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THOMAS MOORE

thomas-mooreSecondo la critica letteraria, Thomas Moore – Dublino (1779-1852), fu per la verde Irlanda, ciò che Robert Burns era stato un tempo per le Highlands  della Scozia.

Egli era un poeta ma anche un erudito imbevuto di romanticismo, che seppe piegare il linguaggio con fantasia e gusto, creando dei piccoli capolavori poetici. L’allora risvegliato interesse per il canto popolare fu infatti un fenomeno più squisitamente poetico, con i quali i Romantici cercavano di identificare ed esprimere il sentire di un popolo.E’ ricordato soprattutto per le “Irish melodies“, con arrangiamento musicale dell’amico John S. Stevenson, pubblicate in dieci volumi di dodici canzoni tra il 1807 e il 1834, in cui si proponeva «di esprimer nei carmi la lingua dolce e commovente della musica della sua patria». A queste si aggiunsero “National airs” (1815) e “Sacred songs” (1816).

Sebbene le sue composizioni l’avessero reso ricco e famoso, la maggior parte di esse non hanno superato l’Ottocento e oggi la sue canzoni, tranne pochissime eccezioni, sono state dimenticate probabilmente perchè considerate anacronistiche, infatti contrariamente a Burns che utilizzò lo scozzese nelle sue riscritture Moore scrisse in inglese, effondendo si malinconia e dolcezza ma sulle note del pianoforte, allora icona dell’estetica romantico-borghese.

BELIEVE ME IF ALL THOSE ENDEARING YOUNG CHARMS
I’VE A SECRET TO TELL THEE
LAST ROSE OF SUMMER
MEETING OF THE WATERS
MINSTREL BOY
THO’ THE LAST GLIMPSE OF ERIN
WEEP ON, WEEP ON, YOUR HOUR IS PAST

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