THE WREN SONG AND WREN HUNTING

518px-Book_Illustration_of_a_Robin_and_WrenLa canzone dello scricciolo rievoca un rito dalle oscure origini che affondano nella tradizione celtica. Il più piccolo dei passeri, lo scricciolo, (termine che si usa anche per vezzeggiare un bambino molto piccolo) era chiamato in latino reguluspiccolo re” e con questo appellativo era conosciuto in tutta Europa (re di macchie, re di siepi, re di tutti gli uccelli o anche piccolo zar). Un uccello tanto piccolo ma dal canto potente, il più squillante e armonioso. Il nome gaelico “Druidh dhubh” si traduce come “druido degli uccelli” detto anche “passero di Bran” (il dio della profezia). Animale sacro la cui uccisione era considerata tabù e portatrice di sventura, ma non durante il tempo di Yule.

D’altraparte non tutti gli studiosi concordano con il far risalile la parola gaelica “Dreoilín” a “druido”, piuttosto “dryw” e “drev” vogliono dire “felice”. Così Christian Souchon scrive ” I nomi di questo uccello in lingue celtiche ruotano intorno all’idea di allegria:
– Bretone: “laouenan (ig)” di “laouenn” = felice
– Gallese: “dryw” è certamente la stessa parola bretone “drev” (pronunciato “dreo”) che significa felice

A propos du roitelet, (scricciolo), ne faudrait-il pas parler du nom latin de cet oiseau « regulus », petit roi, qui se retrouve en français, en espagnol (reyezuelo), en allemand (sous forme de traduction « Zaunkönig », roi des clôtures) et sans doute dans d’autres langues ?
A l’origine il y a la fable latine du concours de vol en hauteur pour choisir le roi des oiseaux. Le vainqueur est l’aigle, mais un roitelet s’était perché sur sa tête, à son insu, méritant ainsi le nom de « petit roi » qui lui est resté.
On peut se demander si les « wren king songs » sont, de ce fait, d’origine uniquement celtique. Les noms de cet oiseau dans les langues celtes tournent autour de l’idée de gaité :
– Breton : « laouenan (ig) » de « laouenn »= joyeux
– Gallois : « dryw » est certainement le même mot que le breton « drev » (prononcé « dreo ») qui veut dire aussi joyeux (Christian Souchon )

Nel suo libro “La dea bianca”, Robert Graves spiega che nella tradizione celtica, la lotta tra le due parti dell’anno, è rappresentata dalla lotta tra il re-agrifoglio (o vischio), che rappresenta l’anno nascente e il re-quercia, che rappresenta l’anno morente. Al solstizio d’inverno il re-agrifoglio vince sul re-quercia, e viceversa per il solstizio d’estate. (continua) Nella tradizione orale, una variante di questa lotta è rappresentata dal pettirosso e lo scricciolo, nascosti tra le foglie dei due rispettivi alberi. Lo scricciolo rappresenta l’anno calante, il pettirosso l’anno nuovo e la morte dello scricciolo è un passaggio di morte-rinascita.

LA VERA MORTE DI COCK ROBIN

Nei secoli si sono mescolate molte varianti di questa lotta-litigio diventate anche oggetto di racconti per bambini e nursery rhymes, in quella più conosciuta Cock Robin (il pettirosso) si innamora di Jenny Wren (lo scricciolo). Viene celebrato il loro matrimonio (ampia descrizione del banchetto). Tutti sono felici, bevono e mangiano cose deliziose, ma a rovinare la festa entra in scena il cuculo, che vuole portarsi via Jenny Wren, ma nel tafferuglio viene ucciso Cock Robin. In altre varianti una lite tra i due uccellini innamorati precede il matrimonio continua
jennywren-waltercrane

Nell’Inghilterra vittoriana è il pettirosso a rispuntare nelle cartoline degli auguri a simboleggiare la morte-resurrezione di Gesù (e l’uccelino viene raffigurato tra le mani di Gesù bambino tra le braccia di Maria).
Nella fiaba/filastrocca per bambini è lo scricciolo Jenny Wren ad essere la parte femminile della coppia  ed è il Frazer nel suo “Il ramo d’oro” a dirci che gli scozzesi lo chiamano anche “gallina della regina del cielo”. La regina del cielo è evidentemente il sole che nell’antichità era femmina.

LA CACCIA DELLO SCRICCIOLO IN IRLANDA

In Irlanda il giorno di S. Stefano, conosciuto anche con il nome gaelico La An Droilin, il giorno dello scricciolo, i giovani del villaggio con i visi sporchi di fuliggine e armati di bastoni, andavano nei boschi alle prime luci dell’alba per cercare tra i cespugli la tana dello scricciolo: il primo di loro che riusciva a colpirlo diventava il re per un giorno. Il corpicino dello scricciolo legato ad un ramo di agrifoglio veniva portato in processione di casa in casa e cantando una filastrocca i ragazzi dello scricciolo ricevevano piccoli doni lasciando in cambio una piuma strappata dal petto del piccolo uccellino. Compiuto il giro presso tutte le case del villaggio i ragazzi intonavano una nenia funebre e andavano a seppellire lo scricciolo nel cimitero. Scrive James Frazer nel “Ramo d’oro” “Uno scrittore del secolo XVIII dice che in Irlanda lo scricciolo “viene ancora acchiappato e ucciso dai contadini il giorno di Natale e quello successivo (il giorno di Santo Stefano); e viene portato in processione attaccato ad una zampetta… e in ogni villaggio si fa una processione di uomini, donne e bambini che cantano una ballata irlandese in cui si dice che questo è il re di tutti gli uccelli”. Fino ai nostri giorno (l’inizio del secolo XX) la caccia dello scricciolo si fa ancor in alcune parte del Leinster e del Connaught” In effetti la caccia dello scricciolo era un rituale pan-celtico sopravvissuto nell’Irlanda sud-occidentale: secondo la tradizione celtica lo scricciolo era il simbolo di Lugh, Figlio della Luce trionfante e il suo sacrificio, un tributo in sangue agli spiriti della Terra nel Solstizio d’Inverno, era una supplica per ottenere favori e fortuna, ma anche un sacrificio solare (la luce che riprende vigore dopo il solstizio riceve energia dal sangue del suo simulacro). L’uccisione dello scricciolo e la distribuzione delle sue piume avrebbe portato salute e fortuna agli abitanti del villaggio.

wren-boys
Parade of Wren Bush & Boys, 1850: i ragazzi dello scricciolo erano danzatori, cantanti e musicisti in costume, sebbene i personaggi variassero c’era sempre in Irlanda un uomo vestito da “megera” (la cailleach) e una Giumenta bianca (Lair Bhan)

Ancora oggi gli Wren Boys indossano vestiti stracciati e si coprono o dipingono i visi e vanno di casa in casa cantando la Canzone dello Scricciolo accompagnandosi con vari strumenti tradizionali, oggi non si permette più l’uccisione dell’uccellino, e appeso al ramo di agrifoglio c’è un simulacro che tutti i bambini del villaggio devono colpire con bastoni o sassi, fino a farlo cadere. Una volta “ucciso” lo scricciolo, i bambini dovranno bussare alle porte del paese con un rametto di agrifoglio in mano, chiedendo soldi per seppellirlo. Ancora alla fine della seconda guerra mondiale c’era l’usanza di catturare (nottetempo) lo scricciolo per tenerlo prigioniero per tutto il giorno del 26 dicembre in una gabbietta e mostrarlo di casa in casa chiedendo dei soldi per il suo funerale. I giovani del paese la sera sarebbero poi andati al pub a fare una bella veglia funebre all’irlandese (bevendo, cantando e ballando!!) (testimonianza di Joe Heaney qui)
A Dingle (contea di Kerry, Irlanda) il Giorno dello Scricciolo è celebrato con una festa: il fantoccio dell’uccellino è legato su un alto palo (decorato con nastri e rami di agrifoglio e edera) e portato in parata per le strade con tanto di musicisti: il danaro ricavato dalla questua è donato in beneficenza o dedicato alla danza serale che si svolge attorno al palo decorato. Le persone offrono birra e dolci (ma anche qualche monetina) e i più giovani di ogni casa visitata si uniscono alla combriccola finché non si da vita a un gruppo numeroso di ragazzini. Alcuni Wren boys indossano abiti di paglia e buffi copri capi sempre in paglia che nei secoli XVIII e XIX erano i travestimenti dei Whiteboys, i sovversivi al tempo delle guerre contadine. pommer-wrenboys L’usanza oltre che in alcune parti d’Irlanda è diffusa nell’Isola di Man e in alcune parti del Galles, nel Suffolk, ma anche in Canada presso le comunità irlandesi e in Bretagna.

THE WREN SONG

Le strofe cantate nella questua variano a seconda delle località e non si può non rilevare una certa somiglianza con le questue dell’a-souling (vedi). Nel raccolta “Song of Uladh” (1904) di Herbert Hughes si riporta una strofa e la testimonianza di Gerald Griffin (1803-1840) “The Wran! the Wran! the king of all birds,St Stephen’s day was caught in the furze; Although he’s little, his family’s great. Get up, fair ladies! and give us a trate! And if your trate be of the best, In heaven we hope your soul will rest!”’ ‘The Wren-boys of Sean-ghualann [Griffin has Shanagolden] … were all assembled pursuant to custom on the green before the chapel-door on a fine frosty morning, being the twenty-sixth of December, or Saint Stephen’s Day – a festival yet held in much reverence in Mumha [Griffin has Munster], although the Catholic Church has for many years ceased to look upon it as a holiday of “obligation”. ‘Seven or eight handsome young fellows, tricked out in ribbons of the gayest colours, white waistcoats and stockings, and furnished with musical instruments of various kinds – a fife, a piccolo, an old drum, a cracked fidil [Griffin has fiddle], and a set of bagpipes – assumed their place in the rear [Griffin has rere] of the procession, and startled the yet slumbering inhabitants of the neighbouring houses by a fearfully discordant prelude. ‘Behind those came the Wren-boy par excellence – a lad who bore in his hands a holly-bush, the leaves of which were interwoven with long streamers of red, yellow, blue and white ribbon; all which finery, nevertheless, in no way contributed to reconcile the little mottled tenant of the bower (a wren which was tied by the leg to one of the boughs) to his state of durance. After the Wren-boy came a promiscuous crowd of youngsters, of all ages under fifteen, composing just such a little ragged rabble as one observes attending the band of a marching regiment on its entrance into a country town, shouting, hallooing, laughing, and joining in apt chorus with the droning, shrilling, squeaking, and rattling of the musicians of the morn.’ Di solito le canzoni dello scricciolo si compongono di tre, quattro strofe abbastanza simili da regione a regione (è ovvio che se si doveva girare di casa in casa per tutto il paese la canzone era piuttosto breve!!)


I
The Wren, the Wren the king of all birds(1),
St. Stephenses day, he was caught in the furze.
Although he is little, his honor(2) is great,
Rise up, kind sir, and give us a trate(3).
II
We followed this Wren ten miles or more
Through hedges and ditches and heaps of snow,
We up with our wattles and gave him a fall
And brought him here to show you all.
III
For we are the boys that came your way
To bury the Wren on Saint Stephenses Day,
So up with the kettle(4) and down with the pan!
Give us some help for to bury the Wren!
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Lo scricciolo, il re di tutti
gli uccelli(1)
nel giorno di S. Stefano è catturato tra i cespugli
sebbene sia piccolo, il suo spirito(2) è grande,
alzatevi, gentile signore, e dateci un dolcetto(3).
II
Abbiamo inseguito questo scricciolo per 10 e più miglia
tra siepi e fossati e cumuli
di neve,
abbiamo fatto rumore con i nostri bastoni e lo abbiamo intrappolato
e lo portiamo qui per mostrarlo a tutti.
III
Perchè noi siamo i ragazzi che vengono sulla vostra strada
a portare lo Scricciolo nel giorno di S. Stefano,
su la lattina(4) e giù la monetina
Dateci un aiuto per seppellire lo Scricciolo.

NOTE
1) Una fiaba celtica per bambini racconta la sfida tra l’aquila e lo scricciolo per contendersi l’appellativo di re degli uccelli: avrebbe vinto chi fosse riuscito a volare più in alto! Lo scricciolo partì per primo e quando la possente aquila lo superò, si sistemò sul suo dorso e si fece trasportare ancora più in alto, fino a spiccare di nuovo il volo all’ultimo momento e quindi vincere la gara. (raccontata da Joe Heaney qui )
2) letteralmente onore, ma qui è da intendersi più in termini “mistici”
3) in altre versioni è espressamente richiesto un penny, ma più spesso ai questuanti si dava un dolce (barm brack un dolce tradizionale all’uvetta e canditi associato con Halloween e anche con il Natale, una specie di panettone irlandese più speziato e asciutto rispetto a quello italiano!) vedi
4) la parola si traduce come bollitore, teiera ma nel contesto credo voglia dire lattina. La traduzione letterale è: mettete su il bollitore e sotto con la padella!

Seguitemi allora in questo viaggio per la campagna britannica e per l’Irlanda!

LE WREN SONGS suddivise per territorio continua
Musiche e danze per il giorno dello scricciolo qui

APPROFONDIMENTO
SOLSTIZIO D’INVERNO qui
COCK ROBIN, DEATH AND BURIAL OF COCK ROBIN vedi

FONTI
http://piereligion.org/wrenkingsongs.html http://paulbommer.blogspot.it/2010/12/advent-calendar-23rd-dec-wren-boys.html http://www.gippeswic.demon.co.uk/wren.html

THE WREN SONG E LA CACCIA ALLO SCRICCIOLO

wrenSopravvissuta in Irlanda fino ai nostri giorni la caccia dello scricciolo è un rituale pan-celtico che si svolge il 26 dicembre: secondo la tradizione celtica lo scricciolo era il simbolo di Lugh, Figlio della Luce trionfante e il suo sacrificio, un tributo in sangue agli spiriti della Terra nel Solstizio d’Inverno, era una supplica per ottenere favori e fortuna, ma anche un sacrificio solare (la luce che riprende vigore dopo il solstizio riceve energia dal sangue del suo simulacro). L’uccisione dello scricciolo e la distribuzione delle sue piume avrebbe portato salute e fortuna agli abitanti del villaggio. continua

La canzone dello scricciolo rievoca un rito dalle oscure origini che affondano nella tradizione celtica. Il più piccolo dei passeri, lo scricciolo, (termine che si usa anche per vezzeggiare un bambino molto piccolo) era chiamato in latino reguluspiccolo re” e con questo appellativo era conosciuto in tutta Europa (re di macchie, re di siepi, re di tutti gli uccelli o anche piccolo zar). Un uccello tanto piccolo ma dal canto potente, il più squillante e armonioso. Animale sacro la cui uccisione era considerata tabù e portatrice di sventura, ma non durante il tempo di Yule.

LA LOTTA TRA PETTIROSSO E SCRICCIOLO

Nel suo libro La dea bianca, Robert Graves spiega che nella tradizione celtica, la lotta tra le due parti dell’anno, è rappresentata dalla lotta tra il re-agrifoglio (o vischio), che rappresenta l’anno nascente e il re-quercia, che rappresenta l’anno morente. Al solstizio d’inverno il re-agrifoglio vince sul re-quercia, e viceversa per il solstizio d’estate  (continua)
Nella tradizione orale, una variante di questa lotta è rappresentata dal pettirosso e lo scricciolo, nascosti tra le foglie dei due rispettivi alberi. Lo scricciolo rappresenta l’anno calante, il pettirosso l’anno nuovo e la morte dello scricciolo è un passaggio di morte-rinascita. Scrive James Frazer nel “Ramo d’oro “Uno scrittore del secolo XVIII dice che in Irlanda lo scricciolo “viene ancora acchiappato e ucciso dai contadini il giorno di Natale e quello successivo (il giorno di Santo Stefano); e viene portato in processione attaccato ad una zampetta… e in ogni villaggio si fa una processione di uomini, donne e bambini che cantano una ballata irlandese in cui si dice che questo è il re di tutti gli uccelli”. Fino ai nostri giorno (l’inizio del secolo XX) la caccia dello scricciolo si fa ancor in alcune parte del Leinster e del Connaught”

wren-boys
Parade of Wren Bush & Boys, 1850

LA QUESTUA E IL BANCHETTO

Dopo aver ucciso lo scricciolo e averlo portato in giro per il villaggio per raccogliere farina o pane, burro e uova, si seppelliva il corpo con un funerale e si procedeva a preparare un dolce tipico di Natale, il “pudding bag
Nella forma di più antica attestazione, che è anche la più semplice, la cerimonia (che si tiene sempre il 26 dicembre, giorno di S. Stefano o “Giorno dello Scricciolo”) iniziava con l’inseguimento di un vero scricciolo che infine veniva lapidato. Il suo corpo era quindi deposto in una scatola o gabbia stupendamente decorata con rami di sempreverdi, nastri colorati e frutti (detti perllan o “frutteto” in gallese) che veniva fissata all’estremità di un palo e portata in parata di casa in casa da una compagnia di danzatori, cantanti e musicisti in costume. La composizione specifica dei personaggi variava ma, almeno in Irlanda, includeva sempre un uomo travestito da “megera” (cailleach) e un cavallino chiamato Lair Bhan (“Giumenta Bianca”). Ovunque fossero accolti, i “ragazzi dello scricciolo”  eseguivano una performance di danza, clownerie e musica nuova e vecchia (parte della quale riferita specificamente all’occasione), e quindi chiedevano la carità “per seppellire lo scricciolo”. In effetti, si trattava più precisamente di soldi non per seppellire lo scricciolo, dato che si riteneva che il suo corpo portasse sfortuna; per vendicarsi, i figuranti di alcune comunità si sbarazzavano infine del cadaverino deponendolo sulla terra della casa che li aveva accolti più miseramente o in modo scortese nel corso della giornata. In altre aree, la sepoltura dello scricciolo era un rituale elaborato e il corpo veniva lasciato in un luogo “liminale” (per esempio sulla riva, né sulla terra, né in mare) dove il suo influsso veniva così neutralizzato. (tratto da Il tempo dei celti. Miti e riti: una guida alla spiritualità celtica di Alexei Kondratiev)

Inizio con una carrellata di antiche melodie celtiche dedicate allo scricciolo.
ASCOLTA “The Wren” reel arrangiamento per mandola (o irish bouzouki che dir si voglia) anche con il titolo An dro (perchè è un andrò bretone) qui

ASCOLTA ghironda

VIDEO Danza originaria dall’Isola di Man

ASCOLTA’The Wren! The Wren!’: The Dingle Set “A Celtic Christmas”

Seguitemi allora in questo viaggio per la campagna britannica e per l’Irlanda! seconda parte
 In Bretagna continua

APPROFONDIMENTO
http://ontanomagico.altervista.org/wren-song.htm

L’AGRIFOGLIO E LE TRADIZIONI DI NATALE

Usato in tutto il mondo come la decorazione natalizia per eccellenza, l’agrifoglio è una pianta ricca di credenze popolari, considerato amuleto contro le streghe, scaccia-malattie, scaccia-fulmine e portatore di fertilità e di buoni sogni.

Le popolazioni celtiche (come gli antichi romani) attribuivano all’agrifoglio poteri magici, e ne appendevano dei ramoscelli alle porte, come amuleti contro gli spiriti maligni.

La fata dell'agrifoglioUna vecchia credenza attribuiva ai folletti delle case e del Natale una particolare predilezione a fare brutti scherzi durante le festività. Per difendersi da tali scherzi si appendevano ramoscelli di Agrifoglio sulle porte, sui camini e alle travi delle case. La pianta, sul piano simbolico, rappresentava perciò la difesa, la precauzione, la previdenza e la resistenza. Ancora oggi, alla vigilia di Natale, viene regalato e appeso alle porte (insieme al Vischio), come augurio di bene, per propiziarsi la sorte e attirare la fortuna.

Qui da noi siamo abituati a vedere l’agrifoglio come arbusto, ma lasciato crescere  si sviluppa (lentamente) in un albero forte e rigoglioso. Si ritrova nei boschi in associazione con la quercia e il suo legno è di altissima qualità, duro, pesante e resistente, può vivere fino a 300 anni. continua

L’agrifoglio è un albero dalla simbologia maschile, legato all’amore fraterno e alla paternità, la controparte invernale della Quercia. Sir James George Frazer, nel suo libro “Il Ramo d’Oro” e Robert Graves, in “La Dea Bianca” e “I Miti Greci”, hanno descritto una cerimonia rituale che veniva, secondo loro, praticata nell’Antica Roma e in altre culture europee più antiche: la lotta rituale tra il Re Agrifoglio e il Re Quercia, lotta che garantiva l’alternarsi delle stagioni invernale e estiva. L’equivalente femminile del Re Agrifoglio è Edera (in inglese Ivy) entrambi sono simboli di fertilità.

L’Agrifoglio, insieme all’Edera e al Vischio, era considerato un potente simbolo di vita, per le sue foglie annuali e i suoi frutti invernali ed è il soggetto di alcuni carols natalizi
continua seconda parte: Le piante magiche del Natale