Terre Celtiche Blog

L’emigrazione irlandese in America (Paddy’s Lamentation)

L’emigrazione irlandese (irish diaspora)

Dove sono oggi quei venti milioni mancanti di Irlandesi che ci dovrebbero essere qui oggi invece di quattro, le nostre tribù perdute?

James Joyce in Ulisse

The theme of emigration is a central theme in the history of the Irish people since the exodus of mid-nineteenth century known as the Irish diaspora, caused by the great famine that has decimated the population. Already in 1845 with the first decline in the production of potatoes there was a peak of emigration, but starting from 1846 the exodus was unprecedented: a huge mass of undernourished and sick people looked for any boat to go to Canada (in the colonies English) and in the Eastern ports of the United States or Australia.

Il tema dell’emigrazione è un tema centrale nella storia del popolo irlandese a partire dall’esodo di metà ottocento noto come diaspora irlandese, causato dalla grande carestia che ha decimato la popolazione. Già nel 1845 con il primo calo della produzione di patate si verificò un picco dell’emigrazione, ma a partire dal 1846 l’esodo fu senza precedenti: una massa enorme di persone denutrite e ammalate cercava una qualsiasi imbarcazione per andare in Canada (nelle colonie inglesi) e nei porti dell’est degli Stati Uniti o in Australia.

emigrazione irlandese
Più di ogni parola o descrizione basta guardare il Famine memorial (1997) a Dublino istallato lungo la Custom House Quay.
APPROFONDIMENTO The Irish Famine Songs

Emigrazione irlandese: Le navi-bara

Mai nome fu più azzeccato per il carico di disperati che affollavano le navi dei migranti, le chiamavano “coffin-boats” (navi-bara) per l’alto tasso di mortalità a bordo! Il veliero museo Jeanie Johnston a Dublino è una replica di quelle navi (e si trova poco lontano dal Famine memorial). La lunga traversata per arrivare in America durava circa 47 giorni e chi non si era ancora ammalato finiva facilmente per ammalarsi a causa delle inumane condizioni della traversata. Per una panoramica a tutto tondo dell’argomento basta infine fare una tappa all’Epic, il museo multimediale dell’emigrazione irlandese, allestito nel 2016 negli antichi magazzini CHG, costruiti nel 1820 nei “Docklands” da cui partivano le navi degli emigranti.

But the Irish were forced long ago to leave their homeland and not only for reasons of subsistence: injustice and discrimination because of their Catholic faith made the Irish in fact persecuted. And the reverse and after in a Catholic Ireland under the Republic to be persecuted were the free spirits, atheists and “communists”.

Ma gli Irlandesi furono costretti già molto prima a lasciare la loro terra e non solamente per motivi di sussistenza: ingiustizia e discriminazione a causa della propria fede cattolica rendevano di fatto gli Irlandesi dei perseguitati. E all’inverso e successivamente in un’Irlanda cattolica sotto la Repubblica ad essere perseguitati furono gli spiriti liberi, atei e “comunisti”.

emigrazione irlandese
Samuel B. Waugh, Irish immigrants debark at New York in 1847: sulla sinistra in secondo piano è raffigurato Castle Garden, il forte circolare a Battery Park, nella parte meridionale dell’isola di Manhattan. Dalla metà del XIX secolo, fu utilizzato come primo centro di smistamento per l’immigrazione. La stazione fu in funzione fino al 1890, anno in cui l’amministrazione federale, sotto pressione di una seconda e più imponente ondata immigratoria proveniente da tutti gli stati d’Europa, decise di aprirne una più funzionale su Ellis Island. Oggi è amministrato dal National Park Service ed è il punto di partenza per i visitatori diretti alla Statua della Libertà o ad Ellis Island.

APPROFONDIMENTO: SEA SHANTY & EMIGRATION SONG
The Maid Of Culmore (irish Cúil Mór )

La terra Promessa

AMERICA

THE PROMISE LAND

The journey of the emigrants to America was a desperated journey, thousands of them never reached the land and a good 80% of those who managed to land died during the first year of colonization. The new frontiers were Maryland, Pennsylvania, Virginia, Georgia, Shenandoah Valley and Kentucky, but also Labrador and Newfoundland.

LA TERRA PROMESSA

Il viaggio degli emigranti verso l’America era un viaggio dei disperati, migliaia di loro non raggiunsero mai la terra e un buon 80% di quelli che riuscirono a sbarcare morì durante il primo anno di colonizzazione. Le nuove frontiere erano il Maryland, Pennsylvania, Virginia, Georgia, la Shenandoah Valley e il Kentucky, ma anche il Labrador e Terranova.

APPROFONDIMENTO: MONTI APPALACHI

L’emigrazione massiccia delle popolazioni del continente europeo nei territori americani durante il 1800 e per buona metà del 1900, come quella delle popolazioni del continente africano o del Medio Oriente verso l’Europa dei nostri tempi, sono la lotta per la sopravvivenza di gruppi sociali svantaggiati, i quali trovavano ad aspettarli gruppi sociali detentori del potere e della ricchezza (legali e illegali) pronti per lo più a sfruttarli: i poveri, i disperati sono così disumanizzati, trasformati in merce e forza- lavoro sottopagata, o ridotta allo stato di schiavitù.

No Irish Need Apply: mito o amara realtà?

Gli irlandesi sono stati discriminati anche in America per via della religione; i cattolici irlandesi rimasti ancorati alle tradizioni gaeliche, erano detti con disprezzo “bog-walkers” perchè non sapevano nemmeno parlare inglese, nelle vignette umoristiche erano raffigurati con tratti scimmieschi. Ad accentuare la questione una canzone diventata molto popolare che forse ha calcato un po’ la mano dal titolo, che è tutto un programma “No Irish Need Apply” . La questione è ancora aperta (vedi).

APPROFONDIMENTO:
No Irish Need Apply

Emigrazione irlandese: razzismo e sfruttamento

Emigrazione irlandese in America

Gli irlandesi iniziarono a sbarcare a New York in modo massiccio tra il 1840 e il 1850 e si stabilivano in case popolari sulla Lower East Side di Manhattan, a Hell’s Kitchen e nella Irishtown di Brooklyn non altrettanto famosa come i Five Points di Manhattan ma ancor più sovraffollata da immigrati irlandesi. La Irishtown era nel  Fifth Ward/Vinegar Hill, una roccaforte irlandese piena di distillerie di whisky illegale e avulsa dalla cultura anglo-americana, in cui nemmeno la polizia osava mettere piede. 

Più in generale ingenti masse di poveri e disperati irlandesi si insediarono lungo il litorale di Brooklyn, sul lungomare da Williamsburg a Gowanus.
Questi quartieri di protestanti in gran parte inglesi e l’antica aristocrazia olandese furono rapidamente sopraffatti da questi “invasori” cattolici disabilitati dalle malattie, affamati e con un’eredità di ribellione, segretezza, violenza e combattimenti faziosi all’interno delle loro cooperazioni tenacemente comunitarie. In breve, questi grandi numeri di immigrati di Brooklyn non erano in alcun modo interessati ad assimilare la cultura anglo-protestante ufficiale. (tratto da qui)

brooklyn-irishtown
illustrazione del Fifth Ward di Brooklyn del 1855 la parte ombreggiata è la Irishtown, sullo sfondo a destra Manhattan con Battery Park sulla punta

I lavori che potevano trovare erano quelli più umili come servitori delle famiglie più abbienti (mansioni per lo più femminili) o come sterratori e manovali (edilizia, canali, strade, ferrovie, scaricatori del porto), molti si arruolavano (volenti o nolenti) nell’esercito o finivano nella malavita (nelle prime bande di strada e poi nell’organizzazione della mafia irlandese –irish mob).

Con l’emigrazione di massa, le società segrete irlandesi(1) – un po’ bande e un po’ organizzazioni di autodifesa – si trapiantarono negli States. Ritroviamo i Molly Maguires tra gli immigrati irlandesi nelle miniere di carbone ed antracite della Pennsylvania, dove le condizioni di vita e di lavoro erano se possibile anche più dure che non nelle fattorie in Irlanda. I nemici non erano più i landlords e i tenants e i loro sgherri, ma le compagnie minerarie, i loro vigilantes e la polizia. Nelle città gli irlandesi si organizzarono in sindacati/organizzazioni di controllo del mercato del lavoro e ogni mezzo era tollerato (intimidazioni, incendi dolosi, etc) per “risolvere” i problemi e tenere coesa la comunità irlandese.

A metà Ottocento entra in scena il capitalismo americano, i Robber Barons che accumularono fortune trafficando con l’acciaio, le ferrovie e il carbone e non si curavano degli uomini il cui lavoro creava le loro vaste ricchezze: miseri salari, sfruttamento minorile, nessuna sicurezza sul lavoro. Ovviamente non erano gradite lamentele e men che meno i sabotaggi.

(1) The Whiteboys, The Peep O’Day Boys, The Ribbonmen, The Defenders, The Ancient Order of Hibernians,The Molly Maguires… erano i nomi di fratellanze, associazioni di mutuo soccorso nate in Irlanda a partire dal 1700, società segrete costituite da contadini e braccianti per difendersi dai soprusi dei latifondisti. In America i Molly Maguires operavano come sottogruppo dell’Antico ordine degli Hiberniani un ente fondato nelle città del nord-est per promuovere gli interessi degli immigrati irlandesi nel Nuovo Mondo. Gli “Hibs” erano un gruppo legale, legittimo e rispettato, guidato dalla classe media emergente e con legami con il Partito Democratico.

APPROFONDIMENTO:
I Mollies irlandesi, veri carbonari
THE DRAFT RIOT IN “GANGS OF NEW YORK”

Cantieri e guerra

Nell’America della Speranza Irlandesi (e Italiani e soprattutto Cinesi) lavorarono rischiando la vita ogni giorno (si calcola che 1/3 della forza lavoro irlandese morì a causa della dinamite fatta brillare con la miccia troppo corta, forse per imperizia ma soprattutto per economizzare) per la costruzione della rete ferroviaria del paese America.

An infamous fate that of the Irish (and Italian) immigrants who worked in the construction of the American railway: people who had as their sole resource the strength of their arms; even more infamous for the millions of Chinese workers, often forced (shanghaiinge) and treated inhumanly, rejected and despised more than the blacks themselves.

Una sorte infame quella degli immigrati irlandesi (e italiani) che lavoravano nella costruzione della ferrovia americana: gente che aveva come sola risorsa la forza delle braccia, ancora più infame per i milioni di lavoratori cinesi, spesso cooptati forzosamente e trattati in modo disumano, reietti e disprezzati più dei neri stessi.

Tra le testimonianze nei canti irlandesi si veda per tutti la sea shanty Poor Paddy Works on the Railway
Nell’America della Speranza gli Irlandesi furono mandati a combattere nella Guerra di Secessione.
APPROFONDIMENTO: By the Hush /Paddy’s Lamentation

Poliziotti e vigili del fuoco irlandesi a New York

Ma anche molti furono gli irlandesi che trovarono lavoro nelle forze dell’ordine o nei corpi dei vigili del fuoco. Una nuova ondata migratoria dopo la seconda Guerra Mondiale vide 50.000 irlandesi trasferirsi in America negli anni del 1950 di cui circa un quarto si stabilì a New York.
Su Wikipedia leggiamo: “Entro il 1855, il 17% dei poliziotti di New York era nato in Irlanda (a paragone del 28% complessivo urbano), ovvero 304 agenti su 431 nati all’estero. Negli anni ’60 dell’ ‘800, metà dei poliziotti di New York erano irlandesi. Attorno al 1900, cinque poliziotti newyorkesi su sei erano nati in Irlanda o figli di immigrati irlandesi. Nel 1960, il 42% dei poliziotti di New York si potevano definire irlando-americani.
APPROFONDIMENTO: The Streets of New York e l’irish pride

IRLANDESI AMERICANI

L’America è diventata la patria di migliaia d’irlandesi che oggi sono irlandesi americani fieri dello loro origini (stimato come secondo gruppo di ascendenza europea per consistenza dopo i tedeschi americani), ma anche grati alla terra che li ha accolti. A conti fatti le condizioni che trovarono nella nuova terra erano migliori della fame e disperazione che si lasciavano alle spalle; in America emigrarono anche famiglie di ricchi proprietari terrieri (che avevano perso la fiducia di trovare in Irlanda una prospettiva di ripresa per il futuro), così nell’Ulisse di Joyce leggiamo questo lamento “Dove sono oggi quei venti milioni mancanti di Irlandesi che ci dovrebbero essere qui oggi invece di quattro, le nostre tribù perdute? E le nostre ceramiche e i tessuti, i migliori del mondo? E la nostra lana che si vendeva a Roma ai tempi di Giovenale e il nostro lino e il nostro damasco dei telai di Antrim e i nostri merletti di Limerick..

APPROFONDIMENTO:
We Want No Irish Here

Pubblicato da Cattia Salto

Amministratore e folklorista di Terre Celtiche Blog. Ha iniziato a divulgare i suoi studi e ricerche sulla musica, le danze e le tradizioni d'Europa nel web, dapprima in maniera sporadica e poi sempre più sistematicamente sul finire del anni 90 tramite il sito dell'associazione L'ontano [ontanomagico.altervista.org]

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