Archivi tag: Sigillaria

IO SATURNALIA

Tra il 17 e il 23 dicembre si tenevano nell’Impero romano i Saturnalia, una festa molto popolare in onore del dio Saturno, il dio romano della semina e del raccolto, re di un passato regno dell’Oro in cui vi furono sempre pace e abbondanza. Così come Saturno subentrava a Giove, l’ordine veniva rovesciato e, a fronte di una temporanea assenza di potere, gli schiavi si comportavano come se fossero liberi e partecipavano ai banchetti pubblici nel Campidoglio. ( continua prima parte)

Nel dipinto settecentesco di Antonie Francois Callett si vuole illustrare proprio uno di quei banchetti pubblici ai quali tutti, senza limitazioni di ceto, potevano partecipare (a quanto pare a spese dello Stato)
saturnalia
Sullo sfondo troneggia la statua di Saturno con tanto di falce in mano in qualità di dio del raccolto, e tutt’intorno gozzoviglia il popolo; chi danza e “fa il trenino” al suono di un’orchestrina, chi siede a tavola e beve vino sbocconcellando un po’ di pane in attesa dell’arrivo del cibo. I servitori alla tavolata in primo piano sono contraddistinti dall’indossare un cerchietto d’oro tra i capelli, (il coppiere porta ai piedi dei ricchi calzari) sicuramente sono molto meglio vestiti dei commensali che al contrario sono per lo più scalzi, uno di loro porta in testa il pileo (un buffo cappello in foggia elfica che contraddistingueva i lavoratori del popolino e che rappresentava l’acquisita libertà dell’ex-schiavo) e abbraccia una procace fanciulla, che peraltro guarda in modo languido il bel coppiere! Si leva la coppa per il brindisi benaugurale in lode a Saturno gridando “Io Saturnalia“!
Sull’altro lato della tavolata un muscoloso “avventuriero” con tanto di orecchino al lobo dell’orecchio suona una chitarra (che ci fa presumere le sue origini ispaniche). Tuttavia il pittore si prende un po’ di libertà come quelle panche per sedersi al posto dei noti triclini che si usavano ai tempi per mangiare (in posizione semisdraiata).

IL BANCHETTO PER GLI SCHIAVI

L’usanza del banchetto degli schiavi in cui erano i padroni a servire in tavola o schiavi e padroni mangiavano insieme si trattava di un rovesciamento dei ruoli solo formale che non aveva niente di sovversivo, erano sempre gli schiavi a cucinare e a preparare la tavola; possiamo dire che nei Saturnalia anche gli schiavi potevano ubriacarsi senza paura di essere puniti e potevano alzare un po’ la voce o prendere in giro il padrone, ma tanto doveva bastare per tutto il resto dell’anno! Era anche estratto a sorte un Re del Disordine (quello che diventerà il nostro Re del Natale o di Carnevale che sarà chiamato Re del Fagiolo) cha faceva da cerimoniere e tutto ciò che ordinava era legge. Una vestigia del remoto passato in cui il festeggiato diventava capro espiatorio e veniva immolato per il bene della comunità.

LO SCAMBIO DI DONI

Anche nelle case private si banchettava e la gente si scambiava dei piccoli regali che compravano in un mercatino speciale (Sigillaria) aperto solo per l’occasione: c’erano le statuette dei Lari domestici (gli spiriti protettori degli antenati defunti), terrecotte a forma d’aquila, sole, falce, serpente; ma anche giocattoli per bambini, candele (per richiamare la luce della “aurea aetas” del regno di Saturno), noci e dolciumi.
Lo scambio dei doni tra parenti ed amici avveniva il 20 dicembre: nella vigilia della festa, davanti all’altare dei Lari (una specie di nicchia o tabernacolo nel muro), la famiglia si riuniva per invocare la protezione degli avi e lasciare del cibo.
Il mattino seguente, al posto delle ciotole, i bambini trovavano giocattoli e dolci.

I doni erano in genere accompagnati da dei bigliettini spiritosi e Marziale ci scrisse addirittura un libro (Xènia) tutto di frasi come queste:
Passo tutto l’inverno dormendo: sono più grasso
quando a nutrirmi è solamente il sonno
Xenia, 59
Si tratta di un biglietto-epigramma una sorta di indovinello che è anche una battuta ironica (la risposta dell’indovinello 59 è il ghiro)

STRENIA, L’ITALICA BEFANA

Il primo di gennaio nell’Impero romano ci si scambiava le strenae cioè i rami di alloro e di ulivo come portafortuna in onore alla dea italica Strenia, Strenna o Strenua, Strinia,  assorbita dai fondatori di Roma, dea del Bosco Sacro ma anche triplice dea (Dea della natura e degli animali, Dea della Luna, Dea degli Inferi) che come Grande Madre chiudeva e apriva il cerchio dell’anno (nascita, crescita e morte).
Lo scambio delle piante sacre  (a guarnire fichi e mele) il primo dell’anno era quindi benaugurale; anche la tavola di Capodanno era decorata con i rami d’alloro, offerti poi ai convitati, così come scrive Varrone. continua

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/saturnalia-taberna.htm

http://www.romanoimpero.com/2010/10/culto-di-strenna-o-strenua.html
http://www.romanoimpero.com/2012/01/strenna-natalis-lepifania.html