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Terre Celtiche Blog

The Lochmaben Harper

Lochmaben Harper
The Blind Harper, Patrick Quin c.1745-1812 (c.1800). Unknown 19th century. Date: 1800 (circa)

The Lochmaben Harper, The Blind Harper of Lochmaben , ” The Blind Harper ” è una ballata tradizionale delle isole britanniche raccolta dal professor Child al numero 192.

La possiamo classificare tra le ballate umoristiche in quanto si racconta di una truffa ai danni del re Enrico d’Inghilterra, perpetrata con astuzia da un arpista cieco di Lochmaben (Scozia). La sua cavalla, alla quale si accompagna ramingo, ha appena partorito un puledrino e, invitato al castello di Carlisle, la lascia nelle scuderie proprio accanto allo stallone del re. Dopo aver deliziato la corte con il suo repertorio si reca nottetempo nella stalla e libera i due cavalli. La buona cavalla trova la strada di casa portandosi al seguito il cavallo del re (legato per buona misura alla coda della cavalla). L’indomani l’arpista si lamenta con il re per la scomparsa del suo mezzo di trasporto (e la sicura morte del puledrino rimasto da solo a casa) e il re oltre alla lauta ricompensa per la serata lo paga profumatamente anche per gli animali che non ha mai perduto.
L’antefatto della storia potrebbe essere un’ardita scommessa tra l’arpista e i suoi mecenati, così l’arpista vince anche la posta messa in palio dai nobili (i quali nelle versioni più tarde della ballata riportano al re lo stallone baio “innamorato”).

The Lochmaben Harper

Roud 85 ; Child 192 ; G/D 2:270 ; Ballad Index C192 ; trad.]

Ben poche notizie si hanno in merito alle origini della The Lochmaben Harper, tra le ipotesi è che si tratti di una border ballad non fosse altro che per la localizzazione dell’arpista. La lunghezza kilometrica dei versi arriva a 21 strofe.
Sir Walter Scott riprende la più antica trascrizione della ballata -“The Blind Harper of Lochmaben”, Glenriddell Manuscripts, XI, 42, 1791- apportando qualche modifica e cambiando il nome del Re in quello di Lord Warden (cf).

Emily Smith 2005

La versione scozzese di Emily Smith segue da vicino il testo di Sir Walter Scott

Oh heard ye o’ a silly (1) harper
lived long in Lochmaben toon?
How he did go tae fair England
to steal king Henry’s wanton (2) broon,
but first he gaed tae his guidwife
wi a’ the speed that he could thole.
This task said he will never work
withoot a mare who has a foal.
Sing fadden dilly, fadden dilly,
fadden dilly deedle dan.

She said you have a guid grey mare
that’ll run o’er hills baith low and high.
Gae take the grey mare in yer hand
and leave the foal at hame wi me.
Then tak a halter in your hose (3)
and of your purpose dinna fail,
but wap it o’er the wanton’s nose
and tie it tae the grey mare’s tail.

Syne ca’ her oot at yon back yeate
o’er moss and muir and ilka dale
and she’ll ne’er let the wanton bite
til she gets hame to her ain foal.
So he is doon tae England gone
o’er moss and muir and ilka dale,
until he’s reached king Henry’s yeate
and o’ his purpose not tae fail.

Come in, come in, you silly harper,
o’ your harping let me hear.
Oh, by my sooth then said the harper,
I’d rather hae stablin’ fir ma mare.
So the king looked oer his left shoulder,
said unto his stable groom.
Gae take the silly auld harper’s mare
and tie her ‘side my wanton broon.

Then aye he harped and aye he carped
til a’ the lords gaed through the floor (4).
They thoucht the music wis sae sweet
that they forgot the stable door (5)
an’ aye he carped and he harped
til a’ the lords were soon’ asleep.
Then quietly took aff his shune
and softly doon the stairs did creep.

He took the halter frae his hose
and o’ his purpose didna fail,
but wapped it o’er the wanton’s nose
and tied it tae the grey mare’s tail.
Syne ca’d them oot at yon back yeate
o’er moss and muir and ilka dale
an’ she’s ne’er let the wanton bite
but held her still gan at her tail.

The grey mare was right swift o’ fit
and didna fail tae find the way,
for she wis at Lochmaben’s yeates
fu lang three ‘oors ‘er it wis day
and when she reached the harper’s door
there she gave mony a nicker and snear.
Oh rise, oh rise you lazy lass (6)
let in the master and his mare.

So up she rose, put on her clothes (7)
and lookit oot through the lock hole.
Oh, by my sooth, then said the lass
oor mare has gotten a braw big foal.
Come haud the peace (8) you foolish lass
the moon’s (9) but glancing in yer e’ee,
I’ll wad ma hail fee gainst a groat
it’s bigger than e’er oor foal will be (10).

Then in the morn, at fair daylight,
when they had ended a’ their cheer,
King Henry’s wanton broon was stawn
an’ eek the poor auld harper’s mare.
Alas! Alas! then said the harper,
Alas! Alas! that I cam here
in Scotland I’ve a braw cowte foal
and here they’ve stawn my guid grey mare.
Come haud the peace, you foolish harper,
o’ your alasin’ let me be,
for ye shall get a better mare
and weel paid for your cowte foal be.

Avete saputo di quel povero arpista
che viveva nella città di Lochmaben?
Come andò nella bella Inghilterra
per rubare il focoso baio di re Enrico?
Ma prima andò dalla buona moglie
in fretta e furia
“Questa impresa -disse- non funzionerà
senza una giumenta con un puledro”
Canta: fadden dilly, fadden dilly,
fadden dilly deedle dan.

“Tu hai una buona cavalla grigia -disse lei-
che correrà per le colline in lungo e in largo
vai a prendere la giumenta grigia con te
e lascia il puledro a casa con me.
Poi prendi la cavezza del tuo cavallo
e non potrai fallire nell’impresa,
ma mettila al muso dello stallone
e legala alla coda della giumenta grigia.

Poi lasciala libera fuori dai cancelli
per le paludi, la brughiera e anche i campi
lei non lascerà mai che lo stallone la prenda
finchè ritornerà a casa dal suo puledrino”
Così lui si alzò e andò in Inghilterra
per le paludi, la brughiera e anche i campi
finchè arrivò ai cancelli di Re Enrico
per non fallire nella sua impresa

“Vieni, entra povero arpista
e fammi ascoltare la tua musica”
“In fede mia -dice l’arpista-
preferisco avere un ricovero per la mia giumenta”
Il re guardò alla sua spalla sinistra
e disse al garzone delle scuderie
“Vai e porta la giumenta del povero arpista cieco
e legala accanto al mio focoso baio”

Allora l’arpista suonò e cantò
finchè tutti i lord danzarono per la sala,
sentirono una musica così soave
che dimenticarono [aperta] la porta della stalla
e l’arpista suonò e cantò
finchè tutti i lord caddero addormentati.
Allora piano si tolse le scarpe
e scivolò giù per le scale.

Prese la cavezza dal suo cavallo
e non fallì nella sua impresa
ma la fece scivolare sul muso dello stallone
e la legò alla coda della giumenta grigia.
Poi li lasciò liberi fuori dai cancelli
per le paludi, la brughiera e ai campi
lei mai lasciò che lo stallone la mordesse
ma lo fece andare buono buono alla sua coda.

La giumenta grigia era proprio veloce di piede
e non sbagliò nel ritrovare la strada
perchè fu all’ingresso di Lochmaben
tre ore buone prima che facesse giorno
e quando arrivò alla porta dell’arpista
allora nitrì e sbuffò assai
“Alzati, alzati ragazza pigra
fai entrare il padrone e la sua giumenta”

Così lei si alzò e si vestì
e guardò dallo spioncino
“O in fede mia- disse allora la servetta- la nostra giumenta ha avuto proprio un grande puledro”
“Frena la lingua povera ragazza
hai la luna negli occhi, scommetto la mia intera paga contro una moneta d’argento che sarà più grande di un qualunque nostro puledro”

Allora al mattino, con la bella luce del giorno
quando finirono tutti i saluti
lo stallone baio di Re Enrico era sparito
e così la cavalla del povero arpista cieco.
“Ahimè-disse l’arpista cieco-
accidenti a quando venni qui,
in Scozia mi è nato un bel puledrino
e qui mi rubarono la mia buona giumenta grigia”
“Frena la lingua povero arpista
e smettila di lagnarti
perchè tu avrai una giumenta ancora migliore
e ben pagato sarai anche per il tuo puledrino”

NOTE
Nella traduzione ho tenuto conto dei significati più antichi dei termini
1) silly in questo contesto è riferito a un arpista cieco per suscitare un forma di empatia per la sua condizione
2) wanton= indisciplinato, focoso ma anche “giocoso, divertente” potrebbe intendersi come “testardo”
3) probabilmente sta per horse
4) footed the floor
5) manca una parola probabilmente la chiave nella porta della stalla o la stalla aperta.
6) è la padrona che dice alla serva di andare ad aprire credendo fosse ritornato il marito
7) qui c’è un siparietto comico tra la padrona e la serva
8) haud thy tongue,
9) the moon (che Walter Scott intende come the morn) is glancing in your eyes, i raggi della luna o i primi raggi del fanno prendere un abbaglio alla serva
10) cioè che è ben più grande di quanto possa esserlo un puledro e quindi che non è un puledro ma un cavallo

The Blind Harper

La versione anglicizzata di The Lochmaben Harper è diffusa tra i musicisti irlandesi e credo sia stato Andy Irvine a divulgare quella che è diventata la versione standard (cf)

Andy Irvine con Donal Lunny & Paul Brady 1976 live
Kate Rusby 
Nic Jones 1978 
Golden Bough

Have you heard of the blind harper,
How he lived in Lochmaven town,
How he went down to fair England,
To steal King Henry’s wanton Brown.

First he went unto his wife,
With all the haste that go could he,
“This work,” he said, “it will never go well,
Without the help of our good grey mare.”

Says she, “You take the good grey mare,
She’ll run o’er hills both low and high,
Go take the halter in your hose,
And leave the foal at home with me.”

So he’s up and went to England gone,
He went as fast as go could he,
And when he got to Carlisle gates
Who should be there but King Henry?

“Come in, come in you blind harper,
And of your music let me hear.”
But up and says the blind harper,
“I’d rather have a stable for my mare.”

The king he looks over his left shoulder
And he says unto his stable groom,
“Go take the poor blind harper’s mare,
And put her beside my wanton brown.”

Then he’s harped and then he sang,
Til he played them all so sound asleep,
And quietly he took off his shoes,
And down the stairs he did creep.

Straight to the stable door he goes,
With a tread so light as light could be,
And when he opened and went in
There e found thirty steeds and three.

And he took the halter from his horse
And from his purse he did not fail.
He slipped it over the wanton’s nose
And he’s tied it to the grey mare’s tail.

Then he let her loose at the castle gates
And the mare didn’t fail to find her way.
She’s went back to her own colt foal,
Three long hours before the day.

So then in the morning, at fair daylight
When they had ended all their cheer,
Behold the wanton brown has gone,
And so has the poor blind harper’s mare.

“And oh and alas,” says the blind harper,
“However alas that I came here,
In Scotland I’ve got me a little colt foal,
In England they stole my good grey mare.”

“Hold your tongue,” says King Henry,
“And all your mournings let them be,
For you shall get a far better mare
And well paid shall your colt foal be.”

Again he harped and again he sang,
The sweetest music he let them hear.
And he was paid for a foal that he never had lost
And three times over for the good grey mare.

Avete saputo di quell’arpista cieco
che viveva nella città di Lochmaben?
Come andò nella bella Inghilterra
per rubare il focoso baio di re Enrico?

Prima andò dalla moglie
in fretta e furia
“Questa impresa -disse lui- non funzionerà
senza l’aiuto della nostra giumenta grigia”

“Prendi la buona cavalla grigia -dice lei-
che correrà su e giù per le colline
metti la cavezza al suo muso
e lascia il puledro a casa con me”

Così lui si alzò e andò in Inghilterra
il più veloce che gli riusciva
e quando arrivò ai cancelli di Carlise
trovò nientemeno che il re in persona

“Vieni, entra arpista cieco
e fammi ascoltare la tua musica”
ma si alza e dice l’arpista cieco
“Piuttosto vorrei una stalla per la mia giumenta”

Il re guardò alla sua spalla sinistra
e disse al garzone delle scuderie
“Prendi la giumenta del povero arpista cieco
e mettila accanto al mio focoso baio”

Allora l’arpista suonò e cantò
e li fece cadere tutti in un sonno profondo
e piano si tolse le scarpe
e scivolò giù per le scale.

Dritto alla porta della stalla andò
con il passo più furtivo che poteva
e quando aprì e entrò
trovò 33 destrieri.

E prese la cavezza dal suo cavallo
e nel suo proposito non fallì
la fece scivolare sul muso dello stallone
e la legò alla coda della giumenta grigia.

Poi la lasciò andare ai cancelli del castello
e la giumenta non sbagliò nel ritrovare la strada
ritornò indietro dal suo puledrino
tre ore buone prima del giorno.

Così al mattino, con la bella luce del giorno
quando finirono tutti i saluti
videro che lo stallone baio era sparito
e così la cavalla del povero arpista cieco.

“Ahimè-dice l’arpista cieco-
maledizione a quando venni qui,
in Scozia mi è nato un piccolo puledrino e in Inghilterra mi rubarono la mia buona giumenta grigia”

“Frena la lingua -dice re Enrico-
e smettila di lagnarti,
perchè tu avrai una giumenta ancora migliore
e ben pagato sarà anche il tuo puledrino”

Ancora l’arpista suonò e cantò
la musica più soave che avessero sentito
e fu pagato per un puledro che non aveva mai perduto
e tre volte tanto per la buona giumenta grigia.

LINK
https://mainlynorfolk.info/martin.carthy/songs/lochmabenharper.html
http://walterscott.eu/education/the-rogues-ballads/the-lochmaben-harper/
https://andyirvinelyrics.wordpress.com/2014/02/13/the-blind-harper/
http://thehighlandscastles.blogspot.com/2016/07/castello-di-lochmaben.html
http://www.traditionalmusic.co.uk/burns-songs/songs-Robert-Burns%20-%200438.htm
https://museu.ms/collection/object/56264/volume-vi-song-579-pages-598-and-599-o-heard-ye-eer-of-a-silly-blind-harper-scanned-from-the-1853-ed

Pubblicato da Cattia Salto

Amministratore e folklorista di Terre Celtiche Blog. Ha iniziato a divulgare i suoi studi e ricerche sulla musica, le danze e le tradizioni d'Europa nel web, dapprima in maniera sporadica e poi sempre più sistematicamente sul finire del anni 90 tramite il sito dell'associazione L'ontano [ontanomagico.altervista.org]

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