Il rito della Stella: I canti della “Stella” nell’arco alpino

Il rito della “Stella”, detto anche dei “Tre re” è un’antica tradizione delle festività natalizie -e in particolare l’Epifania- risalente al Medioevo, documentata nell’Italia del Nord, in Sardegna e in vaste aree dell’Europa centrale, germanofona, boema, ungherese e slava. Un gruppo di cantori, a volte tre oppure una decina, gira per il paese per la questua dei “canti della Stella”.

I riti della “Stella” si erano quasi estinti nell’arco alpino, per poi ritornare negli anni intorno al 1970; spesso la Chiesa ospita nel locale oratorio l’inizio e la fine del giro dei cantori nelle frazioni del territorio.

Oggi il rito della Stella più che altro è un modo per stare insieme, collaborare, sperare in un anno migliore. E non dimentichiamo che, dopo l’Epifania, è già Carnevale!

rito della Stella - Renato Morelli
Renato Morelli “Stelle, Gelindi, tre re”, 2015

I canti della “Stella” abitualmente si svolgono alla vigilia dell’Epifania, tra le ore 18.00 e le 21.00, in alcuni paesi vengono anticipati al 24 dicembre o al 2-3 gennaio. Quest’anno il rito difficilmente si farà, e dove si fa è in tono minore: ad esempio a Tignale, sull’Alto Garda, cantori distanziati, con mascherine, strofe tagliate, niente offerte di bere e mangiare, niente festa finale all’oratorio… (segue nel commento)

Riforma e Controriforma

La Riforma protestante aveva avversato il culto dei santi e anche dei Re Magi, dato che con le loro reliquie si era creato un imponente mercato di pellegrinaggi e indulgenze. La Controriforma del 1545 aveva cercato di porre argine al protestantesimo, in particolare in certe zone di confine (ad esempio Premana, Val Sabbia, Valle dei Mocheni) spingendo verso alcune forme di devozione popolare, come il rito della Stella.
Nel XVIII secolo però si era avuta una inversione di tendenza e la Chiesa Cattolica aveva cominciato ad avversare manifestazioni che erano divenute fonti di disordini .

Se nei primi documenti i protagonisti della Stella risultano essere giovani studenti con i loro insegnanti gesuiti e allievi delle scuole di canto, in seguito vi compaiono abgedankte Soldaten (soldati congedati) abbrutiti dalla logorante guerra dei Trent’anni, nonché arbeitslose und arbeitsscheue Taglöner (braccianti, barboni, disoccupati e perdigiorno).
Insomma un’accozzaglia affamata e maleodorante di miserabili pezzenti che non poteva certo far presagire un prosieguo sereno e idilliaco della «peraltro lodevole» tradizione. E infatti la sequela di lamentele, proclami e divieti non tardò a farsi sentire; i resoconti di processi, sempre più frequenti, evidenziano una spirale che dalle iniziali accuse di molestia, disordine, fastidio scivola inesorabilmente nella rissa fino all’aggressione e all’assassinio (Moser 1935, 65 ss.), e che la portò a essere vietata e aspramente combattuta sia dalle autorità civili che da quelle religiose
(Renato Morelli, Stelle Gelindi e tre re, Geos 2015).

I canti della “Stella”

In alcuni paesi il numero di cantori è tre, spesso travestiti da Re Magi. La “Stella”, che talvolta ha un semplice meccanismo per farla girare e una piccola illuminazione all’interno, viene trasportata a mano, oppure su un carrettino e negli ultimi tempi, nel caso si volessero raggiungere frazioni distanti tra loro, anche in automobile.
Il gruppo di cantori, mediamente composto da una decina di elementi, esegue i canti a memoria, tranne nel caso di versioni molto lunghe, per le quali ci si avvale di fotocopie.
I canti vengono nella maggior parte dei casi eseguiti “a cappella”, una volta erano solo voci maschili, oggi spesso si aggiungono voci femminili. Più recentemente vengono inseriti altri strumenti (violino, chitarra, clarinetto, sax e altri strumenti a fiato).

La “Stella” era considerata come uno dei “rituali di passaggio” dei giovani coscritti, che dovevano dimostrare di saperla organizzare. Il rito era anticamente legato al culto dei morti, parte delle offerte erano destinate a messe di suffragio.
Ma la raccolta dei soldi poteva portare anche a rivalità.

A Vigo di Fassa, nel 1982, per questo stesso testo è stato possibile documentare la compresenza di ben quattro varianti melodiche, all’interno di un unico gruppo di cantori.”…” A parziale spiegazione di questa grande varietà di melodie, va ricordato come in alcune località – dove l’usanza era particolarmente sentita – ci fossero diversi gruppi di “trei rees”.
La concorrenza fra gruppi rivali diventava in questi casi agguerrita. Ovviamente chi conosceva un numero maggiore di melodie, aveva maggiori possibilità di ricevere qualcosa. Qualche gruppo più temerario tentava anche di spingersi “oltre confine”, invadendo così un territorio a sua volta già ampiamente saturato dai gruppi dei paesi vicini, i quali ovviamente reagivano in modo non sempre garbato. Ad esempio si ricorda un episodio, avvenuto intorno agli anni ’30, quando un gruppo di “trei rees” di Pera, diretto a Pozza, fu “scortato” da altri due ragazzi vestiti da guardie romane, con tanto di scudo e lance, con funzioni non solamente simboliche. Spesso infatti le zone periferiche fra un paese e l’altro potevano riservare ai malcapitati qualche spiacevole sorpresa, come il furto del denaro raccolto con la questua, il danneggiamento della stella o dei costumi ( (Renato Morelli, Stelle Gelindi e tre re, Geos 2015).

Nell’ultimo decennio sono stati organizzati anche dei “raduni” di cantori, dove è possibile mettere a confronto varie interpretazioni e versioni degli stessi canti. Il repertorio è costituito da cinque-sei brani, che possono presentare notevoli differenze di testo e di musica tra un paese e l’altro. Alcuni gruppi rispettano la “tradizione”, altri possono essere costituiti da un numero notevole di cantori, avere un “maestro” direttore/concertatore, oppure essere delle formazioni strumentali, quasi bandistiche.

canto dei tre re nella chiesa di Premana (LC)
Per ripararsi dal freddo i cantori della Val Sabbia e dell’Alto Garda bresciano vestono mantello e cappello di foggia tradizionale.
canti della stella nel bresciano (Vobarno)
festival del Canto della Stella
Rito della Stella nella Valle dei Mocheni (TN): la stella è una gigantesca girandola supercolorata e illuminata all’interno

Chi volesse farsi un’idea della varietà di versioni dello stesso canto nel Trentino, può andare a https://www.museosanmichele.it/apto/schede/ e digitare ad esempio nel motore di ricerca “Noi siamo i tre Re”.
Ogni lunedi per tutto il mese di gennaio il Dott. Morelli conduce una diretta su youtube, dalle 18.00 alle 19.00, dedicata alle tradizioni trentine e al rito della stella in particolare.

“Stelle, Gelindi, tre re” ( Renato Morelli)

L’approfondimento, sempre tratto dal volume “Stelle, Gelindi e tre re” del Dott. Renato Morelli, che ringrazio moltissimo per l’autorizzazione alla riproduzione e diffusione :

L’usanza di eseguire canti di questua, da parte di cantori itineranti, nel periodo che va da Natale all’Epifania, è documentata in varie località dell’Italia centrosettentrionale.
Le modalità cerimoniali e musicali, pur variando da zona a zona, sono sostanzialmente riconducibili a tre tipologie:

le Pasquelle (o Pasquette) in Emilia, Marche e Abruzzo (Giglioli 1972; Pietrucci 1985);
le Befanate in Toscana e in Umbria (Giannini 1893; Farsetti 1900; Pitrè 1893);
le Stelle chiamate anche tre re .

La diffusione delle Stelle è testimoniata in un arco geografico che va dal Ticino alla Slovenia comprendendo i territori alpini e prealpini di Lombardia (Bernardi Tameni 2007; Grasso 2001), Trentino Alto Adige (Morelli 2001), Veneto vicentino (Brian Zamboni 1997) e bellunese (Secco 2001), includendo anche l’entroterra veneziano e veronese (Carraro 2001), la montagna Friulana (Starec 2001) e Carnica (Magrini 2001), fino ad interessare vaste zone dell’Istria (Starec 2001), e della Slovenia (Strejnar 2001). Questo arco geografico costituisce inoltre una sorta di appendice meridionale ad un ambito di diffusione molto più esteso, che interessa vaste zone dell’Europa centrale non riformata (Morelli 1994; 1997; 2001), soprattutto germanofona (Haid 1994; 2001) ma anche slovena (Kuret 1986) ungherese rumena e slava (Morelli 1998, 173-179).
Il canto dei tre re è infine documentato in Sardegna, dove un tempo veniva eseguito da cantori mascherati da re Magi che avevano il compito di portare i doni ai bambini (G.T.S. 1985: 140).
Nell’arco alpino, le questue dei tre re seguono uno schema cerimoniale che può essere così sintetizzato: un gruppo di cantori, spesso mascherati da re Magi, visita le case del paese, eseguendo canti specifici e ricevendo in cambio doni di vario genere.
Un cantore porta la Stella realizzata con carta colorata, cartone e legno, solitamente illuminata e girevole, oppure un presepio. Il ricavato della questua può essere devoluto alla Chiesa oppure diviso equamente fra i singoli cantori.

Infine in Piemonte, ma con qualche attestazione anche in Liguria e in Lombardia, nel periodo natalizio veniva rappresentato il Gelindo, una forma di teatro popolare incentrato sulla figura del pastore Gelindo, ma dove compaiono solitamente tutti i personaggi e gli episodi del racconto evangelico natalizio, compresi i re Magi (Nigra e Orsi 1894; Renier 1896, Leydi 2001b). Esistono precise relazioni tra i testi dei Gelindi e i canti utilizzati in numerose varianti della Stella in tutto l’arco alpino.
(..)
La maggior parte dei testi devozionali presenti nei repertori della Stella di tutto l’arco alpino trovano precise corrispondenze in un volumetto non datato, contenente trentasei “Sacri canti” raccolti da un certo don Giambattista Michi di Fiemme (1651-1690). E’ stato possibile individuare alcune fonti della raccolta Michi all’interno di quel vasto movimento musicale-spirituale promosso dal Concilio di Trento (1545-1563), che vide nella produzione di laudi a travestimento spirituale uno fra gli esiti musicali più significativi della Controriforma.

Protagonisti furono soprattutto San Carlo Borromeo e padre Serafino Razzi, che durante il Concilio, per sei anni, guidarono una commissione di sacerdoti musicisti, per redigere le cosiddette laudi a travestimento spirituale (canti conosciuti dal popolo, ai quali cambiavano il testo, in senso “spirituale”).
Un chiaro esempio di come è stato “travestito” un canto profano è il testo di “Oggi è nato un bel bambino”, scritto da Matteo Coferati nel 1689, che sostituisce il testo di “Amante felice”, una canzonetta di Giovanni Stefani del 1621.

Angelo Branduardi “Oggi è nato un bel bambino”
“Amante felice” eseguito live da Renata Fusco, Lorenzo Micheli, Matteo Mela & Massimo Lonardi

Si trattò di un’iniziativa di vasto respiro strategico finalizzata a contrastare da sud, e cioè dal versante italiano dell’arco alpino, l’avanzata dell’eresia che, scendendo da nord, trovava seguaci anche al di qua delle Alpi; la divulgazione di questi testi fra il popolo doveva costituire una sorta di barriera spirituale in “terra di missione” per arginare la pericolosa infiltrazione dei libri di canto riformati, sia calvinisti che luterani, in lingua volgare italiana, francese, ladino-romancia e tedesca (Colzani 1983).

In particolare cinque testi del Michi (Dolce felice notte, L’unico figlio dell’eterno padre, Angeli correte subito, Oggi è nato un bel bambino, Verbum caro) provengono, più o meno letteralmente, dalle più importanti raccolte di laudi a travestimento spirituale, dunque dal laboratorio controriformistico al di qua delle Alpi.
La raccolta Michi si limita a riportare i soli testi letterari dei canti, senza alcun cenno alla parte musicale. Tuttavia è bene evidenziare fin d’ora come circa il 30% dei testi natalizi in lingua volgare riportati dal sacerdote risulti strutturato su uno stesso schema metrico della zingaresca (basato su strofe di tre settenari e un quinario con rima ABBC CDDE EFFG ecc.), forma poetica particolarmente di moda durante tutto il Seicento, già largamente impiegata nelle fr
ottole fin dal Quattro-Cinquecento (Toschi 1955, 592-93)

Bibliografia
il Dott. Morelli ha reso disponibili sulla piattaforma academia.edu alcuni dei suoi volumi, alcuni di difficile reperibilità.
Renato Morelli: Stelle Gelindi e tre re
https://www.academia.edu/38206373/Renato_Morelli_Stelle_Gelindi_tre_re_Tradizione_orale_e_fonti_scritte_nei_canti_di_questua_natalizio_epifanici_dell_arco_alpino_dalla_Controriforma_alla_globalizzazione_
Renato Morelli – Valle dei Mocheni
https://www.academia.edu/31205981/Renato_Morelli_Identita_musicale_della_Val_dei_Mo_cheni_Canti_e_cultura_tradizionali_di_una_comunita_alpina_plurilingue
Renato Morelli – tre giorni a Premana
https://www.academia.edu/38206583/Renato_Morelli_VOCI_ALTE_Tre_giorni_a_Premana
Renato Morelli – dolce felice notte
https://www.academia.edu/44554059/Renato_Morelli_ed_Dolce_felice_notte_Trento_Giunta_della_Provincia_autonoma_di_Trento_Quaderni_Trentino_Cultura_2_

Pubblicato da Giorgio Gregori

vive a Brescia. Chitarrista acustico appassionato di etnomusicologia e liuteria chitarristica, cura la rubrica del Folk per la rivista mensile "Chitarra Acustica" ed è vicepresidente dell'Associazione Culturale Folk Lab di Brescia

2 Risposte a “Il rito della Stella: I canti della “Stella” nell’arco alpino”

  1. Purtroppo quest’anno (2022) le manifestazioni della Stella sono state annullate o si svolgeranno in formato molto ridotto. ridotto. Segnalo che sono in corso, organizzati dal Museo degli usi e Costumi della gente trentina, dei webinar sulle “Stelle” che proseguiranno fino al 31 gennaio 2022, ogni lunedì dalle ore 18 alle 19.

    Info per il collegamento sul sito: http://www.museosanmichele.it

    È possibile rivedere le lezioni precedenti sul canale YouTube del Museo a questo link:
    https://youtube.com/playlist?list=PLHnJsFZMDIkVE8QyV5HoCqXcRT-H7UdTU

    La partecipazione a uno o più webinar viene riconosciuta come aggiornamento per i docenti di ogni ordine e grado. Al termine del ciclo di webinar, a chi ne farà richiesta, il Museo rilascerà l’attestato considerando le ore di partecipazione di ciascun richiedente.

    Segnalo inoltre che l’emittente bresciana Teletutto (canale 12 nel bresciano, oppure https://www.teletutto.it/) la sera dell’Epifania giovedì 6 gennaio 2022 alle 20:30 (e in replica sabato 8 gennaio alle 17:30), porterà l’augurio della Stella con le riprese dell’ultima edizione del festival svoltosi a Pompegnino il 12 gennaio 2020. Titolo della manifestazione: «Seguite la Stella e cantate con noi».
    Dalle vie di Pompegnino, frazione di Vobarno, vede la partecipazione delle Stelle di Pompegnino, Capovalle, Collio, Provaglio Val Sabbia, Tignale e Vallio Terme, in occasione del 30°anno di fondazione del gruppo “La Giovane Stella di Pompegnino”.

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