Crea sito
Terre Celtiche Blog

The Rambling Blade ovvero il Ladro Gentiluomo nelle ballate irlando-scozzesi

Della serie, giovane, bello e maledetto, la canzone del Bandito che sta per finire sulla forca, si colloca all’interno dei molti Farewell o Testamenti dei condannati a morte che esercitavano l’“onorata” professione dei banditi di strada (outlaw), ma di un tipo speciale, quella dei gentiluomini alla Robin Hood. Invece di maneggiare arco e delle frecce erano abili spadaccini (roving blade), provetti cavallerizzi e anche abili “pistoleri” -tecnologia del tempo permettendo!

Ma il bandito gentiluomo e la sua aura “eroica” o quantomeno il suo fascino, viene da lontano e già nel Decamerone di Boccaccio abbiamo la figura di Ghino di Tacco prototipo del fuorilegge cortese. Scrive Federica Vaglio nel suo saggio “Banditi e pirati nella narrativa medievale: alcuni casi di fuorilegge cortesi” (cf)
Gli elementi che delineano il Ghino di Boccaccio come un fuorilegge cortese, dunque, sono diversi: la pratica di un comportamento liberale e magnanimo, l’effettiva origine nobile del personaggio e la sua caduta a causa di un torto subito, la sua scelta eroica di vivere alla macchia senza compromessi.

IL BANDITO GENTILUOMO

La tradizione letteraria di questo “bandito gentiluomo” arriva dal medioevo europeo, in particolare dalla penisola italiana, Eric Hobsbawm definì il fenomeno «banditismo sociale», così riassume brillantemente nel suo saggio Federica Veglia Con l’espressione di «banditismo sociale» Hobsbawm si riferisce all’emergenza, in aree contadine in genere marginali, soggette ad un dominio non accettato e in momenti di forte cambiamento sociale, di persone o gruppi di persone che commettono azioni considerate punibili dalla legge e dall’autorità costituita ma non considerate colpevoli dalle comunità di appartenenza. Il fatto storico che secondo lo studioso suscita il maggiore interesse, però, è proprio la trasfigurazione leggendaria che di tali personaggi viene data: secondo l’autore essa è originata dalla necessità di idealizzare, e rendere compatibile con le aspirazioni di cambiamento e rinnovamento, un comportamento che si dimostra innanzi tutto libero e privo di legami, noncurante dell’autorità, ispirato a valori di equità assoluta e moderazione nell’uso della violenza, e spesso determinato da un torto iniziale subito ingiustamente” (tratto da qui)

Giovani rampolli che avevano perduto i privilegi di censo in seguito a dei soprusi governativi e che si erano messi dalla parte del popolo, rubando ai ricchi possidenti, (latifondisti, uomini d’affari), Ladri Gentiluomini amati dal popolo e soprattutto dalle fanciulle di nobili natali che sognavano d’incontrarli nottetempo, perchè il nostro bandito di strada assalta le carrozze e le diligenze, ma è sempre cortese e galante con le dame.
Mentre le avventure di Robin Hood non hanno più trovato interesse nei canti del popolo (e nemmeno nel folk revival) quelle sugli highwaymen e i bracconieri s’intensificarono nel Settecento e perdurarono in tutto l’Ottocento, fino ai nostri giorni. La più conosciuta forse è la ballata di Geordie, il bracconiere scozzese impiccato con una corda d’oro, che De Andrè cantò in italiano.

LA GUERRA AL BRACCONAGGIO
“La foresta ha occupato un posto importantissimo nella vita inglese fino dai tempi antichi; ancora durante il regno della regina Elisabetta, fitte boscaglie ricoprivano le aree di intere contee, ed il mondo della foresta aveva guardie, leggi e tribunali propri ai quali neanche i nobili ed il clero potevano sottrarsi completamente. Dall’invasione normanna fino a Giorgio III è stata una continua lotta, per lungo tempo assai sanguinosa, tra il popolo da una parte e, dall’altra, le inique leggi che trattavano l’uccisione d’un cervo alla stregua di un assassinio e sottoponevano i cacciatori di frodo, quando non alla morte, all’abbacinamento o alla mutilazione degli arti. La foresta veniva “monopolizzata” dalla nobiltà per l’esclusivo “sport” della caccia, mentre per la gente essa rappresentava uno dei pochi mezzi di sostentamento.
Il bracconaggio era dunque un’attività rischiosissima e poteva davvero costare la vita, anche perché i guardacaccia avevano la facoltà di abbattere sul posto chiunque fosse stato scoperto a cacciare di frodo. Da qui la denominazione di “guerra del bracconaggio“, che rende esattamente l’idea di che cosa davvero si trattasse (anche perché le foreste, ideale rifugio di banditi e Outlaws, venivano spesso soggette a vere e proprie spedizioni militari.” (Riccardo Venturi da Antiwarsongs.org)

Nell’Alto Medioevo i bracconieri  erano considerati alla stregua di fuorilegge e uccisi sul posto dai guardacaccia. Successivamente le pene si mitigarono prevedendo l’incarcerazione e/o l’amputazione della mano (o l’abbacinamento) fino alla pena capitale quando gli animali erano della riserva di caccia del Re. In Inghilterra con la Magna Charta libertatum (1215) vennero abolite le pene per la caccia di frodo, ma nella prassi quotidiana i giudici della contea (ovvero gli stessi nobili “derubati”) raramente erano ben disposti verso i bracconieri. Le condanne  nei secoli successivi furono progressivamente più miti e nel settecento il bracconiere rischiava solo la detenzione in carcere per qualche mese e/o le frustate. Era inoltre possibile pagare una multa (anche se salata) per riavere la libertà.

Anche in America il bandito gentiluomo è parte del “Leggendario West” l’uomo che nel “nuovo mondo della libertà” subisce un’ingiustizia o viene coinvolto in una faida tra pistoleri (dopo un passato onesto se non proprio eroico) e si getta alla macchia e alla rapina (da Charles Earl Bowles alias Black Bart a Jesse James).
Così possiamo definire il bandito gentiluomo letterario come l’ultimo cavaliere che combatte la tirannia, una sorta di campione del popolo, vendicatore dei torti; nell’Ottocento e poi Novecento però il personaggio diventa più “solitario” e si specializza nel furto con destrezza o nelle truffe ai danni dei potenti, ma non uccide mai di proposito se non come autodifesa o per giusta vendetta.

O la Borsa o la Vita! Il Bandito Mascherato

Rapparees irlandesi

Le campagne irlandesi del Seicento-Settecento erano la terra degli highwaymen, fuorilegge (outlow) dalle origini nobili (o quasi) che scelsero la strada per combattere la loro personale battaglia contro i ricchi possidenti inglesi o scozzesi venuti in Irlanda ad impossessarsi delle terre di famiglia!! Erano stati “Tories” (i confederati irlandesi del XVII secolo detti comunemente “conservatori”) o “Rapparees” e furono personaggi popolari e famosi la cui vita e imprese vennero cantate nelle ballate. 
Nella tradizione popolare irlandese queste bande di briganti erano capeggiate di solito da una figura affascinante, amata dal popolo e non priva di un codice morale cavalleresco, perchè si ergeva in difesa dei deboli, dei poveri e degli oppressi. Così rubare al ricco non era considerato un furto o disonorevole, quando la ricchezza era stata accumulata con lo sfruttamento della povera gente o con il sopruso! E’ l’incarnazione della figura leggendaria di Robin Hood il fuorilegge gentiluomo che difende il popolo dalle ingiustizie dello sceriffo di Nottingham!!

I FUORILEGGE IRLANDESI DEL XVII, XVIII E XIX SECOLO

Rapparee è una parola irlandese che significa “armato di picca corta“, (la tipica arma delle rivoluzioni nel 700) con cui venivano chiamati i guerriglieri irlandesi che lottarono per la causa giacobita negli anni 1690. Essendo bande di irregolari erano per lo più dei razziatori in appoggio ai soldati regolari nella “Williamite War” in Irlanda (1689-1691). Alcuni, suggestionati da queste figure picaresche, traducono il termine come “re degli spadaccini” (dall’irlandese ri per re e dal francese rapier per spada). Rapier del resto è lo “spadino”.

Rapparees durante la “Williamite War”

Successivamente, il nome rimase per indicare i banditi di strada – molti ex guerriglieri vivevano di brigantaggio dopo la fine della guerra.
Dal punto di vista degli inglesi sono dei comuni briganti, per gli irlandesi invece sono dei patrioti, accomunati ai gruppi para-militari dell’IRA, quali più antichi eroi che combatterono armi in pugno contro la colonizzazione inglese. Negli anni dei “Troubes” le ballate sui rapparees vogliono far vedere l’IRA come una organizzazione di combattenti per la libertà, non come una banda di criminali.

Reivers scozzesi

Anche sul versante scozzese non mancavano i briganti che rapinavano gli incauti viaggiatori, ed erano per lo più rampolli di clan sconfitti ed espropriati delle loro terre in favore di clan più potenti e “prepotenti” che si davano alle razzie di bestiame e al bracconaggio vivendo nella macchia. Il Border scozzese era il Far West del Medioevo scozzese e anche qui nel 1600 spuntano gli highwaymen (che nel secolo precedente erano detti reivers).
Un po’ tutti gli Scozzesi del Border e delle Highlands avevano un concetto più elastico in merito alla proprietà del bestiame, ad esempio se una mandria stava incustodita o mal custodita, era come se fosse a disposizione del primo che se la prendeva: l’importante era essere furtivi e non farsi sorprendere. Ovviamente il legittimo proprietario poteva nutrire dei sospetti sui ladri e rifarsi alla prima occasione comportandosi nello stesso modo. Questo sistema alla lunga però tornava a tutto vantaggio dei clan più potenti e non erano infrequenti i personaggi che tendevano a spadroneggiare..

Nel secolo successivo non si parla più di reivers bensì di highwaymen ossia di briganti, diventati tali per le annose faide tra clan: sono considerati dal popolo come dei Robin Hood e tra le loro attività illegali rientra anche il bracconaggio..

IN INGHILTERRA

Anche gli inglesi agli inizi del XVIII secolo vedevano il bandito di strada come una figura affascinante, solo alla fine del secolo prevalse l’opinione che fosse un criminale senza malvagio e senza scrupoli.

Perhaps they were perceived by the common people as a challenge to the status quo, at a time when there was a perception that the law itself was unjust; the vices of rich went unpunished whilst the poorer classes felt the full weight of the law, a point illustrated in The Beggar’s Opera when Captain MacHeath sings this air:
Since Laws were made for ev’ry degree,
To curb vice in others, as well as me,
I wonder we han’t better company
Upon Tyburn tree!
But gold from law can take out the sting;
And if rich men like us were to swing,
‘Twou’d thin the land, such numbers to string
Upon Tyburn Tree” (da qui)

BRACCONIERI, FORESTE, OPPOSIZIONE

 di Riccardo Venturi

Nel poemetto “Piers Plowman” (“Pietro l’Aratore”) di William Langland, scritto in medio inglese nel XIV secolo, vi e’ un famoso passo in cui un contadino si domanda come mai tutti i nomi di animali vivi siano inglesi, mentre quando vengono cucinati diventano francesi. Così l’inglese “pig”, cucinato, diventa “pork”; il “calf” (vitello) diventa “veal” (francese antico “vel”, moderno “veau”); il “deer” (cervo) diventa “cerf” (non più in uso nell’inglese moderno); e così via.
La risposta e’ semplicissima: l’allevamento e la caccia servivano alle tavole dei re e dei ricchi; i quali re e ricchi, nell’Inghilterra di allora, parlavano francese. Per tre secoli, dalla conquista normanna di Guglielmo con la battaglia di Hastings fino al 1362, data meno nota ma che segna il ristabilimento ufficiale della lingua inglese (nel frattempo modificatasi enormemente in seguito all’influsso francese) come lingua di corte ed amministrativa, il francese è la lingua delle classi dominanti, mentre il disprezzato inglese è la lingua del popolo, delle classi più umili, dello “strato basso”.
Quelli, insomma, che gli animali li devono allevare per farli mangiare agli altri. E di quelli che non possono più andare a cacciare liberamente nelle foreste, per sfamarsi e sfamare le loro famiglie, perchè nel frattempo una classe dominante ha importato la “nobile arte” della caccia come “sport” di élite, chiudendo le foreste ai poveracci e organizzando il proprio divertimento (che è anche forma di addestramento militare) con battitori, cani, cavalli e servi. Nasce cosi’ la “caccia di frodo“, il bracconaggio; una cosa che nell’Inghilterra anglosassone pre-normanna non esisteva assolutamente.
E viene, da subito, sottoposta a leggi severissime. Le foreste, mezzo di sostentamento delle classi popolari non soltanto con la caccia, diventano luoghi di esclusiva proprietà del re e delle classi aristocratiche. Ancora in epoca elisabettiana, la maggior parte del territorio inglese è ricoperta da fitte boscaglie; logico, quindi, che in quella che, con tutti le cautele del caso, può essere definita “coscienza popolare”, le foreste diventino un luogo di opposizione. E di durissima opposizione.
Non è un caso che, sin dal XIV secolo, si parli di “guerra al bracconaggio”. E non è un caso che nasca, forse su basi reali, la leggenda di Robin Hood (che nelle molte ballate tradizionali che lo riguardano, spesso viene definito con l’appellativo di “free hunter”).
Le leggi che riguardavano l’esercizio della caccia divengono via via sempre più draconiane: vengono istituiti i guardacaccia armati al servizio del re o del signore locale, ai quali viene data la facoltà di poter abbattere sul posto chi viene sorpreso a cacciare di frodo. Chi si recava a cacciare in una foresta per mangiare qualcosa rischiava quindi la vita. Si organizzano bande di cacciatori abusivi i quali, a volte, riescono a sopraffare i guardacaccia e ad ucciderli nei modi più atroci (anche, naturalmente, per vendicarsi di trattamenti del tutto analoghi da parte dei guardacaccia).
Nasce così, nella foresta, come luogo di opposizione, la figura dell’ “outlaw“. Con un termine popolare antico, inglesizzato sì, ma di antica derivazione danese (“udlav”). E i signori si trovano a malpartito, ad esprimere tale termine in francese. Rimane in inglese. Gli outlaws parlano soltanto la lingua bassa e hanno nomi da bovari, da porcari, da servi.

IL LADRO GENTILUOMO

Le loro storie ricalcano dei luoghi comuni, sono sempre belli (e ben vestiti) e amati dalle donne, abili spadaccini e cavallerizzi, provetti tiratori, forbiti nel parlare e colti, a volte poeti. Nella tradizione irlandese il fuorilegge può essere annientato solo con mezzi sleali o con il tradimento, ciò lo rende un martire da venerare. Spesso quando il fuorilegge viene meno al codice morale improntato alla difesa del più debole, viene punito con la sconfitta. In questo senso il codice morale è un imperativo categorico, quasi un gessa (divieto) in senso celtico.

ARCHIVIO
BRENNAN ON THE MOOR
ÉAMONN A’ CHNOIC
GALLOWS POLE
GEORDIE 
GILDEROY
(THE) FLASH LAD (Newry Highwayman)
(THE) HIGHWAYMAN
HUGHIE GRAME
JOHNNIE ARMSTRONG
JOHNNY THE BRINE (Johnny O’ Braidislee)
MACPHERSON’S FAREWELL
MOUNTAINS OF POMEROY
NED OF THE HILL
REYNALDINE
WHISKEY IN THE JAR

LINK
ampliamento di “O LA BORSA O LA VITA” pubblicato in “Terre celtiche e Medioevo” nell’ottobre 2013
https://terreceltiche.altervista.org/war-songs-anti-war-songs/border-affaires/
https://gesteofrobinhood.com/2015/03/01/the-rise-and-fall-of-highwaymen-in-print/

Pubblicato da Cattia Salto

Amministratore e folklorista di Terre Celtiche Blog

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.