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We three kings of Orient are

magiNella tradizione cristiana, i Magi fanno visita a Gesù bambino poco dopo la sua nascita, portando in dono oro, incenso e mirra. Nel Vangelo di San Matteo i Magi vengono “da oriente” per adorare Cristo, “il re dei Giudei“. La festa che celebra il loro arrivo a Betlemme cade, come tutti sanno, il 6 gennaio (La dodicesima notte diventata anche festa della Befana) e, in alcuni paesi è la data in cui i bambini ricevono i loro regali di Natale.
Sono lì per adempiere ad una profezia fatta da Balaam chiamato da Balak il re di Moab per maledire gli Ebrei nell’esodo dall’Egitto, in modo da frenare la marcia delle tribù ebraiche verso la terra promessa. Il mago giunto su un picco roccioso del deserto transgiordanico (nonostante i capricci della sua asina che per ben tre volte s’era impuntata e rifiutata di proseguire oltre), dopo aver celebrato il sacrificio consueto, apre la bocca per recitare la maledizione su Israele, e invece ne profetizza il destino glorioso: «Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino: una stella spunta da Giacobbe, uno scettro sorge da Israele» (libro dei Numeri 24,17). Di per sé il testo allude alla futura dinastia davidica; ma nella traduzione della Bibbia dall’ebraico in aramaico, la nuova lingua parlata dagli Ebrei, la frase diventa «Un re spunta da Giacobbe; un Messia sorge da Israele». E la frase diventa un’attesa messianica.
(per restare in tema di profezie Isaia 7:14 continua)

I Magi seguono la stella che brilla da Oriente verso Occidente, chiedono informazioni nei pressi di Gerusalemme e alla fine trovano Gesù a Betlemme “Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese” (Matteo 2,11)
Fu la vox-populi a farli diventare tre come i doni offerti a Gesù:
1) Kaspar, Caspar, Gaspar, Gathaspa, Jaspar o Jaspas.
2) Melchior, Melichior o Melchyor
3) Balthasar, Bithisareuna o Balthassar.
Nelle chiese orientali diventano Hor, Karsudan e Basanater, una tradizione armena (il Vangelo armeno dell’Infanzia) identifica i Magi come Balthasar proveniente dall’Arabia, Mechior proveniente dalla Persia e Gasper proveniente dall’India.

Nell’antichità venivano chiamati “magi” gli studiosi delle scienze occulte, che un tempo si dedicavano anche allo studio dell’astronomia, della matematica, della fisica, della chimica, e nel contesto della nascita sono preferibilmente ricordati come i Saggi (termine meno scomodo di quello di mago) sebbene non giudei, che riconoscono la venuta del Messia. I Magi “che vengono da Oriente” (da qualche parte dell’Impero Persiano) rappresentano tutti gli altri popoli che tramite la conversione accolgono la salvezza di Dio. Non sono mai stati Re anche se Isaia aveva profetizzato che “Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere” e nel Salmo 72  si legge “I re di Tarsis e delle isole gli pagheranno il tributo, il re di Seba e di Saba gli offriranno doni. A lui tutti i re si prostreranno, lo serviranno tutte le nazioni”.

Adorazione Magi, Giotto – Cappella degli Scrovegni

WE THREE KINGS

Il titolo originale del brano è “Three Kings of Orient” scritto dal reverendo John Henry Hopkins Jr pubblicato per la prima volta nel 1863 (New York). Il brano era stato scritto per una recita teatrale, forse nel 1857 ma venne incluso solo nel 1863 nella raccolta curata dallo stesso autore “Carols, Hymns and Songs”. I tre Re sono guidati da una stella mistica e descrivono in prima persona i loro doni, svelandone il significato. Brano molto popolare non solo in America è interpretato da solisti di ogni genere musicale, dai Beach Boys ai Jethro Tull!

La versione strumentale di Jethro Tull in “The Jethro Tull Christmas Album” 2003 (un cd da collezionare per l’Inverno) tra il folk, il jazz e la musica classica. Nel Cd inoltre c’è anche l’ottima “A Christmas Song” che prende l’avvio da “Once in a Royal David’s CIty” (vedi)

ASCOLTA Blackmore’s Night in “Winter Carols”  (strofe I, III, II, I)

ASCOLTA Celtic Woman (strofe I, II, V)


I
We three kings of Orient are
Bearing gifts we traverse afar
Field and fountain, moor (1) and mountain
Following yonder star (2)
II
Born a King on Bethlehem’s plain
Gold I bring to crown Him again
King forever, ceasing never
Over us all to rein
O Star of wonder, star of night
Star with royal beauty bright
Westward leading,
still proceeding
Guide us to thy Perfect Light
III
Frankincense to offer have I
Incense owns a Deity nigh (3)
Pray’r and praising, all men raising
Worship Him, God most high
IV
Myrrh is mine, its bitter perfume
Breathes of life of gathering gloom
Sorrowing, sighing, bleeding, dying
Sealed in the stone-cold tomb
V
Glorious now behold Him arise
King and God and Sacrifice (4)
Alleluia, Alleluia
Earth to heav’n replies
Traduzione italiano di Cattia Salto
I INSIEME:
Siamo i  tre Re d’Oriente
e portiamo doni da terre lontane
per campi e fiumi,
colline e montagne
inseguendo una stella  lontana.
II GASPARE:
E’ nato un re nella piana di Betlemme, io porto l’Oro per incoronarlo ancora Re per sempre, perché non smetta mai di regnare su tutti noi
O Stella meravigliosa, stella della Notte
stella rilucente d’oro zecchino
Nel dirigerti verso Occidente
c’indichi il cammino
e ci guidi verso la Luce di Dio

III MELCHIORRE:
Io ho incenso per le offerte,
incenso che è vicino a Dio
chi lo prega e loda, tutti gli uomini ad adorare, Dio l’Altissimo
IV BALDASSARRE:
La Mirra è il mio dono, dall’aspro profumo, per i suoi ultimi respiri  di dolore, di lacrime, di sangue, di morte sigillati nella tomba di fredda pietra.
V INSIEME:
E lui risorgerà nella Gloria
Re e Dio e l’Agnello
“Alleluia, Alleluia”
la Terra replica al Cielo


NOTE
1) moor è la brughiera che in questo caso indica le terre collinose
2) Gli studiosi della Bibbia hanno cercato di capire che cosa voleva indicare Matteo nel suo Vangelo con la “stella” che guidava i Magi. Tre sono le ipotesi: 1. La stella cometa era un fenomeno miracoloso che potevano vedere solo i Magi; 2. La stella cometa era un vero fenomeno astronomico verificatosi nel cielo; 3. La stella cometa del testo era solo un simbolo della venuta nel mondo di Gesù… il testo non parla mai di stella “cometa”, ma solo di “stella” (astron in greco). Sembra che la tradizione della stella “cometa” sia nata da Giotto nel 1303-1305 quando egli dipinse a Padova nella cappella degli Scrovegni una raffigurazione della natività con sopra la capanna una stella con la scia, appunto una stella “cometa”. Inoltre questa “stella” ha un comportamento anormale per essere un vero fenomeno astronomico: prima guida i Magi che provengono dall’Oriente verso Gerusalemme (quindi segue un percorso da est verso ovest), poi scompare quando i Magi arrivano a Gerusalemme. Infatti Erode e tutti gli abitanti della città non ne sapevano niente. Poi la “stella” ricompare quando i Magi lasciano Gerusalemme e li guida verso Betlemme (viaggia quindi questa volta da nord verso sud) e poi si ferma sopra la grotta dove nasce Gesù.
Tutte queste perplessità fanno pensare alla maggioranza dei biblisti che la “stella” della natività deve essere interpretata in senso simbolico: la “stella” rappresenta il Messia cioè Gesù stesso che viene nel mondo. Qui si fa riferimento ad una simbologia usata spesso nel testo biblico: Gesù è la luce che viene nel mondo a vincere le tenebre. (tratto da vedi)
3) nigh non è un refuso per night, ma una parola desueta per “near”, letteralmente “vicino a Dio”: l’incenso (come le piante aromatiche) fa parte dei riti sacrificali agli dei da gettare nel fuoco per purificare l’aria e far salire le preghiere verso l’alto
4) agnello sacrificale

continua

FONTI
http://matteomiele.wordpress.com/2011/09/18/santi-magi-doriente/

ONCE IN A ROYAL DAVID’S CITY

Canto natalizio tradizionale scritto come poesia nel 1848 da Cecil Frances Humphreys (poetessa e prolifica scrittrice di inni), comparso in stampa nel suo “Hymns for Little Childen” e musicato l’anno successivo da Henry John Gauntlett con il brano strumentale per organo dal titolo “Irby“, forse la sua melodia più conosciuta.
Cecil Frances Humphreys è nata a Dublino, ma è vissuta da sposata a Londonderry e Strabane, con suo marito, William Alexander, nominato dalla Chiesa d’Irlanda vescovo di Derry nel 1867 (diventato in seguito arcivescovo di Armagh e primate di tutta l’Irlanda).
Cecil Frances era un’appassionata sostenitrice del Movimento di Oxford, per una chiesa d’Irlanda più vicina a quella di Roma e scrisse “Hymns for Little Childen” due anni prima del suo matrimonio. L’intento della Humphreys era quello di aiutare i bambini a comprendere le parole del Vangelo.

LA MELODIA

Steve Margoshes arrangiamento per violoncello e pianoforte:

Il brano è utilizzato a fini liturgici nella Chiesa d’Irlanda alla vigilia di Natale o il giorno di Natale. Nelle strofe centrali qui non riportate si invita i bambini a seguire l’esempio di Gesù Bambino: ad essere miti, ubbidienti e buoni. Delle sei strofe originarie di “Once in a Royal David’s City” vengono oggi cantate in genere nelle compilation delle Christmas songs, solo le prime due strofe e la penultima, che sono le più significative: le prime due richiamano l’umile nascita di Gesù e l’ultima esprime il concetto della salvezza dell’anima.

Sinéad O’Connor interpretazione molto intensa delle sole prime due strofe e siccome il brano occhieggia a “Hack the Herald angels sing” Sinéad chiude con il ritornello Hark! The herald angels sing, glory to the new born King


Sufjan Stevens
cantautore folk statunitense con l’allegro riff del banjo


I
Once(1) in royal David’s city(2)
Stood a lowly cattle shed(3),
Where a mother laid her baby
Where a manger for his bed:
Mary was that mother mild,
Jesus Christ her little child.
II
He came down to earth from heaven,
Who is God and Lord of all,
And his shelter was a stable,
And his cradle was a stall;
With the poor, and mean, and lowly (4),
Lived on earth our Savior Holy(5).
III
And our eyes (6) at last shall see him,
Through his own redeeming love;
For that Child so dear and gentle
Is our Lord in heaven above,
And he leads his children on
To the place where he is gone.(7)
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Un tempo nella città di Re David
sorgeva un’umile stalla per animali
dove una madre distese il suo bambino
in una mangiatoia come letto:
Maria era quella dolce madre
Gesù Cristo il suo bambino.
II
Egli è sceso sulla terra dal cielo
colui che è Dio e Signore di ogni cosa
e il suo riparo fu una stalla
e la sua culla fu una mangiatoia;
tra i poveri, i miseri e gli umili visse sulla terra il nostro Santo Salvatore.
III
E i nostri occhi alla fine lo vedranno
per mezzo del suo amore redentore;
perchè quel bambino così caro e dolce
è nostro Signore Dio dei Celi,
che conduce i suoi figli
nel luogo in cui è ritornato.

NOTE
1) l’incipit è simile a quello di una fiaba per attirare i bambini nel racconto di un evento molto lontano nel tempo
2) Come riportato nella Bibbia, Davide secondo Re d’Israele è nato a Betlemme, chiamata da Luca “la città di Davide“. Secondo una profezia biblica Gesù doveva essere un discendente di Davide e doveva nascere nella sua città. Dal Vangelo di Luca sappiamo che Gesù nacque a Betlemme dove tutti gli ebrei si stavano recando per il censimento. Davide conquistò Gerusalemme dai Gebusei e la fece capitale del regno israelita circa mille anni prima della nascita di Gesù.
3) L’immagine di Giuseppe e Maria che una volta arrivati a Betlemme fanno il giro degli alberghi e delle locande e li trovano tutti pieni a causa del censimento è falsa. Tutto nasce dall’aver tradotto erroneamente la parola greca “katàlyma” di Luca 2,7 in “albergo” invece che in “alloggio o stanza”. Per decenni trovavamo scritto in quel versetto “…perché non c’era posto per loro nell’albergo” mentre nella nuova traduzione italiana della Bibbia del 2008 troviamo “… perché non c’era posto per loro nell’alloggio” [camera per gli ospiti o alloggio superiore] (tratto da vedi)
4) Gesù ha condiviso la sua esistenza con i poveri e gli afflitti, le persone comuni che fanno la massa del popolo, gli emarginati e i senza tetto, gli sfruttati e gli schiavi, per loro egli promette la redenzione dai peccati. E qui è tutta dichiarata la forte carica rivoluzionaria della predicazione di Gesù che promette il Paradiso per loro e non per i ricchi e gli sfruttatori.
5) l’origine divina di Salvatore (il significato del nome Gesù) nato in una stalla/grotta a Betlemme è subito affermata nella seconda strofa: il Figlio di Dio non è nato con il concepimento, egli era già Dio Padre, che nel farsi uomo è sceso dal cielo ed ha scelto un’umile dimora per iniziare il suo breve cammino sulla terra
6) finalmente il credente vedrà con i propri occhi la Gloria di Dio.
7) in pochi versi sono condensati concetti molto complessi del Cristianesimo: nella nascita di Gesù si prefigura già la sua Passione e il sacrificio per la redenzione dei credenti dal Peccato Originale. In Paradiso l’anima potrà riunirsi a Cristo.

FONTI
http://www.hymnary.org/tune/irby_gauntlett