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SPIRITI DEL FUOCO

triskellI Celti nel Triskell (triscele) simboleggiano il fuoco, l’energia della trasformazione, ciò che modifica la materia (terra, acqua, aria), quindi a rigore non lo consideravano un elemento costitutivo del mondo, come i filosofi greci. Fonte di calore e di vita era nell’Antichità venerato come una divinità, parimenti al sole di cui era visto come il “legame” sulla terra. Grandi falò erano accesi nei giorni magici per aiutare il sole (magia simpatica), per i rituali di purificazione (la distruzione di un male, la rigenerazione ex-novo) e per affermare la connessione che teneva unita la comunità.

O fire, my brother, I sing victory to you.
You are the bright red image of fearful freedom.
You swing your arms in the sky, you sweep your impetuous fingers 
across the harp-string, your dance music is beautiful.

When my days are ended and the gates are opened 
you will burn to ashes this cordage of hands and feet.
My body will be one with you, 
my heart will be caught in the whirls of your frenzy, 
and the burning heat that was my life 
will flash up and mingle itself in your flame.

Molto ispirata la poesia “Quando i miei giorni saranno finiti “ del poeta indiano Tagore, come sempre la parola poetica è una sintesi mirabile di concetti estremamente complessi.
La traduzione in italiano
“Fuoco, fratello mio

Io canto la tua vittoria.
Tu sei la rossa immagine
Della tremenda liberta’.
Agiti le braccia nel cielo,
Sfiori con le dita impetuose
Le corde dell’arpa,
La tua musica di danza e’ splendida.
Quando i miei giorni saranno finiti e i cancelli saranno aperti,
bruciando ridurrai in cenere questo sartiame di mani e di piedi.
Il mio corpo si fonderà con te in un unico essere,
il mio corpo preso sarà nei vortici della tua frenesia,
e l’ardente calore che fu la mia vita s’infiammerà,
mescolandosi nella tua fiamma”
(R. TAGORE, Poesie d’amore)

(NOTA: per Tagore il fuoco è la fiamma divina)

eve_crLA FIAMMA ISPIRATRICE

“Le virtù magiche del fuoco hanno un fondamento immaginativo e poetico. Osservando i falò, i druidi videro che le fiamme fendevano l’aria e si confondevano con essa, facendola muovere e ondeggiare in strani modi. Capirono quindi che accendeva il pensiero (fluttuante nell’aria), spingendolo a cambiare e a manifestarsi. Per questo motivo iniziarono a usare il fuoco negli incantesimi rivolti ai cambiamenti, all’intuizione, alla creatività, all’immaginazione e a tutto ciò che trascende la rigidità delle cose materiale e prevedibili.” (tratto da Magia Celtica)

Guardare una fiamma in modo fisso (sia quella di una candela che di un falò) aiuta a concentrarsi, ad ascoltare il fuoco e la sua saggezza (guardiano della conoscenza e della trasmutazione alchemica), non a caso davanti al fuoco si stipulavano patti e si prestavano giuramenti. Ma il fuoco è anche pericolo, terribile e infido.

salamandra

LE SALAMANDRE: SPIRITI DEL FUOCO

Già Plinio il vecchio scriveva che la salamandra poteva passare indenne attraverso le fiamme, ma negli studi alchemici la salamandra diventa un forte simbolo esoterico. Paracelso pose le salamandre come spiriti-guardiani del fuoco.
Nel Medioevo l’immagine della salamandra non corrisponde alla tozza lucertola omonima, nera e con le macchie giallo-arancio; come dimensione si direbbe un ramarro, ma non è un rettile bensì un anfibio. Era piuttosto un animale mitico, che richiamava il drago (del genere senza ali) con corna e lunga coda, talvolta raffigurato con le zampe.
Figure 1. Salamander. From the Aberdeen Bestiary, English 1200. Aberdeen University Library MS 24, folio 70r. Used with permission of Aberdeen University. Copyright University of Aberdeen. Certo è solo questione di proporzioni, così nel Bestiario di Aberdeen (vedi) la salamandra è un serpentello. A sinistra si tuffa in un pozzo, avvelenandone l’acqua, al centro si arrampica  su uno strano albero i cui rami terminano con la rossa cappella di un fungo, a destra brucia nel fuoco.
La salamandra “…è così fredda che spegne il fuoco al semplice contatto; il muco che, come il latte, le sgorga dalla bocca distrugge i peli e scolora e decompone ogni parte del corpo che ne è toccata. Un solo individuo può sterminare con il suo veleno un intero popolo; avvelena i frutti e chi ne mangia muore prima che sia inverno. Se con il legno da essa appena toccato si cuoce il pane, questo ne è tutto avvelenato, cosò come l’acqua del pozzo in cui cada…” (Plinio il Vecchio “Naturalis Historia”)
Nelle miniature medievali la salamandra è spesso associata ad un alberello, talvolta, accanto al fuoco su cui bruciano delle salamandre, è raffigurato anche un uomo sdraiato o che si tocca la fronte: quell’alberello non è altro che una piantina di cannabis oppure una raffigurazione fantasiosa dell’ovolo malefico ovvero l’amanita muscaria. Sono tutte sostanze psicoattive note fin dall’antichità (il brandy di salamandra è ancora prodotto in Slovenia vedi) e forse gli alchimisti medievali arrostivano le salamandre per farsi un trip. (del resto la salamandra è  imparentata con il rospo!!)salamandra-kongelige

DEIRÍN DÉ

In questa ninnananna in gaelico irlandese la mamma culla il bambino dicendogli di dormire, che quando sarà grande andrà ad accudire il bestiame.
Secondo l’O Donaill’s Irish Dictionary, “deirin de” sono parole senza senso pronunciate in un gioco di bambini accanto alla legna che brucia. Ma nel Carmina Gadelica (Alexander Carmicheal, 1900),  (qui) leggiamo che la parola nel gaelico scozzese è composta da ‘dealan,’= fire, flame, lightning; e ‘De,’= God ossia il fuoco di Dio o la luce divina.
“The golden butterfly is held sacred. It is said to be the angel of God come to bear the souls of the dead to heaven. If it be seen in or near the house where a person is dead or dying, the omen is good, and the friends rejoice. If it be not seen, a substitute is made by rapidly twirling a fire-pointed stick, moving the while from the dead or dying person towards the door or window. This is called ‘dearban De,’ ‘dealan De.’ The ancient Egyptians represented the soul leaving the body as a butterfly emerging from the chrysalis, sometimes from the mouth of the dead.” Quindi “deirin de”= “the last puff of smoke”, lo sbuffo di fumo disegnato agitando un bastoncino dalla punta incandescente.

la recensione della ninna ninna continua

FONTI
“Magia Celtica” Devon Scott
http://www.centrostudilaruna.it/il-piccolo-popolo-degli-elementi.html
http://www.centrostudilaruna.it/bestiari-medievali.html
https://camoscibianchi.wordpress.com/2014/09/28/la-fata-del-fuoco/
http://www.dolcevitaonline.it/brandy-di-salamandre-una-bevanda-psichedelica-slovena/
http://www.elicriso.it/it/piante_allucinogene/amanita_muscaria/
http://samorini.it/site/documentazione/bibliografia-italiana/allucinogeni-stregoneria-unguenti-rospi/
http://www.il-convivio.it/marte-alchemico-alchimia-e-astrologia-umanistica

LA RACCOLTA DEL VISCHIO

Il vischio non è una pianta che si possa seminare o coltivare: attacca le sue radici nell’albero ospite (mica tutti gli alberi però) e si propaga solo con il seme digerito dagli uccelli (mica tutti però) dopo che si sono cibati delle bacche.
Affinché la pianta cresca poi è necessario che si trovi in posizione soleggiata. Gli alberi su cui il vischio aderisce sono pioppi, tigli, olmi, noci, ma anche di meli, peri.

Il vischio quercino è quello più raro e forse l’unico raccolto dai Druidi, scrive infatti Plinio il Vecchio “I Druidi non considerano niente di più sacro del vischio e dell’albero sul quale esso cresce, purché si tratti di un rovere.In inverno il vischio quercino perde le foglie e sui rami brillano delle piccole e lucide bacche dorate.

La raccolta indiscriminata di vischio parallelamente alla distruzione delle zone boschive lo hanno reso una pianta rara e tutelata in Italia da diverse leggi regionali.

IL VISCHIO DELL’ANNO NUOVO

Per i Celti il vischio era il simbolo della resurrezione, della sopravvivenza della vita alla morte, affascinati dalla sua vita completamente aerea, credevano fosse l’emanazione della divinità sulla Terra.
Ancora Plinio il Vecchio racconta ” In realtà essi [i Druidi] ritengono tutto ciò che nasce sulle piante di rovere come inviato dal cielo, un segno che l’albero è stato scelto dalla divinità stessa. Peraltro il vischio di rovere è molto raro a trovarsi e quando viene scoperto lo si raccoglie con grande devozione: innanzitutto al sesto giorno della luna (che segna per loro l’inizio del mese, dell’anno e del secolo, ogni trent’anni) e questo perché in tale giorno la luna ha già abbastanza forza e non è a mezzo. Dopo aver apprestato secondo il rituale il sacrificio e il banchetto ai piedi dell’albero, fanno avvicinare due tori bianchi ai quali per la prima volta vengono legate le corna“.

“The Druids: Bringing In The Mistletoe” George Henry e Edward Atkinson Hornel, 1890

In Francia, la tradizione della raccolta del Vischio continuò ad essere osservata anche dopo la sua cristianizzazione, ritroviamo ancora nel XV secolo la cerimonia, detta guilanleuf o auguilanneuf   (“Au gui l’an neuf”, cioè “Al vischio dell’anno nuovo”) in cui chi raccoglieva il vischio gridava rivolgendosi alla folla “O Ghel an Heu” (” Che il grano germogli!”). Così l’acqua in cui era messo a macerare il vischio era benedetta e distribuita tra i malati e come prevenzione per attirare la buona sorte. Ma nel Medioevo l’ostracismo della Chiesa contro la religione pre-cristiana, demonizzò la pianticella di vischio, impedendone l’uso nelle chiese e nelle case, e solo il popolino continuava a utilizzarlo come amuleto al collo o per appenderlo alle porte delle stalle o  nelle cucine.  Fu l’epoca Regency a riportare in auge il vischio e lo vediamo nelle tante illustrazioni delle festività natalizie o citato nei romanzi. (continua)

PANACEA DI TUTTI I MALI

Plinio il Vecchio riferisce che: “i Galli credono che il vischio, preso come bevanda (l’acqua di Quercia), dia fecondità e operi da antidoto contro tutti i veleni…Credono che il vischio, macerato in forma di bevanda, doni la fertilità a ogni animale sterile, e che sia un rimedio contro tutti i mali…Alcuni pensano che il vischio sia più efficace se colto sulla quercia all’inizio della luna, senza usare arnesi di ferro e senza che tocchi terra; che guarisca l’epilessia, faccia concepire le donne che ne portano addosso e che, masticato e applicato sulle ulcere, le guarisca completamente“.

Un’avvertenza d’obbligo sulla sua tossicità, sia foglie che bacche quindi bisogna fare attenzione ai bambini che, attirati dalla lucentezza perlacea delle bacche, potrebbero avere la tentazione di mangiarle! E tuttavia il vischio possiede diverse proprietà curative, scrive Luca Bettosini: “Il vischio album è noto per le sue proprietà ipotensive, ovvero contribuisce ad abbassare la pressione arteriosa. È considerato: un antispasmodico e sedativo, poiché diminuisce il senso di oppressione al petto, le palpitazioni e il nervosismo; è antispasmodico e depurativo, in quanto aumenta la produzione di urine e l’eliminazione dei residui tossici in caso di nefriti gotta, artrite; è antinfiammatorio, poiché sembra alleviare i dolori reumatici e sembra molto efficace negli attacchi acuti di lombaggine e sciatalgia; è regolatore delle mestruazioni; in quanto possiede un buon effetto emostatico; e antitumorale, in quanto alcune proteine in esso contenuto riescono a distruggere efficacemente le cellule tumorali.” (tratto da qui)

LA PIANTA MAGICA DEL NATALE

Oggi il vischio oltre che essere inserito nelle terapie di cura è una pianta benaugurale utilizzata per decorare le porte e i vani di passaggio; come da tradizione è prassi scambiarsi un bacio se una coppia si trova sotto i suoi rami; un tempo bruciare il vischio dell’anno vecchio significava propiziare i raccolti e tenere lontano la malasorte. La pianta è inoltre molto decorativa anche a feste passate, piano piano nel suo disseccarsi prende un bellissimo colore dorato! continua

PIEMONTE

La legge n. 32 del 1982 della Regione Piemonte disciplina la raccolta del vischio: quantità moderata, da stringersi nel palmo della mano, e senza spezzare la pianta, o peggio segare i rami. Ci sono poi tutta una serie di normative da osservare quando si entra in Parchi e Zone protette, anche relativamente alla raccolta del vischio (che potrebbe essere vietata o limitata).
Dopo essersi ben informati sulla normativa vigente coloro che volessero andare per vischio lo trovano nel Biellese, in Val Susa e in alcune valli del cuneese, come pure nelle Valli Ossolane.

FESTA DEL VISCHIO – GRAGLIA (Biella)
Nella terza domenica di dicembre si svolge da più di dieci anni la festa del Vischio organizzata dalla Confraternita di Santa Croce e della Ss. Trinità, i rami raccolti dai volontari sono venduti nella casetta del vischio, insieme a tante specialità locali preparate dalle donne della Confraternita. In frazione “Santuario” (690 metri s.l.m) sul Sacro Monte di Graglia un noto santuario mariano.

VALLE D’AOSTA

FESTA DEL VISCHIO – SAINT DENIS 
Da quasi vent’anni l’8 DICEMBRE rivive la tradizione celtica: Il vischio è raccolto direttamente dagli abitanti del paese che lo cercano tra i boschi nei dintorni poi tra le stradine e gli slarghi del borgo storico, in un salire e scendere di scalette, il vischio è esposto e venduto nelle bancarelle degli artigiani, e ce n’è di tutte le taglie, dal classico rametto al cespuglio gigante. Non solo vischio, tra le curiosità delle bancarelle tante idee per rendere calda e accogliente la casa sotto le feste di Natale.  Dopo la premiazione dei vischi più belli, in una fiaccolata e nell’accensione del fuoco druidico.

(continua)

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/vischio.htm
https://terreceltiche.altervista.org/decorazioni-natalizie/
http://www.viverelamontagna.ch/wp/magazine/?p=5627
http://www.piemonteparchi.it/cms/index.php/rubriche/le-erbe-del-ben-essere/item/1764-il-vischio-che-tutti-i-mali-risana
http://www.piemonteparchi.it/cms/index.php/natura/piante/item/1740-un-bacio-sotto-il-vischio

http://www.altovastese.it/flora-2/vischio-pianta-sacra-antichi-simbolo-portafortuna-nuovo-anno/
http://www.photomazza.com/?Viscum-album-the-mistletoe-is-not&lang=it
https://janeaustensworld.wordpress.com/2011/12/24/gathering-mistletoe/