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GALIZIA ALLA FINE DELLA TERRA

Galizia, terra di Galli, prende il nome da una tribù ivi stanziata nell’età del ferro; sto parlando della Galizia in Spagna e non della Galizia nell’Europa centrale; secondo alcune teorie furono proprio i Celtiberi a lasciare le coste nordiche della Spagna per colonizzare le isole britanniche sbarcando così in Irlanda. Ma nel Medioevo furono gli Svevi (i popoli che abitavano anticamente la Germania) a spartirsi ciò che restava dell’impero romano, cedendo poi il terreno ai Visigoti (popoli di origine scandinava). E così galego diventa sinonimo di biondo. Annessa infine al regno asturiano-leonese ebbe (e ha ancora) il suo fulcro cristiano a Santiago de Compostela ritenuto il luogo di sepoltura dell’apostolo Giacomo uno dei tre grandi luoghi di pellegrinaggio accanto a Roma e Gerusalemme.

IL CAMMINO POLITICO DI SANTIAGO

Siamo alle solite contraffazioni della Chiesa cattolica che al posto del Vescovo cristiano Prisciliano (fedele al Cristianesimo originale rivisitato da Druidi e Mistici convertiti) in odore di eresia e della folla di pellegrini che continuava a venerarlo, crea la leggenda del solito fedele che dietro ad una scia di stelle scopre il corpo dell’apostolo Giacomo.
In Galizia, e precisamente a Compostella, si tento’ di farla finita con le sequele di una tradizione imbarazzante per il cattolicesimo : il priscillianismo. Priscilliano fu il primo cristiano ucciso dai Cristiani, nel 385, decapitato a Treviri, e trasportato poi il suo corpo dai suoi discepoli in un luogo sconosciuto della Galizia, dove il suo culto si radico’ profondamente. E cosi’, come in molte altre occasioni, la Chiesa ha cercato poi di utilizzare l’apostolo san Giacomo per ricristianizzare una tradizione (eretica), il priscillianismo, che non aveva potuto estirpare né con la spada né con il fuoco.(continua)

LA SPAGNA VERDE

Oggi la Galizia è una regione storico-amministrativa autonoma della Spagna di cui costituisce l’estremo lembo nord-occidentale, suddivisa nelle province di La Coruña, Lugo, Orense e Pontevedra.
E’ un territorio montuoso la cui popolazione è concentrata lungo la costa e in poche città dell’interno; la costa atlantica è modellata in fiordi che qui si chiamano rias, a sud le Rías Baixas ( rias basse) mentre a nord di Fisterra (Finisterre) sono le Rías Altas. E’  una terra ricca di siti e testimonianze megalitiche e celtiche.
Si parla lo spagnolo e il galiziano, la lingua celtiberica si è estinta alle soglie del Medioevo. I costumi sono più vicini ai paesi affacciati sull’altantico come Bretagna, Irlanda e Scozia, che al resto della Spagna da cui è separata dalla corona dei monti

CITTA’ FORTIFICATE

Il Castro di Santa Tecla, presso la località galiziana di La Guarda (Pontevedra) è l’esempio più rappresentativo, su un luogo elevato un reticolo di abitazioni in pietra dalla pianta circolare e con tetti di paglia. Le leggende tramandate narrano che creature magiche abitavano questi fortini: i mouros e le mouras: “..esseri dalla pelle chiara e i capelli biondi, dotati di poteri fantastici e custodi di un magnifico tesoro. Nelle parole di Xosé M. González, autore di Leggende galiziane della tradizione orale (Galaxia, 2001) “sembra evidente che in Galizia il mouro è stato associato allo strano e all’antico, convertendo così i mouros della tradizione dei castri in una specie di tribù magica a cui si attribuiscono fenomeni sovrannaturali”. Le leggende galiziano-portoghesi descrivono le mouras come esseri femminili dotati di grande bellezza, associati a differenti simboli, come quello del mito del serpente. Le mouras si trovano vicino all’acqua, dove lavano, tessono o si pettinano con pettini d’oro.” (tratto da qui)

GALLEGO

Per i linguisti, la lingua galiziana (o gallego) è una variante del portoghese evoluta separatamente da quando, nella divisione della penisola iberica, la Galizia è rimasta alla Spagna. E il suono nasale del gallego viene attribuito a un sostrato celtico.
La poesia trovadorica medievale che altrove si espresse in occitano qui preferì declinare la propria lingua volgare ossia il galiziano-portoghese. Non che non mancassero i legami con la cultura occitana, ma evidentemente c’era già una forte tradizione lirica autoctona, che finì per improntare anche la nuova poesia dell’amor cortese.
Relegato a dialetto contadino solo nell’ottocento il gallego rinasce come lingua poetica e nel Novecento è la lingua degli avanguardisti. Con la Costituzione Spagnola del 1978 la Galizia ha potuto inserire nelle scuole lo studio della sua lingua regionale.

Ammiriamo la Galizia in questo video sulla voce di Mercedes Peòn

I
Marabillo-me da terra
marabilla, marabilla, é o mare,
marabillo-me das flores,
marabilla, marabilla son as cores.
II
Marabillo-me dos nenos
marabillan-me os ollares,
marabillo-me dos vellos
saberuría a raudales.
III
Se quero escoitar a beleza ao meu redor
escoitarei o meu propio son,
se quero escoitar o universo ao meu redor
escoitarei o meu propio son….
IV
Marabillo-me das árbores
dos seus froitos, dos sabores,
se quero escoitar a beleza ao meu redor
escoitarei o meu propio son
traduzione di Cattia Salto *
I
Mi meraviglio della terra
meravigliosa, meraviglioso è il mare,
mi meraviglio dei fiori
meravigliosi, meravigliosi sono i colori
II
Mi meraviglio dei bambini,
mi meravigliano i loro sguardi
mi meraviglio dei vecchi
saggezza in abbondanza
III
Se voglio sentire la bellezza intorno a me
ascolterò il mio suono,
se voglio sentire l’universo intorno a me
ascolterò il mio suono
IV
Mi meraviglio degli alberi,
i loro frutti, i loro sapori
Se voglio sentire la bellezza intorno a me
ascolterò il mio suono

(*rispolverando gli studi di spagnolo e delle liriche trobadoriche)

LA ROSA DEI VENTI

A La Coruña sotto la Torre d’Ercole – un faro d’epoca romana simbolo della città- possiamo ammirare l’istallazione di Javier Correa, realizzata nel 1952: è un gigantesco mosaico di granito, ardesia e vetro omaggio alle popolazioni celtiche idealmente riunite sub rosa; la Galizia è raffigurata dalla conchiglia di Santiago (capasanta) e mentre i simboli per Irlanda (trifoglio), Scozia (cardo), Isola di Man (triskele), Galles (il drago alato), Bretagna (armellino araldico) sono chiaramente identificabili, sono un po’ perplessa sul simbolo usato per la Cornovaglia: personalmente ci vedo la stilizzazione del Graal (il sacro calice contenente il sangue di Gesù) portato da Giuseppe d’Arimatea in Cornovaglia.
L’ottavo simbolo è un teschio appoggiato su una tibia e la scritta che si legge alla rovescia è Tarsis: verrebbe da pensare alla Sardegna, senonchè il riferimento è Gerione il primo re mitologico di Tartesso (attuale Andalusia) a cui Ercole rubò il bestiame. Ma il mito si sovrappone ad un altra leggenda che vuole essere Gerione un gigante ucciso da Ercole e sulla cui tomba costruì la Torre di Ercole a La Coruña.

A metà degli anni 80 l’Europa sembra accorgersi della musica galiziana: con l’album Santiago (1996) i Chieftains recano un grosso omaggio alla musica galiziana, si parte dalla Galizia e si arriva nei Caraibi, toccando i luoghi in cui i galiziani sono emigrati, seguendone il cammino per i Paesi Baschi, Portogallo, Messico, Guadalupe, Stati Uniti e Cuba; i Chieftains si affiancano così ai grandi musicisti portatori della musica galiziana, il giovane gaitero Carlos Nunez, i californiani di origine messicana Los Lobos, Linda Ronstadt e Ry Cooder..
Prima ascoltiamo le riflessioni di Paddy Moloney

e poi ci ascoltiamo l’album

LA MUSICA TRADIZIONALE GALIZIANA

Lo strumento popolare per eccellenza della Galizia è la gaita cioè la cornamusa galiziana suonata sia singolarmente che accompagnata da strumenti percussivi, la tipica formazione bandistica è il “cuarteto de gaitas” formato da due gaite (nella stessa tonalità che suonano la melodia per terze o per seste) accompagnate da una grancassa (il bombo) e da un tamburino rullante. Talvolta si aggiunge la pandereta ( tamburello a cornice) e il suono prodotto dallo sfregamento delle conchiglie di San Giacomo o delle castagnette.

La gaita accompagna il canto ma per lo più suona marce processionali legate ai culti rituali, e accompagna le danze, come la muiñeira in 6/8 e l’alborada in 4/4. L’origine di queste danze popolari sono da rintracciarsi nelle danze colte rinascimentali e nella rilettura popolare del minuetto, ma le muiñeiras ricordano anche  le tarantelle del nostro sud italiano (non dimentichiamo che il regno di Spagna dominò il Sud d’Italia dal 1550 fino al 1713)


Orbene anche alla musica tradizionale galiziana è stata appiccicata l’etichetta di musica celtica (si prega di leggere attentamente il mio articolo introduttivo sulle nazioni celtiche ) e nel mese di Luglio a Ortigueira si svolge (dal 1978) il Festival internazionale del mondo celtico

GRUPPI MUSICALI

Avalon Folk
Berrogüetto

Xosè Manuel Budiño
Emilio Cao
Doa
Fia Na Roca
Luar na Lubre
Menades
Milladoiro
Na Lúa
Carlos Nuñes
Os Cempés
Cristina Pato
Susana Seivane
Xeque Mate

REPORTAGE

Galiza: la Spagna che non ti aspetti di Vincenzo Di Nuzzo
( rimando alla lettura di tutto l’articolo sul suo viaggio corredato da strepitose fotografie)
Le Isole Cíes sono parte del Parco Nazionale delle Isole Atlantiche della Galizia, insieme all’arcipelago delle Isole di Ons, Cortegada e Sálvora.. L’accesso alle isole è regolamentato da norme mirate alla tutela e alla conservazione dell’ambiente che ne consentono la fruibilità solo per alcuni giorni l’anno (a Pasqua, nei fine settimana di Maggio, e da Giugno a Settembre) e per un massimo di 2200 visitatori al giorno. L’unico servizio di pernottamento sulle isole è offerto da un campeggio che concede la possibilità di prenotare una piazzola o di affittare una tenda in loco, entrambe per una permanenza non superiore ai 15 gg. Per il resto soltanto un ufficio informazioni, quello della croce rossa e della forestale, un ristorante e… null’altro..Una volta sbarcati sulle isole, la sensazione è quella di essere stati catapultati in un luogo fuori dallo spazio e dal tempo, dove la natura si manifesta con forza, dove il silenzio è rotto solo dal canto di centinaia di gabbiani che qui pare costituiscano una delle più grandi colonie della Spagna. Ciò che salta all’occhio e fa da benvenuto è la lunghissima ( più di 1 km) spiaggia di Praia de Rodas, il cui aspetto rimanda a spiagge caraibiche d’oltreoceano. Il suo lungo arenile di sabbia finissima e bianchissima collega l’Isola di Monteagudo con quella del Faro. A farle da contorno acqua cristallina, dune, un lago salato, boschi. Sembrerebbe non mancare nulla a quella che il celebre quotidiano britannico, The Guardian, nel 2007, ha definito la “..spiaggia più bella del mondo” .  (tratto da qui)

Tra terra e cielo, la cultura nei paesi dei Celti

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