Oggi tutti sanno dove sia Samarcanda, perchè vi si è svolto da poco il summit dell’ Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, ma noi italiani lo sapevamo già dagli anni ’70, i cosiddetti anni di piombo, quando Roberto Vecchioni scrisse la ballata Samarcanda
Il racconto originario della Morte inevitabile (tema della canzone Samarcanda di Roberto Vecchioni) è contenuto nel Talmud babilonese, uno dei testi sacri dell’ebraismo, una sorta di parabola in cui re Salomone incontra un triste Angelo della Morte che aveva ricevuto l’incarico da Dio[1] di andare a prendere i suoi due scribi etiopi. Il Re nel tentativo di salvarli li manda in tutta fretta nella città di Luz. Il giorno seguente ricompare l’Angelo della Morte felice perchè il re aveva mandato gli scribi proprio nel posto in cui lui li aspettava; morale della favola «I piedi di un uomo sono responsabili per lui: essi lo portano nel luogo dove egli è atteso.»
Ma la diffusione della parabola nella cultura occidentale (e non solo) è frutto di una serie di rielaborazioni di scrittori che la titolano “Il gesto della morte” (Jean Cocteau in Le grand écart, 1923 e Jorge Luis Borges in Racconti brevi e straordinari, 1953) e “Appointment in Samarra” (nella piece teatrale Sheppey di Somerset Maugham 1933, nel romanzo omonimo di John O’Hara 1934) etc etc. Si legga il saggio approfondito di Lucius Etruscus “La morte da Samarra a Samarcanda[2]
Samarcanda
Il professore Roberto Vecchioni scrive la canzone Samarcanda nel 1977 e chiama per la registrazione Angelo Branduardi (violino), che aveva da poco pubblicato l’album “Alla fiera dell’Est” e Toni Esposito (percussioni).
Dice Vecchioni nell’intervista del terzo video «Io notai questa bellissima favola orientale sul frontespizio di un libro, che era Appuntamento a Samarra di John O’Hara. Però il raccontino era citato da Somerset Maugham, che è uno scrittore anglosassone, e mi piacque moltissimo perché era un modello di cultura poi tra l’altro non soltanto orientale: era di tutto il mondo. Non era nata come canzone di successo, anzi con un motivo tragico: era nata sulla morte di mio padre, che sembrava essersi salvato poi improvvisamente un giorno purtroppo se n’è andato. Il destino è beffardo, crudele come sappiamo, “cinico e baro”: ti promette una cosa e poi non la mantiene.»(2002)
La canzone nasce durante un viaggio in autostrada, come ebbe in seguito a raccontare lo stesso Vecchioni
«..da solo in macchina mi stavo dirigendo in autostrada da Milano a Bologna e cominciai a cantare parole e note[3] che mi ronzavano nella mente da giorni, sul tema dell’ineluttabilità della morte. ‘Ridere, ridere, ridere ancora / ora la guerra paura non fa’, al casello di Piacenza arrivavo a sintetizzare così lo scampato pericolo della guerra. A Parma ‘Il soldato tutta la notte ballò’, ma a Reggio aveva già visto tra la folla la ‘nera signora’, cioè la morte che stava cercando proprio lui. .. «Ma mi pareva che mancasse qualcosa di più ritmato per comunicare l’idea della fuga affannosa….». Il famoso ‘Oh oh cavallo, oh oh’ è nato perché uno davanti a me ha inchiodato improvvisamente e a momenti gli andavo addosso. Allora gli ho gridato: “Oh oh co***ne!”. Immediatamente ho avuto una folgorazione ed è diventato ‘Oh oh cavallo’.» [4]
Il grande pubblico però si fa prendere dal motivetto orecchiabile e canta Samarcanda come se fosse una specie di “Furia cavallo del West” o una filastrocca per bambini
C’era una grande festa nella capitale perchè la guerra era finita. I soldati erano tornati tutti a casa e avevano gettato le divise. Per la strada si ballava e si beveva vino, i musicanti suonavano senza interruzione. Era primavera e le donne finalmente potevano, dopo tanti anni, riabbracciare i loro uomini.
All’alba furono spenti i falò e fu proprio allora che tra la folla, per un momento, a un uomo parve di vedere una donna vestita di nero che lo guardava con occhi cattivi.
Il concetto della Morte inevitabile è ovviamente modellabile a seconda del proprie convinzioni (culturali o religiose): inesorabilmente tutti dobbiamo morire perciò la Morte è inevitabile (emblematica la Passacaglia della Vita [5]) ma per quanto riguarda il “quando” e il “come”, a mio parere, non esiste il Destino
“Il destino è una cosa che ti porti dentro; e dipende soprattutto da te. Certo, esiste il Caso; ma non la Necessità. Siamo noi che costruiamo la nostra sorte».
Roberto Vecchioni
Ridere, ridere, ridere ancora,
Ora la guerra paura non fa,
Brucian nel fuoco le divise la sera,
Brucia nella gola vino a sazietà,
Musica di tamburelli fino all’aurora,
Il soldato che tutta la notte ballò
Vide tra la folla quella nera signora,
Vide che cercava lui e si spaventò.
“Salvami, salvami, grande sovrano,
Fammi fuggire, fuggire di qua,
Alla parata lei mi stava vicino,
E mi guardava con malignità”
“Dategli, dategli un animale,
Figlio del lampo, degno di un re,
Presto, più presto perché possa scappare,
Dategli la bestia più veloce che c’è.”
Corri cavallo, corri ti prego
Fino a Samarcanda io ti guiderò,
Non ti fermare, vola ti prego
Corri come il vento che mi salverò.
Oh oh cavallo, oh, oh cavallo,
oh oh cavallo, oh oh, cavallo, oh oh
Fiumi poi campi, poi l’alba era viola,
Bianche le torri che infine toccò,
Ma c’era sulla porta quella nera signora
Stanco di fuggire la sua testa chinò:
“Eri fra la gente nella capitale,
So che mi guardavi con malignità,
Son scappato in mezzo ai grilli e alle cicale,
Son scappato via ma ti ritrovo qua!”
“Sbagli, t’inganni, ti sbagli soldato
Io non ti guardavo con malignità,
Era solamente uno sguardo stupito,
Cosa ci facevi l’altro ieri là?
T’aspettavo qui per oggi a Samarcanda
Eri lontanissimo due giorni fa,
Ho temuto che per ascoltar la banda
Non facessi in tempo ad arrivare qua”
Non è poi così lontana Samarcanda(1),
Corri cavallo, corri di là
Ho cantato insieme a te tutta la notte
Corri come il vento che ci arriverà
Oh oh cavallo, oh, oh cavallo,
oh oh cavallo, oh oh, cavallo, oh oh
Note
(1) la prima interpretazione della strofa è che il soldato vista la morte davanti alla porta della città si rimette in fuga per le strade di Samarcanda e in questa incessante corsa, sfugge alla morte..
Samarcanda è perciò per lui il luogo della vita.
Però potrebbe essere la Morte stessa a cantarla, anche lei ha galoppato tutta la notte per arrivare a Samarcanda; è lei a incitare il cavallo del soldato dicendo “Corri come il vento che [il soldato] ci arriverà [a Samarcanda]”. Samarcanda è perciò il luogo della morte.
In ogni caso trovo bizzarro il verso “Ho cantato insieme a te tutta la notte” rivolto ad un cavallo (che siano il soldato o la morte a dirlo!!)
La terza ipotesi che potrebbe infine far quadrare
sia il verso bizzarro che quello “sgrammaticato”
“Ho cantato insieme a te tutta la notte
Corri come il vento che ci arriverà
viene detta dall’autore della canzone (ovvero l’ascoltatore) che ha condiviso la gioia del soldato (per la vita, la fine della guerra) e con lui ha cantato tutta la notte e lo incita a correre a briglia sfrenata perchè (il cavallo) ci arriverà a Samarcanda, ma siccome l’autore non si augura che il soldato muoia, per lui come per noi, Samarcanda sarà la città dove avrà salva la vita.
[1] non voglio addentrarmi nei meandri della religione, sicuramente un angelo mandato da Dio per dare la Morte agli uomini vuol dire in prima battuta che è Dio a decidere quando e dove un uomo deve morire. Nel mondo cristiano si sono aperte profonde lacerazioni sul tema del Libero Arbitrio e della Predestinazione, e anche nelle altre religioni siamo sullo stesso filo del rasoio: ma cosa vuol dire essere nelle mani di Dio?
Dice il Corano: «Nessuno muore se non con il permesso di Dio, in un termine scritto e stabilito» (III:145); e dice: «Ogni comunità ha un termine stabilito, e quando il suo tempo giunge, non si ritarderà di un ora e non si anticiperà» (VII:34).
Il concetto non poteva non interessare il sufismo, tant’è che nel IX secolo Fudail Ibn Ayad scrive ne Hikayat-i-Naqshia (“Storie concepite secondo un Disegno) una delle tante versioni della Morte Inevitabile scaturite dai tempi mesopotamici [sto citando da https://sufi.it/sufismo-posts/parabole-sufi/quando-la-morte-venne-a-baghdad/ anche se non sono in gradi di verificare la fonte]
[2] https://notedipastoralegiovanile.it/index.php?option=com_content&view=article&id=13336:la-morte-da-samarra-a-samarcanda&catid=173:questioni-letterarie
https://www.pandorarivista.it/articoli/samarcanda-di-franco-cardini/
[3] in molti hanno notato la somiglianza di “Samarcanda” con la canzone di Neil Young: “Dance, dance, dance”
[4] https://www.lastampa.it/cuneo/2021/07/02/news/vecchioni-a-valloriate-ecco-come-nacque-samarcanda-poi-ribadisce-guccini-passera-alla-storia-i-rapper-no-1.40453614/
[5] La Passacaglia della Vita (Homo fugit velut umbra) è un anonimo del 1657, tratto dalla raccolta Canzonette Spirituali e Morali che si cantano nell’Oratorio di Chiavenna, eretto sotto la Protezione di San Filippo Neri. https://terreceltiche.altervista.org/passacaglia-della-vita/
Oh, come t’inganni se pensi che gl’anni
non hann’ da finire bisogna morire
È un sogno la vita che par sì gradita
è breve gioire bisogna morire
