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L’ORSO E LA FOLLIA

L’Uomo selvatico di cui la maschera dell’orso è una variante alpina, è essenzialmente un eroe positivo depositario di una conoscenza inizialmente preclusa all’uomo “civilizzato” fondata sull’osservazione del mondo naturale e su un’abilità psichica sviluppata.
E’ l’uomo di magia capace di comunicare con l’universo della natura, ma anche il folle, che parla con la divinità e con gli animali.

ORSO DELLA CANDELORA

In Valle d’Aosta vige la tradizione che attribuisce  all’orso capacità divinatorie poiché nella festa di Sant’Orso (1 febbraio),  se il tempo è bello, l’animale metterà ad essiccare la paglia e il fieno che  gli serviranno da giaciglio, per rimettersi in letargo, nella certezza che l’inverno durerà ancora  quaranta giorni.
Un’altra versione ci dice che se il giorno di Sant’Orso  vedrà un bel sole, l’Orso si sveglierà ma si girerà immediatamente dall’altra  parte, cambiando fianco, per riaddormentarsi perché l’inverno durerà ancora a  lungo; in caso di pioggia nella medesima giornata della Festa, si potrà dire  che la primavera non tarderà ad arrivare.

Sono “i giorni della merla“, quelli per tradizione più freddi dell’anno, ma anche gli ultimi rigori dell’inverno, che vanno dal 30-31 gennaio al 1-2 febbraio, in cui scorgono i primi timidi segnali dell’arrivo della primavera. Se l’orso al suo risveglio trova il cielo notturno “chiaro” (plenilunio) rientra nel suo giaciglio, perché l’inverno durerà ancora quaranta giorni. Se invece il cielo è “scuro” (novilunio), allora l’Orso uscirà dal suo riparo ad annunciare l’inizio della primavera.
“Il tempo del Carnevale è profondamente caratterizzato da maschere animali che con la loro uscita pubblica nella comunità predicono il corso della nuova annata agraria, suggerendo al contadino una strategia cognitiva relativa ai lavori agricoli che favoriscono il risveglio della natura. L’orso carnevalesco si risveglia dal letargo nella notte che trascorre tra l’uno e il due di febbraio. In funzione della fase lunare che osserva in cielo stabilisce se l’inverno è al termine e la primavera sta per incominciare, oppure se deve ritornare nella tana per altri quaranta giorni nell’attesa che l’inverno continui il suo corso, sapendo che la primavera giungerà in ritardo. La luna piena che l’orso osserva nella notte folklorica canonica addita come il primo plenilunio di primavera sia ancora lontano e la Pasqua sia tardiva, bassa. L’osservazione celeste indica, dunque, il sopraggiungere di un’annata agraria negativa e il contadino dovrà ancora custodire e razionare le riserve alimentari perché l’inverno non è ancora terminato e i futuri raccolti saranno estremamente incerti. Se invece l’orso lunare osserverà, nella stessa data d’inizio febbraio, l’assenza della luna nel cielo notturno, il novilunio, uscirà definitivamente dal letargo”. (tratto da “Dei selvatici. Orsi, lupi e uomini selvatici nei carnevali del Piemonte”)

SANT’ORSO

Sant’Orso, Collegiata di Sant’Orso, Aosta: impugna il tirso e ha un uccellino sulla spalla

Sant’Orso era un monaco irlandese che predicò in Valle d’Aosta e morì (guarda caso!) il 1 febbraio 529 (quando gli antichi Celti festeggiavano Imbolc): “Il suo culto, oltre che ad Aosta dove l’antica chiesa di san Pietro è diventata la Collegiata di san Pietro e sant’Orso, si estese anche nella diocesi di Vercelli, Ivrea e altre zone dell’Italia Nord- Occidentale.” Nel continuare a leggere l’agiografia del Santo (qui), più avvolta nella leggenda che nella storia , apprendiamo che oltre a vivere da eremita, Orso era seguito da un uccello che volentieri si appoggiava alla sua spalla; si prendeva cura di una vigna (e con il vino guariva i malati) ha fatto scaturire una sorgente colpendo la roccia con il suo bastone (la “Fontana di Sant’Orso Aosra regione Busséyaz). Comandava ai fiumi e aveva il dono della profezia.

Uomo Selvaggio con bastone da Folle.
XVI secolo. Thiers, frontale della casa degli artigiani (Gaignebet- Lajoux, 1986)

Ne abbiamo più a sufficienza per accomunare il santo all’uomo selvatico, il folle, dotato dei doni divini della preveggenza e della guarigione
Il tratto della Follia implica, come per il Selvaggio, il tratto dell’alterità. Il Selvaggio vive in un modo altro, non segue regole razionali, dettate dalla ragione comune. E’ quindi irrazionale, Folle. Ma il Folle conosce ciò che la ragione non può conoscere. Possiede i divini doni della follia. Secondo Platone “ i beni più grandi ci provengono mediante una follia che ci viene data per concessione divina” ( Fedro, 244A) e inoltre “ la follia che proviene da un dio è migliore dell’assennatezza che proviene dagli uomini” (Fedro, 244D). (tratto da qui)

Così il Selvaggio comprende la lingua degli uccelli che sono inviati dalla divinità, messaggeri divini; comunicare con gli uccelli era pratica sacerdotale degli àuguri romani, ma anche dei druidi celtici e come non pensare ai corvi di Odino che volano per il mondo e riferiscono al dio ciò che è accaduto? A intendere gli uccelli è una divinità o un folle, dotato di particolari poteri, invaso dalla divina follia.
Il riferimento al vino e all’acqua dotati di poteri taumaturgici sono ulteriori rimandi al mito l’uno collegato ai rituali dionisiaci, l’altro al genius loci, la divinità tutelare del fiume

IL BUCO DI SANT’ORSO

Nella Collegiata di Sant’Orso per entrare in contatto con i poteri curativi del Santo occorre recarsi nella Cripta: dietro all’altare e sotto  alla statua marmorea del Santo (a cui manca purtroppo il bastone originario) è stata ricavato un passaggio piuttosto stretto, scavato nella roccia viva, dentro il quale strusciavano le donne sterili ma anche coloro che soffrivano di mal di schiena. La pratica faceva parte del rituale cristiano del Musset.
Nella Chiesa “alta” ai piedi dell’altare maggiore è incastrato un mosaico, di datazione incerta,  (che era stato ricoperto nei rifacimenti della pavimentazione e fortunosamente riportato alla luce) dalla struttura compositiva complessa e ricco di simbolismi, con al centro una lotta tra il Bene e il Male, l’uomo e la bestia.

Fiera di Sant’Orso

E’ la grande fiera dell’artigianato tipico e d’eccellenza valligiano che si svolge ad Aosta il 30 e 31 gennaio, nel Medio Evo la fiera si raggruppava intorno alla Collegiata di Sant’Orso, oggi è tutto il centro cittadino racchiuso tra le mura romane a diventare spazio espositivo e di mercato: lavorazione del legno e della pietra ollare, ferro battuto e cuoio, tessitura della lana, merletti e vimini. Musica e folklore, degustazione di vini e prodotti tipici, il momento più gogliardico è quello della Veillà nella notte bianca fra il 30 e 31 gennaio con la gente che passa per le cantine del borgo affollate di maschere (sono i crotti dei privati che aprono al pubblico festaiolo per mangiare, bere e ascoltare della buona musica tradizionale), gli artigiani che continuano ad esporre la loro merce fino a tardi, le strade illuminate a festa, i capannelli attorno alle esibizioni folkloristiche e ai gruppi musicali. Una splendida occasione per visitare la città romana e medievale di Aosta
La manifestazione è anticipata dalla Foire de Saint-Ours de Donnas, che ha luogo nel borgo storico del vicino paese di Donnas,  due settimane prima.

FONTI
L’uomo selvatico di Massimo Centini
http://www.selvaggi-america-europa.unito.it/galleria_selvaggio_ok.htm
http://www.selvaggi-america-europa.unito.it/galleria_orsi_europa.htm
http://www.selvaggi-america-europa.unito.it/ai_confini_.htm
https://archeologando.wordpress.com/2016/01/07/santorso-di-aosta-tra-storia-leggenda-e-tradizione-alla-ricerca-di-un-simbolo-senza-tempo/

in giro per Aosta
http://www.warmcheaptrips.com/2016/05/itinerario-aosta-cosa-vedere.html
http://www.duepassinelmistero.com/Collegiatasantorso.htm