Tranent Muir, The Battle of Prestonpans

The first great but ephemeral victory of the Charlie army, the 1745 Battle of Preston / Tranent, is commented almost like a war report, in the Jacobite song “Tranent Muir,” with thirteen stanzas and more; the text is attributed to Adam Skirving (circa 1746), collected by David Herd in “Ancient and Modern Scottish Songs”, Volume 1, page 109, 1776 and in the “Scots Musical Museum” Volume III N ° 102, 1790 combined to the melody “The Battle of Killicrankie“, also entitled ‘Gillicrankie’ (Killikrankie), ‘Atkinson’, “Original Sett of Killiekrankie” (in Gow “First Repository”, 1799)
La prima grande ma effimera vittoria dell’esercito del Bonny Charlie, la battaglia di Preston/Tranent del 1745, è commentata quasi come un reportage di guerra, nella canzone giacobita Tranent Muir, dalle tredici strofe e più; il testo è attribuito a Adam Skirving (circa 1746), riportato da David Herd in “Ancient and Modern Scottish Songs”, Volume 1, page 109, 1776 è collezionato anche nello “Scots Musical Museum ” Volume III N°102, 1790 e abbinato alla melodia “The Battle of Killicrankie“, anche intitolata ‘Gillicrankie’ (Killikrankie), ‘Atkinson’, “Original Sett of Killiekrankie” (in Gow “First Repository”, 1799 )
Archie Fisher in “The Fate O’Charlie”, 1969, as “The Battle of Prestonpans“, however sings what is became the standard version: he reduces the stanzas to 6, with another tune deriving from the oral tradition (with the title of “An am dol sios bhi deomach” in “Eachdraidh a Phriunnsa” – John McKenzie 1845 and in “Modern Gaelic Bards” by Malcolm McLeod, 1908).

Archie Fisher in “The Fate O’Charlie”, 1969, con il titolo “The Battle of Prestonpans”, confeziona però quella che diventa la versione standard: riduce a 6 le strofe e abbina un’altra melodia deriva dalla tradizione orale (riportata con il titolo di “An am dol sios bhi deomach” in “Eachdraidh a Phriunnsa” – John McKenzie 1845 e in  “Modern Gaelic Bards” by Malcolm McLeod, 1908).

The Corries

But it was the Tannies to rework the song and present it in a new and more sparkling way
Sono stati però i Tannies come affettuosamente vengono chiamati a rielaborare il brano e a presentarlo in modo nuovo e più scintillante
The Tannahill Weavers in “The best of the Tannahil Weavers”, 1979-1989


TRANENT MUIR
I
The chevalier (1) being void o’ fear
did march doon Birsle Brae man (2)
Through Tranent e’er he did stent (3)
as fast as he could gae man
While General Cope did taunt and mock
wi’ many a loud hurrah man
E’er next morn proclaimed the cock (4)
we heard another craw (5) man
II
The brave Lochiel  as I heard tell
led Cameron on in cloods (6) man
The morning fair and clear the air
they loosed wie devilish thuds man
Doon guns they threw and swords
they drew and soon did chase them aff man
On Seaton’s crafts (7) they burst their chafts (8)
and gart them run like daft, man
III
The bluff dragoons swore blood and oons
they’d mak’ the rebels run man
And yet they flee when them they see
and winnae fire a gun man
They turned their backs the fit tae crack (9)
such terror siezed them a’ man
Some wet their cheeks some fyled their breeks
and some for fear did fa’ man
IV
Smith (10) made sic’ haste sae spurred his beast
‘twas little there he saw man
Tae Berwick rade and safely said
“the Scots were rebels a’ man!”
O’er Soutra Hill (11) ere he stood still
afore he tasted meat (12) man
Lang may he brag on his swift nag
that bore him aff sae fleet man
V
But Gardner brave did still behave
like to a hero bright man
His courage true, like him were few,
that still despised flight man
For king and laws and country’s cause
in honours bed  did fa’ (13) man
His life but not his courage fled
while he had breath tae draw, man
VI
At yon thorn tree that you may see
beneath the Meadowmill (14), man
There’s many slain lie on the plain
the clans pursuing still man
Sic’ unco whacks and deadly hacks
I never saw the likes man
Lost hands and heids cost them their deeds
that fell near Preston dyke man
LA PIANURA DI TRANENT
(traduzione  italiano di Cattia Salto)
I
Il Cavaliere senza esitazione alcuna
attraversò in marcia le colline di Birsle
e superato Tranent si schierò,
più in fretta non poteva andare, amico
Mentre il Generale Cope insultava e scherniva
con tanti veementi “Evviva”
prima del mattino seguente annunciato dal gallo, udimmo un altro grido, amico
II
Il prode Lochiel come sentii dire
portò i Cameron in battaglia
nell’aria limpida di un’alba chiara,
spararono dei colpi infernali,
poi gettarono i moschetti, e le spade
sguainarono e in breve li scacciarono,
sui poderi dei Seton, spaccarono mascelle
e li fecero scappare come impazziti, amico
III
I dragoni sbruffoni giurarono sangue e lacrime,
che avrebbero fatto scappare i ribelli,
eppure furono loro a fuggire appena li videro,
e senza sparare un colpo, amico
voltarono la schiena a gambe levate
pieni di terrore, amore
chi si bagnò le guance, chi se la fece nei pantaloni, e chi per la paura cadde, amico
IV
Smith fece così in fretta a spronare la bestia
che vide ben poco, amico
per correre a Berwick in salvo disse
“Erano tutti gli Scozzesi in rivolta!”
Sopra Soutra Hill si fermò
senza mai riposarsi prima, amico
a lungo potrà vantarsi del suo rapido ronzino che lo portò via così velocemente, amico
V
Ma Gardner si comportò
come si conviene a un fulgido eroe
con vero coraggio e come lui furono pochi,
che pure disdegnarono la fuga,
per il re e il governo e per la causa del paese,
si prostrò sul letto dell’onore, amico
la sua vita, ma non il coraggio venne meno, mentre esalava l’ultimo respiro!
VI
Al biancospino che puoi vedere laggiù
sotto alla collina, amico
ci sono molti cadaveri che stanno nel prato,
i clan ancora incalzano, amico
che batosta colossale e che carneficina!
Mai ne vidi di siffatte, amico
mani mozzate e corpi decapitati
caduti vicino agli argini di Preston, amico

Note
french translation
1)  Charles Stuart, the Young Pretender
2) la parola uomo è usata come intercalare
3) to place something or someone, with the implication of being overstretched or overtaxed.
4) The battle took place at dawn, precisely at 6 am and lasted about ten minutes [Lo scontro tra i due eserciti avvenne all’alba, precisamente alle 6 del mattino e durò una decina di minuti]
5) that of the Highlanders during the charge [quello degli Highlander lanciati nella carica]
6) Donald Cameron of Lochiel (c.1700 – October 1748) nicknamed simply “Gentle Lochiel” for his acts of magnanimity towards prisoners, was among the most influential chieftains traditionally faithful to the Stuart House. He joined Prince Charles in 1745 and after Culloden fled to France where he died in exile. His family was rehabilitated and reinstated in the title with the amnesty of 1748.
Donald Cameron di Lochiel (c.1700 – Ottobre 1748) soprannominato semplicemente “Gentle Lochiel”per i suoi atti di magnanimità nei confronti  dei prigionieri,  fu tra i più influenti capoclan tradizionalmente fedele alla Casa Stuart. Si unì al Principe Carlo nel 1745 e dopo Culloden fuggì in Francia dove morì in esilio. La sua famiglia fu riabilitata e reintegrata nel titolo con l’amnistia del 1748.
clouds letteralmente “nuvole”

7) “”crafts” = “crofts” in modern Scots, i.e. smallholdings. The Seatons (or Setons) were the biggest landowners and industrialists of the Prestonpans area, and their tenants were one of the worst-hit groups of casualties of the invasion”. I Seaton (o Seton) erano i più grandi proprietari terrieri e industriali dell’area di Prestonpans, e i loro affittuari furono tra le vittime dell’invasione più colpiti “
8) chaft= jaw
9) the foot they brake
10)  “He [Burns] also heard a story about the Lieutenant Smith mentioned in the ninth stanza, in which Mr Smith demanded that Mr Skirvan present himself and explain his portrayal of Mr Smith. Mr Skirvan refused and further insulted Mr Smith by referring to his cowardice again“. (from SMM) Si dice che il tenente Smith abbia sfidato a duello Skirving per aver menzionato espressamente la sua fuga dalla battaglia.
11) mountain in the Scottish Border [montagna nel Border scozzese]
12) before he tasted meat= letteralmente “prima di assaggiare cibo”
13) letteralmente “sul letto dell’onore cadde= morì”
14) Meadowmill è il nome della località dove si è svolta la battaglia

LINK
http://www.fresnostate.edu/folklore/ballads/DTtranmu.html
http://www.burnsscotland.com/items/v/volume-ii,-song-102,-pages-103-and-104-tranent-muir.aspx
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=1114
http://learningtowhistle.blogspot.it/2005/08/tunes-tranent-muir.html
http://sniff.numachi.com/~rickheit/dtrad/pages/tiTRANMUI2.html
http://www.tannahillweavers.com/lyrics/4454lyL2.htm
http://www.theballadeers.com/scots/tw_c1989_bo.htm
http://chrsouchon.free.fr/tranentm.htm

DONALD WHERE’S YOUR TROOSERS?

Andy Stewart - Donald, Where's Yer TroosersUna canzone umoristica scritta da Andy Stewart (1933 — 1993) su di uno scozzese che indossa il kilt; la melodia è stata composta da Neil Grant ma richiama uno “stile folk”, così sembra riprendere la shanty “Drunken sailor” ovvero la rebel song “Johnny Cope“. Diventata subito popolare e nella vetta delle classifiche tra i dischi più venduti sia in UK, ma anche America e Canada, “Donald where’s your troosers?” è ritornata popolare nella riedizione del 1989 sempre cantata da Andy Stewart e più recentemente dopo che è stata inserita nella mini serie “The Sarah Connor Chronicles” (II stagione, 2009) in una versione più lenta e “inquietante”.
In merito alla canzone c’è poco altro da aggiungere, tranne l’aneddoto in cui si racconta che Andy la compose mentre era in una “riunione di gabinetto” con i calzoni abbassati.. così colgo l’occasione per introdurre una sintesi della storia del Tartan e del vestito tradizionale scozzese.

IL TARTAN

Il tartan è un panno di lana che esisteva nei tempi antichi, la parola gaelica che lo descrive è breacan ossia “quadrettato” per alludere alla trama a scacchi propria del disegno del tartan: la lavorazione nacque originariamente nella parte montuosa della Scozia isole comprese,  e sebbene fosse indossato anche nel resto della Scozia, fu solo nelle Highlands che il tartan divenne il simbolo di appartenenza ad un determinato clan.

THE BELTED PLAID

tartanIl vero kilt (in gaelico philabeg) è in effetti una lunga coperta (plaid) cioè un unico, lunghissimo, pezzo di stoffa (il tartan) delle dimensioni di 65-75 cm di altezza per una lunghezza di 5 metri circa, pieghettato e drappeggiato intorno ai fianchi e poi riportato sulle spalle come un mantello (che funzionava bene anche come grande tasca dove infilare gli oggetti da trasportare o le armi). Per indossarlo veniva steso a terra e poi si formavano delle pieghe di qualche centimetro ciascuna, quindi ci si sdraiava sopra rotolandosi per bene. Era indubbiamente un capo pratico, senza troppe pretese di eleganza che teneva al caldo e al riparo, e perciò prevalentemente un abito “rustico” abbinato per lo più allo stivale ad altezza ginocchio (cuaron) ma più spesso portato a piede nudo (e dovevano avere dei fisici ben temprati questi scozzesi che se ne stavano al vento, pioggia e neve così conciati!) Ai rudi scozzesi di montagna  serviva come coperta per coprirsi durante il giorno e come giaciglio in cui dormire durante le notti passate nella brughiera.

L’origine però di questo “gonnellino” è probabilmente un residuo arcaico, dell’abito detto tunicae, proprio il preferito dei legionari romani che consideravano barbariche (cioè incivili) nonchè scomode le lunghe bracae!!

THE LITTLE KILT

DiggingIl kilt più “strutturato” e “moderno” risalente grosso modo al 1700, detto little kilt, è un tartan tagliato e sagomato con le pieghe e quindi cucito come gonnellino, separato così dal plaid vero e proprio che continua a mantenere la funzione di mantello o si riduce a una più decorativa fascia. Per realizzarlo non sono richieste particolari abilità sartoriali e lo si può tranquillamente fare in casa. Anche in questo modello è necessaria l’uso di una cintura per stringere e chiudere la stoffa in vita.

Il little kilt fu inventato da un industriale quacchero inglese di nome Thomas Rawlinson , per rendere più comodo il lavoro di taglio degli alberi e di cura delle fornaci agli highlanders che ha assunto in una fonderia da lui aperta presso Inverness, divenne così identificativo della “scozzesità” degli Highlander che, dopo la battaglia di Culloden (1746) per ribadire la vittoria inglese, fu emanata una legge (il Dress Act) in cui si proibiva di indossare kilt e tartan perchè erano un simbolo della diversità..
L’evoluzione successiva del kilt è stata l’aggiunta delle fibbie di cuoio con funzione di “cintura” per tenere ferma la gonna ai fianchi.

scot-pantI PANTALONI

Che gli antichi celti indossassero i pantaloni è storicamente accertato (la tendenza era genericamente diffusa tra le popolazioni nordiche per proteggere ovviamente le gambe dal clima più freddo, mentre le popolazioni meridionali indossavano tuniche di varia lunghezza indifferentemente portate sia da uomini e donne). La foggia dei pantaloni aderenti (in gaelico troovash) viene dall’epoca medievale, in particolare in Scozia il tartan era tagliato di sbieco (per ottenere una certa elasticità del tessuto) e cucito in modo molto aderente alla gamba (le cuciture si trovavano sul dietro della gamba come le calze di nylon vecchio stile). Questa moda però prese piede solo tra i capi degli Highlanders per contraddistinguere il loro rango o quando si recavano nelle Lowlands.

IL DISEGNO DEL TARTAN E I CLANS

Ma ritorniamo al tartan e ai suoi disegni a scacchi: si ritiene che all’inizio fossero semplici, di 2 o 3 colori, con i disegni caratterizzati localmente, nella sua “Descrizione delle isole Occidentali della Scozia (1703) Martin Martin scrive “ogni isola differisce dall’altra nel modo di intessere i mantelli creandovi righe di ampiezza e colori differenti. Questa inclinazione è talmente pronunciata nella principale terra delle Highlands che coloro che hanno visitato quei luoghi sono in grado, non appena vedono un plaid di Man di indovinare il luogo di provenienza“. E’ sempre Martin a raccontare che ogni tessitore utilizzava un pezzo di legno sul quale erano incisi il numero e il colore di ogni filo (il bastone modello o maide dalbh) per riprodurre fedelmente il tartan caratteristico di un certo territorio e quindi per estensione di un certo clan. Dopo la battaglia di Culloden agli highlanders fu proibito portare le armi e di indossare il tartan, proprio perchè quel tessuto rappresentava un carattere distintivo del clan e portava in sé il richiamo alla lotta e all’indipendenza. Così alla revoca del divieto risalente al 1785 anche gli Highlanders si erano abituati a vestirsi come gli altri scozzesi: una grande tradizione si era persa, i bastoni modello erano marciti e poco o nulla si conosceva del tartan precedente al 1745. Fu un vezzo del re in visita ad Edimburgo a riportare la moda del tartan distintivo per ogni clan: quando Giorgio IV si recò in Scozia nel 1822 volle indossare il tartan e richiese che anche il popolo presenziasse agli incontri pubblici vestendo il tartan.

I FALSARI DEL TARTAN

La tradizione più recente del tartan nasce di fatto nel 1842 con il Vestiarium Scotticum dei fratelli Sobieski Stuart (che si chiamavano in realtà John Carter Allen e Charles Manning Allen), alcuni li ritengono dei mitomani, che si pretendono discendenti dei re Stuart, ma la loro mania per il folklore li porta ad ideare un sistema d’identificazione dei clan attraverso il tartan, l’intreccio di colore dei kilt, un sistema di standardizzazione dei disegni che viene riconosciuto da tutti e depositato presso la Lyon Court.

I tartan si descrivono a secondo del loro uso, così i clan tartans sono quelli indossati dagli uomini del clan; i dress tartans (un tempo indossati dalle donne) sono diventati nell’uso corrente un tartan di stoffa leggera. I mourning tartans (per lo più a scacchi bianchi e neri) erano quelli indossati per i lutti. Gli hunting tartans, in cui il colore predominante era il marrone o un’altra tinta scura, erano indossati per le attività sportive e venatorie e infine i chief tartants erano i tartan personali dei capi indossati solo dalla cerchia dei famigliari più ristretti.

IL ROYAL TARTAN: il Tartan Italia

Royal_stewartEsiste anche un “tartan Italia” che è il Royal Stewart Tartan, si dice infatti che il Bonnie Prince Charlie dopo la sconfitta di Culloden concesse agli italiani l’onore di poter indossare il tartan reale scozzese poiché proprio in Italia aveva trascorso la maggior parte del suo tempo e vi aveva trovato asilo. (continua)
Il nome in gaelico è “Still Bhard” ed è il tartan della Famiglia Reale Scozzese fino alla sua estinzioni, poi diventato il Royal Tartan della Regina inglese.
Su fondo rosso con una trama perpendicolare a righe nere si sovrappongono linee blu, gialle e bianche è il tartan più diffuso e famoso ampiamente sfruttato dalla moda per gonne e plaid.

La storia del Clan risale a tale Walter barone anglo-normanno sbarcato in Scozia dopo il 1100 nominato “High Steward” (primo ministro ossia Grande Intendente della famiglia reale) da re David I. Nel 1371 Walter sesto High Stewart sposò la figlia di Robert the Bruce e il figlio ereditò il trono di Scozia e divenne re con il nome di Roberto II.

IL KILT CERIMONIALE

Oggi con il tartan si confeziona il kilt maschile, la giacca che si abbina è sempre in lana (è ammesso ma non dai puristi anche il tweed), ed è l’abito cerimoniale di rigore per l’uomo che veste secondo la tradizione (matrimoni, gran ball di scottish country music, serate di gala, hogmanay), nei colori del proprio Clan o nel tartan scozzese nazionale (un tartan prevalentemente verde con strisce bianche e rosse), o in tartan Fiore di Scozia (verde e blu).

Ecco come si indossa un abito tradizionale scozzese:

Dimenticavo la canzone…

ASCOLTA Andy Stewart che la canta nella seconda parte alla maniera di Elvis (1960)

ASCOLTA The Irish Rovers 1966 (strofe I, II, V, IV, VI)


I
I just down from the Isle of Skye
I’m no very big
but I’m awful shy
All the lassies shout as I walk by,
“Donald, Where’s Your Troosers(1)?”
CHORUS
Let the wind blow high
and the wind blow low

Through the streets in my kilt I go
All the lassies cry, “Hello!
Donald, where’s your troosers?”
II(2)
I went to a fancy ball
It was slippery in the hall
I was afraid that I may fall
Because I nay had on troosers
III
I went down to London town
To have a little fun in the underground
All the Ladies turned their heads around, saying,
“Donald, where’s your trousers?”
IV
To wear the kilt is my delight
It isna wrong, I know it’s right
The islander(3)s would get a fright
If they saw me in the troosers!
V(4)
The lassies love me every one
But they must catch me if they can
You canna put the breakes on a highland man, saying,
“Donald, where’s your troosers?”
VI
Well I caught a cold
and me nose was raw
I had no handkerchief at all
So I hiked up my kilt
and I gave it a blow,
Now you can’t do that with troosers.
traduzione italiano di Cattia Salto
I
Sono appena arrivato dall’Isola di Skye, non sono molto grosso,
ma sono terribilmente timido
e tutte le donne gridano mentre passo “Donald dove sono i tuoi pantaloni?”
CORO
Che il vento soffi in alto
e che il vento soffi in basso,
per la strada vado in gonnellino
e tutte le signore mi fanno “ciao!
Donald dove sono i tuoi pantaloni?”
II
Sono andato a un ballo alla moda
e si scivolava in sala,
e temevo una caduta
perchè non avevo i pantaloni!
III
Sono andato a Londra
per divertirmi, nella Metropolitana tutte le signore si giravano dicendo “Donald dove sono i tuoi pantaloni?”
IV
Indossare il kilt è la mia gioia,
non è sbagliato, lo so che è giusto.
gli isolani sarebbero dispiaciuti
se mi vedessero con i pantaloni.
V
Le ragazze mi amano tutte
ma mi devono prendere se ci riescono, non puoi fermare un uomo dell’altopiano dicendo
“Donald dove sono i tuoi pantaloni?
VI
Mi sono preso il raffreddore
e il naso mi colava
non avevo fazzoletto
così mi sono alzato il gonnellino
e ci ho dato una soffiata
questo non lo puoi fare con i pantaloni!

NOTE
1) la pronuncia è troosers, dice trousers solo quando fa il verso di una ragazza londinese, allora la pronuncia è all’inglese
2) variante strofa II
A Lassie took me to a ball
And it was slippery in the hall
And I was feart that I would fall
Fur I hadnae on ma’ troosers!
3) gli isolani -delle Ebridi
4) variante strofa V
They’d like to wed me everywan
Just let them catch me if they can
You cannae tak’ the breeks(4) aff a Hielan’ man
And I don’t wear the troosers

FONTI
http://www.mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=1632
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=6566
http://www.andystewart.info/songwriting/index.shtml
http://www.tartansauthority.com/highland-dress/ancient/
https://nelcuoredellascozia.wordpress.com/2015/03/19/kilt-e-tartan/