Hallow’s eve (Lisa Theriot)

Alla vigilia del giorno dei Morti, il giorno di Samain per i Celti (diventato in seguito Ognissanti) gli spiriti degli antenati ritornano sulla terra per andare a salutare i viventi.
In questa ballata composta da Lisa Theriot (nota come Mistress Adelaide de Beaumont) il nostro revenant è una creatura in carne ed ossa[1] che cerca ancora l’amore (il compagno, l’anima gemella) che non ha mai conosciuto quando viveva sulla Terra: questa ricerca gli è concessa solo la notte di vigilia a Samain, quando il velo/barriera che divide i due mondi s’indebolisce.

[1] In francese la parola revenant conserva un duplice significato quello primario è di «anima che torna dall’altro mondo sotto un’apparenza fisica», l’altro è «fantasma» «apparizione di un morto». Possiedono quindi una duplice natura e si presentano come entità corporee (con le stesse sembianze che avevano in vita o anche di qualche animale o sotto forma di scheletri) oppure incorporee come fantasmi. Nel folklore europeo i revenats sono anime che mantengono la loro forma materiale, la personalità e i sentimenti di quando erano in vita. E’ una concezione materiale delle anime dei morti che si manifesta nelle credenze e usanze funerarie di buona parte d’Europa. I revenants sono per lo più anime in pena, compresi quanti son deceduti di morte violenta o accidentale (assassinati, annegati…) e rimasti insepolti o richiamate dall’affetto dei vivi che li piangono troppo. In alcune tradizioni tuttavia i revenants sono anime dannate come i vampiri e i non-morti ovvero schiere infernali e demoniache.

Hallow’s eve


On Hallow’s Eve, on moonlit night
On Samhaine, when the veil is thin
Between the worlds of dark and light
Dare you let a stranger in?

Most folk beside their hearth will stay
The night when frost first chills the sod
When spirits walk, as some will say
An evil night to be abroad

But I was sat beside the fire
With shadows dancing on the floor
And as I watched the flames leap higher
A knock came on my cottage door.

“Who’s there?” I called with trembling voice
That did my fearful state betray
I was resolved that, given choice
Behind my oaken door I’d stay

“Don’t be afraid, I mean no ill”
A voice like honey filled my ears
And just as if it bent my will
I drew the bolt despite my fears.

There stood a man with raven hair
As tall and straight as Gallows Oak
His face held beauty and despair
And with that same soft voice he spoke

“I walk this night with weary tread
My hours but a precious few
Among the unremembered dead
To seek the love I never knew

I prayed that Fate would help me find
A loving heart that would not fear
And guide my steps to someone kind
In all the world, it led me here.”

“Don’t be a fool!” my reason quailed
For some there are that call me wise
And yet my foolish heart prevailed
My wisdom lost in dark, sad eyes.

When blackest night gave way at last
The grey cock crowed, and then the red
“The day has come, my time is past
I must away!” my lover said.

“Oh no!” I cried, “It cannot be!
My heart should burst from such a pain
If day must part my love and me
For mercy, will you come again?”

“I know not if there be such power
To life again my soul to bind
But here I pledge that hopeful hour
This earth to walk, my love to find.”

And as the dawn broke high above
The coal-black cock crowed on the green
Without a sound my phantom love
Was gone as if he’d never been.

I live now as I always have
I tend the sick with healer’s art
But cannot find the balm or salve
To close the wound upon my heart

Though I may no more see his face
And may be damned if I believe
No mortal man will e’er replace
My love that came on Hallow’s Eve.

On Hallow’s Eve, on moonlit night
On Samhaine, when the veil is thin
Between the worlds of dark and light
I wait to let a stranger in.

Lisa Theriot

Traduzione italiana Cattia Salto
Alla vigilia di Ognissanti, in una notte di luna piena
a Samain quando il velo è sottile
tra i mondi dell’oscurità e della luce
oseresti far entrare uno straniero?

La maggior parte della gente resterà accanto al focolare
la notte che il primo ghiaccio gela la zolla
quando gli spiriti camminano come alcuni dicono
una notte dannata per stare fuori

Ma io ero seduta accanto al focolare
con le ombre che danzavano sul pavimento
e mentre guardavo le fiamme balzare più alte
bussarono alla porta del mio cottage.

“Chi è?” dissi con voce tremante
che tradiva il mio stato di paura
ero decisa che, avendone la possibilità,
sarei rimasta dietro la mia porta di quercia

“Non avere timore, non intendo farti del male”
Una voce di miele mi riempì le orecchie
e proprio come se piegasse la mia volontà
sollevai il catenaccio nonostante le mie paure.

C’era un uomo con i capelli corvini
alto e dritto come la quercia della forca.
Il suo volto esprimeva bellezza e disperazione
e con quella stessa voce dolce parlò:

“Questa notte cammino con passo stanco
e poche preziose ore
tra i morti dimenticati
per cercare l’amore che non ho mai conosciuto(1).

Ho pregato che il Fato mi aiutasse a trovare
un cuore amorevole che non avesse paura
e guidasse i miei passi verso qualcuno di gentile,
in tutto il mondo, qui mi ha condotto!”

“Non essere una sciocca!” la mia ragione tremò
perché alcuni mi chiamano saggia,
eppure il mio cuore folle prevalse
la mia saggezza persa in occhi scuri e tristi.

Quando la notte più nera alla fine cedette
il gallo grigio cantò, e poi il rosso
“Il giorno è arrivato, il mio tempo è passato,
devo andare!” disse il mio amante.

“Oh no!” gridai, “Non può essere!
Il mio cuore potrebbe scoppiare per un tale dolore.
se il giorno deve separare me e il mio amore
per pietà, tornerai di nuovo?”

“Non so se esista un tale potere
per far rivivere la mia anima,
ma qui prometto quell’ora di speranza
per camminare su questa terra, per trovare il mio amore.”

E mentre l’alba spuntava alta lassù,
il gallo nero come il carbone cantava sui campi,
senza un suono il mio amore fantasma
era sparito come se non fosse mai esistito.

Ora vivo come ho sempre fatto
curo i malati con l’arte del guaritore,
ma non riesco a trovare il balsamo o l’unguento
per chiudere la ferita nel mio cuore.

Anche se non posso più vedere il suo volto
e potrei essere dannata se credo che
nessun uomo mortale sostituirà mai
il mio amore che è arrivato alla vigilia di Ognissanti.

Alla vigilia di Ognissanti, nella notte di luna
a Samain, quando il velo è sottile
tra i mondi dell’oscurità e della luce
aspetto di far entrare uno straniero.
NOTE
(1) sono i morti che non hanno ricevuto sepoltura. Si veda all’opposto la ballata gotica sull’amante demoniaco

https://ontanomagico.altervista.org/suffolk-miracle.htm

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Pubblicato da Cattia Salto

Amministratore e folklorista di Terre Celtiche Blog. Ha iniziato a divulgare i suoi studi e ricerche sulla musica, le danze e le tradizioni d'Europa nel web, dapprima in maniera sporadica e poi sempre più sistematicamente sul finire del anni 90

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