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IL GALLES

Wales_flag_large“Welsh!” davano gli anglo-sassoni ai britanni romanizzati a mò d’insulto, da cui deriva la parola inglese Wales per Galles, stesso senso dispregiativo con cui i “crucchi” chiamavano i vicini francesi e italiani, da welsch o walsch, nome di una tribù celtica al confine col mondo germanico.
Loro si chiamano Cymru, sono le tribù celtiche che nel V secolo si ritirano a Ovest davanti all’avanzata dei Sassoni, nelle terre meno appetibili dell’isola. Non che tutto d’un tratto in Britannia non ci fossero più Celti tranne che nelle terre a Ovest, come spesso accade negli “spostamenti” di popolazioni, i nuovi arrivati e gli “autoctoni” finiscono per fondersi (ho scritto spesso, non sempre)  così nel Galles, la struttura del clan e lo spirito “celtico” (permettetemi il termine) finirono per prevalere, tant’è che il gaelico gallese è lingua ancora viva, parlata comunemente e materia di studi a scuola e nell’università.

AI TEMPI DEI TUDORS

Siccome quei rissosi dei celti non riuscivano a smettere di farsi guerra l’allora  re inglese Edoardo I sul finire del 1200 ebbe buon gioco nella conquista del Galles, ma… nella storia non mancano mai avvincenti colpi di scena!
Come osserva Maurizio Stefanini nel suo articolo “La musica dei druidi che incantò la destra”: “In realtà, non è neanche del tutto corretto dire che l’Inghilterra “conquistò” la Scozia e il Galles. È vero infatti che nel 1282 quest’ultima regione era stata occupata da Edoardo I. Ma nel 1485 fu invece un esercito gallese a sconfiggere a Bosworth Field il re inglese Riccardo III, che trovò la morte gridando la famosa frase shakespeariana «Il mio regno per un cavallo!». Solo che il vincitore Enrico Twdwr, inglesizzato in Tudor, era sì discendente diretto di Rhys ap Gruffydd, leader della resistenza anti-inglese nel XII secolo. Ma suo nonno Owain aveva sposato in segreto Caterina di Valois, vedova del re d’Inghilterra Enrico V, mentre suo padre Edmund aveva sposato una discendente di re Edoardo III. Piuttosto che dare l’indipendenza alla sua terra preferì dunque rivendicare la corona di Inghilterra e Galles assieme, col nome di Enrico VII. Fu tra l’altro per sostenere le sue pretese dinastiche che fece scrivere la storia di re Artù, dando poi il nome di Arturo al suo primogenito, morto prima di ascendere al trono. E fu anzi durante il regno di suo figlio Enrico VIII, il secondogenito, che l’Act of Union del 1536 sancì la formale annessione del Galles all’Inghilterra. (tratto da qui)

DIO LO VUOLE!

E’ Margaret Beaufort la moglie seppur per poco di Edmund Tudor, fratellastro del Re, lei stessa imparentata con  Enrico VI e che appena 12 enne genera il futuro re Enrico VII (per rispolverare storia e personaggi leggete il post di Alessia Carmicino qui) o andatevi a rivedere la serie tv “The White Queen”

Oggi il Galles è una nazione costitutiva all’interno di un’unione politica (assieme a Inghilterra, Scozia e Irlanda del Nord) chiamata Regno unito, con un governo locale (istituito nel 1996).

LETTERATURA E MITI

Sono i Gallesi ad aver conservato una vastissima letteratura e mitologia “celtica” non ultimo il famigerato ciclo arturiano di cui il Galles è vero e proprio core della leggenda. Chi non ha letto Historia Regum Britanniæ, del monaco gallese Goffredo di Monmouth con la storia delle profezie di Merlino e il ritrovamento dei due draghi che causano il crollo delle fondamenta del castello di Vortigern? Il drago rosso sono i Cymru (e la sua effige campeggia sul vessillo gallese), quello bianco gli Anglo-Sassoni invasori!
L’altro tomo medievale è il Mabinogion con tanto di tradizioni risalenti all’età del ferro nonchè svariati riferimenti al ciclo arturiano.

galles-mappa

SONO PAZZI QUESTI GALLESI

I Gallesi, a differenza degli inglesi .. diedero sempre grande importanza ai rapporti umani, tanto da sembrare sentimentalisti. In realtà questo atteggiamento rappresenta un loro modo di essere legato alla natura stessa. Per un gallese, la musica è come parte integrante della sua lingua; quando un gallese parla inglese, si fa subito riconoscere per tutti gli accenti e cadenze con cui sente il bisogno di “condire” la lingua che non è di sua appartenenza. (tratto da qui)

Il commento citato è assai lusinghiero visto che gli inglesi considerano i gallesi degli zotici ignoranti!!
Il Gallese è dicevo prima una lingua ancora viva, parlata da un tre milioni di abitanti. Lascio la parola ad un esperto in materia Roberto Pagani
La lingua gallese è una lingua celtica-p, o brittonica, assieme a cornico e bretone, con le quali è mutualmente intelligibile. Con le altre lingue celtiche presenta fenomeni che fanno venire i capelli bianchi solo a sentirli nominare, come la lenizione. il verbo in prima posizione etc. A differenza delle lingue goideliche (ovvero irlandese, mannese e gaelico), il gallese presenta un sistema di scrittura più o meno fonetico (in pratica: così scrivi, così leggi). Sembra una nota a favore, ma non compensa affatto l’assoluto caos che si può creare quando ci si trova a dover leggere. 
Prendete per esempio questo toponimo:  
Llanfairpwllgwyngyllgogerychwyrndrobwllllantysiliogogogoch 
Il toponimo più lungo in Europa e il terzo al mondo. Il significato è questo: Chiesa di Santa Maria nella valletta del nocciolo bianco, vicino alle rapide e alla chiesa di San Tysilio nei pressi della caverna rossa. La pronuncia in alfabeto fonetico ve la trascrivo volentieri: [ˌɬanvairˌpuɬɡwɨ̞ŋˌɡɨ̞ɬɡoˌɡɛrəˌχwərnˌdrobuɬˌɬantɨ̞ˌsiljoˌɡoɡoˈɡoːχ], ma non chiedetemi di scrivere la pronuncia approssimata in italiano perché non credo di esserne capace! La lettera (scritta ll, una doppia l che viene considerata lettera singola nell’alfabeto gallese), va pronunciata come il suono “sch” di Paperino, ovvero appoggiando la punta della lingua sul palato e soffiando, così che l’aria faccia tremare i lati della lingua. Anche se la grafia fa sembrare il nome impronunciabile, a sentirlo pronunciato non sembra neanche troppo strano. ” (tratto da qui)

IL CANTO BARDICO

Lungi dall’essere una forma elitaria il canto con l’arpa in Galles era diffuso tra la gente del popolo e si svolgevano spesso delle gare canore basate sulla capacità di improvvisazione poetica e armonica su una melodia data. Nasce così quella che oggi è diventata una precisa tecnica consistente nel “cantare” la poesia su una melodia suonata da un’arpista. Chi canta attende alcune battute per poi accordare i suoi versi sulla melodia. Nell’Ottocento ci fu una sorta di codificazione di questa tecnica che sfociò in una guida alla cerdd dant pubblicata nel 1911 da Telynor Mawddwy (Dafydd Roberts 1879 -1958 , l’arpista cieco): Y Tant Aur. L’interesse su tale tecnica fu tale e i pareri discordanti che si finì con l’istituire una Cerdd Dant Society nel 1934. L’ultima imponente evoluzione della tecnica si è impressa nel manuale di Aled Lloyd Davies dal titolo Llawlyfr Gosod pubblicato nel 1983. Così facendo con l’intento di arricchire l’espressività musicale si è finito per perdere l’aspetto più estemporaneo e improvvisato dell’esibizione! (vedi)

LA TRADIZIONE BARDICA GALLESE

I gallesi sono anche diventati maestri nell’uso dell’arpa tripla che non a caso viene detta arpa tripla gallese anche se originariamente nasce in .. Italia all’epoca del Rinascimento.
Caduta in disuso con l’introduzione dell’arpa a pedali, l’arpa gallese ha conosciuto una rinascita a metà del 1900 con il lavoro di John Weston Thomas che ha trasmesso la sua passione, la sapienza artigianale e la tecnica al figlio e ai suoi apprendisti.
Si ascolti Robin Huw Bowen

APPROFONDIMENTO SULL’ARPA CELTICA

Non posso non citare infine John Jones (1810-1869) noto con il nome bardico di Talhaiarn, architetto e poeta gallese che collaborò con John Thomas e Thomas Oliphant nella stesura della poderosa raccolta “Welsh Melodies, With Welsh And English Poetry”

ARCHIVIO

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Tra terra e cielo, la cultura nei paesi dei Celti

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