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Terre Celtiche Blog

Weary Whaling Grounds/Wings of a Goney

The Weary Whaling Grounds è una whale song sulla pesca alla balena franca nel decennio tra il 1840 e il 1850 in Groenlandia. La canzone è stata trovata da Gale Huntington in un registro di bordo (1859 circa) della baleniera Ocean Rover di New Bedford e che intitolò The Wings of a Goney (cf) nel suo libro “Songs the Whalemen Sang” (1964). A.L. Lloyd ne fece una rielaborazione e la intitolò “The Weary Whaling Grounds” per pubblicarla nell’album Leviathan! Ballads & Songs of the Wailing Trade, 1967

Three emotions dominated the oldtime whalerman: exultion in the chase, a longing for home, and disgust at the conditions of his trade. This latter mood descended heaviest upon him when the fishing was poor and he became “whalesick” (like homesick, only sick for whales). The man who made the complaint for The Weary Whaling Grounds must have been very whalesick. [A.L. Lloyd, booklet Leviathan! Ballads and Songs of the Whaling Trade, Topic 12T174, UK, 1967.]

Tre emozioni dominavano il baleniere d’altri tempi: l’esultanza nella caccia, il desiderio di casa e il disgusto per le condizioni del suo mestiere. Quest’ultimo stato d’animo scendeva su di lui pesantemente quando la pesca era scarsa e gli veniva il “mal di balena” (come la nostalgia di casa, soltanto malato per le balene). L’uomo che ha composto il lamento di The Weary Whaling Grounds doveva avere un grande “mal di balena”. [AL. Lloyd]


Weary Whaling Grounds
A.L. Lloyd Trevor Lucas, Martyn Wyndham-Readin
in Leviathan! Ballads & Songs of the Wailing Trade, 1967 e ristampato nel 1998
Kings of the South Seas
in Weary Whaling Grounds 2015
David Coffin in David Coffin and the Nantucket Sleighride 2000 che segue il testo di Lloyd cambiando solo gull in goney
Ian Giles in The Gift of Music 2002
Gaelic Storm in The Boathouse 2013
che aggiungono un breve ritornello
And the wind does blow
The waves, they crash and roll
The wind does blow
The waves, they crash and roll, they crash
John Roberts & Tony Barrand
in Mellow With Ale From the Horn 1975

seguiamo lo Shantyman di Holcombe che si firma Brian of Holcombe per imparare la canzone


If I had the wings of a gull(1), me boys,
I would spread ’em and fly home.
I’d leave old Greenland’s icy grounds,
for of right whales(2) there is none.
And the weather’s rough and the winds do blow,
and there’s little comfort her (3).
I’d sooner be snug in a Deptford pub,
a-drinkin’ of strong beer.

Oh, a man must be mad or want money bad
to venture catchin’ whales.
For we may be drowned when the fish turns around,
or our head be smashed by his tail.
Though the work seems grand to the young green
hand(4), and his heart is high when he goes,
in a very short burst he’d as soon hear a curse
as the cry of: “There she blows!”

“All hands on deck now, for God’s sake,
move briskly if you can.” and he stumbles on deck,
so dizzy and sick; for his life he don’t give a damn.
And high overhead the great flukes spread,
and the mate gives the whale the iron,
and soon the blood in a purple flood
from the spout-hole comes a-flying!(5)

Well, these trials we bear for night four year(6),
till the flying jib points for home.
We’re supposed for our toil to get a bonus of the oil, and an equal share of the bone(7).
But we go to the agent to settle for the trip,
and we’ve find we’ve cause to repent(8).
For we’ve slaved away four years of our life
and earned about three pound ten.

Se avessi le ali di gabbiano(1), raga,
le dispiegherei e tornerei a casa
Lascerei le terre ghiacciate della vecchia Groenlandia
perchè di balene franche(2) non ce n’è.
E il tempo è spietato e i venti sferzano
e ben poco la consola(3)
Starei presto al sicuro in un pub di Deptford
a bere birra forte.

Oh un uomo deve essere pazzo o aver bisogno di soldi
per avventurarsi nella caccia alle balene.
Perchè si può finire affogati quando il pesce si gira
o con la testa fracassata dalla sua coda.
Anche se il lavoro sembra buono ad un marinaio inesperto(4), e il suo cuore è saldo mentre si va
in un lampo sentirà appena, come una imprecazione,
il grido “là soffia”

“Tutti i marinai sul ponte ora, in nome di Dio
sbrigatevi se potete” e lui inciampa sul ponte
così stordito e malato e la sua vita non vale un soldo.
E in alto sopra le teste si spargono i grandi soffi,
e il compagno dà alla balena l’arpione,
e presto il sangue in un getto purpureo
dallo sfiatatoio sgorga volando!(5)

Questo calvario lo sopportammo per quattro anni(6)
finchè il controfiocco punta verso casa.
Crediamo di ottenere per il nostro lavoro un bonus
di olio e una divisione uguale dei fanoni(7).
Ma quando andammo dall’agente per saldare il viaggio,
scoprimmo di aver motivo di pentirci(8).
che abbiamo gettato via quattro anni della nostra vita
per guadagnare circa trenta sterline

NOTE Traduzione italiana Cattia Salto
1) Gale Huntington scrive Goney; gooney è un albatro il cui areale però sono gli oceani meridionali e il nord dell’oceano Pacifico, senza spingersi fino alla Groenlandia. In effetti nella prima versione come terra è descritta una “Desolation’s cold weary ground”
2) la balena “giusta” (right) da cacciare è la balena franca diventata rara a causa della caccia indiscriminata, relativamente più facile da catturare rispetto alle altre a causa della sua lentezza e del suo nuotare a pelo d’acqua. Inoltre appena uccisa galleggiava naturalmente ed era una grande riserva di olio. In questo caso verosimilmente si allude non alla balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis, Müller, 1776), ma alla balena della Groenlandia, conosciuta anche come balena franca della Groenlandia (Balaena mysticetus, Linnaeus, 1758). La balena franca australe è una specie protetta dal 1937. La caccia della balena artica è invece stata proibita solo dal 1966.
La balena della Groenlandia o balena artica può vivere fino a 200 anni.
3) una semplice frase umanizza la balena anche lei, dal punto di vista del marinaio, è prigioniera dei ghiacci e sofferente. Ma la versione originaria ha più compassione per gli uomini che per le balene e dice “And comforts are not to be found here”
4) l’entusiasmo dei green-horns, coloro che si avventuravano per la prima volta nella caccia
5) quando la lancia si avvicinava alla balena, il ramponiere la colpiva al dorso, agganciando l’imbarcazione alla preda, un’operazione fatale nel caso la balena tentasse di inabissarsi per sfuggire all’attacco: se il ramponiere non era pronto a tranciare la corda che collegava la lancia all’estremità dell’arpione, l’equipaggio poteva essere trascinato sotto la superficie dell’oceano. Segnale di buona riuscita del colpo d’arpione era la presenza di sangue nel getto dello sfiatatoio del cetaceo; uccisa la balena la si assicurava al fianco della nave e i macellai iniziavano a distaccarne gli strati adiposi e i fanoni, per poi issare il tutto sul ponte e procedere nella lavorazione.
6) annota Lloyd

“The very long trips only occurred in the Southern fishery; the Greenland season was usually but a matter of months, though ships sometimes stayed all winter on the entrance to the Davis Strait so as to make an early start next season.”

“I viaggi molto lunghi si sono verificati solo nella pesca del sud; la stagione nella Groenlandia era di solito solo questione di mesi, sebbene a volte le navi rimanessero tutto l’inverno all’ingresso dello stretto di Davis in modo da iniziare presto la stagione successiva.”

7) i whalebones sono i fanoni della balena, dai quali si ricavavano le stecche per i corsetti e i voluminosi sottogonna. I fanoni della balena franca artica, con una lunghezza di oltre tre metri, sono i più lunghi tra tutti quelli delle altre balene
8) Giancarlo Costa in Storia della Baleneria, ci illumina su come fossero ripartite le quote di una caccia alla balena nel 1850: al comandante spettava 1/15 del valore della merce venduta, un marinaio novellino era pagato per l’equivalente di 1/180 del ricavato; così via fino al mozzo, che riceveva una quota irrisoria, pari a 1/240. Ma dal ricavato della vendita gli armatori detraevano prima il costo della nave e del suo equipaggiamento compreso il vitto, le eventuali spese mediche e gli anticipi versati ai marinai prima dell’imbarco.
Il marinaio che si imbarca per la caccia alla balena è quindi, economicamente, in equilibrio precario. Da una parte non è possibile prevedere l’esito della stagione e quindi il valore del ricavato; dall’altra, imbarcandosi a spese dell’armatore, comincia la propria carriera già in debito. Avendo visto che spesso i guadagni non erano equilibrati rispetto alla mole di lavoro a cui l’equipaggio era costretto per svariati mesi, è naturale pensare che la ritrosia ad un nuovo imbarco di cui parlano diverse whaling songs non sia solo finzione poetica.” [Amedeo Santolini]

LINK
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=126262
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=76908
https://www.homologos.net/whaling-songs-canti-di-baleneria-tra-700-e-800

Pubblicato da Cattia Salto

Amministratore e folklorista di Terre Celtiche Blog

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