O were my love yon lilac fair/O Gin My Love Were Yon Red Rose

“O were my love yon lilac fair” è una canzone d’amore che Robert Burns scrisse nel 1793 a partire da un frammento (gli ultimi 8 versi) già pubblicati da David Herd nel 1769.
Oggi poco conosciuta, ebbe un certo successo nell’Ottocento venendo anche tradotta in tedesco e francese; si sono avvicendati molti abbinamenti con varie melodie tradizionali e altrettanti compositori.
La melodia scelta da Burns è la “Hughie Graham” (Child Ballad)

“O were my love yon lilac fair”/O Gin My Love Were Yon Red Rose is a love song that Robert Burns wrote in 1793 based on a fragment (the last 8 verses) already published in Herd (1732-1810).
Today little known, this song had some success in the nineteenth century and was also translated into German and French; many combinations have alternated with various traditional melodies and as many composers.

Burns’ tune= “Hughie Graham”
Other Tunes= “Lord Balgonie’s Favourite”, “Mr Nairne’s Strathspey”, “Gloomy Winter’s now awa


O were my love yon lilac fair

Le prime due strofe sono di Burns (spesso unite in un’unica stanza) mentre le ultime due sono parzialmente raccolte dalla tradizione e pubblicate nel “Minstrelsy of the Scottish Border”.
Nel testo la donna viene paragonata prima alla pianta del lillà e poi ad una rosa rossa serrata in un giardino segreto. Nella prima metafora il poeta attende con trepidazione l’arrivo della primavera per costruire un nido tra le fronde del lillà dai fiori viola. Nel linguaggio dei fiori significa che la donna è pronta all’amore (fatta per l’amore).
Il lillà è una tipica pianta ornamentale dei giardini europei che cresce sia come arbusto che come alberello, in autunno-inverno il lillà si spoglia completamente della sua chioma. Questa caratteristica lo rende resistente al gelo invernale. La fioritura è molto abbondante e avviene in aprile-maggio, sono fiori molto profumati, inebrianti..
Nel linguaggio dei fiori il significato del lillà cambia a seconda la colorazione dei suoi fiori. Il lillà di colore bianco simboleggia la purezza e l’innocenza infantile; ma quando è viola -rosa è simbolo dell’erotismo e del piacere e più in generale di quell’indefinibile sentimento palpitante e fresco di chi è innamorato. La donna diventa il porto sicuro dove trovare rifugio: calore e affetto e consolazione/conforto per lo spirito dell’uomo. Un amore quindi carnale e spirituale essendo il colore viola una mescola di rosso e blu.
La seconda parte però è più ambigua: in autunno e inverno la pianta perde i suoi fiori di amore paradisiaco (è l’uomo selvaggio e rude che li fa appassire?) e il poeta piange la morte del fiore come se fosse la morte dell’amore. Ma il ciclo della Natura continua e in primavera i fiori rispuntano.
Nella seconda metafora la rosa è custodita, serrata nel giardino ornamentale di un maniero, eppure il poeta riesce comunque a trovare il modo di raggiungerla sotto forma di rugiada notturna. La seconda parte della metafora è molto sensuale con l’immagine di un festino notturno ” I’d feast on beauty all the night” tra il sacro (la celebrazione) e il profano (il sontuoso banchetto).

La poesia si collega al filone popolare della caccia d’amore e delle relative trasformazioni- metamorfosi della coppia (vedasi anche la versione successiva dal titolo O Gin My Love Were Yon Red Rose ), ma Burns vi innesta la nuova vena del romanticismo poetico con il tema della transitorietà che chiude l’ultimo verso ” Till fleyed awa’ by Phoebus’ light” la rugiada che svapora all’alba. Chissà quanti sospiri femminili dietro ai ventagli quando O were my love yon lilac fair veniva cantato nei salotti della mondanità ottocentesca.

SMM Vol VI, 594
I
O were my love yon lilac fair
Wi’ purple blossoms to the spring;
And I, a bird to shelter there,
When wearied on my little wing.
II
How I wad mourn when it was torn
By autumn wild, and winter rude!
But I wad sing on wanton wing
When youthfu’ May its bloom renew’d.
III
O gin my love were yon red rose,
That grows upon the castle wa’,
And I mysel’ a drap o’ dow [dew],
Into her bonnie breast to fa’!
IV
O! there, beyond expression blest,
I’d feast on beauty a’ the night;
Seal’d on her silk-saft faulds to rest,
Till fleyed awa’ by Phoebus’ light.”

Traduzione italiana Cattia Salto
I
Vorrei che il mio amore fosse quel lillà bello
con fiori viola in primavera,
e io essere un uccello che ivi ripara, 
quando è stanco di battere le piccole ali.
II
Quanto piangerei quando fosse colpito
dall’Autunno selvaggio e dall’Inverno rude!
Ma canterei sull’ala ribelle
appena il giovane Maggio rinnovasse i suoi boccioli
III
Oh, se il mio amore fosse quella rosa rossa
che cresce tra le mura del castello,
ed io una goccia di rugiada
che cade tra il suo bel seno!
IV
Oh lì con somma benedizione
onorerei la bella tutta la notte,
sigillato nelle sue pieghe di soffice seta
per riposare e svaporare alla luce di Febo”

Oggi il brano è rimasto solo nel repertorio del bel canto

Andrew Boushell · David Mooney
Ross Kennedy in Burns: The Complete Songs, Vol. 9 2001
O Were My Love Yon Lilac Fair / Ye Jovial Boys

La versione di tradizione popolare: O Gin My Love Were Yon Red Rose

I versi pubblicati da Sir Walter Scott ne The Minstrelsy of the Scottish Border (1802) dal Manoscritto di Herd. Uno dei fratelli Grimm tradusse questo canto in tedesco.

O gin my love were a pickle of wheat,
⁠And growing upon yon lily lee,
And I mysel’ a bonnie wee bird,
⁠Awa’ wi’ that pickle o’ wheat I wad flee.
O gin my love were yon red rose,
⁠That grows upon the castle wa’,
And I mysel’ a drap of dew,
⁠Down on that red rose I would fa’.
O gin my love were a coffer o’ gowd,
⁠And I the keeper of the key,
I wad open the kist whene’er I list,
⁠And in that coffer I wad be.
[chorus omitted
⁠O my love’s bonnie, honnie, bonnie;
⁠My love’s bonnie and fair to see:
⁠Whene’er I look on her weel-far’d face,
⁠She looks and smiles again to me.]

Se il mio amore fosse un chicco di grano
che cresce nel pascolo fiorito
io sarei un uccellino bello
e via con quel chicco di grano (tra il becco) fuggirei.
Se il mio amore fosse quella rosa rossa
che cresce tra le mura del castello
io sarei una goccia di rugiada
e dentro a quella rosa mi tufferei.
Se il mio amore fosse un forziere pieno d’oro
io sarei il padrone della chiave
e aprirei il baule ogni volta che mi và
per stare in quel forziere.
[Coro
Il mio amore è bella, bella, bella
il mio amore è tutta bella da vedersi
ogni volta che guardo il suo viso amabile
lei mi guarda e sorride]

O were my love yon lilac fair
la caccia d’amore

In pratica la versione scozzese è considerata una variante della The Irish girl: “I Wish My Love Was a Red Red Rose” (o viceversa) a cui rimando in https://terreceltiche.altervista.org/wish-love-red-red-rose/

LINK
http://www.burnsscotland.com/items/v/volume-vi,-song-594,-page-614-o-gin-my-love-were-yon-red-rose.aspx
https://en.wikisource.org/wiki/The_Book_of_Scottish_Song/O_gin_my_love
https://www.lieder.net/lieder/get_text.html?TextId=3338

https://digital.nls.uk/special-collections-of-printed-music/archive/94654348
https://digital.nls.uk/special-collections-of-printed-music/archive/94654360
http://www.robertburnsfederation.com/poems/translations/o_were_my_love.htm


- / 5
Grazie per aver votato!

Pubblicato da Cattia Salto

Amministratore e folklorista di Terre Celtiche Blog. Ha iniziato a divulgare i suoi studi e ricerche sulla musica, le danze e le tradizioni d'Europa nel web, dapprima in maniera sporadica e poi sempre più sistematicamente sul finire del anni 90

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.