El Bés Galì [il Basilisco]

“Chissà se è solo leggenda, fatto sta che in molti sanno di questo strano animale mitologico. forse reminiscenza dei nostri antichi dominatori, i celti”. Così descrive il Bés galilì (biscia galletto ovvero il Basilisco) Charlie Cinelli, nel libretto del suo disco “Nom e Cognòm”

Il Basilisco

basilisco

Bés galilì: un serpente con la cresta di gallo e che cantava come un gallo! Pareva avere secondo alcuni un eccezionale potere ipnotico nei confronti di chi lo avesse guardato negli occhi, o addirittura altri lo definivano capace di pietrificare la gente.

Portava inoltre una grossa pietra preziosa sulla fronte, la quale, se veniva sottratta mentre l’animale era intento a fare il bagno in qualche pozza, o si apprestava a bere presso una sorgente, unici momenti in cui la bestia si separava dal gioiello, arrecava una immensa fortuna a colui che ne fosse venuto in possesso, mentre il serpente avrebbe perduto ogni magico potere.

Dal punto di vista scientifico, che cosa potrebbe essere? Aspide rosso, aspide surdo, Aspio, Bis fusètt, Serpent del la clestra, Bissa usèla, Bis, Malagas, Vaina, Anda, Bissa e ancora: Regina delle vipere, Coronella, Bissa bianca, mentre oltre frontiera si incontrano i Lintwurm, Hanselwurm, Murbl, Stollenwurm.
E anche la lista dei serpenti immaginari è molto lunga…[1]

Guardiano del tesoro

basilisco

Grandi e piccoli draghi, insomma, talvolta a difesa di misteriosi tesori, in alcuni casi anche dotati del dono di volare. Forse un antico ricordo dei rettili preistorici ma sicuramente retaggio mitologico come la definizione di ”Basilischi o Baseleschi “.

Plinio secondo detto il Vecchio nel 70 d.C.ci parla del Basilisco in questi termini: “…Questo nasce nella Provincia di Cirenaica e ha una macchia bianca in capo a guisa di diadema. Con il fischio caccia tutti i serpenti e se ne va come la altre serpi avvolgendosi, ma cammina ritto dal mezzo in su.. e dicesi che uccide l’uomo ancora guardandolo…”.
La fantasia medievale ha trasformato la macchia bianca della cresta nello sfavillare di un diamante che la bestia posava per bere, e le appendici del suo corpo diventarono ali demoniache.Leggende locali nel Bresciano

Si racconta che intorno agli anni cinquanta del novecento pare che il corpo di uno di questi serpenti venne analizzato a Chiavenna (SO) dal locale studioso Remo Bracchi, il quale dichiarò che molto probabilmente si trattava di uno di quei “Galli Basilischi” già noti nel XVII° secolo come Simplicissimus Teutsch.

Una leggenda raccolta da Gianmario Andrico nel suo volume “Leggende bresciane misteriose e arcane” racconta:

(…) Si dice che sotto le fondamenta del castello di Monticelli d’Oglio (BS) viveva una copia di serpentoni: erano marito e moglie. In quei recessi antichi allevavano la loro famigliola. Una notte, come tutte le notti, il maschio uscì dal nido in cerca di cibo, e come faceva sempre attraversò il fiume che lì divide la terra in due. Chissà come, chissà perché, il serpentone maschio non riuscì più a tornare a casa. C’è chi dice che fu a causa di una improvvisa tempesta che gonfiò l’Oglio al punto da impedire alla bestia il rientro; c’è invece chi sostiene che il rettile perse la tramontana e non riuscì mai più a ritrovare la strada di casa. Sta di fatto che da quella notte non si ricongiunse più con la sua famiglia. A Monticelli qualcuno racconta che chi si porta sulle rive dell’Oglio, a mezza notte in punto, potrebbe avere l’avventura di vedere la serpentessa ritta sulla coda, che pare una stroppa (*) sulla sponda bresciana; e lui, nella stessa posizione, sulla riva opposta, quella cremonese. Si vedono e si parlano una sola volta all’anno, la stessa notte dell’alluvione, usando un linguaggio antico e misterioso che nessuno capisce più. Si vocifera anche che chi ha “l’orecchio fino” può ascoltare ancora il suono delle campane che quella notte dalla torre del paese caddero nelle acque gonfie. Suonano ancora anche sotto il letto del fiume. Invocano quel soccorso che non arrivò. (…)

Comunque, c’è chi crede di averlo veramente incontrato: le testimonianze sono raccolte nel libro di Giovanni Raza edito dalla Comunità Montana della Valtrompia, “Madora che pora” (Madonna, che paura!)[2].
A Nuvolera (BS) indicano il Bés Galilì come il crudele custode di un luogo magico e antico, il “Sércol del Diàol”, “circolo del diavolo”[3]

il “Sércol del Diàol” a Nuvolera (BS)

E un essere strano, detto “Badalisc” diventa anche protagonista di un carnevale, ad Andrista, piccola frazione di Cevo in Valcamonica. Ma anche questa è un’altra storia…

Il nostro serpente magico ha dato il nome a uno dei gruppi più importanti del folk revival italiano, “El bés galilì”, che registrò nel 1980 il bel disco eponimo, recentemente rimasterizzato e ripubblicato in CD. Da questo traiamo Il Bal de la Stria (il ballo della strega)

El bés galilì

Il cantautore bresciano Charlie Cinelli ha dedicato al bés galilì una bella canzone nel disco “Nom e Cognòm”, il dialetto della Valtrompia è abbastanza stretto…

i dis i vèci dela al
ch’era ‘na ólta ön animal
chi che dis lonc e chi pesén
en bés con öna cresta de gal
i dis po’ i véci che a’ncuntràl
nei occ ta ghèret mai de vardàl
‘na ólta giu che c’à pröàt
en blòc de preda l’è dientàt
el bés el gh’era’n mès ai öcc
öna preda ‘n diamant
che a portàghela vià
quand che ‘l bés el bija
la te portàa ‘na gran fürtűna
chi gh’ia piö cül che anima
‘na gran fürtüna ‘l garès gudlt
(e i vèci de la al
de fortuna i ghe n’irà prope bisogn
i gh’eramìa certo póra
gh’era dù che i nàa ‘n giro a sercal)
nisü dei véci dela al
el galili ‘l l’a mai troàt
e la legenda de ‘sto bés
come dei draghi che s’è mai vést
e po’ la fèmina ‘del bès
lìa piö svelta de té
piö balòsa de töcc
e a robàga la preda l’era ‘n’impresa
chi gh’ia piò cül che anima
‘na gran fürtüna ‘l garès gudlt
ma nel cercà i se domandàa
che forse el drago so prope me 

dicono’ i vecchi della valle
c’era una volta un animale
chi dice lungo e chi piccolo
un biscio con una cresta di gallo
dicono poi i vecchi che a incontrarlo
negli occhi non dovevi mai guardarlo
una volta uno che ha provato
un blocco di pietra è diventato
il biscio aveva in mezzo agli occhi
una pietra un diamante
che a portargliela via
quando il biscio beveva
ti portava una gran fortuna
chi aveva più culo che anima
una grande fortuna avrebbe goduto
(e i vecchi della valle
di fortuna ne avevano proprio bisogno
non avevano certo paura
c’erano due che andavano in giro a cercarlo)
nessuno dei vecchi della valle
il galilì ha mai trovato
e la leggenda di questo biscio
come dei draghi che non si sono mai visti
e poi la femmina del biscio
era più svelta di te
più bugiarda di tutti
e a rubargli la preda era un’impresa
chi aveva più culo che anima
una grande fortuna avrebbe goduto
ma nel cercarlo si domandavano
qui forse il drago son proprio io

[1] https://it.frwiki.wiki/wiki/Liste_de_dragons_et_serpents_imaginaires
[2] https://www.valtrompiastorica.it/index.php/tradizioni-popolari/miti-leggende-e-storie-popolari/madora-che-pora
[3] https://www.popolis.it/passeggiate-el-sercol-la-stonehenge-bresciana/

Pubblicato da Giorgio Gregori

vive a Brescia. Chitarrista acustico appassionato di etnomusicologia e liuteria chitarristica, cura la rubrica del Folk per la rivista mensile "Chitarra Acustica" ed è vicepresidente dell'Associazione Culturale Folk Lab di Brescia

4 Risposte a “El Bés Galì [il Basilisco]”

  1. Anche nel canavese ci sono molte leggende e avvistamenti sul basilisco in particolare nella valle di Ribordone (Val Soana) e nella Valle Sacra da queste parti viene imparentato con il serp uslora (il serpente che si nutre di uccelli) pure lui con le zampe artigliate e le ali da pipistrello però di taglia più piccola.
    Il Basilisco della valle di Ribordone protegge il Pian delle Masche e custodisce un tesoro celato in una grotta (reminiscenze delle miniere d’oro sfruttate dai Salassi?)
    Nelle descrizioni di chi l’ha visto il Basilisco è grosso quanto un bue, con la testa di rospo e le zampe di gallo, ovviamente con occhi di bragia.
    L’ingresso della sua tana è però, come la grotta delle fate, su un piano diverso dalla realtà, e appare alla vista degli umani, solo in momenti particolari.
    Per precauzione da queste parti i galli vengono sgozzati prima che facciano l’uovo (al settimo anno di vita), secondo le credenze dall’uovo del gallo nasce un basilisco o un drago a seconda di dove viene deposto.

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