TO BE A SPALPEEN

Spailpin (in inglese “spalpeen“) letteralmente ‘little scythe’ è “un bracciante assunto alla giornata o stagionale“, una figura molto comune nell’Irlanda rurale dal 17 al 20esimo secolo. A quei tempi la maggior parte dei contadini erano “tenant farmers” ossia mezzadri; avevano in uso una piccola e miserabile casetta di pietra, fango e paglia con un altrettanto piccolo pezzo di terra, appena grande abbastanza da sfamare una famiglia, in cambio dell’affitto pagato al proprietario, in genere latifondista. Quando sopraggiungevano le annate cattive (o quando arrivò la Grande Carestia dal 1840-1879) la maggior parte di questa gente non riusciva a pagare l’affitto e così o veniva buttata in mezzo alla strada, oppure mentre la moglie restava nella casa e cercava di sopravvivere con i figli, il marito andava a lavorare come bracciante stagionale.L’alternativa alla fame era andare per mare, arruolarsi come soldato, emigrare!

imagesM1A0JIDC

LA DIASPORA IRLANDESE

partenza-nave-emigrantiGià nel 1845 con il primo calo della produzione di patate si verificò un picco dell’emigrazione, ma a partire dal 1846 l’esodo fu senza precedenti: una massa enorme di persone denutrite e ammalate cercava una qualsiasi imbarcazione per andare in Canada (nelle colonie inglesi) e nei porti dell’est degli Stati Uniti o in Australia.
Le chiamavano “coffin-boats” (in italiano: navi-bara) per l’alto tasso di mortalità a bordo!

Partivano i giovani, lasciando a casa i vecchi genitori o le giovani fidanzate e a volte anche le giovani spose che restavano in attesa del loro ritorno o di potersi imbarcare a loro volta!
La maggior parte degli “spalpeen” proveniva dalle contee di Cork, Connemara e Kerry: alcuni si spingevano fino in Inghilterra ma i più si spostavano per l’Irlanda nelle contee di Limerick, Waterford, Galway e Leinster.
A seconda di quale era il punto di vista, il bracciante poteva essere considerato uno sfaticato, che conosceva tutti i trucchi per lavorare il più lentamente possibile, e un bellimbusto che cercava di sedurre l’ereditiera di turno. Oppure un lavoratore forte e robusto che veniva spremuto dal datore di lavoro e circondato dalle attenzioni affettuose delle donne della fattoria.

THE SPAILPIN FANACH

“The Spailpin Fanach” (in Inglese “The Rambling Laborer” o “The Roving Worker“) pubblicata a Dublino nel 1791 (*), e però antecedente alla Grande Carestia e risale probabilmente alla fine del 1600 all’epoca del “flight of the Wild Geese“(3). L’origine della melodia secondo William Chappel risale al 1758 con il titolo “The Girl I left behind me” (vedi) Si conoscono molte e diverse versioni testuali diffuse anche in America che variano nel significato, andando dal lamento per una misera vita fatta di fatica e stenti, alla canzone comica condita con caustico irish-humour.

PRIMA VERSIONE
Il protagonista, probabilmente un mezzadro sfrattato originario di Coolagh o Coolock, e tutto sommato datato di una certa cultura (molti contadini irlandesi sapevano leggere ed erano poeti e musicisti), per sfamare la sua famiglia deve andare a mendicare il lavoro come bracciante giornaliero (poteva trovare lavoro come scavatore o nella raccolta dell’orzo o delle patate, o più in generale come uomo di fatica). Preferisce scegliere la strada dell’arruolamento in terra straniera invece di vagare senza meta e senza fine, perchè privato del suo contesto originario e trattato con disprezzo nella propria patria. Mentre in altre canzoni si accoglie la strada come una forma di liberazione dai vincoli e dai condizionamenti del consorzio civile, qui si sottolinea il disagio e il peso, l’amarezza dell’emarginazione sociale; emarginazione che è anche un profondo disagio esistenziale, il vuoto nel cuore di chi non ha o non ha trovato uno scopo nel mondo e che è il grande male di vivere (in ogni epoca), disagio che a volte comprende un intero popolo (il popolo degli sconfitti dai bianchi, dai ricchi, dai più forti), il protagonista esprime con il suo lamento il dolore di tutta la gente sradicata e allontanata dal posto in cui viveva, privata del proprio “centro” e condannata alla strada (o all’emigrazione) e alla vita vagabonda.
ASCOLTA Seán Ó Sé + Ceoltóirí Chualann in An Poc ar Buile (ristampa 2010 della prima registrazione risalente agli anni 1960)
ASCOLTA Dervish in Live In Palma 2002
GAELICO IRLANDESE
I
Go deo deo arís ní raghad go Caiseal,
Ag díol ná ag reic mo shláinte,
Ná ar mharagadh na saoire im shuí cois balla,
Im scaoinse ar leataoibh sráide,
Bodairí na tíre ag teacht ar a gcapaill,
Dá fhiafraí an bhfuilim hírálta,
“Ó téanam chun siúil tá an cúrsa fada”
Seo ar siúl an Spailpín Fánach.
II
Im Spailpín Fánach fágadh mise,
Ag seasadh ar mo shláinte,
Ag siúl an drúchta go moch ar maidin,
‘S ag bailiú galair ráithe,
Ní fheicfear corrán im’ láimh chun bainte,
Súiste ná feac beag rainne,
Ach bratacha na bhFranncach os cionn mo leapan,
Is píce agam chun sáite.
III
Mó chúig céad slán chun dúiche m’athar,
‘Gus chun an oileáin ghrámhair,
Is chun buachaill na Cúlach os díobh nár mhiste,
In aimsir chasta an ghárda,
Ach anois ó táimse im chadhan bhocht dhealbh,
Imeasc na ndúichí fáin seo,
‘Sé mo chumha croí mar fuair mé an ghairm,
Bheith riamh im Spailpín Fánach.
IV
Is ró-bhreá is cuimhin liom mo dhaoine bheith sealad,
Thiar ag droichead Gháile,
Fé bhuaí, fé chaoraí, fé laoi bheaga gheala,
Agus capaill ann le h-áireamh,
Acht b’é toil Chríost é gur cuireadh sinn asta,
‘S go ndeaghamhar i leath ár sláinte,
‘S gurbh é bhris mo chroí i ngach tír dá rachainn,
“Call here, you Spailpín Fánach.”

TRADUZIONE INGLESE
I
I’ll never go again to Cashel(1),
Selling myself in hire,
selling my freedom by the Wall(2)
Sitting by the roadside.
Rude Boorish men from everywhere
Coming with their horses,
“come away with me the road is long”
the road of the wandering worker.
II
I will quit this itinerant laboring
Hiring myself out
Walking over night to early morning
Weary of endless journeying
I would not see a sickle in my hand for reaping
A flail for threshing nor a small spade handle
But rather, the colors of the French(3) flying over my head
And a pike(4) in my hand to thrust forth
III
Five hundred farewells to the land of my father
And to my beloved island
And to the boys of Coolagh(5), sure there was no harm in them
During the times we tangled with the Garda(6)
But now, since I am in my poor destitute cell
In the midst of my own native land, outcast
My heart is full of woe, that I ever go the calling
To be a wandering laborer
IV
I well remember my people were at one time, Over at the bridge at Gáil(7)
With cattle, with sheep, with little white calves And plenty of horses
But it was the will of God(8) that we were evicted And we were left with only our health And what broke my heart everywhere I went “Call here, you Spailpín Fánach(9)”

NOTE
*) in History of Ireland di Geoffrey Keating, Michael C. O’Laughlin
1) Cashel si trova nelle midlands meridionali d’Irlanda
2) credo si riferisca ai muri di una casa, come si direbbe in italiano traducendo più liberamente “un tetto sulla testa”
3) molti irlandesi piuttosto che servire sotto le armi degli Inglesi preferivano andare ad arruolarsi presso gli eserciti stranieri, dal 1691 al 1793 era inoltre precluso per legge l’arruolamento dei cattolici irlandesi nell’esercito inglese. Nel 1690 il trattato di Limerick permise agli Irlandesi della fazione giacobita di seguire il deposto re Giacomo II in Francia, e si stima che tra il 1690 e il 1730, 120.000 irlandesi salpassero per il continente europeo per prestare servizio militare in Francia, Spagna, Austria, Paesi Bassi, Russia. (the flighy of wild geese)
4) con le picche si armavano i soldati a piedi per arginare gli assalti della cavalleria creando una barriera di lance più elaborate nella punta. La picca venne sostituita più efficacemente dalla baionetta sul finire del 1600 e rimase nel Settecento l’arma dei ribelli o delle milizie perché richiedeva un addestramento più ridotto e semplificato rispetto al fucile e alla baionetta oltre che ad essere di più facile reperimento.
5) “buachaill na Cúlach”: la maggior parte delle traduzioni lascia il nome in Gaelico, in un sito ho trovato il termine Coolock (un sobborgo a Nord di Dublino): andando a indagare è emerso il nominativo di Coolagh (contea Galway) (qui)
6) probabile riferimento alla Ribellione Irlandese del 1641-1642. Nel 1641 il raccolto fu scarso e a causa della recessione vennero aumentati gli affitti della terra, la rivolta contro i coloni protestanti scoppiò nell’Ulster ma divampò con la formazione di un governo autonomo l’Irlanda confederata. Quando Oliver Cromwell invase l’Irlanda l’annientamento fu totale (1649)
7) Gáil, Gaillimh è il nome in gaelico di Galway, trova riscontro quindi anche il riferimento a Coolagh come paese originario del protagonista che si trova a poca distanza
8) anche in Irlanda a fine Ottocento sono scoppiate le lotte per la terra (Land War), configurate come un movimento di protesta contro il latifondo e la mezzadria. Solo nel 1879 esplose la cosiddetta questione agraria, sostenuta da una figura carismatica e illuminata, Charles Stewart Parnell (vedi).
9) l’uso del termine è in questo contesto chiaramente spregiativo: “spalpeen” è l’equivalente di “sfaticato”, “perdigiorno”, “mascalzone”.

Hubert_von_Herkomer_-_Hard_Times

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO (dal testo inglese)
I) Non andrò mai più a Cashel(1) a vendermi per un lavoro, a vendere la mia libertà per un riparo(2), seduto sul ciglio della strada, con rudi e rozzi uomini dappertutto che vengono con i loro cavalli “vieni via con me, lungo è il cammino”, il cammino del bracciante itinerante.
II) Non mi resta che questo lavoro itinerante che darmi al lavoro stagionale, per camminare tutta la notte fino al mattino presto, stanco di un viaggio senza fine. Eppure non vedrò una falce in mano per il raccolto, una frusta per la trebbiatura né una vanga corta ma piuttosto la bandiera della Francia(3) sventolare sulla mia testa e una picca(4) per sventrare.
III) Cinquecento addii alla terra di mio padre e alla mia amata isola e ai ragazzi di Coolagh (5) di certo non c’era niente di male in loro ai tempi in cui ci scontravamo con la polizia(6), ma ora che sono nella mia povera e miserabile solitudine, reietto dal centro della mia terra natia, con il cuore pieno di dolore, sempre sono alla ricerca di essere richiesto come bracciante itinerante.
IV) Mi ricordo bene come era la mia gente un tempo, oltre il ponte di Galway(7), con il bestiame, le pecore, i piccoli vitelli bianchi e un mucchio di cavalli di cui prendersi cura. Ma è per volontà di Dio(8) che siamo stati sfrattati e ci hanno lasciato solo con la nostra salute, e ciò che spezzava il cuore ovunque andassi “chiama qui, Spailpín Fánach(9) “

SECONDA VERSIONE
Questa versione è un po’ più confusa testualmente forse perchè mancante di qualche strofa (o più probabilmente perchè sono io a non cogliere il senso della traduzione), ma da quello che mi pare di capire si tratta di una versione comica
ASCOLTA Boys of the Lough in “Farewell and remember me” 1987
ASCOLTA Liadan in Traditional Music and Song 2007
I
Is Spailpin aerach tréitheach mise is bígí soláthar mná dhom,
Mar a scaipfinn an síol faoi dhó san Earrach in éadan na dtaltaí bána,
Mar a scaipfinn an síol faoi dhó san Earrach in éadan na dtaltaí bána,
Mo lámha ar an gcéachta a’m i ndiaidh na gcapall
agus réapfainnse cnoic le fána.
II
Is an chéad lá in Éirinn dár liostáil mise, ó bhí mé súgach sásta,
Is an dara lá dár liostáil mise ó bhí mé buartha cráite,
Ach an tríú lá dár liostáil mise, thabharfainn cúig céad punt ar fhágáil,
Ach dtá dtugainn sin is ar oiread eile ní raibh mo phas le fáil agam.
III
Is mo chúig céad slán leat, a dhúthai m’athar, is leis an oileán grámhar,
Is leis an scata fear óg atá ‘mo dhiaidh ag baile a dhéanfadh cabhair orm in am an ghátair,
Tá Bleá Cliath dóite is tógfar Gaillimh, beidh lasair a’ainn ar thinte cnámha,
Beidh fíon agus beoir ar bord ag m’athair, sin cabhair ag an Spailpín Fánach.
IV
Agus bhí mise lá breá thíos i nGaillimh is chuaigh an abhainn le fána,
Bhi an breac is an eascainn is an beairtín slat ann is chuile ní dá bhreátha,
Bhí na mná óga ann muinte mánla is iad a bhí tanaí tláithdheas,
Ach dheamhan bean óg dár shuigh mise léi nach gcuirfinn an dubh ar a mbán di.
V
Agus b’fhaide liomsa lá a mbeinn i dteach gan charaid ná dhá bhliain déag is ráithe,
Mar is buachaillín aerach meanmach mise agus’ bhréagfainn an bhruinneall mhánla,
Is dhá bhean déag a bhí ag éad is ag iomaí liom, ag súil le tairfe mo láidhe,
B’é paidir na caillí nuair a théinn thar a’ táirseach,
‘Now behave your self, a Spailpín Fánach’.

TRADUZIONE INGLESE (non sono certa che questa traduzione rispecchi completamente il testo in gaelico che non è tra le mie lingue conosciute)
I
I am a happy, talented labourer
And everyone, provide women to me!
As I shake my seed twice in the Spring on the brow of the fallow land.
As I shake my seed twice in the Spring on the brow of the fallow land
My hands on the plow behind the horses
tearing down the slope of the hills.
II
The first day in Ireland(1) that I was enlisted, I was happy and well satisfied.
And the second day that I was enlisted, I was worried shaken.
But the third day that I was enlisted, I would have given five hundred pounds to leave,
And I would have gived that and anything else, but I was not able to get my pass.
III
And my five hundred farewells to you, my father’s district, and to the beloved island,
And to the crowd of young men behind me at home who’d help me in time of need,
Dublin is burnt away and Galway will be taken, we’ll have flames on bonfires,
My father will have wine and ale on his table, such a help to the Wandering Man.
IV
And one fine day I was down in Galway and the river was flowing down,
The trout and the eel and the pack of sticks were there and all such fine things,
The young women there were polite and gentle and they were slender, amiable and nice, But there wasn’t a young woman that I sat with that I didn’t tell her that black was white.
V
And I long for the day I’d be in a house without a sweetheart for twelve years and three months, For I am a lively spirited young fellow and I’d woo the gentle beauty,
And it was twelve women who were envying and contending for me,
all hoping to benefit from my spade,
It was the prayer of the old woman as I crossed the threshold,
‘Now behave your self, you Wandering Man’.

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO (dal testo inglese)
I) Sono un allegro e abile bracciante stagionale sempre pieno di donne, così in Primavera spargo il mio seme due volte nella terra a maggese spingendo con le mani l’aratro, dietro ai cavalli sul pendio delle colline.
II) Cinquecento volte addio alla contea di mio padre, per sempre alla mia amata isola, alla folla di giovani uomini che ho lasciato dietro in città e che mi avrebbero aiutato nel momento del bisogno. Dublino è in fiamme, Galway è sorta in ribellione, accenderemo i falò e ci sarà vino e birra alla tavola di mio padre per sostenere il bracciante senza meta
III) Il primo giorno che ero arruolato in Irlanda ero felice e soddisfatto, il secondo giorno che ero arruolato ero tormentato, ma il terzo giorno che ero arruolato avrei dato 500 sterline per andarmene, avrei dato questo e quello ma non riuscivo a prendere il mio permesso.
IV) Una volta mentre ero a Galway il fiume correva per il pendio, c’erano trote e anguille e un sacco di pesci e ogni genere di creature viventi. C’erano giovani fanciulle ben svezzate e ed erano sinuose, gentili e belle e non c’era giovane donna con la quale non mi sarei seduto a mettere nero su bianco.
V) E desidero (vedere) il giorno che starò in una casa senza un’innamorata, per 12 anni e 3 mesi perchè io sono un vivace giovanotto abile a corteggiare le belle fanciulle. C’erano 12 donne gelose che erano in competizione per me tutte nella speranza del servizio della mia vanga; era la raccomandazione della vecchia mentre varcavo la soglia “Ora comportati bene, tu bracciante senza meta.”

FONTI
http://history1800s.about.com/od/irelandinthe1800s/ig/19th-Century-Ireland/Ireland-Farming.
htm
http://theseoservices.info/?p=188
http://songoftheisles.com/2014/01/13/an-spailpin-fanach/ http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=2623
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=52685 http://www.daltai.com/discus/messages/12465/13095.html?1100019164 http://thesession.org/discussions/26313
http://thesession.org/tunes/5760

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*