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MOUNTAINS OF MOURNE

Il massiccio montuoso del Mourne, scenario ideale della fiabesca Narnia di C.S. Lewis, si trova a sud di Belfast nella contea di Down (Irlanda del Nord); quelle che vengono chiamate montagne sono solo alte ottocento metri nella loro massima elevazione, ma dallo Slieve Donard, il punto più panoramico, si abbraccia una cascata di rocce con vista mare fiabesca.

Il cantautore irlandese Percy French nel 1896 ha scritto un testo sentimentale, che ripete come ritornello “the Mountains of (dark)  Mourne sweep(s) down to the sea“: ASCOLTA la versione recitata.

LA MELODIA DI MOUNTAINS OF MOURNE

Si tratta di una vecchia aria tradizionale irlandese dal titolo Carrigdonn scritta anche come Carrigdhoun o Carraig Donn già abbinata nell’Ottocento con la versione testuale attribuita da alcuni a Ellen Mary Patrick Downing (1828-1869) (vedi). Altri  attribuiscono il testo a  Denny Lane (1818-1895) di Cork, la canzone fu pubblicata sul “Nation” del 15 febbraio 1845 con il titolo “Lament of the Irish Maiden: A Brigade Ballad”. Ma già Thomas Moore (1779-1852) aveva ripreso la melodia per il suo “Bendemeer’s Stream”.

ANALISI DI MOUNTAINS OF MOURNE

Come in molte delle emigration songs, la melodia è strappalacrime una slow air cadenzata come un valzer lento con la nostalgia per l’amata montagna che traspare in ogni verso; ma non dimentichiamoci che in Percy è sempre presente una vena satirica, essendo egli principalmente un cantante-intrattenitore del music hall: così il testo prende in giro le mode londinesi e tratteggia dei personaggi-macchietta tipicamente irish.
ASCOLTA Celtic Thunder, nel loro cd d’esordio il patinato gruppo irlandese ha traghettato verso le nuove generazioni questo brano un po’ snobbato dagli artisti locali, ma apprezzato dagli “emigrati” (strofe I, III, IV)

ASCOLTA The Fureys & Davey Arthur

ASCOLTA Don MacLean


I
Oh, Mary(1), this London’s
a wonderful sight
The people here are working
by day and by night
They don’t sow potatoes,
nor barley, nor wheat
But there’s gangs of them
diggin’ for gold in the street(2)
At least, when I asked them,
that’s what I was told
So I just took a hand
at this diggin’ for gold
But for all that I’ve found there
I might as well be
In the place where the dark Mourne sweeps down to the sea
II
I believe that when writin’
a wish you expressed
As to how the fine ladies
of London are dressed.
Well if you believe me,
when asked to a ball
They don’t wear no tops to their dresses at all.
Oh, I’ve seen them myself and you could not, in thrath (truth)
Say if they were bound for a ball, or a bath,
Don’t be startin’ them fashions now, Mary Machree,
In the place where the dark Mourne sweeps down to the sea
III(3)
There’s beautiful girls here,
oh never you mind
Beautiful shapes nature never designed
Lovely complexions of roses and cream
But let me remark
with regard to the same
That if at those roses you venture to sip
Colors might all come away on your lips(4)
So I’ll wait for the wild rose that’s waitin for me
In the place where the dark Mourne sweeps down to the sea
IV
You remember young Davey McClaren(5) of course
Well sure now he’s round here with the rest of the force(6)
I saw him one day as I was crossin the strand
And he stopped the whole street with a wave of his hand
And as we stood talkin
of days that are gone
The whole town of London stood there to look on
But for all his great powers he’s wishful like me
To be back where the dark Mourne sweeps down to the sea
traduzione italiano Cattia Salto
I
Oh Maria questa Londra
è magnifica a vedersi,
qui la gente lavora
notte e giorno
non seminano patate,
né orzo né frumento
ma a gruppi scavano
nella strada per l’oro
o almeno quando li ho interrogati
è quello che mi è stato detto
così ho dato anche una mano
a questo scavo per l’oro
ma in cambio di tutto quello che ho trovato là vorrei benissimo essere dove le montagne di Mourne
si estendono fino al mare
II
Per soddisfare il desiderio
che  hai espresso nella lettera
di come bene siano vestite
le signore di Londra.
ebbene credimi quando le si invita ad andare a un ballo,
indossano abiti
con le spalle scoperte.
Le ho viste io stesso e non si potrebbe dire in verità
se esse siano pronte per un ballo o un bagno!
Perciò non dare inizio alla loro moda  Mary Machree
dove le montagne di Mourne
si estendono fino al mare
III
Qui ci sono le belle ragazze,
non ci crederesti mai,
le più belle forme che la natura abbia mai creato
dalle belle carnagioni rose e panna,
ma vorrei osservare
in merito
che se quelle rose ci si avventura a sorbire
i colori potrebbero tutti finire sulle vostre labbra,
così aspetterò per la rosa selvatica
che mi sta aspettando
nel luogo dove le montagne di Mourne si estendono fino al mare
IV
Ti ricordi naturalmente del giovane Davey McClaren
è ora in giro con il resto della polizia metropolitana
L’ho visto un giorno che stavo attraversando il corso principale
e fermò l’intera strada con un gesto della mano
e mentre parlavamo
dei giorni passati
l’intera città di Londra stava a guardare!
Ma nonostante tutti i suoi grandi poteri è pieno di desiderio come me
di essere di nuovo dove  le montagne di Mourne si estendono fino al mare

NOTE
1) la canzone è impostata come una lettera scritta ad un amica  o alla fidanzata di nome Maria Machree rimasta in Irlanda (all’epoca compresa per intero nel Regno Unito)
2) il montanaro irlandese è preso in giro dai londinesi, ma la Londra dell’epoca poteva a ragione apparire come la terra dell’oro dove molti manovali erano richiesti nei lavori di sterro dei canali e delle strade ma anche nei cantieri edili di grandi edifici e le altre grandi infrastrutture.
3) nella versione di Percy French la strofa si trova dopo l’incontro con il conoscente comune e le osservazioni contenute fanno parte della conversazione tra i due
empresse-eugene
4) una onesta e bella donna irlandese mai si pitturerebbe le labbra con il rossetto e il bel colorito delle sue labbra e sulle guance sarebbe solo frutto della sua salute e del turgore giovanile. Al contrario le labbra e le guance delle londinesi sono dipinte e il bel colorito viene via baciandole. Il poeta apprezza la sua Maria e la paragona ad una bella e genuina rosa selvatica.
5) il nome del conoscente a sua volta emigrato a Londra cambia a seconda delle versioni Peter O’Loughlin
6) il verso di Percy dice “now he is here at the head of the force”

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=5288
http://alpinline.blogspot.it/2011/08/mourne-mountains.html
http://www.irishmusicdaily.com/mountains-of-mourne

Buachaill Ón Éirne

irish-loversLa melodia Buachaill Ón Éirne (Boy from the Erne) è una slow air diffusa nell’Irlanda del Nord. Eirne è traducibile sia come Erne, nome proprio di fiume, lago che (più impropriamente) come Irlanda.
The Buachaill Ón Éirne melody (Boy from the Erne) is a slow air widespread in Northern Ireland. Eirne is translatable as both Erne, proper name of river, lake that (more improperly) as Ireland

Il testo in gaelico irlandese è ambiguo: nella prima strofa il ragazzo millanta la sua ricchezza lamentandosi che essa non potrà comprare l’amore. Nella seconda invita la ragazza a seguirlo per condividere con lui una vita avventurosa nei boschi, ma nella terza strofa rivela di preferire la bella vita (bacco, tabacco e venere) e quale cinico amante paragona il bacio di una donna ormai conquistata ad una scarpa vecchia da buttare via.
The Irish Gaelic text is ambiguous: in the first verse the boy makes the claim his wealth by complaining that it can not buy love. In the second he invites the girl to follow him to share with him an adventurous life in the woods, but in the third stanza he reveals to prefer the good life (bacchus, tobacco and venus) and as a cynical lover compares the kiss of a woman conquered by an old shoe to throw away.

Il brano è stato interpretato (seppure in versioni diverse) da molti gruppi o solisti della musica celtica tra i quali si citano: Clannad (1985), Corrs (2005) e Celtic Thunder (2011)
The piece has been interpreted (albeit in different versions) by many groups or soloists of Celtic music among which are cited: Clannad (1985), Corrs (2005) and Celtic Thunder (2011)
The Clannad

The Corrs


I
Buachaill ón Éirne mé is bhréagfainn féin cailín deas óg.
Ní iarrfainn bó spré léi, tá mé féin saibhir go leor
Is liom Corcaigh dá mhéid é, dhá thaobh an ghleanna, is Tír Eoghain,
Is mura n-athra’ mé béasaí, is mé an t-oidhre ar chontae Mhuigheo.
II
Rachaidh mé ‘márach a dhéanamh leanna fán choill
Gan choite, gan bád, gan gráinnín brach’ ar bith liom
Ach duilliúr na gcraobh mar éideadh leapa os mo chionn
‘S óró sheacht mh’anam déag thú ‘s tú ‘féachaint orm anall.
III
Buachailleacht bò, mo lao, nár chleacht mise ariamh
Ach ag imirt ‘s ag’ ol ‘s le hógmhná deasa fa shliabh
Má chaill mé mo stor ní dóigh gur chaill mé mo chiall
A’s ní mó liom do phóg ná’n bhróg atá’r caitheamh le bliain.
IV
A chuisle ‘s a stór ná pós an seanduine liath
Ach pós a’ fear óg, mo lao, mur’ maire sé ach bliain
Nó beidh tú go fóill gan ó nó mac os do chionn
A shilfeadh a’n deor tráthnóna nó’r maidin go trom.

Traduzione Inglese
I
I’m a boy from the Erne (1)
and I could charm a nice young girl.
I would not ask for her wealth
as I am rich enough myself.
I own a good part of Cork,
two sides of the glen in Tyrone
And not to repeat myself, I’m the heir of County Mayo.
II
I will go tomorrow to make ale in the wood
Without a cot, without a boat, without a pinch of gruel (2) with me
But leaves of the branches as bedclothes over my head
And think well done for you as you watch me from over there
III
A cowherd, my pet, I’ve never been accustomed to be
Instead of playing and drinking with the nice young women
On the mountain side
Even though I lost my wealth it’s not as though I lost my senses
And your kiss is no more to me now than a shoe worn for a year
IV
My darling and my love don’t marry the grey old man
But marry a young man, my pet, if he only lives but a year
Or you will be without a descendant to succeed you
Who would shed their tears heavily at eve or at morn?
Traduzione italiano  Cattia Salto
I
Sono un ragazzo del lago Erne (1)
e potrei sedurre una bella  ragazza; non chiederei la sua dote perchè sono abbastanza ricco di mio, una parte di Cork è mia,
ai due lati della valle di Tyrone.
e non per vantarmi, ma  sono l’erede della contea di Mayo.
II
Andrò domani a fare la birra nel bosco,
senza una branda, senza una barca, senza un po’ di farinata (2) con me, solo le fronde degli alberi come riparo sopra la testa, e sarebbe una buona occasione per te d’incontrarmi da quelle parti.
III
Un mandriano (3), mia bestiolina(4), non sono abituato essere,
preferisco giocare e bere in compagnia delle belle fanciulle
sulla montagna;
anche  se ho perso la mia ricchezza non ho di certo perso la testa e il tuo bacio adesso non vale niente di più per me che una scarpa vecchia (5).
IV
Oh mia cara, amore mio, non sposare un uomo vecchio e grigio (6),
ma sposa un uomo giovane,  mia bestiolina, se lui vivesse solo un anno
o se non potesse darti dei figli
a succederti,
chi piangerà per te
notte e giorno?

NOTE
1) si riferisce al lago Erne o al fiume omonimo, alcuni traducono erroneamente come ragazzo irlandese e l’errore comincia proprio con i Clannad
it’s refers to Lake Erne or the river of the same name, some mistakenly translate as an Irish boy and the mistake begins with the Clannad
2) gruel è quella pappetta per bambini (poverelli) che si mangiava un tempo sciogliendo la farina d’avena in acqua e sale (come per preparare una polentina un po’ molle), da non confondersi con il porridge (o brose) (vedi)
gruel is oatmeal in water and salt (as if to prepare a polenta), not to be confused with porridge (or brose) see
3) Buachailleacht è un giovane ragazzo addetto a sorvegliare il bestiame (mucche o pecore)
4) mo leo vezzeggiativo amoroso
5) letteralmente: una scarpa indossata da un anno

COME BY THE HILLS

Melodia tradizionale irlandese, testo di Gordon Smith (1960)
Traditional Irish melody, text by Gordon Smith (1960)
hillIl giornalista scozzese Gordon Smith ha musicato la melodia di “Buachaill on Eirne”, facendone un’elegiaca promozione turistica della Terra d’Irlanda (o di Scozia) e un invito al carpe diem. Gordon Smith ha descritto Tir Na Nog, la terra dell’eterna giovinezza, sospesa in un tempo fatato tra terra e cielo, circondata dalle acque salvifiche, in cui il tempo è un’eterna primavera e la vita una bella canzone!
The Scottish journalist Gordon Smith has played the melody of “Buachaill on Eirne”, making it an ambitious tourist promotion of Ireland (or Scotland) and an invitation to the carpe diem. Gordon Smith described Tir Na Nog, the land of eternal youth, suspended in a fairy time between earth and sky, surrounded by the waters of life, in which time is an eternal spring and life is a beautiful song!

In alcune versioni il brano inizia con la prima strofa in gaelico di “Buachaill on Eirne”.
In some versions the piece begins with the first Gaelic verse of “Buachaill on Eirne”.

Loreena McKennitt in Elemental (1985)

Damian MaGinty & Celtic Thunder (Tourism Ireland promotion)


I
Come by the hills to the land
where fancy is free
And stand where the peaks meet the sky/and the rocks reach the sea
Where the rivers run clear and
the bracken is gold in the sun
And cares of tomorrow must wait
untill this day is done.
II
Come by the hills to the land
where life is a song
And sing while the birds fill the air
with their joy all day long
Where the trees sway in time,
and even the wind sings in tune
And cares of tomorrow must wait
Untill this day is done.
III
Come by the hills to the land
where legend remains
where stories of old fill the heart
and may yet come again
where your past has been lost
and the future has still to be won
And cares of tomorrow must wait
Untill this day is done.
traduzione italiano di Cattia Salto
I
Vieni dalle colline alla piana
dove l’immaginazione è libera
e fermati dove le vette incontrano il cielo e gli scogli incontrano il mare.
Dove i fiumi scorrono limpidi e
la felce appare dorata al sole
e il pensiero del domani deve aspettare finché l’oggi non è finito
II
Vieni dalle colline alla piana
dove la vita è una canzone
da cantare mentre gli uccelli per tutto il giorno riempiono l’aria con la loro   gioia, dove gli alberi ondeggiano a tempo e anche il vento canta con te.
E il pensiero del domani deve aspettare finché l’oggi non è finito
III
Vieni dalle colline alla piana
dove resta la leggenda,
e le storie del passato riempiono il cuore e possono ancora ritornare,
dove il tuo passato è andato perduto
e il futuro deve ancora arrivare.
E il pensiero del domani deve aspettare finché l’oggi non è finito

LINK
http://www.irishpage.com/songs/buachail.htm
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=30948

SEVEN DRUNKEN NIGHTS

“Seven Drunken nights” (in italiano “Sette notti da ubriaco”) è una divertentissima ballata tradizionale delle Isole Britanniche (e diffusa un po’ in tutta Europa e in America) resa famosissima negli anni 60 dal gruppo irlandese The Dubliners: il protagonista ogni sera rientra dal pub molto tardi e nota una serie di indizi, sparsi per la casa, che lo inducono a sospettare un tradimento da parte della moglie, ma quest’ultima, approfittando della scarsa lucidità del marito, riesce sempre a cavarsela.

ALTRI TITOLI: Four Nights Drunk, Four Drunken Nights, Seven Drunken Nights, Drunkard’s Special, Cabbage Head, Our Goodman, Old Cuckold, The Goodman, The Gudeman, The Traveler

LE ORIGINI

La ballata risale perlomeno al 1760 (è stata trovata in un broadside distribuito a Londra con il titolo di “The Merry Cuckold and the Kind Wife”, forse originaria della Scozia) ed è riportata nella poderosa raccolta del professor Child al numero 274 con il titolo di “Our Goodman” o “Old Cuckold”. La situazione descritta ha uno stampo boccaccesco (o come dice il professore alla “Chaucer”) e non è da escludersi un’origine risalente quantomeno al Basso Medioevo. Evidentemente, come anche i canti goliardici medievali giunti sino a noi ci testimoniano, un tempo c’era meno censura (ma solo nelle canzoni purtroppo) rispetto agli anni 1960!

Bert Lloyd scrive: “What ancient saga of trickery and revenge lurks behind the favourite joking song of Our goodman, Five nights drunk, The old farmer and his young wife? Known all over Europe, it tells of a man returning home to find another man’s horse, sword, cloak, etc., where his own should be. Like an epic hero he asks in formula fashion: Whose horse is this? Whose sword? Whose cloak? Each time the adulterous wife insists that his eyes deceive him, and that the objects are really a cow, a spit, a bed-sheet, etc. In the ballad, the husband’s rival appears only at the very end of the song and then merely as a head on the pillow. No struggle takes place, there is no retribution; the ribaldry of the situation has seemed sufficient for modern singers. Yet somehow, in the form as well as the atmosphere of the song, there is the sense of something far more than a rough joke, something larger than life, something to suggest that important things have happened before the song begins, and that weighty and perhaps terrible events will occur after the song ends. In his studies of the medieval folk ballad, Lajos Vargyas makes a fleeting reference to Our goodman in connection with what seems on the surface to be a separate and distinct song, namely the ballad, known in Hungary as Barcasi, with parallels in the Balkans, France and Spain, of the couple surprised in adultery by the returning husband, who kills his rival, daubs his wife with pitch or gunpowder and burns her. In 1879, the Russian explorer Potanin found an epic version of this theme in north-western Mongolia, in The tale of Tonchi Mergan. But more research is needed before we may surely link our drunken cuckold to the mighty Mongol hero, or identify the strange head on the pillow as belonging to a foreign warrior, or declare that the cheating wife is the lineal descendant of that bygone adultress who was trampled to death by eighty mares on the steppes of Tannu Tuva. “(Lloyd, England 147f – in ‘Folk Song in England’ 1967)

E in effetti in tutte le ballate popolari in cui il marito sorprende la moglie a letto con un rivale, il finale è sempre tragico, e i toni del canto sono tristi e forieri di disgrazia. Ma come dicevo, il tono di questa versione è invece decisamente umoristico!

LA VERSIONE DEI DUBLINERS

1967_7drunken_mmE’ il 1967 quando per San Patrizio esce il disco singolo intitolato “Seven drunken nights”, i Dubliners si sono limitati a cantare solo le cinque notti della settimana (e al giorno d’oggi ci viene da sorridere), eppure a quei tempi la canzone venne messa al bando dalle radio ufficiali, fu radio Caroline, che trasmetteva da una nave “pirata” ancorata al largo d’Irlanda, a passarla in continuazione nei propri programmi. E fu il successo..

(tatto da qui) Des Geraghty’s memoir of Luke Kelly (1994): The song which made The Dubliners famous was Seven Drunken Nights, an English version of a light-hearted Irish song that the group had picked up from Seosamh O hEanai [Joe Heaney] long before in O’Donoghue’s pub. It was released as a single on St Patrick’s Day 1967 and promptly banned on RTE as offensive to public decency. Sometime later Seosamh himself gave a straight-faced interview to an evening paper stating that the song was about an Irishman who’d worked away from home for twenty years – a commonplace situation for men from rural Ireland in those years – and returned to find he had a full-grown son. And who are we to differ? In fact, the tongue-in-cheek way in which the song is composed […] is typical of a sly ambiguity in many Irish songs about sex. Intrigue was added to the incident by the fact that the song actually mentions only five nights, and some play was made afterwards of speculation that the ‘missing’ verses might have been too shocking for even The Dubliners. What was true was that the song had been recorded by Seosamh himself in Irish years before and played on RTE without a murmur of protest; while the Irish establishment were conservative and puritanical in English, they were quite often indifferent to how irreverent and unorthodox our culture was in Irish. But […] Radio Caroline gave Seven Drunken Nights saturation airtime. The hypocrisy and the foolishness of RTE’s decision was too much for a generation already chafing under censorship and prudery, and within two days the record had sold 40,000 copies. It didn’t take long to reach the music industry’s Silver Disc status, the award for sales in excess of 250,000. The letters pages of the papers were inundated with letters of indignant protest at censorship; the British papers picked up on Ireland’s banned song, and not long afterwards, Seven Drunken Nights reached Number Five in the British pop charts.
Il succo della storia è che The Dubliners hanno preso la loro versione da Joe Heaney quando frequentavano il O’Donoghue’s pub di Dublino (quando un paio di amici suonavano per divertirsi e si chiamavano The Ronnie Drew Ballad Group), il quale ricollega la ballata ad una versione irlandese molto più lunga, in cui un bracciante, ritornato a casa dopo vent’anni passati a lavorare presso le fattorie più ricche, trova la moglie a letto con un tizio con tanto di barba (che la moglie sostiene sia il loro figlioletto diventato adulto!).

ASCOLTA Joe Heaney nella stessa registrazione c’è anche Mike Seeger che presenta la versione americana della canzone accompagnandosi alla chitarra
Band member Ronnie Drew described his close friendship with Joe in an interview with Joe’s biographer, Liam Mac Con Iomaire: ‘I first met him as Joe Heaney in O’Donoghue’s, because we were going in and out of O’Donoghue’s at the time…. This would be 1961-2. Joe actually stayed with me for a couple of years later on. Joe was no trouble as long as you had strong tea for him…. Joe had a magnificant sean-nós voice. He could do things with his mouth. He could bend notes. I thought he was a great exponent of sean-nós…. Then he gave me a song called “Seven Drunken Nights,” one of these songs that go all over the world. The funny thing about it, Joe had it in Irish as “Peigín is Peadar”, and when he gave it to me he had a kind of a laugh up his sleeve, because Radio Éireann banned it. But Joe had previously sung it on some programme in Irish and got away with it. In fact we thought “Seven Drunken Nights” was just a whimsical song, just like “Connla”, that you’d sing for a bit of crack. And it went up to number one in the charts.’ (Liam Mac Con Iomaire, Seosamh Ó hÉanaí: Nár fhágha mé bás choíche, Cló Iar-Chonnachta (2007), 212-13. (tratto da qui)

Il protagonista ogni sera rientra dal pub molto tardi e nota una serie di indizi, sparsi per la casa, che lo inducono a sospettare un tradimento da parte della moglie, ma quest’ultima, approfittando della scarsa lucidità del marito, riesce sempre a cavarsela. La comicità nella versione irlandese della ballata raggiunge il culmine di venerdì quando il protagonista vede nel letto, accanto alla moglie, una testa. Tuttavia la donna, rimprovera al marito di essere talmente sbronzo, da non accorgersi neppure che quello accanto a lei non è un uomo, bensì un bambino inviatole dalla madre. La cosa strana però è che il “bambino” ha i baffi!
Nel botta e risposta tra i due emerge la flemma dell’uomo, che pur completamente ubriaco, è calmo e razionale e cerca di usare la logica per spiegare le palesi inesattezze che si vedono nella sua casa. La donna invece lo aggredisce verbalmente e manipola la percezione “confusa” di lui dovuta all’ubriachezza mentendo fino all’ultimo.
E allora? Mai fidarsi di una donna, soprattutto da ubriachi!

Per la sua “volgarità” all’epoca della pubblicazione dei Dubliners furono registrate solo le prime cinque strofe, era l’epoca in cui si pubblicava sul vinile e uscivano dischi “single” con la canzone di lancio sul lato A e una “seconda scelta” sul lato B “Seven drunken night” venne diffuso al pubblico nel marzo del 1967. Nelle precedenti registrazione degli anni 20-30 le notti “ubriache” erano solo tre e solo negli anni 50 ci si azzardò a pubblicare anche la quarta e finanche la quinta notte!

ASCOLTA The Dubliners in un video con tanto  di fumetto!! Impareggiabile versione!! Francesco Guidotto che ha disegnato le vignette ha preso come modello Ronnie Drew, la versione della canzone è quella in cui si arriva fino al fatidico venerdì ..

ASCOLTA Celtic Thunder per la versione più soft e modaiola

ASCOLTA The Kilkennys 1998 in cui chi canta (Davey Cashin) interpreta in modo esilarante il protagonista via via sempre più ubriaco (.. e perplesso!!); anche il ritmo della chitarra si fa più incerto man mano che passano le notti

Sebbene le sere del titolo siano sette quelle cantate nella versione “standard” sono solo cinque dal lunedì al venerdì, le raccolte sul campo della ballata risentono del “pudore” dei trascrittori i quali sceglievano di non riportare integralmente quanto veniva testimoniato, ma qualcosa è trapelato ..

.. ed ecco quello che succede nelle altre due notti:

ASCOLTA Nine Fine Irishmen 


As I went home on a Monday night, as drunk as drunk could be,
I saw a horse outside the door where my ould(1) horse should be,
Well I called my wife and I said to her, Will you kindly tell to me,
Who owns that horse outside the door where my ould horse should be?

Ah, you’re drunk, you’re drunk you silly ould fool, and still you cannot see,
That’s a lovely sow that me mother sent to me,
Well it’s many a day I travelled a hundred miles or more,
But a saddle on a sow sure I never saw before.

And as I went home on a Tuesday night, as drunk as drunk could be,
I saw a coat behind the door where my ould coat should be,
Well I called my wife and I said to her, Will you kindly tell to me,
Who owns the coat behind the door where my ould coat should be?

Ah, you’re drunk, you’re drunk you silly ould fool, and still you cannot see,
That’s a woollen blanket that me mother sent lo me,
Well it’s many a day I travelled a hundred miles or more,
But buttons on a blanket sure I never saw before.

And as I went home on a Wednesday night, as drunk as drunk could be,
I saw a pipe upon the chair where my ould pipe should be,
Well I called my wife and said to her, Will you kindly tell to me,
Who owns the pipe upon the chair where my ould pipe should be?

Ah, you’re drunk, you’re drunk you silly ould fool, and still you cannot see,
That’s a lovely tea whistle(2) that me mother sent to me,
Well it’s many a day I travelled a hundred miles or more,
But tobacco in a tin whistle sure I never saw before.

As I came home on a Thursday night, as drunk as drunk can be,
I saw two boots beneath the bed where my ould boots should be,
Well I called my wife and I said to her, Will you kindly tell to me,
Who owns them boots beneath the bed where my ould boots should be?

Ah, you’re drunk, you’re drunk you silly ould fool, and still you cannot see,
They’re two lovely geranium pots me mother sent to me,
Well it’s many a day I travelled a hundred miles or more,
But laces in geranium pots I never saw before.

And as I went home on a Friday night, as drunk as drunk could be,
I saw a head upon the bed where my ould head should be,
Well I called me wife and I said to her, Will you kindly tell to me,
Who owns that head with you in the bed, Where my ould head should be?

Ah, you’re drunk, you’re drunk you silly ould fool, and still you cannot see,
That’s a baby boy that me mother sent to me,
Well it’s many a day I travelled a hundred miles or more,
But a baby boy with his whiskers on sure I never saw before.

As I went home on Saturday night as drunk as drunk could be
I saw two hands upon her breasts Where me two hands should be
Well I called my wife and I said to her Will you kindly tell to me
Who owns that hands upon your breasts Were me two hands should be

Oh you’re drunk you’re drunk you silly old fool Still you cannot see
That’s a lovely night gown that me mother sent to me
Well it’s many a day I travelled A hundred miles and more
But fingers in a night gown sure I never saw before

As I went home on Sunday night As drunk as drunk could be
I saw a thing in her thing Where me old thing should be
Well I called my wife and I said to her Will you kindly tell to me
Who owns that thing in your thing Where me old thing should be

Oh you’re drunk you’re drunk you silly old fool Still you cannot see
That’s that lovely tin whistle(3) that me mother sent to Me
Well it’s many a day I travelled A hundred miles and more
But hair on the tin whistle sure I never saw before!

NOTE
1) ould, forma arcaica e dialettale di old “vecchio”
2) Ronny dice “tea whistle” facendo un po’ fatica a far entrare la parola nella metrica
3) l’ultima notte la storia diventa sempre più esplicita: in altre versioni al posto dello strumento troviamo una candela o una carota, e si equivoca sui testicoli o sulla cappella paragonandoli a vari ortaggi o attrezzi da lavoro..

TRADUZIONE ITALIANO
E quando tornai a casa un lunedì notte, ubriaco che più ubriaco non si poteva, vidi un vecchio cavallo fuori dalla porta al posto del mio, allora chiamai mia moglie e le dissi: “Vorresti gentilmente dirmi di chi è quel cavallo fuori dalla porta, dove dovrebbe esserci il mio vecchio cavallo?”
“Ah, sei ubriaco, sei ubriaco vecchio sciocco e non riesci proprio a vedere, è una graziosa scrofa che mi ha mandato mia madre” “Beh, è tanto tempo che viaggio e ho fatto tanta strada, ma una sella su un maiale, certo, non l’avevo mai vista prima”.
Le strofe sono quasi identiche tra loro e cambiano gli “indizi” del molto probabile tradimento della moglie visto che il marito rincasa tutte le sere molto tardi e molto ubriaco! Il martedì è la volta del cappotto che il marito trova dietro alla porta, e alla richiesta di spiegazioni la moglie risponde che è solo una coperta che le ha regalato la madre. E l’uomo perplesso, si chiede se sulle coperte ci siano i bottoni!
Il mercoledì trova una pipa sulla sedia, ma la moglie lo convince che si tratta di una teiera fumante, eppure lui non aveva mai visto prima del tabacco nella teiera! Il giovedì ecco comparire degli stivali accanto al letto, ma la moglie dice che è il vaso di gerani regalatole dalla madre, eppure il marito sempre più perplesso è convinto di non aver mai visto prima dei lacci su di un vaso di gerani!
E quando tornai a casa un venerdì notte, ubriaco che più ubriaco non si poteva, vidi una testa dentro al letto al posto della mia, allora chiamai mia moglie e le dissi: “Vorresti gentilmente dirmi di chi è quella testa nel letto con te dove dovrebbe esserci la mia?” “Ah, sei ubriaco, sei ubriaco vecchio sciocco e non riesci proprio a vedere, è un bambino che mi ha mandato mia madre” “Beh, è tanto tempo che viaggio e ho fatto tanta strada, ma un bambino con i baffi, certo, non l’avevo mai vista prima”.
Finalmente si arriva al sabato e due mani spuntano sul seno della donna che prontamente dice si tratta di una graziosa camicia da notte (e il marito osserva che non ha mai visto una camicia da notte con le dita) e infine domenica il marito vede chiaramente “un coso” nella “cosa” della moglie e lei risponde che si tratta di un flauto, eppure il marito è certo di non aver mai visto peli su un flauto di latta!

FONTI
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_274
https://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/fournightsdrunk.html
http://www.joeheaney.org/default.asp?contentID=1033 http://itsthedubliners.com/dubs_d03_mm_45.htm http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=7291 http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=43124 https://www.celticthunder.ie/content/mythology-seven-drunken-nights

(Cattia Salto integrazione febbraio 2013 e maggio 2015)