Crows and crowish [CORVI E CORVACCI]

The crows do not sing but croak, they are omnivores even if they prefer the dying man’s eyes,. Equipped with intelligence, they seem to look at the world very carefully and manage to memorize and distinguish people’s faces, they can also learn to speak with a human voice and imitate the call of other species. The raven’s gaze makes one uncomfortable, a mystical discomfort masterfully described by Edgar Allan Poe.
I corvi non cantano ma gracchiano, sono onnivori anche se prediligono gli occhi dei morenti. Dotati di intelligenza sembrano guardare il mondo con molta attenzione e riescono a memorizzare e a distinguere i volti delle persone, possono anche imparare a parlare con voce umana e a imitare il richiamo di altre specie. Lo sguardo del corvo mette a disagio, un disagio mistico magistralmente descritto da Edgar Allan Poe nella poesia “Il Corvo” (qui)


Open here I flung the shutter,
when, with many a flirt and flutter,
In there stepped a stately Raven of the saintly days of yore;
Not the least obeisance made he;
not a minute stopped or stayed he;
But, with mien of lord or lady,
perched above my chamber door—
Perched upon a bust of Pallas just above my chamber door—
Perched, and sat, and nothing more.
Traduzione di Antonio Bruno qui
Quindi io spalancai l’imposta;
e con molta civetteria, agitando le ali,
si avanzò un maestoso corvo dei santi giorni d’altri tempi;
egli non fece la menoma riverenza;
non esitò, nè ristette un istante
ma con aria di Lord o di Lady,
si appollaiò sulla porta della mia camera,
s’appollaiò sul busto di Pallade proprio sopra la porta della mia camera
s’appollaiò, e s’installò – e nulla più.

THE RAVEN MOON
[LA LUNA DEL CORVO]

The settled imperial crow (Corvus corax) is majestic, the common black crow (Corvus frugilegus) is migratory and returns to Europe in February; in the Celtic tradition there is a moon dedicated to him, the raven moon, which greets his return.
Crows are considered ambivalent magical creatures between light and darkness. To explain its dual nature there are many legends that see them born with white plumage turned black following the whim of a god.
According to the Scottish tradition the crow is a premonitory bird, to see a crow flying is a sign of changes, two crows the fortune, three the evil.
Il corvo imperiale stanziale (Corvus corax) è maestoso, quello nero comune (Corvus frugilegus) è migratore e torna in Europa nel mese di Febbraio; nella tradizione celtica c’è una luna a lui dedicata, la luna del corvo, che saluta il suo ritorno.
I corvi sono considerate creature magiche ambivalenti tra luce e tenebra. Per spiegarne la duplice natura molte sono le leggende che li vedono nati con il bianco piumaggio diventato nero in seguito al capriccio di un dio.
Secondo la tradizione scozzese il corvo è un uccello premonitore, vedere un corvo in volo è segno di cambiamenti, due corvi di fortuna, tre il male.

In northern mythologies the raven is the messenger of the spiritual realm (Odin / Wotan and Lugh), harbinger of ominous omens like the death or the coming of a battle. The Irish Morrigan in its triple form is the queen of the Dead but also the goddess of fertility: on the battlefields it was Macha the bloody who took the form of a crow
Nelle mitologie nordiche il corvo è il messaggero del regno spirituale (Odino/Wotan e Lugh) foriero di presagi funesti come la morte o l’appressarsi di una battaglia. La Morrigan irlandese nella sua triplice forma è la regina dei Morti ma anche dea della fertilità: sui campi di battaglia era Macha la sanguinaria che assumeva la forma di corvo (o cornacchia) continua.

Particolare importanza riveste nella mitologia nordico-germanica e in quella celtica.
Tra i Germani i corvi sono sacri a Wotan-Odino, e i suoi due corvi Huginn e Muninn (“pensiero” e “memoria”) volano nel mondo a raccogliere ogni informazione, per poi tornare a riferirla al dio sovrano. Lo seguono anche nella furiosa caccia selvaggia, e nella mitologia celtica sono sacri tanto a Lug dalla lunga lancia (così simile a Odino), quanto alla Morrigan, dea del furor guerriero e della morte in battaglia. In un mito gallese Owein è un eroe “sovrano di corvi” e si scontra con il seguito di Artù. (tratto da qui)


KRÅKA

Dalla Norvegia una strana canzoncina sui corvi che si avvale di immagini paradossali nel descrivere l’utilizzo del corpo di un corvo ucciso da un boscaiolo: come nella canzoncina scozzese sullo scricciolo (the Cutty Wren)

Kerstin Blodig & Ian Melrose in Kelpie, 2002. Il duo è una sorta di sottogruppo dei “Norland Wind”. Ian Melrose è originario di Ayr, Scozia, un eccellente chitarrista acustico con la sua tecnica di fingerpicking. Kerstin è norvegese e ha studiato musicologia e lingue  e culture scandinave all’Università di Berlino e di Bergen. Il cd è una riuscita fusione tra due tradizioni musicali del Nord Europa

Å mannen han gjekk seg i vedaskog
sutta ti loti lenta
der såg han ei kråke i lunden som gol
sutta ti loti lenta
Og mannen han tenkte med sjølve seg
å, tro om den kråka vil drepa meg?
Så spende han fore sin boge for kne
så skaut han den kråka så ho datt ned
Så spende han fore dei folane tolv
så kjøyrde han kråka på låvegolv
Og kjøtet han salta i tynner og fat
og tunga han hadde til julemat
Av skinnet så gjorde han tolv par skor
det beste paret det gav han til mor
Av nebbet så gjorde han kyrkjebåt (1)
så folk kunner ro bade frå og åt
Av tarmane gjorde han tolv par reip
Og klørne han brukte til møkkagreip
Av augo så gjorde han stoveglas
og nakken han sette på kyrkja til stas
Og munnen han brukte til mala korn
og øyro han brukte til tutahorn
Og hjartet han sette på fiskekrok
og ingen har sett slik en fisk han drog
Og den som ‘kje kråka kann nytta så
han er ikkje verd ei kråka å få!

The man went into the forest to chop wood
There he saw a crow a-crowing
He thought to himself
Oh, I fear the crow will take my life
So he bent his bow on his knee
And shot the crow down
Then he harnessed his twelve young horses
And pulled the crow onto the barn floor
He salted the meat and put it in barrels and casks
And the tongue he had as his Christmas meal
He made twelve pairs of shoes form the skin
The best pair of which he gave to his mother
The beak he made into a church-boat
So people could row both to and fro
He made twelve pairs of ropes from the intestines
The claws he turned into a pitchfork
He made the eyes into window-panes
The neck he put up on the church for decoration
He used the mouth for grinding corn
The ears he made into a horn
The heart he put on a fishing hook
And you should have seen the fish he caught!
But whoever cannot make such good use of a crow
Does not deserve to catch one!
Traduzione italiano di Cattia Salto
L’uomo andò nella foresta a tagliare legna e là vide un corvo gracchiare.
Disse tra sè
“Ho paura che il corvo si prenda la mia vita” così piegò l’arco sul ginocchio
e colpì il corvo.
Poi bardò i suoi 12 puledri
e portò il corvo sul pavimento della stalla,
salò la carne e la mise
in botti e casse
e tenne la lingua per il suo pasto di Natale,
fece 12 paia di scarpe dalla pelle
e il miglior paio di queste le diede alla madre,
del becco fece una barchetta (1)
così la gente poteva vogare avanti e indietro,
fece 12 paia di corde
dall’intestino
e gli artigli li trasformò in un forcone,
fece con gli occhi i vetri per le finestre
e il collo lo mise sulla cima della chiesa come ornamento,
usò la bocca per macinare il grano
e dalle orecchie fece un corno,
il cuore lo mise su un amo da pesca
e avreste dovuto vedere i pesci che prendeva!
Ma colui che non riesce a fare un così buon uso di un corvo
non merita di catturarne uno

NOTE
1 )kyrkjebåt è una barchetta con 4-6 remi che poteva ospitare una piccola comunità o famiglia negli spostamenti a scopi rituali

British ravens
[Corvi britannici]

That crows are common in town is amply demonstrated by their presence in the Tower of London.
Their presence is traditionally believed to protect The Crown and the tower; a superstition holds that “if the Tower of London ravens are lost or fly away, the Crown will fall and Britain with it” (from Wiki)
Che i corvi siano animali domestici è ampiamente dimostrato dal loro stanziamento presso la
Torre di Londra.
La presenza di questi corvi è tradizionalmente ritenuta una protezione della Corona britannica e della Torre stessa; una superstizione legherebbe il destino dei corvi a quello della corona britannica: “se i corvi della Torre di Londra moriranno o voleranno via, la Corona cadrà e con essa la Gran Bretagna” (tratto da wikipedia)

Among the children songs “One for Sorrow” is a nursery rhymes that teaches you how to count with 10 magpies but also 10 crows:
Tra le filastrocche per bambini dal titolo One for Sorrow c’è quella che insegna a contare con 10 gazze ma anche 10 corvi :
One for sorrow,
Two for joy,
Three for a girl,
Four for a boy,
Five for silver,
Six for gold,
Seven for a secret,
Never to be told.
Eight for a wish,
Nine for a kiss,
Ten for a bird,
You must not miss.

Blackmore’s Night “Three black Crows” in Ghost of a Rose 2003

Candice Night
I
3 black crows were sitting on a fence
Watching the world pass them by (1)
Laughing at humanity and its pretense
Wondering where next to fly…
And they cackled in joy and dove through the air/ Like the winds of a hurricaine
And they spread their wings as if to declare “Onward , let freedom ring!”

(bridge)
3 black crows were sitting on a fence
Watching the world pass them by

II
3 black crows  sitting in a tree
Looking down on mankind
Loving how it feels to be so free
Leaving us far behind…

(bridge)
3 black crows are sitting in a tree
Watching the world pass them by
traduzione italiano di Cattia Salto
I
3 corvi neri erano appollaiati sullo steccato,
a guardare il mondo morire. 
Ridevano dell’umanità e le sue pretese, interrogandosi sul prossimo volo..
Gracchiavano felici e vorticavano nell’aria 
come i venti di un uragano.
Un frullo d’ali come per dichiarare
“Avanti, che risuoni la libertà!”

(ponte)
3 corvi neri erano appollaiati sullo steccato a guardare il mondo morire.

II
3 corvi neri appollaiati sull’albero
a guardare giù, verso il genere umano,
amando come ci si sente ad essere liberi
e a lasciarci a terra…

(ponte)
3 corvi neri appollaiati sull’albero
a guardare il mondo morire.

NOTE
1) letteralmente ” a guardare passare il mondo sotto di loro, ma il significato di pass by è anche morire e in effetti nel ruolo di mangia-cadaveri è proprio ciò che i corvi fanno, aspettano che qualcuno muoia

Twa Corbies (scottish ballad)
Three Ravens (english ballad)
Three Crows (nursery rhyme)

LINK
http://ontanomagico.altervista.org/corbie.htm
https://renucioboscolo.com/2015/09/10/droni-e-corvi-gli-uccelli-e-popoli-corvi-quali-sinistri-e-presagi/
https://www.cibocanigatti.it/uccelli/rapaci-e-altri-uccelli/corvo.asp
https://www.cavernacosmica.com/simbologia-del-corvo/
http://www.centrostudilaruna.it/simbolismodelcorvo.html
http://afterlifeworld.altervista.org/simbologia-e-significato-il-corvo/
http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_Dee_Morrigan.htm
https://angloamericanstudio.wordpress.com/2013/06/12/i-corvi-della-torre-di-londra/

Three Ravens (Tre Corvi)

Child ballad #26

In the traditional ballad (by anonymous author, contended between the English and the Scots), three or two crows/ravens observe the corpse of a knight and decide that it could be their breakfast!
Both versions were translated in the nineteenth century (or more recently) between Scandinavia, Germany and Russia.
Nella ballata tradizionale di autore anonimo (contesa come paternità tra inglesi e scozzesi), tre o due corvi osservano il cadavere di un cavaliere e decidono che potrebbe essere la loro colazione!
Entrambe le versioni sono state tradotte nell’ottocento o più recentemente tra Scandinavia, Germania e Russia.

Twa Corbies (scottish version)
Three Craws (nursery rhyme)
Three Ravens (english version)

English version: THREE RAVENS

Nella versione inglese i corvi sono in genere tre, accanto al cadavere del cavaliere giacciono i suoi fedeli cani e falchi, e una donna-cerva lo seppellisce. Vernon Chatman in “The three ravens explicated“, 1963 ipotizza che la donna-cervo sia una sorta di donna-centauro e che l’origine della ballata sia irlandese (o quanto meno che la ballata sia derivata da una versione irlandese) (vedi anche in htm): egli ipotizza che il cavaliere appartenga al Clan del Cervo Rosso e che la donna-cervo sia lo spirito-guardiano in forma animale ma anche di fanciulla. Il riferimento però va anche alla corrigan del folklore bretone, la fata-cerva del Greenwood ovvero il bosco sacro che si pettina i capelli d’oro accanto ad una fonte in attesa del cacciatore che la sposerà (e per certi aspetti simile alle sirene) continua
Così i tre corvi sono il simbolo della dea Morrigan la triplice dea della morte che aleggia sui campi di battaglia. continua

Henry Matthew Brock ‘The Three Ravens’

Music by Thomas Ravenscroft (1611) in “Melismata Mvsicall Phansies. Fitting the Covrt, Citie, and Covntrey Hvmovrs. To 3, 4, and 5 Voyces
Child ballad #26, version A.
Da ascoltare nella sua probabile esecuzione originale in epoca Tudor nelle splendide esecuzioni dei contro-tenori

Henry de Rouville

Alfred Deller

Andreas Scholl


I
There were three ravens sat on a tree,
downe a downe, hay downe, a downe,
They were as black as they might be.
with a downe, (downe, downe)
Then one of them said to his mate,
Where shall we now our breakfast take? With a downe, derrie, derrie, downe, downe
II
Down in yonder dear green field,
There lies a Knight slain under his shield,
His hounds they lie down at his feet,
So well do they their Master keep,
III
His hawks they fly so eagerly,
There’s no fowl dare him come nie
Down there comes a fallow doe,
As great with young as she might go
IV
She lifted up his bloody head,
And kissed his wounds that were so red,
She got him up upon her back,
And carried him to earthen lake,
V
She buried him before the prime,
She was dead herself ere even-song time.
God send every gentleman,
Such hawks, such hounds, and such a Leman
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
C’erano tre corvi appollaiati sull’albero
sconsolato e depresso (1)
erano neri come devono essere
assolutamente sconsolato
allora uno di loro disse ai compagni,
“Dove andremo per colazione?”
With a downe, derrie, derrie, downe, downe
II
Laggiù in quel bel campo verde
sotto allo scudo giace un cavaliere ucciso
i suoi cani gli giacciono ai piedi
e vegliano il loro padrone
III
I suoi falchi volano con foga
nessun alto uccello osa avvicinarsi
giunge là una cerva maculata (2) in stato avanzato di gravidanza
IV
Gli alzò la testa insanguinata
e baciò le sue ferite che erano così rosse
poi lo prese sulla sua schiena
e lo portò nella fossa (3)
V
Lo seppellì avanti l’ora prima (4),
ed era morta anche lei all’ora di compieta
che Dio mandi a ogni gentiluomo
tali falchi, cani e una tale amante (5)

NOTE
1)  Vernon Chatman (nella sua opera già citata) propende come traduzione per una frase in senso compiuto: We find in the Oxford Universal Dictionary (1955) that ‘down’ can be used as an adverb either attributively or by ellipsis of some participial word in the sense of “dejected.”” Also, we find that ‘a’ can be used as a preposition as in ‘a live’ or as an adjective in the sense of “all.” Further, we find that ‘hay’ can be used as an interjection in the sense of “thou hast (it)” and that it occurs in the phrase ‘to make hay’ this phrase meaning “to make confusion.” Thus, the sense of line two is something like the following: 1) Dejected all dejected, thou hast dejection [thou art dejected?], thou hast dejection; or 2) Dejected all dejected, confused and dejected, confused and dejected.
Relative to line four we find in the Oxford Universal Dictionary that ‘with’ can be used to form adverb phrases denoting “to the fullest extent.” Thus, the sense of the fourth line is something like the following: Utterly (completely) dejected. Line seven presents the gravest difficulty; however, it can be surmounted. The problem here centers upon ‘derrie.’ Checking this time with Encyclopaedia Britannica (1956) we find that Londonderry was once named ‘Derry.’ Derry is an appropriate locale for the scene depicted in “The Three Ravens:” the Scandinavians plundered the city, and it is said to have been burned down at least seven times before 1200; it thus is a site of many battles. Line seven now “means” something like the following: Utterly dejected in Derry, in Derry, dejected, dejected.
2) letteralmente cerbiatta a maggese ma anche daino dal manto maculato.
3) lago di creta o lago asciutto o terra molle ossia un corpo d’acqua alimentato solo dalla pioggia, richiama la pozzanghera sta per indicare la fossa in cui il cavaliere sarà seppellito
4) suddivisione del tempo secondo le ore canoniche stabilite dalla chiesa cristiana per la preghiera comune (liturgia delle ore)
Mattutino: prima dell’alba
Lodi: all’alba
Prima: ore 6:00
Terza: ore 9:00
Sesta: ore 12:00
Nona: ore 15:00
Vespri: tramonto
Compieta: prima di coricarsi
5) termine arcaico per amante

Loreena McKennitt live arpa e voce nei suoi primi concerti (con il testo standard)

Cecile Corbel in Songbook Volume 1 che ha invece (come suo solito) modificato la struttura della ballata introducendo un ritornello


chorus
Down-a-down, hey! down
They were as black as they might be
Down-a-down, hey! down
With a down derry derry
Down-a-down, hey! down
There were three ravens sat on a tree,
Down-a-down, hey! down
With a down derry derry down
I
The one of them said to his mate,
“Where shall we our breakefast take?”/”Down in a yonder green field,/There lies a knight slain under his shield.
II
His hounds they lie down at his feet,/So well they can their master keep./His hawks they fly so eagerly,/There’s no fowl dare him to come nigh.”
III
Down there comes a fallow doe
As great with young as she might goe.
She buried him before the prime,
She was dead herself ere even-song time.
Traduzione italiano Cattia Salto
Ritornello
Down-a-down, hey! down
Erano neri come devono essere
Down-a-down, hey! down
With a down derry derry
Down-a-down, hey!   down
C’erano tre corvi appollaiati sull’albero
Down-a-down, hey! down
With a down derry derry down
I
Uno di loro disse ai compagni,
“Dove andremo per colazione?”
“Laggiù in quel bel campo verde
sotto allo scudo giace un cavaliere ucciso
II
I suoi segugi gli stanno ai piedi
e vegliano il loro padrone
I suoi falchi volano con foga
e nessun alto uccello osa avvicinarsi
III
Giunge là una cerva maculata in stato avanzato di gravidanza.
Lo seppellì avanti l’ora prima
ed era morta anche lei nel tempo di una canzone

Malinky in 3 Ravens, 2002


I
Three ravens sat upon a tree
Hey doun hey derrie day
Three ravens sat upon a tree
Hey doun
Three ravens sat upon a tree
And they were black as black could be
And sing la do an la do a day
II
The middle ane said tae his mate
“Oh where shall we our dinner get?”
III
“Well, it’s doun intae yon grass green field/
There lies a knight that’s newly killed”
IV
And his horse is standing at his side
And thinks he might get up and ride
V
And his hounds are lying at his feet
And they lick his wounds sae sore and deep
VI
There came a lady full of woe
As big wi’ child as she could go
VII
And she’s stretched hersel’ doon at his side
And for the love of him she’s died
Traduzione italiano Cattia Salto
I
Tre corvi appollaiati sull’albero
Hey doun hey derrie day
Tre corvi appollaiati sull’albero
Hey doun
Tre corvi appollaiati sull’albero
neri proprio come devono essere
e canta la do an la do a day
II
quello in mezzo disse ai suoi compagni,
“Dove andremo per colazione?”
III
“Beh laggiù in quel bel campo verde
giace un cavaliere che è stato appena ucciso”
IV
Il suo cavallo gli sta al fianco
e pensa che dovrebbe alzarsi e correre
V
I suoi cani gli giacciono ai piedi
e gli leccano le ferite terribili e così profonde
VI
Giunge là una dama addolorata
in stato avanzato di gravidanza
VII
Si è distesa al suo fianco e per amor suo è morta

Sonne Hagal (neo folk germanico)

LINK
http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_Dee_Morrigan.htm
https://terreceltiche.altervista.org/the-bonny-heyn/
http://www.springthyme.co.uk/ballads/balladtexts/26_ThreeRavens.html
http://www.celticlyricscorner.net/malinky/three.htm
http://www.thethreeravens.com/
http://www.bluegrassmessengers.com/the-three-ravens-explicated–chatman-1963.aspx

Twa Corbies (Due Corvi)

Child ballad #26

In the traditional ballad (by anonymous author, contended between the English and the Scots), three or two crows/ravens observe the corpse of a knight and decide that it could be their breakfast!
Both versions were translated in the nineteenth century (or more recently) between Scandinavia, Germany and Russia.
Nella ballata tradizionale di autore anonimo (contesa come paternità tra inglesi e scozzesi), tre o due corvi osservano il cadavere di un cavaliere e decidono che potrebbe essere la loro colazione!
Entrambe le versioni sono state tradotte nell’ottocento o più recentemente tra Scandinavia, Germania e Russia.

Twa Corbies (scottish version)
Three Craws (nursery rhyme)
Three Ravens (english version)

The Scottish version: Twa Corbies

Written in the Lowland dialect, this version dates back to the 13th or 14th century, and is printed for the textual part in “Minstrelsy Ancient and Modern” by William Motherwell (1827)
Our dead is a knight and we don’t know the reason for his death: it could be an accident during the hunt, rather than a death in battle, or a betrayal assault or a duel; perhaps he was a knight errant who lost himself in his wandering or perished to defend the weak or was the victim of a spell; no one else, except the two ravens, knows or cares about his death.
His body lies abandoned and forgotten by his lady (a dame sans merci) who has already turned her attention to another knight.
The last stanza leaves us with an almost pre-romantic and gothic description of the bones of the knight whitening in the sun and with which the wind plays its dismal melody.
Scritta nel dialetto delle Lowland, la versione è fatta risalire al XIII o al XIV secolo, e si ritrova stampata per la parte testuale in “Minstrelsy Ancient and Modern di William Motherwell (1827)
Il nostro morto è un cavaliere e il motivo della sua morte non è dato: potrebbe trattarsi di un incidente durante la caccia, più che la morte in battaglia, o un assalto a tradimento o un duello; forse era un cavaliere errante che si è perduto nel suo vagabondare o è perito per difendere i deboli o è stato vittima di un incantesimo; nessun altro, tranne i due corvi, è a conoscenza o si cura della sua morte.
Il suo corpo giace abbandonato e dimenticato dalla sua dama (una dame sans merci) che ha già rivolto le sue attenzioni ad un altro cavaliere.
L’ultima strofa ci lascia una descrizione quasi pre-romantica e gotica delle ossa del cavaliere che imbiancano al sole e con le quali il vento suona la sua lugubre melodia.

Breton Tune
La melodia bretone

The currently tune comes from “Al Alar’ch” (the swan) a traditional Breton melody that was paired by the Scottish poet Morris Blythman (1919-1981), known with the pseudonym Thurso Berwick (cf), in the 1950s : Ray Fisher populared this version in 1962.
La musica attualmente abbinata deriva da “Al Alar’ch” (il cigno) una melodia tradizionale bretone che è stata accoppiata dal poeta scozzese Morris Blythman (1919-1981), noto con lo pseudonimo di Thurso Berwick (vedi), negli anni del 1950: fu quindi Ray Fisher a rendere popolare questa versione nel 1962.
Bedlam (Gregor Harvey & Grant Foster) interessante lavoro con le due voci e una vibrante chitarra

Schelmish (barbarian style)

Omnia in PaganFolk 2006 (Twa Corbiez)

OTHER MELODIES (Altre melodie)

The Raven (Stephen Moncrieff & Carolyn Forbes) -a slower and melancholy melody
[con una melodia leggermente diversa, più lenta e malinconica ]


I
As I was walking all alane,
I heard twa corbies makin a mane;
The tane unto the ither say,
“Whar sall we gang and dine the-day?”
II
“In ahint yon auld fail dyke,
I wot there lies a new slain knight;
And nane do ken that he lies there,
But his hawk, his hound an his lady fair.”
III
“His hound is tae the huntin gane,
His hawk tae fetch the wild-fowl hame,
His lady’s tain anither mate,
So we may mak oor dinner swate.”
IV
“Ye’ll sit on his white hause-bane,
And I’ll pike oot his bonny blue een;
Wi ae lock o his gowden hair
We’ll theek oor nest whan it grows bare.”
V
Mony a one for him makes mane,
But nane sall ken whar he is gane;
Oer his white banes, whan they are bare,
The wind sall blaw for evermair.

Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Mentre camminavo tutto solo
ho sentito due corvi lamentarsi
uno diceva all’altro:
“Dove andremo a desinare oggi?”
II
“Dietro a quel vecchio muro ricoperto di erba
sento che giace un cavaliere appena ucciso
e nessun sa che sta lì/ tranne che il suo falco, il suo cane e la sua bella signora”
III
“Il suo cane è andato a caccia,
il suo falco sfreccia al riparo
la sua signora si è presa un amante,
così possiamo desinare indisturbati”
IV
“Tu ti poserai sul suo bianco osso del collo,
e io beccherò i suoi begli occhi azzurri;
con una ciocca bionda/ ripareremo il nostro nido quando diventerà spoglio”
V
Molti per lui piangono,
ma nessuno sa dove sia andato
tra le sue bianche ossa quando saranno denudate/ il vento soffierà per sempre.

STANDARD ENGLISH
I
As I was walking all alone,
I heard two crows (or ravens) making a moan;
One said to the other,
“Where shall we go and dine today?”
II
“In behind that old turf wall,
I sense there lies a newly slain knight;
And nobody knows that he lies there,
But his hawk, his hound and his lady fair.”
III
“His hound is to the hunting gone,
His hawk to fetch the wild-fowl home,
His lady’s has taken another mate,
So we may make our dinner sweet.”
IV
“You will sit on his white neck-bone,
And I’ll peck out his pretty blue eyes;
With one lock of his golden hair
We’ll thatch our nest when it grows bare.”
V
“Many a one for him is moaning,
But nobody will know where he is gone;
Over his white bones, when they are bare,
The wind will blow for evermore.”

Bergtatt in Ravnene (from scandinavia)

MEMENTO MORI

An omnipresent iconographic theme in the Middle Ages, but declined with the vanitas that leads us to reflect on the transience of human life.


Memento Mori is believed to have originated from an ancient Roman tradition.

After a major military victory, the triumphant military generals were paraded through the streets to the roars of the masses. The ceremonial procession could span the course of a day with the military leader riding in a chariot drawn by four horses. There was not a more coveted honor. The general was idolized, viewed as divine by his troops and the public alike. But riding in the same chariot, standing just behind the worshipped general, was a slave. The slave’s sole responsibility for the entirety of the procession was to whisper in the general’s ear continuously, “Respice post te. Hominem te esse memento. Memento mori!”
“Look behind. Remember thou art mortal. Remember you must die!”
The slave served to remind the victor at the peak of glory, this god-like adoration would soon end, while the truth of his mortality remained. (from here)
Tema iconografico onnipresente nel Medioevo, declinato però con la vanitas che porta a riflettere sulla caducità della vita umana.
La locuzione latina ha origine nella Roma antica quando prima del corteo detto “Trionfo” al festeggiato era ricordata la limitatezza della vita umana per evitare che, ubriacato dall’acclamazione popolare, il generale di turno ardisse farsi imperatore. Per placare i deliri di onnipotenza il memento mori (in italiano “ricordati che devi morire”) gli ricordava di non prevaricare gli altri cittadini.
La tradizione poi proseguì durante l’impero con il più umile degli schiavi che osava apostrofare il più potente degli uomini con tale frase prima della sfilata. L’emozione della gloria si venava così di tristezza e della consapevolezza della transitorietà di ogni vittoria.

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http://ontanomagico.altervista.org/corbie.htm
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