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CRONAN CUALLAICH, CATTLE CROON

“Cronan Cuallaich” è una canzone in gaelico scozzese raccolta nell’isola di Benbecula (isole Ebridi) e trascritta anche da Alexander Carmicheal nel suo “Carmina Gadelica” Vol I # 105. “La canzone del mandriano” (in inglese “hearding croon”) è una preghiera di protezione, cantata al bestiame al pascolo per tenerlo tranquillo. La struttura però è quella della waulking song e come tale tramandata nelle isole Ebridi come canto delle lavoratrici del tweed.

Russet Highland Cattle, Uig Beach, Isle of Lewis. © J. Lynn Stapleton, 1st August 2013

La vacca delle Highland  ha un aspetto molto buffo, sembra quasi uno jak dell’Himalaya, è una razza bovina originaria dalla Scozia, nota anche come Hebridean breed, Hairy CooHeilan Coo o Kyloe. Di pelo lungo, folto e ispido, con corna fino a un metro e mezzo è docile di carattere, vive all’aperto tutto l’anno  e si ammala di rado. La sua particolare costituzione fisica è dovuta all’adattamento ai climi freddi e persino glaciali. Per quanto si consideri un’unica razza due sono i progenitori: uno di colore nero e di taglia più piccola, l’altro di colore rossastro e di taglia più grande. La razza è molto apprezzata per la sua carne (magra e senza colesterolo), ed è stata esportata in varie parti del mondo in America, Australia e Europa, in Italia la troviamo in Alto Adige, Veneto, Liguria e Lombardia.

ASCOLTA  Distant Oaks in “Gach Là agus Oidhche: Music of Carmina Gadelica” 2003 (su spotify) -Crònan Cuallaich

An crodh an diugh a dol imirig,
Hill-i-ruin is o h-ug o,
Ho ro la ill o,
Hill-i-ruin is o h-ug o,
Dol a dh’ itheadh feur na cille,
Hill-i-ruin is o h-ug o,
Am buachaille fein ann ’g an iomain,
Ho ro la ill o,
Hill-i-ruin is o h-ug o,
’G an cuallach, ’g an cuart, ’g an tilleadh,
Hill-i-ruin is o h-ug o,
Bride bhith-gheal bhi ’g am blighinn,
Hill-i-ruin is o h-ug o,
Muire mhin-gheal bhi ’g an glidheadh,
Hill-i-ruin is o h-ug o,
’S Iosa Criosda air chinn an slighe,
Iosa Criosda air chinn an slighe.
Hill-i-ruin is o h-ug o.

TRADUZIONE INGLESE
The cattle are today going a-flitting(1),/Going to eat the grass of the burial place,(2)
Their own herdsman there to tend them,/Tending them, fending them, turning them,
Be the gentle Bride(3) milking them,
Be the lovely Mary keeping them,
And Jesu Christ at the end of their journey.
traduzione italiano Cattia Salto
Le mucche sono fuggite(1)oggi
per andare a mangiare l’erba sul tumulo(2)
il loro guardiano è là a sorvegliarle
a sorvegliarle, difenderle e riportale.
Sarà la dolce Bride(3) a mungerle
sarà la bella Maria a prendersene cura
e ci sarà Gesù Cristo alla fine del loro viaggio

NOTE
1) “volate via”, “fuggite alla chetichella”
2) secondo la testimonianza di Marjory Kennedy-Fraser la località di riferimento è Grimnis (Griminish) in particolare una collina delle fate ovvero un tumulo sepolcrale
3) la dea Bride è sincreticamente accostata a Gesù Cristo e alla Vergine Maria. Inevitabile il richiamo alla Gruagach, la fanciulla del mare sorta di spirito guardiano della casa e del bestiame

LA VERSIONE INGLESE: UIST CATTLE CROON

La canzone è tra quelle raccolte da Marjory Kennedy-Fraser nel suo viaggio nelle isole Ebridi e confluita nel libro “Songs of the Hebrides”. La melodia è riportata anche da Frances Tolmie che la collezionò a Kilmaluagon nell’isola di Skye.
ASCOLTA Alison Pearce in Land of Hearts Desire – Songs of the Hebrides. La versione è quella “classica” (voce soprano e arpa) con l’arrangiamento di Kennedy-Fraser


I
Today the kye win to hill pasture,
Sweet the grass of cool hill pastures
Breedja(3) fair white be at their milking,
Lead the kye to the hill pastures
II
Today the kye “flit”(1) to hill pastures
There to graze on sweet hill grasses
Mary(3), gentle be at their keeping,
Keeping all out on hill pastures
traduzione italiano Cattia Salto
I
Oggi il bestiame andrà a pascolare sulla collina(2), dolce l’erba del fresco pascolo collinare, Bride(3) la luminosa le mungerà, conduce(i) il bestiame a pascolare sulla collina
II
Oggi il bestiame andrà segretamente(1) a pascolare sulla collina, là a pascolare sulla dolce erba della collina, sarà la bella Maria(3) a prendersene cura, a tenere tutti lontano dai pascoli sulla collina

NOTE
3) Bride e la vergine Maria sono confuse in un unica divinità protettrice, oppure in questa versione del rev Kenneth Macleod Mary è più prosaicamente una bella mandriana. Il compito di sorvegliare il bestiame nei pascoli era un tempo riservato per lo più a ragazzi e fanciulle.

Ed ecco l’effetto che queste antiche invocazioni fanno sul bestiame: il kulning di Jonna Jinton

FONTI
http://www.sacred-texts.com/neu/celt/cg1/cg1114.htm
http://ontanomagico.altervista.org/imbolc.htm
http://terreceltiche.altervista.org/gruagach-mhara-a-gruagach-or-a-selkie/
https://jlstapletonphotography.me/2013/08/

THE  BELTANE CHASE SONG: FITH FATH SONG

Il Fith Fath è un’incantesimo di occultamento o di trasmutazione. E’ riportato e descritto nel libro “Carmina Gadelica” di Alexander Carmicheal (vol II, 1900)
“Uomini e donne venivano resi invisibili o gli uomini venivano trasformati in cavalli, tori o cervi, mentre le donne venivano mutate in gatti, lepri o cerve. Queste trasformazioni erano talvolta volontarie, talvolta no. Il “fīth-fath” era particolarmente utile ai cacciatori, ai guerrieri ed ai viaggiatori, rendendoli invisibili o irriconoscibili ai nemici ed agli animali.” (traduzione del testo tratto da qui)

FATH fith
Ni mi ort,
Le Muire na frithe,
Le Bride na brot,
Bho chire, bho ruta,
Bho mhise, bho bhoc,
Bho shionn, ‘s bho mhac-tire,
Bho chrain, ‘s bho thorc,
Bho chu, ‘s bho chat,
Bho mhaghan masaich,
Bho chu fasaich,
Bho scan(1) foirir,
Bho bho, bho mharc,
Bho tharbh, bho earc,
Bho mhurn, bho mhac,
Bho iantaidh an adhar,
Bho shnagaidh na talmha,
Bho iasgaidh na mara,
‘S bho shiantaidh na gailbhe

Traduzione inglese
FATH fith(1)
Will I make on thee,
By Mary(2) of the augury,
By Bride(3) of the corslet,
From sheep, from ram,
From goat, from buck,
From fox, from wolf,
From sow, from boar,
From dog, from cat,
From hipped-bear,
From wilderness-dog,
From watchful ‘scan,’
From cow, from horse,
From bull, from heifer,
From daughter, from son,
From the birds of the air,
From the creeping things of the earth,
From the fishes of the sea,
From the imps of the storm.
Traduzione italiano
L’incanto del cervo(1)
farò su di te
per Danu (2) delle Profezie
per Bride (3) dalla Corazza,
da pecora, da ariete,
da capra, da caprone,
da volpe, da lupo,
da scrofa, da cinghiale,
da cane, da gatto,
da orso dai fianchi opimi,
da cane selvatico,
da vigile “esploratore‟ (4),
da mucca, da cavallo,
da toro, da giovenca,
da figlia, da figlio,
dagli uccelli dell‟aria, (5)
dalle creature che strisciano sulla terra
dai pesci del mare
dai folletti della tempesta

NOTE
1) letteralmente si traduce con “deer aspect”; in realtà con l’incantesimo è possibile mutare in una qualunque forma animale
2) Danu (o Anu) dea madre delle acque. Era il tempo del caos primordiale: aridi deserti e vulcani ribollenti, era il tempo del grande vuoto. Allora dal cielo oscuro un rivolo d’acqua cadde sulla terra e la vita cominciò a fiorire: dal suolo crebbe l’albero sacro e Danu (la dea Madre), l’acqua che scende dal cielo, lo nutrì. Dalla loro unione nacquero gli Dei..
Acque ipogeiche, grotte labirintiche, acque sorgive ma anche acque correnti dei fiumi furono i siti del culto preistorico e protostorico in tutta l’Europa. In particolare per i Keltoi Danu era il Danubio presso le cui sorgenti nacque la loro civiltà. continua
3) Il nome deriva dalla radice “breo” (fuoco): il fuoco della fucina del fabbro unito a quello dell’ispirazione artistica e dell’energia guaritrice. Conosciuta anche come Brighid, Brigit o Brigantia, è la dea del triplice fuoco, patrona dei fabbri, dei poeti e dei guaritori. Portava il soprannome di Belisama, la “Splendente” ed era una Dea Solare(presso i Celti e i Germani il Sole era femmina). A lei era dedicata la Festa di Fine Inverno che si celebrava nell’Europa celtica alle Calende di Febbraio. Era la festa di IMBOLC, la festa della purificazione dei campi e della casa a segnare il lento risveglio della Natura. continua
4) non ho idea di che animale sia un vigile esploratore
5) segue una invocazione dei tre regni, Nem (cielo), Talam (Terra) Muir (mare) e o se vogliamo mondo di sopra, di mezzo e di sotto

LA NEBBIA DI AVALON

Con l’invocazione si materializza una nebbia magica ovvero la nebbia di Avalon (o di Manannan), che funge da mezzo di trasporto verso l’Altromondo. La nebbia ha una duplice natura, di occultamento e di passaggio. Un’altra parola per “nebbia”, nell’irlandese delle origini, è féth fiadha che significa “l’arte di rassomigliare”. Sia gli dei che i druidi possono evocare la nebbia magica come mezzo di comunicazione tra i due mondi. La divinazione era quindi la féth fiadha.
La preghiera “Fath Fith” sembra proprio l’invocazione del cacciatore per occultarsi  dalle sue prede, ma era anche usata come forma di divinazione in un “luogo di soglia” per l’esperienza magica,  dello spazio come ad esempio la riva del fiume o il litorale del mare, il vano di una porta d’accesso all’edificio oppure un ponte. Oppure del tempo come l’alba e il tramonto che non sono nè giorno, nè notte o i giorni sacri che stanno a confine tra le stagioni.
Così facendo ci si trova in un luogo che è un non-luogo che alcuni chiamano il mondo opaco.

L’INCANTESIMO DELLA STREGA

Similmente Isobel Gowdie, processata per stregoneria nel 1662 in Scozia rivela ai suoi aguzzini la formula di un Fith Fath

I sall gae intil a haire,
Wi’ sorrow and sych and meikle care;
And I sall gae in the Devillis name,
Ay quhill I com hom againe.
in lepre entrerò
con dolore e grande affanno
e andrò nel nome del diavolo
finchè ritornerò un’altra volta nella mia forma

Molto è stato scritto sulle streghe, specialmente sulla grande caccia alle streghe che ebbe luogo sui due versanti della religione cristiana a un passo dal “Secolo dei Lumi” e non nell’oscuro medioevo.  Sintomo di un  cambiamento culturale che scuoterà le “certezze” della religione occidentale.  Streghe o fattucchiere (come stregoni e maghi) sono sempre esistiti, sono coloro che fanno uso della magia, che riescono a vedere oltre agli accidenti materiali e intraprendono un cammino di ricerca e di conoscenza (fuori e dentro di sè). Turpe e osceno è stato quello che cattolici e protestanti hanno fatto nella loro “lotta” per il potere, per annientare coloro che erano visti come una minaccia contro la Vera Fede: una sanguinosa lotta di religione che ha inasprito i confini della tolleranza.

THE  BELTANE CHASE SONG

Il testo è stato scritto da Paul Huson nel suo “Mastering   Witchcraft“- 1970 (pubblicato in lingua italiana dalla casa editrice Astrolabio con  l’infelice titolo Il dominio della magia nera) ispirandosi alla ballata scozzese “The Twa  Magicians” e all’incantesimo di Isobel Gowdie, processata per stregoneria nel 1662 in Scozia (anche in Robert Graves -La Dea Bianca). Caitlin Matthews nel 1978 ci aggiunse la melodia. Oggi il brano è considerato tradizionale.
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Nel testo della canzone si compie il ciclo stagionale delle trasmutazioni. Un rituale che doveva essere tipico a Beltane quando la Regina del Maggio ossia la Dea Fanciulla e il Re del Maggio, l’Uomo Verde si univano per   rinnovare la vita e la fertilità della Terra: nel medioveo i ragazzi vestiti di verde come elfi dei boschi si avventuravano nel greenwood (il bosco sacro), suonando un corno di modo che le ragazze potessero trovarli. Oppure si trasformavano in cacciatori e seguivano le trasmutazioni magiche con le loro prede.

ASCOLTA   Damh The Bard in Herne’s Apprentice – 2003

FITH FATH SONG
I
I shall go as a wren(1) in Spring
With sorrow and sighing on silent wing(2)
CHORUS I
I shall go in our Lady’s name
Aye till I come home again
II
Then we shall follow as falcons grey
And hunt thee cruelly for our prey
CHORUS II
And we shall go in our Horned God’s name(3)
Aye to fetch thee home again
III
Then I shall go as a mouse in May
Through fields by night and in cellars by day.
IV
Then we shall follow as black tom cats
And hunt thee through the fields and the vats.
V
Then I shall go as an Autumn hare
With sorrow and sighing and mickle care.
VI
Then we shall follow as swift greyhounds/ And dog thy steps with leaps and bounds
VII
Then I shall go as a Winter trout
With sorrow and sighing and mickle doubt.
VIII
Then we shall follow as otters swift
And bind thee fast so thou cans’t shift
Tradotto da Cattia Salto
I
Uno scricciolo (1) di primavera cavalcherò
con dolore e affanno sull’ali silenti (2)
Coro I
Mi trasformerò nel nome di nostra Signora, finchè ritornerò in me.
II
Così t’inseguiremo come falchi grigi
e ti cacceremo spietati come  nostra preda
Coro II
E ci trasformeremo  nel nome del Signore Cornuto (3)
per riportarti a casa.
III
Poi mi trasformerò in un topo di Maggio, per i campi di notte e nelle cantine di giorno.
IV
Allora ci trasformeremo in grossi gatti neri,
e ti daremo la caccia per i campi e le botti.
V
Poi mi trasformerò in lepre d’autunno
con dolore e affanno e grande tribolazione.
VI
Allora ci trasformeremo in rapidi levrieri e inseguiremo
le tue orme con grandi balzi.
VII
Poi mi trasformerò in  trota d’Inverno
con dolore e affanno e grande tribolazione.
VIII
Allora ci trasformeremo in lontre veloci
e t’incateneremo bene in modo che tu non possa mutare.

NOTE
1) Il nome gaelico “Druidh dhubh” si traduce come “druido degli uccelli” detto anche “passero di Bran” (il dio della profezia). Animale sacro la cui uccisione era considerata tabù e portatrice di sventura, ma non durante il tempo di Yule. Nel suo libro “La dea bianca”, Robert Graves spiega che nella tradizione celtica, la lotta tra le due parti dell’anno, è rappresentata dalla lotta tra il re-agrifoglio (o vischio), che rappresenta l’anno nascente e il re-quercia, che rappresenta l’anno morente. Al solstizio d’inverno il re-agrifoglio vince sul re-quercia, e viceversa per il solstizio d’estate. Nella tradizione orale, una variante di questa lotta è rappresentata dal pettirosso e lo scricciolo, nascosti tra le foglie dei due rispettivi alberi. Lo scricciolo rappresenta l’anno calante, il pettirosso l’anno nuovo e la morte dello scricciolo è un passaggio di morte-rinascita. continua
2) il mistero non può essere rivelato a parole: il percorso iniziatico viene compiuto e una volta compreso non si riesce ad esprimere.
3)  l’Horned God è un dio sincretico somma di antiche divinità rappresentate con le corna e simboli di fertilità e abbondanza (il Cernunnos celtico e le divinità greco-romane Pan e Dioniso). Secondo alcuni studiosi tale divinità era l’alternativa pagana del Dio cristiano, al quale coloro che restarono ancorati alle vecchie tradizioni continuarono a tributare venerazione, insomma il candidato ideale per la figura del Diavolo! Ma a mio parere è stato più il fanatismo cristiano ad appiattire e uniformare i culti tributati agli antichi dei in un unico culto diabolico.
L’idea del Dio Cornuto si sviluppò nei circoli  occultistici di Francia e Inghilterra nel XIX secolo e la sua prima raffigurazione moderna è quella di Eliphas Levi del 1855, fu però Margaret Murray nel The Witch-cult in Western Europe (Il culto delle streghe nell’Europa Occidentale, 1921) a costruire la tesi di un culto pagano unico sopravvissuto all’avvento del cristianesimo. Tale teoria non è però supportata da documentazioni  rigorose e di certo si può riscontrare la persistenza fino all’età moderna di culti o credenze presenti in varie parti d’Europa riconducibili alla religione verso gli Antichi Dei. Molte di tali credenze sono state assorbite nel Cristianesimo e infine combattute come diaboliche quando non si riusciva ad inglobarle nei nuovi culti.
Il Dio, secondo la tradizione Wicca, nasce al solstizio d’Inverno, sposa la Dea a Beltane e muore al Solstizio d’Estate essendo il principio maschile equivalente alla triplice Dea lunare che governa la vita e la morte.

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continua terza parte 

(Cattia Salto pubblicato aprile 2013 revisioni e integrazioni aprile 2016)

FONTI
“I misteri del druidismo” di Brenda Cathbad Myers
http://terreceltiche.altervista.org/beltane-love-chase/
http://www.sacred-texts.com/neu/celt/cg2/cg2014.htm
http://www.annwnfoundation.com/ians-blog/pwyll-pen-annwn-shapeshifting-and-the-fith-fath
http://www.devanavision.it/filodiretto/default.asp?id_pannello=2&id_news=6950&t=IL_DRUIDISMO
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=59312
http://www.ynis-afallach-tuath.com/public/print.php?sid=252

THA SEATHAN AN-DIUGH NA MHARBHAN

‘Seathan Mac Rìgh Eireann’ (John il figlio del Re d’Irlanda) è un canto molto antico, in origine un lamento funebre (Cumha Sheathain = Lament For Shehan) poi diventato una waulking song (vedi), largamente diffuso per le Highlands e le Isole della Scozia è ancora cantato anche se solo parzialmente nelle Isole Ebridi. Sebbene nel titolo ci si riferisca ad un figlio del re d’Irlanda il gaelico utilizzato è quello scozzese e non irlandese, gran parte del testo è stato trascritto nell’imponente opera di Alexander Carmicheal e occupa alcune pagine richiedendo un’ora intera  per arrivare fino alla fine.

GAELIC LAMENT

compiantoUna slow air particolarmente triste e malinconica  è la melodia di una commemorazione funebre, officiata nella tradizione celtica dalle donne, e cantata da dalle “prefiche” professioniste durante i riti di sepoltura. Tale ruolo era svolto in epoca Alto-Medievale dal bardo celtico ovvero  l’erede delle tecniche del canto proprie della tradizione sciamanica paleo-mesolitica, che secondo alcuni studiosi di antropologia era ampiamente praticata dalle popolazioni “europee”.
Tali lamenti sono spesso attribuiti alla moglie del guerriero morto eroicamente in battaglia e seguono un andamento tutto sommato già codificato e tradizionale, ad esempio nel mondo classico greco la donna esprime la preoccupazione per sé e soprattutto per il figlio unitamente al desiderio di morire, i ricordi del passato ma anche visioni del futuro.
Nella tradizione irlandese del caoineadh, la lamentazione funebre ritualizzata, rimasta praticamente immutata fino alla prima metà del secolo scorso, domina ” l’amarezza per la perdita, la celebrazione del valore del defunto, il desiderio di rivincita se la morte è ritenuta ingiusta o peggio causata ingiustamente. Ed è anche per questo che la Chiesa vedeva nel caoineadh una pericolosa forma di allontanamento dai precetti cristiani, tanto che, nel corso del XIX sec. la ricusa della Chiesa cattolica si avvicina a quella della Chiesa protestante.
La prefica è tanto il simbolo che l’agente attivo della transizione del defunto nell’Aldilà e della sua integrazione fra gli antenati. Lo fa attraverso la recitazione ritualizzata  della lamentazione. Si tratta di un rito di riconciliazione tra il defunto e la sua famiglia, ma anche tra il defunto e la comunità. Questa riconciliazione avviene attraverso l’espressione, in forma poetica, delle lodi per il defunto e del dolore per la sua perdita, ma anche del riconoscimento delle ingiustizie da lui subite e, quando le circostanze lo richiedono, della sua genealogia. Egli è in grado di sentirla e questo è un aspetto di non poca importanza poiché, nella tradizione irlandese, il defunto possiede la capacità di sentire fino al momento in cui il sacerdote non abbia gettato tre palate di terra sulla sua bara…
Il caoineadh, recitato come s’è detto da prefiche professionali, è spesso improvvisato nell’atto di recitarlo, ma l’improvvisazione avviene secondo una complessa tecnica codificata. Questa modalità non è dissimile dall’improvvisazione codificata nella musica classica indiana. In genere la lamentazione viene dedicata a un membro maschio della famiglia. Tuttavia, accanto alla parte improvvisata, v’è una consistente parte che viene memorizzata e tramandata oralmente. Questo richiede alla prefica, che molto spesso è illetterata e in genere appartiene ai ceti più bassi, eccezionali doti di improvvisazione poetica, ma anche di eccezionale memoria.
In occasioni più solenni, o di personaggi particolarmente importanti, le prefiche possono essere più d’una, ma una sola conduce e controlla l’esperienza della lamentazione, mentre le altre fanno da coro alla fine di ogni strofa, emettendo un suono gutturale: och, ochòn o ul-lu-lu, simile quindi al greco eleleu. Il metro rosc usato nel caoineadh è, come s’è detto, antichissimo ed è certo da ricollegarsi alla tradizione dell’eulogia propria dei filìd, i druidi poeti, o bardi, poiché, nella sua forma più nobile ed elevata, la poesia bardica e l’esercizio della parola erano strettamente interconnessi nel tipo di metro usato, al contenuto e alla circostanza. In antico infatti, era compito dei bardi di corte levare il compianto per il nobile capo, mentre successivamente a questa pratica si unisce e poi si sostituisce la figura della prefica. (tratto da qui)

Il canto, accompagnato dall’oscillazione ritmica del busto, ha un andamento quasi ipnotico che porta il cantore in uno stato di trance. Come già detto all’inizio del brano si conoscono molte versioni, più che altro sono frammenti tramandati tradizionalmente di un più ampio lamento funebre (di cui anticamente si contavano un centinaio di strofe o più).
Lo schema è quello tipico delle waulking song con il primo coro ripetuto seguito da un verso chiuso dal secondo coro. Il verso è ripreso nella seconda strofa in cui si introduce il secondo verso sempre intercalato ai due cori.

Molte sono le registrazioni sul campo raccolte nelle Isole Ebridi
Tha Seathan An-diugh na Mharbhan: http://www.tobarandualchais.co.uk/fullrecord/25880/1
Cumha Sheathain:
http://www.tobarandualchais.co.uk/fullrecord/94370/1
Seathan Mac Rìgh Èireann:
http://www.tobarandualchais.co.uk/fullrecord/21240/1
come pure le registrazioni da parte di musicisti professionisti o semi-professionisti

ASCOLTA su Spotify Catherine-Ann MacPhee: Seathan


Seisd 1: Hù rù o na hi òro
Tha Seathan an-diugh na mharbhan
Seisd 2: Na hi hò hùg òro
Sgeul as olc le luchd a leanmhainn
Sgeul is ait le luchd a shealga
Naidheachd a bha dhomhsa searbh dhe
‘S mairg thuirt riamh rium gum b’e bhean dhubhach mi
Bean bhochd chianail chràiteach dhubhach mi
Bean bhochd a thug spèis dha buidheann mi
Piuthar do Fhionn ‘s do Niall Buidhe mi
‘S minig a chuala ‘s nach do dh’innis e
Gu robh mo leannan-sa am Minginis
Nam bitheadh e sin, ‘s fhad o thigeadh e


ASCOLTA
su Spotify Maggie MacInnes
ASCOLTA Flora Mac Neil
in “Orain Floraidh”: Seathan Mac Rìgh Eireann
In her sleeve note Floraidh states that she acquired this song from the singing of a cousin of her mother’s, Mary Johnstone, and that Mary sang this as a lament. Floraidh also informs us that in Carmichael’s “Carmina Gadelica”, this song is listed as a waulking song. Floraidh sings it as a lament. Tender, intimate, it is a giant of a song that recollects the life joys of one who now mourns. (tratto da  qui)

Hu ru o na hi ho ro
Tha Seathan an diugh na mharabhan
Na hi ho, ho ro hug o ro o
Sgeul ’s olc le fearaibh Alba
Sgeul ’s aite le luchd an t-sealga
Bannsa Seathan a falbh Slèibhte
Mise lag ’s easan treubhach
Cota ruadh mu leth mo shlèisne
’S iomadh beinn is gleann a shuibhal sinn
Bha mi ’n Ile, bha mi ’n Uibhist leat
Bha mi ’n i na cailleacha dubha leat
Bha mi’n Sleibhte nam ban buidhe leat
Bha mi ’n Eirinn an Coig Mhumha leat
Dh’èist mi n’ Aifrionn ’s a Chill Chumha leat
Mac mo righ o Thir Chonaill thu
Seathan, Seathan mo ghille grèine,
Och dham dheòin gun do ghlachd an t-eug thu
Dh’fhàg siud mise dubhach deurach
Cha toirinn do lagh na Rìgh thu
Cha toirinn dhan chro naoimh thu
Cha gheitinn do Mhoire Mhìnn thu
Air eagal ’s an cailinn fhìnn thu

TRADUZIONE INGLESE
Seathan(1) today is dead
A sad tale to the men of Scotland
A sad tale to his followers
A joyous tale to his pursuer
I and Seathan crossing  mountain
I was weak but Seathan was strong
A russet coat around my thigh
Many a glen and ben we travelled
I was in Islay and in Uist with you
I was in Iona of the nuns(2) with you
I was in Sleat (3)of the yellow haired women with you
I was in Ireland in the Province of Munster with you
I heard Mass in Cill Chumha with you/You were son of the King of Tir Chonail(4)
Seathan my brightness of the sun
Woe is me that death has caught you
And that has left me sad and tearful
I would not give you to law or king
I would not give you to the Holy Rood (5)
I would not give you to the gentle Mary
For fear that I would lose you myself.
tradotto da Cattia Salto
John stanotte è morto
una triste notizia per gli scozzesi
una triste notizia per i suoi compagni, un’allegra notizia per il suo inseguitore. Io e John attraverso le montagne, ero stanca ma John era forte, una giubba rossa fino alla coscia, superammo più di una valle,
ero a Islay e Uist con te,
ero a Iona delle monache con te;
ero a Sleat delle donne bionde
con te
ero in Irlanda nella provincia del Munster con te,
ho sentito la messa a Cill Chumha con te;
eri il figlio del re di Tir Chonail,
John mio sole luminoso,
mio è il dolore da quanto la morte ti ha catturato, e mi ha lasciato triste e piangente, non vorrei darti al giudice o al re,
non vorrei darti alla Santa Croce
non vorrei darti alla dolce Maria,
perché temo di perderti

NOTE
1) Seathan (Eòin, Iain, Seon) nome proprio maschile equivalente a John, Ian
2) nell’isola di Iona si stabilì nel 1200 non solo un monastero maschile ma anche una comunità di suore agostiniane, le suore indossavano abiti neri che vennero chiamate in gaelico “cailleach Dhubh
3) isola di Skye
4) Tír Ċonaill = la Terra di Conall inglesizzato in Tyrconnell era un regno d’Irlanda (Nord-Ovest) rimasto indipendente fino al 1601 equivalente grosso modo alla contea del Donegal (anche se ben più vasto); il regno venne istituito nel V secolo da un figlio di Nial dei Nove Ostaggi (in inglese Niall of the Nine Hostages) e governato dal clan O’Donnell fino alla Fuga dei Conti
5) Holyrood Palace, fondato come monastero da Davide I nel 1128, è stato adibito a residenza principale dei sovrani di Scozia a far data dal XVI secolo. Il palazzo è ubicato ad Edimburgo alla fine del Royal Mile. (da Wikipedia)

 

Chuir M’athair Mise Dhan Taigh Charraideach (Skye Waulking Song)

Questo secondo titolo, una waulking song dell’Isola di Skye, si può considerare una parte del Cumha Sheathain, anche se il testo parla di una fuga d’amore..

ASCOLTA Joan Mackenzie

ASCOLTA ben tre versioni con Karen Matheson

Capercaillie in Nàdurra, 2000


Seisd 1 Hi ri huraibhi o ho
Chuir m’athair mise dha’n taigh charraideach
Seisd 2: O hi a bho ro hu o ho
‘N oidhche sin a rinn e bhanais dhomh
Gur truagh a Righ nach b’e m’fhalairidh
M’an do bhrist mo lamh an t-aran dhomh
M’an d’rinn mo sgian biadh a ghearradh dhomh
Sheathain chridhe nan sul socair
Tha do bhata nochd ‘s na portaibh
Och, ma tha, chaneil i socair
O nach roch(2) thu, ghaoil, na toiseach.


TRADUZIONE INGLESE
My father sent me to the house of sorrow(1)
that night he held my wedding for me
what a pity, O king, that it wasn’t my funeral party,
before my hand broke the bread for me
before the knife cut my food for me
beloved Seathen of my calm eyes
your boat tonight is in port
oh if it is it won’t be calm
Oh that you weren’t, my love, in her bow.

tradotto da Cattia Salto
Mio padre mi ha dato un grande dolore
quella notte che ha combinato il mio matrimonio per me. Che peccato o Re che non fosse la festa del mio funerale, prima che la mia mano spezzi il pane
e il coltello tagli il cibo per me,
amato John dagli occhi dolci,
la tua barca stanotte è nel porto,
se così è, non ci sarà requie,
se non ci sarai tu amore mio a prora

NOTE
1) house of sorrow è a volte l’eufemismo per indicare un bordello, in questo contesto il significato è: My father caused me great distress
2) Should be ‘robh’ not ‘roch’= Oh, weren’t you, love, the first and foremost

FONTI
Journal of the Folk-Song Society, 16 (1911) [The Frances Tolmie Collection], 207-208.
Songs of the Hebrides pubblicato da Marjory Kennedy-Fraser e Kenneth MacLeod.  Vol. 2.  London: Boosey and Co., 1917, pp. 73-79.
Carmina Gadelica.  Vol. 5.  pubblicato da Angus Matheson.  Edinburgh: Oliver and Boyd, 1954, pp. 60-83.
http://ontanomagico.altervista.org/sciamani.html#
http://www.continuitas.org/texts/benozzo_lachrymae.pdf http://www.educationscotland.gov.uk/scotlandssongs/primary/chuirmathairmisedhantaighcharraideach.asp http://www.educationscotland.gov.uk/scotlandssongs/primary/seathan.asp http://www.celticlyricscorner.net/macneil/seathan.htm http://carmichaelwatson.blogspot.it/2011/08/song-narrative-of-seathan-mac-righ.html http://www.folkmusic.net/htmfiles/inart592.htm http://www.apjpublications.co.uk/skye/poetry/anon6.htm
http://www.parametermagazine.org/seathan.htm

CRODH CHAILEIN

Adriaen_van_de_VeldeNell’economia rurale di un tempo mungere le mucche (come anche la preparazione del burro e del formaggio) era un’incombenza svolta dalle donne. Così la saggezza delle donne celte ha originato tutta una serie di canti di lavoro, che sono anche incantesimi  per far allontanare il malocchio e per calmare le mucche, in modo che la produzione del latte sia abbondante e benedetta. E’ risaputo che i folletti sono ghiotti di burro e di latte, e nel folklore si annoverano anche streghe e inquietanti animali come succhiatori di latte dalle intenzioni ostili, o determinati a far inacidire il latte, o a impedire la trasformazione della panna in burro!

I SIMBOLI DELLA DEA

La figura di una fanciulla che munge una mucca si ritrova scolpita sulle mura di molte chiese medievali, ed è una presenza molto antica in terra d’Irlanda, o più in generale lungo le coste d’ Europa: già nel megalitismo si trovano nomi come  The Cow and Calf attribuiti a particolari rocce. continua

MILKING SONG

Nel mondo contadino esistevano tutta una serie di preghiere e invocazioni, spesso in forma di canzoni, che facevano parte del bagaglio culturale risalente al tempo dei Druidi; questi Ortha nan Gaidheal, i Canti dei Gael ovviamente in gaelico scozzese, provengono dalla tradizione bardica sopravvissuta nella tradizione orale di un popolo, attraverso i secoli del Cristianesimo e nonostante l’egemonia culturale inglese, e sono stati raccolti e tradotti alla fine del 1800 da Alexander Carmichael (1832-1912), che li pubblicò nel suo libro “Carmina Gadelica”.

Crodh Chailein“, in inglese “Colin’s cattle”,  ( è classificata come una “milking song” e registrata sul campo da Alan Lomax  (South Uist)  negli anni 1950. E’ una milking song cioè una ninna-nanna sussurrata alle mucche per tenerle tranquille durante la mungitura, e per stimolarle magicamente nella produzione di tanto latte. Le mucche scozzesi sono così abituate a questo trattamento che non danno il latte se non le si canta una canzone!!
Ascoltiamo durante la mungitura tre canti in sequenza: “Crodh Chailein”, “Chiùinan Ghràidh” e “a’ Bhanarach Chiùin”

Ethel Bassin nel suo “The Old Songs of Skye: Frances Tolmie and her Circle” (1997) riporta due versi della canzone raccolta da Isabel Cameron dell’isola di Mull (Ebridi interne) insieme alla leggenda dell’origine della canzone riportata da Niall MacLeòid, “the Skye bard.”
Chi canta è la donna rapita dalle fate nel giorno delle sue nozze e costretta a rimanere nel loro regno per un anno e un giorno; e tuttavia ottiene il permesso di recarsi quotidianamente nella sua casa da sposata per mungere le mucche del marito di nome Colin: il marito può sentire il suo canto ma non riesce a vederla. Il bardo ci assicura che allo scadere del tempo la donna ritornerà dal marito umano! Il rapimento della sposa nel giorno delle sue nozze era una possibilità non poi così remota secondo le credenze del tempo e molti erano gli accorgimenti del giorno per tenere alla larga le fate! (continua).

Mary Mackellar scrive nel suo saggio ‘The Shieling: Its Traditions and Songs’ (Gaelic Society of Inverness 1889 qui) “Weird women of the fairy race were said to milk the deer on the mountain tops, charming them with songs composed to a fairy melody or “fonn-sith.”  One of these songs is said to be the famous “Crodh Chailein.”  I give the version I heard of it, and all the old people said the deer were the cows referred to as giving their milk so freely under the spell of enchantment. .. Highland cows are considered to have more character than the Lowland breeds, and when they get irritated or disappointed, they retain their milk for days.  This sweet melody sung – not by a stranger, but by the loving lips of her usual milkmaid – often soothes her into yielding her precious addition to the family supply.”

ASCOLTA così come raccolta sul campo nel 1968 sull’isola di Tiree (Ebridi interne)

ASCOLTA Between the Times “Crodh Chailein” testo in gaelico (tradotto in inglese) e spartito ne “The Elizabeth Ross Manuscript” (1812) probabilmente il più vecchio spartito della melodia collezionato al numero 1 (pag 81)
ASCOLTA Fuaran

GAELICO SCOZZESE (qui)
Seist (chorus)
Crodh Chailein mo chridhe
Crodh chailein mo ghaoil
Gu’n tugadh crodh Chailein
Dhomh bainn’ air an fhraoch
Gu’n tugadh crodh Chailein
Dhomh bainn’ air an raon
Gun chuman(1), gun bhuarach
Gun luaircean(2), gun laugh.
Gu’n tugadh crodh Chailein
Dhomh bainne gu leoir
Air mullach a’ mhonaidh
Gun duine ‘nar coir
Gu bheil sac air mo chridhe
’S tric snidh air mo ghruaidh
agus smuairean air m’aligne
Chum an cadal so bhuam
Cha chaidil, cha chaidil
cha chaidil mi uair
cha chaidil mi idir
gus an tig na bheil uam.
VERSIONE DI MARY MACKELLAR
Chrodh Chailein, mo chridhe,
Crodh Iain, mo ghaoil,
Gun tugadh crodh Chailein,
Am bainn’ air an fhraoch.
Gun chuman, gun bhuarach,
Gun lao’-cionn, gun laogh,
Gun ni air an domhan,
Ach monadh fodh fhraoch.
Crodh riabhach breac ballach,
Air dhath nan cearc-fraoicb,
Crodh ‘lionadh nan gogan
‘S a thogail nan laogh.
Fo ‘n dluth-bharrach uaine,
‘S mu fhuarain an raoin,
Gun tugadh crodh Chailein
Dhomh ‘m bainn’ air an fhraoch.
Crodh Chailein, mo chridhe,
‘S crodh Iain, mo ghaoil,
Gu h-uallach ‘s an eadar-thrath,
A beadradh ri ‘n laoigh
TRADUZIONE INGLESE
The cattle of Colin my dearest,
The cattle of Colin my love,
Colin’s cattle would give me milk
Upon the heather
Colin’s cattle would give me milk
Upon the field,
without a cogue(1), without a shackle,
without a luaircean(2), without a calf.
Colin’s cattle would give
plenty of milk to me,
on top of the moor
without anyone near us.
There is a weigh on my dart,
and often tears on my cheek,
And sorrow on my mind
That has kept sleep from me.
I will not sleep, I will not sleep,
I will not sleep an hour,
I will not sleep at all
until what I long for returns.
traduzione italiano di Cattia Salto
Le mucche di Colin, l’amore mio,
Le mucche di Colin, l’amore mio,
Le mucche di Colin daranno il latte
nella brughiera.
Le mucche di Colin daranno il latte
nel campo
senza bisogno di secchio, pastoie,
finto-vitello e vitello.
Le mucche di Colin daranno
per me un mucchio di latte
in cima alla brughiera
senza nessuno a starci intorno.
C’è un peso sul mio cuore
e spesso lacrime sulle mie gote
e sofferenza nella mia mente
che non mi lascia dormire.
Non dormirò,
nemmeno un’ora,
non dormirò affatto
finchè colui che amo non riavrò

NOTE
1) cogue = wooden vessel used for milking cows
2) luaircean = a substitute calf, an inanimate prop over which the skin of a milk cow’s deceased calf was draped, in order to console her with it’s scent, thus encouraging her to continue to produce milk

e siccome siamo nelle Highlands è inevitabile l’arrangiamento della melodia per cornamusa

continua

FONTI
http://www.ed.ac.uk/schools-departments/literatures-languages-cultures/celtic-scottish-studies/research-publications/publications/staff-pubs http://www.kidssongsmp3.twinkletrax.com/kids-song.php?c=C02T12&kids-song=O,%20Can%20Ye%20Sew%20Cushions http://www.apjpublications.co.uk/skye/poetry/collect21.htm http://scotsgaelicsong.wordpress.com/2014/03/18/scots-gaelic-song-crodh-chailein/ http://www.ed.ac.uk/polopoly_fs/1.100544!/fileManager/RossMS.pdf http://plover.net/~agarvin/faerie/Text/Music/54.html

THE WIFE OF USHER’S WELL

“La moglie del pozzo di Usher” è una ballata che parla di revenants ed è stata collezionata dal professor Child al #79: tre fratelli sono stati mandati dalla madre per mare e muoiono in un naufragio. Appresa la notizia la madre si dispera, maledice il vento e il mare e vorrebbe riavere i figli “in earthly flesh and blood“, (in carne e ossa). Nella notte di San Martino i tre figli ritornano a casa e stanno con lei solo per quella notte, perchè dovranno ritornare nel Mondo dei Morti non appena spunta l’alba. Mentre Child riporta solo tre versioni testuali, Bertrand H. Bronson nel suo “Traditional tunes of the Child ballads” (1959) ha rintracciato 58 melodie provenienti dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti.

Alcuni commentano la ballata affermando che la donna era una vecchia strega che, facendo ricorso alla magia, aveva riportato indietro dal regno dei morti i suoi figli in carne e ossa (morti viventi); ma questa interpretazione non tiene in debito conto due fattori: i canti tradizionali che vanno sotto il nome di Sea Invocation songs e il culto dei morti nella tradizione celtica.

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SEA SPELL

C’è una lunga tradizione di lamenti o incantesimi delle donne rivolte al mare: le donne dei pescatori rimaste a casa in attesa del ritorno dei loro mariti, figli, padri hanno elaborato una sorta di rituale collettivo – preghiera al mare che, nelle tristi occorrenze, diventava anche un lamento funebre. In questi canti c’è tutta l’antica forza che si attribuiva un tempo alle parole, la magia delle parole che si traduceva in suono e musica, così la forza degli elementi era imbrigliata e ricondotta alla volontà di un singolo (o dalla ancor più potente volontà di un coro di “sorelle”). Alcuni di questi antichi canti sono giunti fino a noi purtroppo in forma frammentaria e per lo più da remote isole semi-abbandonate spazzate dai venti e soggette ai capricci del mare (ad esempio “Geay Jeh’n Aer” dall’Isola di Man qui o “The Unst Boat Song” dalle Isole Shetland qui).

Un grande lavoro di raccolta è stato operato dallo studioso Alexander Carmichael (1832-1912) che nel suo “Carmina Gadelica” (qui) pubblicò quello che rimaneva della spiritualità e della tradizione celtica nelle Highlands.

SAMAHIN E IL CULTO DEGLI ANTENATI

I Celti non temevano la morte e i morti e credevano che essi ritornassero sulla terra in particolari momenti dell’anno: così alla festa di Samahin i vivi accoglievano i loro antenati e discendenti accendendo falò e fuochi e preparando del cibo e delle bevande per loro. L’antica usanza si è consolidata in molte tradizioni d’Europa ed era ancora una consuetudine contadina negli anni del secondo dopoguerra. Ormai della Festa dei Morti è rimasto il giro al cimitero per portare i fiori freschi sulle tombe (o sfoggiare il bouquet più bello) e la carnevalata di Halloween: una volta si lasciavano sulla tavola o alle finestre pane, patate o ceci bolliti, castagne lesse o arrostite, oppure la “minestra dei morti” (riso o orzo cotto nel latte) ma anche vino e sidro, latte o semplicemente l’acqua; le donne preparavano dei dolci speciali detti pan, ossa o fave dei morti per i bambini e i soulers i questuanti che andavano di casa in casa (continua). Il defunto ritornava in vita anche se solo per una notte, quella più magica dell’anno e veniva ringraziato e imbonito con delle offerte!

I nostri morti sono l’humus della terra in senso materiale e spirituale. Scrive la Bonnet: “Nelle società tradizionali, la ricchezza, la vita simbolizzata dall’imperativo “Crescete e moltiplicatevi” è dovuta ai morti. Questi defunti non hanno più una funzione evidente nella società dei visibili, poichè sono la controparte non visibile della forza vitale. I morti, i geni tutelari, vivono nelle viscere della terra, considerata come “nostra madre universale”. (J. Bonnet La terra delle donne e le sue magie, 1991) E’ come dire che sono i morti che nutrono i vivi, una verità sacrosanta perchè nulla muore mai veramente ma concorre al ciclo vita-morte-vita.

PRIMA VERSIONE

La ballata venne pubblicata per la prima volta da Sir Walter Scott (in Minstrelsy of the Scottish Border ed 1802), così come l’aveva sentita cantare da una vecchia di Kirkhill, (West Lothian, Broxburn)

Il narratore inizia a raccontare (con il tipico andamento delle ballate) la storia avvisando gli ascoltatori circa i personaggi coinvolti, la moglie del Pozzo di Usher e i suoi tre figli; i due testi presi in esame sono molto simili ed entrambi pieni di termini scozzesi, ma nel primo (Karine Polwart) ci avverte subito che la morte si è presa i tre ragazzi, nel secondo il narratore è meno esplicito. Così dopo la maledizione (o l’incantesimo) al mare (ci immaginiamo la donna che di fronte al mare si mette a cantare in gaelico una delle tante invocazioni tramandate di generazione in generazione da madre a figlia) si passa senza soluzione di continuità alla notte di San Martino quando i tre ragazzi ritornano a casa: da qui l’interpretazione che la vecchia (intesa come strega) abbia riportato in vita i figli. Più che un gesto negromantico a mio avviso è stato il dolore inconsolabile della vecchia madre per la perdita dei figli a riportali a casa, proprio nella magica notte di Samahin, il capodanno celtico.

C’è decisamente il gusto gotico per il macabro, temi cari all’ottocento come il sepolcro lacrimato e le apparizioni di fantasmi o di anime dannate in cerca di vendetta.

REVENANTS

In francese la parola revenant conserva un duplice significato quello primario è di «anima che torna dall’altro mondo sotto un’apparenza fisica», l’altro è «fantasma» «apparizione di un morto». Possiedono quindi una duplice natura e si presentano come entità corporee (con le stesse sembianze che avevano in vita o anche di qualche animale o sotto forma di scheletri) oppure incorporee come fantasmi.

Nel folklore europeo i revenats sono anime che mantengono la loro forma materiale, la personalità e i sentimenti di quando erano in vita. E’ una concezione materiale delle anime dei morti che si manifesta nelle credenze e usanze funerarie di buona parte d’Europa. I revenants sono per lo più anime in pena, compresi quanti son deceduti di morte violenta o accidentale (assassinati, annegati…) o richiamate dall’affetto dei vivi che li piangono troppo. In alcune tradizioni tuttavia i revenants sono anime dannate come i vampiri e i non-morti ovvero schiere infernali e demoniache.

ASCOLTA Karine Polwart in “Fairest Floo’er“, 2007
I
There lived a wife at Usher’s Well(1) And a wealthy wife was she She had three stout and stalwart sons And she sent them o’er the sea
II
Well, they hadna been a month frae her Not one month and a day When cauld(3), cauld death come o’er the land And he stole those boys away
III
She said, “I wish the wind would never mair blaw Nor fish swim in the flood ‘Til my three boys come hame tae me In earthly flesh and blood In earthly flesh and blood
IV
Well, it fell aboot the Martinmas time(7) When the nichts are lang(8) and mirk(9) The carlin(4) wife’s three boys come hame(9) And their hats were o’ the birk (11)
V
That neither grew in any wood Nor down by any wall But at the gates o’ paradise Aye, the birken tree grew tall…VII
Well, she has laid the table braid Wi’ bread and blood-red wine “Come eat and drink, my bonnie boys Come eat and drink o’ mine”
VIII
“Oh mither, bread we cannae eat Nor can we drink the wine For cauld, cauld death is lord of all And to him we must resign
IX(14)
For the green, green grass is at oor heads And the clay is at oor feet And how your tears come tumbling down To wet the winding sheet To wet the winding sheet”
X
Well, she has made the bed full braid She’s made it lang and deep She’s laid it all wi’ golden thread And she’s lulled those boys tae sleep
XI
Well, the cock, he hadna crowed but once Tae welcome in the day When the eldest tae the youngest says “Brother, we must away”…

XIII
For the cock does craw, the day does daw(15) And the chunnerin(16) worm does chide And if we’re missed out o’ oor place Then a sair(17) pain we maun bide(18)

ASCOLTA The Hare and the Moon
Versione “The Oxford Book of Enghlish Verse” (1900 Arthur Quiller-Couch e successive edizioni)I
There lived a wife at Usher’s Well(1), And a wealthy wife was she; She had three stout and stalwart sons, And sent them over the sea.
II
They hadna been a week from her, A week but barely ane(2), Whan word came to the carline(4) wife, That her three sons were gane.
III
I wish the wind may never cease, Nor fashes(5) in the flood(6), Till my three sons come hame to me, In earthly flesh and blood.”
IV
It befell about the Martinmass(7), When nights are long and mirk,(9) The carlin wife’s three sons came hame,(10) And their hats were o the birk.(11)
V
It neither grew in syke(12) nor ditch, Nor yet in ony sheugh;(13) But at the gates o Paradise, That birk grew fair enough
VI
“Blow up the fire my maidens, Bring water from the well; For a’ my house shall feast this night, Since my three sons are well.” …

X
And she has made to them a bed, She’s made it large and wide, And she’s taen her mantle her about, Sat down at the bed-side.
XI
Up then crew the red, red, cock, And up the crew the gray; The eldest to the youngest said, ‘Tis time we were away.
XII
The cock he hadna crawed but once, And clappd his wings at a’, When the youngest to the eldest said, Brother, we must awa.
XIII
The cock doth craw, the day both daw(15), The cahannerin(16) worm doth chide; Gin we be mist out o our place, A sair(17) pain we maun bide.(18)
XIV(19) ‘Lie still, lie still but a little wee while, Lie still but if we may; Gin my mother should miss us when she wakes, She’ll go mad ere it be day.’
XV
“Fare ye weel, my mother dear! Fareweel to barn and byre!(20) And fare ye weel, the bonny lass That kindles my mother’s fire!”

 

NOTE
1) usher’s well= non corrisponde a una località precisamente individuabile, alcuni vedono nel pozzo la prefigurazione di un passaggio tra la terra dei viventi e la terra dei morti, una sorta di calderone magico
2) ane=one
3) could= cold, tuttavia in italiano l’espressione più usata è morte crudele (nel senso di insensibile e quindi priva di sentimenti= fredda)
4) carline=old woman; ma anche nel senso di “old hag”. Anche il termine “wife” è da intendere nel significato di “old woman”
5) la vecchia lancia un incantesimo o manda una maledizione al mare affinchè nessun altra nave possa più fare naufragio: così ordina al vento di non soffiare più e al mare di non agitarsi più; alcuni trasformano l’originario fashes o flashes (tumults, troubles, storms) in fishes di modo che la frase diventa “né pesci nuotare nel mare” frase che conserva comunque il suo significato nel contesto e anzi ci dice qualcosa di più sul motivo per cui i suoi ragazzi erano andati per mare: come pescatori
6) flood = sea
7) Martinmas=11 novembre è la festa di San Martino. Una volta quando il computo del tempo si faceva su base lunare la celebrazione di Samahin oscillava da fine ottobre e per tutta la cosiddetta “estate di San Martino“. Tanto durava il Capodanno celtico così a San Martino si chiude l’annata agricola e se ne apre un’altra: si pagano (si rinnovano o si concludono) i contratti d’affitto, e si fanno i traslochi se bisogna lasciare la casa avuta in mezzadria o il lavoro non più rinnovato.
8) Lang= long
9) mirk=dark
10) hame= home
11) birk = birch. La betulla è cresciuta presso le porte del paradiso e allude alla sepoltura (anche se tecnicamente i fratelli sono morti annegati e quindi morti insepolti)
12) syke = trench ms anche brook
13) sheugh = furrow ma anche ditch. Si riferisce ad un ambiente coltivato e recintato come un orto o giardino oppure all’argine di un fossato
14) la strofa non è presente nel “The Oxford Book of Enghlish Verse” e nemmeno nei testi riportati dal professor Child, fa parte invece delle seconda versione “all’americana”, probabilmente ha citato la strofa in Joan Baez
15) daw = dawn. Il canto del gallo avvisa che il sole sta per sorgere, la magica notte di Samahin è finita e i revenants devono ritornare nel loro mondo
16) channerin = grumbling, gnawing; l’immagine dei vermi che brontolano è piuttosto buffa
17) sair= sore, A sair pain we maun bide: We must expect sore pain. Si dice che se il revenant non ritorna nell’Altro Mondo lo attende una grande pena. Il concetto è passato ovviamente sotto la visione cattolica del mondo dei morti: i revenants non sono delle anime dannate quanto piuttosto delle anime penitenti ovvero anime del purgatorio che devono scontare una pena (che sarà più lunga o peggiore se non rientrano sottoterra al canto del gallo) Sono tuttavia delle anime buone che hanno conservato il desiderio di ritornare al loro ambiente famigliare o costrette a tornare per portare a termine qualcosa di incompiuto durante la vita o per chiedere dei suffragi.
18) maun bide = must endure.
19) questa strofa de “The Oxford Book of Enghlish Verse” è omessa dai The Hare and the Moon
20) byre = cow shed

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO (unendo tutti le strofe da I a XV)

Una vecchia viveva al Pozzo di Usher ed era ricca e aveva tre figli forti e valorosi e li mandò per mare. Non era nemmeno passato un mese (una settimana) che la morte crudele passò sulla terra e li portò via (quando arrivò voce alla vecchia che i suoi tre figli erano andati). Lei disse “Vorrei che il vento non potesse più soffiare e nessun pesce nuotare nel mare (e che il mare non potesse più agitarsi) fino a quando i miei tre ragazzi non ritorneranno da me in carne e ossa”.

usherVenne il tempo di San Martino quando le notti sono lunghe e nere e i ragazzi della vecchia ritornarono a casa e i loro cappelli erano di betulla. La betulla non crebbe in un bosco e nemmeno accanto alle mura (di un castello) ma alle porte del paradiso e crebbe alta. “Alzate la fiamma mie ancelle e portate l’acqua dal pozzo, perchè tutta la mia casa farà festa questa notte che i miei tre figli stanno bene”. Allora mise la tovaglia e il pane e il vino rosso come sangue “Venite a mangiare e a bere miei bei ragazzi, venite a mangiare e a bere con me” “O madre, non possiamo mangiare pane né bere vino, perchè la fredda morte è signora di tutto e a lei ci dobbiamo sottomettere”. “Abbiamo l’erba verde sulle nostre teste e la terra ai nostri piedi e come le tue lacrime cadono giù vanno a bagnare il sudario” Lei ha preparato il letto l’ha fatto in lungo e in largo e si avvolse in uno scialle dorata (mantello) e cullò quei ragazzi per farli dormire (e si sedette al fianco del letto).

Poi il gallo non cantò che una volta per salutare il giorno (Cantò il gallo rosso e poi il gallo grigio) quando il più grande disse al più giovane “Fratello dobbiamo andare” Il gallo non cantò che una volta e sbattè le sue ali insieme quando il più giovane disse al più vecchio “Fratello dobbiamo andare” “il gallo canta e l’alba è vicina è il verme si lamenta e se non ritorniamo al nostro posto dovremo aspettarci un grande dolore”. “Restiamo ancora, restiamo ancora per un momento, restiamo ancora un poco se possiamo, se la mamma non ci trovasse quando si sveglia sul far del giorno potrebbe impazzire” “Addio madre cara! Addio al fienile e alla stalla! E addio a te bella ragazza che accendete il fuoco di mia madre”

FONTI
http://alungkama.blogspot.it/2011/04/paraphare-of-wife-of-ushers-wife.html
http://freepages.genealogy.rootsweb.ancestry.com/ ~usher/ushersct/html/ushers_well.htm http://walterscott.eu/education/files/2013/02/Interpretative-Notes-to-The-Wife-of-Ushers-Well.pdf http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/thewifeofusherswell.html http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=20497 http://www.barbelith.com/topic/11088

continua seconda parte