DRINK IT UP MEN!

“Drink it up men” (in italiano “Finite di bere, Signori”) è una “irish drinking song” resa popolare dai Dubliners.  Credo si possa considerare un brano tradizionale. Il titolo è l’invito rivolto ai clienti del pub per avvisarli (di solito suonando una campanella) che è iniziato il “drinking-up time”, cioè il momento di bere in fretta il proprio drink perché il locare sta per chiudere!

Il contesto è ottimale per fare un’elegia alla stout, la birra scura che in Irlanda è sinonimo di Guinness. Per molti la Guinness non è una birra, è Dublino (anche se ormai la proprietà della fabbrica è in mano alla Diageo il colosso britannico nella produzione di liquori, birra e vino). Si parla di Stout per indicare le birre dal colore quasi nero e dal sapore tipicamente amaro, la tipica colorazione scura viene dall’orzo bruciacchiato (ovvero molto tostato)!

Spulciando un po’ di storia vengo a sapere che il signor Arthur Guinness aveva il pallino per gli affari: iniziò la produzione di birra in una piccola birreria dismessa nel 1759… il St. James’s Gate Brewery, che vincolò con un canone d’affitto ridicolo per ben 9000 anni a venire. Poi tra il 1770 e il 1780 passò alla birra scura, che stava facendo concorrenza alle produzioni tradizionali, dopo che un birraio di Londra l’aveva accidentalmente inventata facendo bruciare l’orzo! Questa birra scura gli venne così bene che dal 1799 si mise a fare solo quella.. Negli anni 30 il birrificio rappresentava la principale fonte di occupazione della città ed esportava birra in tutto il mondo!

La stout è una birra non necessariamente ad alta gradazione, diventata famosa tra i portuali di Dublino e perciò anche detta “porter” (una versione più a buon mercato).
Dalla schiuma soffice e persistente, dal sapore di cioccolato la Guinness era considerata quasi una “zuppa d’orzo” in grado di sostituire un pasto!..
Per bere però la migliore pinta di Guinness bisogna proprio andare in Irlanda (è stato fatto un esperimento “scientifico” a riguardo testando la Guinness in 33 diverse città d’Europa)

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ASCOLTA The Dubliners (voce Ciaran Bourke) la traccia proviene dall’album “Drink It Up Men” del 1993 dei Clancy Brother e i Dubliners qui


I
At the pub on the crossroads(1) there’s whiskey and beer
There’s brandy from cognac that’s fragrant but dear
But for killing the thirst and for raising the gout
There’s nothing at all beats a pint of good stout
Drink it up(2) men, it’s long after ten(3)
II
At the pub on the crossroads I first went astray
There I drank enough drink for to fill Galway Bay
Going up to the mourning(4) I wore out me shoes
Going up to the cross for the best of good booze
Drink it up men, it’s long after ten
III
Some folk o’er the water think bitter is fine
And others they swear by the juice of the vine
But there’s nothing that’s squeezed from the grape or the hop
Like the black liquidation with the froth on the top
Drink it up men, it’s long after ten
IV
I’ve travelled in England, I’ve travelled in France
At the sound of good music I’ll sing or I’ll dance
So hear me then mister and pour me one more
If I cannot drink it up then throw me out the door
Drink it up men, it’s long after ten
V
It’s Guinness’s porter that has me this way
For it’s sweeter than buttermilk and stronger than tea
But when in the morning I feel kind of rough(5)
Me cursin’ Lord Iveagh(6) who brews the damned stuff(7)
Drink it up men, it’s long after ten
Drink it up men, it’s long after ten
TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
I
Al pub del crocicchio(1) ci sono whiskey e birra, c’è dal brandy al cognac che è intenso ma caro
tuttavia per ammazzare la sete e aumentare la gotta
non c’è niente di meglio che una pinta di buona birra scura,
“finite di bere(2), signori, si chiude tra dieci (minuti)(3)”
II
Nel pub del crocicchio sono andato per la prima volta fuori strada,
là bevvi abbastanza da riempire la Baia di Galway, per andare al funerale(4) ho consumato le scarpe, per andare (al pub) dell’incrocio a prendere la migliore sbronza,
“finite di bere, signori, si chiude tra dieci (minuti)”
III
Alcuni pensano che l’acqua corrente sia buona
e altri giurano sul succo di vino,
ma non c’è niente che sia spremuto da uve o luppolo
come il liquido scuro con la schiuma in cima
“finite di bere, signori, si chiude tra dieci (minuti)”
IV
Ho viaggiato in Inghilterra e Francia
e al suono della buona musica canterò o danzerò,
così dammi retta allora oste, e versamene dell’altro, se non riuscirò a berlo tutto, gettami fuori dalla porta, “finite di bere, signori, si chiude tra dieci (minuti)”
V
E’ la birra scura di Guinness che mi prende in questo modo, perchè è più dolce della crema di latte e più forte del tè, ma quando al mattino mi sento da schifo(5)
sia maledetto Lord Iveagh(6) che birrifica quell’intruglio(7)
“finite di bere, signori, si chiude tra dieci (minuti)”

NOTE
1) in altre versioni ” At the pub called Shenanigan’s
2) Drink it up, nel senso di bere in un sol colpo: si tratta dell’orario detto “drinking-up time” in cui i clienti devono finire di bere prima di essere “buttati fuori”: generalmente fissata in 10-15 minuti.
3) Gli orari di chiusura dei Pubs nelle Isole Britanniche (tratto da qui):
“In Inghilterra e Galles, prima del “Licensing Act 2003” gli ordini di alcolici terminavano alle 23.00, oltre alle quali venivano concessi quindici minuti di “drinking-up time”. Ora invece le regole sono piu’ “rilassate” e gli orari dipendono dalla decisione dei singoli pub e variano a seconda dei giorni della settimana (cosi’ come la durata del “drinking-up time”).
In Scozia ci sono ancora orari fissi, anche se di solito i locali possono richiedere un’espansione dell’orario, percui la maggior parte dei pub in Scozia resta aperto anche oltre le 23.00. In Irlanda del Nord, dal Lunedi’ al Sabato i locali smettono di servire alcolici alle 23.00, mentre la Domenica si chiude alle 22.00.”
Anche nella Repubblica d’Irlanda nei pubs non si tira a far tardi come in Italia (con alcune eccezioni per le grandi città):
lun-gio: 10.30 – 23.30
ven-sab: 10.30 – 00.30
domenica: 11.30 – 23.00
4) la frase è riferita a coloro che si lamentano durante un funerale; in altre versioni “Going down to Shenanigan’s I wore out my shoes“: è risaputo che i funerali irlandesi si concludono spesso con colossali bevute nel pub
5) se ho ben capito “I feel kind of rough” si riferisce ai postumi della sbornia
6) “Me curse on Lord Iveagh“: l’attuale conte di Iveagh è Edward Guinness 4° conte dal 1992.
Probabilmente il più illustre e intraprendente membro della dinastia è stato RUPERT GUINNESS “Rupert Edward Cecil Lee Guinness, secondo conte di Iveagh, è nato a Londra il 29 marzo 1874 ed è scomparso il 14 settembre 1967. Ha studiato all’Eton College e al Trinity College di Cambridge: era il figlio maggiore di Edward Guinness, primo Conte di Iveagh; è stato il ventesimo Cancelliere dell’Università di Dublino. Nel 1927 Rupert ha acquisito il titolo di Conte di Iveagh, succedendo a suo padre, ed è divenuto presidente dell’azienda di famiglia: il famoso birrificio Guinness che ha sede a Dublino. Rupert ha diretto per 35 anni la ben nota azienda della birra lavorando soprattutto all’espansione all’estero dell’attività di famiglia impiantando fabbriche a Londra, in Nigeria e Malesia. Guinness è stato anche un abile politico, appassionato di scienza: questa passione lo ha portato a sostenere, anche quando il padre era in vita, diversi istituti di ricerca fra i quali l’istituto di microbiologia Wright-Fleming. Rupert si è anche interessato di agricoltura trasformando la sabbiosa tenuta di Elveden, nel Suffolk, in una fattoria produttiva. Ed è proprio nella veste agricola che l’erede Guinness ha scoperto l’Italia acquisendo terreni in quel di Asolo (Treviso). Qui, nel 1938, Rupert fonda la “Società Calzaturieri Asolani Riuniti Pedemontana Anonima” il cui acronimo, Scarpa, è ad oggi una tra le aziende leader mondiali nella produzione di calzature tecniche per la montagna. Un’altro segno del suo passaggio la famiglia Guinness, sempre ad Asolo, lo lasciano a Villa Cipriani. L’immobile costruito in epoca palladiana ha subito notevoli interventi nel XVIII secolo: in quegli anni il poeta inglese Robert Browning decide di acquistarlo conferendogli l’aspetto di una nobile dimora toscana. Dopo essere stata adibita a residenza estiva di campagna del poeta d’Oltre Manica la Villa, sotto la proprietà della famiglia Galanti, diviene una locanda. E’ negli anni ’60 che pero’ fa la sua comparsa la famiglia Guinness che acquista la locanda e la offre in gestione a Giuseppe Cipriani, fondatore dell’Harry’s Bar di Venezia, che la trasforma in una dimora di charme. Tra le straordinarie intuizioni di Guinness ci manca citare forse la più nota nel mondo: il libro “The Guinness Book of Records”, ideato nel 1955 con Sir Hugh Beaver, amministratore delegato di Guinness. Rupert Edward Cecil Lee Guinness, con la sua famiglia, è un personaggio straordinario ed ha dato, in qualità di fine imprenditore, amante della cultura, filantropo e appassionato di sport, moltissimo all’umanità intera”(tratto da qui)
7) Un altro modo di dire per la Guinness, diffuso a Dublino è “the black stuff

Prima parte: vedi

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/jar-porter.htm
http://www.guidabirreartigianali.it/birre-stout.html http://zythophile.wordpress.com/2009/03/19/so-what-is-the-difference-between-porter-and-stout/
http://www.tuttoirlanda.com/guinness-migliore-in-irlanda
http://blog.zingarate.com/dublino/le-birre-irlandesi-a-dublino.html http://blog.zingarate.com/dublino/birre-irlandesi-dublino-stout-scure-rivali-guinness.html
http://clancybrothersandtommymakem.com/cbtm_d35c_ids.htm http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=7665
http://bardbook.flame.org/songs/207
http://ringofirefly.blogspot.it/2011/11/lovely-day-for-guinness-in-gravity-bar.html

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