THE CRUEL SHIP’S CAPTAIN

Una ballata del mare dal titolo “The Captain’s Apprentice”, “Capitain James” o “The cruel ship’s captain” risalente alla seconda metà del 1700, si inserisce nel filone dei farewell dei condannati a morte che, in attesa della loro esecuzione, scrivono una sorta di confessione o ultime volontà (gallow confession): un giovane mozzo viene sottoposto a punizione dal capitano della nave, che abusa però del suo potere e lo uccide.
Three-small-drawings-illustrating-a-cautionary-tale-about-Three-Sailors-from-Bristol.-Sailor-hanged-from-the-yard-arm-sailor-being-flogged-and-humble-sailor-with-an-admiralAnche se le punizioni corporali erano considerate necessarie a mantenere la disciplina e ampiamente praticate nell’esercito, nelle istituzioni carcerarie e in generale sulle navi in cui il capitano era considerato il capo supremo, c’erano dei limiti che non si potevano superare, tra questi il sadismo tra i vertici del comando. Bisogna prima specificare che anche su di una nave mercantile la struttura del comando era altrettanto rigida come nella Royal Navy, i capi dovevano farsi ubbidire con ogni mezzo e una ciurma indisciplinata poteva ammutinarsi (era vero anche il contrario ossia che un capitano pazzo o sadico o entrambi le cose poteva spingere la ciurma all’ammutinamento)..

Qui si unisce un ulteriore dramma o scandalo sociale: quello degli orfani affidati all’assistenza pubblica che vengono venduti per pochi soldi come mozzi nei battelli di pesca, e trattati con estrema brutalità dai loro padroni fino a causarne la morte. Nella società del tempo erano i gentiluomini a detenere i posti del comando, nobili di sangue o di denaro che avevano ricevuto un’istruzione e un’educazione basata su rigide regole morali o se vogliamo su alti principi morali: quella di proteggere i deboli (donne e bambini) e gli infermi era un imperativo categorico.
Il nostro capitano quindi confessa due gravi colpe: la prima verso Dio, la seconda verso la classe sociale a cui appartiene.

Tratto da “Dal quadrato ufficiali al trono” Henry Kirke 1904
È difficile per noi oggi renderci conto della vita a bordo delle nostre navi da guerra durante la maggior parte del diciottesimo secolo. Abituati come siamo alla disciplina, pulizia e buon carattere delle nostre giacche blu, all’elevata educazione, competenza e maniere cortesi dei loro ufficiali, esitiamo a credere alle descrizioni che sono arrivate fino a noi. Gli ufficiali navali erano raramente gentiluomini, e se lo erano all’inizio, venivano presto brutalizzati dai loro associati e circostanti. Gli ufficiali inferiori erano tenuti in uno stato di vassallaggio, tiranneggiati e maltrattati dai loro capitani. Alcuni  di loro erano bravi marinai e valentuomini, ma rudi e rozzi, altri erano reprobi ubriaconi pieni di ignoranza e di impertinenza.. i capitani erano intrepidi marinai, ma molti di loro erano brutali, tirannici e capricciosi. Le ciurme erano la feccia della terra, la spazzatura raccolta dalle galere. L’ammutinamento era prevenuto soltanto mediante la più rigida  disciplina e crudeli punizioni. Il giro di chiglia, le frustate da tutta la flotta e altri orrori erano inflitti con frequenza.”

Da apprezzare la condensazione dei versi che dicono tutto quello che c’è da dire senza fronzoli!!

LA VERSIONE DI A.L. LOYD

La ballata si rinveridìsce a metà Ottocento diffondendosi nella contea di Norfolk a seguito di un fatto di cronaca locale.

Nelle note di ‘Leviathan!’ A. L. Lloyd scrive: “Nearly two centuries ago, a whaling skipper of King’s Lynn on the Norfolk coast was hanged for the brutal murder of an apprentice. Street singers had a long-winded ballad purporting to be his dying confession. In the foc’sles of the Greenland ships, the whalermen whittled away all the inessentials, and what remained was one of the briefest and most ferocious of all sea-songs. Early in the nineteenth century, a whale skipper was charged in King’s Lynn with the murder of an apprentice. A broadside ballad, in the form of a wordy gallows confession and good night, appeared, and in course of circulating round the East Anglian countryside it got pared down to the bone. The poet George Crabbe was interested in the case, and took it as a model for his verse-narrative of ‘Peter Grimes’, which subsequently formed the base of Britten’s opera. The opera is in three acts. The same ground is covered in three verses by a song as bleak and keen as a harpoon head.

ASCOLTA Bryan Ferry in Rogue’s Gallery: Pirate Ballads, Sea Songs and Chanteys ANTI 2006


I
A boy to me was bound apprenticed
Because his parents they were poor.
So I took him from St. James’ workhouse(1)
All for to sail on the Greenland shore(2).
II
One day this poor boy he did annoy me
Nothing to him then did I say
But I rushed him to my frozen yardarm(3)/And I kept him there ‘til the very next day.
III
When his eyes and his teeth did hang toward me(4)
With his hands and his feet bowed down likewise/And with a tarry gasket(5) there I killed him
Because I wouldn’t hear his cries.
IV
Now all you sea captains that go out a-navyin'(6)/Take a warning example by me/And don’t misuse your young apprentice boys
Or else its hanged you’ll surely be.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Un ragazzo s’ imbarcò come apprendista
perchè i suoi genitori erano poveri
così lo presi dall’orfanatrofio di St James(1)
per salpare verso le terre della Groenlandia(2)
II
Un giono questo povero ragazzo mi infastidì,
allora non gli dissi niente
ma lo spedìì sul pennone congelato(3)
e ce lo tenni fino al giorno successivo
III
Quando i suoi occhi e i denti schizzarono fuori(4)
e anche le mani e i piedi si contrassero
allora lo uccisi con una cima impermeabilizzata(5)
perchè non volevo sentire i suoi lamenti
IV
Voi capitani che siete in Marina(6)
prendete esempio da me
e non abusate dei vostri giovani novellini
oppure sarete di certo impiccati

NOTE
1) Le workhouse erano istituzioni concepite per fornire lavoro e assistenza ai poveri e agli infermi, che furono attive in Inghilterra, ma anche in Olanda e nelle colonie inglesi d’America, dal XVII al XIX secolo. Fondate dalle parrocchie, alle quali la Poor Law del 1601 assegnò il compito di occuparsi dei poveri, scomparvero nel XX secolo.
Nel 1834, solo 3 anni prima che Vittoria divenne Regina, passò un atto parlamentare chiamato “Poor Law Amendment Act”. Come risultato di ciò, molte workhouses furono costruite per sistemare persone povere. Erano state progettate per essere così rigide e oppressive che solo i veri bisognosi avrebbero cercato un rifugio in esse.
Si sperava che le case di lavoro avrebbero risolto il problema della povertà poichè molte persone ricche credevano che le persone erano povere perchè erano pigre, e li chiamavano “undeserving poor” (=poveri indegni)
Molte famiglie erano così povere da venir classificate come “paupers”. “Pauperism” era un termine usato per descrivere persone che non avevano modo di mantenersi. Ma la povertà non era causata da pigrizia, come credevano i benestanti, ma dalla disoccupazione, dall’incremento della popolazione e dai prezzi alti del cibo.
Per molte persone le workhouses erano l’ultima risorsa. I “pazienti” venivano generalmente classificati in due diversi gruppi:
i “impotent poor” erano coloro che non erano in grado di badare a se stessi, come gli anziani, i bambini piccoli, i malati, i menomati, le madri non sposate, i ciechi e i pazzi.
Gli “able bodied poor” erano coloro che non avevano lavoro e quindi niente denaro per vivere.
Appena i “paupers” arrivavano alle workhouses venivano lavati e i loro capelli tagliati corti. Tutti i loro effetti personali venivano portati via e gli venivano date delle uniformi da indossare. Solitamente per le donne questa era una informe tunica senza giro vita che raggiungeva le caviglie, mentre gli uomini dovevano indossare camicie e pantaloni che calzavano male.
Nessun “paziente” poteva lasciare la workhouse se non permanentemente. Sfortunatamente, molti di loro morivano nelle workhouse a causa delle terribili condizioni.
Ancora peggio, alcuni bambini che nascevano nelle workhouse non vedevano mai il mondo esterno.
Il lavoro era disegnato per essere duro e tedioso ed era parte essenziale del regime delle workhouses.
La colazione era alle 5.00 am da Marzo a Settembre e alle 7.00 am negli altri mesi e si iniziava a lavorare dopo le preghiere. Con solo due pause per pranzare, cenare e altre preghiere, si andava a letto alle 8.
Si pensava che la religione avrebbe aiutato i poveri a superare la loro “pigrizia, incoscienza e ubriachezza”. (tratto da qui)
2) il battello è presumibilmente una baleniera diretta verso i mari del Nord
3) si presume che l’apprendista sia stato legato come un salame e appeso al pennone, questa era una delle punizioni che veniva inferte ai marinai, l’altra preferita erano i colpi di frusta
4) versi di difficie traduzione letteralmente in italiano: “Quando i suoi occhi e i denti penzolarono verso di me” che non ha molto senso
anche scritto
“And when his hands and his feet did hang towards me
And with his head bowed down likewise”
(in italiano quando mani e piedi penzolarono verso di me e anche la testa cadde in avanti) oppure
“When his arms and his legs did bow down low,
And his hands and his feet likewise”
(in italiano quando braccia e gambe si piegarono verso il basso e anche mani e piedi)
5) gasket= a piece of rope, used to secure a sail; a rope covered in waterproof tar and used to lash furled sails.  Talvolta il capitano usa un oggetto contuntende come un’aspa in altre versioni è scritto infatti “iron gasket” oppure “bloody iron bar” cioè una sbarra di ferro. In questa versione il ragazzo viene ucciso per soffocamento legandogli la bocca con una cima
6) Navy è la marina militare in senso più specifico si tratterebbe di un avviso ricolto ai capitani della Marina Militare Britannica ma più in generale “andare per mare”

LA VERSIONE DI VAUGHAN WILLIAMS

Anch’egli ha raccolto una versione della ballata nel 1905 a King’s Lynn. Il commento di Roy Palmer (in Bushes and Briars: Folk Songs Collected By Ralph Vaughan Williams, Roy Palmer, 1983 & 1988)
The plight of pauper children farmed out as apprentices by the poor law guardians caused widespread concern in the late eighteenth and early nineteenth centuries. One thinks of the famous Memoirs of Robert Blincoe, which describes the fourteen-year apprenticeship to a Nottinghamshire mill-owner of a boy sent out from St Pancras Workhouse in London at the age of seven, in 1799. At about the same time the death of another pauper apprentice was being chronicled in a fine but bitter song which was sung for another hundred years and more, and still lingers in oral tradition. Vaughan Williams collected it from a septuagenarian fisherman, Mr James Carter, at King’s Lynn, and assumed that it was a local production, mainly because of the mention of St James’s Work house in the town, so called because St James’s Chapel had been converted to the use of the poor as early as 1682. However, two verses (5 and 6 here) in Vaughan Williams’s scrapbook additional to those sung by Mr Carter (perhaps remembered later by him, and sent on) move the scene to Bristol. This squares with a broadside recently turned up by Mike Yates in the St Bride Institute. It is without imprint, though probably dating from about 1800, and entitled ‘A New Copy of Verses, Made on Captain MILLS, now under Confinement in Newgate, at Bristol, for the murder of THOMAS BROWN, his Apprentice Boy’. The account may have been fictional, though there is a record that in 1798 the captain of the Loyal Briton, off Minorca, ‘killed his Cabin-boy by striking him on the head with a handspike’ and ‘was ordered back to England for trial’ (‘The Adventures of Serjeant Benjamin Miller’, in Journal of Army Historical Research, vol. VII, p.16). A discrepancy in the broadside is its mention of St James’s Workhouse, though Bristol Workhouse was called St Peter’s Hospital. (However, there is a St James district in Bristol.) Whatever the doubts as to its precise origin, the song held the imagination of singers. It travelled to America, was jotted down in the backs of the logbooks of several whaling ships (see Gale Huntington, Songs the Whalemen Sang, New York, 1970), and continued to circulate in England until this century, mainly in Norfolk, but also in Dorset. Vaughan Williams was deeply impressed by Mr Carter’s version (though he collected others), and he used the melody or reminiscences of it in several of his orchestral works, including the Norfolk Rhapsody, Sea Symphony and Pastoral Symphony.

ASCOLTA Jim Moray in Skulk 2012
ASCOLTA la versione ottocentesca


I
One day this poor boy and to me was bound apprentice
Because of being so fatherless
I took him out of St. James Workhouse
His mother being in deep distress
II
One day this poor boy unto me offended
But nothing (un)to him I did say
Up to the mainmast shroud I sent him
And kept him there all that long day
III
Oh with my marling-spike, I misused him/So shamefully I won’t deny/And with the garling-spike rope I gagged him
Because I could not bear his cries
IV
His legs and hands on to me expanded
His pretty face to me likewise
And by my barbarous cruel entreatment
The very next day this young (poor) boy died
V
So come here captains, all throughout this nation
Hear voice in warning take by me
Take special care of your apprentice
while you are on the raging sea.
traduzione italiano  di Cattia Salto
I
Un ragazzo si imbarcò come apprendista
perchè era senza padre
così lo presi dall’orfanatrofio di St James(1)
essendo sua madre in povertà
II
Un giono questo povero ragazzo mi infastidì,
allora non dissi niente
e lo spedìì sulle sartie dell’albero maestro
e ce lo tenni fino al giorno successivo
III
E con la mia aspa(2) lo maltrattai
così vergognosamente, non lo nego,
e con la cima lo imbavagliai
perchè non volevo sentire i suoi lamenti
IV
Le sue gambe e le mani si distesero verso di me
come pure il suo volto grazioso(3)
e a causa del mio barbarico e crudele trattamento
il giorno dopo questo ragazzo morì
V
Venite qui voi capitani ovunque siate in questa nazione
ascoltate l’avviso e prendete esempio da me
prendetevi cura del vostro apprendista
quando siete sul mare in tempesta.

NOTE
1) vedi note sopra
2) Nome specifico delle aste, o barre, con le quali si facevano girare i cabestani e poi, per estensione, passato ad ogni leva o manovella usata a bordo.
3) il sospetto che il ragazzino fosse l’oggetto sessuale del capitano sorge più che spontaneo!

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=77777
https://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/thecruelshipscaptain.html
http://singout.org/2016/02/29/the-cruel-ships-captain-the-captains-apprentice/
http://singout.org/2016/02/29/the-cruel-ships-captain-the-captains-apprentice/2/
http://singout.org/2016/02/29/the-cruel-ships-captain-the-captains-apprentice/3/
http://singout.org/2016/02/29/the-cruel-ships-captain-the-captains-apprentice/4/
http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/433.html

Ye Mariners All (A jug of this)

sailor drinking“Ye Mariners All” was collected at the beginning of the 20th century by the Hammond brothers from Mrs Marina Russell of Upwey in Dorset and published in “The Penguin Book of English Folk Songs” (1959); it is a melancholic or caustic drinking song. The text appears in print around 1840 combined with the melody “A Brisk Young Sailor Courted Me” or “Died for Love” that is the lament of a girl betrayed by a sailor. The ballad is classified mostly in sea songs and is not really an Irish song about drinking. The Clancy Brothers recorded it with the title of “A Jug of this” as an Irish lament.
Raccolta sul campo agli inizi del Novecento dalla signora Marina Russell di Upwey, Dorset e pubblicata nel The Penguin Book of English Folk Songs (1959) “Ye Mariners All” è una drinking song dalla vena malinconica o caustica. Il testo compare in stampa verso il 1840 abbinato alla melodia “A Brisk Young Sailor Courted Me” ovvero “Died for Love” cioè il lamento di una fanciulla tradita da un marinaio.
La ballata è classificata per lo più nelle sea songs e non è propriamente una canzone irlandese sul bere. I Clancy Brothers l’hanno registrata con il titolo di “A Jug of this” l’effetto è una sorta di irish lament.

Tommy Makem

Fairport Convention in Tipplers Tales 1978 con un lungo preambolo strumentale il canto inizia a 2:30

Seth Lakeman in The Punch Bowl 2002.

Lehto&Wright live 2010

Robin Holcomb & Jessica Kenny in Son Of Rogues Gallery ‘Pirate Ballads, Sea Songs & Chanteys ANTI 2013


I
Oh ye Mariners (1) as you pass by,
Well come into drink if you are dry.
Come and spend, my lads,
your money brisk,
And pop your nose in (this one.
Drink another) jug of this (2).
II
Oh ye tipplers, have you that crown (3)?
For you are welcome all to sit down.
Come and spend, my lads,
your money brisk,
And pop your nose in (this one.
In another) jug of this.
III
Now I’m old and I can scarcely crawl,
I’ve an old grey beard and a head that’s bald.
Crown my desire
and fulfill my bliss,
With a pretty young girl
And a(nother) jug of this (4).
IV
Now I’m in my grave
and I am dead (5),
And all these sorrows are passed and fled.
Go and turn myself (transform me) into a fish (6),
And let me swim (around you)
In a(nother) jug of this.
traduzione italiano di Cattia Salto
I
Voi marinai (1) di passaggio
entrate a bere se avete sete,
venite a spendere, ragazzi
i vostri soldi alla svelta,
e infilate il naso
in questa boccia (2)
II
Voi, forti bevitori, avete una corona (3)?
Perchè siete tutti invitati a sedervi,
venite e spendete, ragazzi,
i vostri soldi alla svelta,
e infilate il naso
in questa boccia
III
Ora che sono vecchio e cammino a stento,
ho una vecchia barba grigia e una testa calva,
corono il mio desiderio
e soddisfo la mia beatitudine
con una bella ragazzina
e questa boccia (4)
IV
Ora che sono nella tomba
e sono morto (5)
e tutti i dolori sono passati e finiti
mi trasformo in un pesce (6)
per poter nuotare (intorno a te)
in questa boccia

NOTE
1) in the first transcriptions (the Hammond brothers) its report “mourners” as if the guests invited to enter the pub to drink were those of a funeral procession. In reality it is the word mar’ners a dialectal form for sailors [nelle prime trascrizioni (the Hammond brothers ) si riporta “mourners” come se gli invitati ad entrare nel pub per bere fossero quelli di un corteo funebre. In realtà si tratta della parola mar’ners una forma dialettale per marinai]
2) ovvero “e infilate il naso in questo, bevete un’altra boccia di questo“. Non è automatico tradurre in italiano il temine jug: in fiorentino si direbbe boccia, che richiama l’immagine delle bottiglie di vino da 5 litri (una bottiglia piuttosto grande con il collo stretto). Ma può essere anche una caraffa con tanto di manico e collo più svasato che assomiglia a una brocca. Potrebbe anche essere un vaso di vetro per conservare marmellate o ortaggi o il barattolo del miele. Un termine quanto mai generico che a me richiama l’orcio toscano, il recipiente di terracotta, panciuto e di forma allungata con il collo ristretto, spesso a due manici in cui si conservavano o trasportavano i liquidi. In antico era una unità di misura equivalente a circa 38 litri, ma rimpicciolito ecco che l’orcio era usato come una brocca.
jug= boccia, brocca, caraffa, bottiglia.
3) oppure “Oh mariners all, if you’ve half a crown”: la corona in senso di moneta
4) letteralmente “in un’altra boccia (brocca) di questo
5) evidently not all those who end up in the grave can consider themselves dead, so the singer prefers to specify it! [evidentemente non tutti quelli che finiscono nella tomba possono considerarsi morti, così chi canta preferisce specificarlo!]
6) I don’t know if there are intentional connotations towards Christian symbologies, but what a heavenly bliss for those who love the drink !! [mi piace l’idea della reincarnazione in un pesce anche se non so se ci siano intenzionali connotazioni verso simbologie cristiane, ma quale paradisiaca beatitudine per chi ama il bere!! ]

To revive the atmosphere I propose a country dance favourite by mariners (in John Playford’s English Dancing Master 1651)
Per ravvivare l’atmosfera propongo una contraddanza favorita dai marinai (dal Dancing Master di Playford 1651)
“Row Well, Ye Mariners” 

LINK
http://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/yemarinersall.html
http://mysongbook.de/msb/songs/xyz/yemarine.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=49380
http://celtic-lyrics.com/lyrics/279.html
http://shanty.rendance.org/lyrics/showlyric.php/mariners
http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/27.html

THE TURKISH REVERLY

Una sea ballad molto popolare nel circuito folk anglo-americano conosciuta con vari titoli (“The Sweet Trinity”, “The Golden Vanity”, “The Golden Willow Tree”) appare in stampa in foglio volante (broadside) nel 1635 con il titolo di Sir Walter Raleigh Sailing In The Lowlands.Il professor Child la riporta in tre versioni (Child ballad #286) collegandola storicamente al vascello di Sir Walter Raleigh “The Sweet Trinity”, un personaggio impopolare, di quella nuova nobiltà nata dal mondo degli avventurieri, spocchiosa ma anche infida.
Nella ballata  si narra un evento rocambolesco quanto improbabile: l’affondamento di una nave nemica bucandone lo scafo con un non ben precisato attrezzo! (vedere introduzione)

LA VERSIONE AMERICANA

Una versione sentimentale viene dalla Virginia, da una registrazione sul campo di Horton BarkerChilhowie / St. Clair’s Bottom risalente al 1932 ripresa da Paul Clayton nel suo album “Whaling and Sailing Songs from the Days of Moby Dick”.
Così si riporta nelle note “The ballad probably originated about the middle of the 17th century when the Barbary pirates (known as Turks) raided shipping in the English Channel and even looted coastal towns.” He transcribed and learned his version from a 1932 aluminum recording of one of the best American traditional singers, Horton Barker of Chilhowie / St. Clair’s Bottom, Virginia, in the collection of the Virginia Folklore Society.”

Il nome che viene dato alla nave berbera pirata è declinato in molte varianti che non sempre sono il titolo della ballata: “The Turkish Reveille,” “The Turkish Revelee,” “The Turkish Rebilee” and “The Turkish Revoloo,” “The Turkish Revelry,” “The Turkish Revelrie,” “The Kish Rebel Lee,” “The Turkish Revelee,” “The Turkish Shilveree,” e “The Turkish Travelee.”

ASCOLTA Paul Clayton in “Whaling and Sailing Songs from the Days of Moby Dick” 1957

ASCOLTA Loudon Wainwright III in Rogue’s Gallery, Pirate Ballads, Sea Songs, and Chanteys ANTI 2006 (versione che riprende quella di Paul Clayton del 1957)


I
There was a little ship
and she sailed on the sea
and the name of the ship was the Turkish Revelry(1)
she sailed down in that lonely lonesome water, she sailed on the lonesome sea
II
Up stepped a little sailor
saying “What will you give to me(2)
to sink that ship to the bottom of the sea? If I sink her in the lonely lonesome water ..
III
“I have a house and I have some land
and I have a daughter that shall be at your command(3)
if you sink her in the lonely
IV
He bowed on his breast
and away swam he
and he swam till he came to the Turkish Revelry
she sailed down in that lonely …
V
He had a little awe
all made for to bore(4)
and he bored nine holes in the bottom of the floor
and he sink her in the lonely …
VI
He bowed on his breast
away swam he
and he swam till he cam to the Golden Willow Tree
as she sailed on the lonely …
VI
“Captian o’ captian
will you be good as your word
or either take me up on board
for I’ve sunk her
in that lonely …”
VII
“No I won’t be
as good as my word(5)
or neither will I take you up on board
though you’ve sunk her
in that lonely ..”
VIII
“If it were not for
the love I bear your men(6)
I would sink you the same just as I sank them
I’d sink you in that lonely …”
IX
He bowed on his breast
and downward sunk he
bidding a farewell to the Golden Willow Tree
he sunk in that lonely …
traduzione italiano di Cattia Salto
I
C’era una piccola nave
che navigava sul mare
e il nome della nave era
“the Turkish Revelry”(1)
navigava in quelle acque solitarie
di un mare solitario.
II
Avanti si fece un giovane marinaio,
dicendo “Cosa mi darete(2)
per mandare quella nave sul fondo dell’oceano?
Se l’affondassi nelle acque solitarie..”
III
“Ho una casa e delle terre
e ho una figlia che sarà al tuo comando(3),
se tu la affondassi nelle acque solitarie..”
IV
Il ragazzo si piegò in avanti
e via nuotò
e nuotò finchè raggiunse la
“Turkish Revelry”
che navigava sulle acque solitarie
V
Ebbe una piccola indecisione
di dove bucare(4),
ma poi fece 9 buchi sul fondo della chiglia
e l’affondò nelle acque solitarie..
VI
Si piegò in avanti
e lontano nuotò
e nuotò finchè raggiunse la “Golden Willow Tree”
che navigava nelle acque solitarie..
VI
“Capitano o capitano,
mantenete fede alla vostra parola,
prendetemi a bordo
perchè ho affondato la nave
in quelle acque solitarie..”
VII
“No, non voglio
essere di parola(5)
e nemmeno prenderti a bordo
sebbene tu abbia affondato la nave
in quelle acque solitarie ..”
VIII
“Se non fosse per l’amore che porto ai vostri uomini(6)
vi affonderei come ho affondato l’altro equipaggio
vi affonderei in quelle acque solitarie.. 
IX
Si piegò in avanti
e verso il basso affondò
mandando un addio alla Golden Willow Tree
affogò in quelle acque solitarie..

NOTE
1)i pirati musulmani delle coste africane provenivano da quella che gli europei chiamavano Barberia (in inglese Barbary e in francese Côte des Barbaresques) ovvero Algeria Tunisia, Libia, Marocco (e più precisamente le città-stato di Algeri, Tunisi e Tripoli, ma anche i porti di Salè e Tetuan). La definizione più corretta è corsari barbareschi perchè assalivano solo le navi dell’Europa cristiana (compiendo inoltre razzie anche nei paesi cristiani della costa atlantica e del mediterraneo per procacciare schiavi o per ottenere lauti riscatti). Nel termine barbareschi si comprendevano arabi, berberi, turchi nonché i rinnegati europei. Per quanto le attività piratesche fossero endemiche nel Mar Mediterraneo il periodo di massima attività dei corsari barbareschi fu la prima metà del 1600. Le ballate sui pirati “turchi” riprendono popolarità negli anni tra il 1795 e il 1815 in concomitanza degli attacchi dei corsari barbareschi alle navi americane. continua
2) l’eroico mozzo non era poi così disinteressato a guadagnarci qualcosa oltre che la fama, e prima di prestare il suo aiuto chiede una contropartita
3) il capitano nell’immediatezza del pericolo promette non solo una ricompensa in denaro ma anche la mano della figlia, una promessa esorbitante data la differenza sociale tra i due, che ci si aspetterebbe più estorta dal giovane durante una trattativa che offerta spontaneamente dal capitano (a meno che non ci fosse già la malafede in partenza!)
4) il giovane mozzo dopo essersi diretto sotto lo scafo nemico lo buca in più punti facendolo affondare! Che fosse un’impresa realizzabile è del tutto opinabile, forse era passata per la testa di qualche “stratega dei mari” l’idea della formazione di un corpo di “sommozzatori” che si immergono sotto lo scafo per bucarlo! Poi sono arrivati i sottomarini…
5) il capitano, molto poco nobilmente, si rimangia la promessa e per nulla riconoscente, non intende riprendere a bordo il giovane mozzo
6) il giovane però non vuole rivalersi sulla nave e il suo equipaggio e si lascia annegare.

LA MELODIA CON PIU’ BRIO: THE GOLDEN VANITY

Ecco come diventa la stessa melodia velocizzata e in stile bluegrass!

ASCOLTA The Almanac Singers in “The Very Best Of American Folk titolo” The Golden Vanity

ASCOLTA Crooked Still in “Some Strange Country”, 2011 titolo “The Golden Vanity” nel video live 2009 , un arrangiamento molto personale in progressive bluegrass


I
There was a little ship
and she sailed on the sea
and the name of the ship was the Turkish Revelry(1)
she sailed upon the low, the lonesome low, she sailed upon the lonesome sea
II
She had not been out many more weeks than three
When she was overtaken by the Turkish Revelry
Sailing on the low..
III
Then up spoke a little cabin boy
saying “What will you give to me(2)
if I will them destroy?”
If I sink her in the low ..

IV
“The man who them destroys”,
the captain then replied
“It’s five thousand pounds
and my daughter for your bride”
If you sink them in the low..”
V
The boy smote his breast,
and down jumped he
He swam until he came to the Turkish Revelry
Sailing on the low…

VI
He had a little tool,
made for the use
He bored nine holes in her hull all at once
He sank her in the low …

VII
He swam back to the ship,
he beat upon the side
Crying “Captain pick me up,
I’m waving with the tide”
“I’m sinking in the low
VIII
“I will not pick you up”,
the Captain then replied
“I’ll shoot you, I’ll drown you,
I’ll sink you in the tide
I’ll sink you in the low…
traduzione italiano di Cattia Salto
I
C’era una piccola nave
che navigava sul mare
e il nome della nave era “the Turkish Revelry”(1)
navigava nelle acque solitarie
di un mare solitario.
II
Non erano passate che più di tre settimane
quando fu superata dalla Turkish Revelry
navigava nelle acque solitarie…
III
Avanti si fece giovane mozzo,
dicendo “Cosa mi darete(2)
se li distruggerò?
Se l’affondassi nelle acque solitarie..”
IV
“All’uomo che li distruggerà –
allora il capitano rispose –
andranno 5mila sterline
e mia figlia in sposa(3),
se tu li affondassi nelle acque solitarie..”
V
Il ragazzo si piegò in avanti
e giù si gettò
e nuotò finchè raggiunse la “Turkish Revelry”
che navigava sulle acque solitarie
VI
Aveva un piccolo attrezzo
fatto per lo scopo(4), e fece 9 buchi sul fondo della chiglia in un colpo solo
e l’affondò nelle acque solitarie..
VII
Nuotò di ritorno alla nave
e diede un colpo sulla fiancata
gridando “Capitano prendimi su
sto nuotando contro corrente
sto affondando nelle acque solitarie..
VIII
“Non ti tirerò su –
il capitano allora rispose-
ti sparerò e ti annegherò(5)
ti affonderò nella corrente
ti affonderò nelle acque solitarie..

NOTE
4) qui la fantasia popolare si dilunga nell’immaginare come si potesse far affondare una nave perforandone lo scafo: ecco un prodigioso attrezzo che con un colpo riesce a fare 9 buchi
5) il capitano, molto poco nobilmente, si rimangia la promessa e per nulla riconoscente, non intende riprendere a bordo il giovane mozzo, anzi per essere certo che muoia gli spara pure!!

continua

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=49885
http://web.lyon.edu/wolfcollection/songs/riddlegolden1260.html
http://www.harbourtownrecords.com/peterslyricsgoldenvanity.htm

BALTIMORE WHORE: A BAWDY SAILOR SONG

Read the post in English

ATTENZIONE: il  contenuto potrebbe risultare offensivo!

hells-pavementClassificata come Bawdy song è intitolata anche più genericamente “Four Old Whores“. Nella versione “You’re a liar” le puttane diventano tre e provengono da Winnipeg o dal Canada, ma ovviamente visto l’argomento le “signore” provengono un po’ da tutti i porti di mare. Nel libro “The Erotic Muse: American Bawdy Songs”, Ed Cray scrive: ‘One of the most persistent notions in folklore is the belief that the greater the size of the sexual organ, the greater the sexual pleasure or capacity. The idea appears again and again in folk song, sometimes as an incidental line, and sometimes, as in this sea song, as a series of outlandish lies.

Così Laurence Owen commenta “ If we take Cray’s point that in folklore, the genital size of either gender equates to how good you are in the sack, then the true meaning of the song is plain. This is the female equivalent of a dick swinging contest. The characters are reclaiming back that right directly from the patriarchy. Within the confines of the song, our four fictional subjects are not victims. They are women in complete control, showing off amongst themselves in the same way lads might do down the pub after watching the football. If anything, I believe the song’s message is one of equality.

Oltre a prestarsi per “pirates convention” e “punk reunions” il brano è interpretato come “comedy song”

Gavin Friday in Rogue’s Gallery: Pirate Ballads, Sea Songs, and Chanteys, ANTI 2006 . Ma da dove arriva questa voce così sensuale? Dal cantautore e attore irlandese già fondatore del gruppo punk, new wave- post punk o come altro dir di voglia, Virgin Prunes

Laurence Owen 2013 (strofe I, II, IV, III, VI)


I
There were four old whores from Baltimore/Drinking the blood red wine
And all the conversation was
“Yours is smaller than mine.”(1)
Chorus:
Timmy(2) roly poly(3), tickle my hole-y,
Smell of my slimy slough,
and drag your nuts across me guts(4),
I’m one of the whorey(5) crew.
II
“You’re a liar,” said the first whore,
“Mine’s as big as the air
The birds fly in, the birds fly out,
And never touch a hair.”
III
“You’re a liar.” said the second,
“Mine’s as big as the sea
The ship sails in, the ship sails out
Never troubles me.”
IV
“You’re a liar,” said the third one,
“Mine’s as big as the moon,
the men jump in, the men jump out,
Never touch the womb.”
V
Swab your decks, me hearties
Slice them up with pride(5)
Light your oars, you sons of whores
Yours is smaller than mine
VI
“You’re a liar,” said the last whore,
“Mine’s the biggest of all,
the fleet sailed in on the first of June,
and didn’t come back till Fall.” (6)
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
C’erano quattro puttane di Baltimora che bevevano vino rosso scuro e discutevano così
” Le vostre sono più piccole della mia”. Coro
Per la mia ciccina, titillatemi il buco, annusate la mia palude vischiosa
e trascinate le vostre palle per le mie viscere, sono una del bordello!
II
“Sei una bugiarda – dice la prima puttana – La mia è più grande del cielo, gli uccelli ci volano dentro e fuori e mai toccano un pelo”.
III
“Sei una bugiarda – dice la seconda – la mia è più grande del mare, le navi vanno e vengono e non mi disturbano mai”.
IV
“Sei una bugiarda – dice la terza  – la mia è grande quanto la luna, gli uomini ci saltano dentro e fuori e non toccano mai il fondo.
V
Ramazzate i ponti, miei cuoricini, tranciateli (i pesci) fieri,
remate figli di puttana
le vostre sono più piccole della mia.”
VI
“Sei una bugiarda – dice l’ultima puttana – la mia è la più grande di tutte, la flotta ci è salpata il primo di giugno e non è ritornata che fino all’autunno”

NOTE
1) Laurence Owen dice “Mine is bigger than yours” il riferimento è in merito alla grandezza della vagina
2) una contrazione-assonanza che sta per “Through me”
3) roly poly vuol dire cicciottella, una persona sovrappeso ovvero rotondetta, paffuta
3) anche I drag my balls across the halls (trascino le mie palle per le stanze); letteralmente “trascina le tue noccioline per le mie budella”
4) anche sporting
5) non ho la più pallida idea di cosa voglia dire, probabilmente trattandosi delle mansioni dei marinai su una nave si riferisce alla pulizia del pesce.
6) l’immagine esprime una paura tipicamente anni 50 connessa al complesso di castrazione:  la vagina femminile è vista come una voragine che inghiotte l’uomo il quale non si sente  all’altezza di un rapporto fisico, incapace di soddisfare le necessità di una donna.

FONTI
https://ismaels.wordpress.com/2009/01/17/rogue%E2%80%99s-gallery-the-art-of-the-siren-16/
http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=2105
http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=8047
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=47495
http://mrlaurenceowen.bandcamp.com/track/baltimore-whores
http://www.chortle.co.uk/correspondents/2014/05/31/20297/am_i_a_misogynist
http://oldunclecrow.wordpress.com/2010/10/10/the-slimy-slough-of-late-modern-upper-middlewestern-american-boyhood-sexual-versification/
http://everything2.com/title/Doug+Clark+and+the+Hot+Nuts

High Barbary

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The George Aloe and the Sweepstake o (The Coasts of) High Barbary è considerata sia una sea shanty che una ballata (Child ballad #285) e di certo la sua versione originale è molto antica e probabilmente cinquecentesca. Così’ nella commedia seicentesca  “The Two Noble Kinsmen” leggiamo: “The George Alow came from the south, From the coast of Barbary-a; And there he met with brave gallants of war, By one, by two, by three-a. Well hail’d, well hail’d, you jolly gallants! And whither now are you bound-a? O let me have your company”

French_ship_under_atack_by_barbary_pirates

CORSARI BARBARESCHI

I pirati musulmani delle coste africane provenivano da quella che gli europei chiamavano Barberia (in inglese Barbary e in francese Côte des Barbaresques) ovvero Algeria Tunisia, Libia, Marocco (e più precisamente le città-stato di Algeri, Tunisi e Tripoli, ma anche i porti di Salè e Tetuan). La definizione più corretta è corsari barbareschi perchè assalivano solo le navi dell’Europa cristiana (compiendo inoltre razzie anche nei paesi cristiani della costa atlantica e del mediterraneo per procacciare schiavi o per ottenere lauti riscatti). Nel termine barbareschi si comprendevano arabi, berberi, turchi nonché i rinnegati europei. “I più attivi e organizzati corsari musulmani furono quelli con base nelle città costiere del Maghreb, soprattutto Algeri, Tunisi e Tripoli. Con i loro entroterra, queste città costituivano degli stati corsari pressoché indipendenti dal lontano potere dei sultani di Istanbul. La pirateria contro i cristiani era una lucrosa attività (da non dimenticare il commercio o il riscatto degli schiavi catturati) perfettamente legale, spesso incoraggiata dagli stessi sultani ottomani, specialmente quando questi erano in guerra contro paesi cristiani. Nonostante varie spedizioni punitive da parte di Stati europei e persino dei neonati Stati Uniti d’America (contro Tripoli), l’attività corsara delle reggenze maghrebine (talvolta con strane, ma non troppo, alleanze come ad esempio quella con la Francia) continuò per alcuni secoli”. (tratto da qui)
Nell’affare c’erano anche per buona misura i corsari cristiani, che compivano uguali razzie lungo le coste della Barberia (principalmente gli ordini cavallereschi e marinari dei Cavalieri di Malta e dei Cavalieri di Santo Stefano, ma ovviamente in questi casi si parlava di “crociata” e non di pirateria!!) “Se per le reggenze di Algeri, Tunisi e Tripoli il prigioniero valeva essenzialmente il riscatto per i cristiani, invece, i prigionieri diventavano “schiavi” maghrebini – che raramente venivano richiesti indietro – i quali diventavano oggetto di commercio interno e venivano impegnati nel servizio pubblico (ad esempio come rematori sulle galere) o in ambito domestico (specie le donne), e particolarmente rilevante è il fenomeno degli schiavi africani utilizzati in Sicilia tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento per il lavoro nei campi. Da qui il famoso detto “Cu pigghia un turcu, è sou” (Chi arraffa un turco ne diventa proprietario) che fa da controcanto al più famoso “Mamma li turchi!” (Aiuto, arrivano i turchi!)”. (tratto da qui)

Per quanto le attività piratesche fossero endemiche nel Mar Mediterraneo il periodo di massima attività dei corsari barbareschi fu la prima metà del 1600.

PRIMA VERSIONE

Stan Hugill nella bibbia “Shanties From The Seven Seas” riporta due melodie una più antica quando la canzone era una forebitter e una più veloce come canto marinaresco (capstan chantey).
La versione più antica della ballata racconta di due navi mercantili The George Aloe, e The Sweepstake con la George Aloe che vendica l’affondamento della seconda nave usando la stessa “cortesia” alla ciurma delle nave pirata francese la quale aveva gettato in mare l’equipaggio della Sweepstake.
Pete Seeger

Joseph Arthur in  Rogue’s Gallery: Pirate Ballads, Sea Songs, and Chanteys, ANTI- 2006 (biografia e dischi qui) in versione rock


There were two lofty ships
From old England came
Blow high, blow low(1)
And so sail we
One was the Prince of Luther
The other Prince of Wales
All a-cruisin’ down the coast
Of High Barbary
“Aloft there, aloft there”
Our jolly bosun cried
“Look ahead, look astern,
Look to weather an’ a-lee”
“There’s naught upon the stern, sir
There’s naught upon our lee
But there’s a lofty ship to wind’ard
An’ she’s sailin’ fast and free”
“Oh hail her, oh hail her”
Our gallant captain cried
“Are you a man-o-war
Or a privateer?” cried he
“Oh, I’m not a man-o-war
Nor privateer,” said he
“But I am salt sea pirate
All a-looking for me fee”
For Broadside, for broadside
A long time we lay
‘Til at last the Prince of Luther
Shot the pirate’s mast away
“Oh quarter, oh quarter”
Those pirates they did cry
But the quarter that we gave them
Was we sank ‘em in the sea
Traduzione italiano di Cattia Salto
C’erano due alteri  vascelli
provenienti dalla vecchia Inghilterra, (tira forte, tira piano
che così salpiamo
)
Uno era il “Prince of Luther”
e l’altro il “Prince of Wales”,
entrambi a farsi un giretto per le coste della Barberia.
“A riva là
– il nostromo gridò –
guarda avanti, guarda a poppa,
guarda al tempo sottovento!”
“Non c’è niente a poppa, signore,
non c’è niente sottovento
ma c’è un vascello a sopravvento
e naviga veloce e spedito.”
“Maledizione, maledizione
– il nostro capitano gridò –
siete un militare
o un corsaro?”
“Non sono un militare
e nemmeno un corsaro – disse lui –
ma sono un pirata del mare
in cerca del mio compenso”
Siamo stati a sparare bordate
per molto tempo
finchè alla fine la Prince of Luther
colpì l’albero maestro dei pirati “Mercede”
– gridarono quei pirati –
ma la grazia che gli demmo
fu di affondarli in mare

NOTE
1) il verbo to blow significa sia colpire che soffiare; ci si aspetterebbe un “pull” o “haul” ma il significato resta quello di “tira”

SECONDA VERSIONE: la sea shanty

La ballata riprende popolarità negli anni tra il 1795 e il 1815 in concomitanza degli attacchi dei corsari barbareschi alle navi americane.

Tom Kines in “Songs from Shakespeare´s Plays and Songs of His Time”,1960 un versione di come era cantata in epoca elisabettiana

Quadriga Consort from Ships Ahoy 2013

Assassin’s Creed Black Flag in versione sea shanty

The Shanty Crew in versione sea shanty più estesa


“Look ahead, look-astern
Look the weather in the lee!”
Blow high! Blow low!
And so sailed we.

“I see a wreck to windward,
And a lofty ship to lee!
A-sailing down along
The coast of High Barbary”
“O, are you a pirate
Or a man o’ war?” cried we.
“O no! I’m not a pirate
But a man-o-war,” cried he.
“We’ll back up our topsails
And heave vessel to.
For we have got some letters
To be carried home by you”. (1)
For broadside, for broadside
They fought all on the main;
Until at last the frigate
Shot the pirate’s mast away.
“For quarter, for quarter”,
the saucy pirates cried
But the quarter that we showed them
was to sink them in the tide
With cutlass and gun,
O we fought for hours three;
The ship it was their coffin
And their grave it was the sea
But O! ‘Twas a cruel sight,
and grieved us, full sore,
To see them all a drownin’
as they tried to swim to shore
Traduzione italiano di Cattia Salto
“Guarda avanti, guarda a poppa,
guarda al tempo sottovento!”
(tira forte, tira piano
che così siamo salpati)
“Vedo un relitto a sopravvento
e una nave altera  sottovento
che naviga lungo
la costa di Barberia.”
“Siete un militare
o un pirata?”
“Non sono un pirata
ma un soldato” – disse lui “Ammaineremo le vele
per l’abbordaggio
perchè abbiamo delle lettere da farvi portare a casa”
A bordate
si combatterono tutti sul mare
finchè alla fine la fregata
colpì l’albero maestro dei pirati “Mercede”
– gridarono quei pirati –
ma la grazia che gli demmo
fu di affondarli in mare.
Con sciabola e pistola
ci siamo battuti per tre ore
e la nave divenne la loro bara
e il mare la loro tomba.
Fu uno spettacolo crudele
che ci addolorò tanto
vedere il loro annegamento
mentre cercavano di nuotare fino alla riva.

NOTE
1) I pirati usano l’inganno per l’abbordaggio

FONTI
http://www.contemplator.com/england/barbary.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=137331 https://mainlynorfolk.info/peter.bellamy/songs/barbaree.html http://www.ilportaledelsud.org/barbareschi.htm http://www.ilportaledelsud.org/pirati.htm
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_285

MERMAID BALLAD

AMermaid-waterhouseNella tradizione folk non sono molte le canzoni e le ballate dedicate alle sirene, anche se spesso nei canti del mare si riportano avvistamenti di sirena che preannuncia sventura. La più popolare è certamente “THE MERMAID BALLAD”

Le sirene sono creature del mare mutevoli e terribili proprio come le acque in cui dimorano e l’amore di una sirena è spesso sinonimo di morte: la visione di una sirena intenta a pettinarsi i lunghi capelli e a rimirarsi nello specchio è presagio di una terribile tempesta e di un imminente naufragio. (prima parte e indice delle canzoni qui)

MERMAID BALLAD

La ballata risale al 1600 ed è riportata come Child Ballad #289 in ben 6 versioni testuali nella collezione di Francis J. Child “The English and Scottish Popular Ballads” (1882-1898). John Wright la pubblicò nel 1605 con il titolo di “The Praise of Sailors” e fu ulteriormente rielaborata da Martin Parker nel 1640 con il titolo di “Saylors of my money” che aggiunse il verso “How ere the wind doth blow” come coro, poi ancora nel 1660 J.P. (forse John Phillips) in quella che sarà chiamata “Ye Gentlemen of England” abbinata comunemente alla melodia “When the stormy winds do blow” (melodia B512 nei broadside ballad). Queste due varianti tuttavia non comprendono la figura della sirenetta e nemmeno il ritornello che ritroviamo invece in Child.
Esistono molte versioni testuali e varie melodie di questa popolarissima ballata diffusa sia in Gran Bretagna che in America come sea-shanty, ma anche come filastrocca– gioco per bambini e canzone per combriccole studentesche o scout e conosciuta con i nomi di “Waves on the Sea” “The Stormy Winds do blow” “The Wrecked Ship” “The Sinking Ship” o “Our Gallant Ship” e “Oh, the Lamp Burns Dimly Down Below

Con il titolo di Three Times Round went the Gallant Gallant Ship la ritroviamo in una registrazione fonografica dalla voce di Lizzie Ann Higgins di Aberdeen ASCOLTA come anche in ulteriori quattro versioni reperibili sempre in Tobar an Dualchais

mermaidLA VERSIONE TRAGICOMICA

Questa è la versione più “comica” con una allegra e vivace melodia ricca di varianti in cui ogni componente della nave che sta affondando dice la sua. Interpretata come sea shanties anche se più come canto di bevute che come canto di lavoro.

ASCOLTA The Sharecroppers bell’arrangiamento country e un video con belle immagini

ASCOLTA Paul Clayton


I
Twas Friday morn when we set sail
And we were not far from the land
When our captain, he spied a mermaid so fair
With a comb and a glass in her hand
CHORUS
O the ocean’s waves do roll
And the stormy winds do blow
While we poor sailors are skipping to the top/while the landlubbers(1) lie down below (below, below)
while the landlubbers lie down below
II
Then up spoke the captain of our gallant ship
And a fine old man was he
“This fishy mermaid   has warned me of our doom,/We shall sink to the bottom of the sea.”
III
Then up spoke the mate of   our gallant ship,
And a fine-spoken man was he,
Saying, “I have a wife in Brooklyn(2) by the sea,
And tonight a widow she will be.”
IV
Then up spoke the   cook of our gallant ship
And a greasy old butcher   was he,
Saying “I care much more for my pots and my pans
Than I do for the bottom of the sea”
V
Then three times around spun our gallant ship
And three times around spunt she
Three times around spun our gallant ship/And she sank to the bottom of the sea
traduzione italiano di Cattia Salto
I
Era un venerdì mattina che abbiamo alzato le vele, non molto lontani da terra, quando il capitano avvistò una sirena così bella con un pettine e uno specchio nelle mani.
RITORNELLO
Oh le onde dell’oceano rollano
e i venti di tempesta soffiano
mentre noi poveri marinai andiamo su
mentre i terricoli(1) rimangono giù
(giù, giù)
mentre i terricoli rimangono giù
II
Così parlò il capitano della nostra audace nave
ed era un vecchio brav’uomo
“Questa sirena mi ha avvertito del nostro destino,
finiremo sul fondo del mare”
III
Così parlò l’ufficiale della nostra audace nave
era un uomo dalla parlata fine,
disse: “Ho mia moglie a Brooklyn(2) accanto al mare
e stanotte diventerà una vedova”
IV
Così parlò il cuoco della nostra audace nave
ed era un grasso vecchio macellaio
“Tengo molto di più alle mie pentole e padelle di quanto m’importi del fondo del mare”
V
Poi per tre volte filò in tondo la nostra nave audace
e tre volte filò in tondo
tre volte filò in tondo
e affondò sul fondo del mare

NOTE
1) è un termine nautico che indica una persona attaccata alla terra ferma, non abituata al mare
2) la località cambia a seconda di chi canta

LA SEA SHANTY

Questa versione, così come è stata arrangiata da Martin Carthy, con il suo ritmo cadenzato e ipnotico, è decisamente una sea-shanty.

ASCOLTA Martin Carthy & Waterson in Rogue’s Gallery Pirate Ballads, Sea Songs & Chanteys  ANTI 2006.

Martin Carthy nello stesso anno in Straws in the Wind ha registrato anche un’altra versione della ballata con il testo però come quello della terza versione. Il linguaggio è un po’ arzigogolato e lo mantengo anche nella traduzione (non arrivo alle vette di Riccardo Venturi..)


I
As we lay musing on our bed,
So early morn at ease,
We thought upon those lodging beds(1)
Poor sailors have at sea.
Though last Easter day in the morning fair,
We was not far from land,
We spied a mermaid sitting on a rock
With a comb and a glass in her hand, in her hand,
With a comb and a glass in her hand.
II
And first come the bosun of our ship
With courage, stout and bold:
“Stand fast, stand fast, brave lively lads,/Stand fast, brave hearts of gold.
For our gallant ship, she’s gone to wreck,
She was so lately trimmed,
The raging seas have sprung her good(2),
And the salt seas all run in, run in,
And the salt seas all run in.”
III
And up then spoke our cabin boy(3),
Oh, a well spoke boy was he:
“I’m sorry for my mother dear,
I’m lost in the salt, salt sea.
For last night, last night, the moon shone bright,
And you know that she had sons five,
Tonight she may look in the salt, salt waves
And find but one alive, alive,
And find but one alive.”
IV
For boats, for boats, you fair Plymouth(4) girls,
Don’t you hear how the trumpet(5) sound?
For the want of a boat our good ship is lost
And the most of the young men drowned, oh drowned,
And the most of the young men drowned.
traduzione italiano di Cattia Salto
I
Mentre stiamo meditando nel letto
di mattina presto belli comodi,
pensavamo a quelle cuccette (1)
che noi
poveri marinai abbiamo in mare.
Così un bel mattino dell’ultimo giorno di Pasqua,
non eravamo lontani da terra
e vedemmo una sirena seduta sulla roccia
con un pettine e uno specchio nelle mani.
II
E per primo viene il nostromo della nostra nave, coraggioso, spavaldo e   audace:
“State saldi, ragazzi coraggiosi e pieni di vita, coraggiosi cuori d’oro.
che la nostra bella nave affonderà,
da poco riordinata
i mari impetuosi hanno messo sottosopra le sue merci(2)
e il mare salato è entrato, entrato
e il mare salato è entrato”
III
E poi parlò il nostro mozzo(3),
un ragazzo dalla parlata fine:
“Mi dispiace per la mia cara madre
sono disperso nel mare salato,
per l’ultima notte, la notte scorsa, la luna splendeva luminosa
si sa che lei aveva cinque figli
stanotte lei potrà guardare nelle onde salate
e non trovarne neppure uno vivo, vivo
e non trovarne neppure uno vivo”
IV
Per le scialuppe, le scialuppe voi belle ragazze di Plymouth(4)
non sentite come suonano le trombe(5)?
Per la mancanza di una scialuppa, la nostra bella nave è perduta,
e la maggior parte dei giovani uomini annegati, oh annegati
e la maggior parte dei giovani uomini annegati

NOTE
1) letteralmente “alloggi dei letti”
2) la frase acquista un senso alla luce del verso precedente, la frase è pronunciata dal nostromo, il sottufficiale capo del personale di coperta, quello che organizza il lavoro della ciurma e supervisiona carico e scarico delle merci. Così le onde del mare sono entrate nella stiva e le merci ci galleggiano dentro.
3) per lo più il mestiere di mozzo era svolto da ragazzi scappati di casa per vivere l’avventura o figli di marinai che facevano la gavetta, venivano arruolati già all’età di 10 anni
4) porto nella conta di Devon Sud-Ovest Inghilterra
5) si riferisce alle trombe dell’apocalisse?

LA BALLATA MEDIEVALE

Questa versione è forse quella che si avvicina di più allo spirito originale, quasi medievale, della ballata. All’epoca la sirena era oramai diventata una donna-pesce sia nei Mari del Sud (che la ritraevano agli inizi nella forma di uccello) che del Nord d’Europa: Melusina è la sirena che fa da cesura a questa trasformazione, ancora con ali da uccello ma la coda di serpente.

sirena-pettine-specchioLa Sirena è accompagnata sempre da pettine e specchio: l’uno a indicare la sessualità (nel gesto erotico del pettinarsi le chiome, un tempo potente strumento di seduzione), l’altro a sottolinearne la doppiezza e l’inganno. Ma il pettine o pecten dal greco plectron sta per indicare il plettro ovvero la lyra e quindi le virtù musicali della sirena, mentre lo specchio ne rappresenta i poteri magici.

E certamente i primi marinai europei scambiarono per delle sirene quelle donne subacquee polinesiane, mezze nude e bellissime che andavano incontro alle loro navi, tutto sorriso, fiori e canto!

sirenQui il testo è più simile alla seconda versione anche se non più dal punto di vista della ciurma, bensì del marinaio che presumibilmente si è salvato dal naufragio. Nella prima strofa il protagonista si ritrova di notte a ripensare al suo amore (la nave o la sirena?) e ai marinai che solcano i mari, ciò che segue è quindi il ricordo di un disastroso evento e di come lui sia (forse per l’intervento magico della sirena) sopravvissuto. Egli cerca di descrivere la malia che lo ha avvinto e reso prigioniero del canto della sirena, ma subito il presagio funesto si concretizza e il mare si gonfia in tempesta. La parte finale riprende lo schema tripartito delle versioni precedenti in cui tre membri della ciurma intervengono per annunciare il disastro imminente e inevitabile: qui sono il timoniere che non riesce più a scandagliare il fondo a causa dei marosi, il capitano che leva l’ultimo pensiero alla moglie e al suo dolore di vedova, il giovane mozzo invece pensa alla madre. L’ultima strofa è concitata , ormai persa la nave l’unica salvezza è riposta nelle scialuppe!

Il testo tratto da The Penguin Book of English Folk Song 1959 (a cura di Ralph Vaughan Williams e A.L. Lloyd) come arrangiato da Martin Carthy in Straws in the Wind
ASCOLTA Martin Carthy & Dave Swarbrick
ASCOLTA Flos Harmonicus voce baritonale di Adrian Horsewood  e arpa celtica (con una nota di bordone portata dalla ghironda, probabilmente nella sua costruzione più antica ovvero la symphonia medievale) su una melodia detta di Humpshire. Nel 2006 è stato stampato un cd dal titolo Hampshire Dance Tunes e i brani sono tratti dal manoscritto conservato nella Winchester Records Library (rif 210M87 / 1.) datato al 1822, c’è da presumere che la melodia provenga da una delle 171 melodie riportate in forma di country dance.


I
One night as I lay on my bed,
I lay so fast asleep,
When the thought of my true love(1) come running in my head,
And sailors that sail on the deep.
II
As I sailed out one day one day
And being not far from land,
There I saw a mermaid sat on a rock,
A comb and a glass in her hand.
III
Now the song she sang, she sang so sweet,/No answer at all could I say,
Till our gallant ship she swung round about,
Which made our poor hearts to ache.
IV
Then up stepped the helmsman of our ship,
In his hand a lead and line(2).
For to sound the seas so wide and so deep,
No hard rock or sand could he find.
V
Up stepped the captain of our ship,
And a well-speaking man is he.
He says, “I have a wife in fair Plymouth town(4),
This night and a widow she’ll be.”
VI
And then up stepped our cabin boy(3),/And a fine pretty boy was he.
He says, ”Oh, I grieve for my mother dear,
Whom I shall never more see.
VII
Last night last night when the moon shone bright,
My mother she had sons five.
But now she may look in the salt salt sea
And find but one alive.”
VIII
Call for boats, call for boats, my fair Plymouth boys,
Do you hear how the trumpets sound(5)?
For the want of a long-boat in the ocean we’re lost
And most of our merry men drowned.
traduzione italiano di Cattia Salto
I
Una notte ero sdraiato nel  letto e giacevo profondamente addormentato, quando il pensiero del mio amore(1) mi venne di corsa in mente e quello dei marinai che solcano gli oceani.
II
Mentre navigavo un giorno
non lontano da terra vidi una sirena seduta sulla roccia con un pettine e uno specchio tra le mani.
III
E il canto che cantava era così dolce
non potevo chiedere altro,
finchè alla nostra bella nave
lei nuotò intorno
facendo palpitare i nostri cuori.
IV
Poi si alzò il timoniere della nostra nave,
con in mano il filo a piombo(2)
per far risuonare il mare così selvaggio e profondo,
ma nessuna dura roccia o sabbia riusciva trovare
V
Poi si alzò il capitano della nostra nave, un uomo dalla parlata fine
disse: “Ho una moglie nella città di Plymouth(4)
e stanotte diventerà una vedova”
VI
E poi si alzò il nostro mozzo(3),
e che bel ragazzo era:
disse “Oh mi dispiace per la mia cara madre
che non rivedrò mai più”
VII
La notte scorsa, quando la luna splendeva luminosa
mia madre aveva cinque figli
ma ora lei potrà guardare nelle onde salate e non trovarne neppure uno vivo”
VIII
Chiamate le scialuppe, le scialuppe voi bei ragazzi di Plymouth
non sentite come suonano le trombe(5)?
Per la mancanza di una scialuppa nell’oceano ci siamo perduti,
e la maggior parte dei giovani uomini sono annegati.

NOTE
1) il vero amore è ovviamente la nave
2) termine nautico per indicare uno strumento che scandaglia la profondità del fondale
3) per lo più il mestiere di mozzo era svolto da ragazzi scappati di casa per vivere l’avventura o figli di marinai che facevano la gavetta, venivano arruolati già all’età di 10 anni
4) porto nella conta di Devon Sud-Ovest Inghilterra
5) si riferisce alle trombe dell’apocalisse?

Seconda parte: MERMAID AND SELKIE qui

FONTI
http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-RagingSea.html
http://ilsettimopapiro.altervista.org/sirene.htm
http://www.geagea.com/17indi/17_06.htm
http://mainlynorfolk.info/martin.carthy/songs/mermaid.html
http://www.bluegrassmessengers.com/recordings–info-289-the-mermaid.aspx
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=66502
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=19422
http://www.wildgoose.co.uk/displayAlbum.asp?PRODUCT_ID=124