THE TWO TREES

William Butler Yeats scrisse la poesia “The Two Trees” nel 1892 e la dedicò a Maud Gonne, la bella attrice, femminista e rivoluzionaria che aveva donato il suo cuore all’Irlanda. La donna non ne volle mai sapere di sposarsi con Yeats, ma lui la prese come sua musa ispiratrice e l’amò per tutta la vita. (continua)

La poesia è stata messa in musica nel secolo successivo dalla canadese Loreena MacKennitt (cantante, arpista, compositrice), una poesia esoterica che parla d’amore, un amore cosmico sospeso tra terra e cielo.
Alla ricerca di un quadro che affrontasse tematiche simili mi è venuto subito in mente il parallelo con “L’albero della vita” di Gustav Klimt che il pittore sviluppò  per la residenza di Bruxelles dell’industriale Adolphe Stoclet. Un dipinto-mosaico di marmi, pietre dure, maioliche e corallo.

Gustav Klimt: L’albero della vita, 1905

Nella poesia di Yeats due alberi si contrappongono uno il duale dell’altro: l’albero della vita e l’albero della morte e il poeta esorta la donna amata ad abbandonarsi all’amore (per lui) simboleggiato da un albero santo.

L’ALBERO DELLA VITA

All’epoca Yeats faceva parte del Golden Dawn (l’Ordine Ermetico dell’Alba Dorata), una società segreta inglese magico-iniziatica di ispirazione rosacrociana, sicchè viene da pensare al primo albero come l’albero sefirotico con le sue dieci sfere, che nasce nel cuore, centro della spiritualità umana :  è l’albero cosmico della creazione che contiene i quattro elementi formativi, il fuoco simboleggiato dalle stelle, la terra richiamata dalle radici, l’aria simboleggiata dalla chioma frondosa e l’acqua ovvero le onde; il secondo è l’albero della morte, l’immagine distorta del primo, sterile e desolato dove di posano i corvi in attesa del macabro banchetto (e guarda caso anche nella raffigurazione di Klimt sui rami dell’albero troviamo un grosso uccello nero).
Il riferimento più che al cristianesimo è al misticismo rabbinico (mito della cabala) con Sephiroth (il bene, le sfere dimensionali dell’albero della vita, la cui manifestazione viene percepita dall’uomo come Astri nel Cielo – e gli Angeli) contrapposto a Qliphoth (il riflesso del male).
Ma il ragionamento filosofico da seguire è lungo e complesso diciamo da “iniziati”, quello che invece è più immediato nella poesia è il concetto di dualità della natura umana: l’uomo può scegliere di guardare dentro di sé (alla fetta di paradiso che ha nel cuore) invece che di abbandonarsi ai tormenti della mente.
Dal punto di vista stilistico si può affermare che l’amata Maud viene descritta similmente con i termini con cui Dante Alighieri descrive la sua Beatrice nel Paradiso, specchio dell’immagine di donna angelicata raffigurata in quegli anni nei quadri dei preraffaelliti.

Nel cuore della donna nasce un albero sacro e mentre scuote la sua chioma una musica armoniosa si spande fino al cuore del poeta e lo ispira a scrivere la sua canzone. Il secondo albero è invece il riflesso distorto dell’amore non corrisposto.

LA CANZONE: THE TWO TREES

Loreena McKennitt ci mise la musica nel 1994 per l’uscita dell’album “The Mask and the Mirror“, il brano della lunghezza di 9 minuti circa è introdotto da una melodia dal titolo, Ce He Mise Le Ulaingt? composta e suonata da Patrick Hutchinson con la cornamusa irlandese (uillean pipe). Il titolo Cé hé mise le fulaingt  (‘ulaingt’ = ‘fulaingt’) è una sorta di citazione biblica Who am I to suffer  (tradotto anche come who am I to bear it) vedi

 

I
BELOVED(1), gaze in thine own heart,
The holy tree is growing there;
From joy the holy branches start,
And all the trembling flowers they bear.
The changing colours of its fruit
Have dowered the stars with metry light;
The surety of its hidden root
Has planted quiet in the night;
The shaking of its leafy head
Has given the waves their melody,
And made my lips and music wed,
Murmuring a wizard song for thee.
There the Joves a circle go,
The flaming circle of our days,
Gyring(2), spiring to and fro
In those great ignorant leafy ways;
Remembering all that shaken hair
And how the winged sandals dart,
Thine eyes grow full of tender care:
Beloved, gaze in thine own heart.
II
Gaze no more in the bitter glass
The demons, with their subtle guile.
Lift up before us when they pass,
Or only gaze a little while;
For there a fatal image grows
That the stormy night receives,
Roots half hidden under snows,
Broken boughs and blackened leaves.
For ill things turn to barrenness
In the dim glass the demons hold,
The glass of outer weariness(3),
Made when God slept(4) in times of old.
There, through the broken branches, go
The ravens of unresting thought;
Flying, crying, to and fro,
Cruel claw and hungry throat,
Or else they stand and sniff the wind,
And shake their ragged wings; alas!
Thy tender eyes grow all unkind:
Gaze no more in the bitter glass.
III (4)
Beloved, gaze in thine own heart,
The holy tree is growing there;
From joy the holy branches start,
And all the trembling flowers they bear.
Remembering all that shaken hair
And how the winged sandals dart,
Thine eyes grow full of tender care;
Beloved, gaze in thine own heart.

VERSIONE ITALIANA di Marianna Piani (da qui)
I
Amore(1), guarda dentro il tuo cuore,
l’albero santo è lì che sta fiorendo;
dalla gioia i santi rami si partono,
e tutti i frementi fiori che essi sostengono.
I color cangianti dei suoi frutti
hanno adornato le stelle con luce serena;
la saldezza delle sue radici profonde
ha radicato la quiete nella notte;
il cullare della sua chioma frondosa
ha donato alle onde la loro melodia,
e le mie labbra ne sposarono l’armonia
nel mormorare per te un magico canto.
Là vanno gli amori danzando,
nel giro fiammante dei nostri giorni,
vorticando(2), turbinando qui e là
nei vasti incoscienti viali coperti di foglie;
rammentando quella gran chioma agitata dal vento
e come sfrecciano i sandali alati
i tuoi occhi si colmano di tenerezza:
guarda, guarda dentro il tuo cuore, amore mio.
II
Non guardare più nello specchio amaro
che i demoni, con la loro sottile scaltrezza
ci pongono di fronte, passando,
o almeno lanciaci appena uno sguardo;
poiché vi si forma un’immagine fatale
che raccoglie la notte di tempesta,
radici seminascoste nella neve,
rami spezzati, foglie annerite.
Poiché ogni cosa sterile diviene
in quello specchio opaco che i demoni reggono,
specchio dell’espressa stanchezza(3),
creato mentre Dio riposava(4) nel suo tempo senile.
Là, tra i rami spezzati, passano i corvi
del pensiero senza requie;
volando, gridando, qui e là,
con i loro artigli crudeli e la gola vorace,
oppure rimangono immobili a fiutare il vento,
e scuotono le loro ali cenciose, ahimè!
I tuoi teneri occhi perdono la loro dolcezza:
no, non guardare più in quello specchio amaro.
III
Amore, guarda dentro il tuo cuore,
l’albero santo è lì che sta fiorendo;
dalla gioia i santi rami si partono,
e tutti i frementi fiori che essi sostengono,
rammentando quella gran chioma agitata dal vento
e come sfrecciano i sandali alati
i tuoi occhi si colmano di tenerezza:
guarda, guarda dentro il tuo cuore, amore mio.

NOTE
1) è il poeta che si rivolge alla donna amata ma è anche Loreena che canta per il suo amore che morirà tragicamente in un incidente qualche anno dopo : la canzone diventa quasi profetica
2) l’immagine sviluppata da Yeats dei “gyres” è quella di due coni interdipendenti ma contrapposti che ruotano l’apice dell’uno in contatto con il punto centrale della base dell’altro. La visone venne elaborata in un libro dal titolo “A Vision”, in cui Yeats spiega i mutamenti della personalità umana, l’avvicendarsi della storia e la trasformazione dell’anima dopo la morte.
Mi piace quest’immagine di pulsazione degli opposti in cui due vortici accoppiati, ovvero dei coni rotanti interpenetranti, girano in direzioni opposte e si annullano uno nell’altro. “per me tutte le cose sono costituite dal conflitto fra due stati di coscienza, fra due esseri o persone che reciprocamente muoiono l’uno la vita dell’altro, e vivono l’uno la morte dell’altro. Ciò vale anche per la vita e per la morte. Due coni o vortici, l’apice dell’uno nella base dell’altro” (Yeats in “A vision”).
3) weariness nel senso sia di stanchezza che di consapevolezza
4) quando Dio si addormentò il Diavolo forgiò lo specchio ovvero l’albero della conoscenza: così la perdita dell’innocenza fu il libero arbitrio dell’uomo (il peccato). Secondo William Blake Albione è simbolo archetipo della creatività, esistenza immaginativa, libertà spirituale: l’albero della vita è il simbolo della forza immaginativa e sessuale, mentre l’albero della conoscenza rappresenta il sapere razionalistico proprio di Urizen (il Dio bibblico). Qui ci troviamo filosoficamente parlando all’inverso dell’illuminismo: se il sonno della ragione genera mostri, per Yeats/Blake è invece il pensiero che occulta la verità-fede. Che è poi il pensiero gnostico “ Se voi conoscerete la Verità, la Verità vi farà Liberi. L’Ignoranza è uno schiavo, la Conoscenza è libertà. Se noi riconosceremo la Verità, ritroveremo i Futti della Verità in noi stessi. Se ci uniremo con essa, essa produrrà il nostro perfezionamento (Vangelo di Filippo, Vers. 123). Ma contrariamente al binomio sesso-peccato stigmatizzato dal cristianesimo (l’albero della conoscenza è il peccato carnale, il diavolo tenta l’uomo con i piaceri della carne e della materia) per Blake la sessualità è positiva perchè libera la energie creative dell’uomo.
4) Loreena aggiunge un’interpolazione finale

William Blake La danza di Albione, 1795
William Blake La danza di Albione, 1795

FONTI
http://www.gustav-klimt.com/The-Tree-Of-Life.jsp
http://www.didatticarte.it/Blog/?p=1708
http://www.yeatsvision.com/
https://rosariomariocapalbo.wordpress.com/2011/06/18/william-butler-yeats/
http://dublinoapiedi.com/2516/la-storia-damore-tra-maud-gonne-e-w-b-yeats/
http://www.independent.co.uk/arts-entertainment/art/great-works/great-works-the-dance-of-albion-circa-1795-william-blake-1965101.html
http://www.unigalatina.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2468

2 pensieri su “THE TWO TREES”

  1. Correttamente essenziale ed esplicitamente divulgativo . Apprezzo molto il concatenarsi degli argomenti , per ritrovasi
    con un quadro completo sul tema trattato.

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