WEARY PUND O’ TOW

La canzone umoristica “Weary pund of tow” è stata scritta (o meglio adattata) da Robert Burns su una canzone umoristica tradizionale scozzese Glen (19O0) states that this melody originally came from James Oswald’s book, ‘The Caledonian Pocket Companion’ (1759). In a letter to James Johnson, Burns said ‘I was so lucky lately to pick up an entire copy of Oswald’s Scots music and I think I shall make glorious work out of it’. Though Glen goes on to say that there is some doubt as to whether any lyrics existed for this song until Burns wrote some verses, he states that Sir Walter Scott narrated a similar-sounding song. This suggests there might well have been pre-existing lyrics which Burns merely embellished.”(tratto da qui)

L’uomo ci racconta che ha comprato per la sposina un bel po’ di piante di lino (della migliore qualità) affinchè le trasformasse in filato, ma lei è un’incapace (inesperta o pigra) ed è riuscita a ricavarne solo della scadente lanuggine (le fibre più corte). Così nel ritornello l’uomo si lamenta che la moglie non ha nessuna intenzione di mettersi a filare (cioè di obbedire ai suoi ordini). Le virtù domestiche femminili erano un tempo identificate simbolicamente nell’arte della filatura.
Nel libro dei Proverbi (31:10 – 31:19), è scritto
Una donna perfetta chi potrà trovarla?
Più prezioso assai delle perle è il suo valore”.
“Si procura lana e lino
e li lavora volentieri con le mani”
“Stende la sua mano alla conocchia
e mena il fuso con le dita”.
Per comprendere il senso della canzone scritta in dialetto scozzese, è necessario non solo un buon dizionario, ma anche conoscere i processi di trasformazione del lino in filato.

LAVORAZIONE DELLA FIBRA DI LINO IN FILATO

Dopo aver liberato gli steli di lino dalle capsule contenenti i semi, si mettono a macerare in fosse piene d’acqua, per “ammorbidirli” (oppure si lasciano macerare all’aria, di modo che la rugiada faccia tutto il lavoro). Poi si fanno essiccare (su graticole riscaldate dal fuoco) e quindi ha inizio il lungo lavoro della gramolatura per liberare la fibra dalla corteccia dello stelo.

gramola per il lino

La gramola è un “coltello” di legno fissato a una sorta di cavalletto in modo che facendo passare più e più volte un piccolo covone di lino sul cavalletto, lo si maciulla con il coltello mobile rompendone la corteccia.

La fase successiva è la “pettinatura” o cardatura delle fibre utilizzando prima una spatola (per eliminare gli ultimi residui di corteccia) e quindi un attrezzo detto pettine, formato da diversi chiodi li ferro fissati ad un supporto di legno: si “pettina” così la fibra del lino facedo passare il piccolo covone più e più volte tra il pettine (proprio come si fa per districare e lisciare i capelli): così si separano le fibre più corte (e meno pregiate) da quelle più lunghe. Le fibre meno pregiate erano filate in modo più grezzo e usate per fare corde o tela da sacco, mentre le fibre più lunghe e fini diventano la stoffa per indumenti o biancheria per la casa.

LA FILATURA

Era un’attività che si svolgeva per lo più in casa, durante i mesi invernali, utilizzando conocchia (o rocca) e fuso o il filatoio.
Sulla conocchia  (un asta di legno) prima si avvolgono le fibre del lino facendone una grossa matassa, quindi pizzicando la giusta quantità di fibra, la donna la inumidisce di tanto in tanco con dell’acqua (o saliva) e facendo ruotare il fuso (o azionando con il pedale il filatoio) riduce i baiocchi di fibra in filo ritorto.

Le donne imparavano fin da piccole a filare e ci volevano molti anni per acquisire l’esperienza per ottenre un filo sottile e uniforme  perchè le fibre si spezzano facilmente.

Una volta riempito il rocchetto del filatoio (o il fuso) si utilizza un attrezzo detto aspo per avolgere il filato in grosse matasse.
L’utlima fase prima della lavorazione con il telaio era il lavaggio e la sbiancatura delle matasse: si lavavano nella liscivia (cenere fatta bollire nell’acqua) e poi si stendevano al sole: a seconda del tempo di esposizione al sole il lino perde il suo colore naturale grigio-beige per diventare bianco (e quindi si ottene una discreta variazione dei toni nella gamma dei grigi e del bianco). Le matasse erano tinte immergendole in grossi calderoni e per fissare il colorante naturale si utilizzava aceto o urina (ammoniaca), dopo ripetuti lavaggi si mettevano le matasse ad asciugare.

La melodia è scanzonata in sintonia con il tono umoristico della canzoncina..

ASCOLTA Tony Cuffe

ASCOLTA Fiona Hunter


I
I bought(1) my wife a stane(2) o’ lint,
As gude as e’er did grow (3),
And a’ that she has made o’ that
Is ae puir pund o’ tow(4).
The weary (5) pund, the weary pund,
The weary pund o’ tow;
I think my wife will end her life,
Before she spin her tow.
II
There sat a bottle in a bole,
Beyont the ingle low ;
And aye she took the tither souk,
To drouk the stourie  tow (6).
III
Quoth(7) I, For shame, ye dirty dame,
Gae spin your tap(8) o’ tow!
She took the rock(9), and wi’ a knock,
She brak it o’er my pow (10)
IV
At last her feet-I sang to see’t!
Gaed foremost(10) o’er the knowe(11),
And or I wad anither jad
I’ll wallop(12) in a tow.
V
So come all ye jolly bachelors
that fain(13) would married be
I pray you be advised,
tak’ this note from me
VI
A single life is free frae strife,
frae sorrow, grief and woe
Besides a wife will end your life
wi’ the weary pund o’ tow
Traduzione italiano di Cattia Salto
I
Comprai a mia moglie una libbra di lino, della qualità migliore
e tutto quello che ne ha ricavato,
è una sola libbra di lanuggine
Una misera libbra, una misera libbra
una misera libbra di lanuggine
credo che mia moglie arriverà alla fine della vita prima di filare tutta la lanuggine
II
C’era una bottiglia nella nicchia
sul lato più lontano del piccolo focolare e sempre lei prendeva un altro sorso per inumidire la lanuggine polverosa
III
Dico io “Vergognati, donnaccia
vai a filare la conocchia”
Lei prese la rocca e con un colpo
me la ruppe in testa!
IV
Alla fine i suoi piedi -pregai per vederlo- hanno oltrepassato la collina
e piuttosto di sposare un’altra donna
penzolerei alla corda (del boia)
V
Così venite tutti voi allegri scapoloni
che desiderate essere sposati
vi prego di fare attenzione;
prendete questo avviso da me
VI
Un single è libero dalla lotta, dalla tristezza, dagli affanni e dalla miseria;
inoltre una moglie metterà fine alla vostra vita, con una misera libbra di lanuggine

NOTE
la traduzione in inglese qui, le ultime due strofe sono state aggiunte da Tony Cuffe
1) oppure gave
2) libbra antica unità di misura inglese Stone = pietra: è pari a 14 pounds ed equivalente quindi a circa 6,35 kg (vedi). stone e pound si equivaldono, qui pound non si traduce come sterlina ma come libbra
3) letteralmente mai cresciuto meglio,

4) tow : è la fibra del lino -lint= flax  decorticata e pettinata, ma dela qualità più scadente cioè le fibre più corte. Così il termine è finito anche nella descrizione dei capelli: tow-headed boys sono i ragazzi con i capelli corti (e biondi), flaxen-haired girls sono le bionde con i capelli lunghi (flax è la fira lunga del lino) tow= fibra di lino di bassa qualità, lanuggine. La moglie inesperta, incapace o poco laboriosa ha sprecato il lino di qualità miglione ricavandone solo della fibra corta, scadente e di inferiore qualità. Io ho tradotto con lanuggine, sono i biocchi di fibra.
5) weary in questo contesto significa il duro lavoro per ricavare la fibra dagli steli di lino e il misero valore, la bassa qualità della fibra ricavata, il lavoro scadente. Così date le premesse nel ritornello l’uomo teme che la moglie ci metterà tutta la vita prima di filare quella misera lanuggine
6) stour, stowrie= dusty tow; per inumidire  la fibra “pizzicata” dalla conocchia le donne intingevano il dito nell’acqua o le inumidivano con la saliva, qui si insinua che nella bottiglia ci fosse del liquore e non dell’acqua
7) Cries
8) cioè “fila la  conocchia”  tap =  i baiocchi di fibra avvolti nella conocchia, come zucchero filato

la filatrice

9) L’arte della tessitura è un arte femminile tutto ha inizio con un fuso, un semplice bastoncino di legno sagomato opportunamente e manovrato con un movimento ritmico e costante in modo che la lana grezza (o la fibra vegetale) si trasformi in filo.
Nel quadro di William-Adolphe Bouguereau, La filatrice la ragazza tiene al braccio sinistro la conocchia o rocca sulla quale è messa la lana – o la fibra vegetale- che è stata precedentemente cardata, e con la mano destra aziona il fuso imprimendo un movimento rotatorio (tipo yo-yo); la fusaiola (una rotula) per lo più in terracotta (ma anche in legno) all’estremità del fuso, lo mantiene in rotazione; in modelli ancora più semplici il fuso è composto in un unico pezzo di legno svasato al centro come se fosse una trottola (detto lucignolo).
La conocchia (o rocca) e il fuso sono gli antenati del filatoio a ruota, ci vuole molta esperienza per ottenere un filo fine e uniforme
10) è più probabile che la fanciulla fosse in possesso di un filatoio  a ruota (più impropriamente detto arcolaio), in inglese  spinning wheel,.Il filatoio a ruota o filarello o mulinello o filatoio ad alette , è caratterizzato dalla presenza di una ruota azionata con pelali che avvolge il filo attorno al rocchetto (ovvero è la ruota che ora fa girare l’aspo -che imprime nello stesso tempo una torsione al filo – e la spoletta attorno alla quale si avvolge il filo, non più la mano). Ed è quindi la conocchia (o rocca) che teneva in mano ad essere spaccata sulla testa del marito
11) to go over the hill è un’espressione tipica per dire “uscire di prigione” oppure “essere sul viale del tramonto”; In inglese l’espressione “to be over the hill” viene comunemente usata per indicare il compimento del 40esimo o 50esimo anno di età, qui il passaggio è “l’ultimo passo”
12) wallop – swing
13) fain – eager to

LINO O CANAPA?

La fibra di canapa è molto robusta, più resistente e elastica rispetto alle fibre di altre piante: se ne facevano vele per le navi, corde per legare i fasciami e per il governo delle imbarcazioni e dei veicoli a trazione animale, tende militari, calzature, abbigliamento da lavoro, ma anche lenzuola e biancheria da casa. Molta della biancheria fine della nonna che si crede di lino in realtà è di canapa (e spesso il lino più grossolano di oggi viene spacciato per canapa). Con la canapa si produce un tessuto termoregolatore, efficace barriera dai raggi UVA che pur assomigliando per certi aspetti al lino presenta molti più vantaggi, d’inverno infatti tiene caldo ed è “stretch”.  Con la selezione delle varietà e l’affinamento delle tecniche di lavorazione della canapa tessile l’Italia aveva raggiunto nel mondo il primato, mentre l’Irlanda lo aveva per il lino.

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/weaver-factory.htm
http://burnsscotland.com/items/v/volume-iv,-song-350,-page-362-the-weary-pund-o-tow
http://www.museo-etnografico.it/download/Flachs_Leinen_it.pdf
https://www.lucanapa.com/notizie/43-lino-e-canapa
http://www.cobbler.plus.com/wbc/poems/translations/525.htm
https://mainlynorfolk.info/folk/songs/thewearypundotow.html
http://www.ramshornstudio.com/weary_pund.htm

 

HOLLAND HANDKERCHIEF OR THE SUFFOLK MIRACLE

La ballata così come diffusa in Irlanda racconta in forma corrotta una storia ben più complessa di origine medievale (e forse originaria del sud-est europeo), collezionata dal professor Child al numero 272 con il titolo “The Suffolk Miracle” e della quale si trova una versione più simile in un racconto tipico della Cornovaglia.

TUTTA LA STORIA

Lenore di Johann David Schubert

La ballata pare sia stata dimenticata in Inghilterra mentre si ritrova ancora nella tradizione popolare irlandese con il titolo “Holland Hankerchief” e americana (costa Orientale degli USA e Canada).
La sintesi della storia, ottenuta dalla comparazione con le sue varianti presso i popoli tedeschi e slavi, è la seguente: due innamorati si giurano amore eterno sia in vita che nella morte, la coppia viene separata e l’uomo muore all’insaputa della donna. Disperata perchè il suo innamorato è ancora lontano, la donna decide di compiere un incantesimo per imporre all’amante il ritorno. Così l’uomo arriva di notte a cavallo e la porta con sé, all’inizio lei non ha paura,  poi però inizia a preoccuparsi; giunti davanti alla tomba di un cimitero l’uomo le ordina di entrarci dentro, la donna prende tempo e riesce a fuggire, oppure entra anche lei nella tomba.
Nel racconto della Cornovaglia la donna si getta da cavallo, ma l’uomo la tiene per il vestito che si strappa, nella ballata “The Suffolk Miracle” l’uomo arriva sul cavallo del padre di lei, e cavalca con lei per tutto il paese, poco prima dell’alba la riporta a casa e riporta il cavallo nella stalla, e quindi ritorna nel mondo dei morti. Ma si tiene il fazzoletto che lei gli aveva legato intorno alla testa; il mal di testa che non si spiega nella ballata è giustificato nel racconto cornico dall’incantesimo.

LA PIANTA DELL’AMORE

Il rito da praticarsi nella notte di Samain (o nel Solstizio d’estate) consiste nel seppellire una manciata di semi di canapa per scoprire chi sarà il proprio vero amore (colui o colei che si sposerà). Il rituale da compiersi nella mezzanotte dei “giorni magici” consiste nel seppellire i semi e recitare la formula

Hemp-seed, I sow thee,
Hemp-seed, grow thee!
And he who will my true-love be
Come after me
And shaw thee(1).
TRADUZIONE
Canapa io ti semino
canapa, io ti sarchio
e chi e più caro al mio cuore
mi venga dietro
e ti colga

NOTE
1) la formula (afrodisiaca-richiamo sessuale) diffusa in Scozia recita “and pou thee” cioè letteralmente “ti tirerà” (pulling) nel senso che raccoglierà. Oppure “shaw thee” ossia “show thyself“, “rivelarsi”.

L’incantesimo era praticato da colei o colui che voleva conoscere il volto del suo vero amore, perchè voltandosi avrebbe visto le sembianze della persona invocata nell’atto di raccogliere la canapa seminata.  Nella tradizione popolare europea si hanno molti esempi di tali rituali magici per mezzo di un vegetale.
Nel racconto cornico si riporta un incantesimo simile come rituale per richiamare a sè l’amante lontano.

USI DELLA CANNABIS

Un tempo la canapa era una pianta seminativa utilizzata in agricoltura per la sua fibra (per i tessuti e la carta), come combustibile naturale (altro che il petrolio!) e come alimento (semi, olio e farina  vedi), oggi sono legali solo le varietà con un basso contenuto di THC.
Scrive Michael Pollan nel suo libro “Botanica del desiderio”: “l’antico ideogramma cinese per “canapa”, rappresenta una pianta maschile e una femminile sotto un tetto: la cannabis all’interno dell’edificio della cultura umana. La cannabis fu una delle prime piante a essere addomesticate (probabilmente prima per la fibra, e poi come droga); si coevolvette con il genere umano per oltre diecimila anni, al punto che la sua forma originaria potrebbe non esistere più. Adesso la cannabis è il prodotto del desiderio umano quanto una rosa Bourbon: abbiamo solo un’idea vaga di come potesse essere prima che legasse il proprio destino al nostro.”

Una pianta sacra tra le più antiche colture conosciute dall’umanità, che si coltiva a qualunque latitudine con svariate proprietà curative e molti pregi: cresce veloce ed è economica da mantenere. E’ la storia moderna (anni 20) che relega la cannabis a pianta del diavolo e la mette al bando : gli spinelli sono robaccia da afro-americani e messicani, l’erba dei suonatori di jazz (neri) degli anni Venti e Trenta, la droga del sesso.. (per gli anni 70 fino a oggi consiglio caldamente  la lettura di questo post estratto dalla “Botanica del Desiderio” di Michael Pollan qui)
Ovviamente la cannabis faceva parte dei rituali magici antichi, dell’estasi sacra e afrodisiaca, dispensatrice della gioia: più comunemente si fumavano i fiori della pianta femminile dopo averli fatti seccare e tutte le parti della pianta erano usate per preparare infusi e in cucina.

L’AMANTE VAMPIRO

La ballata è stata stampata in broadside a Londra nel 17° secolo ed è stata rinverdita da Gottfried August Bürger nel 1773 con la pubblicazione di “Lenore” una prefigurazione di un tema caro al romanticismo gotico: quello del vampiro (vedi). La tradizione folkloristica radicata nei Balcani colloca il vampiro tra i revenants, una creatura ritornata dalla morte, un non-morto. Nel Settecento il vampirismo venne analizzato dal punto di vista scientifico, ma fu la fascinazione romantica a trasformare i casi clinici in creature maledette, prefigurandole nella poesia, prima che il romanzo The Vampyr di Polidori (1819), ci consegnasse il primo vampiro letterario: un pallido, triste e perverso eroe byroniano.
Gustave Moreau, “La ballade” 1885Infatti l’uomo ritornato della ballata “Lenore” più che uno spettro era un amante demone, in Ungheria è soprannominato lidérc (un incubo) uno spirito richiamato dal dolore umano, che si nutre dell’amore e del dolore di un uomo o di una donna che piange la morte del proprio amante.
Lenore attendeva invano il ritorno del suo innamorato dalla guerra, ma lui era morto su un lontano campo di battaglia: lei passava le notti a piangere insonne a chiedere al suo amante di tornare, e invocava la morte come un sollievo! In una notte di luna piena fu un cavaliere a cavallo ad andare a prenderla con la promessa di portarla nel loro letto nunziale: l’uomo aveva le sembianze del suo innamorato tuttavia ero lo spirito di un demone che la stava portando verso la tomba, il suo tempo era limitato alla notte e sarebbe scomparso all’alba al primo canto del gallo.

LA VERSIONE BRETONE: IL RACCONTO GOTICO

Nel 1879 M Paul Sébillot ha collezionato in Bretagna un racconto che è quasi identico alla ballata inglese (‘Les Deux Fiancés,’ in Littérature orale de la Haute-Bretagne). Due giovani innamorati si promettono amore eterno anche dopo la morte, ma il giovane che è un marinaio, durante una traversata muore in mare, all’insaputa della ragazza. Una notte lui esce dalla tomba, prende un cavallo dalla scuderia del padre di lei, e va a prendere la ragazza. Mentre cavalcano lui dice “La luna è piena e la morte sta cavalcando con te, non hai paura?” E lei gli risponde “Non ho paura finchè tu starai con me
Il ragazzo si lamenta del mal di testa e lei gli lega il suo fazzoletto intorno alla testa. Arrivati alla fattoria della ragazza lei bussa, il padre chiede “Chi è” e la ragazza risponde “Sono tua figlia che hai mandato a chiamare da colui che dovrebbe essere suo marito” E prosegue raccontando che lei gli aveva prestato il suo fazzoletto e lui era appena andato nella stalla per accudire al cavallo; ma il ragazzo è scomparso, e lei muore dal dolore per aver capito che lui era già morto. Quando aprono la bara per seppellire i due insieme trovano il fazzoletto di lei legato intorno alla testa di lui.

LA VERSIONE IRLANDESE

Nella ballata irlandese il racconto gotico si stempera più nella fiaba rimanendo sospesa tra il sogno e il mistero.

ASCOLTA Connie Dover in If Ever I Return 1997: Connie Dover ha imparato la ballata da Cathal McConnell della contea di Fermanagh

ASCOLTA Jim Moray in Sweet England 2010


I
A wealthy squire lived in our town,
He was a man of high renown,
And he had a daughter of beauty bright,/ And the name he gave her was his ‘Heart’s Delight’.
II
Many young men to court her came,
But none of them could her favour gain,
Till there came one, of low degree,
And above them all, how she fancied he.
III
But when her father, he came to know,
That his lovely daughter loved this young man so,
Over fifty miles, he sent her away,
All to deprive her of her wedding day.
IV
One night as she lay in her bedroom,
Her love appeared from out the gloom,
He kissed her cheek, and this did say,
“Arise my darling and come away”.
V
It’s with this young man she got on behind,
And they rode faster than any wind,
They rode on for an hour or more,
Till he cries “my darling, my head feels sore”.
VI
A holland handkerchief she then pulled out,
And with it bound his aching head about,
She held him closer, and this did say,
“My love you’re colder than any clay”.
VII
When they came to her father’s gate,
He says “get down, love the hour is late,
Get down, get down love and go to bed,
And I’ll see this gallant horse is groomed and fed”.
VIII
And when she came to her father’s hall,
“Who’s that, who’s that”, her own father called,
“‘Tis I dear father, did you send for me,
By such a messenger, naming he.”
IX
“Oh no dear daughter, that cannot be,
Your words are false and you lie to me,
For on yon mountain your true love died,
And in the graveyard his body lies”.
X
So straight-ways there went this maiden brave,
and with her friends she exposed
the grave, and there his body,
though six weeks dead,
with a holland handkerchief around his head.
(traduzione italiano di Cattia Salto)
I
Un ricco cavaliere viveva nella nostra città, era un uomo di grande fama
e aveva un figlia di rara
bellezza che si chiamava
“Delizia del cuore”.
II
Vennero molti giovanotti a corteggiarla, ma nessuno di loro otteneva i suoi favori
finchè ne arrivò uno, di origini inferiori,
ma superiore a tutti loro, come lei lo immaginava (1).
III
Ma quando il padre venne
a saperlo, che la sua amata figlia amava questo giovane,
oltre 50 miglia la mandò lontana,
pur di impedirle di sposarsi.
IV
Una sera mentre stava nella camera da letto, il suo amore le apparve fuori dalla finestra, le baciò la guancia e disse “Alzati mia cara e vieni via”
V
Fu a questo giovane che lei si mise dietro ed essi cavalcarono
più veloci del vento,
corsero per un’ora o più
finchè lui gridò “Mia cara, la mia testa mi duole” (2)
VI
Un fazzoletto di tela d’Olanda (3) lei allora tirò fuori,
con cui fasciare la sua testa
dolente.
Lei lo tenne vicino e disse
“Amore mio, sei più freddo della terra”
VII
Quando giunsero alle porte del padre
lui disse “Scendi amore l’ora è tarda,
scendi amore e vai a letto
e mi occuperò che questo intrepido cavallo sia accudito e nutrito”
VIII
E quando lei andò nella sala
padronale
“Che c’è, che c’è” –
gridava il padre-
“Sono io caro padre, mi hai mandato a chiamare da un messaggero”
IX
“Oh no cara figlia, non può essere
tu dici il falso e mi menti, perchè sulla montagna lontana il tuo amore è morto  e nel cimitero il suo corpo è sepolto”
X
Là andò senza meno questa fanciulla coraggiosa
e con i suoi amici disseppellì
la bara e c’era il corpo,
morto da 6 settimane
con un fazzoletto di tela d’Olanda intorno alla testa.

NOTE
1) era cioè il suo ragazzo ideale, su cui fantasticava di innamorarsi
2) il dolore alla testa è indice di un incantesimo in atto che ha richiamato il revenant, vedasi anche qui.
3) la tela di puro lino è detta tela d’Olanda una qualità superiore di lino pregiata per la sua finezza e lavorazione: dal colore particolarmente bianco e una trama fine ma compatta.

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/suffolk-miracle.htm
http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_272
http://www.litgothic.com/Texts/child272.html
http://www.wtv-zone.com/phyrst/audio/nfld/17/suffolk.htm
http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/thehollandhandkerchief.html
http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-HollandHand.html
http://chrsouchon.free.fr/chants/lenore.htm
http://www.letteraturaalfemminile.it/laballatadilenore.htm

http://www.nonsprecare.it/alla-scoperta-dei-semi-di-canapa-preziosa-risorsa-per-lalimentazione
http://www.toscanapa.com/sementi-e-semina-vademecum-coltivazioni-della-canapa-note-introduttive-per-meglio-orientarsi-alle-coltivazioni/
http://www.dolcevitaonline.it/le-10-varieta-di-cannabis-col-piu-alto-contenuto-di-thc/

ILLUSTRAZIONE
Gustave Moreau, “La ballade” 1885: ho preferito questa immagine rispetto alle altre più fosche e cupe dei pre-raffaelliti perchè mantiene un sapore più fiabesco seppure sempre inquietante. Moreau sembra voler inquadrare la raffigurazione del cavaliere nel solco della tradizione sui lidérc facendo sembrare il cimiero del cavaliere simile a una fiamma.