TRUE THOMAS seconda parte

Thomas di Ercildoune o Thomas Learmonth o Thomas Rimour noto come Tommaso il Rimatore (Thomas the Rhymer) fu un bardo scozzese del tredicesimo secolo, eppure la sua figura fu a tal punto mitizzata da essere equiparato a Merlino. Nacque probabilmente tra il 1210 e il 1220 e visse fino ad una settantina d’anni. Era noto non solo in Scozia ma anche in Inghilterra per la sua fama di poeta e indovino. Gli fu attribuito un romanzo noto anche in forma di ballata che racconta del suo incontro con la regina delle Fate. Questa storia magica è raccontata in un romanzo datato al 1400 e in una ballata settecentesca, riportata anche da Child al numero 37 in quattro varianti. (parte prima vedi)

VERSIONE C

Sir Walter Scott: Minstrelsy of the Scottish Border, vol II, edizione 1802.

E’ la variante più diffusa della ballata almeno per quanto riguarda le registrazioni da parte dei professionisti della musica tradizionale, e secondo Scott proviene da trascrizioni effettuate sul campo: la prima stesura della signora Brown consta di una ventina di strofe. Scott riporta anche una seconda versione successiva.

Anche se non espressamente citato nella ballata (ma esplicitato nella Narrazione) siamo certi di trovarci in Primavera o meglio nel periodo in cui i Celti festeggiavano Beltane, la festa dell’amore, quando il principio maschile si accoppiava con quello femminile per propiziare la fertilità della terra; mentre Samain era festa che segnava l’inizio della Stagione Oscura, Beltane apriva la Stagione Chiara ed entrambi erano momenti in cui più facilmente il Mondo degli Uomini e l’AltroMondo si incontravano.
La fata che si aggira per i Boschi sul suo cavallo bianco, resta colpita dalla musica di Thomas e si innamora della suo aspetto e della sua voce. Thomas a sua volta resta abbagliato dalla bellezza della donna ed è disposto a seguirla ovunque lei voglia condurlo!

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ASCOLTA Ewan MacColl in English and Scottish Popular Ballads (Child Ballads) volume 1, 1961

ASCOLTA Sileas in File under Christmas 1991 (strofe da I a VIII e da V a XI a XIII)
ASCOLTA Boann (strofe da I a IV e XIV, XV e da V a XI)

I
True Thomas lay on Huntlie(1) bank
A ferlie(2) he spied wi’ his e’e
And there he saw a lady bright
Come riding down by Eildon(3) Tree
II
Her skirt was o’ the grass-green silk
Her mantle o’ the velvet fyne
At ilka tett(4) o’ her horse’s mane
Hung fifty siller bells and nine
III
True Thomas he pull’s aff his cap
And louted(5) low down to his knee:
“All hail, thou mighty Queen o’ Heaven!
For thy peer on earth I never did see
IV
O no, o no, Thomas – she said
That name does not belong to me
I am but the queen of fair Elfland
That am hither come to visit thee
V
“Harp and carp(6), Thomas – she said
Harp and carp along wi’ me
And if ye dare to kiss my lips
Sure of your body I will be(7)”
VI
“Betide me weal, betide me woe
That weird(8) shall never daunton(9) me
Syne(10) he has kissed her rosy lips
All underneath the Eildon Tree”
VII
“Now ye maun(11) gang wi’ me – she said
True Thomas, ye maun gang wi’ me
And ye maun serve me seven years Thro’ weal and woe, as may chance to be”
VIII
She mounted on her milk-white steed
She’s ta’en True Thomas up behind
And aye whene’er her bridle rung
The steed flew faster than the wind
IX
Oh they rode on and farther on
The steed gaed swifter than the wind
Until they reached a desert wide
And living land was left behind
X
“Light down, light down now, True Thomas
And lean your head upon my knee
Abide and rest a little space
And I will show you ferlies three
XI
O see ye not yon narrow road(12)
So thick beset with thorns and briars?
That is the path of righteousness
Tho’ after it but few enquires
XII
And see ye not that braid, braid road
That lies across that lily leven(13)?
That is the path of wickedness
Tho’ some ca’ it the road to heaven
XIII
And see ye not that bonny road
That winds about the fernie brae?
That is the road to fair Elfland
Where thou and I this night maun gae
XIV
But, Thomas, ye maun hold your tongue(14)
Whatever ye may hear or see
For if you speak word in Elfyn land
Ye’ll ne’er get back to your ain countrie”
XV
Syne(10) they came on to a garden green
And she pu’d an apple frae a tree(15):
Take this for thy wages, True Thomas
It will gi’ ye the tongue that can never lie
XVI
“My tongue is mine ain – True Thomas said
A guidly gift ye wad gie to me!
I neither dought(16) to buy or sell
At fair or tryst(17) where I may be
XVII
I dought(16) neither speak to prince or peer
Nor ask of grace from fair ladye”.
“Now hold thy peace – the lady said
For as I say, so must it be”
XVIII
He has gotten a coat of the even cloth(18)
And a pair of shoes of velvet green
And till seven years were gane and past
True Thomas on earth was never seen

TRADUZIONE ITALIANO
I
Il buon Thomas giaceva sulla riva di Huntlie(1)
e scorse una lieta signora, una dama che era svelta e fiera e veniva cavalcando verso il tronco di Eildon.(3)
II
La sua gonna era di seta verde erba,
il suo mantello di fine velluto, a ogni ricciolo(4) della criniera del cavallo pendevano cinquantanove campanelli d’argento.
III
Il buon Thomas si tolse il cappello
e si piegò(5) sulle ginocchia:
«Salute a te, che devi essere Regina del Cielo! Ché simile a te in terra mai ho visto nessuno!».
IV
«Oh no, no, mio buon Thomas», dice lei. «Quel nome non mi spetta; io sono  solo la Regina della bella Elfilandia e sono qui venuta a farti visita.
V
“Suona l’arpa e canta(6) Thomas – dice lei, suona l’arpa e canta per me,
e se oserai baciare le mie labbra
del tuo corpo padrona sarò(7) ”
VI
“Nel bene e nel male,
il destino(8) non mi spaventerà(9) mai”
Allora ha baciato le sue labbra rosse
sotto il tronco di Elidon
VII
«Ma adesso devi venire con me, Thomas, mio buon Thomas, con me devi venire;   perché devi servirmi sette anni, nel bene e nel male, come fortuna vuole».
VIII
Lei voltò il suo destriero bianco latte
e prese in groppa a sé Thomas
e al tocco delle briglie, il suo destriero volò più rapido del vento.
IX
Cavalcarono avanti e più avanti
il destriero andava più veloce del vento, finchè raggiunsero una radura deserta, e la terra dei viventi fu alle loro spalle
X
“Smonta, smonta ora buon Thomas
metti il tuo capo sulle mie ginocchia
attendi e riposa un poco
e ti mostrerò tre meraviglie.
XI
Non vedi forse quella stretta strada(12),
tra fitte spine e densi rovi?
Quello è il sentiero della rettitudine,
quello cercato però da ben pochi.
XII
E vedi quell’ampia strada
che corre dritta tra prati gigliati(13)?
Quello è il sentiero del male,
benché qualcuno lo chiami via del Cielo.
XIII
E vedi quella strada così bella
che si snoda tra i felceti?
Quella è la strada della bella Elfilandia,
dove tu e io andremo questa notte.
XIV
«Ma, Thomas, devi stare zitto(14)
qualsiasi cosa tu oda o veda,
ché, se una parola di bocca ti sfuggisse,
mai faresti ritorno al tuo paese”.
XV
Allora arrivarono ad un verde giardino
e lei colse una mela dall’albero(15):
“Prendi questa come ricompensa, Thomas il veritiero, ti darà la lingua   che non potrà mai mentire
XVI
“La lingua è solo mia – dice il buon Thomas – che bel regalo mi avete   dato!
Non oserò comprarlo o venderlo alla fiera o al mercato dove potrò andare
XVII
Non oserò nemmeno parlare a un principe o a un nobile
né chiedere una cortesia a una bella dama”
“Ora taci – dice la fata
perchè così ho detto e così sarà”
XVIII
Thomas ha avuto veste di bella stoffa(18)
e scarpe di velluto tutto verde;
e benché sette anni siano ormai passati,
il buon Thomas in terra mai più si è visto.
traduzione di Francesco Saba Sardi in Hugh Mynne, La via delle Fate, Sperling & Kupfer, Milano 1998)

NOTE
1) Huntlie: affluente del fiume Tweed, vicino a Melrose. Le localizzazioni geografiche sono proprie della versione di Scott che le ha opportunamente inserite dai suoi itinerari preferiti, ovvero nelle sue proprietà.
2) ferlie=marvel, wonder
3) Eildon: colline a Sud di Melrose. Alcuni tentativi di individuare l’albero hanno portato a contrassegnare un preciso punto non lontano dal fiume Tweed con una lapide commemorativa.
4) ilka tett=each tuft
5) louted=bowed
6) letteralmente “play (on a harp) and sing”.
7) come sempre la pudicizia delle ballate si ferma alla richiesta di un bacio..
8) wierd=fate
9) daunton=frighten
10) syne=then
11) maun=must
12) le tre strade sono una metafora alle tre vie che portano a tre distinti luoghi, il Paradiso, l’Inferno e l’AltroMondo (continua)
13) lily leven=lovely lea
14) la richiesta di tacere potrebbe riguardare esclusivamente quella di non divulgare la storia nata tra i due, nella versione del Romanzo infatti la regina è sposata.
15) il divieto di nutrirsi nell’AltroMondo non comprende i frutti del melo: con un morso della mela Thomas avrà accesso alla conoscenza e quindi della profezia. Il melo e il suo frutto sono sempre presenti nell’AltroMondo e il più delle volte è una creatura femminile a offrire la mela d’oro all’eroe o al poeta, perchè è colei che offre la conoscenza e l’immortalità al fortunato prescelto. Qui si insinua una sottigliezza: dall’albero delle mele alcuni frutti (generalmente quelli che crescono più in alto) sono maturi e donano la conoscenza, altri sono acerbi e avvelenano.
15) dought=dare
16) tryst=market
17) even cloth=smooth cloth. Il regalo di bei vestiti è decisamente preferito rispetto al dono precedente: una lingua che non potrà mai mentire, un regalo in effetti scomodo, se si ha a che fare con sovrani e nobili signori che preferiscono l’adulazione alla verità, o se si vuole sedurre belle dame, anche solo per una notte!

LA NARRAZIONE

Il romanzo in cui viene narrata la storia sviluppa alcuni punti tralasciati dalla ballata. Come il particolare della stagione (il mese di Maggio) e il fatto che la fata fosse intenta alla caccia del cervo come una divinità dei Boschi o anche che il rapporto tra i due non si fosse limitato al solo bacio..
Ma l’aspetto più curioso è quello della perdita della bellezza da parte della dama dopo il rapporto amoroso, giovinezza e perfezione che riacquista solo dopo essere ritornata nell’Alto Mondo. Così facendo però la fata si connota di un aspetto negativo (tema ripreso anche nella figura della Belle Dame Sans Merci)

Ulteriori osservazioni seguono nelle note al fondo del testo.

(Tradotta dal Manoscritto Thornton, scritto tra il 1430 e il 1440, in Hugh Mynne, La via delle Fate, Sperling & Kupfer, Milano 1998, traduzione dall’inglese di Francesco Saba Sardi. per la versione integrale vedi)

STANDARD ENGLISH
I
As I went in days of yore,
Speeding my way and making moan,
On a merry morning in may,
By Huntley Banks, my self alone.
I heard the Jay and Blackbird,
The thrush sang plaintively,
A wood-lark called like a bell,
All the woods about me rang(1).
II
Alone in longing(2) thus I lay,
Underneath a comely tree,
T’was then I saw a lady gay
Come riding over a lovely lea(3).
Mere words could not describe
How she out-shined the summer day.
Her beauty was far more grand and true
Than any I had seen before.
III
Her hair hung loose about her head,
She was clad in finery, in great array.
A horn hung from her supple neck,
Fine arrows filled her quiver.
Her palfrey was a dapple grey,
Her saddle was of rounded bone,
All hemmed around with emeralds,
Set with oriental stones.
IV
Her saddle girths were of noble silk,
The buckles were of beryl.
Her stirrups were of clear crystal
Overlaid with glistening pearls.
The crupper was of braided gold.
As was the gleaming bridle,
While three bells hung on either side.
Which jingled as she rode.
V
Seven hounds about her ran,
As she blew upon her horn and sang,
Thomas lay and saw that sight,
Underneath that comely tree.
He said: “This is Mary most mighty
Who bore the child that died for me;
But if I speak with yon lady bright
I fear my heart would burst in three!
VI

I shall go with all my might
To meet her at the Eildon tree.”
VII
Thomas quickly arose,
And ran over that high mountain
If it be as the story says,
He met her at the Eildon tree.
He knelt down upon his knee
Underneath the greenwood spray,
And said; “Lovely lady have mercy on me!”
Then said the lady, mild of thought,
VIII
“Thomas! let such words be;
Queen of Heaven I am not,
For I have never taken such high degree.
But I am from another country.”

“Lady, give me leave to lie with you in love!”
She said “Man that would be
folly!
I pray you Thomas, let me be,
For I say to you quite truly,
That sin will undo all my beauty.”
IX
“Lovely lady, have mercy,
And I will dwell with you forever more;
Here my plea, I beg of thee,
Whether you swear by heaven or hell.”
“Man you will mar my beauty,
Yet you should have your will,
But know it well, you will suffer worst,
For all my beauty you will spill.”
X
Down then lay the lady bright,
Underneath the greenwood spray;
And, if the story tells it right,
Seven times by her he lay.
She said, “Man you like your play!
What bird in bower compares with thee?
You make merry with me all the day.
Now, I pray you, Thomas, let me be!”
XI
Thomas stood up in that stead,
And he beheld the lady gay.
Her hair was dull and matted,
Her eyes seemed out, that before were grey,
And all the rich clothing was away,
That he saw before upon her form;
Her one leg was black, the other gray,
And all her body like beaten lead.
X
Thomas lay and saw that sight,
Underneath that greenwood tree,
Then he said; “Alas, Alas!
By God this is a doleful sight,
How are you faded thus in the face,
”Thomas take leave of sun and moon
And leaf that grows on tree.
XI
This twelvemonth shall you be with me
And middle-earth no more will see”.
He knelt down upon his knee, and said,
“Lovely lady have mercy on me,
I believe my deeds will make me ill.
My soul do I commit to thee,
Wheresoever my bones shall fare(4).”
XII
She led him in at the Eildon Hill.
Underneath a secret lee
Where it was dark as midnight mirk,
And always the water up to his knee(5).
For the space of three days
He heard only the sighing of the flood:
At last he said, “Woe is me,
Almost I die for lack of food.”
XIII
She led him into a fair herb garden(6),
Where fruit was growing in great plenty;
Pear and apple, both ripe they were,
The date and also the damson,
The fig and the purple grape.
The nightingales were building their nest,
While parrots flew about
And thrushes sang without respite.
XIV
Thomas reached forward to pluck the fruit,
Faint with hunger as he was.
Then the lady said “Thomas leave them be,
Or else the fiend will attend.
If you pluck the fruit, truly I say
Your soul will go to the fire of hell,
There to remain until doomsday,
Eternally in pain to dwell.
XV
Thomas, be at peace,
Come lie down with your head on my knee,
And you will see the fairest sight
That ever saw man of this country.”

Immediately, he did as she bade;
Upon her knee his head he laid,
And then that lady to him said,
“See you now yon fair way(7),
Which lies over yon high mountain?
That is the way to heaven, for sure,
Where sinful souls are past their pain.”
“See you now that other way,
Which lies low beneath yon rise?
That is the way, truth to say,
Unto the joy of paradise.”
“See you yet a third way,
Which lies under yon green plain?
That is the way with pain and trouble
where sinful souls suffer and grieve.”
“But see you now a fourth way
Which lies over yon deep dell?
That is the way, truly to say,
To the burning fire of hell.”

“See you yet a fair castle(8),
Which stands on yon high hill?
Of town and tower it surpasses all,
There is no other like it.
In truth, Thomas that is my own,
With the king of this country(9)”
But I would rather be hanged and drawn
Before he knew that you lay with me.
My lord is served at a table
With thirty knights fair and free.
I shall say, sitting on the dais,
I took your speech beyond the sea.”
Thomas, still as a stone he stood,
And he beheld that lady gay.
She came again as fair and good,
All-so-rich on her palfrey
Her greyhounds were filled with dear’s blood. She leashed them, and blew her
horn. Unto the castle she took the way.
Into the hall softly she went,
Thomas followed by her side.
Then ladies came, fair and gentle,
Kneeling with courtesy.
Harp and fiddle played gaily,
Cittern, psaltery, drum and lute,
And all manner of minstrelsy.
But most marvelous sight of all,
Though Thomas, as he stood before.
Fifty deer were brought to feast,
Hounds lay lapping at the blood.
Cooks came with dressing knives,
And carved as though were mad.
Knights danced by three and three,
There was revel, game and play.
Lovely ladies fair and free,
Sat and sang in rich array(10).

Thomas dwelled in that solace
Longer than I say, in truth,
Till one day, so have I grace,
My lovely lady said to me;
“Be ready travel once again, Thomas.
For here you may no longer dwell.
Go quickly with might and main,
I shall return you to the Eildon tree.”
Thomas then said, with a heavy heart.
“Lovely Lady let me be!
For, surely, I have I been here
For less than three days past(11)!”
“In truth Thomas you have been here
For three years or even more.
But longer here you may not dwell.
The reason why, you I shall tell.
Tomorrow the foul fiend(12) will
come
Among this folk to fetch his fee
And as you are handsome and strong
I know full well he would choose thee.”
“For all the gold that ever may be,
From heaven unto the world’s end,
I would never betray thee.
Therefore I beg you, come with me.”
She brought him to the Eildon tree,
Underneath that greenwood spray,
In Huntley banks, where ti’s pleasant to be,
And birds sing both night and day.
“Far out in yon mountain grey, Thomas
My falcon builds a nest,
A falcon is a heron’s prey(13),
Therefore in no place may he rest.
Farewell Thomas, I wend my way,
Homeward over the brown moors.”

TRADUZIONE ITALIANO
Mentre vagavo per i giorni del passato
e andavo di fretta ed emettevo lamenti,
in un bel mattino di maggio,
dalle parti di Huntley, tutto solo,
udivo la gazza e udivo il merlo,
udivo il tordo piangere il suo canto,
un’allodola scampanellava
e tutto il bosco attorno a me suonava.(1)
II
Solo giacendo in preda a nostalgia(2),
disteso ai piedi di un albero bello,
vidi venire una splendida dama
in groppa a un magnifico destriero(3).
Le sole parole non possono descrivere
come lei splendesse più di una giornata di sole, la sua beltà era molto più grande del vero e mai di simile ne ho veduta.
III
I capelli di lei erano folta chioma
vestita finemente e in gran pompa
un corno lei portava appeso al collo
e molte frecce nella faretra aveva.
Il suo palafreno era un pomellato
la sella era di osso ben lavorato,
tutta orlata di smeraldi
e pietre dell’Oriente in grande copia
IV
Il sottopancia era di bella seta,
le fibbie erano fitte di berillo
e gli speroni di chiaro cristallo
erano di perle rivestiti.
Il sottocoda opera di orafo
e di oro puro la redine splendeva
e campanelli pendevan da ogni lato
che suonavan mentre cavalcava.
V
Sette segugi le correvano accanto
e nel suo corno soffiava e cantava
Thomas dunque l’apparizione vide
mentre giaceva ai piedi dell’albero.
Egli disse: «Questa è Maria la potentissima
Madre del Figlio che per me morì,
ma se alla dama rivolgo la parola
temo che il cuore mi si spezzi in tre!…
Adesso devo andare svelto svelto
ad incontrarla all’albero di Eildon».
Thomas si alzò allora in fretta
e corse verso quell’alta montagna.
E tutto andò come la storia narra,
all’albero di Eildon la incontrò.
Si chinò piegando il suo ginocchio
sotto la chioma del verde bosco
e disse: «Bella dama, abbi pietà di me”
Disse la dama con gentile tono:
«Thomas, queste parole tu non dirle;
La Regina del Cielo io non sono,
ché mai a tale rango sono giunta.
ma lo sono invece di un altro paese.

“Dammi il permesso di giacer con te».
E lei: «Sarebbe, uomo, solo una follia
e io tiprego, Thomas, di non farlo,
poiché ti dico, in tutta verità,
la mia bellezza ne sarebbe distrutta».
«Bella dama, ti prego, abbi pietà
e per sempre con te dimorerò;
in tutta lealtà io ti voglio servire,
sia che tu creda nel Cielo o nell’Inferno».
«Uomo da poco! Tu mi macchierai,
pure ti lascio fare come vuoi;
sappi però che te ne pentirai,
poiché la mia bellezza guasterai».

Si giacque allora quella bella dama,
sotto lachioma del verde bosco;
e, se la storia narra proprio il vero,
sette volte Thomas con lei giacque.
Lei disse: «Uomo, il tuo gioco lo sai fare!
Quale uccello del bosco è come te?
Te la spassi con me per tutto il giorno,
ti prego, Thomas, lasciami stare!»

Thomas rimase allora immoto
e guardò bene quell’allegra dama:
i capelli di lei tutti arruffati,
scomparsi
gli occhi che prima erano grigi
e non c’erano più le ricche vesti,
le ricche vesti che prima aveva visto;
nera era una gamba, l’altra grigia
e il suo corpo come piombo fuso.
Thomas giacque e vide e si stupì,
disteso al piede dell’albero verde,
quindi disse: «Ahimè, ahimè!
In fede mia è una ben triste vista
che il tuo viso sia tanto appassito,
volto prima splendente come il sole!»

E lei: «Dimenticati del sole e della luna
e dimentica le foglie sopra il ramo;
ché per un anno tu verrai con me
e la tua terra non vedrai più.

Lui si piegò allora sul ginocchio,
e disse: Bella dama! Abbi pietà,
ho agito, credo, per la mia rovina.
L’anima mia a te confido,
ovunque le mie ossa se ne andranno».

Lei lo guidò sotto il colle di Eildon,
laggiù all’interno di una segreta tana,
dove era buio come a mezzanotte
e l’acqua gli arrivava alle ginocchia.
Thomas per tre giorni non udì
che il rumore dell’acqua che scorreva;
e finalmente disse: «Me infelice,
per la fame sto quasi per morire».

Lei lo condusse dentro un bel giardino, dove frutti crescevano in gran copia;
pere e mele, ed erano mature,
insieme al dattero la prugna
e c’era il fico e c’era l’uva nera.

E gli usignoli facevano il nido,
e i passerotti volavano qua e là,
e i tordi non cessavan di cantare.
Thomas tese la mano a cogliere frutti,
ché per la fame credeva di svenire.

E lei:«Thomas, lascia stare i frutti,
perché altrimenti il diavolo verrà.
se i frutti cogli, e io ti dico il vero,
nel fuoco dell’Inferno finirai,
fino al giudizio anima dannata,
in pena e sofferenza dimorando.
Dammi retta, Thomas, ti scongiuro;
posa la testa sopra il mio ginocchio.
e lì godrai della vista più bella
che mai uomo abbia visto in questa terra».

Subito fece come lei voleva,
sul suo ginocchio lui posò la testa,
e allora disse la dama a Thomas:
«La vedi adesso quella bella strada
che corre sopra a quell’alta montagna(7)?
Quella di certo è la strada del Cielo,
dove l’anima più non pecca e pena.

E vedi invece tu quell’altra strada
che corre ai piedi di quella collina?
Essa è la strada, e io ti dico il vero,
che porta al Paradiso, a mille gioie.

E vedi ancora quella terza strada
che laggiù su una verde piana corre?
Quella è la via di dolore e tormenti,
su cui l’anima peccatrice soffrirà.

Ma adesso vedi anche una quarta strada
che va correndo per la fonda valle?
Essa è la strada, ed io ti dico il vero,
che porta al fuoco ardente dell’Inferno.

E vedi anche lassù quel bel castello(8)
che sorge in cima a elevata collina?
non c’è torre né città che gli si pari;
nulla c’è in terra come quel castello.
Thomas, in vero, quello è il mio castello,
mio come del Re della contrada(9).
Ma meglio ch’io sia appesa ed annegata, prima che sappia che con te ho giaciuto.
Il mio Signore a tavola è servito
da trenta cavalieri e paladini;
io gli dirò, seduta alla sua mensa,
che ho portato oltremare il suo discorso».
Thomas restò immoto come pietra,
a contemplare l’allegra signora;
poiché era tornata bella come prima,
con ricche vesti in groppa al palafreno.
Sazi di sangue di cervo i suoi levrieri,
che lei tornò a legare con il guinzaglio,
e con forza e più volte suonò il corno
e si diresse verso il suo castello,
Thomas entrò insieme a lei.
Poi dame vennero ed erano gentili
e a lei per cortesia si inginocchiarono.
Arpa e violino suonarono allegri
la cìtara, il salterio, tamburi e liuto
e menestrelli presero a cantare.
Ma la cosa che fu più straordinaria,
pensò Thomas intento a riguardare,
furono i cervi, cinquanta, lì imbanditi,
il sangue i cani stavano lappando
e i cuochi vennero con i coltelli
e presero a tagliare come matti
cavalieri danzavano a tre a tre;
c’era baldoria, c’era festa e gioco;
belle dame raccolte in lieta schiera
ben abbigliate cantavano in coro(10).

Thomas stette così a sollazzarsi
più di quanto non dica in verità,
finché un giorno, facendomi la grazia,
la bella dama mi parlò e mi disse:
«Preparati, Thomas, a ripartire;
perché più a lungo qui non puoi stare.
e devi fare in fretta, o mio Thomas,
ché io ti riporto all’albero di Eildon».
Disse Thomas, ed era triste in volto:
«Mia bella dama, perché mi fai questo?
di certo, dama, sono stato qui
non più del tempo di tre soli giorni(11)».
«In verità, Thomas, tu fosti qui
per ben tre anni o magari di più;
ma più a lungo non puoi qui dimorare
e la ragione te la voglio dire:
domani dall’Inferno(12) il gran demonio
tra questa gente sceglie il suo onorario
e siccome tu sei bello e forte,
lo so per certo, sceglierebbe te.
Per tutto l’oro che mai ci sarà,
dal Cielo fino al termine del Mondo,
mai io ti tradirei, o mio Thomas.
Perciò ti prego, vieni insieme a me».
E lei lo riportò al tronco di Eildon,
al di sotto di quella verde chioma,
sulle rive di Huntley, così belle,
dove gli uccelli cantan notte e giorno.
«Laggiù lontano su quel monte grigio,
Thomas, il mio falcone fa il suo nido;
ma un falcone dell’airone(13) è sempre predatore e in nessun posto esso ha riposo.
Addio, Thomas, riprendo la mia strada,
per ritornare alle brune paludi».

NOTE
1) Il linguaggio delle fate è spesso paragonato al cinguettio degli uccelli, nel Medioevo si credeva che decifrando il linguaggio degli uccelli si avesse accesso ai segreti dell’Universo. In “The Secret of Commonwealth” Robert Kirk descrive il linguaggio fatato come il suono di un flauto.
2) “solo nella nostalgia” è un eufemismo per dire che nel giovanotto all’arrivo della Primavera si risvegliano gli appetiti sessuali.
3) ampio spazio è riservata alla descrizione del destriero, c’era un certo gusto medievale per la ridondanza della raffinatezza e del lusso
4) questa sembra quasi una formula di voti nunziali secondo l’usanza scozzese
5) il passaggio si apre nel sottosuolo per la precisione sotto le colline di Eildon che si stagliano con la loro triplice cuspide nel paesaggio di Melrose. Considerate dalla tradizione popolare delle colline cave ovvero dei tumuli nei quali sono costruiti i regni di Faerie, furono insediamento preistorico e popoloso villaggio nell’età del bronzo e ancora oggi sono considerate un luogo sacro ricco di sorgenti magiche. Per entrare nell’AltroMondo i due attraversano un fiume, chiaro riferimento ai fiumi dell’Ade nella mitologia greca. Ciò significa che oltrepassano il regno dei Morti per andare in un mondo in cui la Morte non esiste, ovvero è stata superata! (una gita e bellissime foto qui)

Eildon Hills from near Scotts View © Copyright Tom Chisholm and licensed for reuse under this Creative Commons Licence.

6) a mio avviso questo descritto non è il giardino di Avalon ma l’Eden dei Cristiani e il diavolo paventato è il serpente che ha tentato i primi uomini, e infatti subito dopo la Dama mostra a Thomas il crocevia da cui si dipartono alcune strade, che qui sono quattro. L’Eden era disegnato nella cartografia medievale tra l’India e la Cina e ritenuto un luogo reale
7) la strada bella che corre per la montagna è quella che porta al Cielo ovvero a Faerie, dove l’anima non conosce peccato né sofferenze (e quindi neanche l’ingiuria della vecchiaia). L’altra strada che corre ai piedi della collina è quella del Paradiso, la terza strada è quella che conduce al Purgatorio e infine la quarta strada sul fondo della valle, e quindi la più agevole da percorrere, è quella che porta all’Inferno
8) il castello e il villaggio sulla cima della collina di Elidon condividono lo stesso spazio del Mondo di Thomas ma coesistono in un tempo diverso.
9) evidentemente le fate sono per l’amore libero, ma con molta discrezione!! Questi versi sono assolutamente contraddittori con lo sviluppo di tutta la storia, primo perchè se il tradimento amoroso non fosse peccato la fata non dovrebbe raccomandarsi di non farlo sapere (meglio ch’io sia appesa ed annegata, prima che sappia che con te ho giaciuto) Ma se nell’AltroMondo non esiste il concetto di peccato allora tutto è lecito.
In realtà questo aspetto vuole gettare in cattiva luce il comportamento della dama, come mangiatrice-di-uomini che scende sulla terra per procurarsi l’amante/schiavo sessuale (e questa visione porterà John Keats a scrivere la poesia “ La Belle Dame sans Merci; oppure si potrebbe pensare che la dama volesse premiare con un bel soggiorno all-inclusive nel posto più esclusivo, l’ottima performance amorosa dell’aitante Thomas!
10) in pochi versi sono descritte le gioie dell’AltroMondo celtico (in inglese Otherworld), la terra della felicità eterna dove vivono gli uomini dopo la vita sulla terra: dove non ci sono peccati da espiare o buone azioni da premiare come per i Cristiani; dove vivere una vita piena e perfetta e non una non-vita come quella immaginata dai Greci e dai Romani. Un reame dove musica e canti sono i passatempi delle creature che ci vivono, tra abbondanti libagioni, schermaglie amorose e giochi cortesi..(continua)
11) il concetto di tempo relativo: nel mondo di Faerie il tempo scorre più lentamente che sulla Terra (dopotutto non ci sono sole e luna a sorgere e a tramontare). Contrariamente alle ballate della storia in cui sono espressamente citati i sette anni, qui il periodo di permanenza non è ben specificato
12) il tema del tributo al diavolo è presente anche in una ballata altrettanto famosa “Tam Lin“, in cui un bel cavaliere che si avventura nel Bosco Sacro per andarvi a caccia è rapito dalla Regina delle Fate. Una distorsione cristiana, suppone che ogni tanto le fate debbano donare un’anima al diavolo, forse un’allusione ai sacrifici umani che si credeva facessero i pagani alle divinità boschive!
13) ritorna ancora l’immagine negativa della fata come predatrice

FONTI
https://archive.org/details/romanceprophecie00thomuoft
http://walterscott.eu/education/ballads/supernatural-ballads/#fairies
http://walterscott.eu/education/ballads/supernatural-ballads/thomas-the-rhymer/the-ballad-thomas-the-rhymer/
http://rbedrosian.com/Folklore/Kirk_Commonwealth_Elves.pdf
http://www.sacred-texts.com/neu/celt/sce/
http://www.bluegrassmessengers.com/37-thomas-rymer.aspx
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=37889
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=78992
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_37
http://myths.e2bn.org/mythsandlegends/origins530-thomas-the-rhymer-and-the-queen-of-elfland.html
http://thomasubaldini.blogspot.it/2011/10/thomas-rhymer.html
http://fallingangelslosthighways.blogspot.it/2013/04/the-eildon-hills-sacred-mountains-of.html
http://www.pathguy.com/lbdsm.htm
http://www.heritagewitchcraft.com/Tamlin.pdf

THE FAMOUS FLOWER OF SERVING MEN

“The famous flower of serving men” -in italiano “Il fiore famoso tra i servitori”- è una ballata collezionata dal professor Child nel suo “English and Scottish Popular Ballads” Volume II (1886) la cui provenienza parte dall’oscuro Medioevo, nella terra di frontiera tra Inghilterra e Scozia, teatro di sanguinose battaglie tra i Clan rivali: il Border.
Il testo più antico ritrovato è di Laurence Price (1656), ma Child ritiene che il substrato della leggenda sia ancora più remoto. La tradizione popolare ha comunque tramandato la ballata apportando molte varianti. In effetti l’andamento è tipico di una fiaba in cui l’eroina di nobili natali, viene messa alla prova da una serie di avversità e si ritrova senza marito e figli a dove badare alla propria vita.

PRIMA VERSIONE: CHILD # 106

Una notte un gruppetto di Border Reivers arrivano alla casa-fortezza del clan rivale per depredare, il marito viene ucciso e i servitori dispersi, così lei, sola, lo piange e seppellisce. Tutta questa parte è comune a un’altrettanto nota ballata intitolata però “The Lament of the Border Widow” .
donna-traveste-paggioElise, Elinor o Ellen, per sopravvivere e lasciare quelle terre sanguinose, si taglia i capelli, si traveste da uomo e con il nome di William va a lavorare alla corte del Re; il Re si sente inspiegabilmente attratto da quel bel servitore e lo nomina ciambellano.
Nel Medioevo tale mansione indicava il servizio delle stanze private del re, svolta dal cameriere personale del re, e solo in epoca più tarda si trasformò in un’alta carica di stato, la mansione di Tesoriere.

Un giorno, mentre il re è a caccia con tutta la sua corte, il dolce William suona il liuto e rivela la sua identità, ma un vecchio servitore, non visto, lo sente e riferisce tutto al re. La storia ha un lieto fine: il re finalmente comprende che l’affetto che provava per la bella Elinor era del tutto lecito e la sposa.

 

ASCOLTA Ewan MacColl


I
Come on ye ladies, great and small,
and hear unto me one and all,
and now I will let ye understand
What I have suffered in this land.
II
My father was as brave a lord
As ever Europe did afford;
My mother was a lady gay,
Bedeckt in gorgious of rich array
III
And I my self a lady fair,
My father’s chief and onely heir,
and when my good old father dy’d,
Then I was made a bonny bride.
IV
My love he built to me a bower(1),
Bedeckt with too many fragrant flower;
A braver bower did you never see
Then my true-love did build for me.
V
But there came thieves late in the night,
They brooked my bower, and slew my knight,
And after that my knight was slain,
no longer could I there remain.
VI
My servants all from me did flye,
In the midst of my extremity,
And left me by my self alone,
With a heart colder then any stone.
VII
But all my heart was full of care,
Heaven would not suffer me to despair;
so than in hast I chang’d my name
From Fair Ellen to Sweet William.
VIII
Than one a day it chanced it so
That I untill the king’s court did go.
And so much favour I did crave
That I a servant place might have.
IX
‘Stand up, brave youth, the king replyd,
‘Thy service shall not be denyd;
But first tell me what thou canst do;
Thou shalt be fitted thereunto.
X
Wilt thou be taster of my wine,
To wait on me upon when I dine?
‘Or wilt thou be my chamberlain,
To make my bed both soft and fine?
XI
Sweet William, with a smiling face,
Said to the king, If’t please your grace
To show such favour unto me,
Your chamberlain I fain would be.
XII
The king did all his nobles call,
To ask the counsel of them all,
Who gave consent Sweet William he
The king’s own chamberlain should be.
XIII
Than one a day it happened so
that the king did a hunting go,
he carried with him his noble train,
Sweet William did at home remain.
XIV
And when he saw the coast was clear,
He took a lute that he had there.
And loud he flit a melodies
Which made an old man heart rejoyce
XV
“I had my company fair and free,
Continually to visit me.
But now, alas! my husband’s dead,
since I become a serving-man.”
XVI
At last the king from hunting came,
He called upon the good old man,
‘What news, what news, -the king did say-
‘What news hast thou for me today?’
XVII
‘Brave news,’ the old man he did say;
‘Sweet William is a lady gay.’
But when the king the truth had found,
His joys did more and more abound;
XVIII
And then, for fear of further strife,
He took Sweet William for his wife;
The like before was never seen,
A serving-man to be a queen.
Tradotto da Cattia Salto (*)
I
Venite voi dame, grandi e piccini
e ascoltatemi tutti,
e ora vi spiegherò
ciò che ho patito su questa terra
II
Mio padre era un lord coraggioso
che mai Europa dispose,
mia madre era una bella dama
ornata in abiti sfarzosi
III
E io stessa una dama graziosa,
di mio padre il  capo e solo erede,
e quando il mio vecchio buon padre morì, allora divenni una bella sposa.
IV
Una bella camera(1) mi fece il mio amore,
la rivestì tutta quanta di fiori fragranti;
più bella dimora non avreste mai visto
di quella che mi fece il mio amore.
V
Ma vennero dei ladri a notte
fonda
distrussero la mia torre, e uccisero il mio cavaliere
e dopo che il mio cavaliere fu ucciso
più a lungo non potevo  restare là.
VI
I servi fuggiron per salvarsi la vita
e in preda agli stenti.
mi lasciarono da sola
con un cuore più freddo del sasso
VII
Ma il cuore mi diceva per certo
che il cielo non mi avrebbe lasciato nella disperazione, così in fretta cambiai il mio nome
da Elena la Bella in William il bello (2)
VIII
Allora da un giorno all’altro le cose cambiarono così fino alla corte del re andai e con sì tanta grazia implorai
che ebbi un posto da servitore
IX
Alzati, giovane coraggioso – il re replicò-
non posso rifiutare il tuo servizio;
ma prima dimmi cosa potresti fare
che ti sia adeguato?
X
Vorresti degustare il mio vino,
o servirmi mentre ceno?
O vorresti essere il mio cameriere
che mi prepara un bel letto soffice?
XI
Il bel William, con il volto sorridente
disse al re “Se piace a vostra grazia
mostrarmi tanto favore
il vostro cameriere mi diletterebbe essere
XII
Il re chiamò i suoi nobili per chiedere il parere di tutti che approvassero il bel William a diventare il cameriere personale del re
XIII
Un bel giorno accadde
che il re andò a caccia
portandosi dietro il suo seguito,
e il bel William rimase a casa
XVI
Quando vide che la costa era libera,
prese un liuto che aveva lì e forte innalzò una melodia (3) che fece rinascere il cuore di un vecchio
XV
Avevo il mio clan orgoglioso e libero
di continuo in visita.
Ma ora ahimè, mio marito è morto
da che sono diventata un servitore
XVI
Alla fine il re dalla caccia ritornò
e chiamò il buon vecchio
Quali novità, quali novità
il re disse-
quali novità hai per me oggi?
XVII
Una buona notizia – il vecchio disse-
il bel William è una bella Dama
ma quando il re conobbe la verità
la sua gioia man mano lo abbandonava
XVIII
e così per paura di ulteriori angosce
prese il bel William in moglie
una cosa così non è mai stata vista prima, un servitore diventare regina

NOTE
* tratta dalla traduzione di Riccardo Venturi (qui)
1) non era insolito confondere per l’assonanza la parola tower con bower, in questo caso è evidentemente una torre, la tipica casa-torre detta anche peel tower o bastle house, costruita lungo il Border per difendersi meglio dalle razzie dei clan rivali. Era una specie di torre vedetta e di segnalazione riservata anche ad uso abitativo dei piccoli proprietari terrieri
2) Il tema della fanciulla che si taglia i capelli e si traveste da uomo per affrontare le avversità della vita è antico e comune alle ballate scandinave come pure il lieto fine che si conclude con il matrimonio (vedi).
3) nella sua semplificazione delle strofe Ewan MacColl ha aggiunto questo verso senza mantenere le rima (peccato!)
Upon the lute Sweet William plaid,
And to the same he sung and said,
With a pleasant and most noble voice,
Which made the old man to rejoyce

SECONDA VERSIONE: LA FIABA DELLA CERVA BIANCA E DELLA REGINA CATTIVA

Martin Carthy ha rielaborato il testo di Child integrandolo con alcuni frammenti di The Lament of the Border Widow, così scrive nelle note dell’album Shearwater “There is a whole group of songs and stories in which the heroine, seeking to hide some shame, takes on a disguise. In Fairy stories, this has come out in, among others, the German tale Catskin, and the English Cap o’ Rushes, (more properly Cap of Ashes?). In song, one of the forms it has taken is the one known on broadsides as The Lady turned Serving Man, and in drastically curtailed form to Bishop Percy, Sir Walter Scott and Johnson, as The Famous Flower of Serving Men, or The Lament of the Border Widow.“Having first read The Famous Flower and been fired with enthusiasm, I was sobered by reading the rather pedestrian text of the Broadside, which immediately followed, and gave the story an ending, because it simply did not match – either in intensity or in elegance – the considerably older, shortened version, and decided to try and tell it in my own way. The tune came from Hedy West, who sings it to an American song called The Maid of Colchester.”

biche-blancheIn questa versione però gli orrori delle razzie dei Border Rivers sono trasfigurati nella fiaba e la parte del cattivo spetta alla madre o matrigna della protagonista: come la regina cattiva di Biancaneve, manda i suoi sgherri a uccidere la famiglia della figliastra, non è ben chiaro come la fanciulla riesca a salvarsi (forse lasciata volutamente in vita come una raffinata forma di crudeltà), ma marito e figlioletto vengono massacrati e lei, sola, li piange e seppellisce.

Ed ecco che arriva la parte magica: mentre il re si trova a caccia, una cerva bianca (vedi) lo guida nel folto della foresta presso le tombe e un uccello (una colomba bianca) gli racconta tutta la storia. Il re così rimette le cose a posto, sposa la fanciulla e manda al rogo la matrigna.

ASCOLTA Martin Carthy in Shearwater 1972

Melodia “Maid of Colchester” versione di Hedy West


I
My mother did me deadly spite,
for she sent thieves in the dark of the night
Put my servants all to flight,
they robbed my bower, they slew my knight
II
They couldn’t do to me no harm
so they slew my baby in my arm
Left me nought to wrap him in
but the bloody sheet that he lay in
III
They left me nought to dig his grave
but the bloody sword that slew my babe
All alone the grave I made,
and all alone the tears I shed
IV
And all alone the bell I rang,
and all alone the psalm I sang
I leaned my head all against the block and there I cut my lovely locks
V
I cut my locks and I changed my name
from Fair Eleanor to Sweet William
Went to court to serve my king
as the famous flower of serving men
VI
So well I served my lord the king
that he made me his chamberlain
He loved me as his son
the famous flower of serving men
VII
Oft time he’d look at me and smile,
so swift his heart I did beguile
And he blessed the day that I became the famous flower of serving men
VIII
But all alone in my bed at e’en,
there I dream a dreadful dream
I saw my bed swim with blood
and I saw the thieves all around my head
IX
Our king has to the hunting gone,
he’s ta’en no lords nor gentlemen
He’s left me there to guard his home,
the famous flower of serving men
X
Our king he rode the wood all around,
he stayed all day but nothing found
And as he rode himself alone,
it’s there he saw the milk-white hind
XI
The hind she broke, the hind she flew, /the hind she trampled the brambles through/ First she’d melt, then she’d sound,/ sometimes before, sometimes behind
XII
Oh what is this, how can it be,
such a hind as this I ne’er did see
Such a hind as this was never born
I fear she’ll do me deadly harm
XIII
And long, long did the great horse turn/ for to save his lord from branch and thorn
But long ere the day was o’er
they tangled all in his yellow hair
XIV
All in a glade the hind drew nigh,
the sun shone bright all in her eye
He sprang down, sword drew,
she vanished there all from his view
XV
And all around the grass was green
and all around where a grave was seen
And he sat himself all on the stone,
great weariness it seized him on
XVI
Great silence hung from tree to sky,
the woods grew still, the sun hung fire/ As through the wood the dove he came,/ as through the wood he made his moan
XVII
Oh the dove he sat down on a stone,
so sweet he looked, so soft he sang
Alas the day my love became
the famous flower of serving men
XVIII
The bloody tears they fell as rain
as still he sat and still he sang
Alas the day my love became
the famous flower of serving men
XIX
Our king cried out and he wept full sore,
so loud unto the dove he did call
Oh pretty bird, come sing it plain
XX
Oh it was her mother’s deadly spite,
for she sent thieves in the dark of the night /They come to rob, they come to slay,/ they made their sport, they went their way
XXI
And don’t you think that her heart was sore as she laid the mould on his yellow hair/ And don’t you think her heart was woe as she turned her back away to go
XXII
And how she wept as she changed her name
from Fair Eleanor to Sweet William
Went to court to serve her king
as the famous flower of serving men
XXIII
The bloody tears they lay all around,
he’s mounted up and away he’s gone
And one thought filled his mind,
the thought of her that was a man
XXIV
And as he’s rode himself alone
a dreadful oath he there has sworn
That he would hunt her mother down/ as he would hunt the wildwood swine.
XXV
For there’s four and twenty ladies all, and they’re all playing at the ball
But fairer than all of them is
the famous flower of serving men
XXVI
Oh he’s rode in, into his hall,
and he’s rode in among them all
He’s lifted her to his saddle brim
and there he’s kissed her cheek and chin
XXVII
The nobles stood and they stretched their eyes, the ladies took to their fans and smiled
For such a strange homecoming
no gentleman had ever seen
XXVIII
And he has sent his nobles all,
and to her mother they have gone
Ta’en her that did such wrong,
they’ve lain her down in prison strong
XXIX
And he’s brought men up from the corn, and he’s sent men down to the thorn
All for to build a bonfire high,
all for to set her mother by
XXX
Bonny sang the morning thrush
all where he sat in yonder bush
But louder did her mother cry in the bonfire where she burned close by
XXXI
For there she stood all among the thorn and there she sang her deadly song Alas the day that she became
the famous flower of serving men
XXXII
For the fire took first all on her cheek,
and there it took all on her chin
It spat and rang in her yellow hair
and soon there was no life left in
Tradotto da Cattia Salto
I
Mia madre mi fece un terribile torto
perchè mi mandò dei ladri nel cuore della notte
che hanno fatto fuggire tutti i miei servitori, hanno distrutto la mia casa, ucciso il mio cavaliere.
II
Ma non potevano farmi del male, così mi uccisero il bambino in braccio e non mi lasciarono niente con cui avvolgerlo se non il lenzuolo insanguinato in cui giaceva
III
Non mi lasciarono nulla con cui scavare la sua tomba, solo la spada insanguinata che uccise il mio bambino.
Da sola scavai la fossa
e da sola versai le lacrime.
IV
E da sola suonai la campana
e da sola  recitai i salmi
chinai la mia testa sul ceppo
e tagliai i miei bei riccioli
V
Mi tagliai i capelli e cambiai
il nome
da Eleonora la bella in William il bello
e andai a corte a servire il mio re
come il fior fiore dei servitori
VI
Così bene servii il re mio signore
che mi fece suo ciambellano
e mi amò come un figlio
il fior fiore dei servitori.
VII
Spesso mi guardava e sorrideva
così presto il suo cuore incantai
ed egli benedì il giorno in cui
divenni
il fior fiore dei servitori
VIII
Ma tutta sola nel letto di sera
sognai un sogno terribile
vidi il letto bagnato di sangue
e vidi i ladri tutti intorno al
mio capezzale.
IX
Il nostro Re è andato a caccia
non ha preso Lord o cavalieri
mi ha lasciata qui a custodire la sua
casa
il fior fiore dei servitori
X
Il nostro re cavalcò nei dintorni del bosco
e vi rimase tutto il giorno senza trovare nulla
e mentre cavalcava tutto solo
vide una cerva bianca come il latte
XI
La cerva scappava, la cerva volava
via, la cerva calpestava i rovi
prima scompariva, poi lanciava un richiamo
a volte davanti, a volte dietro
XII
“Che cos’è, com’è possibile?
Non ho mai visto una cerva come questa
una tale cerva non è mai nata (1),
temo che mi porterà un male mortifero
XIII
Tante volte il grande cavallo svoltò
per salvare il suo padrone dai rami e dalle spine
ma molto prima che la giornata finisse
si aggrovigliarono ai suoi capelli biondi
XIV
In una radura la cerva si avvicinò,
il sole splendeva luminoso nei suoi occhi,
egli balzò giù e sguainò la spada
e lei scomparve di colpo alla sua vista.
XV
E l’erba era verde tutt’intorno
tutt’intorno dove c’era stata
una tomba
e lui si sedette sulla pietra
preso da una grande stanchezza.
XVI
Un grande silenzio scese sugli alberi dal cielo
il bosco immobile e il sole di fuoco,
mentre dal  bosco venne una colomba (2)
e dal bosco lanciò il suo richiamo.
XVII
La colomba si fermò su una pietra
così bella sembrava, così soave cantava “Ahimè il giorno in cui il mio amore è diventato il fior fiore dei servitori
XVIII
Lacrime di sangue cadevano come pioggia
mentre immobile cantava
Ahimè il giorno in cui il mio amore è diventato il fior fiore dei servitori
XIX
Il nostro re gridò e pianse pieno
di dolore
così forte verso la colomba che la chiamò
O bell’uccello, vieni a raccontare tutto”
XX
Oh fu la la cattiveria mortale della madre
che mandò dei ladri nel cuore della notte
vennero a depredare,
vennero a uccidere (3)

fecero i loro comodi e ripresero la loro strada.
XXI
Non credi che il suo cuore fosse dolorante
mentre si cospargeva i biondi capelli di cenere
e non credi che il suo cuore soffrisse
mentre voltava le spalle per andarsene?
XXII
E come piangeva mentre si cambiò
il nome

da Eleonora la bella a William il bello,
andò a corte a servire il suo re
come il fior fiore dei servitori
XXIII
Lacrime di sangue si sparsero tutt’intorno
(la colomba) volo in alto e andò via
e un pensiero gli riempì la mente
il pensiero di lei che era un uomo.
XXIV
Così mentre correva da solo
un patto terribile giurò
che avrebbe ucciso la madre
così come dava la caccia
ai porci nel bosco
XXV
C’erano in tutto 24 fanciulle
che giocavano alla palla (4)
ma la più bella tra loro era
il fior fiore dei servitori
XXVI
Lui cavalcò verso il castello
e corse in mezzo a loro
e la sollevò sul bordo della sella
e la baciò
sulla bocca. (5)
XXVII
I nobili si alzarono e strizzarono gli occhi
e le dame presero i loro ventagli (6) e sorrisero
per un tale inusuale ritorno a casa
che nessun cavaliere aveva mai visto.
XXVIII
E lui mandò tutti i suoi nobili,
dalla madre di lei andarono
la presero in malo modo
e la portarono in una prigione
sicura.
XXIX
E lui mandò gli uomini nei campi
e li mandò tra i rovi
perchè costruissero un falò alto
perchè fosse tutto pronto per la madre di lei.
XXX
Dolcemente cantò il tordo del mattino
dove stava posato su un cespuglio
ma più forte gridò la madre di lei nel falò
dove bruciava.
XXXI
Perchè lei stava tra le spine
e cantava la sua canzone terribile
Ahimè il giorno che lei divenne
il fior fiore dei servitori
XXXII
Così il fuoco prese prima tutta la sua guancia
e poi prese tutto il suo mento
divampò tra i suoi capelli biondi
e presto non rimase vita in lei

NOTE
le strofe da I a V sono riportate dalla Signora Barnard di Derry come comunicate dal figlio a Percy nel 1776 “Mrs. Barnard makes this note: I remember to have seen a printed ballad, at least seventy years since, in which this was containd, as sung by a youth, overheard by a king he servd, and exalted to become his queen. I fancy these scenes were in Germany, by the names. Percy regards the verses as a “fragment of an older copy than that printed of ‘The Lady turnd Serving-Man.'” The English and Scottish Popular Ballads: Vol. 3 1964
1) la cerva non è una creatura mortale, ma un essere magico e infatti è bianca come tutti i servitori delle fate. IN latre versioni si tratta di un cigno
2) la colomba è l’anima del marito e svolge il ruolo di narratore della storia
3) si riferisce agli autori del misfatto evidentemente dei banditi prezzolati o dei taglia gole che vivevano e si nascondevano nei boschi
4)
 il gioco della palla è un tipico passatempo dei ragazzi e delle giovinette nelle ballate medievali e veniva praticato nelle vie cittadine o nei parchi dei castelli
5) è buffo come nella ballate non si parli mai di appassionati baci sulla bocca, ma spesso si usi un eufemismo: tra la guancia e il mento c’è per l’appunto la bocca
6) il ventaglio era un accessorio alla moda fin dal medioevo anche se fu il 600 a consacrarlo come inseparabile oggetto di seduzione femminile

FONTI

http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_106
http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/205.html
http://www.gutenberg.org/files/38845/38845-h/38845-h.html
#the-lament-of-the-border-widow

http://sniff.numachi.com/~rickheit/dtrad/pages/tiFLRSERV2;ttFLRSERV2;
ttFLWSERV2.html

http://mainlynorfolk.info/martin.carthy/songs/famousflowerofservingmen.html

FAREWELL TO TARWATHIE

L’autore del testo è George Scroggie un poeta-contadino scozzese dell’Ottocento (non era insolito all’epoca che alcuni contadini fossero anche dei letterati autodidatti e scrivessero e pubblicassero poesie) che visse, a quanto pare dalla poesia, nella fattoria di Tarwathie nei dintorni di Crimond (piccolo paese nell’Aberdeenshire, Scozia Nord Est proprio sulla punta del “naso” di quella sagoma a forma di cane alla quale è riconducibile la terra di Scozia), a circa 3 km dalla costa.

Autore di “The peasant’s lyre” (vedi in archivio di “The Library of Congress” come depositato da Dwight Faw Rettie di Arlington, Virginia) pubblicato nel 1857 in Aberdeen, in cui troviamo la poesia “Farewell to Tarwathie” di ben 16 strofe, rimaneggiata e adattata a cinque nella forma-canzone attuale.

Che Scroggie sia stato un contadino e terricolo nulla toglie alla schiettezza della poesia; qualche ricercatore zelante ha rilevato vari gradi di parentela tra la famiglia Scroggie e i Cardno avendo quest’ultimi più affinità con il mare e il lavoro di “Arctic Whalerman“. Come sia in merito alla veridicità dell’Addio, la poesia è il saluto del protagonista alla sua amata terra natia, poco prima della partenza alla volta della Groenlandia su di una nave baleniera.

Il periodo in cui la poesia è stata scritta corrisponde proprio al nuovo impulso dato alla caccia delle balene con l’introduzione dei battelli a vapore, ma siccome la baleniera Tay fu la prima al mondo a montare un motore a vapore nel 1857 (porto di Dundee) è lecito presumere che la baleniera su cui si imbarcherà il protagonista sia ancora un tradizionale battello a vela.
pescatori_balene1947_albertarelli All’epoca della canzone il lavoro di baleniere era molto pericoloso e praticato da uomini duri e temerari, che dovevano spingersi nel Mare Artico dove il ghiaccio ricopre terra e oceano, perchè le balene erano diventate sempre più rare negli altri mari; uomini che dovevano sentire un forte legame con il mare poichè stavano fuori per almeno quattro o cinque mesi prima di rientrare a casa; il nostro protagonista invece ha radici contadine e vorrebbe rimanere nel suo paese ma è spinto dal desiderio di arricchirsi: probabilmente è un giovane ragazzo che non fa o farà il baleniere di mestiere.

Nella IV strofa il poeta ci lascia una toccante immagine, nel rievocare il dolce canto degli uccelli nella sua terra, si rammarica che non ci saranno uccelli a cantare per le balene!
The cold coast of Greenland is barren and bare
No seed-time nor harvest is ever known there
And the birds here sing sweetly in mountain and dale
But there’s no bird in Greenland to sing to the whale

ORIGINI DELLA MELODIA

Per quanto riguarda la melodia nell’articolo di Jürgen Kloss (vedi) vediamo svelata la sua origine: Kloss dubita che nell’Ottocento la poesia di Scrooggie fosse una canzone e ritiene che sia stata pubblicata per la prima volta nel 1950 da A.L. Lloyd & Ewan MacColl in “Thar she blows!”. Il testo è stato riveduto e modificato rispetto alla versione comparsa nel primo decennio del 1900 in “Folk-Song of the North East” a cura del collezionista scozzese Gavin Greig.
La melodia è stata molto probabilmente aggiunta da Lloyd ispirandosi a una vecchia melodia scozzese.
La somiglianza più antica è in “Earl Douglas’s Lament” composta da James Oswald (1710-1769) e che ha dato il via a una serie di Lamenti o Addii abbastanza simili in particolare per “Armstrong’s Farewell” (in Caledonian Pocket Companion, 12 volumi pubblicati tra il 1745 e il 1765). Sempre dalla ricerca di Kloss apprendiamo che Oswald a sua volta aveva ripreso un vecchio brano scozzese “Daft Robin” o “Robbi donna gòrach“, anch’esso pubblicato in quegli anni in varie collezioni. Anche sul versante irlandese si riscontra un brano simile dal titolo “The Bockagh” Collection of the most Celebrated Irish Tunes pubblicato a Dublino da William e John Neal nel 1724.

Di fatto la melodia era molto popolare in Scozia e in Irlanda e venne utilizzata diffusamente per numerose nuove canzoni  per tutto l’Ottocento. Anche in America la ritroviamo in numerosi brani per arrivare in particolare alla raccolta di John LomaxCowboy Songs” pubblicata nel 1938 e alle versioni di “The Railroad Corral” e di “Rye Whiskey” che richiamano parti della melodia somiglianza riscontrabile anche in “Pretty Saro” e “My Horses Ain’t Hungry”: collezionata da Lloyd o composta ex-novo ispirandosi ad una lunga tradizione scozzese e irlandese: la bellezza della melodia è indiscutibile, così meditativa e nostalgica!

ASCOLTA Judy Collins in “Whales and Nightingales” 1970: con la sola voce umana unita al canto delle balene, sebbene il fine utilitaristico del testo prevalga su ogni istanza pro-balena l’aver dato voce alle prede le umanizza e fa riflettere. Da ascoltare anche in versione più tradizionale e infine rock

ASCOLTA Noel McLoughlin in “20 Best Of Scotland” di questa versione mi piace il rincorrersi dei fraseggi flauto come se fossero i richiami degli uccelli (della già citata strofa)

ASCOLTA Liam Clancy la versione di Liam è un “classico” della tradizione
ASCOLTA Eurythmics (a sottolineare, se ce ne fosse bisogno, la modernità di una melodia risalente perlomeno al 1700)


I
Farewell to Tarwathie,
adieu Mormond Hill
And the dear land of Crimond,
I bid you farewell
I’m bound out for Greenland
and ready to sail
In hopes to find riches
in hunting the whale
II
Farewell to my comrades,
for a while we must part
And likewise the dear lass
who first won my heart
The cold coast of Greenland
my love will not chill
And the longer my absence,
more loving she’ll feel
III
Our ship is well rigged
and she’s ready to sail
The crew they are anxious
to follow the whale
Where the icebergs do fall
and the stormy winds blow
Where the land and the ocean
is covered with snow
IV
The cold coast of Greenland
is barren and bare
No seed-time nor harvest
is ever known there(1)
And the birds here sing
sweetly in mountain and dale
But there’s no bird in Greenland
to sing to the whale
V
There is no habitation
for a man to live there
And the king of that country
is the fierce Greenland bear
And there’ll be no temptation
to tarry long there
With our ship bumper full(2)
we will homeward repair
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Addio Tarwathie,
addio Mormond Hill
e terra amata di Crimond,
vi saluto,
sono diretto in Groenlandia
pronto per partire,
con la speranza di trovare la ricchezza
nella caccia alla balena
II
Addio compagni,
tra poco dobbiamo separarci
e così anche l’amata ragazza che per prima ha conquistato il mio cuore.
La fredda costa della Groenlandia
non raffredderà il mio amore,
e più a lungo starò lontano,
più amore lei proverà.
III
La nostra nave è ben attrezzata
e pronta a partire,
la ciurma è ansiosa
d’inseguire la balena,
dove gli iceberg cadono
e il vento soffia impetuoso ,
dove terra e oceano
sono ricoperti dalla neve
IV
La costa fredda della Groenlandia
è sterile e nuda,
nessuna semina e nemmeno raccolto
là si conosce(1)
e gli uccelli qui cantano
dolcemente nelle montagne e valli,
ma non ci sono uccelli in Groenlandia
a cantare per le balene.
V
Non c’è dimora
per un uomo che vive là,
e il re della terra
è il feroce orso polare,
non ci sarà la tentazione
di trattenersi a lungo là
con la stiva carica(2)
ci recheremo a casa!

NOTE
1) l’osservazione è propria di chi appartiene ad una generazione di contadini
2) nel contesto del racconto la caccia alla balena è vista come un atto predatorio, di sussistenza. Oggi la caccia alle balene è vietata, anche se legalmente praticata per la sussistenza di limitate popolazioni indigene e illegalmente praticata in Giappone, Norvegia, Islanda, Russia e Corea.

FONTI
http://www.clis.com/tarwathie/scroggie.html http://mysongbook.de/msb/songs/f/faweltar.html http://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/farewelltotarwathie.html http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=40025 http://justanothertune.com/html/tarwathie.html
https://lenathehyena.wordpress.com/tag/dundee/

JOHNNY LAD

“Johnny Lad” è una vivace canzone d’amore tradizionale scozzese, una “street ballad” dalle origini antiche, localizzata nelle contee settentrionali della Scozia (Aberdeenshire), ma diffusa anche in Irlanda e a Capo Bretone. Esistono molte versioni testuali abbinate a diverse  melodie. Alle origini la melodia era una strathspey poi trasformata in una jig in 6/8.
Molte strofe sono state aggiunte negli anni del 1950 e si hanno anche diverse registrazioni collezionate da Hamish Henderson (1919-2002) folklorista e poeta, un bardo del popolo scozzese dell’era contemporanea. (qui)
Le fonti scritte principali per la parte testuale sono tre: Peter Buchan “Ancient Ballads and Songs of the North of Scotland”, 1828 (vedi archivio); Robert Ford  “Vagabond Song and Ballads of Scotland”; 1899-1904 John Ord “Bothy Ballads”, 1930

PRIMA VERSIONE: LA FILASTROCCA

Questa versione umoristica è una filastrocca senza senso, cantata anche dai bambini (vedere archivio lullaby-nursery rhyme)
ASCOLTA Ewan Mac Coll & Peggy Seeger


I
I bought a wife in Edinburgh
for a bawbee(1)
I got a farthing(2) back
to buy tobacco wi’
And wi’ you, and wi’ you,
and wi’ you my Johnny lad
I’ll dance(3) the buckles off my shoon(4)
for you my Johnny lad
II
Samson was a mighty man
and he fought wi’ a cuddie(5)’s jaw
He fought a thousand battles
wearin’ crimson flannel draws
III
There was a man o’ Nineveh (6)
and he was wondrous wise.
He louped intae a hawthorn bush
and scratched out baith his eyes.
IV
And when he saw his eyes wis out
he wis gey troubled then
So he louped(7) intae anither bush
and scratched them in again.
V
Napoleon was an emperor
and he ruled the land and sea
He ruled o’er France and Germany,
but he didn’t rule Jock McGhee
VI
As I was walk’n on Sunday
and there I saw the Queen
A playing at the football
with the lads on Glasgow Green
VII
The captain o’ the other side
was scorin’ with great style
The Queen she called a policeman
and had him thrown in jail
IX
Now, Johnny is a bonnie lad,
he is a lad of mine
I’ve never had a better lad
and I’ve had twenty-nine (7)
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Ho comprato una moglie a Edimburgo
per sei penny (1)
e ho ricevuto in resto un quarto di penny (2) per comprare del tabacco
E con te, e con te e con te  Johnny ragazzo mio ballerò finché mi cascheranno le fibbie dalle scarpe (4),
per te Johnny ragazzo mio
II
Sansone era un uomo potente e ha combattuto con la mascella d’asino (5), ha combattuto centinaia di battaglie
indossando mutandoni di flanella rossa
III
C’era un uomo di Ninive (6)
e lui era un mirabile saggio
si gettò in un cespuglio di biancospino
e si graffiò entrambi gli occhi
IV
E quando vide i suoi occhi graffiati
allora iniziò a preoccuparsi,
così si gettò in un altro cespuglio
e li graffiò di nuovo
V
Napoleone era un imperatore
e governò mari e monti
governò sulla Francia e la Germania,
ma non comandò su Jock McGhee
VI
Mentre passeggiavo di domenica
vidi la Regina
giocare a calcio
con i ragazzi sul prato di Glasgow
VII
Il capitano della squadra avversaria
stava segnando con grande stile,
la Regina chiamò un poliziotto
e lo fece gettare in prigione
IX
Ora Johnny è un bel ragazzo,
è il ragazzo che fa per me
non ho mai avuto un ragazzo migliore
e ne ho avuti 29 (7)

NOTE
1) bawbee=six pence Scots
2) farthing=a quarter of a penny
3) dance oppure drink
4) shoon=shoes. Nel linguaggio popolare ogni riferimento alle fibbie delle scarpe ha un che di allusivo all’atto sessuale
5) cuddies’=horses’. Nella Bibbia è citata come mascella d’asino
6) non è ben chiaro il riferimento bilico, Ninive era la capitale del regno assiro sede del Tempio di Ishtar, la dea assiro-babilonese dell’amore e della guerra. Nel 612 a.C. la città venne distrutta e ridotta a misero villaggio semidisabitato (oggi sito archeologico nei pressi di Mossul). La Bibbia condanna la città alla desolazione
7) la strofa è ripresa anche nella seconda versione

SECONDA VERSIONE: BOTHY BALLAD

lovers-observed-dettaglioLa canzone è spesso collezionata tra le “bothy ballads” ossia le canzoni popolari composte e cantate dai braccianti agricoli per passare in allegria la serata nel loro dormitorio (in scozzese “bothy”).

Anche  questa versione è stata registrata da Ewan MacColl nell’album Classic Scots Ballads (1956 ) e in Popular Scottish Songs (1962)
ASCOLTA Whirligig dal repertorio del violinista popolare Paddy Glackin

ASCOLTA Sharon Knight

I
Oh ken ye my love Johnny
He’s down on yonder lea(1),
And he’s looking and he’s jouking(2)
And he’s aye watching me,
He’s pullin’ and he’s teasin’
But his meanin’s not so bad
Gin it’s ever goin’ to be
Tell me noo, Johnny lad (3)
CHORUS (4)
Tell me noo my Johnny laddie
Tell me noo my Johnny lad
If it’s ever goin’ to be
Tell me noo, Johnny lad.
II
When the sheep are it he fauld
and the kye(5) are in the byre
There’s other lads and lasses sitting ‘round a roaring fire
There’s me a glaiket(6) lassie,
just like’s gin I wis mad (7)
Through the nooks and barley stalks
A-jinking (2) you my Johnny lad
CHORUS
Jinkin (2) you my Johnnie laddie
Jinkin you my Johnnie lad
Through the nooks an barley stooks(8)
I’m jinkin you Johnnie lad
III
Oh’s Johnny blythe(9) and bonny,
He’s the pride of all yon lea
And I love him best of honey (10)
Though he’s aye teasin’ me
Though he teases me and squeezes me
And tickles me like mad,
Nane comes near me that can cheer me
Like my ain Johnny lad.
CHORUS
Aye it’s you, my Johnny laddie
Aye it’s you my Johnny lad
Nane can tease me and can please me
Like my own Johnny lad.
IV
Oh, Johnny’s not a gentlemen
Nor yet is he a laird(11),
But I would follow Johnny
Although he was a caird(12).
Oh Johnny is a a bonnie lad
He was ainst a lad of mine,
And I’ve never had a better lad
Though I’ve had twenty-nine.
CHORUS
And with you, my Johnny laddie
And with you my Johnny lad,
And I’ll dance the buckles off my shoon(14),
With you, Johnny lad.
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Sapete Johnny l’amore mio
è là nel villaggio,
mi guarda e mi stuzzica
e i suoi occhi mi fissano,
mi guarda e mi stuzzica,
ma non ha cattive intenzioni;
verrà mai il giorno
dimmelo mio Johnny (3)
CORO (4)
Dimmelo Johnny ragazzo mio,
dimmelo Johnny ragazzo mio,
verrà mai il giorno?
Dimmelo adesso Johnny
II
Quando le pecore sono nell’ovile
e le mucche nel recinto
e i ragazzi e le ragazze sono seduti
accanto al fuoco ardente,
ecco che io ragazzaccia (6)
in un impeto di follia
dietro ai covoni di grano
ti sedurrei, mio Johnny
CORO
A tentarti Johnny ragazzo mio,
A tentarti Johnny ragazzo mio
dietro ai covoni di grano
ti tenterò Johnny
III
Oh Johnny è allegro e bello
è l’orgoglio del villaggio
e lo amo più del miele (10)
anche se mi stuzzica,
mi provoca e mi pizzica,
mi fa il solletico da pazzi,
ma nessuno mi mette tanto di buon umore,
quanto il mio Johnny quando è vicino
CORO
Sempre sei tu Johnny ragazzo mio,
sempre sei tu mio Johnny 
nessuno  mi può tentare e divertire
come il mio Johnny
IV
Oh Johnny non è un signore
anche se è un Laird (11)
ma seguirei il mio Johnny
anche se fosse un mandriano.
Johnny è un bel ragazzo
è il ragazzo che fa per me
non ho mai avuto un ragazzo migliore
nei miei 29 anni (13)
CORO
E con te mio caro Johnny ragazzo mio
con te mio Johnny
ballerò finché mi cascheranno le fibbie delle scarpe (14),
con te Johnny

NOTE
1) Lea: open grassland
2) Joukin, jookin: ducking out of sight; anche teasing: il significato manifesto è quello della seduzione
3)  nella versione dei Whirligig  la strofa dice
“Do you know my Johnny
he is down on yonder lee
and he’s creeping ‘round and sneaking
and he’s aye watching me
I tell him I’ve no love for him and that I never had
still there’s nane on earth can cheer me
like me own Johnny Lad”
4) nella versione dei Whirligig  il coro dice
And it’s you my johnny laddie
aye it’s you my johnny lad
nane come near me that can cheer me
like me own Johnny Lad
5) Kye; cattle
6) Glaikit: antico termine scozzese per “silly” nel significato di volubile e frivola, una ragazza capricciosa; in altre versioni dice “Glasgow lassie”
7) oppure “just as lack as it I’s mad”, “Just like as I was mad”
8) Stooks: sheaves of corn set up to stand together and dry
9) Blythe: blithe, cheerful; anche light
10) oppure of any
11) Laird: è un termine tipico scozzese per indicare un proprietario terriero con una serie di affittuari di cui è il capo, un titolo inferiore a Lord ma pur sempre della gentry
12) Caird: tinker (dal gaelico cea`rd, a craftsman)
13) non so se si riferisca al numero di ragazzi o alla sua età!
14) Shoon: shoes. Nel linguaggio popolare ogni riferimento alle fibbie delle scarpe ha un che di allusivo all’atto sessuale.

Hey how my Johnny lad di Robert Burns seconda parte

FONTI
https://mainlynorfolk.info/folk/songs/johnnylad.html
http://ingeb.org/songs/iboughta.html
http://www.rampantscotland.com/songs/blsongs_johnnylad.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=7570
http://sangstories.webs.com/johnnielad.htm http://books.google.it/books?id=aVkOAAAAYAAJ&pg=PA444&redir_esc=y#v=onepage&q&f=false

NANCY WHISKY I CHANCED TO SMELL

La canzone “Nancy Whisky”, anche detta “Calton Weaver”, narra di un uomo che lascia il lavoro di tessitore per darsi al commercio ambulante; ben presto a Glasgow incontra  “Nancy Whisky” cioè la bottiglia di whisky; dopo sette anni di una vita dedita all’alcol,   ritorna a fare il tessitore a Calton (o si ripromette di tornare a lavorare) per convincere i suoi compagni a non rovinarsi con il bere.

La prima data di pubblicazione di questa canzone è il 1907,   come compare nella raccolta scozzese di Greig-Duncan Folk Song Collection   vol.3, # 603; molte sono però le varianti tramandate e riprodotte nelle   interpretazioni di un buon numero di artisti: in alcune versioni Calton è sostituita con la città di Dublino e la scrittura di whisky prende la e come il tradizionale irish whiskey.

ASCOLTA Gaelic Storm, la versione più gettonata ai nostri tempi, che inizia con un lungo reel strumentale e poi sviluppa la canzone con il solo ritmo incalzante e più veloce delle percussioni

ASCOLTA Ewan MacColl dall’Lp “Second Shift” 1958, per un sapore più d’antan, pare sia stato lo stesso MacColl ad abbinare l’attuale melodia al testo

Il ritornello che segue ogni strofa sembra esortare Nancy  a versare ancora del whisky da bere!:
Oh. whisky, whisky, Nancy whisky,
Whisky, whisky, Nancy, oh!


VERSIONE STANDARD
I
I’m a weaver, a Calton (1)  weaver
I’m a rash and a roving blade
I’ve got siller in my poaches(2),
I’ll gang(3) and follow the roving trade
II
As I cam’ in by Glesca(4) city,
Nancy Whisky I chanced to smell,
So I gaed(3) in, sat doon beside her,
Seven lang years I lo’ed her well
III
The mair(5) I kissed her the mair I lo’ed her,
The mair I kissed her the mair she smiled,
And I forgot my mither’s teaching,
Nancy soon had me beguiled.
IV(standard)
I woke up early in the morning,
To slake my drouth(6) it was my need,
I tried to rise but I wasna able,
For Nancy had me by the heid.
IV (Gaelic   storm)
Woke up  early in the mornin’,
lying half way off the bed.
I tried to rise but was not able
Nancy damn near knocked me dead
V
C’wa, landlady, whit’s the lawin'(7)?
Tell me whit there is to pay.”
“Fifteen shillings is the reckoning,
Pay me quickly and go away.”
VI
As I gaed oot by Glesca city,
Nancy Whisky I chanced to smell;
I gaed in drank four and sixpence,
A’t(8) was left was
a crooked scale(98).
VII
I’ll gang back to the Calton weaving,
I’ll surely mak’ the shuttles fly;
For I’ll mak’ mair at the Calton weaving
Than ever I did in a roving way.
VIII
Come all ye weavers, Calton weavers,
A’ ye weavers where e’er ye be;
Beware of whisky, Nancy whisky,
She’ll ruin you as she ruined me.

Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Sono un tessitore, un tessitore di Calton (1), un giovanotto spericolato e vagabondo, ho fatto un po’ di grana (2)
e seguirò il commercio ambulante.
II
Mentre venivo a Glasgow, il Whisky di Nancy mi capitò di annusare,
così andai a sedermi accanto a lei, per sette lunghi anni molto l’amai.
III
Più la baciavo,
più l’amavo,
più la baciavo,
più lei sorrideva
e dimenticai gli insegnamenti di mia madre, Nancy mi aveva subito sedotto.
IV (versione standard)
Mi svegliavo all’alba, avevo bisogno di spegnere la mia  sete, cercavo di alzarmi ma non ci riuscivo, perchè Nancy mi teneva per la testa.
IV (versione Gaelic Storm)
Mi svegliavo all’albastando mezzo fuori dal letto. Cercavo di alzarmi ma non ci riuscivo, Nancy maledettamente vicina mi stendeva come morto.
V
“Allora, signora, quant’è il conto?
Mi dica quanto c’è da pagare”
“15 scellini è il conteggio,
pagatemi subito e andatevene”
VI
Mentre andavo via da Glasgow,
il Whisky di Nancy mi capitò di annusare, mi stavo ubriacando con quattro (scellini) e sei penny, tutto ciò che lasciai furono sei penny falsi.
VI
Ritornerò alla tessitura di Calton,
di certo farò volare quelle spolette,
perché farò più da tessitore a Calton, di quando feci come ambulante
VIII
Così venite tutti voi tessitori di Calton,
venite tessitori ovunque voi siate,
attenzione al whisky, al whisky di Nancy, lei vi rovinerà come ha rovinato me

NOTE:
(1) Calton, erroneamente  scritto come Carlton in alcuni testi, è un villaggio-comunità di tessitori inglobato a  Glasgow all’inizio del 20° secolo, noto per essere stato nel 1787, il luogo del primo  sciopero operaio,  e teatro di ulteriori proteste durante l’800. La  canzone però non accenna a questioni salariali o sociali.
(2) siller: silver, money letteralmente “ho soldi in tasca”
(3) gang – gaed: go
(4) Glesca: Glasgow
(5) mair: more
(6) drouth: thirst
(7) lawin: bill in an inn
(8) a’t: all that
(9) scale: sixpence

Un’altra versione non fa riferimento all’attività di tessitore del nostro protagonista, ma si evidenzia la sua dipendenza dall’alcol.

ASCOLTA Shane MacGowan & The Popes in The Snake 1994 (il primo album da solista dell’ex Pogues)


I
As I went down through Glasgow city
Just to see what I might spy
What should I see but Nancy Whiskey
A playful twinkle in her eye
Whiskey, Whiskey, Nancy Whiskey
Whiskey, Whiskey, Nancy Ohh
II
I bought her, I drank her, I had another
Ran out of money, so I did steal
She ran me ragged, Nancy Whiskey
For seven years, a rollin’ wheel (1)
III
The more I held her, the more I loved her/Nancy had her spell on me
All I knew was lovely Nancy
The things I needed I could not see
IV
As I awoke to slake my thirst
As I tried crawling from my bed
I fell down flat, I could not stagger
Nancy had me by the legs
V
Come on landlandy (2), what’s the owing
Tell me what there is to pay
Fifteen shillings that’s the reckoning
Now pay me quickly and go away
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Mentre oltrepassavo Glasgow,
solo per curiosità,
che ti vidi se non Nancy Whiskey
dagli occhi che brillano maliziosi?
Whiskey, Whiskey, Nancy Whiskey
Whiskey, Whiskey, Nancy Oh

II
L’ho comprata, bevuta e preso un’altra,
finiti i soldi, ho allora rubato, mi ha ridotto a uno straccio Nancy Whiskey, per sette anni, una girandola
III
Più la stringevo, più l’amavo, Nancy mi ha stregato, tutto ciò che conoscevo era la bella Nancy, le cose di cui avevo bisogno non riuscivo a vedere
IV
Appena mi svegliavo per placare la sete, provavo a sgattaiolare fuori dal letto, ma cadevo disteso e non riuscivo a mettermi in piedi, Nancy mi teneva per le gambe
V
“Allora, signora, quant’è il conto?
Mi dica quanto c’è da pagare”
“15 scellini è il conteggio,
pagatemi subito e andatevene”

NOTE:
1) lettaralmente “una ruota che gira” banderuola, girandola
2) la locandiera

FONTI
Lo sciopero a Calton del 1787: il primo sciopero industriale di Glasgow contro la riduzione dei salari continua

http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=125898
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=50701