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Terre Celtiche Blog

Ballo delle fondaccine, la questua del Merlo e il Falò d’Inverno

Il carnevale storico di Bibbiena

A Bibbiena (Arezzo, Toscana) l’ultimo giorno di Carnevale una comitiva di giovanotti del quartiere Fondaccio con nastri celesti e merli, vivi o morti, legati per le zampe al cappello facevano una questua rituale suonando il trescone (tipica musica toscana da ballo). Contemporaneamente anche la comitiva dei Piazzolini faceva la sua questua (per raccogliere cibo e vino per la festa) e alla fine i due gruppi si ritrovavano tutti nella Piazza Grande attorno alla fonte per cantare la canzone del Pomo Bello. Al rintocco della campana si spostavano nell’altra piazza detta Piazzolina (che divide i due rioni) dove già ardeva il Pomo Bello [nelle fonti viene descritto come un rogo appiccato alle fascine di ginepro, ma anche come un grosso ginepro piantato per l’occasione],  la festa continuava poi fra canti, balli ed abbondanti libagioni.

La cerimonia è ricca di arcaici rituali che accompagnano il risveglio della natura e scacciano il Gelo: la questua rituale per la propiziazione/condivisione dell’abbondanza (Chi meglio , maggiormente riceve, così la generosità delle offerte farà seguito ad un’annata agraria prospera); il merlo appeso al cappello mi ricorda il simulacro dello scricciolo portato in trionfo nel rituale pan-celtico di morte-rinascita, ma anche la tradizione cremonese-lodigiana dei giorni della merla. Il falò del bello pomo richiama i roghi propiziatori di Gennaio (con corollario di previsioni del tempo).
Tutte sfaccettature che incanalano il passaggio stagionale in una cerimonia ritualizzata per impetrare i favori (o scrutare le intenzioni) degli spiriti/dei verso la comunità.

Non ultimo anche la rivalità tra i due gruppi di giovani erano rituali di passaggio di una classe d’età all’altra, propri delle feste carnevalesche.

Caterina Bueno 1996
Aronne Dell’oro in Oxyacantha Sessions 2019

“.. nell’ultimo giorno di Carnevale due gruppi di suonatori erano soliti sfidarsi per le vie e le piazze del paese a raccogliere denari. Al termine della raccolta i gruppi si riunivano in Piazza Grande e davano avvio ai balli. La banda musicale raccolta presso la fonte, veniva circondata dalla folla che su un motivo uniforme si metteva a cantare alcune strofe di ballate molto conosciute. Nel frattempo, in un’altra piazza era stato organizzato un grande falò di ginepro, attorno al quale alcuni tra quanti giunti dalle campagne vicine, sempre assai numerosi, traevano gli auspici per la raccolta, dalla buona o la cattiva riuscita del falò.” (M. Colangeli)

Bibbiena, 4 Ottobre 1897.
ILL. MO SIGNORE
Esse (le Feste) hanno luogo l’ ultimo giorno di Carnevale in due piazze differenti del paese e in ore diverse: prima in Piazza Grande – o Piazza Pier Saccone Tarlati -, e qui la festa prende il nome di Bello Ballo; poi in Piazzolina (oggi Piazza Roma), ove chiamasi Bello Pomo.
Subito dopo pranzo, due gruppi di suonatori vanno girando per le vie del paese a raccogliere denaro: gli uni per il Bello Ballo, gli altri per il Bello Pomo, fermandosi sotto le finestre delle case signorili e di faccia alle porte dei negozi e chiedendo con suoni e con evviva il consueto regalo. Quando appare il padrone o il servitore ad offrire danaro o vino, ne è ringraziato con altri suoni e con nuovi battimani. La raccolta vien fatta dai due gruppi contemporaneamente, e quando è terminata, quelli del primo si adunano in Piazza Grande ed incominciano i canti, ai quali tien dietro il ballo. La fanfara, raccolta presso la fonte, è circondata dalla folla, che su di un motivo uniforme e monotono canta a squarciagola questa ballata.
“Eran le Fondaccine che han fatto un ballo..”
Terminati i canti, cominciano le danze sotto le logge della stessa piazza; fino a pochi lustri indietro, si ballava solo il trescone, caratteristico ballo toscano, in cui l’uomo sgambetta, si contorce, s’inginocchia dinanzi alla donna, la quale fa un solo movimento simile a quello delle donne napoletane quando ballano la tarantella; ma, ora si ballano di preferenza la polka e il valzer.
Alle tre precise il suono della campana della torre dell’antico castello, ora quasi interamente distrutto, annunzia che le baldorie del Bello Ballo debbono cessare, e la folla si riversa correndo sull’altra piazza, ove è eretto un grosso ginepro, già in preda alle fiamme, che s’ innalzano alte quasi quanto le case.
I contadini delle compagne vicine, che numerosi accorrono alla festa, traggono auspici per la raccolta della buona o cattiva riuscita del falò, e quando il ginepro brucia per intero, mostrano con applausi la loro gioia.
Quando le fiamme cessano e resta il solo tronco dell’ albero, questo viene abbattuto e fatto ardere a pezzi fino all’ultimo frammento sul luogo dove era stato innalzato.
Mentre ciò avviene coloro che sono andati pel paese a raccogliere regali fanno fra loro dei curiosi brindisi. Uno di essi tiene fra le mani un fiasco pieno di vino, e tutti insieme cantano così:
Evviva il vino,
Il vino della frasca
Che, colla tazza in mano,
Il mio compagno versa !
Compagno, dammela,
Come fanno i nostri amici,
Suonando le piffere,
Facendo cosi !
gli e gli e gli lallallerallera
gli e gli e gli lallallerallà.

Allora colui che ha bevuto ripete il canto, tenendo alto il fiasco, che poi offre ad un altro, e via di seguito; così che la festa spesso finisce con sbornie solenni.
Esistono in paese, o piuttosto, esistevano, perchè ormai sono ridotte in extremis una Società del ” Bello Ballo ” e una Società del ” Bello Pomo ,,. I membri di quest’ultima portano per distintivo un merlo vivo, legato per le zampe al nastro del cappello. Ogni anno dalla somma raccolta si toglie tanto da far recitare una messa per ogni socio morto nel corso dell’anno.
Anticamente, gli ascritti alla Società del ” Bello Ballo ” si chiamavano Piazzolini, e gli aggregati a quella del” Bello Pomo ” Fondaccini, perchè appartenenti ai due rioni di Piazza Grande e del Fondaccio.
Si racconta che era permesso ai Fondaccini di questuare nel rione di Piazza ed ai Piazzolini di raccogliere offerte nel Fondaccio; ma gli uni non potevano assistere alla festa degli altri. Al suono della campana dovevano subito cessare (come si fa anche ora) le danze del ” Bello Ballo ” e dopo guai a un piazzolino che fosse andato al ” Bello Pomo “! Non una volta sola sono avvenute risse sanguinose, sia per aver qualcuno trasgredito questa legge, sia per le rivalità che sovente divisero il paese in due partiti in lotta fra loro.

[Lettera del Dott. Giuseppe Jetta al Prof. Giovanni Giannini in Andrea Neroni, Bibbiena, Guida storica, artistica e commerciale- Arezzo, Viviani, 1928]

Piccolo Insieme di Livorno
su arrangiamento di Maurizio Manzon 1977

Carnevale di Bibbiena un testo di anonimo che risale al 1300

la canzone del Pomo Bello

“Eran le Fondaccine (1) che han fatto un ballo
bello ballo per amor
eran le Fondaccine che han fatto un ballo.
In mezzo di quel ballo c’è nato un pomo,
bello pomo per amor
in mezzo di quel ballo c’è nato un pomo.
Di là ne vien un uomo padron del pomo (2),
bello pomo per amor
di là ne viene un uomo padron del pomo.
Cavasi le scarpette s’alza nel pomo.
Bello pomo per amor.
Cavasi le scarpette s’alza nel pomo.
Sale di rama in rama fino alla cima,
bella cima per amor
sala di rama in rama fino alla cima.
Colse le tre ramelle delle più belle,
belle, belle per amor
colse le tre ramelle delle più belle.
A ognuno ne dié una salvo alla bruna,
bella bruna per amor
a ognuna ne dié una salvo alla bruna.
E benché son brunella son la più bella,
bella balla per amor
e benché son brunella son la più bella.” 
NOTE
1) cioè le abitanti del rione Fondaccio di Bibbiena
2) Il ‘padron del pomo’ è probabilmente Marco Tarlati che nel 1359 ebbe il dominio di Bibbiena

catasta del Bello Pomo a Bibbiena
dal sito http://www.carnevalestoricodibibbiena.it/

https://www.larecherche.it/testo.asp?Id=609&Tabella=Saggio
http://www.sbandieratoribibbiena.com/en/index.php/the-legend-of-la-mea/?id=44
http://www.carnevalestoricodibibbiena.it/i-protagonisti/

Pubblicato da Cattia Salto

Amministratore e folklorista di Terre Celtiche Blog. Ha iniziato a divulgare i suoi studi e ricerche sulla musica, le danze e le tradizioni d'Europa nel web, dapprima in maniera sporadica e poi sempre più sistematicamente sul finire del anni 90 tramite il sito dell'associazione L'ontano [ontanomagico.altervista.org]

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