Passacaglia Della Vita

La Passacaglia della Vita (… bisogna morire)

Della Passacaglia, forma musicale inventata dai musicisti girovaghi spagnoli durante il periodo barocco, si è impossessata la musica colta sebbene in seguito prenderà forma di danza popolare. Svariati compositori l’hanno praticata, da Salieri a Vivaldi a Beethoven, celebri composizioni la celebrano: la Sarabanda di Handel, la Cantata BWV 212, la Passacaglia in Do- BWV 582 di Bach o la Rapsodia Spagnola di Liszt.

Passacaglia Della Vita

danza macabra

La Passacaglia della Vita (Homo fugit velut umbra) è un anonimo del 1657, tratto dalla raccolta Canzonette Spirituali e Morali che si cantano nell’Oratorio di Chiavenna, eretto sotto la Protezione di San Filippo Neri.

Attualmente viene spesso attribuita a Stefano Landi, compositore romano di melodramma e cantore del primo barocco, ma è un errore. L’equivoco trae origine dall’essere stata inserita nel 2002 in apertura del quarto disco dell’Arpeggiata (dell’austriaca Christina Pluhar) progetto monografico consacrato all’opera appunto di Landi.

All’interno del libretto è ben specificato che il pezzo è anonimo e che si ritiene di inserirlo in quanto “le ricche contraddizioni interne ricordano l’universo del compositore”. La linea di basso infatti non è quella tipica della passacaglia del XVII° secolo, quanto piuttosto della tarantella, come numerosi sono nel Sud Italia gli esempi della tradizione orale costruiti allo stesso modo armonico e melodico. Nonostante ciò il malinteso è stato involontariamente ingenerato.

La Passacaglia della Vita rimanda visivamente a molte immagini dipinte di danza macabra medioevale[1] lungo la strada condotta dagli scheletri (passacaglia = passa calle =passa per strada).

Oh, come t’inganni
se pensi che gl’anni
non hann’ da finire
bisogna morire

È un sogno la vita
che par sì gradita
è breve gioire
bisogna morire

Non val medicina,
non giova la china,
non si può guarire
bisogna morire

Non vaglion sberate
minarie, bravate
che caglia l’ardire
bisogna morire

Dottrina che giova
parola non trova
che plachi l’ardire
bisogna morire

Non si trova modo
di scoglier ‘sto nodo
non val il fuggire
bisogna morire

Commun’è statuto
non vale l’astuto
‘sto colpo schermire
bisogna morire

La morte crudele
a tutti è infedele
ogn’uno svergogna
morire bisogna

È pur ò pazzia
o gran frenesia
par dirsi menzogna
morire bisogna

Si more cantando
si more sonando
la cetra o sampogna
morire bisogna

Si muore danzando
bevendo, mangiando
con quella carogna
morire bisogna

I giovani, i putti
e gl’huomini tutti
s’hann’a incenerire
bisogna morire

I sani, gl’infermi
i bravi, gl’inermi
tutt’hann’a finire
bisogna morire

E quando che meno
ti pensi nel seno
ti vien a finire
bisogna morire

Se tu non vi pensi
hai persi li sensi
sei morto e puoi dire:
bisogna morire

danza macabra
Oratorio dei Disciplini di Clusone (Bg) – Danza macabra

L’Altro Mondo celtico

Come ampiamente rivelato dalle testimonianze archeologiche, oltre che da quelle letterarie, i Celti hanno sempre dimostrato nei confronti della morte un atteggiamento profondo e positivo. Già Giulio Cesare scriveva che i Galli credevano nel dio degli antenati, anche se lui lo identificava con Dispater (il dio romano dei defunti); e sospettava che i druidi, con la teoria della trasmigrazione delle anime da un corpo all’altro, in realtà intendessero infondere semplicemente nei soldati una specie di “idea di immortalità” per aggirare la normale paura in battaglia.
E’ Diodoro Siculo, tra il 60 e il 30 circa a.C. che narra di come i Celti ritenessero che le anime umane erano destinate dopo la morte a ritornare a vivere in un nuovo corpo, passati un certo numero di anni.
Anche il poeta latino Marco Anneo Lucano (Cordova 39 d.C. – Roma 65 d.C.), nipote di Seneca, scriveva che i Celti consideravano la morte come un semplice passaggio, l’interrompersi di un percorso molto più lungo della vita terrena.

Alcune tradizioni mitologico-letterarie descrivono un oltretomba molto simile alla terra privo però di dolori, malattie, vecchiaia in cui esistevano solo bellezza e musica[2]. Altre invece lo descrivono come un luogo oscuro.

Quello gallese era detto Annwn, luogo di ebbrezza che compare nel Ciclo Bretone tramite Preiddeu Annwfn (I tesori dell’Annwn), poema simbolico contenuto nel Librio di Taliesin.
E’ un luogo geograficamente in occidente ma lontano, che pure i vivi possono visitare. sempre che siano in grado di individuarne la porta d’accesso.

Passacaglia della vita. Marco Beasley, I’Arpeggiata di Christina Pluhar. Marc-Antoine Charpentier Un Automne Musical a Versailles (2005)

In Italia Angelo Branduardi l’ha cantata nel 2009 con l’Ensemble Scintille di Musica, diretto da Francesca Torelli, nel CD Futuro Antico VI, Roma e la festa di san Giovanni

Angelo Branduardi: Passacaglia della vita – Futuro Antico VI – 07

La Passacaglia della Vita è stata inoltre utilizzata in modo alquanto inopportuno nel 2012 da Franco Battiato nell’album Apriti Sesamo.

Ci sono altre versioni recenti degne di nota:

5 versioni: 1) Marc Mauillon – canto / Angélique Mauillon – arpa / Friederike Heumann – viola da gamba; 2) Marco Beasley & Johannette Zomer – canto / L’ Arpeggiata – Christina Pluhar; 3) Ed Lyon – canto / Theatre of the Ayre – Elizabeth Kenny; 4) Chiara Maggi – canto / Zero Emission Baroque Orchestra / Baschenis Ensemble; 5) Cécile Kempenaers & Matthias Gerchen – canto / Capella de la Torre – Katharina Bauml

Questa spettacolare composizione è stata ripresa all’estero da svariati ensemble di musica antica, ma anche dalla cantante franco/americana (di origini familiari bretoni, nord Finistère) Rosemary Standley, assieme alla violoncellista brasiliana Dom La Nena, nel 2014 all’interno del CD Birds On A Wire

Rosemary Standley & Dom La Nena – Birds On A Wire (2014)

e prima ancora, nel terzo e ultimo CD della band di pagan-folk Annwn, nata come duo nel Nord Reno-Westfalia nel 2006 dall’incontro di Tobias von Schmude (liuto, bouzouki) e Sabine Hornung (arpa, fisarmonica, voce). Quest’ultima, che definirei la Loreena McKennitt tedesca, ha mantenuto in vita il progetto anche oltre l’abbandono di Tobias per un ultimo disco Enaid (2016) che comprende, tra l’altro, anche le interpretazioni di Bonny Portmore, King of the Faires, Tri Martolod e appunto Passacaglia della Vita. Unico veniale appunto: la pronuncia talvolta un po’ approssimativa.

Annwn

Sabine è anche una compositrice e soprattutto studiosa di preistoria e storia antica oltre che archeologa interessata agli scavi di siti celtici, germanici e romani nella catena montuosa dell’Hunsrück, nella regione della Renania-Palatinato.

Questa una composizione originale di Sabine Hornung dello stesso periodo della Passacaglia (Lost in Time, 2016).
Anche i precedenti CD contengono notevole esempi provenienti dai repertori medioevale, sefardita o bretone: in Orbis Alia (2007): Douce Dame Jolie, La Rosa Enflorence, Faili Faili Oro…in Aeon (2009): El Rey Nimrod, E Parrez Langonned, An Dro Nevez, Diu Vi Salvi Regina…

[1] https://terreceltiche.altervista.org/shaking-of-the-sheets/
[2] https://terreceltiche.altervista.org/laltromondo-celtico/

Pubblicato da Flavio Poltronieri

Etnomusicologo. Autore e traduttore di canzoni. Ha pubblicato su riviste di avanguardia musicale in Italia/Francia/Germania. Fa parte della redazione giornalistica di Blogfoolk, Lineatrad e leonardcohenfiles.com

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