Rinaldo Doro

Classe ’59 Rinaldo Doro è massimo esponente della musica tradizionale piemontese, polistrumentista, virtuoso suonatore di organetto e ghironda, compositore, appassionato di storia sociale ed etnomusicologia, etnomusicologo autodidatta (socio-ricercatore del Centro Etnologico Canavesano), giornalista-collaboratore della fanzine Nobody’s Land di Franco Vassia (la prima rivista al mondo di Progressive Rock), conferenziere e scrittore esperto di strumenti tradizionali che ha collezionato in grande quantità.
Dal cuore caldo e generoso, instancabile viaggiatore è un portatore sano di cultura tradizionale.

L’ANIMA ROCK

Originario di Chivasso (To) si avvicina alla musica dodicenne con lo studio del pianoforte classico, impara a suonare la ghironda e l’organetto, ma è musicista curioso e versatile che si destreggia tra dulcimer, nyckelarpa, arpa celtica. tin whistle, cornamusa e violino . In quegli anni di giovinezza conduce una sorta di doppia vita dividendosi tra il mondo rock e quello folk.
E’ tastierista per qualche anno  dei Luna Incostante (inizi anni ottanta – fine anni novanta) formazione rock-wave dell’underground torinese, e dei torinesi The Sick Rose (garage rock nel suo revival anni Ottanta), fondatore nel 1989 dei Green Children gruppo folk-rock dalla breve vita con cui incide l’album The Awakening (1990),   e soprattutto fondatore dei Calliope (1989) gruppo di musica prog con cui incide l’album “La Terra dei Grandi Occhi” su musiche di sua composizione.
Il terzo album dal titolo “Il Madrigale del Vento” (1995) è un concept album ispirato ai canti di Crociata medievali: il lavoro che più si avvicina a una suite orchestrale.

IL CUORE POPOLARE

Nel 1978 incontra Amerigo Vigliermo, l’etnomusicologo autodidatta di Bajo Dora a cui RaiTeche dedicò una serie di documentari nel 1980 (vedi) e ne diventa discepolo e sommo erede. Negli anni di ricerca sul campo e di viaggi Rinaldo ha collezionato un centinaio di strumenti musicali etnici d’antan: un flauto di sambuco di 100 anni, alcune raganelle in legno, dei corni, un tamburino di Cogne, cornamuse e ghironde ottocentesche, organetti semitonici di inizio Novecento. Così come colleziona spartiti di musica tradizionale, compone musiche nell’alveo della tradizione, e accumula un vasto repertorio di musica da bal folk di area piemontese, occitana, francese, bretone che interpreta con sensibilità e maestria.


Lo scrittore

Iniziando proprio dalla sua vastissima collezione di spartiti di musica tradizionale piemontese e dalla lacuna editoriale in merito, Rinaldo Doro ha voluto dare un volto anche agli autori ed esecutori di queste musiche; “Sonador da Coscrit e da Quintët” è pubblicato nel 2014 con il sottotitolo, che è tutto un programma, “Ricerca sulla musica popolare in Canavese e Valle d’Aosta seguendo il sentiero tracciato da Amerigo Viglierno”, oltre trecento pagine di interviste e aneddoti, tabelle e descrizione di strumenti musicali,  cento spartiti di musiche inedite, fotografie dagli album di famiglia. In allegato il Cd con le registrazioni sul campo di  Amerigo Vigliermo risalenti al 1974, tra le quali «La Corenta ‘d Rueglio», «La Pòlca dël Fernèt», «Ël Vals ëd Dòro» suonati dai Quintët ëd Breuss, J’oton ëd la Val Ciusela, Ij trombi ëd Rovej, che racchiudono tutto lo “stile” d’esecuzione.

Rinaldo è riuscito a cogliere l’ultima eco della “memoria vivente” canavesana d’inizi Novecento, andando a rintracciare e intervistare i protagonisti e le loro famiglie “parlare con i familiari, con i protagonisti ancora viventi di questo mondo, cambia improrogabilmente il tuo modo di vedere e sentire, il modo di approcciarsi a questa cultura. Ora, non posso più fare a meno di difendere a spada tratta questa Gente. Gente che ci lascia l’ultimo esempio di Civiltà. Quella contemporanea, mi spiace dirlo, non la riconosco come Civiltà. Nel senso più nobile della parola, non posso farlo. Ho trascorso non so più quante ore con il registratore in mano a parlare con quelle persone, con quelle famiglie. Mi sono arricchito nell’animo e posso dire di avere avuto affetto in cambio da loro. Si sono create amicizie profonde, mi sento (con privilegio) di essere anch’io parte di quel loro mondo, trattato alla pari. Per me, è un enorme regalo!”  (tratto da qui)

“Muda ‘d Palas”

Così scrive Doro a commento della foto “Palazzo Canavese (TO), Marzo 1979: da sx a dx, Anita Mosca, Quinto Bonino, Elvio Giovannini, Florido Mosca, Aristide Mosca detto “Palasòt”, Giuliana Mosca. Ovvero, la “Muda ‘d Palas”, gli esecutori originali della “Polca del Fernét”. “Muda” vuol dire “cambio”, perché durante le serate da ballo si sostituivano i suonatori man mano che la stanchezza sopraggiungeva, cioè… si dava la “muda”, il cambio. Ciò avveniva soprattutto per i suonatori di basso, sempre sotto “pressione”. “Palasòt” è stato il suonatore più famoso (nel suo genere) di tutto il Canavese.”

Nel suo secondo libro “Le Monferrine di Cogne” (2016) Rinaldo Doro analizza le danze monferrine tutt’oggi praticate in quel di Cogne, culla verde ai piedi del Gran Paradiso a cavallo tra Valle d’Aosta e Piemonte. “Due personaggi chiave della memoria musicale di Cogne, Adolphe Gerard e Mario Jeantet, ci condurranno attraverso i ricordi e le testimonianze della loro generazione alla scoperta delle “Monferrine” (danze ottocentesche che vengono ballate tutt’oggi in paese), della costruzione e dell’uso de Lou Tambour e di tanti personaggi che hanno permeato la vita cougnense.

“I Maestri Suonatori” (2017) sempre pubblicato con la casa editrice Atene del Canavese è suddiviso in due parti, la prima la ripubblicazione del romanzo storico di George Sand che traccia le vicende dei suonatori di cornamusa del Berry e del  Bourbonnais alla fine del XVIII secolo; la seconda è la ricerca storica sui suonatori di ghironda italiani condotta da RInaldo Doro.

Rinaldo Doro ha collaborato con e fondato vari gruppi musicali tra i più significativi e rappresentativi della musica tradizionale piemontese anche all’estero (Svizzera, Francia, Spagna, Germania, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Gran Bretagna, Finlandia, Ucraina e U.S.A.)
Ariondassa
Ombra Gaja
Esprit Follet

Rinaldo ha sempre fatto ballare gli appassionati del bal folk e negli ultimi anni si è accompagnato nelle sue esibizioni/stage a Beatrice Pignolo come insegnante di danza: Beatrice ha cominciato a camminare, da subito, “in punta di piedi”; con una solida formazione classica alle spalle spazia dalla danza storica e quella popolare avendo approfondito svariati repertori dall’Italia (in particolare danze piemontesi, valdostane e canavesane, sua terra d’origine) all’Irlanda, dalla Bretagna all’Occitania e le danze basche e delle regioni iberiche che sono la sua passione.

FONTI
http://www.rinaldodoro.it/
http://www.teche.rai.it/personaggi/amerigo-vigliermo/
http://www.atenedelcanavese.it/sonador-da-coscrit-e-da-quintet
http://www.blogfoolk.com/2015/01/rinaldo-doro-sonador-da-coscrit-e-da.html
http://www.gioventurapiemonteisa.net/libro-cd-le-monferrine-di-cogne-di-rinaldo-doro/

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