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THE LEAVING OF LIMERICK

old-limerickIl dibattito tra quale delle due canzoni discenda dall’alta è ancora aperto vista la forte somiglianza tra “The Leaving of Limerick” e “The Leaving of Liverpoolvedi. Di certo abbiamo la testimonianza di Dick Maitland che ha sentito cantare “The Leaving of Liverpool” nel 1885 e la maggior parte delle canzoni irlandesi sull’emigrazione sono successive alla grande carestia del 1840; di fatto “The Leaving of Limerick” non si trova in nessuna raccolta di canzoni irlandesi che siano posteriori al 1885, e tuttavia la tradizione orale segue le sue strade e quindi l’unica cosa di cui possiamo essere certi, se non sopraggiungono ulteriori documentazioni, è che entrambi le canzoni esistevano nella tradizione orale alla fine del XIX secolo. Le due città erano all’epoca molto collegate tra loro: a Liverpool arrivavano gli emigrati irlandesi in cerca di lavoro stagionale o dell’imbarco per le Americhe.

I più sono propensi a ritenere che “The Leaving of Limerick” sia apparsa nel decennio della pubblicazione di “Shantyboys and Shantymen” nel 1951 (nella quale è per l’appunto riportata “The Leaving of Liverpool” nella versione “Maitland”)

GUIDA ALL’ASCOLTO

Gli interpreti irlandesi la cantano “The Leaving of Limerick a una sola voce secondo lo stile detto “sean nos” tutt’al più facendosi accompagnare dalla chitarra.

ASCOLTA Deirdre Scanlan
ASCOLTA Muireann Nic Amhlaoibh
ASCOLTA Sioda

I) As I roved out one evening down by the Assembly Mall I heard two lovers speaking as me and my love passed onAnd the words they spoke between them, they were but very few It’s not the leaving of Limerick that grieves me, But my darling leaving you!

II) In the morning when I’m going, I’ll take you by the lily-white hand, And I’ll wave it over my shoulder, in adieu to the Limerick StrandSo farewell to the boys of Thomond Gate, it’s to them I bid adieuIt isn’t the leaving of Limerick that grieves me, But my darling leaving you!

III) And now that we must be parted I know you will understand Why I must go broken hearted far away from my native landThough, my fond love, I must leave you, you know my heart it is trueIt isn’t the leaving of Limerick that grieves me, But my darling leaving you!

TRADUZIONE ITALIANO DI CATTIA SALTO
Mentre andavo in giro per Assembly Mall, sentii due amanti che parlavano mentre io e il mio amore passeggiavamo e le parole che si dissero tra loro erano piuttosto poche “Non è lasciare Limerick che mi addolora, piuttosto mia cara è lasciare te Al mattino quando andò, ti prenderò per la mano bianco-giglio e la metterò sulla mia spalla per l’addio al Limerick Strand; così addio ai ragazzi di Thomond Gate a loro dico addio, non è lasciare Limerick che mi addolora, piuttosto mia cara è lasciare te. E ora che ci dobbiamo lasciare so che tu capirai perchè devo andare con il cuore a pezzi lontano dalla mia terra natia, anche se, amore mio, ti devo lasciare, tu sai che il mio cuore è sincero, non è lasciare Limerick che mi addolora, piuttosto mia cara è lasciare te”

(Cattia Salto settembre 2014)

FONTI
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=66798
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=66662
http://www.libraryireland.com/topog/L/Limerick-Parishes.php http://limerickslife.com/old-paintings/

THE CLIFFS OF DOONEEN

Read the post in English  

“The Cliff of Dooneen” (anche scritto come Doneen, Dooneen, Duneen) è una ballata irlandese degli anni 1930 (o di fine ottocento); si è diffusa per la Gran Bretagna con le migrazioni del secondo dopoguerra, Christy Moore ne ha sentito una versione nel 1965 da vari cantanti e interpretata in vari stili (Andy Rynne, Ann Mulqueen e Mick McGuane) e l’ha cantata e resa popolare nella scena folk degli anni 70.

Come Avalon anche le scogliere di Dooneen non si trovano in un luogo preciso, ma tra le nebbie del mito e della nostalgia. Così alcuni affermano che le scogliere di Dooneen si trovano nella contea di Clare vicino alla foce dello Shannon; per altri invece si trovano nella contea di Kerry vicino a Beal. Sorge però il sospetto che la confusione tra le contee siano un tentativo di reclamizzare le cliffs of Moher, cioè uno dei luoghi più suggestivi e affascinanti d’Irlanda.
Il tema è tipico delle emigration song in cui chi parte per le terre lontane rimpiange la sua casa natia e desidera essere sepolto nei luoghi amati nella giovinezza.

(Photo: Philippe Gosseau)

LA VERSIONE BEAL (CONTEA KERRY)

Secondo la gente di Beal (Kerry Co.) fu Jack McAuliffe di Lixnaw a scrivere la versione originale durante il suo soggiorno nei pressi di Dooneen Point; così riporta Nichols Carolan del ITMA di Dublino: “Dooneen Point si trova sulla costa del Kerry Coast,tra Ballylongford and Ballybunnion e la foce del fiume Shannon, e offre un ottimo panorama del South West di Clare, sebbene non si possibile vedere Kilrush e Kilkeedal dal punto descritto nella seconda strofa [nella versione di Christy Moore, la Vi nella versione di Jack McAuliffe]. La spiegazione viene, secondo alcuni, dal fatto che la canzone era originaria di Moveen, a poche miglia sud-ovest di Kilkee nella contea Clare. La canzone fu registrata per la prima volta negli anni 1960 da Siney Crotty originario di Kilbaha, sul lato del Clare dello Shannon. Fin dalla sua prima apparizione ha ottenuto un’enorme popolarità.  L’Irish Traditional Music Archive ha collezionato circa 139 registrazioni della canzone

poesia di Jack McAuliffe
I
I have traveled afar from my own native home.
Away o’er the billows, away o’er the foam/ I have seen many sights but no equal I’ve seen
To the old rocky slopes by the cliffs of Dooneen
II
I have seen many sights of Columbus fair land,
Africa and Asia so delightful and grand,
But dig me a grave were the grass it grows green
On the old rocky slopes by the cliffs of Dooneen.
III
How pleasant to walk on a fine summers day.
And to view the sweet cherries that will never decay,
Where the sea grass(1) and seaweed and the old carrageen(2)
All grow from the rocks by the cliffs of Dooneen.
IV
The Sand hills of Beal (3) are glorious and grand,
And the old castle ruins looking out on the strand,
Where the hares and the rabbits are there to be seen
Making holes for their homes by the cliffs of Dooneen.
V
I have tracked my love’s footsteps to the boathouse of old
And the dance on the hillside where love stories are told,
Its there you will see both the lad and the colleen
Moving round by the shore of the cliffs of Dooneen
VI
Take a view across the Shannon some sites you will see there
High rocky mountains on the south coast of Clare
The towns of Kilrush and Kilkee ever green
But theres none to compare with the cliffs of Dooneen
VII
Farewell Dooneen, Farewell for a while, And to those kind-Hearted neighbours that I left in the isle,
May my soul never rest till it’s laid on the green
Near the old rocky slopes by the Cliffs of Dooneen
Traduzione italiana Cattia Salto
I
Ho viaggiato lontano dalla mia terra natia,
lontano sui marosi spumeggianti
ho visto molti posti ma nessuno che eguaglia
i cari pendii rocciosi delle scogliere di Dooneen
II
Ho visto molti posti della bella terra di Colombo,
dell’Africa e dell’Asia così belle e vaste,
ma scavatemi una fossa dove l’erba cresce verde
sui cari pendii rocciosi delle scogliere di Dooneen
III
Com’è gradevole in bel giorno d’estate passeggiare
e guardare i dolci ciliegi che mai deperiranno
dove l’erba del mare (1) e le alghe
e il caro muschio (2)
crescono sulle rocce delle scogliere di Dooneen
IV
Le colline di sabbia di Beal (3) sono gloriose e grandiose
e le antiche rovine del castello spuntano dalla spiaggia,
dove le lepri e i conigli sono facili da vedere
fare le tane per i loro piccoli sulle scogliere di Dooneen
V
Ho rintracciato i passi del mio amore sulla vecchia darsena
e la danza (4) sul fianco della collina dove si raccontano le storie d’amore
lì si potrà vedere il ragazzo con la ragazza
spostarsi lungo la riva delle scogliere di Dooneen
VI
Guardate il fiume Shannon
potrete vedere molti posti
le alte pareti rocciose sulla costa occidentale del Clare
e le città di Kilrush e Kilkee sempre verde
ma non c’è niente che eguagli le scogliere di Dooneen
VII
Addio a Dooneen addio per un po’
e a tutte i buoni vicini che ho lasciato nell’Isola
che la mia anima non riposi finchè giacerà sul prato vicino alle care pareti rocciose delle scogliere di Dooneen

NOTE
1) queste piante del fondale marino spesso crescono in grandi “prati” che assomigliano a pascolo
2) Le popolazioni che vivono lungo le coste hanno imparato a raccogliere, per il consumo abituale, diverse qualità di alghe, in particolare in Scozia e Irlanda le alghe dulse e il muschio irlandese hanno sempre fatto parte della dieta degli abitanti costieri. Ci sono vari tipi di alga rossa che si trovano lungo le coste di Irlanda – Gran Bretagna: l’alga dulse (Palmaria palmata)  e l’irish moss (Chondrus crispus detta anche Carragheen) che distesa e fatta asciugare sotto il sole vira al bianco in una caratteristica tinta “bionda”! Ovviamente si possono già mangiare “al naturale” e crude come gli amanti del sushi ben sanno! (continua) La carragenina o carraghenina è un prodotto derivato da un tipo particolare di alga, nota coi nomi di muschio d’Irlanda, lichene marino o carragheen.  il cui nome deriva dalla località di Carragheen in Irlanda. La carragenina è una gelatina di largo uso alimentare, medicinale ed industriale. Nota in campo alimentare come gelificante del budino e della gelatina delle torte e crostate.
3) la penisola di Dingle nel sud-ovest dell’Irlanda presenta una costa molto frastagliata caratterizzata da promontori di roccia e verdi prati incontaminati continua
4) si riferisce probabilmente a un Feile Lughnasa, una festa celtica d’estate ancora celebrata in zona nel mese di Luglio (vedi)

LA VERSIONE MOVEEN (CONTEA CLARE)

Tuttavia la versione più accreditata della canzone è quella che identifica le scogliere con le “Cliffs of Moveennella contea di Clare, un punto panoramico a sud ovest di Kilkee.

contea-clare

Come scrive Christy Moore nel suo sito “E’ un testo molto semplice che tuttavia combinato con la melodia piace a molta gente. L’ho sentito cantare anche in stili molto diversi. Margo ha registrato una versione “Country and Irish” mentre Andy Rynne la canta nel vecchio stile [Sean-Nós] style”

Christy Moore

Quadriga Consort

VERSIONE CHRISTY MOORE
I
You may travel far from your own native  home
Far away o’er the mountains, far away o’er the foam
But of all the fine places that I’ve ever seen
there’s none to compare with the Cliffs of Dooneen
II
Take a view o’er the mountains, fine sights you’ll see there
You’ll see the high rocky mountains o’er the West coast of Clare
Oh the towns of Kilkee and Kilrush can be seen
From the high rocky slopes of the cliffs of Dooneen
III
It’s a nice place to be on a fine summer’s day
Watching all the wild flowers that ne’er do decay(1)
Oh the hares and the loft pheasants are plain to be seen
Making homes for their young round the cliffs of Dooneen
IV
Fare thee well to Dooneen, fare thee well for awhile
And to all the kind people I’m leaving behind
To the streams and the meadows where late I have been
And the high rocky slopes of the cliffs of Dooneen
Traduzione italiana Cattia Salto
I
Si può viaggiare molto lontano dalla propria terra natia
lontano attraverso mari e monti
ma di tutte le belle località che io abbia mai visto,
nessuna si può comparare alle scogliere di Dooneen
II
Guardate verso le montagne e vedrete dei bei panorami
vedrete le alte pareti rocciose sulla costa occidentale del Clare
e vedrete le città di Kilrush e Kilkee
dalle alte pareti rocciose presso le scogliere di Dooneen
III
È un bel posto dove stare in un bel giorno d’estate
per guardare tutti i fiori selvatici che crescono spontaneamente (1)
oh le lepri e i fagiani sono facili da vedere
fare le tane per i loro piccoli
presso le scogliere di Dooneen
IV
Addio a Dooneen
addio per un po’
e a tutte le belle persone che mi lascio alle spalle
ai torrenti, i prati dove sono stato un tempo
e alle alte pareti rocciose delle scogliere di Dooneen


NOTE
1) letteralmente “che mai svaniscono”

Chissà perchè nel Web molti scrivono che il testo è di Jack McAuliffe ma poi cantano la versione testuale di Christy Moore!!

FONTI
http://www.christymoore.com/lyrics/cliffs-of-dooneen/
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=77631
http://thesession.org/tunes/7157

SKIBBEREEN

Nel 1846 il raccolto delle patate (dieta base degli irlandesi) andò tutto distrutto a causa di un fungo, la peronospera; sopravvenne “la grande carestia” che durò per vari anni e dimezzò quasi la popolazione; chi non moriva di fame era fortunato se riusciva a partire per l’Inghilterra o la Scozia, ma più massiccia fu la migrazione in America (l’emigrazione non iniziò propriamente durante la grande carestia, ma già dal 1815). continua

L’area più colpita fu la contea di Cork, la più vasta d’Irlanda, nella punta Sud dell’isola, nota anche con il nome di Rebel Country per essere stata, già in epoca medievale, una delle contee più turbolente nei conflitti sociali e politici. Skibbereen è stata considerata l’epicentro della carestia, la prima area ad essere colpita dal morbo e la canzone (detta anche “Dear Old Skibbereen” o “Remember Skibbereen“) è la sintesi del calvario, patito dalla gente più povera durante la “grande carestia” del 1845-1847, raccontata al figlio, dal padre emigrato in America.
La prima pubblicazione della canzone si ritrova nel The Irish Singer’s Own Book (Noonan, Boston, 1880) e la paternità è stata attribuita a Patrick Carpenter nativo di Skibbereen.

REPORTERS A SKIBBEREEN

mother-children-The-Great-Famine-SkibbereenLa situazione della carestia a Skibbereen divenne emblematica e sinonimo di umana sofferenza. Così scrive il Liverpool Journal nel Marzo del 1847

The scenes we have witnessed at Skibbereen, equal any thing that has been recorded by history, or could be conceived by the imagination. Famine, typhusfever, dysentery, and a disease hitherto unknown, are sweeping away the whole population. The poor are not the only sufferers: fever is spreading to every class, and even the rich are becoming involved in the same destruction”

All’inizio del 1847, due laureandi di Oxford, Lord Dufferin e GF Boyle, hanno visitato Skibbereen. Scioccati da ciò che hanno visto, lo hanno pubblicato nel “Narrative of a Journey from Oxford to Skibbereen during the year of the Irish Famine” per raccogliere fondi per la carestia. Hanno descritto come, in alcune case, “i cadaveri giacevano in putrefazione in mezzo ai restanti membri malati della famiglia, perchè non erano abbastanza forte per rimuoverli, fino a quando i ratti e la decomposizione li rendevano irriconoscibili.” continua

Ci sono un certo numero di differenti versioni di questo canto tradizionale, tuttavia sostanzialmente simili.
In poche strofe e con una sintesi ammirevole l’uomo spiega al figlio, più cresciuto e quindi più curioso di conoscere le sue origini, il motivo per cui sono emigrati in America: all’inizio è stata la carestia dovuta alla malattia delle patate, che si è portata via tutto, anche la vita della moglie e come conseguenza, l’impossibilità di pagare l’affitto e la perdita della casa; infine l’essere ricercato per aver partecipato alla ribellione del ’48 (la ribellione della Giovane Irlanda vedi), subito repressa.
La canzone si conclude con i propositi, maturati nel cuore del ragazzo, di vendicare la sofferenza del padre e l’ingiustizia subita!

Sinéad O’Connor & The Chieftains in Long Journey Home (1998 Mini-serie per la Televisione) dalla I alla IV strofa con accompagnamento d’arpa, nell’ultima strofa è lasciata alla sola voce sostenere il doloroso ricordo della partenza sulla nave che salpa per l’America. La versione tralascia la V e la VI strofa che rispettivamente ricordano la ribellione del 48 e la promessa di una nuova rivolta.
Semplicemente sublime l’andamento degli archi di una classicità fuori dal tempo, quasi epico.

Dubliners


I
O, father dear I often hear you speak of Erin’s Islen(1)
Her lofty scenes, her valleys green,
her mountains rude and wild
They say it is a pretty place wherein a prince might dwell
So why did you abandon it, the reason to me tell
II
Oh son, I loved my native land
with energy and pride
Till a blight came over all my crops,
my sheep and cattle died
The rents and taxes were so high and I could not them redeem
And that’s the cruel reason w
hy I left old Skibbereen
III
‘Tis well I do remember that bleak December (November) day
the landlord and the sheriff came to drive us all away
They set my roof on fire with their demon yellow spleen (2)
And that’s another reason why I left old Skibbereen
IV
Your mother, too, God rest her soul, fall on the snowy ground
She fainted in her anguishing seeing the desolation round
She never rose, but passed away from life to immortal dreams
she find a quiet grave, me boy, in dear old Skibbereen
V
Then sadly I recall the days of gloomy forty-eight. (3)
I rose in vengeance with the boys to battle again’ fate.
We were hunted through the mountains as traitors to the queen (4) ,
And that, my boy, is the reason why I left old Skibbereen.
VI
Oh you were only two years old and feeble was your frame
I could not leave you with my friends for you bore your father’s name
So I wrapped you in my cóta mór (5)  at the dead of night unseen
And I heaved a sigh and I said goodbye  (6) to dear old Skibbereen
VII
Well father dear, the day will come when on vengeance we will call
And Irishmen both stout and tall will rally unto the call
I’ll be the man to lead the van beneath the flag of green (7)
And loud and high we’ll raise the cry, “Revenge for Skibbereen!”
Traduzione italiano Cattia Salto
I FIGLIO
Padre caro, ti sento spesso parlare dell’isola di Eri
i suoi dolci paesaggi, le sue verdi vallate, le montagne aspre e selvagge,
dicono sia una terra degna di un principe,
allora perchè l’hai lasciata, dimmi il motivo?
II PADRE
Figlio mio, amavo la mia patria
con tenacia e orgoglio
finchè un morbo distrusse tutto il raccolto e le pecore e il bestiame morirono, gli affitti e le tasse erano troppo alti e non potevo pagarli
e questa è la ragione crudele del perchè lasciai la vecchia Skibbereen
III
Ricordo bene che era un tetro giorno di Dicembre
quando il padrone e lo sceriffo vennero a mandarci tutti via
diedero fuoco al tetto con i loro demoni senza cuore
e questo è l’altro motivo del perchè lasciai la vecchia Skibbereen
IV
Inoltre tua madre, Dio l’abbia in pace, giacque sul terreno innevato
lei cadde nell’angoscia vedendo tutta la desolazione intorno
e non si alzò più, ma passò dalla vita al sonno degli immortali
e trovò sepoltura mesta nella cara vecchia Skibbereen
V
Poi con tristezza ricordo i giorni del glorioso ’48
mi sollevai per vendetta con i ragazzi per combattere contro il destino.
Fummo cacciati per i monti come traditori della regina
e questo è il motivo, ragazzo, perchè lasciai la vecchia Skibereen.
VI
Avevi solo due anni ed eri di debole costituzione,
non potevo lasciarti con gli amici perché avresti dimenticato il nome di tuo padre, così ti avvolsi nella mantellae alla fine della sera non visto, piansi e dissi addio alla cara vecchia Skibereen
VII FIGLIO
Allora caro padre, verrà il giorno in cui chiederemo vendetta
e tutti gli Irlandesi accorreranno alla chiamata
sarò l’uomo che comanderà l’avanguardia sotto alla bandiera verde e alto e forte alzeremo il grido “Vendetta per Skibbereen”

NOTE
1) l’Irlanda. “L’Irlanda viene chiamata Erin in gaelico: questa parola significa “terra di Ériu”, l’antica dea-terra della verde isola. […] Maga senza pari, viveva sopra una collina al centro dell’isola. Man mano che invecchiava la collina diventava più grande. Era in grado di scagliare delle zolle estratte dalla montagna contro i soldati nemici: le zolle si trasformavano in guerrieri ed Ériu, inevitabilmente, vinceva.” Silvia Calamati in “Figlie di Erin. Voci di donne dell’Irlanda del Nord”
2) “Spleen” significa “milza”, quindi “bile”; in senso esteso diventa sinonimo di “malinconia”, “disgusto”. Termine utilizzato nelle espressioni per indicare un uomo di buon cuore, compassionevole, in questo contesto è una “bile gialla” e quindi sta a indicare un uomo senza cuore. I proprietari nei loro sgomberi forzati preferivano danneggiare la proprietà bruciandone il tetto di paglia che lasciarle abitare dai contadini non più in grado di pagare l’affitto della terra
mccormack3) il 1848 fu l’anno dei moti d’insurrezione che divamparono un po’ in tutta Europa (e il 48 è un numero proverbiale quale simbolo di grande scombussolamento, confusione, sovvertimento), fu la “Giovane Irlanda” (Young Ireland ispirata anche nel nome alla Giovane Italia di Mazzini, anche se lo stesso Mazzini non prestò troppa attenzione verso gli Irlandesi convinto che non fossero poi così “diversi” dagli inglesi!!) a capeggiare una rivolta per l’indipendenza.  William Smith O’Brien, Michael Doheny e Thomas Meagher  viaggiarono nella contea di Wexford, Kilkenny e Tipperary, per sobillare il popolo; imbracciavano il nuovo vessillo tricolore che diventerà poi la bandiera dell’Irlanda e volevano indire un raduno a Ballingarry nei pressi delle miniere. La rivolta però fallì in un nulla di fatto .. (e lo scontro tra “rivoltosi” e polizia passò alla storia come “la battaglia nell’orto dei cavoli della vedova MacCormack”)
4) la Regina Vittoria fu soprannominata dagli irlandesi “Famine Queen”:
5) cóta mór è in gaelico irlandese per great coat, data l’epoca si poteva trattare di un cappotto con la pellegrina, (cioè una mantella) tipicamente da viaggio
6) probabilmente salparono da Queenstown (oggi Cobh, sull’isolotto alla foce del fiume Lee proprio davanti a Cork) su una coffin ship come venivano comunemente chiamate queste navi per l’alta mortalità dei passeggeri
7) la bandiera irlandese prima di quella ufficiale tricolore era la croce di Sant’Andrea rossa in campo bianco detta Bandiera di San Patrizio (dal 1783 al 1922), ma quelle utilizzate nelle ribellioni erano per lo più verdi, a memoria della bandiera dell’Irlanda confederata (arpa oro in campo verde) come ad esempio quella del 1779

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/praties.htm
http://www.wolfetonesofficialsite.com/famine.htm
http://www.movinghere.org.uk/galleries/
histories/irish/origins/skibbereen_1.htm

http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=30772#396909

SPANCIL HILL A GOST TOWN IN IRELAND

La storia di questa  canzone è molto romantica e triste, come quasi tutte le canzoni d’amore  irlandesi! In “Spancil(l) hill” l’amore per la fidanzata lasciata indietro in Irlanda si mescola con l’amore e la nostalgia della terra natia. L’autore è Michael Considine  emigrato negli Stati Uniti nel 1870 (quando aveva all’incirca vent’anni) ): la sua fidanzata era rimasta in Irlanda in  attesa che lui risparmiasse abbastanza soldi per poterle pagare il biglietto  della traversata e convolare a nozze.  Il nome della ragazza che lo aspetterà per tutta la vita era Maria MacNamara.

Samuel B. Waugh, Irish immigrants debark at New York in 1847.
Samuel B. Waugh, Irish immigrants debark at New York in 1847.

LA LETTERA DI MICHAEL

Michael però non fece fortuna, rimase a Boston per qualche  hanno e poi si trasferì in California; era però cagionevole di salute e  quando si rese conto che gli restava poco da vivere, scrisse una poesia e la  mandò in Irlanda (il testo originale come tramandato da Robbie McMahon vedi).
Micheal morì poco dopo nel 1873 ma la canzone  ricorderà per sempre il suo amore per Spancil hill.

IL GIORNO DELLA FIERA

Il protagonista della canzone chiamato John rivede il suo paese natale in sogno, durante il giorno più bello, quello della fiera, un grande mercato di cavalli che si svolge ancora regolarmente in una località chiamata Croce (o incrocio)  di Spancil Hill nei pressi di Ennis.
L’emozione più grande è quella dell’incontro con la bella Nell (il suo primo e unico amore): era infatti consuetudine che nel giorno di fiera gli innamorati si incontrassero per il rituale corteggiamento;  l’evanescente sogno al canto del gallo si dissolve e il risveglio lo riporta all’amara realtà e al suo letto di morte.

La versione conservata  presso il ramo famigliare di Michael rimasto in Irlanda, contiene ben 11  strofe, decisamente troppe per una canzone di questi tempi, così la versione standard  riportata dalla tradizione ha ridotto a 5-6 le strofe, modificando qua e là  le parole.

ASCOLTA The Dubliners (voce Jim McCann) (tranne la II strofa)

ASCOLTA The Corrs  in Home 2005 (tranne la II strofa)

ASCOLTA The Wolfe Tones in The Greatest hits 2000 (tranne la II strofa)


I
Last  night as I lay dreaming
Of  pleasant days gone by
My mind bein’ bent on ramblin'(1)
To Ireland I did fly
I stepped  aboard a vision,
And I followed  with my will
Till next  I came to anchor
At the Cross near Spancil Hill(2).
II
Delighted by the novelty,
Enchanted with the scene
Where in my early boyhood,
Where  often I had been
I thought  I heard a murmur,
And I think I hear it still
It’s the little stream of water
That flows down by Spancil Hill.
III
It being the Twenty-third of June,(3)
The day before the Fair
When Ireland’s sons and daughters
In crowds assembled there
The  young, the old, the brave and bold,
They came  for sport and kill
There  were jovial conversations
At the Cross of Spancil Hill(4).
IV
I went to see my neighbors,
To hear what they might say
The old ones were all dead and gone,
The young ones turning grey
I met  with tailor Quigley,
He’s as bold as ever still
Sure, he used to make my britches
When I lived in Spancil Hill.
V
I paid a flying visit
To my first, and only, love
She’s white as any lily,
And  gentle as a dove
She threw her arms around me,
Sayin’ “Johnny I love you still!”
She’s Nell(5) the farmer’s daughter,
And the pride of Spancil Hill.
VI
I dreamt  I stopped and kissed her
As in the days of yore
She said “Johnny(6), you’re only joking(7),
As many times before.”
The cock(8) crew in the morning,
He crew  both loud and shrill
And I woke in California,
Many miles from Spancil Hill.
TRADUZIONE ITALIANO (riveduta da Cattia Salto)
I
L’altra notte mentre sdraiato sognavo
di piacevoli giorni passati,
vagabondando con il pensiero,
volai fino all’Irlanda,
saltai a bordo di una visione
e caparbiamente continuai
finché arrivai a gettare l’ancora
alla croce vicino a Spancil Hill(2)
II
Lieto delle novità,
incantato dal paesaggio
in cui nella mia prima infanzia
sono spesso stato,
credetti di sentire  un mormorio,
e credo  di sentirlo  ancora,
è il piccolo corso  d’acqua
che scorre giù da Spancil Hill
III
Era il 23 giugno(3)
Il giorno prima della  fiera
quando i figli e le  figlie dell’Irlanda
si riuniscono lì in una folla,
giovani, vecchi, i coraggiosi e gli audaci,
sono venuti per divertirsi e cacciare,
c’erano  conversazioni gioviali
alla croce di Spancil Hill.
IV
Sono andato per vedere  i miei vicini,
per sentire cosa  avrebbero detto,
i vecchi erano tutti morti e sepolti,
i giovani si erano ingrigiti.
Ho incontrato Quigley  il sarto
che è tanto bravo quanto tranquillo,
sicuro, mi faceva i pantaloni
quando vivevo a Spancil Hill
V
Ho fatto un’improvvisata
al mio primo e unico amore
Lei è bianca come un giglio,
e dolce come una  colomba,
mi ha abbracciato,
dicendo “Johnny, ti amo ancora!”
Lei è Nell(5), la figlia del contadino,
il vanto di Spancil Hill
VI
Ho sognato di fermarmi e di baciarla
come nei giorni del passato
“Johnny(6), tu stai solo scherzando(7),
come hai fatto tanto tempo fa.”
Il gallo(8) cantò quel mattino
cantò forte e acuto
e mi sono svegliato in  California,
a molte miglia da Spancil Hill.

 NOTE
1) letteralmente “la mia mente si piegava al vagabondaggio“. Le immagini che seguono sono quelle di un viaggio per mare che riporta il protagonista a casa e in effetti il suo sogno è così potente che egli assume la consistenza di un fantasma
2) di Spancilhill resta solo un cartello (a pochi kilometri di Ennis, contea di Clare), ma una volta era un luogo in cui si radunava una  grande fiera di cavalli e il nome suggerisce la pratica di “spancilling” ossia di legare le zampe di un animale  in modo particolare di modo che resti fermo. La fiera si svolge ancora regolarmente.
3) La fiera si svolge  il 23 giungo anche se nella canzone è considerato giorno di vigilia.
4) oppure “At the parish church in Clooney, a mile from SpancilHill”
(traduzione italiano: alla chiesa  parrocchiale di Clooney, un miglio da Spancil Hill.) La chiesa oggi è un rudere e il cimitero è abbandonato (vedi)
5) il nome della  fidanzata non è Nell ma Maria MacNamara
6) si presume che il  nome dell’autore sia Michael
7) la fidanzata lo rimprovera di averla ingannata e di non essere realmente intenzionato a portarla con sè in America
8) il canto del gallo ha il potere di scacciare i fantasmi

FONTI
http://www.clarelibrary.ie/eolas/coclare/songs/cmc/spancil_hill_msflanagan.htm
http://www.pbase.com/image/101618875
https://thesession.org/tunes/1559
http://www.mudcat.org/thread.CFM?threadID=4808#26737
http://www.mudcat.org/thread.cfm?threadid=34282
http://www.mudcat.org/thread.CFM?threadID=4808#27381
http://www.nestorsbridge.com/maghera/clooney-graveyard-2.html

PRATIES THEY GROW SMALL: THE IRISH FAMINE SONG

Anche conosciuta con il titolo di “The Famine Song” (la canzone della carestia), da non confondere con “The Famine is over” cantato dalle tifoserie di calcio per “invitare” gli irlandesi trasferitisi in Scozia e Inghilterra durante gli anni del 1840, a ritornare a casa; una canzone marcatamente razzista vedi.

Praties” è l’anglicizzazione della parola gaelica “pratai“, per patate, un ortaggio arrivato in Irlanda nel 1590 (dall’America) e ben presto diffusosi per tutta l’isola. Le patate diventarono l’alimento principale per la maggior parte della popolazione irlandese, specialmente per i più poveri, perchè economiche, facili da coltivare e a lunga conservazione. Nei primi anni del XIX secolo un terzo della popolazione, concentrata nel Munster e nel Connacht, sopravviveva grazie al raccolto di patate.

LA GRANDE CARESTIA

Nel 1846 l’intero raccolto delle patate (dieta base degli irlandesi) andò tutto distrutto a causa di un fungo, la peronospera; sopravvenne “la grande carestia” (1845-1849 che alcuni storici prolungano fino al 1852) che durò per vari anni e dimezzò quasi la popolazione; chi non moriva di fame era fortunato se riusciva a partire per l’Inghilterra o la Scozia, ma più massiccia fu la migrazione in America (l’emigrazione non iniziò propriamente durante la grande carestia, ma già a partire dal 1815).

In base al raffronto tra il censimento del 1841 e quello del 1851, si stima che almeno un milione e mezzo di persone morirono, altrettante emigrarono; è probabile tuttavia che i morti e gli emigranti siano stati molti di più.
Il governo inglese non seppe far fronte all’emergenza, in primo luogo sottovalutandone la gravità e poi non fermando l’esportazione del grano e di tanto altro cibo che cresceva – o pascolava – in abbondanza su una terra ricca e fertile, riservato però ai mercati inglesi e non certo alla portata delle persone meno abbienti.

Per rendere l’idea per ogni battello che arrivava pieno di viveri per gli affamati, ne partivano sei caricati di grano o bestiame, diretti in Inghilterra: infatti il governo piuttosto che bloccare le esportazioni (per non danneggiare i grandi proprietari terrieri quasi tutti inglesi), preferiva acquistare il grano dall’America per distribuirlo tramite delle commissioni locali; l’operazione eseguita peraltro tra grandi difficoltà e disorganizzazione, sfociò in tumulti che vennero soffocati con l’instaurazione della legge marziale. Nel frattempo il grano irlandese era scortato dai militari fino ai porti con grande dispiego di forze ed una pronta efficienza!

La tragicità della situazione iniziò a profilarsi nella primavera del 1846 con i primi casi di “fevers” le febbri (cioè tifo e febbri ricorrenti) che portavano alla morte, a cui si sommarono dissenteria e scorbuto e per finire la violenta epidemia di colera nel 1849. Grazie all’assistenza dello stato nell’Ovest del paese (la parte più colpita) circa un migliaio di persone vennero occupate nei lavori pubblici che consistevano nel ripulire i campi dalle pietre e costruire quei muretti che fanno tanto Irlanda o furono ospitati nelle “workhouses” ossia gli “ospizi per i poveri”, gestiti da istituti che assumevano mano d’opera in cambio di vitto e alloggio; l’aiuto più consistente fu quello delle “soup kitchens” (ossia le mense popolari), ma i fondi stanziati finirono ben presto e agli irlandesi poveri non restò altro da fare che morire di fame.

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Contadini affamati che cercano di entrare in una workhouse

EMIGRAZIONE – LA DIASPORA IRLANDESE

Emigrants_leave_IrelandL’alternativa al lasciarsi morire di fame era quella dell’emigrazione.

Già nel 1845 con il primo calo della produzione di patate si verificò un picco dell’emigrazione, ma a partire dal 1846 l’esodo fu senza precedenti: una massa enorme di persone denutrite e ammalate cercava una qualsiasi imbarcazione per andare in Canada (nelle colonie inglesi) e nei porti dell’est degli Stati Uniti o in Australia. Le chiamavano “coffin-boats” (navi-bara) per l’alto tasso di mortalità a bordo! Non partivano però tutti i membri della famiglia, perché solo nei rari casi in cui intervenivano i loro ex-locatari, non potevano permettersi di pagare il prezzo del biglietto per tutti i componenti (peraltro numerosi)

Tantissime canzoni irlandesi esprimono così tutto il dolore e lo strazio della separazione.

The praties they grow small

patateE’ nel contesto della “grande carestia” che si può comprendere appieno la carica di desolazione, il lamento e la disperazione contenuti nella canzone “The praties they grow small“: da una parte milioni di persone denutrite, malate, affamate, gettate in mezzo alla strada perchè non erano più in grado di pagare gli affitti; dall’altra il “laissez faire” del governo inglese che colse l’occasione della carestia per “risolvere” il problema del sovrappopolamento e della povertà in Irlanda.

Opportunismo basato su considerazioni discutibili, c’è chi invoca la selezione naturale e chi invece il genocidio.


ASCOLTA Carolyn Hester live


I
Oh the praties they grow small,
over here
Oh the praties they grow small
And we dig them in the fall
We eat them skins and all,
over here
II
Oh I wish that we were geese,
night and morn, night and morn
Oh I wish that we were geese
but they fly and take release
and we’ d live and die in peace,
eating corn.
III
Oh, we’re trampled into the dust,
over here,
Oh, we’re trampled into the dust
But the Lord in whom we trust
Will give us crumb for crust,
over here
traduzione italiano di Cattia Salto
I
Le patate crescono piccole (1)
qui da noi
le patate crescono piccole
le raccogliamo in autunno (2),
e le mangiamo con tutta la buccia (3)
qui da noi
II
Vorrei che fossimo tutti delle oche (4) notte e giorno, notte e giorno
Vorrei che fossimo tutti delle oche
per volare e riposare
così vivremo e moriremo in pace, mangiando grano
III
Siamo nella polvere
qui da noi
siamo nella polvere ma il Dio (5) in cui crediamo ci ripagherà con della mollica per ogni crosta
qui da noi.

NOTE
1) simbolo di penuria che una conseguenza della peronospera, il fungo infatti fa marcire la patata rendendola immangiabile.
2) il periodo in cui di maturazione della patata è da luglio e per tutto settembre, a seconda di quando si piantano i tuberi.
3) per riempiri di più la pancia
4) le oche, in genere messe all’ingrasso per Natale, si rimpinzano di grano, non così gli irlandesi perché il loro grano è riservato all’esportazione
5) Nell’ultima strofa la desolazione è completa: i contadini irlandesi sono stesi a terra, resi deboli dalla fame e dalle malattie, l’unica speranza è rivolta a Dio -e non al governo- perché da buoni cattolici rivolgono la loro speranza nella Divina Provvidenza, la sola che potrà far cessare la carestia (dimenticando il detto “Aiutati che il ciel t’aiuta“)

APPROFONDIMENTO
http://www.wolfetonesofficialsite.com/famine.htm

http://www.independent.ie/irish-news/famine-potato-returns-irish-lumper-not-seen-for-170-years-makes-comeback-29116314.html