BRING US IN GOOD ALE

Bring Us in Good Ale è un wassail song di origine medievale.
Trascrizioni del brano risalgono al 1460 (fonte Bodleian Library di Oxford), il canto era nel repertorio medievale dei menestrelli girovaghi che intrattenevano il pubblico dei villaggi durante le feste e i matrimoni, ed è stato incluso in una raccolta di canti e carols di Natale al tempo di re Enrico VI stampato nel 1847dalla Percy Society di Londra “Songs and Carols”  a cura di Thomas Wright.

E’ un’evidente parodia di The Salutation Carol (carol dell’Annunciazione) i menestrelli infatti  iniziavano in tono serio con “Nowell, Nowell, Nowell this is the salutation of the Angel Gabriel” (eventualmente con qualche strofa del carol) e poi proseguivano con l’invocazione “Portaci della buona birra per l’amore della Madonna Santissima, portaci della buona birra!“, una dimostrazione delle licenziosità che si prendevano i questuanti dopo aver bevuto troppa buona birra, ma anche del clima festoso e godereccio delle più antiche feste del Solstizio d’Inverno (Midwinter o Yule e i Saturnalia). I questuanti non vogliono carne, pane, uova o dolci, ma chiamano a gran voce della buona birra, indirettamente così facendo rendono grazie alla Madonna per l’abbondanza di cibo della stagione.

Ascoltiamo la versione medievale dei Night Watch con “The Salutation Carol” come incipit (continua)

Maddy Prior ha registrato diverse verioni del brano sia con Tim Hart  che con la Carnival Band

Green Matthews (Chris Green & Sophie Matthews) in A Medieval Christmas 2012 (vedi)Maddy Prior & Tim Hart in Summer Solstice 1996 e in Haydays 2003 con la sola voce di Maddy in una versione più lenta e con diversi versi saltati

Young Tradition in The Holly Bears the Crown 1995


Bring us in good ale (1),
and bring us in good ale;
For our Blessed Lady’s sake,
bring us in good ale.
I
Bring us in no brown bread,
for that is made of bran,
Nor bring us in no white bread,
for therein is no game(2);
Bring us in no roastbeef,
for there are many bones(3),
But bring us in good ale,
for that goes down at once
II
Bring us in no bacon,
for that is passing fat,
But bring us in good ale,
and give us enough of that;
Bring us in no mutton,
for that is often lean,
Nor bring us in no tripes,
for they be seldom clean
III
Bring us in no eggs,
for there are many shells,
But bring us in good ale,
and give us nothing else;
Bring us in no butter,
for therein are many hairs;
Nor bring us in no pig’s flesh,
for that will make us boars
IV
Bring us in no puddings,
for therein is all God’s good;
Nor bring us in no venison,
for that is not for our blood(4);
Bring us in no capon’s flesh,
for that is often dear(5);
Nor bring us in no duck’s flesh,
for they slobber in the mere
Traduzione italiano di Cattia Salto
Portaci della buona birra,
portaci della buona birra
per l’amore della Madonna Santissima, portaci della buona birra!
I
Non portarci del pane nero
perché è fatto di crusca,
non portarci del pane bianco
perché non è dei nostri.
Non portarci del manzo
perché ci sono troppe ossa,
ma portaci della buona birra,
che vada giù d’un fiato.
II
Non portarci della pancetta,
perché contiene molto grasso,
ma portaci della buona birra
e daccene abbastanza.
Non portarci del montone,
perché è spesso magro,
non portarci la trippa
perché raramente è pulita bene.
III
Non portarci uova
perché ci sono troppi gusci,
ma portaci della buona birra
e non darci altro.
Non portarci il burro
perché ci sono troppi peli,
non portarci carne di maiale
per quello che ci rendono i cinghiali.
IV
Non portarci dolci,
perché sono un bene di Dio,
non ci portare del cervo,
perché non è per la gente comune. Non portarci carne di cappone
per quello che ci è più caro,
non portarci carne di anatra
perché sguazza nel fango

NOTE
1) Nelle Isole Britanniche  si producevano birre non luppolate dette ALE; erano infatti le birre provenienti dal “continente” a contenere luppolo e quindi distinte con una parola diversa BEER! continua
2) trovato scritto anche come gain o grain, nella versione manoscritta invece come game: oltre a gioco, partita in senso colloquiale il termine si usa per dire “essere dei nostri” qui da intendersi come cibo che non si trova alla mensa della gente comune.
3) la carne di manzo non era consumata abitualmente nel Medioevo perché i bovini erano utilizzati nel lavoro dei campi e non allevati per la carne, quindi l’animale era ucciso e macellato solo una volta diventato molto vecchio e ossuto con la carne dura
4) our blood: letteralmente “nostro sangue”, la caccia al cervo era riservata al re e quindi la carne di cervo era mangiata solo dalla gente di sangue nobile.
5) il cappone è un gallo castrato per renderlo più grasso e più tenero

FONTI
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/bring_us_in_good_ale.htm
https://www.traditioninaction.org/Cultural/Music_P_files/P036_Ale.htm
https://mainlynorfolk.info/louis.killen/songs/goodale.html

THE HOLLY BEARS A BERRY

La tradizione medievale del Natale voleva che le case fossero decorate da rami di sempreverde, in particolare agrifoglio ed edera, affinche il princio maschile e quello femminile si unissero; l’Agrifoglio emblema del principio maschile nel suo trionfo invernale è così rivisitato dal Cristianesimo e identificato con la figura salvifica di Gesù Cristo.

THE HOLLY BEARS A BERRY

Illustrazione di Margaret Tarrant (1888-1959)

I fiori candidi dell’agrifoglio sono la purezza di Gesù, le sue bacche rosse sono il sangue versato dal Messia, il margine fogliare acuminato la corona di spine del Re dei Giudei.
L’agrifoglio maschio inizia a fiorire “da grande”, quando ha circa 20 anni e produce dei fiori piccoli e bianco-rosato profumati da maggio a giungo. Le bacche (sull’agrifoglio femmina) sono verdi e d’autunno diventano di un rosso lucido simile a corallo: restano sull’albero per tutto l’inverno costituendo una importante fonte di cibo per gli uccelli. A volte sulle stesso albero compaiono sia i fiori che i pistilli ovarici – come per l’albero del castagno- è la natura che provvede spontaneamente a far riprodurre esemplari isolati oppure è la mano del giardiniere che ha creato un innesto sullo stesso fusto di un ramo femmina e di un ramo maschile (tecnicamente la pianta si definisce dioica..) continua

agrifoglio-inverno

THE HOLLY AND THE IVY

“The Holly and the Ivy” è un inno natalizio che compare in forma scritta in un broadside (in italiano volantino) del 1710, la melodia è fatta risalire (molto genericamente) ad un’antica carol francese; possiamo però affermare, stando ai vari riferimenti contenuti nel testo, che il brano affonda le sue radici quanto meno nel Medioevo. Probabilmente è il canto natalizio sull’agrifoglio più popolare e più registrato nelle Christmas Compilations del quale esistono tantissime versioni e interpretazioni.

LA VERSIONE INGLESE

La melodia diventata standard è quella riportata da Cecil Sharp nel suo “English Folk Carols”, 1911 (raccolta nel Gloucestershire a inizio secolo) riportata anche in “Oxford Book of Carols” 1928 .
In epoca vittoriana era un tipico canto dei questuanti per gli auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo con le strofe moraleggianti sul messaggio salvifico di Gesù, il peccato e il pentimento.


Versione strumentale di Thad Salter  con arrangiamento per chitarra

Manor House String Quartet (arrangiamento per violini, viola e clavicembalo di Vaughan Jones)

ASCOLTA Medieval Baebes in Mistletoe and Wine, 2003

ASCOLTA Heather Dale in “This Endris Night” 2002


I
The holly and the ivy (1),
Now both are full well grown.
Of all the trees that are in the wood,
The holly bears the crown.
Chorus
Oh, the rising of the sun (2),
The running of the deer (3).
The playing of the merry organ (4),
Sweet singing in the quire (5).
II
The holly bears a blossom
As white as lily flower;
And Mary bore sweet Jesus Christ
To be our sweet Savior.
III
The holly bears a berry
As red as any blood;
And Mary bore sweet Jesus Christ
To do poor sinners good.
IV
The holly bears a prickle
As sharp as any thorn;
And Mary bore sweet Jesus Christ
On Christmas day in the morn.
V
The holly bears a bark
As bitter as any gall;
And Mary bore sweet Jesus Christ
For to redeem us all.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
L’agrifoglio e l’edera
quando sono entrambi adulti
di tutti gli alberi nel bosco
l’agrifoglio porta la corona.
CORO
Il sorgere del sole
il correre del cervo
il suono gaio della ghironda
è amabile cantare intorno al fuoco
II
L’agrifoglio porta un fiore
bianco come il giglio
e Maria porta l’amato Gesù Cristo
per essere il nostro amato Salvatore.
III
L’agrifoglio porta una bacca
rossa come il sangue
e Maria porta l’amato Gesù Cristo
per la redenzione dei peccati.
IV
L’agrifoglio porta margine acuminato
appuntito come una spina
e Maria porta l’amato Gesù Cristo
il Mattino di Natale
V
L’agrifoglio porta una scorza
amara come fiele
e Maria porta l’amato Gesù Cristo
per la redenzione di noi tutti.

NOTE
1) Nella canto si parla solo dell’agrifoglio, molto probabilmente i versi che riguardavano l’edera (vedi contrasti agrifoglio-edera) sono stati sostituiti da quelli su Maria e Gesù. Così si ribalta il principio maschile ed è Maria, la pianta dell’agrifoglio (al femminile) ad essere incoronata Regina dei Cieli.
2) il verso the rising of the sun è riferito al risorgere del sole dopo il Solstizio d’Inverno, il giorno più corto dell’anno.
hollytapestry3) Franco Cardini riassume in poche frasi tutto il ricco simbolismo riferito alla figura del cervo. “Presso i Celti, il cervo era sacro al “dio cornuto” Cernumn, identificato con l’Apollo ellenico-romano e con la luce diurna, vale a dire con l’eternamente giovane dio Lug. D’altronde, nei miti che riguardano Lug, il cervo gioca un ruolo collegato al ciclo dell’eterno ringiovanimento simboleggiato forse dalle sue corna che cadono e nascono di nuovo, e che è agevole connettere con il solstizio d’inverno e quindi con l’anno nuovo.”
Il “running of the deer” nella strofa del ritornello si riferisce forse alla consuetudine medievale di andare a caccia il giorno dopo il solstizio, trasformatasi in epoca vittoriana in una caccia all’uccellagione con le cui carni si preparava una torta ripiena di Natale.
4) credo si tratti dell’organistrum, antico strumento dal suono lamentoso antenato della  ghironda, ma a forma di cassetta rettangolare, trasformato in “organ”, in altre versioni diventa “harp”
5) oppure “sweet singing in the choir”

ALTRE MELODIE

ASCOLTA Magpie Lane in “Wassail! A Country Christmas” 1996
The Young Tradition con Shirley&Dolly Collins in “The Holly Bears the Crown” 1969

Loreena McKennitt in “A Midwinter Night’s Dream” 2008; una versione crepuscolare

Kate Rusby in Sweet Bells 2008

Con un titolo che parrebbe richiamare questa carol Tori Amos canta Holly, Ivy And Rose che tuttavia è tutta un’altra canzone.

Simile a “The Holly and the Ivy” ma nota con il titolo di “Sans day carolo” (The holly bears a berry) è la versione cornica continua

FONTI
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=42010
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=15689
https://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/holly_and_the_ivy.htm
http://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/thehollyandtheivy.html

WHEN GOOD KING ARTHUR RULED

Il leggendario Re britannico è protagonista di una rappresentazione di Mummers che si svolgeva per il Solstizio d’Inverno, era più precisamente una danza delle spade.

SEPPELLIRE IL RE

.. the song When Good King Arthur Ruled This Land is sung as a dirge for the (temporarily) dead sword dancer in the Ampleforth Play, one of the mummers’ plays which is most appropriate for celebrating the rebirth of the Sun on the Winter Solstice or Christmas. It is also an appropriately ridiculous song to sing as a dirge for burying the wren, because it is just so silly. That dirges were sung for burying the wren is recorded in folklore reports about the custom of Hunting the Wren in Manx Island and elsewhere according to the Golden Bough by James George Frazer, MacMillan & Co. Ltd., London, 1919-1920 (12 vol. edition).” (tratto da qui)

Così anche nella nursery rhymes “When Good King Arthur Ruled This Land” si narra della condivisione comunitaria “simbolica” di un bag-pudding preparato nientemeno che dallo stesso re Artù.
Si tratta del tipico dolce natalizio di antica tradizione, il budino di Natale (Plum o Figgy Pudding).
Anche le ricette del Christmas pudding risalgono al XVI sec ma in epoca medievale conteneva carne, frutta e spezie. continua


I
When good king Arthur ruled this land (1),
He was a goodly king;
He stole three pecks of barley-meal,
To make a bag-pudding (2).
II
A bag-pudding the king did make,
And stuffed it well with plums:
And in it put great lumps of fat,
As big as my two thumbs.
III
The king and queen did eat thereof,
And noblemen beside;
And what they could not eat that night,
The queen next morning fried.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Quando il buon re Artù governava questo paese
era un buon re;
egli rubò tre stai di farina
per fare un budino.
II
Un budino il re preparò
e lo farcì bene con delle prugne:
e ci mise dei bei pezzi di grasso
grossi come i miei pugni
III
Il re e la regina lo mangiarono
e anche i nobili;
e ciò che non riuscirono a mangiare quella notte
la regina frisse il giorno dopo

NOTE
1) Lo scricciolo, il piccolo, insignificante uccellino che sverna nelle nostre campagne, è stato tenuto in grande considerazione presso le popolazioni degli Antichi Celti.
In un precedente post ho già riportato le speculazioni di Robert Graves sulla lotta tra Re Agrifoglio e Re Quercia,  una variante di questa lotta è rappresentata dal pettirosso e lo scricciolo, nascosti tra le foglie dei due rispettivi alberi. Lo scricciolo rappresenta l’anno calante, il pettirosso l’anno nuovo e la morte dello scricciolo è un passaggio di morte-rinascita. (vedi)
Animale sacro la cui uccisione era considerata tabù e portatrice di sventura, ma non durante il tempo di Yule perchè in ultima analisi lo scricciolo non era altro che un simbolo solare e la sua uccisione un sacrificio al sole.
Lo scricciolo era anche il simbolo della regalità e nel Medioevo cristiano tutto il rituale della sua morte finì con il sovrapporsi con la morte-sacrificio di Gesù,(vedi) ma anche con la mitica figura di Re Artù.
2) è il budino di Natale una tipica ricetta britannica diffusa anche come dolce natalizio nella sua versione americana per la ricetta qui

FONTI
http://piereligion.org/burywren.html
http://www.monkseatonmorrismen.co.uk/ampleforth/
http://www.mamalisa.com/?t=es&p=1533

RING OUT, SOLSTICE BELLS

Jethro+TullGodiamoci i Jethro Tull in questa rara animazione promozionale per l’uscita nel 1976 del Singolo “Ring Out The Solstice bells“, il brano in questione è poi riproposto nell’album “Songs from the Wood” dell’anno seguente: melodie folk e rock scozzese in una combinazione che non ha perso il suo smalto.
Ian Anderson si è fatto ritrarre come un druido (proprio come era immaginato nelle illustrazioni ottocentesche!) con una campana nella mano destra e un grosso falcetto nella mano sinistra (che diventa nel video un’inquietante falce missoria), ai suoi piedi un rametto di vischio e di agrifoglio, alle spalle una quercia centenaria dai possenti rami.


I
Now is the solstice of the year,
winter is the glad song that you hear.
Seven maids move in seven time.
Have the lads up ready in a line.(1)
CHORUS
Ring out these bells.
Ring out, ring solstice bells.
Ring solstice bells.
II
Join together beneath the mistletoe(2).
by the holy oak whereon it grows.
Seven druids dance in seven time.
Sing the song the bells call,
loudly chiming.
III
Praise be to the distant sister sun(3),
joyful as the silver planets run(4).
Seven maids move in seven time.
Sing the song the bells call,
loudly chiming.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Ora è il solstizio dell’anno, inverno è la canzone allegra che senti.
Sette fanciulle si muovono in sette tempi, i ragazzi sono pronti in fila (1)
RITORNELLO
Suona forte queste campane
Suona forte le campane
del solstizio
II
Abbracciamoci sotto il vischio (2)
Accanto alla sacra quercia su cui cresce.
Sette Druidi danzano in sette tempi.
“Canta la canzone”, le campane
chiamano a gran voce
III
Sia lode alla lontana sorella sole (3),
gioiosa mentre i pianeti d’argento girano (4).
Sette fanciulle si muovono in sette tempi
Canta la canzone, le campane
chiamano a gran voce.

NOTE
1) si riferisce a una country dance con le due linee di uomini e donne che si fronteggiano: qui il numero sette è un numero magico e ovviamente sono i druidi a ballare la danza del solstizio!!
2) il riferimento alla festa druidica di Mezz’inverno non poteva ignorare la sua pianta sacra, il vischio
3) che il sole per gli Inglesi sia femmina è una questione antica e densa di fascinazione: “Here lies a she sun, and a he moon there” John Donne (1572-1631), The Complete English Poems.
4) l’immagine è potente attorno alla dea Sole, origine della vita, ruotano i pianeti un tempo conosciuti ovvero sette (quelli visibili a occhio nudo) e poichè il sole è dorato, i suoi pianeti sono delle sfere d’argento. Così la potenza del Suono si traduce in Danza..
Il numero sette rappresenta un po’ in tutte le culture del passato un ciclo  compiuto e perfetto, formato dalla triade sacra e i quattro elementi costitutivi del mondo sensibile che quindi racchiude il divino e l’umano, spirito di ogni cosa.

WELCOME YULE

hollykingDuring the Christmas revel in Tudor age, the large Yule Log was brought into the houses, keeping on burning for the twelve days of the Yule. So the winter solstice set by the calendar on December 21st marked the first day of the winter holidays and the twelfth night was January 2nd, but already in the Middle Ages the twelve days began with December 25th the “Holy Day” (and the birth of Jesus coinciding with the birth of the New Sun) to end, like today, January 6, at the Epiphany “that all parties sweep away”. But the “month” of Christmas actually went from Epiphany to February 2, the day when Mary was welcomed back to the Temple, the day when according to the ancient tradition Winter ends.
[Durante le feste natalizie in Epoca Tudor il grosso ceppo di Yule (Yule Log) veniva portato nelle case e tenuto acceso per i dodici giorni dello Yule. Così il solstizio d’inverno fissato dal calendario il 21 dicembre segnava il primo giorno delle feste invernali e la dodicesima notte era il 2 gennaio, però già nel Medioevo i dodici giorni iniziavano con il 25 dicembre il “Giorno Santo” (e la nascita di Gesù finì per coincidere con la nascita del Nuovo Sole) per concludersi, come oggi, il 6 gennaio, all’Epifaniache tutte le feste spazza via“. Ma il “mese” del Natale in realtà andava dall’Epifania fino al 2 Febbraio giorno in cui Maria fu riaccolta al Tempio giorno in cui secondo l’antica tradizione finisce l’Inverno.]

THE TWELVE DAYS OF CHRISTMAS
I DODICI GIORNI DEL NATALE

In the Middle Ages the twelve days of Christmas were for the nobility, occasion of party with daily gala dinners, music, dances and many songs (with masks, pantomimes and irregularities), but the most sumptuous its took place on December 25th, 1st and 6th in January. And although Henry VIII had founded his Church, he maintained the Catholic rites and customs of Christmas. (see)
[Nel Medioevo i dodici giorni del Natale erano per la nobiltà, occasione di festa con quotidiane cene di gala, musica, danze e tanti canti (con maschere, pantomime e sregolatezze), ma le più sontuose si svolgevano il 25 dicembre il 1 e il 6 di gennaio. E sebbene Enrico VIII avesse fondato la sua Chiesa, mantenne i riti cattolici e le consuetudini del Natale. ]

WELCOME YULE

Welcome Be Thou, Heaven-King” is a Christmas carol whose text was found in the “Sloane Manuscript” dating back to the early 15th century or rather to the time of Henry VI. It was hypothesized that “Welcome Yule” was a song of medieval mummers in a sort of representation between the sacred and the profane, in which the actors played the 12 days of Christmas, or at least the King of Heaven with the crown that represented the rays of the sun, and the character of the New Year adorned with branches of holly.
[“Welcome Be Thou, Heaven-king” è un canto natalizio il cui testo è stato trovato nel “Manoscritto Sloane” risalente agli inizi del Quattrocento ovvero al tempo di Enrico VI. E’ stato ipotizzato che “Welcome Yule” fosse un canto dei mummers medievali in una sorta di rappresentazione tra il sacro e il profano, in cui gli attori impersonavano i 12 giorni del Natale o quantomeno il Re del Cielo con la corona che raffigurava i raggi del sole e il personaggio dell’Anno Nuovo adornato con rami di agrifoglio.]

Subsequently there were several melodies combined with the text: for example that of Thomas Ravenscroft, (Deuteromelia 1609) see, another score is in “The English Carol Book”, edition of Martin Shaw and Percy Dearmer with music by Sydnay H. Nicholson see or arrangement by Sir Cherles H. Parry (1848-1918)
[Successivamente sono state diverse le melodie abbinate al testo: ad esempio quella di Thomas Ravenscroft, (Deuteromelia 1609). vedi, un altro spartito si trova nel “The English Carol Book“, edizione di Martin Shaw e Percy Dearmer con musica di Sydnay H. Nicholson vedi o l’arrangiamento di Sir Cherles H. Parry (1848-1918)]

The Ranelagh singers (Sir Cherles H. Parry tune)

The Rankin Sisters
a country version from Nova Scotia, Canada
[versione country (dalla Nuova Scozia, Canada)]


I
Welcome be thou, heaven-king(1),
Welcome born in one morning,
Welcome for whom we shall sing,
Welcome Yule
II
Welcome be ye, Stephan(2) and John(3),
Welcome Innocents(4) every one
Welcome Thomas Martyr(5) one,
Welcome Yule.
III
Welcome be ye, good New Year(6),
Welcome Twelfth Day, both in fere,(7)
Welcome saints lef(8) and dear,
Welcome Yule.
IV
Welcome be ye Candlemas(9),
Welcome be ye, Queen of Bliss (10),
Welcome both to more and less,(11)
Welcome Yule.
V
Welcome be ye that are here,
Welcome all and make good cheer;
Welcome all, another year,
Welcome Yule.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Benvenuto celeste sovrano
Benvenuto, nato al mattino,
Benvenuto da coloro che canteranno
“Benvenuto Yule”
II
Benvenuti a voi, Stefano e Giovanni
Benvenuti,  Santi Innocenti, uno ad uno
Benvenuto, Tommaso Martire,
Benvenuto Yule.
III
Benvenuto a te, buon Anno Nuovo
Benvenuti 12 giorni, tutti insieme, Benvenuti Santi amati e cari, Benvenuto Yule
IV
Benvenuto a te Candelora
Benvenuto a te Regina della Grazia
Benvenuti grandi e piccini
Benvenuto Yule
V
Benvenuti a voi che siete qui
Benvenuti a tutti e tanti auguri
Benvenuti a tutti un altro anno
Benvenuto Yule

NOTE
1) the king of Heaven originally had to be the Sun reborn after the Winter Solstice, it is the Yule, become Jesus who was born on December 25th in the morning
[il re del Cielo originariamente doveva essere il Sole rinato dopo il Solstizio d’Inverno, è lo Yule, diventato Gesù che nasce il 25 dicembre di mattino]
2) St Stephan, the first Christian martyr is celebrated on December 26 with Boxing Day
[Santo Stefano, il primo martire cristiano è festeggiato il 26 dicembre con il Boxing Day]
3) St. John the Evangelist is celebrated on December 27th [San Giovanni Evangelista è festeggiato il 27 dicembre]
4) the day of the Innocents massacred by Herod is commemorated on December 28th see [ il giorno degli Innocenti massacrati da Erode è commemorato il 28 dicembre continua]
5) St. Thomas was celebrated on December 21 (the Vatican has only recently moved St Thomas’s Day to July 3), while San Tomas Becket is commemorated on December 29 [San Tommaso era festeggiato il 21 dicembre (il Vaticano ha spostato solo recentemente il St Thomas’s Day al 3 luglio), mentre San Tomas Becket è commemorato il 29 dicembre]
6) the eighth day of Christmas is January 1, the beginning of the new year, traditionally depicted with holly branches [l’ottavo giorno di Natale è il 1 gennaio, l’inizio del nuovo anno, tradizionalmente raffigurato con rami d’agrifoglio]
7) in fere= in company, together. In the song the Mummers played the 12 days of Christmas
[Nel canto i Mummers impersonavano i 12 giorni del Natale]
8) Loved
9)  the feast of Candlemas is the feast of the purification of the virgin that coincides with February 2: according to Jewish custom the woman who gives birth is considered unclean until the 40th day. The festival is celebrated 40 days after Christmas but traditionally marked the end of Winter: this is the alarm bell that reminds us how once in February we celebrated Imbolc and Bride (see more).
la festa della Candelora è la festa della purificazione della vergine che coincide con il 2 febbraio: secondo la consuetudine ebraica la donna che partorisce è considerata impura fino al 40esimo giorno. La festa è celebrata 40 giorni dopo il Natale ma tradizionalmente segnava la fine dell’Inverno. E’ questo il campanellino d’allarme che ci ricorda come un tempo a febbraio si festeggiasse Imbolc e Bride. continua
In seguito al contatto con una donna in questo stato, il mosto inacidisce, i semi diventano sterili, gli alberi appassiscono, quelli da frutto si seccano e i loro frutti cadono solo che essa si sieda sotto;.. solo che ne venga guardato uno sciame d’api immediatamente morrà, mentre il bronzo e il ferro immediatamente arrugginiranno ..un cane che ne assaggi il sangue, impazzirà ed il suo morso diventerà velenoso come nella rabbia. Inoltre, il bitume che in certi periodi dell’anno si vede galleggiare sulla superficie del lago di Galilea può essere ridotto in pezzi unicamente mediante un filo che sia stato immerso in detta infetta materia. Un filo da un vestito infetto è sufficiente. Il lino,toccato da una donna durante la bollitura o la lavatura in acqua diventa nero. Così magico è il potere delle donne durante i periodi mestruali che la grandine ed i turbini sono trascinati se il sangue mestruale è esposto ai bagliori dei lampi” da Plinio il Vecchio, Storia Naturale , libro 28, cap. 23, 78-80; libro 7, cap. 65
10) Mary is also part of the Christmas Blessings even if her revel will take place a month later in February [anche Maria rientra  nelle Benedizioni natalizie anche se la sua festa si svolgerà un mese dopo a febbraio]
11) or Great and small.

part three (terza parte)

LINK
http://www.thetudorswiki.com/page/CHRISTMAS+with+The+Tudors
http://www.dailymail.co.uk/news/article-1236809/Stuffed-peacock-fake-snow-lashings-dancing-girls–Henry-VIII-VERY-merry-Christmas-indeed.html
http://www.thetudorswiki.com/page/CHRISTMAS+with+The+Tudors
http://www.womenpriests.org/it/traditio/unclean.asp
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/
Hymns_and_Carols/welcome_yule.htm

http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=40923

http://forums.canadiancontent.net/history/148524-medieval-christmas-how-celebrated.html

THE WREN SONG AND WREN HUNTING

518px-Book_Illustration_of_a_Robin_and_WrenLa canzone dello scricciolo rievoca un rito dalle oscure origini che affondano nella tradizione celtica. Il più piccolo dei passeri, lo scricciolo, (termine che si usa anche per vezzeggiare un bambino molto piccolo) era chiamato in latino reguluspiccolo re” e con questo appellativo era conosciuto in tutta Europa (re di macchie, re di siepi, re di tutti gli uccelli o anche piccolo zar). Un uccello tanto piccolo ma dal canto potente, il più squillante e armonioso. Il nome gaelico “Druidh dhubh” si traduce come “druido degli uccelli” detto anche “passero di Bran” (il dio della profezia). Animale sacro la cui uccisione era considerata tabù e portatrice di sventura, ma non durante il tempo di Yule.

D’altraparte non tutti gli studiosi concordano con il far risalile la parola gaelica “Dreoilín” a “druido”, piuttosto “dryw” e “drev” vogliono dire “felice”. Così Christian Souchon scrive ” I nomi di questo uccello in lingue celtiche ruotano intorno all’idea di allegria:
– Bretone: “laouenan (ig)” di “laouenn” = felice
– Gallese: “dryw” è certamente la stessa parola bretone “drev” (pronunciato “dreo”) che significa felice

A propos du roitelet, (scricciolo), ne faudrait-il pas parler du nom latin de cet oiseau « regulus », petit roi, qui se retrouve en français, en espagnol (reyezuelo), en allemand (sous forme de traduction « Zaunkönig », roi des clôtures) et sans doute dans d’autres langues ?
A l’origine il y a la fable latine du concours de vol en hauteur pour choisir le roi des oiseaux. Le vainqueur est l’aigle, mais un roitelet s’était perché sur sa tête, à son insu, méritant ainsi le nom de « petit roi » qui lui est resté.
On peut se demander si les « wren king songs » sont, de ce fait, d’origine uniquement celtique. Les noms de cet oiseau dans les langues celtes tournent autour de l’idée de gaité :
– Breton : « laouenan (ig) » de « laouenn »= joyeux
– Gallois : « dryw » est certainement le même mot que le breton « drev » (prononcé « dreo ») qui veut dire aussi joyeux (Christian Souchon )

Nel suo libro “La dea bianca”, Robert Graves spiega che nella tradizione celtica, la lotta tra le due parti dell’anno, è rappresentata dalla lotta tra il re-agrifoglio (o vischio), che rappresenta l’anno nascente e il re-quercia, che rappresenta l’anno morente. Al solstizio d’inverno il re-agrifoglio vince sul re-quercia, e viceversa per il solstizio d’estate. (continua) Nella tradizione orale, una variante di questa lotta è rappresentata dal pettirosso e lo scricciolo, nascosti tra le foglie dei due rispettivi alberi. Lo scricciolo rappresenta l’anno calante, il pettirosso l’anno nuovo e la morte dello scricciolo è un passaggio di morte-rinascita.

LA VERA MORTE DI COCK ROBIN

Nei secoli si sono mescolate molte varianti di questa lotta-litigio diventate anche oggetto di racconti per bambini e nursery rhymes, in quella più conosciuta Cock Robin (il pettirosso) si innamora di Jenny Wren (lo scricciolo). Viene celebrato il loro matrimonio (ampia descrizione del banchetto). Tutti sono felici, bevono e mangiano cose deliziose, ma a rovinare la festa entra in scena il cuculo, che vuole portarsi via Jenny Wren, ma nel tafferuglio viene ucciso Cock Robin. In altre varianti una lite tra i due uccellini innamorati precede il matrimonio continua
jennywren-waltercrane

Nell’Inghilterra vittoriana è il pettirosso a rispuntare nelle cartoline degli auguri a simboleggiare la morte-resurrezione di Gesù (e l’uccelino viene raffigurato tra le mani di Gesù bambino tra le braccia di Maria).
Nella fiaba/filastrocca per bambini è lo scricciolo Jenny Wren ad essere la parte femminile della coppia  ed è il Frazer nel suo “Il ramo d’oro” a dirci che gli scozzesi lo chiamano anche “gallina della regina del cielo”. La regina del cielo è evidentemente il sole che nell’antichità era femmina.

LA CACCIA DELLO SCRICCIOLO IN IRLANDA

In Irlanda il giorno di S. Stefano, conosciuto anche con il nome gaelico La An Droilin, il giorno dello scricciolo, i giovani del villaggio con i visi sporchi di fuliggine e armati di bastoni, andavano nei boschi alle prime luci dell’alba per cercare tra i cespugli la tana dello scricciolo: il primo di loro che riusciva a colpirlo diventava il re per un giorno. Il corpicino dello scricciolo legato ad un ramo di agrifoglio veniva portato in processione di casa in casa e cantando una filastrocca i ragazzi dello scricciolo ricevevano piccoli doni lasciando in cambio una piuma strappata dal petto del piccolo uccellino. Compiuto il giro presso tutte le case del villaggio i ragazzi intonavano una nenia funebre e andavano a seppellire lo scricciolo nel cimitero. Scrive James Frazer nel “Ramo d’oro” “Uno scrittore del secolo XVIII dice che in Irlanda lo scricciolo “viene ancora acchiappato e ucciso dai contadini il giorno di Natale e quello successivo (il giorno di Santo Stefano); e viene portato in processione attaccato ad una zampetta… e in ogni villaggio si fa una processione di uomini, donne e bambini che cantano una ballata irlandese in cui si dice che questo è il re di tutti gli uccelli”. Fino ai nostri giorno (l’inizio del secolo XX) la caccia dello scricciolo si fa ancor in alcune parte del Leinster e del Connaught” In effetti la caccia dello scricciolo era un rituale pan-celtico sopravvissuto nell’Irlanda sud-occidentale: secondo la tradizione celtica lo scricciolo era il simbolo di Lugh, Figlio della Luce trionfante e il suo sacrificio, un tributo in sangue agli spiriti della Terra nel Solstizio d’Inverno, era una supplica per ottenere favori e fortuna, ma anche un sacrificio solare (la luce che riprende vigore dopo il solstizio riceve energia dal sangue del suo simulacro). L’uccisione dello scricciolo e la distribuzione delle sue piume avrebbe portato salute e fortuna agli abitanti del villaggio.

wren-boys
Parade of Wren Bush & Boys, 1850: i ragazzi dello scricciolo erano danzatori, cantanti e musicisti in costume, sebbene i personaggi variassero c’era sempre in Irlanda un uomo vestito da “megera” (la cailleach) e una Giumenta bianca (Lair Bhan)

Ancora oggi gli Wren Boys indossano vestiti stracciati e si coprono o dipingono i visi e vanno di casa in casa cantando la Canzone dello Scricciolo accompagnandosi con vari strumenti tradizionali, oggi non si permette più l’uccisione dell’uccellino, e appeso al ramo di agrifoglio c’è un simulacro che tutti i bambini del villaggio devono colpire con bastoni o sassi, fino a farlo cadere. Una volta “ucciso” lo scricciolo, i bambini dovranno bussare alle porte del paese con un rametto di agrifoglio in mano, chiedendo soldi per seppellirlo. Ancora alla fine della seconda guerra mondiale c’era l’usanza di catturare (nottetempo) lo scricciolo per tenerlo prigioniero per tutto il giorno del 26 dicembre in una gabbietta e mostrarlo di casa in casa chiedendo dei soldi per il suo funerale. I giovani del paese la sera sarebbero poi andati al pub a fare una bella veglia funebre all’irlandese (bevendo, cantando e ballando!!) (testimonianza di Joe Heaney qui)
A Dingle (contea di Kerry, Irlanda) il Giorno dello Scricciolo è celebrato con una festa: il fantoccio dell’uccellino è legato su un alto palo (decorato con nastri e rami di agrifoglio e edera) e portato in parata per le strade con tanto di musicisti: il danaro ricavato dalla questua è donato in beneficenza o dedicato alla danza serale che si svolge attorno al palo decorato. Le persone offrono birra e dolci (ma anche qualche monetina) e i più giovani di ogni casa visitata si uniscono alla combriccola finché non si da vita a un gruppo numeroso di ragazzini. Alcuni Wren boys indossano abiti di paglia e buffi copri capi sempre in paglia che nei secoli XVIII e XIX erano i travestimenti dei Whiteboys, i sovversivi al tempo delle guerre contadine. pommer-wrenboys L’usanza oltre che in alcune parti d’Irlanda è diffusa nell’Isola di Man e in alcune parti del Galles, nel Suffolk, ma anche in Canada presso le comunità irlandesi e in Bretagna.

THE WREN SONG

Le strofe cantate nella questua variano a seconda delle località e non si può non rilevare una certa somiglianza con le questue dell’a-souling (vedi). Nel raccolta “Song of Uladh” (1904) di Herbert Hughes si riporta una strofa e la testimonianza di Gerald Griffin (1803-1840) “The Wran! the Wran! the king of all birds,St Stephen’s day was caught in the furze; Although he’s little, his family’s great. Get up, fair ladies! and give us a trate! And if your trate be of the best, In heaven we hope your soul will rest!”’ ‘The Wren-boys of Sean-ghualann [Griffin has Shanagolden] … were all assembled pursuant to custom on the green before the chapel-door on a fine frosty morning, being the twenty-sixth of December, or Saint Stephen’s Day – a festival yet held in much reverence in Mumha [Griffin has Munster], although the Catholic Church has for many years ceased to look upon it as a holiday of “obligation”. ‘Seven or eight handsome young fellows, tricked out in ribbons of the gayest colours, white waistcoats and stockings, and furnished with musical instruments of various kinds – a fife, a piccolo, an old drum, a cracked fidil [Griffin has fiddle], and a set of bagpipes – assumed their place in the rear [Griffin has rere] of the procession, and startled the yet slumbering inhabitants of the neighbouring houses by a fearfully discordant prelude. ‘Behind those came the Wren-boy par excellence – a lad who bore in his hands a holly-bush, the leaves of which were interwoven with long streamers of red, yellow, blue and white ribbon; all which finery, nevertheless, in no way contributed to reconcile the little mottled tenant of the bower (a wren which was tied by the leg to one of the boughs) to his state of durance. After the Wren-boy came a promiscuous crowd of youngsters, of all ages under fifteen, composing just such a little ragged rabble as one observes attending the band of a marching regiment on its entrance into a country town, shouting, hallooing, laughing, and joining in apt chorus with the droning, shrilling, squeaking, and rattling of the musicians of the morn.’ Di solito le canzoni dello scricciolo si compongono di tre, quattro strofe abbastanza simili da regione a regione (è ovvio che se si doveva girare di casa in casa per tutto il paese la canzone era piuttosto breve!!)


I
The Wren, the Wren the king of all birds(1),
St. Stephenses day, he was caught in the furze.
Although he is little, his honor(2) is great,
Rise up, kind sir, and give us a trate(3).
II
We followed this Wren ten miles or more
Through hedges and ditches and heaps of snow,
We up with our wattles and gave him a fall
And brought him here to show you all.
III
For we are the boys that came your way
To bury the Wren on Saint Stephenses Day,
So up with the kettle(4) and down with the pan!
Give us some help for to bury the Wren!
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Lo scricciolo, il re di tutti
gli uccelli(1)
nel giorno di S. Stefano è catturato tra i cespugli
sebbene sia piccolo, il suo spirito(2) è grande,
alzatevi, gentile signore, e dateci un dolcetto(3).
II
Abbiamo inseguito questo scricciolo per 10 e più miglia
tra siepi e fossati e cumuli
di neve,
abbiamo fatto rumore con i nostri bastoni e lo abbiamo intrappolato
e lo portiamo qui per mostrarlo a tutti.
III
Perchè noi siamo i ragazzi che vengono sulla vostra strada
a portare lo Scricciolo nel giorno di S. Stefano,
su la lattina(4) e giù la monetina
Dateci un aiuto per seppellire lo Scricciolo.

NOTE
1) Una fiaba celtica per bambini racconta la sfida tra l’aquila e lo scricciolo per contendersi l’appellativo di re degli uccelli: avrebbe vinto chi fosse riuscito a volare più in alto! Lo scricciolo partì per primo e quando la possente aquila lo superò, si sistemò sul suo dorso e si fece trasportare ancora più in alto, fino a spiccare di nuovo il volo all’ultimo momento e quindi vincere la gara. (raccontata da Joe Heaney qui )
2) letteralmente onore, ma qui è da intendersi più in termini “mistici”
3) in altre versioni è espressamente richiesto un penny, ma più spesso ai questuanti si dava un dolce (barm brack un dolce tradizionale all’uvetta e canditi associato con Halloween e anche con il Natale, una specie di panettone irlandese più speziato e asciutto rispetto a quello italiano!) vedi
4) la parola si traduce come bollitore, teiera ma nel contesto credo voglia dire lattina. La traduzione letterale è: mettete su il bollitore e sotto con la padella!

Seguitemi allora in questo viaggio per la campagna britannica e per l’Irlanda!

LE WREN SONGS suddivise per territorio continua
Musiche e danze per il giorno dello scricciolo qui

APPROFONDIMENTO
SOLSTIZIO D’INVERNO qui
COCK ROBIN, DEATH AND BURIAL OF COCK ROBIN vedi

FONTI
http://piereligion.org/wrenkingsongs.html http://paulbommer.blogspot.it/2010/12/advent-calendar-23rd-dec-wren-boys.html http://www.gippeswic.demon.co.uk/wren.html

Night visiting songs with ghost

In the popular tradition there are many ballads called “night-visiting songs” in which the lover (a vagabond, a soldier or a sailor, but also an agricultural laborer or a young apprentice) knocks at night on the window (door) of a maiden / girlfriend and is allowed to enter the bedroom. The examples alternate the comic-erotic tone with the drama (the imminent departure of the lover for war or emigration).
A more tragic topic is the one that contemplates the nightly visit of a ghost
Nella tradizione popolare sono assai numerose le ballate dette “
night-visiting song” in cui l’amante (un vagabondo, un soldato o un marinaio, ma anche un bracciante agricolo o un giovane apprendista) bussa di notte alla finestra (porta) di una fanciulla/fidanzata e viene fatto entrare nella camera da letto. Negli esempi si alternano il tono comico-erotico con il dramma (l’imminente partenza dell’amante per la guerra o l’emigrazione).
Un filone più tragico è quello
che contempla la visita notturna di un fantasma

swgSWEET WILLIAM’S GHOST (Child ballad # 77)
GREY COCK (Roud 179, Child ballad # 248)
LOVER’S GHOST
The Bay of Biscay / Willie the Waterboy / Willie-O (Roud 22567)
I’M A ROVER SELDOM SOBER
The Night Visiting Song

The development of the theme is that of the two lovers who, for a series of impediments, cannot join in marriage and they will die of a broken heart. Some variants also include the nightly visit of the ghost of one or the other.
Lo sviluppo del tema è quello dei due amanti che per una serie di impedimenti non possono congiungersi in matrimonio e finiscono per morire di crepacuore. Alcune varianti contemplano anche la visita notturna del fantasma dell’uno o dell’altra. 
In “Fair Margaret and Sweet William” (Child # 74) it is the beautiful Margaret who appears to William (presumably in a dream) and “torments” him.
See also the theme of the tearful death in  The Unquiet Grave
In “Fair Margaret and Sweet William” (Child #74) è la bella Margaret che appare a William (presumibilmente in sogno) e lo “tormenta”.
Vedasi anche il tema della morte lacrimata in The Unquiet Grave

The night is not an ordinary night, it’s Samain!
La notte non è una notte qualunque ma quella di Samain

Sweet William’s Ghost or
Lady Margaret and Sweet William

In the ballad “Sweet William’s Ghost” the ghost of William, tied to Margaret by a marriage vow, cannot rest in peace until she unties him from the “plighted troth“. The ballad has Scandinavian origins and is reported by Professor Child at number 77 in 7 versions of which the oldest dates back to 1740 (“Tea Table Miscellany” by Ramsay IV volume).
Nella ballata “Sweet William’s Ghost” il fantasma di William, legato a Margaret da una promessa matrimoniale, non può riposare in pace fino a quando lei non lo scioglierà dal vincolo. La ballata ha origini scandinave ed è riportata dal professor Child al numero 77 in 7 versioni di cui la più antica risalente al 1740 (“Tea Table Miscellany” di Ramsay IV volume).

IRISH VERSION [VERSIONE IRLANDESE]

In the “Folksongs Sung in Ulster” by Robin Morton (Mercier Press, Cork, 1970), we find the text on the testimony of Sandy McConnell of Bellanaleek County Fermanagh (listen to the archives of Tobar an Daulchais) (very similar to that reported by Len Graham for the Library of Congress in Washington DC (here)
Nel “Folksongs Sung in Ulster” di Robin Morton (Mercier Press, Cork, 1970), troviamo il testo sulla testimonianza di Sandy McConnell di Bellanaleek Contea Fermanagh, (si ascolti dagli archivi di Tobar an Daulchais) (molto simile peraltro a quella riportata da Len Graham  per la Library of Congress di Washington D.C. (qui)


Cara Dillon in Long Distance Love, 2010
This version of the well-known ballad about Lady Margaret and her lover William hails from Co Fermanagh, Ireland. Patricia Clark taught us the song when we toured together in 2009 and we loved it!
[scrivi nelle note: Questa versione della famosa ballata su Lady Margaret e il suo amante William proviene da Co Fermanagh, in Irlanda. Patricia Clark ci ha insegnato la canzone quando siamo stati in tour insieme nel 2009 e ci è piaciuta molto!]

Also in the repertoire of Paddy Tunney which it calls Lady Margaret, Cara modifies just a few words and inserts a “bridge” and a closure.
Brano anche nel repertorio di Paddy Tunney che la intitola Lady Margaret, Cara modifica giusto qualche parola e inserisce un “bridge” e una chiusura


I
Lady Margaret she lay in her fine feather bed,
The midnight hour drew near,
When the ghostly form (1) came to her room,
And to her it did appear..
II
“Oh are you my father, the king?” she cried,
“Are you my brother John?
Or are you my sweet William,
Coming home from Scotland along,
Coming home from Scotland along?”
III
“No, I’m not your father, the king,” he cried,
“Nor am I your brother John,
But I am your own sweet William,”
Coming home from Scotland along,
Coming home from Scotland along.”
IV
“Oh Margaret, oh Lady Margaret,” he cried,
“For love or for charity,
Would you give back to me the plighted troth(2)
That once, love, I gave to thee,
That once, love, I gave to thee?”
V
“No, I won’t give you back your plighted troth
Nor any such a thing,
Until you take me to my father’s hall
Where ofttimes we have been,
Where ofttimes we have been.”
(Bridge by Cara) 
Farewell my own true love
cold the wind dust blow
Honey high the Moon, it’s all the gloom
wanders as  I have scholed (3)
VI
So he took her to her father’s hall,
And as they entered in
Oh the gates flew open of their own free will
For to let young William in,
For to let young William in.
VII
“Oh Margaret, oh Lady Margaret,” he cried,
“For love or for charity,
Would you give back to me the plighted troth
That once, love, I gave to thee,
That once, love, I gave to thee?”
VIII
“No, I won’t give you back your plighted troth
Nor any such a thing,
Until you take me to yon high churchyard
And marry me with a ring,
And marry me with a ring.”
(Bridge by Cara)
IX
he took her then to yon high churchyard,
And as they entered in
The gates flew open of their own free will
For to let young William in,
For to let young William in.
X
“Oh Margaret, oh Lady Margaret,” he cried,
“For love or for charity,
Would you give back to me the plighted troth
That once, I gave to thee,
That once, I gave to thee?”
XI
So she took the troth from her breast
And she’s placed it on her chest(4)
Saying, “here is back your plighted troth
and in heaven my soul, find rest,
And in heaven my soul, find rest.”
XII
“The winds do blow and the moorcocks crow(5)
And it’s almost break of day,
And it’s time that the living
should depart from the dead,
So my darling, I must away,
my darling, I must away.”
William William my true love
Are you coming home?
Margaret Margaret my true love
I’m not coming home
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Lady Margaret era nel suo bel letto di piume
e la mezzanotte si avvicinava
quando uno spettro entrò nella sua stanza
e davanti a lei prese forma.
II
“Sei mio padre, il re- lei gridò-
sei John, mio fratello?
O sei il mio amato William
che ritorna infine a casa dalla Scozia?
che ritorna infine a casa dalla Scozia?”
III
“No non sono tuo padre il re, -lui si lamentò-
e nemmeno tuo fratello John
ma sono proprio il tuo amato William
di ritorno infine dalla Scozia.
di ritorno infine dalla Scozia.
IV
Oh Margaret  Oh Madonna Margaret
per amore o per pietà,
vorresti ridarmi il pegno d’amore
che un tempo ti diedi?
Che un tempo ti diedi?”
V
“Non ti ridarò il tuo pegno d’amore
né nient’altro
finchè tu mi porterai nella sala di mio padre dove siamo stati molte volte
dove siamo stati molte volte”
(ponte )
Addio mio vero amore
sparge la polvere il vento freddo
cara, alta la luna, nell’oscurità
ho imparato ad essere un vagabondo
VI
Così lui la portò nella sala
e nel mentre entravano
le porte si spalancarono di propria volontà
per far entrare il giovane William
per far entrare il giovane William.
VII
“Oh Margaret  Oh Madonna Margaret
per amore o per pietà,
vorresti ridarmi il pegno d’amore
che un tempo ti diedi?
Che un tempo ti diedi?”
VIII
“Non ti ridarò il tuo pegno d’amore
né nient’altro
finchè tu mi porterai nella chiesa sulla collina
e mi sposerai con un anello
e mi sposerai con un anello”
(ponte )
IX
Lui la portò nella chiesa sulla collina
e nel mentre entravano
le porte si spalancarono di propria volontà
per far entrare il giovane William
per far entrare il giovane William.
X
“Oh Margaret  Oh Madonna Margaret
per amore o per pietà,
vorresti ridarmi il pegno d’amore
che un tempo ti diedi?
Che un tempo ti diedi?”
XI
Così lei prese il pegno dal seno
e se lo mise sul petto
dicendo “Eccoti indietro il tuo pegno d’amore
e in cielo la mia anima troverà riposo
e in cielo la mia anima troverà riposo”
XII
“I venti soffiano e il gallo della brughiera canta
perchè è quasi l’alba
ed è l’ora che i vivi
si separino dai morti
così mia cara, devo andare via
mia cara, devo andare via”
“William William amore mio
ritornerai a casa?”
“Margaret Margaret amore mio
non ritornerò a casa”

NOTE
1) In the popular tradition the ghost has two forms, the ghostly and incorporeal one and the dead revived in the flesh
Nella tradizione popolare il fantasma ha due forme, quello spettrale e incorporeo e quello del morto redivivo in carne e ossa
AP2Luck2) the wedding vow exchanged in the castle hall. It was and still is a tradition that engaged couples will exchange objects as a sign of mutual commitment, such as rings or brooches. In Scotland the boyfriend gives a silver brooch with two intertwined hearts (luckenbooth brooch)
letteralmente “pegno di fedeltà” sono le promesse nunziali scambiate nella sala del castello. Era ed è tradizione che in vista delle nozze i fidanzati si scambino degli oggetti in segno di reciproco impegno, come ad esempio anelli o spille. In Scozia il fidanzato regala una spilla in argento con due cuori intrecciati (spilla luckenbooth)
3) I’m not sure I understood a few words correctly
trascritto ad orecchio, ma non sono sicura di aver capito bene alcune parole
4) or “Then out of her pocket she drew a cross, and she laid it on his breast
la fanciulla gli rende la spilla ricevuta in dono e che teneva accanto al cuore
5) the cock crows at dawn as a classic ghost story, however this is not a rooster of the henhouse but a moorcock; thus what is a moorcock? A capercaillie but also a partridge of Scotland, both of the pheasant family.
che il gallo canti per indicare l’alba è un classico delle ghost story, questo però non è un gallo del pollaio ma un moorcock; cosa sia un moorcock è peraltro incerto, due sono gli uccelli che si contendono la traduzione: il gallo cedrone ma anche la pernice di Scozia, entrambi della famiglia dei fagiani. (continua)

SCOTTISH VERSION [VERSIONE SCOZZESE]

It is the version handed down in Scotland more similar to the D and E versions in Child # 77. Love also continues in the tomb and in this demonstration of its power we see the most morbid effects.
E’ la versione tramandata in Scozia più simile alle versioni D ed E in Child#77. L’amore perdura anche nel sepolcro e in questa dimostrazione del suo potere ne vediamo gli effetti più morbosi.

Kate Rusby in Underneath the Stars 2003


I
There came a ghost to Margaret’s door
With many a grievous groan
And aye he’s turled long at the pin(1)
answer she gave none
“Is it my father Phillip?
Or yet my brother John?
Or yet my own dear William
From Scotland now come home?
II
Thy faith, I troth, you’ll never get
And me you’ll never win
Til you take me to yon churchyard
And wed me with the ring.”
“Oh I do dwell in a churchyard
But far beyond the sea
And it is but my Ghost, Margaret
That speaks now unto thee”
III
So she’s put on her robes of green (2)
With a piece below the knee
And o’er the live-lang winter’s night(3)
The sweet ghost followed she
“Is there room at your head, Willie
Or room here at your feet?
Or room here at your side, Willie,
wherein that I may sleep?”
IV
“There’s no room at my head, Margaret
There’s no room at my feet
There’s no room at my side Margaret
My coffin is so neat(4).”
Then up and spoke the red robin
And up spoke the grey
“‘tis time, ‘tis time, my dear Margaret
That I was gone away”
V
No more the ghost to Margaret came
With many a grievous groan
He’s vanished out into the mist
And left her there alone
“Oh stay, my only true love, stay
My heart you do divide”
Pale grew her cheeks, she closed her eyes
Stretched out her limbs and cried
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Un fantasma andò alla porta di Margaret
con molti cupi lamenti
e mentre lui suonava il campanello
a lei non dava risposta.
“E’ mio padre Philip?
O piuttosto mio fratello John?
O invece proprio il mio amato William
dalla Scozia ora di ritorno?”
II
“La tua fede (anello), in verità, non l’avrai mai
e non la spunterai mai con me
finchè non mi porterai alla chiesa laggiù 
e mi sposerai con l’anello.”
“Oh non vivo in un cimitero,
ma lontano sul mare
ed è solo il mio fantasma, Margaret,
che ti parla adesso”
III
Così lei si mise il vestito verde
con una balza sotto il ginocchio
e per tutta la (più) lunga notte d’inverno,
seguì l’amato fantasma
“C’è posto accanto alla tua testa, Willie
o ai tuoi piedi?
C’è posto al tuo fianco, Willie
dove io possa dormire?”
IV
“Non c’è posto in cima, Margaret
né ai miei piedi
e neppure al mio fianco Margaret
la mia bara è di misura”
Allora cantò il pettirosso
e poi cantò l’allodola
“E’ tempo mia cara Margaret
che io vada via”
V
Mai più andò il fantasma da Margaret
con molti cupi lamenti
è svanito nella nebbia
e la lasciò lì da sola
“Oh resta, mio solo vero amore, resta
il mio cuore si spezza”.
Pallide divennero le sue guance e lei chiuse gli occhi distese le membra e spirò!

NOTE
1) Turling on the pin = ringing the doorbell (“gently rang the door bell”) are idiomatic expressions [sono espressioni idiomatiche]
2) il verso richiama la ballata di Tam Lin e il vestito verde di Janet/Margaret
3) Winter Solstice [si riferisce alla notte del Solstizio d’Inverno]
4) on the precise measurements of the body [costruita sulle misure precise del cadavere]

NEWFOUNDLAND VERSION (VERSIONE DI TERRANOVA]

Published by Kenneth Peacock in “Songs of the Newfoundland Outports.” vol 2 as “Lady Margaret”
Pubblicata da Kenneth Peacock in “Songs of the Newfoundland Outports.” vol 2 con il titolo di “Lady Margaret”

Bill Shute & Lisa Null in The Feathered Maiden and Other Ballads 1977


I
Lady Margaret was sitting in her own lone home
Made of lime and stone
Lady Margaret was sitting in her own lone home
When she heard a dead man moan.
II
“Oh is it my father, Lord Thomas,” she said
“Or is it my brother John?
“Or is it my true love, Sweet William,” 
“From Scotland home has come?”
III
” ‘Tis not your father, Lord Thomas,” he said
“Nor is it you brother John?”
“But it is your true love, Sweet William,
“From Scotland home has come.”
IV
“Did you bring to me any diamonds or pearls?/”Did you bring to me any ring?
“Did you bring to me any token at all
“That a true love ought to bring?”
V
“I have brought to you no diamonds or pearls
“I’ve brought to you no ring
“But I’ve brought to you my white winding sheet/That my body was buried in.”
VI
“Oh love where are your red rosy cheeks
“That oft times once did bloom?”
“Oh they now are rotten and they will be forgotten 
“By the love I lost so soon.”
VII
He took her by the lily-white hand
And bid him company
He took her by the middle so small
Saying “Follow, follow me.”
VIII
She lifted her underskirts one by one
Just about the knee
She went over the hills on a cold winter’s night (1)
In a dead man’s company.
IX
They walked and they talked alone together
Till the cocks began to crow
“O it’s time for the dead and the living to part
“Lady Margaret I must go,”
X
“Is there any room at your head?” she said
“Is there any room at your feet?”
“Is there any room all about your sides
“Where I might lie down and sleep?”
XI
“My father is at my head,” he said
“My mother is at my feet
“And there’s three hell hounds (2) all about my sides/”Where I would lie down and sleep.”
XII
“One is for my drunkenness
One is for my pride
And one is for promising a fair, pretty maid
That she might be my bride
XIII
She took a cross all from her bosom
And smoted him upon the breast/ Saying “Here is a token for you, Sweet William,
“God grant you a happy night’s rest.”
XIV
“I am grateful to you, Lady Margaret,” he said
“I’m grateful unto you;
“If the dead they are bound to pray for the living/Then I’m bound to pray for you.”
XV
“When will we meet?” Lady Margaret she said
“When will we meet?” said she
“Well I hope the very next time we do meet
“In heaven we both shall be.”
Traduzione italiano Cattia Salto
I
Lady Margaret era seduta nella sua casa isolata
fatta di mattoni e pietra
Lady Margaret era seduta nella sua casa isolata
quando udì il lamento di un morto
II
“E’ mio padre, Lord Thomas -disse lei-
o mio fratello John?
O è il mio vero amore il bel William
che dalla Scozia è ritornato a casa?”
III
“Non è tuo fratello, Lord Thomas -disse lui-
e nemmeno tuo fratello John-
Ma è il tuo vero amore il bel William
che dalla Scozia è ritornato a casa”
IV
“Mi porti diamanti e perle?
Mi porti un anello?
Mi porti qualche regalo
che un vero innamorato dovrebbe portare?”
V
“Non ti porto diamanti e perle
non ti porto l’anello.
Ma ti ho portato il mio bianco sudario
in cui il mio corpo è stato seppellito”
VI
“Oh amore dove sono le tue guance rosse
che spesso un tempo sbocciavano come petali di rosa?” /”Oh sono appassite e presto saranno dimenticate
dall’amore che ho perduto così presto”
VII
La prese per la mano bianco giglio
per tenergli compagnia,
la prese per i fianchi sottili
dicendo “Seguimi”
VIII
Lei sollevò le sottane una ad una
appena sopra al ginocchio
e andò oltre le colline in una fredda notte d’inverno
in compagnia di un morto
IX
Solitari, camminarono e parlarono insieme
finchè il gallo iniziò a cantare
“O è tempo che i vivi e morti si separino
Lady Margaret devo andare!”
X
“C’è posto in cima -disse lei-
c’è posto ai piedi?
C’è posto di lato
dove possa giacere e dormire?”
XI
“Mio padre è accanto alla mia testa
mia madre è ai miei piedi
e ci sono tre segugi infernali ai lati
dove dovrei sdraiarmi e dormire”
XII
“Uno è per il mio bere,
uno per il mio orgoglio
e uno è per aver promesso a una bella fanciulla che sarebbe stata la mia sposa”
XIII
Lei prese la croce dal suo seno
e gliela tirò al petto
dicendo “Ecco il tuo pegno, bel William
che Dio ti conceda l’eterno riposo”
XIV
“Ti ringrazio Lady Margaret
ti ringrazio;
se i morti devono pregare per i vivi,
allora pregherò per te”
XV
“Quando c’incontreremo- Lady Margaret disse-
quando c’incontreremo?”
“Spero che la prossima volta che ci incontreremo, saremo entrambi in cielo!”

NOTE
1) samain night [la notte di Samain]
2) the hounds will have to torment the dead man for his sins [ i segugi dovranno tormentare il morto per i suoi peccati]

http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_77 http://mainlynorfolk.info/louis.killen/songs/sweetwilliamsghost.html http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=47135

http://gestsongs.com/17/margaret.htm

YULE: the winter solstice festival

Of Germanic origin but soon spread also in the Celtic Lands, Yule is the festival of fire and light that is celebrated during the Winter Solstice to help the sun in its fight against the forces of darkness. Among Norsemen and the Germans the party assumed a dark character with sacrificed animals and so much blood that dripped everywhere (see), with Odin on his white steed and the procession of ghost warriors to demand the sacrifice of human lives in a ghostly hunt, but it was also the period of songs and dances, banquets and colossal drinks to “make the day at night” or to bring light and warmth into the icy heart of Winter.
[Di origine germanica ma diffusasi presto anche nelle Terre Celtiche Yule è la festa del fuoco e della luce che si celebra durante il Solstizio d’Inverno per aiutare il sole nella sua lotta contro le forze dell’oscurità. Tra norreni e germani la festa assumeva un carattere oscuro con animali sacrificati e tanto sangue che colava dappertutto (vedi), con Odino sul suo bianco destriero e il corteo di guerrieri fantasmi per esigere il sacrificio di vite umane in una caccia spettrale, ma era anche il periodo di canti e danze, di banchetti e di colossali bevute per “fare il giorno di notte” ossia per portare luce e calore nel cuore gelido dell’Inverno.]

Banquet Hall in “To Drive the Cold Winter Away” (by Loreena McKennitt)

From those long nights comes the tradition of Christmas, a large trunk (called Yule log) brought home on Christmas day that had to burn slowly for the 12 nights in which the party lasted! (keep it going)
Da quelle lunghe notti arriva la tradizione del ceppo di Natale, un grosso tronco (detto ceppo di Yule – in inglese Yule log) portato in casa il giorno di Natale che doveva bruciare lentamente per le 12 notti in cui durava la festa! continua

Still an instrumental piece with Welsh bagpipes and drums and a video that evokes these obscure celebrations, listen to Pibau Preseli in `Bwre dros y Gyfrwy ‘and Nos Galan (the first song composed by the Pibau Preseli themselves: John Tose and Peni Ediker to the bagpipes Stef Balesi and Jez King on percussions)
Ancora un brano strumentale con cornamuse gallesi e tamburi e un video che rievoca proprio queste oscure celebrazioni, ascolta Pibau Preseli in `Bwre dros y Gyfrwy’ e  Nos Galan (il primo brano composto dagli stessi Pibau Preseli: John Tose e Peni Ediker alle cornamuse Stef Balesi e Jez King alle percussioni)

THE TWELVE DAYS OF CHRISTMAS
(I DODICI GIORNI DEL NATALE)

In the Middle Ages the twelve days of Christmas were for the nobility, occasion of party with daily gala dinners, music, dances and many songs (with masks, pantomimes and irregularities), but the most sumptuous its took place on December 25th, 1st and 6th in January. And although Henry VIII had founded his Church, he maintained the Catholic rites and customs of Christmas.
Nel Medioevo i dodici giorni del Natale erano per la nobiltà, occasione di festa con quotidiane cene di gala, musica, danze e tanti canti (con maschere, pantomime e sregolatezze), ma le più sontuose si svolgevano il 25 dicembre il 1 e il 6 di gennaio. E sebbene Enrico VIII avesse fondato la sua Chiesa, mantenne i riti cattolici e le consuetudini del Natale.

second part (seconda parte)

MUMMING FOR CHRISTMAS

La tradizione del travestimento e dei mimi travestiti è molto antica e diffusa un po’ per tutta Europa: uomini che indossano maschere e costumi tradizionali o estemporanei come quelli carnevaleschi (ma sempre ritualizzati) cantano, ballano, recitano (o mimano) per esorcizzare gli spiriti maligni e i demoni, di modo che ogni nuovo anno, possa iniziare purificato e carico di energia positiva.
Sono chiamati nelle isole britanniche “mummers” o “guisers”, ma anche “morris dancers”. continua prima parte

Nella festa di Mezz’Inverno i Mummers andavano a visitare i loro vicini di casa in casa, cantando e ballando, un’usanza solstiziale che richiama certe tradizioni celtiche di Samain.
I Mummers si accompagnavano con i musicisti nelle notti di Natale a fare fracasso e a suonare per le strade e davanti alle case (Wandering Waits) o con agili danzatori che si esibivano con le spade (sword dance) o con fazzoletti, campanelli o bastoni (Morris dance)

LA RECITA NATALIZIA

La recita, nata dalla tradizione popolare ma anche dai guitti di professione, narrava un  rito di morte-rinascita: i personaggi erano stereotipati, c’era il capo comico vestito da Spirito del Natale, c’erano il capitano turco ovvero l’infedele, San Giorgio il santo patrono dell’Inghilterra, il drago e il dottore. Con grida e urla il cattivo capitano sfida San Giorgio a duello e ovviamente muore. Ma il dottore lo riporta in vita e lo induce al pentimento. San Giorgio ingaggia la battaglia finale con il drago e lo uccide; ancora una volta il dottore riporta in vita la vittima, ma San Giorgio spiega che il drago nella storia muore e quindi lo uccide ancora e il drago, un drago malconcio e simpatico, muore con grande strepito.

in “The Book of Christmas” (1836): al centro lo Spirito del Natale e sul lato destro gli altrui Mummers in attesa di dare il via alla rappresentazione

SINGING THE TRAVELS

The Husbandman and the Servingman o Singing the Travels è un canto che faceva parte di una recita medievale di mummers dal titolo The Seven Champions of Christendom a Symondsbury nel Dorset. Una prima versione stampata si trova in The Loyal Garland, 1686 e nel Roxburghe Collection, vol. II., 188 (Collier’s Roxburghe Ballads, p. 312), God speed the plough, and bless the corn-mow, &c., (melodia I am the Duke of Norfolk) che così inizia
“My noble friends, give ear,
If mirth you love to hear,
I’ll tell you as fast as I can,
A story very true:
Then mark what doth ensue,
Concerning a husbandman.”

Una versione più lunga, si trova in Sussex Songs di Lucy E. Broadwood e John Broadwood, (Londra 1890) e in Some Ancient Christmas Carols di Davies Gilbert (Londra 1823).

Nel Medioevo The Husbandman è l’uomo di campagna, cioè un contadino libero e piccolo proprietario terriero, letteralmente un padrone di casa. Il canto è un’accesa disputa tra le classi medie, che cointrappone vantaggi e svantaggi di essere un lavoratore indipendente oppure un servitore; così facendo si esaltano i piaceri dell’onesto lavoro in campagna.
ASCOLTA Silly Sisters (Maddy Prior e June Tabor)


I (Husbandman)
Well met, my brothers dear, all along the highway riding
So solemn I was walking along.
So pray come tell to me what calling yours may be
And I’ll have you for a servant man.
II (Servingman)
Some serving men do eat the very best of meat
Such as cock, goose, capon and swan.
But when lords and ladies dine, they drink strong beer, ale and wine,
That’s some diet for a servant man.
III (Husbandman)
Don’t you talk about your capons, let’s have some rusty bacon
And aye, a good piece of pickled pork
That’s always in my house. A crust of bread and cheese –
That’s some diet for a husband man.
IV (Servingman)
When next to church they go with their livery fine and gay
And their cocked hats and gold lace all around
With their shirts as white as milk, and stitched as fine as silk,
That’s some habit for a servant man.
V (Husbandman)
Don’t you talk about your livery, nor all your silken garments
That’s not fit for to travel the bushes in.
Give me my leather coat, aye, and in my purse a groat,
That’s some habit for a husband man.
VI (Servingman)
So me must needs confess that your calling is the best
And will give you the uppermost hand.
So now we won’t delay but pray both night and day,
God bless the honest husband man.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I (il contadino)
“Ben incontrato, mio caro fratello, che viaggiate lungo la strada maestra su cui così solenne stavo passando.
Così vi prego di dirmi quale possa essere il vostro mestiere che io vi prenderò (1) come servitore.”
II (il servitore)
“Alcuni servitori mangiano la carne migliore come galletto, oca, cappone e cigno. Quando i signori e le signore pranzano essi bevono birra forte, birra leggera e vino,
questa è la dieta di un servitore.”
III (il contadino)
“Non ditemi dei vostri capponi, piuttosto prendete un po’ di pancetta affumicata e si, una bella fetta di prosciutto che non manca mai nella mia casa. Una crosta di pane e formaggio, questa è la dieta di un contadino.”
IV (il servitore)
“Mentre verso la chiesa vanno, con le loro divise belle e vivaci
e i loro cappelli a tricorno bordati con trine dorate,
con le loro camice bianche come il latte e tessute così fini come la seta; ecco degli abiti per un servitore.”
V (il contadino)
“Non ditemi della vostra livrea nè dei vostri abiti di seta, che non sono adatti per camminare in mezzo ai cespugli. Datemi la mia giacca di pelle e nella borsa un grosso (2); ecco gli abiti di un contadino”
VI (il servitore)
“Così devo confessare che il vostro mestiere è migliore
e vi darò la vittoria (3).
Così ora senza indugio preghiamo notte e giorno che Dio benedica l’onesto contadino.

NOTE
1) nel senso che secondo la sua opinione lo considera un servitore
2) groat (grosso) è una monetad’argento di vecchio conio (vedi)
3) vi passerò la mano

ASCOLTA Young Tradition


I
Well met, well met, my friend, all on the highway riding,
Though freely together here we stand.
I pray now tell to me of what calling this thou be
And art thou not a servingman?
II
Oh no, my brother dear, what makes thee to inquire
Of any such thing from my hand?
Indeed I will not frain but I will tell you plain:
I am a downright husbandman.
III
Well, if an husbandman you be, will you walk along with me,
Though freely together here we stand.
For in a very short space I may take you to a place
Where you may be a servingman.
IV
As to thy diligence, I give thee many thanks,
But nought do I require from thine hand.
But I pray now to me show wherefore that I may know
The pleasures of a servingman.
V
Well, isn’t it a nice thing to ride out with the king,
With lords, dukes or any such men;
For to hear the horn to blow and see the hounds all in a row,
That’s pleasures of a servingman.
VI
But my pleasure’s more than that, to see my oxen fat
And a good stock of hay by them stand;
With my plowing and my sowing, my reaping and my mowing,
That’s pleasures of an husbandman.
VII
But then we do wear the finest of grandeur,
My coat is trimmed with fur all around;
Our shirts as white as milk and our stockings made of silk:
That’s clothing for a servingman.
VIII
As to thy grandeur give I the coat I wear
Some bushes to ramble among;
Give to me a good greatcoat and in my purse a grout,
That’s clothing for an husbandman.
IX
But then we do eat the most delicate fine meat
Of goose, and of capon, and swan;
Our pastry’s made so fine, we drink sugar in our wine,
That’s diet for a servingman.
X
As to thy ducks and capons, give I my beans and bacon,
And a good drop of ale now and then;
For in a farmer’s house you will find both brawn and souse,
That’s a living for an husbandman.
XI
Kind sir, I must confess although it causes me distress
To grant to you the uppermost hand;
Although it is most painful, it is altogether gainful
And I wish I’d been an husbandman.
XII
So now, good people all, both be you great and small,
All knowing the king of our land;
And let us, whatsoever, to do our best endeavour,
For to maintain an husbandman.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
“Ben incontrato amico mio, che viaggiate lungo la strada maestra
anche se liberamente per qui insieme andiamo, vi prego di dirmi quale sia il vostro impiego,
non siete voi un servitore?”
II
“Oh no, mio caro fratello, cosa vi fa indagare
su una cosa del genere sul mio conto?
Tuttavia non indugerò ma parlerò spedito: io sono proprio un contadino”
III
“Bene se siete un contadino, potete camminare al mio fianco, così che liberamente insieme andiamo. Perchè in breve potrei portarvi in un posto
dove voi potreste essere un servitore”
IV
In quanto alla vostra diligenza, vi rendo molte grazie,
ma nulla richiedo dalla vostra
mano.
Piuttosto vi prego di mostrarmi, affinchè possa conoscere,
i divertimenti di un servitore”
V
“Beh non è assai piacevole andare a cavallo con il re con Signori, Duchi o uomini di tal fatta? per sentire il corno suonare e vedere i segugi tutti in fila
questo è il divertimento di un servitore”
VI
“Ma il mio divertimento è migliore di quello, guardare i miei grassi buoi
e una bella scorta di fieno stare ai loro piedi;
arare, seminare, mietere e falciare
questo è il divertimento di un contadino”
VII
“Eppure indossiamo la più bella magneficenza,
la mia giubba è tutta bordata di pelliccia;
le nostre camice sono bianche come il latte le nostre calze di seta;
ecco gli abiti per un servitore.”
VIII
“Quanto alla vostra magneficenza, prendete piuttosto la giubba che indosso per camminare tra i cespugli. Datemi un buon pastrano e nella borsa un grosso(2); ecco gli abiti per un contadino.”
IX
“Eppure mangiamo la carne più delicata e raffinata,
d’ oca, cappone e cigno.
i nostri pasticci (4) sono così buoni
beviamo vino addolcito,
questa è la dieta di un servitore.”
X
“Quanto alle vostre anatre e capponi, prendete  piuttosto i miei fagioli e pancetta e un bel sorso di birra di tanto in tanto; perchè nella casa del contadino si trova sia gelatina che sopressata (5), questa è la dieta di un contadino.”
XI
“Gentile signore, devo confessare con rammarico, che avete vinto la mano;
sebbene con angustia, è tuttavia evidente che vorrei essere un contadino”
XII
Così ora brava gente, sia grandi che piccoli, che tutti conosciamo il re della nostra terra;
facciamo tutto il possibileper fare del nostro meglio
e sostenere un contadino.

NOTE
2) probabilmente sta per “in my purse a groat”
4) nelle tavole dei signori medievali erano comuni i pasticci di carne cioè delle crostate di pasta ripiene con carne tritata e spezie.
5) vari tipi di carne in gelatina vedi,

continua

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/mumming.htm
https://terreceltiche.altervista.org/mumming-st-george/

https://mainlynorfolk.info/peter.bellamy/songs/thehusbandmanandtheservingman.html
http://www.finedictionary.com/husbandman.html
http://from-bedroom-to-study.blogspot.it/2012/12/the-comedic-capers-of merrymaking.html
http://www.hymnsandcarolsofchristmas.com/Hymns_and_Carols/
servingman_and_the_husbandman.htm

http://www.traditionalmusic.co.uk/folk-song-lyrics/Husbandman_and_Servingman.htm

Week 145 – Husbandman and Servingman

Tam Lin

The traditional ballad of the Elven Knight Tam Lin, is of Scottish origin and dates back to the late Middle Ages, there are many variations of the name: Tom Line, Tom Linn, Tamlin, Tomaline Tam-line and Tam Lane and many variations in lyrics and melodies.
The story is also told as a fairy tale and has kept many references to the most ancient Celtic legends, the currently accredited version is that for children, but the story of Tam Lin is much more complex and obscure.
I tried to draw a narrative line by combining similar texts and subdividing all the selected material into some large groups
La ballata tradizionale del Cavaliere elfico Tam Lin, è di origine scozzese e risale al tardo Medioevo, ci sono molte varianti del nome: Tom Line, Tom Linn, Tamlin, Tomaline Tam-line e Tam Lane come moltissime sono le varianti testuali.
La storia è narrata anche come fiaba e ha mantenuto molti riferimenti alle leggende celtiche più antiche, la versione attualmente accreditata è quella per bambini, ma la storia di Tam Lin è molto più complessa e oscura.

Ho cercato di tracciare una linea narrativa accostando testi simili e suddividendo per grandi gruppi tutto il materiale selezionato

The Riders of the Sidhe [1911] John Duncan
Child # 39A:
Fairport Convention: Tam Lin
Steeleye Span: Tam Lin

Movie: Pentangle -Tam Lin

Child # 39B:
Ewan MacColl: Tam Lin
Alastair McDonald: Tam Lin

Hamish Henderson:
Anne Briggs: Young Tambling
Alice castle: Lady Margaret

Tam Lin & folk revival (VERSIONI MODERNE DELLA FOLK MUSIC)
Anaïs Mitchell & Jefferson Hamer
Mediaeval Baebes
Tricky Pixie

THE FAIRY MEETINGS IN THE GREENWOOD
[GLI INCONTRI FATATI NEL BOSCO SACRO]

The protagonists of the story are two: the young noblewoman named Janet or Margaret, who at the arrival of Spring decides to go into the woods to pick some flowers; she becomes pregnant with the elf Tam Lin; Tam Lin the young knight / elf prisoner of the fairies who wants to escape to return to the real world.
To read between the lines it seems that the man has been subjected to a kind of magical apprenticeship and that he is living like saying “on probation” in the sacred wood: only after seven years he will belong definitively to the fairy world and lose his humanity (historically Tamlane has been identified as the son of Randolph Earl of Moray or Murray).
I protagonisti della storia sono due: la giovane nobildonna di nome Janet o Margaret, che all’arrivo della Primavera decide di andare nel bosco a raccogliere i fiori e resta incinta dell’elfo Tam Lin; Tam Lin il giovane cavaliere/elfo prigioniero delle fate che desidera fuggire per ritornare nel mondo degli uomini.
A leggere tra le righe sembra che l’uomo sia stato sottoposto a una specie di apprendistato magico e che si trovi a vivere come dire “in prova” nel bosco sacro: solo dopo sette anni apparterrà definitivamente al mondo delle fate e perderà la sua umanità (storicamente Tamlane è stato identificato come figlio di Randolph conte di Moray o Murray).

Janet & Tam Lin, Jill Karla Schwarz

The third character in the story, the Queen of Fairies, compares only in the second part: mostly in a neutral way and in some versions it is seen in a negative key.
Il terzo personaggio della storia, la Regina delle Fate, compare solo nella seconda parte: per lo più considerata in modo neutro e in alcune versione è vista in chiave negativa.

In the Celtic folk tradition the fairies live grouped in kingdoms each with its mound or enchanted hill a “castle” in which they live happily between sports, music and dances. Their spatial and temporal dimensions are different from ours and can walk between us without being seen. They move quickly in the air and change shape at will, but it is not clear if they are immortal. It is important not to offend these fairy creatures with risky or foolish behavior because they can be very vindictive.
Sometimes they are considered nature spirits and guardians of some places, trees or springs and ponds. (see more)
Nella tradizione popolare celtica le fate vivono raggruppate per regni ognuno con il suo tumulo o collina fatata come “castello” in cui vivono allegramente tra feste, musica e balli. La loro dimensione spaziale e temporale è diversa dalla nostra e possono camminare tra di noi senza essere visti. Si muovono velocemente nell’aria e mutano forma a piacimento, non è chiaro però se siano immortali. E’ importante non offendere queste creature fatate con comportamenti azzardati o sciocchi perché possono essere molto vendicative.
A volte sono considerati spiriti della natura e guardiani di alcuni luoghi, alberi o sorgenti e laghetti incontaminati. (continua)

THE LOCATIONS
[I LUOGHI]

The story is set in a real and well-identified place, the Carterhaugh wood still existing in Selkirk (the Scottish Border) where the Ettrick and Yarrow rivers flow together.
La storia è ambientata in un luogo reale e ben identificato, il bosco di Carterhaugh tuttora esistente a Selkirk (nel Border scozzese) dove confluiscono i fiumi Ettrick e Yarrow.

In 1887, John Bartholomew’s Gazetteer of the British Isles described Ettrick Forest like this: Ettrick Forest; was a remnant of the great Caledonian Forest, and comprised the co. of Selkirk and parts of Peebles and Edinburgh. After the forfeiture of the Douglases, in 1455, it was annexed to the Crown, and became a royal hunting-ground. Its conversion into a sheep-pasture was begun in 1528 by James V. (from here)
Nel 1887, la “Gazzetta delle isole britanniche” di John Bartholomew descriveva la foresta di Ettrick in questo modo: Ettrick Forest; era un residuo della grande foresta di Scozia, e comprendeva la contea di Selkirk e parti di Peebles e Edimburgo. Dopo la confisca al clan Douglas, nel 1455, fu annessa alla Corona e divenne un terreno di caccia reale. Fu James V nel 1528 a iniziarne la trasformazione in pascolo per le pecore .

borders

Newark Castle

1) Carterhaugh wood [bosco di Carterhaugh]
2) Well of Tam Lin: the spontaneous sources are entries into the world of fairies and mainly a gift of mother earth. In addition to the healing properties it was thought that these magical waters would bring fertility to sterile women. In ancient times, coins, amulets and various objects were thrown into these sacred wells (the well of desire of fairy tales). Tam Lin lives right in the well and appears only when the roses are picked (the elf of the roses). Currently the natural spring is channeled into a pipe and is collected by a small stone basin, but is documented by the Royal Commission on the historical and ancient monuments of Scotland that once there had to be a well (see). Local legend tells that the young Tamlane was hunting, but fell from his horse and was kidnapped by the Fairy Queen to be transformed into a guardian elf of the well.
[pozzo di Tam Lin (oggi contrassegnato da una targhetta): le sorgenti spontanee sono delle entrate nel mondo delle fate e principalmente un dono della madre terra. Oltre alle proprietà curative si riteneva che queste acque magiche portassero fertilità alle donne sterili. Anticamente si gettavano monete, amuleti ed oggetti vari in questi pozzi sacri (il pozzo dei desideri delle fiabe). Tam Lin vive proprio nel pozzo e compare solo quando si colgono le rose che presumibilmente vi crescono accanto (l’elfo delle Rose). Attualmente la sorgente naturale è incanalata in un tubo ed è raccolta da una piccola vasca di pietra, ma è documentata dalla Commissione Reale sui monumenti storici e antichi della Scozia che un tempo qui doveva esserci un avvallamento con il pozzo (vedi). La leggenda locale narra che il giovane Tamlane era a caccia, ma cadde da cavallo e venne rapito dalla Regina delle Fate per essere trasformato in elfo custode del pozzo.]
3) bridge where the woman goes to see the fairies riding. It is known that only in particular periods of the year it is possible to see fairies and only in particular places (a middle ground such as bridges)
[ponte dove la donna si apposta per vedere il passaggio della schiera fatata. E’ noto che solo in periodi particolari dell’anno è possibile vedere le fate e solo in posti particolari che sono una via di mezzo o un confine come ad esempio i ponti]
4) Old Mill (another alternative place of the meeting) [Vecchio Mulino (altro alternativo luogo dell’incontro)]
5) Newark Castle: according to Sir Walter Scott the castle of Janet is that of Newark already at the time a “romantic ruin” that overlooks the river Yarrow.
[Newark Castle: secondo Sir Walter Scott il castello di Janet è quello di Newark già all’epoca un “rudere romantico” che sovrasta il fiume Yarrow.]
6) Aikwood (another possible alternative to Janet’s castle) [altra possibile alternativa del castello di Janet]

Giordano Dell’Armellina:  “Ballate Europee da Boccaccio a Bob Dylan”.
http://tam-lin.org/analysis/index.html
http://www.bluegrassmessengers.com/recordings–info-39-tam-lin.aspx
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/meft/meft33.htm
http://celticanamcara.blogspot.it/2010/03/aos-si-kings-and-queens-of-fairies.html
http://www.howarddavidjohnson.com/fairies.htm
http://faeryfolklorist.blogspot.it/2011/06/tam-lin-carterhaugh.html
http://thesession.org/tunes/248