THE CRUEL SHIP’S CAPTAIN

Una ballata del mare dal titolo “The Captain’s Apprentice”, “Capitain James” o “The cruel ship’s captain” risalente alla seconda metà del 1700, si inserisce nel filone dei farewell dei condannati a morte che, in attesa della loro esecuzione, scrivono una sorta di confessione o ultime volontà (gallow confession): un giovane mozzo viene sottoposto a punizione dal capitano della nave, che abusa però del suo potere e lo uccide.
Three-small-drawings-illustrating-a-cautionary-tale-about-Three-Sailors-from-Bristol.-Sailor-hanged-from-the-yard-arm-sailor-being-flogged-and-humble-sailor-with-an-admiralAnche se le punizioni corporali erano considerate necessarie a mantenere la disciplina e ampiamente praticate nell’esercito, nelle istituzioni carcerarie e in generale sulle navi in cui il capitano era considerato il capo supremo, c’erano dei limiti che non si potevano superare, tra questi il sadismo tra i vertici del comando. Bisogna prima specificare che anche su di una nave mercantile la struttura del comando era altrettanto rigida come nella Royal Navy, i capi dovevano farsi ubbidire con ogni mezzo e una ciurma indisciplinata poteva ammutinarsi (era vero anche il contrario ossia che un capitano pazzo o sadico o entrambi le cose poteva spingere la ciurma all’ammutinamento)..

Qui si unisce un ulteriore dramma o scandalo sociale: quello degli orfani affidati all’assistenza pubblica che vengono venduti per pochi soldi come mozzi nei battelli di pesca, e trattati con estrema brutalità dai loro padroni fino a causarne la morte. Nella società del tempo erano i gentiluomini a detenere i posti del comando, nobili di sangue o di denaro che avevano ricevuto un’istruzione e un’educazione basata su rigide regole morali o se vogliamo su alti principi morali: quella di proteggere i deboli (donne e bambini) e gli infermi era un imperativo categorico.
Il nostro capitano quindi confessa due gravi colpe: la prima verso Dio, la seconda verso la classe sociale a cui appartiene.

Tratto da “Dal quadrato ufficiali al trono” Henry Kirke 1904
È difficile per noi oggi renderci conto della vita a bordo delle nostre navi da guerra durante la maggior parte del diciottesimo secolo. Abituati come siamo alla disciplina, pulizia e buon carattere delle nostre giacche blu, all’elevata educazione, competenza e maniere cortesi dei loro ufficiali, esitiamo a credere alle descrizioni che sono arrivate fino a noi. Gli ufficiali navali erano raramente gentiluomini, e se lo erano all’inizio, venivano presto brutalizzati dai loro associati e circostanti. Gli ufficiali inferiori erano tenuti in uno stato di vassallaggio, tiranneggiati e maltrattati dai loro capitani. Alcuni  di loro erano bravi marinai e valentuomini, ma rudi e rozzi, altri erano reprobi ubriaconi pieni di ignoranza e di impertinenza.. i capitani erano intrepidi marinai, ma molti di loro erano brutali, tirannici e capricciosi. Le ciurme erano la feccia della terra, la spazzatura raccolta dalle galere. L’ammutinamento era prevenuto soltanto mediante la più rigida  disciplina e crudeli punizioni. Il giro di chiglia, le frustate da tutta la flotta e altri orrori erano inflitti con frequenza.”

Da apprezzare la condensazione dei versi che dicono tutto quello che c’è da dire senza fronzoli!!

LA VERSIONE DI A.L. LOYD

La ballata si rinveridìsce a metà Ottocento diffondendosi nella contea di Norfolk a seguito di un fatto di cronaca locale.

Nelle note di ‘Leviathan!’ A. L. Lloyd scrive: “Nearly two centuries ago, a whaling skipper of King’s Lynn on the Norfolk coast was hanged for the brutal murder of an apprentice. Street singers had a long-winded ballad purporting to be his dying confession. In the foc’sles of the Greenland ships, the whalermen whittled away all the inessentials, and what remained was one of the briefest and most ferocious of all sea-songs. Early in the nineteenth century, a whale skipper was charged in King’s Lynn with the murder of an apprentice. A broadside ballad, in the form of a wordy gallows confession and good night, appeared, and in course of circulating round the East Anglian countryside it got pared down to the bone. The poet George Crabbe was interested in the case, and took it as a model for his verse-narrative of ‘Peter Grimes’, which subsequently formed the base of Britten’s opera. The opera is in three acts. The same ground is covered in three verses by a song as bleak and keen as a harpoon head.

ASCOLTA Bryan Ferry in Rogue’s Gallery: Pirate Ballads, Sea Songs and Chanteys ANTI 2006


I
A boy to me was bound apprenticed
Because his parents they were poor.
So I took him from St. James’ workhouse(1)
All for to sail on the Greenland shore(2).
II
One day this poor boy he did annoy me
Nothing to him then did I say
But I rushed him to my frozen yardarm(3)/And I kept him there ‘til the very next day.
III
When his eyes and his teeth did hang toward me(4)
With his hands and his feet bowed down likewise/And with a tarry gasket(5) there I killed him
Because I wouldn’t hear his cries.
IV
Now all you sea captains that go out a-navyin'(6)/Take a warning example by me/And don’t misuse your young apprentice boys
Or else its hanged you’ll surely be.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Un ragazzo s’ imbarcò come apprendista
perchè i suoi genitori erano poveri
così lo presi dall’orfanatrofio di St James(1)
per salpare verso le terre della Groenlandia(2)
II
Un giono questo povero ragazzo mi infastidì,
allora non gli dissi niente
ma lo spedìì sul pennone congelato(3)
e ce lo tenni fino al giorno successivo
III
Quando i suoi occhi e i denti schizzarono fuori(4)
e anche le mani e i piedi si contrassero
allora lo uccisi con una cima impermeabilizzata(5)
perchè non volevo sentire i suoi lamenti
IV
Voi capitani che siete in Marina(6)
prendete esempio da me
e non abusate dei vostri giovani novellini
oppure sarete di certo impiccati

NOTE
1) Le workhouse erano istituzioni concepite per fornire lavoro e assistenza ai poveri e agli infermi, che furono attive in Inghilterra, ma anche in Olanda e nelle colonie inglesi d’America, dal XVII al XIX secolo. Fondate dalle parrocchie, alle quali la Poor Law del 1601 assegnò il compito di occuparsi dei poveri, scomparvero nel XX secolo.
Nel 1834, solo 3 anni prima che Vittoria divenne Regina, passò un atto parlamentare chiamato “Poor Law Amendment Act”. Come risultato di ciò, molte workhouses furono costruite per sistemare persone povere. Erano state progettate per essere così rigide e oppressive che solo i veri bisognosi avrebbero cercato un rifugio in esse.
Si sperava che le case di lavoro avrebbero risolto il problema della povertà poichè molte persone ricche credevano che le persone erano povere perchè erano pigre, e li chiamavano “undeserving poor” (=poveri indegni)
Molte famiglie erano così povere da venir classificate come “paupers”. “Pauperism” era un termine usato per descrivere persone che non avevano modo di mantenersi. Ma la povertà non era causata da pigrizia, come credevano i benestanti, ma dalla disoccupazione, dall’incremento della popolazione e dai prezzi alti del cibo.
Per molte persone le workhouses erano l’ultima risorsa. I “pazienti” venivano generalmente classificati in due diversi gruppi:
i “impotent poor” erano coloro che non erano in grado di badare a se stessi, come gli anziani, i bambini piccoli, i malati, i menomati, le madri non sposate, i ciechi e i pazzi.
Gli “able bodied poor” erano coloro che non avevano lavoro e quindi niente denaro per vivere.
Appena i “paupers” arrivavano alle workhouses venivano lavati e i loro capelli tagliati corti. Tutti i loro effetti personali venivano portati via e gli venivano date delle uniformi da indossare. Solitamente per le donne questa era una informe tunica senza giro vita che raggiungeva le caviglie, mentre gli uomini dovevano indossare camicie e pantaloni che calzavano male.
Nessun “paziente” poteva lasciare la workhouse se non permanentemente. Sfortunatamente, molti di loro morivano nelle workhouse a causa delle terribili condizioni.
Ancora peggio, alcuni bambini che nascevano nelle workhouse non vedevano mai il mondo esterno.
Il lavoro era disegnato per essere duro e tedioso ed era parte essenziale del regime delle workhouses.
La colazione era alle 5.00 am da Marzo a Settembre e alle 7.00 am negli altri mesi e si iniziava a lavorare dopo le preghiere. Con solo due pause per pranzare, cenare e altre preghiere, si andava a letto alle 8.
Si pensava che la religione avrebbe aiutato i poveri a superare la loro “pigrizia, incoscienza e ubriachezza”. (tratto da qui)
2) il battello è presumibilmente una baleniera diretta verso i mari del Nord
3) si presume che l’apprendista sia stato legato come un salame e appeso al pennone, questa era una delle punizioni che veniva inferte ai marinai, l’altra preferita erano i colpi di frusta
4) versi di difficie traduzione letteralmente in italiano: “Quando i suoi occhi e i denti penzolarono verso di me” che non ha molto senso
anche scritto
“And when his hands and his feet did hang towards me
And with his head bowed down likewise”
(in italiano quando mani e piedi penzolarono verso di me e anche la testa cadde in avanti) oppure
“When his arms and his legs did bow down low,
And his hands and his feet likewise”
(in italiano quando braccia e gambe si piegarono verso il basso e anche mani e piedi)
5) gasket= a piece of rope, used to secure a sail; a rope covered in waterproof tar and used to lash furled sails.  Talvolta il capitano usa un oggetto contuntende come un’aspa in altre versioni è scritto infatti “iron gasket” oppure “bloody iron bar” cioè una sbarra di ferro. In questa versione il ragazzo viene ucciso per soffocamento legandogli la bocca con una cima
6) Navy è la marina militare in senso più specifico si tratterebbe di un avviso ricolto ai capitani della Marina Militare Britannica ma più in generale “andare per mare”

LA VERSIONE DI VAUGHAN WILLIAMS

Anch’egli ha raccolto una versione della ballata nel 1905 a King’s Lynn. Il commento di Roy Palmer (in Bushes and Briars: Folk Songs Collected By Ralph Vaughan Williams, Roy Palmer, 1983 & 1988)
The plight of pauper children farmed out as apprentices by the poor law guardians caused widespread concern in the late eighteenth and early nineteenth centuries. One thinks of the famous Memoirs of Robert Blincoe, which describes the fourteen-year apprenticeship to a Nottinghamshire mill-owner of a boy sent out from St Pancras Workhouse in London at the age of seven, in 1799. At about the same time the death of another pauper apprentice was being chronicled in a fine but bitter song which was sung for another hundred years and more, and still lingers in oral tradition. Vaughan Williams collected it from a septuagenarian fisherman, Mr James Carter, at King’s Lynn, and assumed that it was a local production, mainly because of the mention of St James’s Work house in the town, so called because St James’s Chapel had been converted to the use of the poor as early as 1682. However, two verses (5 and 6 here) in Vaughan Williams’s scrapbook additional to those sung by Mr Carter (perhaps remembered later by him, and sent on) move the scene to Bristol. This squares with a broadside recently turned up by Mike Yates in the St Bride Institute. It is without imprint, though probably dating from about 1800, and entitled ‘A New Copy of Verses, Made on Captain MILLS, now under Confinement in Newgate, at Bristol, for the murder of THOMAS BROWN, his Apprentice Boy’. The account may have been fictional, though there is a record that in 1798 the captain of the Loyal Briton, off Minorca, ‘killed his Cabin-boy by striking him on the head with a handspike’ and ‘was ordered back to England for trial’ (‘The Adventures of Serjeant Benjamin Miller’, in Journal of Army Historical Research, vol. VII, p.16). A discrepancy in the broadside is its mention of St James’s Workhouse, though Bristol Workhouse was called St Peter’s Hospital. (However, there is a St James district in Bristol.) Whatever the doubts as to its precise origin, the song held the imagination of singers. It travelled to America, was jotted down in the backs of the logbooks of several whaling ships (see Gale Huntington, Songs the Whalemen Sang, New York, 1970), and continued to circulate in England until this century, mainly in Norfolk, but also in Dorset. Vaughan Williams was deeply impressed by Mr Carter’s version (though he collected others), and he used the melody or reminiscences of it in several of his orchestral works, including the Norfolk Rhapsody, Sea Symphony and Pastoral Symphony.

ASCOLTA Jim Moray in Skulk 2012
ASCOLTA la versione ottocentesca


I
One day this poor boy and to me was bound apprentice
Because of being so fatherless
I took him out of St. James Workhouse
His mother being in deep distress
II
One day this poor boy unto me offended
But nothing (un)to him I did say
Up to the mainmast shroud I sent him
And kept him there all that long day
III
Oh with my marling-spike, I misused him/So shamefully I won’t deny/And with the garling-spike rope I gagged him
Because I could not bear his cries
IV
His legs and hands on to me expanded
His pretty face to me likewise
And by my barbarous cruel entreatment
The very next day this young (poor) boy died
V
So come here captains, all throughout this nation
Hear voice in warning take by me
Take special care of your apprentice
while you are on the raging sea.
traduzione italiano  di Cattia Salto
I
Un ragazzo si imbarcò come apprendista
perchè era senza padre
così lo presi dall’orfanatrofio di St James(1)
essendo sua madre in povertà
II
Un giono questo povero ragazzo mi infastidì,
allora non dissi niente
e lo spedìì sulle sartie dell’albero maestro
e ce lo tenni fino al giorno successivo
III
E con la mia aspa(2) lo maltrattai
così vergognosamente, non lo nego,
e con la cima lo imbavagliai
perchè non volevo sentire i suoi lamenti
IV
Le sue gambe e le mani si distesero verso di me
come pure il suo volto grazioso(3)
e a causa del mio barbarico e crudele trattamento
il giorno dopo questo ragazzo morì
V
Venite qui voi capitani ovunque siate in questa nazione
ascoltate l’avviso e prendete esempio da me
prendetevi cura del vostro apprendista
quando siete sul mare in tempesta.

NOTE
1) vedi note sopra
2) Nome specifico delle aste, o barre, con le quali si facevano girare i cabestani e poi, per estensione, passato ad ogni leva o manovella usata a bordo.
3) il sospetto che il ragazzino fosse l’oggetto sessuale del capitano sorge più che spontaneo!

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=77777
https://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/thecruelshipscaptain.html
http://singout.org/2016/02/29/the-cruel-ships-captain-the-captains-apprentice/
http://singout.org/2016/02/29/the-cruel-ships-captain-the-captains-apprentice/2/
http://singout.org/2016/02/29/the-cruel-ships-captain-the-captains-apprentice/3/
http://singout.org/2016/02/29/the-cruel-ships-captain-the-captains-apprentice/4/
http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/433.html

My Darling Gallant (Mo Ghile Mear)

Text: SeánClárach” MacDomhnaill (John Clare McDowell 1691-1754)
Music: irish traditional tune (from Over the Hills and far away)

My Darling Gallant (Mo Ghile Mear, Gile Mear, An Gille Mear) is an Aisling song, a typical Irish bardic poetry: the poet has a dream or has the vision of a beautiful girl (or a goddess) who carries a message of hope, because soon Ireland will be free from English domination. But here she is instead a widow and her husband in exile is the Prince Charles Edward Stuart (Rome 1720-88), known as Bonnie Prince Charles.
The “widow in rags” is Ireland itself, happy bride once, but today her love is far away, in an exile that will be definitive, the poem was written in fact shortly after the battle of Culloden (1746) by John Clare McDowell (1691-1754).

The painting commemorates the meeting between Prince Charlie (in Highlander kilt) and the beautiful Flora MacDonald dressed in green: so we can imagine the Catholic pretender to the throne courting Ireland [Il dipinto immortala l’incontro tra il Bel Carletto (in tenuta da Highlander) e la bella Flora MacDonald verde vestita]

My Darling Gallant (Mo Ghile Mear) è un Aisling song ossia
un genere tipico della poesia bardica irlandese: un canto in cui il poeta fa un sogno o ha la visione di una bella fanciulla (o una dea) che porta un messaggio di speranza, perchè presto l’Irlanda sarà libera dal dominio inglese. Ma qui la donna è invece una vedova bianca con il marito in esilio, niente meno che il principe Carlo Edward Stuart (Roma 1720-88), noto come Bonnie Prince Charles.
La “vedova in stracci ” è l’Irlanda stessa, sposa felice un tempo, ma oggi il suo amore è lontano, in un esilio che sarà definitivo, la poesia è stata scritta infatti poco dopo la battaglia di Culloden (1746) da John Clare McDowell (1691-1754).

THE MAIGUE POETS

Seán Clárach was part of the Maigue Poets, the circle of Irish poets in the county of Limerick who met in the 18th century in the tavern of Seán Ó Tuama in Mungret street in Croom, a village crossed by the river Maigue (hence the name of the circle).
He was surnamed “Clarach” from the place of his birth near Charleville in Co. Cork. He was a “rank” Jacobite, and on more occasions than one he saved his life by hasty retreat from his enemies, the Bard-hunters. He moreover inherited all the hatred of his race for the “Saxon Churls” who had so basely murdered at Knockanas, near Mallon in 1648 the brave Irish General, Alister Mac Colquitto of his name and race. He was the author of many Jacobite pieces and had hoped had he lived to translate Homer into his native Gaelic, but he died in 1754 aged 63 years. (Source: Comunn Chlann Domhnaill Dun Eideann
-The Clan Donald Society of Edinburgh)
Seán Clárach (in italiano Giovanni da Charlestown) faceva parte dei Maigue Poets, la cerchia di poeti irlandesi della contea di Limerick che nel Settecento si riunivano nella taverna di  Seán Ó Tuama in Mungret street a Croom, villaggio attraversato dal fiume Maigue (da cui il nome della cerchia). “Fu soprannominato “Clarach” dal luogo dove era nato vicino a Charleville, nella contea di Cork. Era un giacobita, e in più occasioni riuscì a salvarsi la vita ritirandosi frettolosamente dai suoi nemici, “i cacciatori di bardo”. Inoltre ereditò tutto l’odio della sua razza per i “la gente sassone” che avevano meschinamente assassinato a Knockanas, vicino a Mallon nel 1648 il coraggioso generale irlandese, Alister Mac Colquitto. Fu autore di molti pezzi giacobiti e sperava di poter vivere per tradurre Omero nel suo gaelico nativo, ma morì nel 1754 a 63 anni”

Over time the politic song has become a love song, the lament of a woman for her husband far to war and it is traditionally sung in pubs at the time of closing, when the manager tries to close and the patrons sing it with a mixture of sadness and melancholy toasting to the health of those who are far away! Nowaday of all the original poetry only a few verses are sung, especially the second stanza turning into a refrain; more often the other ones have been translated in English (quite similar to the original).
Con il tempo il canto è diventato un canto d’amore, il lamento di una donna per il suo innamorato lontano in guerra ed è tradizionalmente cantato nei pubs al momento della chiusura, quando il gestore tenta di chiudere e gli avventori, per bersi un ultimo bicchiere, la cantano con un misto di tristezza e malinconia e così facendo brindano alla salute di chi è lontano! Perciò di tutta la poesia originaria sono cantate solo alcune strofe specialmente la seconda trasformata in ritornello; più spesso le altre strofe sono state versificate in inglese con traduzioni abbastanza simili all’originale.

Mo Ghile Mear by Seán Clárach

The Jacobite song in Irish Gaelic toast to Prince Charles Edward, but the song is bitter, because the pretender to the throne has been defeated and forced into exile! Yet he is honored like a great warrior, with the panegyrics of the ancient bards, though with a heavy and sad spirit because in the battle of Culloden all the hope of a Great Britain, under the Catholic monarchy, (with Ireland having one’s own parliament) was died .
Il canto giacobita in gaelico irlandese brinda al principe Carlo Edoardo, il canto è però amaro, perchè il pretendente al trono è stato sconfitto e costretto all’esilio! Eppure a lui si tributano gli onori di un grande guerriero, come i panegirici degli antichi bardi, ma con l’animo pesante e triste perchè nella battaglia di Culloden è morta ogni speranza di una Gran Bretagna sotto la monarchia cattolica (con l’Irlanda avente un proprio parlamento).

The Choral Scholars of University College Dublin (Solo: Mark Waters) 2015 (II, III, IV, VI, VII )

Mary Black in A Treasury Of Irish Song 2005 (II, III, IVMB, VMB, VIMB)

Relativity in Relativity 2006 -Gile Mear (I, II, IV, V, VIII, IX) sulla melodia di base innestano il motivetto di  WILL YE NO COME BACK AGAIN

I
Seal da rabhas im’ mhaighdean shéimh,
‘S anois im’ bhaintreach chaite thréith, (1)
Mo chéile ag treabhadh na dtonn go tréan
De bharr na gcnoc is i n-imigcéin. (2)
II (Cúrfa)
‘Sé mo laoch, mo Ghile Mear (3),
‘Sé mo Chaesar (4), Ghile Mear,
Suan ná séan ní bhfuaireas féin (5)
Ó chuaigh i gcéin mo Ghile Mear.
III
Bímse buan ar buaidhirt gach ló,
Ag caoi go cruaidh ‘s ag tuar na ndeór
Mar scaoileadh uaim an buachaill beó
‘S ná ríomhtar tuairisc uaidh, mo bhrón.
IV
Ní labhrann cuach go suairc ar nóin
Is níl guth gadhair i gcoillte cnó,
Ná maidin shamhraidh i gcleanntaibh ceoigh
Ó d’imthigh uaim an buachaill beó.
V
Marcach uasal uaibhreach óg,
Gas gan gruaim is suairce snódh,
Glac is luaimneach, luath i ngleo
Ag teascadh an tslua ‘s ag tuargain treon.
VI
Is cosúil é le hAonghus Óg,
Le Lughaidh Mac Chéin na mbéimeann mór,
Le Conchubhar cáidhmhac Náis na nós,
Taoiseach aoibhinn Chraoibhe an cheoil.
VI (UCD Choral Scholars)
Is cosúil é le hAonghus Óg,
Le Lughaidh Mac Chéin na mbéimeann mór,
Le Cú Raoi, ardmhac Dáire an óir,
Taoiseach Éireann tréan ar tóir.
VII (UCD Choral Scholars)
Le Conall Cearnach bhearnadh poirt,
Le Fearghas fiúntach fionn Mac Róigh
Le Conchubhar cáidhmhac Náis na nós,
Taoiseach aoibhinn Chraoibhe an cheoil.
VIII
Ach seinntear stair ar chlairsigh cheoil
‘s líontair táinte cárt ar bord
Le hinntinn ard gan chaim, gan cheó
Chun saoghal is sláinte d’ fhagháil dom leómhan.
IX
Ghile mear ‘sa seal faoi chumha,
‘s Eire go léir faoi chlócaibh dubha;
Suan ná séan ní bhfuaireas féin
Ó luaidh i gcéin mo Ghile Mear.
Mary Black Version (from here)
IV (variation) MB
Ni haoibhinn cuach ba suairc ar ndeoin
Taid fiorchaoin uasal ar uaithne sport 
Taid saoite suaite i mhuairt ‘s i mbron
Ó scaoileadh uainn an buachaill beo
VMB
Nil seis go suairc ar chruachruit ceoil 
Ta an eigse i ngruaim gan uaim na meabhair 
Taid beathaithe buan ar buairt gach lo 
Ó thearnaigh uainn an buachaill beo
VIMB
Ní mhaoifad fein ce he mo stor 
Ta insint sceal ina dhiaigh go leor 
Ach guim chuigh m’aon mhic de ná gcomhacht
Go dteigh mo laoch gan baol beo
English translation Tom Thomson *
I
Once I was gentle maiden,
and now I’m a weak and worn-out widow (1),
my spouse powerfully ploughing the waves
beyond the hills and far from here. (2)
II (chorus)
My gallant lad (3) is my hero,
He’s my hero (4), gallant lad,
I found neither sleep nor happiness (5)
since my gallant lad went far away.
III
I am incessantly unhappy every day,
grieving sorely, showing signs of tears
as the lively lad was sent away from me
and, my sorrow, no news is told of him.
IV
No cuckoo speaks sweetly in the evening
and there is no cry of beagles in the hazel forests,
nor summer mornings in misty valleys
since the lively lad was sent away from me.
V
A noble proud young cavalryman,
a cheerful young man with a most pleasant appearance,/a most agile grasp, swift in battle,
cutting down hordes and crushing champions.
VI
He is like Aonghus Óg (7)/like Lughaidh Mac Chéin of the big blows (8)/like Conor (9) the venerable son of renowned Nás/ the delightful leader of music’s embellishment (10).
VI (UCD Choral Scholars)**
He is like Young Aonghus
Like Lughaidh Mac Chéin of the great blows,
Like Cú Raoi (11), great son of Dáire of the gold,
Leader of Éire strong in pursuit.
VII (UCD Choral Scholars)**
Like Conall Cearnach(12) who breached defences/ Like worthy fair haired Feargas Mac Róigh(13)/ Like Conchubhar venerable son of Nás of the tradition
The pleasant chieftain of the musical Branch
VIII
Let a story be sung on tuneful harps
and let lots of quarts be filled on the table
with high spirits faultless and unclouded
to find life and good health for my lion.
IX ***
Gallant laddie for a while under sorrow
And all Ireland under black cloaks
Rest or pleasure I did not get
Since he went far away my gallant laddie.
Mary Black Version (from here)  ***
IVMB 
There is no pleasure in the sweetest midday cuckoo
The finest of the nobility have little sport
The poets and scholars are troubled and in sorrow
Since my lively boy has left me.
traduzione italiano Cattia Salto
I
Un tempo fui giovane fanciulla
e oggi sono una debole e logora vedova (1)
il mio sposo con forza fende l’onda
lontano oltre le colline (2)
II
Il mio galante (3) è il mio eroe
Lui è il mio Cesare (4), il mio galante
non ho trovato né pace nè felicità
da quando il mio galante è partito
III
Ogni giorno una tristezza senza fine
mi affligge il cuore e verso lacrime
perchè mio ragazzo pieno di vita mi ha lasciato
e ahimè, non giungono sue notizie
IV
Nessun cuculo canta soave a sera
nè s’ode lamento di segugi nei boschi di noccioli,/ nè mattine d’estate sulle valli di bruma/ da quando il mio ragazzo pieno di vita mi ha lasciato
V
Un nobile, fiero, giovane cavaliere,
un giovanotto allegro dall’aspetto attraente
polso saldo, agile in battaglia
nell’abbattere legioni e distruggere i campioni
VI 
Pari a Aengus, il giovane (7)
come Lug Mac Chéin la lancia possente (8)/ come Conor, (9) il venerabile figlio del famoso Nás,/squisito anfitrione del banchetto (10)
VI (UCD Choral Scholars)
Pari a Aengus, il giovane
come Lug Mac Chéin la lancia possente
come  Cú Raoi (11), Mac Dáire dell’oro
la guida d’Irlanda, potente nella caccia
VII  (UCD Choral Scholars)
Come Conall Cearnach (12) il vittorioso
Come il valoroso Feargas Mac Róigh (13) il biondo
come Conor, il venerabile figlio del famoso Nás,/squisito anfitrione del banchetto
VIII
Che si elogi al canto delle arpe armoniose
e si riempiano le coppe del banchetto
con animi saldi e sereni
per augurare lunga vita al mio leone
IX
Mio galante mentre sei afflitto
l’Irlanda si copre sotto nere vesti,
non ho trovato né pace nè gioia
da quando il mio galante è partito
Ulteriori strofe
IV MB
Non c’è gioia nell’ascoltare il dolce canto del cuculo del meriggio
i più nobili della gentry non traggono piacere dalla caccia/ poeti e studiosi sono tormentati e addolorati
da quando il mio ragazzo pieno di vita mi ha lasciata

NOTE
* from here
** from here
***traduzione aggiuntiva
1) She is the goddess Éiru who complains, personification of Ireland, at the time of the Celts a maid dressed nobly she is now a poor old widow in rags ( Cathleen o Kathleen Nì Houlihan)
[E’ la dea Éiru che si lamenta, personificazione dell’Irlanda, al tempo dei Gaeli fanciulla vestita nobilmente è ora una vedova in stracci, è povera vecchia” (la Sean-Bhean bhocht) la signora Katty Hualloghan – Cathleen o Kathleen Nì Houlihan-,  padrona di quattro campi verdi (cioè le quattro province in cui è divisa per tradizione l’Irlanda). Cathleen mitica regina d’Irlanda è una dea-guardiana che appartiene alla terra, la personificazione della dea Ana ( iath nAnann -la terra di Ana ) costretta all’esilio dai troppi stranieri che l’anno vilipesa e che vaga in cerca di aiuto, così è una dea decaduta, povera, invecchiata, scacciata da casa. continua]
2) the verse is a quote from the song Over the Hills and far away, means that her husband has gone far away
[il verso è una citazione del brano musicale Over the Hills and far away, significa che il suo sposo è andato lontano]
3) Ghile Mear =  literally means “my spirited brightness” in Gaelic it indicates tenderness and is a metaphor for love; “gile (ghile)” perhaps derived from “gille” = giolla (boy) is generally translated as gallant laddie, Dashing Darling; he is the Bonny Prince Charlie, the champion of Roman Catholic hopes (and jacobites) for the throne of the Three Kingdoms
[in gaelico indicala la tenerezza ed è una metafora per l’amore;  “gile (ghile)” forse derivata da “gille” = giolla (ragazzo) generalmente è tradotto come gallant laddie, Dashing Darling  in italiano è il “galante” cioè il corteggiatore, così come lo troviamo identificato nelle ballate popolari; è il Bonny Prince Charlie, il bel Carletto fiancheggiato dai Giacobiti, il campione delle speranze cattolico-romane per il trono dei Tre Regni]
4)Chaesar is Caesar, that is the title attributed to a person of imperial dignity, which draws its origins from the cognomen of Gaius Julius Caesar, the Italic Duce or the Germanic Kaiser. A little ironic, since it was Julius Caesar (the bitter enemy of the Gauls) who invaded Britain (present-day England). An ancient bard of the Gaels would never hailed his king with the name of Caesar, but for the eighteenth-century Irish patriot, Caesar is the title that belongs to a Christian king, convinced that Bonnie Prince would rule the Three Kingdoms within Home rule
[Chaesar è Cesare, cioè il  titolo attribuito ad una persona di dignità imperiale, che trae le sue origini dal cognomen di Gaio Giulio Cesare, l’italico Duce o il germanico Kaiser. Un po’ ironico visto che fu proprio Giulio Cesare (l’acerrimo nemico dei Galli) a invadere la Britannia (l’attuale Inghilterra); così molti preferiscono tradurre come hero. Un antico bardo dei Gaeli non avrebbe mai tributato il suo re con il nome di Cesare, ma per il patriota irlandese del Settecento Cesare è il titolo che spetta ad un re cristiano, convinto che il Bonnie Prince avrebbe governato i Tre Regni nel rispetto della Home Rule]
5) The UCD Choral Scholars and Mary Black sing: Ní fhuaras féin aon tsuan ná séan (I have had neither sleep nor good fortune)
6) è stato mandato via da me
7) In the Celtic mythology Angus (Aengus) is the god of youth, of poetic inspiration and love, son of the Nymph Boann and of the Dagda of the Tuatha Dé Danann[Nella mitologia celtica Angus (Aengus) è il dio della giovinezza, dell’ispirazione poetica e dell’amore, figlio della Ninfa Boann e del Dagda dei Tuatha Dé Danann.]
8) reference to some legendary Great King of Ireland [riferimento a qualche leggendario Grande Re d’Irlanda]
9) Tom Thomson writes in his note “ there are a lot of Conchobars in Irish historical tradition too, but if I’ve interpreted “cáidhmhac” correctly (which is possible, but not terribly likely) this one is real not mythical: Conchobar Ó Maol Ruanaidh aka Conchobar mac Diarmata resigned the kingship of Magh Luirg to take holy orders”
[Tom Thomson scrive nella nota “Anche qui ci sono molti Conchobar nella tradizione storica irlandese, ma se ho ben interpretato” cáidhmhac “, questo è un personaggio vero e non mitico: Conchobar Ó Maol Ruanaidh ovvero Conchobar mac Diarmata ha rinunciato al titolo di Magh Luirg per prendere gli ordini sacri “]
10) the verse recalls the ancient bardic ode due to the noble warrior during his funeral banquet [la strofa richiama i compianti bardici tributati agli eroi e ai nobili guerrieri durante il banchetto funebre]
11) Cú Roí (Cú Ruí, Cú Raoi) mac Dáire is a king of Munster in the Ulster Cycle of Irish mythology. He is usually portrayed as a warrior with superhuman abilities and a master of disguise possessed of magical powers (from Wiki) [Nel Ciclo dell’Ulster della mitologia irlandese Cú Roí (Cú RuíCú Raoimac Dáire è un re del Munster che ha il potere magico di poter cambiare forma a volontà. Il suo nome probabilmente significa “Mastino del Campo di Battaglia” (tratto da Wiki)]
12) Conall Cernach is a hero of the Ulaid in the Ulster Cycle of Irish mythology. He is said to have always slept with the head of a Connachtman under his knee. from Wiki
Conall Cernach è un eroe del Ciclo dell’Ulster, nella mitologia irlandese. Grande guerriero, di lui si diceva che avesse sempre dormito con la testa di un uomo del Connacht sotto le ginocchia. Il significato del suo epiteto, generalmente reso con “vittorioso, trionfante”, è oggetto di dibattito (da Wiki)]
13) Fergus mac Róich (son of Ró-ech or “great horse”; also mac Róig, mac Rossa) is a character of the Ulster Cycle of Irish mythology. Formerly the king of Ulster, he is tricked out of the kingship and betrayed by Conchobar mac Nessa, and becomes the ally and lover of Conchobar’s enemy queen Medb of Connacht, and joins her expedition against Ulster in the Táin Bó Cúailnge. The name Fergus (later Irish Fearghus) means “man-strength” or “virility”, and Fergus is described as being of enormous size and sexual potency (from Wiki) [Fergus mac Róich (figlio di Ró-ech o “grande cavallo”, anche mac Róig, mac Rossa) è un eroe del Ciclo dell’Ulster, nella mitologia irlandese. Precedentemente re d’Ulster, viene ingannato e tradito da Conchobar mac Nessa, e diventa l’alleato e amante della regina nemica di Conchobar, Medb del Connacht, e si unisce alla spedizione contro Ulster nella Táin Bó Cúailnge. Il nome Fergus (in seguito Fearghus irlandese) significa “uomo-forte” o “virilità”, e Fergus è descritto come di enormi dimensioni e di grande potenza sessuale (da Wiki)]

English version J.Mark Sugars 1997*
I
Once I was fair as a morn of May,
Now all I do is grieve and pray,
And scan the surging ocean waves
Since my gallant laddie went away.
II
‘Sé mo laoch, mo Ghile Mear (2),
‘Sé mo Chaesar, Ghile Mear,
Suan ná séan ní bhfuaireas féin
Ó chuaigh in gcéin mo Ghile Mear.
III
Pain and sorrow are all I know,
My heart is sore, my tears a’ flow
Since o’er the seas we saw him go
No news has come to ease our woe.
IV
In chestnut trees no birdsong sounds,
The glens no more echo with coursing hounds,
Winter’s gloom lasts all year ‘round,
Since my laddie left for to seek his crown.
V
A proud and youthful chevalier,
A highland lion of cheerful mien,
A slashing blade, a flashing shield,
Fighting foremost in the field.
VI
Come, drain your cups as wild harps play
Let every Celt praise his noble name
As long as blood flows in your veins
Raise a toast for his health,
wish him length of days.
VII
Hero whose hopes have turned to smoke,
Erin all wrapped in mourning cloak,
I watch and wait, I dread my fate,
Since my gallant laddie went awa
traduzione italiano Cattia Salto
I
Un tempo ero bella come il mattino di maggio
ora non faccio che lamentarmi e pregare
e scrutare le onde dell’oceano tumultuoso
da quando il mio galante (1) è in esilio
II (RIT)
Lui è il mio eroe, il mio amore (2),
lui è il mio Cesare, il mio amore,
non ho trovato né pace nè fortuna
da quando il mio amore è partito
III
Non conosco che pene e rimpianti
il cuore malato e lacrime copiose
da quando per mare lo abbiamo visto partire, 
nè novella è giunta per attenuare il dolore
IV
Nessun canto d’uccello nei boschi
e nelle valli nessun richiamo dei levrieri
il triste inverno dura tutto l’anno/da quando se n’è andato, in cerca della sua corona
V
Nobile e giovane cavaliere
leone di montagna, dal viso piacente,
un’abile lama, dallo scudo pronto
primo a combattere in campo.
VI
Venite, svuotale le coppe, mentre le rustiche arpe suonano, che ogni Celta elogi il suo nome
finchè sangue scorre nelle vene,
brindate alla sua salute,
augurategli una lunga vita
VII
Eroe le cui speranze sono svanite come fumo tutta l’Irlanda si ricopre di un manto funebre,
guardo e aspetto e temo il mio destino
da quando il mio galante è partito

NOTE
* from here
1) gallant in italiano è il “galante” cioè il corteggiatore, così come lo troviamo identificato nelle ballate popolari
2) Ghile Mear è il gallant laddie che ho preferito tradurre come “il mio amore”

English versions

Two versions compared
[Due versioni a confronto]

Sting & the Chieftains in “The long black veil” 1995


CHORUS
‘Se mo laoch, mo Ghile Mear
‘Se mo Chaesar Ghile Mear
Suan ná séan ní bhfuaireas féin
Ó chuaigh in gcéin mo Ghile Mear.
I
Grief and pain are all I know
My heart is sore
My tears a’flow
We saw him go. our buachaill beo
No word we know of him, och on (ma chroi)
II
A proud and gallant chevalier
A high  born scion of gentle mien
A fiery blade engaged to reap (lead)
He’d break the bravest in the field
III
We’ll sing his praise as sweet harps play
And proudly toast his noble fame
With spirit and with mind aflame
So wish him strength and length of day
traduzione italiano Cattia Salto
CORO
Lui è il mio eroe, la mia sola luce (1)
lui è il mio Duce (2), la mia sola luce,
non ho trovato riposo né sonno
da quando è partito, il mio Duce.
I
Pena e dolore sono tutto ciò che conosco,
Il mio cuore piange
lacrime come un fiume in piena.
Lo abbiamo visto partire, il nostro ragazzo pieno di vita
e non riceviamo sue notizie, ahimè.
II
Un cavaliere orgoglioso e galante,
uno di nobile nascita e di bell’aspetto,
una lama fiera impegnata a combattere,
che ha ucciso il più coraggioso in battaglia.
III
Canteremo il suo elogio con dolci arpe,
e brinderemo fieri alla sua nobile fama
con animo e mente ardenti,
per augurargli una lunga e prospera vita.

NOTE
1) Ghile Mear =  literally means “my spirited brightness”
[ho preferito tradurre come “la mia sola luce” il riferimento è sempre la guida verso il futuro radioso dell’autonomia, i tre regni sotto un unico sovrano ma con tre parlamenti separati ]
2) traduco Cesare con Duce senza nessuna implicazione fascio-imperialista ma per la rima con luce

Celtic Thunder live


Óró rí na farraige
Rí na farraige, óró
Chorus
‘Sé mo laoch, mo Ghile Mear,
‘Sé mo Chaesar, Ghile Mear,
Suan ná séan ní bhfuaireas féin
Ó chuaigh in gcéin mo Ghile Mear.
I
Hail the hero strong and true
who fought the fight and saw it through
who swore he ne’er would be a slave
and gave his life our land to save.
II
From our wild atlantic shore
above the mighty ocean’s roar
et’s sing from the highest mountainside
of heroes who fill our hearts with pride.
traduzione italiano Cattia Salto
Oh re del mare
Re del Mare, oh.
Coro
Lui è il mio eroe, il mio amore,
lui è il mio Cesare, il mio amore,
non ho trovato né pace nè fortuna
da quando il mio amore è partito
I
Salutate l’eroe forte e leale/ che ha combattuto ed è sopravvissuto alla battaglia
colui che giurò che non sarebbe mai stato uno schiavo/ e ha dato la sua vita per salvare la nostra patria.
II
Dalla nostra sponda del tumultuoso Atlantico
sopra i flutti del vasto oceano
cantiamo dai pendii delle montagne più alte
di eroi che ci riempiono il cuore d’orgoglio

MODENA CITY RAMBLERS: In un giorno di pioggia

In un giorno di pioggia is A love song for Ireland, our homeland of the soul” [Dichiarazione d’amore per l’Irlanda, nostra “patria dell’anima”. ]
Modena City Ramblers in  “Riportando tutto a casa” 1994

Is è mo laoch, mo ghile mear
Is è mo shaesar ghile mear
Nì fhuaras fèin aon tsuan ar seàn
o chuaigh ì gcèin mo ghile mear

[My gallant lad is my hero,
He’s my Caesar, gallant lad,
I found neither sleep nor happiness
since my gallant lad went far away]


I
Addio, addio e un bicchiere levato
al cielo d’Irlanda e alle nuvole gonfie.
Un nodo alla gola ed un ultimo sguardo/alla vecchia Anna Liffey (1) e alle strade del porto.
II
Un sorso di birra per le verdi brughiere
e un altro ai mocciosi coperti di fango,
e un brindisi anche agli gnomi a alle fate,
ai folletti che corrono sulle tue strade.
III
Hai i fianchi robusti di una vecchia signora
e i modi un po’ rudi della gente di mare,
ti trascini tra fango, sudore e risate
e la puzza di alcool nelle notti d’estate.
IV
Un vecchio compagno ti segue paziente,
il mare si sdraia fedele ai tuoi piedi,
ti culla leggero nelle sere d’inverno,
ti riporta le voci degli amanti di ieri.
coro
E’ in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,/il vento dell’ovest rideva gentile
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via.
V
Hai occhi di ghiaccio ed un cuore di terra,
hai il passo pesante di un vecchio ubriacone,
ti chiudi a sognare nelle notti d’inverno
e ti copri di rosso e fiorisci d’estate.
VI
I tuoi esuli parlano lingue straniere,
si addormentano soli sognando i tuoi cieli,
si ritrovano persi in paesi lontani
a cantare una terra di profughi e santi.
[Coro]
VII
E in un giorno di pioggia ti rivedrò ancora
e potrò consolare i tuoi occhi bagnati.
In un giorno di pioggia saremo vicini,
balleremo leggeri sull’aria di un reel
English translation Cattia Salto
I
Farewell, farewell and a toast
to Irish sky and rainy clouds
a lump in my throat and a last glimpse
to the old Anna Liffey (1) and her docks
II
A sip of beer for the green moors
and another for muddy and snotty children
and a toast to gnomes and fairies
to pixies walking fast at your roads
III
You have got the strong hips of an old lady
and the rough manners of seafarers,
you shuffle through mud, sweat and laughter
and the smell of alcohol on summer nights.
IV
An old companion follows you patiently,
the sea is lying down loyal to your feet,
rocking you lightly on winter evenings,
it brings you the voices of the older lovers.
chorus
It’s on a rainy day that I met you,
the west wind laughed kindly
and on a rainy day I learned to love you
you took my hands by taking me away
V
You have got icy eyes and a clay heart,
you have got the heavy footstep of an old drunkard,
you withdraw to dream on winter nights
and you dress in red and bloom on summer.
VI
Your exiles speak foreign languages,
they fall asleep alone dreaming of your skies,
they find themselves lost in distant lands
singing for a homeland of refugees and saints.
VII
And on a rainy day I’ll see you again
to wipe your eyes weeping.
In a rainy day I will be by your side,
we could dance with light steps a reel

NOTE
1)  The Liffey is also known as the Anna Liffey, possibly because of the Irish for “River Liffey” – Abhainn na Life which sounds like “Anna Liffey” in English.
[Il Liffey (An Life in gaelico irlandese) è un fiume irlandese che sfocia nel Mar d’Irlanda attraversando Dublino]

FONTI
http://chrsouchon.free.fr/moghile.htm
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=3235&lang=it
http://www.celticartscenter.com/Songs/Irish/MoGhileMear.html

http://www.macsuibhne.com/amhran/teacs/49.htm
http://awe.mudcat.org/thread.cfm?threadid=935

https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=2717
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=34308