LA RACCOLTA DEL VISCHIO

Il vischio non è una pianta che si possa seminare o coltivare: attacca le sue radici nell’albero ospite (mica tutti gli alberi però) e si propaga solo con il seme digerito dagli uccelli (mica tutti però) dopo che si sono cibati delle bacche.
Affinché la pianta cresca poi è necessario che si trovi in posizione soleggiata. Gli alberi su cui il vischio aderisce sono pioppi, tigli, olmi, noci, ma anche di meli, peri.

Il vischio quercino è quello più raro e forse l’unico raccolto dai Druidi, scrive infatti Plinio il Vecchio “I Druidi non considerano niente di più sacro del vischio e dell’albero sul quale esso cresce, purché si tratti di un rovere.In inverno il vischio quercino perde le foglie e sui rami brillano delle piccole e lucide bacche dorate.

La raccolta indiscriminata di vischio parallelamente alla distruzione delle zone boschive lo hanno reso una pianta rara e tutelata in Italia da diverse leggi regionali.

IL VISCHIO DELL’ANNO NUOVO

Per i Celti il vischio era il simbolo della resurrezione, della sopravvivenza della vita alla morte, affascinati dalla sua vita completamente aerea, credevano fosse l’emanazione della divinità sulla Terra.
Ancora Plinio il Vecchio racconta ” In realtà essi [i Druidi] ritengono tutto ciò che nasce sulle piante di rovere come inviato dal cielo, un segno che l’albero è stato scelto dalla divinità stessa. Peraltro il vischio di rovere è molto raro a trovarsi e quando viene scoperto lo si raccoglie con grande devozione: innanzitutto al sesto giorno della luna (che segna per loro l’inizio del mese, dell’anno e del secolo, ogni trent’anni) e questo perché in tale giorno la luna ha già abbastanza forza e non è a mezzo. Dopo aver apprestato secondo il rituale il sacrificio e il banchetto ai piedi dell’albero, fanno avvicinare due tori bianchi ai quali per la prima volta vengono legate le corna“.

“The Druids: Bringing In The Mistletoe” George Henry e Edward Atkinson Hornel, 1890

In Francia, la tradizione della raccolta del Vischio continuò ad essere osservata anche dopo la sua cristianizzazione, ritroviamo ancora nel XV secolo la cerimonia, detta guilanleuf o auguilanneuf   (“Au gui l’an neuf”, cioè “Al vischio dell’anno nuovo”) in cui chi raccoglieva il vischio gridava rivolgendosi alla folla “O Ghel an Heu” (” Che il grano germogli!”). Così l’acqua in cui era messo a macerare il vischio era benedetta e distribuita tra i malati e come prevenzione per attirare la buona sorte. Ma nel Medioevo l’ostracismo della Chiesa contro la religione pre-cristiana, demonizzò la pianticella di vischio, impedendone l’uso nelle chiese e nelle case, e solo il popolino continuava a utilizzarlo come amuleto al collo o per appenderlo alle porte delle stalle o  nelle cucine.  Fu l’epoca Regency a riportare in auge il vischio e lo vediamo nelle tante illustrazioni delle festività natalizie o citato nei romanzi. (continua)

PANACEA DI TUTTI I MALI

Plinio il Vecchio riferisce che: “i Galli credono che il vischio, preso come bevanda (l’acqua di Quercia), dia fecondità e operi da antidoto contro tutti i veleni…Credono che il vischio, macerato in forma di bevanda, doni la fertilità a ogni animale sterile, e che sia un rimedio contro tutti i mali…Alcuni pensano che il vischio sia più efficace se colto sulla quercia all’inizio della luna, senza usare arnesi di ferro e senza che tocchi terra; che guarisca l’epilessia, faccia concepire le donne che ne portano addosso e che, masticato e applicato sulle ulcere, le guarisca completamente“.

Un’avvertenza d’obbligo sulla sua tossicità, sia foglie che bacche quindi bisogna fare attenzione ai bambini che, attirati dalla lucentezza perlacea delle bacche, potrebbero avere la tentazione di mangiarle! E tuttavia il vischio possiede diverse proprietà curative, scrive Luca Bettosini: “Il vischio album è noto per le sue proprietà ipotensive, ovvero contribuisce ad abbassare la pressione arteriosa. È considerato: un antispasmodico e sedativo, poiché diminuisce il senso di oppressione al petto, le palpitazioni e il nervosismo; è antispasmodico e depurativo, in quanto aumenta la produzione di urine e l’eliminazione dei residui tossici in caso di nefriti gotta, artrite; è antinfiammatorio, poiché sembra alleviare i dolori reumatici e sembra molto efficace negli attacchi acuti di lombaggine e sciatalgia; è regolatore delle mestruazioni; in quanto possiede un buon effetto emostatico; e antitumorale, in quanto alcune proteine in esso contenuto riescono a distruggere efficacemente le cellule tumorali.” (tratto da qui)

LA PIANTA MAGICA DEL NATALE

Oggi il vischio oltre che essere inserito nelle terapie di cura è una pianta benaugurale utilizzata per decorare le porte e i vani di passaggio; come da tradizione è prassi scambiarsi un bacio se una coppia si trova sotto i suoi rami; un tempo bruciare il vischio dell’anno vecchio significava propiziare i raccolti e tenere lontano la malasorte. La pianta è inoltre molto decorativa anche a feste passate, piano piano nel suo disseccarsi prende un bellissimo colore dorato! continua

PIEMONTE

La legge n. 32 del 1982 della Regione Piemonte disciplina la raccolta del vischio: quantità moderata, da stringersi nel palmo della mano, e senza spezzare la pianta, o peggio segare i rami. Ci sono poi tutta una serie di normative da osservare quando si entra in Parchi e Zone protette, anche relativamente alla raccolta del vischio (che potrebbe essere vietata o limitata).
Dopo essersi ben informati sulla normativa vigente coloro che volessero andare per vischio lo trovano nel Biellese, in Val Susa e in alcune valli del cuneese, come pure nelle Valli Ossolane.

FESTA DEL VISCHIO – GRAGLIA (Biella)
Nella terza domenica di dicembre si svolge da più di dieci anni la festa del Vischio organizzata dalla Confraternita di Santa Croce e della Ss. Trinità, i rami raccolti dai volontari sono venduti nella casetta del vischio, insieme a tante specialità locali preparate dalle donne della Confraternita. In frazione “Santuario” (690 metri s.l.m) sul Sacro Monte di Graglia un noto santuario mariano.

VALLE D’AOSTA

FESTA DEL VISCHIO – SAINT DENIS 
Da quasi vent’anni l’8 DICEMBRE rivive la tradizione celtica: Il vischio è raccolto direttamente dagli abitanti del paese che lo cercano tra i boschi nei dintorni poi tra le stradine e gli slarghi del borgo storico, in un salire e scendere di scalette, il vischio è esposto e venduto nelle bancarelle degli artigiani, e ce n’è di tutte le taglie, dal classico rametto al cespuglio gigante. Non solo vischio, tra le curiosità delle bancarelle tante idee per rendere calda e accogliente la casa sotto le feste di Natale.  Dopo la premiazione dei vischi più belli, in una fiaccolata e nell’accensione del fuoco druidico.

(continua)

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/vischio.htm
https://terreceltiche.altervista.org/decorazioni-natalizie/
http://www.viverelamontagna.ch/wp/magazine/?p=5627
http://www.piemonteparchi.it/cms/index.php/rubriche/le-erbe-del-ben-essere/item/1764-il-vischio-che-tutti-i-mali-risana
http://www.piemonteparchi.it/cms/index.php/natura/piante/item/1740-un-bacio-sotto-il-vischio

http://www.altovastese.it/flora-2/vischio-pianta-sacra-antichi-simbolo-portafortuna-nuovo-anno/
http://www.photomazza.com/?Viscum-album-the-mistletoe-is-not&lang=it
https://janeaustensworld.wordpress.com/2011/12/24/gathering-mistletoe/

Deck the halls it’s Yuletide

It’s time to think about Christmas decorations and listen to Christmas songs! So the command from the British Isles is “DECK THE HALLS”
[E’ tempo di pensare alle decorazioni natalizie e di ascoltare i canti di Natale! Così il comando dalle Isole Britanniche è “DECK THE HALLS” (in senso lato vuol dire: adorniamo la casa).]

The melody is Welsh called “Nos Galan” and recalls the renaissance music at the time of the Tudors, the text is more recent and dates back to 1800, published in “Welsh Melodies with Welsh and English Poetry” 1862 with an English translation by Thomas Olipahnt, but that does not reflect the original meaning. A similar text was also published in America in 1881 (J. P. McCaskey, “Franklin Square Song Collection”). And indeed it is considered a traditional American Christmas carol.
[La melodia è gallese detta “Nos Galan” e richiama la musica rinascimentale al tempo dei Tudors, il testo invece è più recente e risale al 1800, pubblicato in “Welsh Melodies with Welsh and English Poetry” 1862 con una traduzione in inglese di Thomas Olipahnt che però non rispecchia il significato originale. Un testo simile è stato pubblicato anche in America nel 1881 (J. P. McCaskey, “Franklin Square Song Collection”). E in effetti è considerato un canto natalizio tradizionale americano.]
The first known draft is by Edward Jones (in “Musical and Poetical Relics of the Welsh” – 1784 and subsequent edition 1794), which he fits the melody with a love song; it was probably a dance music with the harpist at the center of the dancers’ circle (medieval carola). The song is enriched by many textual variations, but in its oldest version it contains many expressions now obsolete in English, and above all, refers to the celebration of the ancient solstice festival of Yule.
[La prima stesura conosciuta  è dell’arpista Edward Jones (in “Musical and Poetical   Relicks of the Welsh” – 1784  e successiva edizione 1794), che riporta la melodia con una canzone d’amore; era probabilmente una musica da danzare con l’arpista al centro del girotondo dei ballerini (carola medievale). Il brano è arricchito da molte varianti testuali, ma nella  sua versione più antica riporta molte espressioni ormai desuete nell’inglese,  e soprattutto, fa riferimento alla celebrazione della antica festa solstiziale di Yule.]

La fata dell'agrifoglioYULETIDE

Of Germanic origin but soon spread also in the Celtic Lands YULE was the festival of fire and light that was celebrated during the Winter Solstice to help the sun in its fight against the forces of darkness. A celebration of joy, of songs and dances, of banquets and colossal drinks to “do the day in the night”, that is to bring light and warmth to the icy heart of Winter. The house was decorated with branches of mistletoe and holly (our Christmas tree comes from this tradition) symbols of the persistence of plant life (and its fertility) even in the coldest and darkest of the year.
[Di origine germanica ma diffusasi presto anche nelle Terre Celtiche YULE era la festa del fuoco e  della luce che si celebrava durante il Solstizio d’Inverno per aiutare il sole nella sua lotta contro le forze dell’oscurità. Una festa dell’allegria e della gioia, di canti e danze, di banchetti e di colossali bevute per “fare  il giorno di notte” ossia per portare luce e calore nel cuore gelido  dell’Inverno. Si decorava la casa con rami  di vischio e di agrifoglio (il nostro albero di Natale arriva da questa  tradizione) simboli del perdurare della vita vegetale (e la sua fertilità) anche  nel periodo più freddo e buio dell’anno.]

YULE LOG

A large trunk (Yule log) was prepared on the eve, following precise ceremonials, decorated with ribbons and evergreens (sometimes wet with cider as an offering to the spirit of the tree) it was brought into the house with songs and blessings, be placed on the hearth.
[Un grosso tronco (il ceppo di Yule ) era preparato alla vigilia della festa seguendo dei precisi cerimoniali, decorato con nastri e sempreverdi (a volte bagnato con del sidro come offerta allo spirito dell’albero) era portato in casa con canti e benedizioni, per essere sistemato sul focolare.]

Il tronco di Yule

Passed in the tradition of Christmas, the log was placed in the fireplace of the main hall on Christmas Eve and was kept on until New Year or Epiphany: it protected the house from the spells of evil forces; its ashes were scattered over the fields to make them fertile. Some part of it were stored in order to then feed the fire of the following year.
[Passato nella tradizione del Natale, il ceppo era  sistemato nel camino del salone alla vigilia di Natale e si manteneva acceso  fino a Capodanno o all’Epifania: quel ceppo proteggeva la casa dagli incantesimi delle forze maligne; le ceneri erano sparse sopra i campi per renderli fertili. I resti  del ceppo, venivano anche conservati per poter poi alimentare il fuoco che  avrebbe arso il ceppo dell’anno seguente.]

In our days with chimneys and stoves too small for the Yule stock, those who want to celebrate according to the old traditions, could decorate a branch with candles, evergreens, pine cones and berries as a nice centerpiece that illuminates the dinners of the Christmas holidays.
[Ai nostri giorni con camini e stufe troppo piccoli per il  ceppo di Yule chi volesse celebrare la festa secondo  le vecchie tradizioni, potrebbe decorare un tronchetto con candele, sempreverdi, pigne e bacche recuperate in giardino e trasformarlo in un bel centro tavola che illumini le cene della festività natalizia.]

And to overdo it’s time to cook
the “Buche de Noel”, that is the typical dessert of the French Christmas tradition.
The recipe is simple and even the preparation is not so complicated, it is about cooking a soft dough like sponge cake in a rectangular pan and roll it when it is still hot (with greaseproof baking paper is a breeze). Once cooled and gently rolled out, keep its “fold” and fill with cream to taste, roll up well and cover with chocolate icing decorating the surface as if it were a log. On the web there are so many recipes that you are spoiled for choice!
[E per strafare perchè non preparare
il “Buche de Noel” cioè il dolce  tipico della tradizione natalizia francese?
La ricetta è semplice e anche la preparazione non è poi così complicata, si tratta di cuocere un impasto soffice tipo pan di spagna in una teglia rettangolare e di arrotolarlo quando è ancora caldo (con la carta oleata da forno è un gioco da ragazzi). Una volta raffreddato e srotolato con delicatezza mantiene la sua “piega” e si farcisce con crema a piacere, si arrotola bene e riveste con glassa al cioccolato decorando la superficie come se si trattasse di un tronco di legno. In rete ci sono veramente tante ricette che non c’è che l’imbarazzo della scelta!]

DECK THE HALLS (The Blazing Yule)

James Taylor

Blackmore’s Nights

Versione di T. Oliphant 1862*
Deck the halls with boughs of holly,
Fa la la la   la, la la la.
‘Tis the season to be jolly,
Fa la la la   la, la la la la.
Don(1) we now our gay(2) apparel,
Troll(3) the ancient Yuletide(4) carol(5),
See the blazing Yule before us,
Strike the harp and join the chorus.
Follow me in merry measure,
While I tell of Yuletide treasure
Fast away the old year passes,
Hail the new, ye lads and lasses,
Sing we joyous, all together,
Heedless of the wind and weather
traduzione italiano
Adorniamo le sale con rami di agrifoglio
Tra la la la   la..
È la stagione per essere gioiosi.
Fa la la la   la, la la la la.
Indossiamo  i nostri abiti festosi,
per cantare i vecchi inni del Solstizio.
Guardiamo lo Yule bruciare davanti a noi
suoniamo l’arpa e uniamoci  al coro.
Seguitemi con ritmo vivace
mentre vi rivelo dello Yule il tesoro.
Veloce il vecchio anno è  passato,
salutiamo il nuovo, forza  ragazzi e ragazze, cantiamo insieme con gioia
senza curarci del vento e del (mal)tempo.

NOTE
* among the favorite pastimes in the Victorian era there was the English translation of songs in a foreign language. But the version of Oliphant is a free adaptation to the melody.
[tra i passatempi favoriti in epoca vittoriana la traduzione in inglese di canzoni in lingua straniera. Ma la versione di Oliphant è un libero adattamento alla melodia.
1) contraction of “do on” used in the texts of 1300: stands for “put on” [contrazione di “do  on” usata nei testi del 1300: sta per “put on”]
2) the gay term proper of the medieval language stands for “full of joy or mirth”, its negative and promiscuous connotation dates back to 1600 [il temine gay proprio  del linguaggio medievale sta per “full of joy or mirth”, la sua  connotazione negativa e promiscua risale invece al 1600]
3) troll stands for “to sing in a full, rolling voice” to sing loudly or boldly [troll sta per “to sing in a full, rolling voice” cantare  forte o con coraggio]
4) yuletide: tide used as a suffix “point or portion of time, two time” [yuletide: tide usato come suffisso ”point or portion of time, due time”]
5) carol: in the Middle Ages the carola was a circle dance performed on the song of a soloist and with a chorus intoned by the choir, from 1500 it takes the meaning of Christmas anthem. In the next verse is described precisely the dance with the harpist put in the center of the circle of those who sang. [carol: nel medioevo la carola era una danza in cerchio  eseguita sul canto di un solista e con un ritornello intonato dal coro, dal  1500 prende il significato di inno di Natale. Nel verso successivo è descritta proprio la danza con l’arpista messo al centro del girotondo di coloro che cantavano.]

VERSIONE IN ITALIANO SULLA MELODIA DECK THE HALLS (da cantare con i bambini)

I
Metti l’agrifoglio in casa
Questo è un giorno pien di gioia
Metti l’abito di festa
Canta l’inno del Natale
II
L’anno vecchio sta finendo
Meraviglie stan nascendo
Tempo bello, tempo brutto
Sia felice il mondo tutto
III
Il tuo cuore sia più buono
Metti il lume alla finestra
Questo è il giorno del Signore
Canta l’inno del Natale

TUNE [MELODIA]

Lifescapes in “Christmas Celtic

Frank McConnel in “A Celtic Christmas – Celtic Joy”

Carlyle Fraser

Nos Galan)

LINK
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/ Hymns_and_Carols/deck_the_hall.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=26223