino d’amore
che canta sul cappello.
Uccellino d’amore
che canta sul ramo.
Signora Padrona,
padrona del pollaio
ci dia le uova fresche
e quelle vecchie le lasci stare.
II
Chi è questa bella ragazza
sopra di quel albero
che ha il vestito bianco
e le scarpe di pelle fine.
III
E se non volete credere
che Maggio è arrivato
affacciatevi da quella finestra
che l’albero è piantato 

IL  CARLIN DI MAGGIO

QUATTRO PROVINCE
Il Carlin di maggio (personificazione del  Calendimaggio) passa di casa in casa con il suo gruppo di cantori e musicanti  per annunciare la venuta della Primavera, portare gli auguri di felicità/prosperità  e fare una questua.

Gh'é chi l'Carlin di maggio 
con l'erba e con la foglia,
 la rosa e la viola...

La zona in cui è diffusa questa tradizione è quella delle  Quattro Province – area omogenea per conformazione e cultura (Alessandria – Pavia – Piacenza – Genova) dove si cerca di preservare  il grande patrimonio di canti tradizionali della tradizione contadina.

Il rituale è ancora vivo sull’appennino pavese e piacentino a Marsaglia un paese nel comune di Corte Brugnatella (Pc) nella val Trebbia ha inizio la sera del 30  aprile, o meglio nel tardo pomeriggio, fino a notte fonda (le tre o le quattro del mattino)! La gente si raduna nella piazza del paese per formare  il corteo dei canterini e dei musicisti, seguiti a ruota dagli abitanti del paese (e dai foresti cioè quelli che vengono da fuori) e passa di casa in casa fino alle frazioni sparse e alle cascine più isolate. Un tempo questa brigata di allegri festanti era  composta esclusivamente dagli uomini, mentre le donne in attesa di maritarsi  stavano nelle case ad aspettare l’arrivo dei .. corteggiatori.

L’albero simbolo del Carlin non  è il biancospino (non ancora fiorito) ma il Maggiociondolo dai caratteristici fiori gialli ricascanti a grappolo e il giallo e il verde sono nel tempo diventati i colori dominanti  della festa, ricorrenti nei vestiti dei questuanti.

ASCOLTA Tendachent  (ex “La Ciapa Rusa” degli anni 80!) in Ori Pari 2000 (per inciso un ottimo cd) Traccia 5 Carlin di Maggio – Il  canto della zona è di tipo polifonico (ricorda i canti degli alpini per  intenderci). Alcune strofe richiamano la questua delle uova pasquale detta “La galina grisa“. (vedi)
Il Carlin  si annuncia portatore del maggio e con il chiasso prodotto, sveglia la  padrona di casa che va a prendere le uova e da anche da bere del buon vino ai  suonatori.
La frase finale dice:  “viva la chioccia con tutti i suoi  pulcini, muoia la volpe con tutti i suoi volpini” una specie di  invocazione alla prosperità come ringraziamento per le generose offerte della  padrona di casa!


«Gh’ê chì Carlin di maggio(1)
con l’erba e con la foglia,
la rosa e la viola.
(ritornello) bella venga il maggio…
O sentì a tramescà:
la padrona la s’ê levà (rit)
O sentì a mov a mov:
la padrona la pôrta i ov (rit.)
Mtè la scâla al cascinôt,(2)
trè sü i ov a vôtt a vôtt  (rit.)
Mtè la scâla alla cascina,(2)
trè sü i ov alla  ventina (rit.)
Maggio giocondo,
tu sei il più bel del mondo,
maggio di primavera!
Se non volete credere
che maggio l’è arrivato
affacciatevi al balcone.
I prati verdeggianti
per consolar gli amanti,
per consolar gli amanti.
Guarda gli uccelli
che van per la riviera,
maggio  di primavera.
Dentro questa casa
se gh’ê fiorì la fava(2)
ci sta una  donna brava,
dentro questo giardino
se gh’ê fiorì la rosa
ci sta  la mia morosa
La m’â fat vëd ona rôba scüra(3),
a m’â fat truvà pagüra.
Fateci del bene se ne potete fare,
non possiamo più cantare:
la luna passa i monti.
Tira fora u pisadù,
dà da beive  ai sunadù (rit.)
In pace vi troviamo,
in pace vi lasciamo,
vi diam  la buona sera
e ce ne andiamo via;
campa la ciossa
con tutti i pulastrin,
crepa la volpe
con tutti i suoi vulpin!»
TRADUZIONE ITALIANO
E’ arrivato il Carlin del Maggio
con l’erba e con la foglia,
la rosa e la viola.
(ritornello) bella venga il maggio…
Ho sentito il trambusto:
la padrona si è alzata.
Ho sentito i passi:
la padrona porta le uova.
Metti la scala al casotto,
e porta giù un bel po’ di uova
metti la scala alla cascina
e porta giù una ventina di uova.
Maggio gioioso,
tu sei il più bello del mondo,
maggio di primavera!
Se non volete credere
che maggio è arrivato
affacciatevi al balcone
I prati verdeggianti
per consolar gli amanti,
per consolar gli amanti.
Guarda gli uccelli
che vanno per le rive,
maggio  di primavera.
Dentro questa casa
è fiorita la fava
ci sta una  donna brava,
dentro questo giardino
è fiorita la rosa
c’è la mia fidanzata.
Mi ha fatto vedere una cosa scura
e mi ha fatto prendere paura.
Fateci del bene se ne potete fare,
non possiamo più cantare:
la luna passa i monti.
Tira fuori la bisaccia
e dai da bere ai suonatori.
In pace vi troviamo,
in pace vi lasciamo,
vi diamo  la buona sera
e ce ne andiamo via.
Viva la chioccia
con tutti i suoi  pulcini,
muoia la volpe
con tutti i suoi volpini

NOTE
Non è proprio il mio dialetto ma credo di essere riuscita a tradurre correttamente
1) il ramo fiorito di maggiociondolo
2) stesse strofe nel canto della “galina grisa”
3) ogni malizia è lecita nel pensare a cosa passa essere quella “cosa” nera!!

FONTI
http://www.prolococasalcermelli.it/plcc/cantar-maggio
http://www.sebastianus.org/wp-content/uploads/2014/04/Etnografia-5.pdf
http://www.appennino4p.it/marsaglia


APPROFONDIMENTO: Una disamina più panoramica della tradizione del Maggio

Nord Italia
Italia centrale
Italia del Sud

I RITI DEL MAGGIO: CANTARMAGGIO IN INGHILTERRA

Molte tradizioni del Maggio si sono conservate in varie parti d’Europa fino alle soglie del Novecento. Così anche in Inghilterra (come in Italia) la tradizione dei “Mayers” non è scomparsa; anche se si è drasticamente interrotta allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, è stata ripresa sporadicamente e mantenuta viva dai molti Mummers e Morris Dancers, fino ai nostri giorni.
In genere come da antica tradizione erano i giovanotti del paese ad andare nei boschi a raccogliere i rami del maggio, “going a-Maying“, e a portare il Maggio nel paese “the bringing home the May“, per lo più travestiti o con costumi stravaganti: c’erano una coppia di sposini e altre figure ancora più pittoresche dai nomi particolari a seconda del luogo e della tradizione, c’erano i bambini portavano la ghirlanda del maggio cantando in processione e facendo la questua e c’erano i musicisti che iniziavano a girare per le strade a metà aprile e fino alla sera del 30 aprile.

In Italia ad esempio le cronache del tempo riferibili alla Romagna (citato in)
…nella notte d’ingresso di tale mese, elettrizzandosi la gioventù, accorrono i giovani a cantare il maggio sotto le finestre delle loro favorite. Contemporaneamente si sentono torme di giovinette cantare canzoni ponendo sulle finestre ed alle loro porte rami di albero con fiori, come dire di avere piantato Maggio” (Placucci – 1818).
il primo giorno di maggio gli amanti prendono un ramo di acacia in fiore e vanno la mattina per tempo a piantarlo o presso l’uscio, o vicino ad una finestra dell’amata: alcune volte attaccano a questo ramo doni come spille, fazzoletti o altro. Poi cantano” (Bagli – 1885).

In Inghilterra la tradizione dei “mayers” non è scomparsa, anche se è oggi sporadicamente praticata, tuttavia per tutto l’Ottocento, sono documentati vari canti di questua primaverili risalenti alla tradizione popolare. Così nell’Ottocento i Mayers iniziavano a metà Aprile la loro questua primaverile cantando il Maggio di casa in casa, e terminavano la sera del 30 Aprile. Si trattava di un gruppetto di cinque o sei uomini che si accompagnavano nel canto con il violino o il flauto.

rasing_maypoleErano anche i bambini a girare per le strade, come per il Wassaling e il caroling natalizio anche in primavera i bambini andavano di casa in casa per la questua, cantando una serie di versi (imparati dalla mamma): portavano in processione la ghirlanda del maggio, una bambolina posta tra una corona di fiori e nastri appesa ad un’asta (vedi).

Nella questua primaverile non è espressamente indicato il wassail, perché quello che portavano i carollers erano rami del Maggio o aste decorate con ghirlande fiorite, di certo ricevevano monete e un po’ di cibo-bevande in cambio delle strofe benaugurali.
La cerimonia era detta “the bringing home the May” e l’andare nei boschi a raccogliere i rami “going a-Maying“. Nei secoli precedenti veniva eletta una “regina del Maggio” tra le fanciulle più belle del paese e i giovani si incontravano per danzare e cantare insieme intorno al Palo del Maggio.

Bringing Home the May, 1862, Henry Peach Robinson
Bringing Home the May, 1862, Henry Peach Robinson

Questi carollers erano l’eco delle allegre brigate che fin dal Medioevo facevano entrare il Maggio nelle case: prima dello spuntare del giorno di Calendimaggio i giovani del villaggio raccoglievano fiori di campo e rami di biancospino, entravano in paese: cantando e danzando, appendevano alle finestre i rami raccolti e donavano i fiori alle fanciulle più graziose. (continua).

I Mayers giravano sia durante la notte che durante il giorno ed avevano canzoni per la notte e canzoni per il giorno spesso sulla stessa melodia. Le Night songs erano cantate il 30 aprile per lasciare i rami di biancospino o più in generali i rami fioriti detti Maggio alle porte dei loro vicini con la richiesta di cibo e bevande. Le Day songs erano le canzoni del 1° Maggio quelle più propriamente di questua in cui si chiedevano delle monete in cambio delle canzoni benaugurali.

Martin Carthy così scrive nel 2006 sull’album “Holy Heathens and the Old Green Man”:There must be dozens of May Day songs from all over the country and the collector Fred Hamer had his own extensive collection, a selection of which was printed in the EFDSS journal* of 1961 along with an article on the subject. He says that a part of the ritual saw Mayers making their feelings known about particular individuals while they were doing their rounds. It was important for people to have the branch of May placed at their doors because a lack of it would certainly be seen as more than just a slight: but indeed it went further. A briar might be left to indicate a liar, and either elder or hemlock and stinging nettles for people of bad moral character; in all probability there were other examples as well. (* Journal of The English Folk Dance & Song Society)

C’erano soprattutto le canzoni, dette genericamente “May Day Song” o “May Day Carol” che prendono in prestito i versi le une dalle altre (e dalla tradizione del wassailing).

ARCHIVIO MAY DAY SONGS

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