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BRAW LADS O’ GALLA WATER

“Braw Lads O’ Galla Water”, “Galla Water”, “Gala Water” o “Braw, braw Lads(lassie)” sono vari titoli per la stessa canzone tradizionale scozzese. Il Gala Water è  un fiume del Border scozzese che nasce dalle Moorfoot Hills e confluisce nel Tweed vicino a Melrose attraversando le contee di Edimburgo, Selkirk e Roxburgh, una percorso serpentino e ameno tra ampi tratti di pascolo. Galashiels (Gala) è una città nella contea di Selkirk sul fiume Gala famosa per le sue produzioni tessili; la canzone è cantata immancabilmente in occasione del Braw Lads Gathering una sorta di rievocazione dei momenti storici salienti vissuti dalla cittadina, che si svolge a fine maggio e per buona parte di giugno (vedi).

Dapprima Robert Burns inviò una versione tradizionale all’editore Johnson per la pubblicazione sullo ‘Scots Musical Museum‘ (Vol II 1788) la quale versione è pressochè identica a quella pubblicata da David Herd una decina d’anni prima (Ancient and Modern Scottish Songs Vol II 1776). Poi lo stesso Burns rielaborò la poesia in una ulteriore versione inviata all’editore George Thomson che venne data in stampa nel 1793 (in Select Collection of Original Scottish Airs for the Voice) con l’arrangiamento di Joseph Haydn (Hob. XXXIa:15ter)

Gala-Water-from-The-Poems-of-Robert-Burns-by-Joan-Hassall

Della canzone esistono molte versioni testuali abbinate ad un paio di melodie, si tratta della canzone di una pastorella innamorata di un bel ragazzo di Gala, che decide di andare a vivere con lui. In alcune versioni si descrive una sorta di incontro “galante” tra i due, e in effetti la canzone si inserisce nel filone degli incontri romantici “among the Heather” tra procaci pastorelle e baldi giovanotti; questa storia però è la storia di un’unione matrimoniale, un tempo il matrimonio per amore era privilegio della povera gente , mentre la gente bene si sposava per convenienza (e una ragazza senza dote difficilmente riusciva a sposarsi, se non era più che bella).
Tra poveri non c’era nemmeno bisogno del consenso dei reciproci genitori, bastava dar seguito ad una promessa di matrimonio (lo scambio dei voti in un boschetto.. con un rapporto sessuale completo) e/o alla coabitazione. E ovviamente nessuna festa pubblica con amici e parenti.

Ossian in “St Kilda Wedding” Iona Records, 1978 versione testuale ripresa dagli Old Blind Dogs nel loro New tricks (1992) (da ascoltare su Spotify)


I
Oh braw(1), braw lads o’ Gala Water
Bonnie lads o’ Gala Water
Let them a’ say whate’er they may
__ as I tae Gala Water
Braw, braw bonnie lads O
II
It’s ower yon moss an’ ower yon moor
Ower yon bonnie hill o’ heather
Let them a’ say whate’er they may
__ as I tae Gala Water
Braw, braw bonnie lads O
III
It’s lords an’ lairds(5) cam here tae woo
An’ gentlemen wi’ sword(6), aye an’ dagger
But the black-eyed lads o’ Galashiels(7)
Will hae nane but the gree(8) o’ Gala Water,
Braw, braw bonnie lads O
IV
Fareweel tae you, proud Galashiels
Fareweel, my mither an’ my faither
I’ll awa’ wi’ the black-haired lad
That keeps his sheep on Gala Water
Braw, braw bonnie lads O
V
Ower yon moss an’ ower yon moor
Ower yon bonnie hills sae drearie
The lassie lost her silken snood(10)
Gar’d(12) her greet, for she was wearie
Braw, braw bonnie lads O
tradotto da Cattia Salto
I
Bei ragazzi del fiume Gala,
graziosi ragazzi del fiume Gala,
che dicano ciò che possono
– mentre io vado al fiume Gala,
Bei ragazzi del fiume Gala.
II
E’ per quella torbiera, per quella brughiera, per quella bella collina d’erica che dicano ciò che possono,
– mentre io vado al fiume Gala,
Bei ragazzi del fiume Gala.
III
Signori e laird son venuti qui per corteggiare
e cadetti con la spada e un pugnale,
ma il ragazzo dagli occhi scuri di Gala
non ha altro che il vantaggio(8) del fiume Gala,
Bei ragazzi del fiume Gala.
IV
“Addio a te, fiera Gala,
addio madre mia e padre mio,
vado via con il ragazzo dai capelli scuri
che tiene le sue pecore sul fiume Gala”.
Bei ragazzi del fiume Gala.
V
Per la torbiera e la brughiera
per quelle belle colline così care,
la ragazza perse la sua fascia argentata(10)
e faceva i complimenti fino a stancarsi,
(ai) Bei ragazzi del fiume Gala.


NOTE
1) Braw: fine
2) kilt=tuck up
3) Aboon: above; ma anche below oppure up to
4) “Galla-Water” 1776 (raccolta di Herd) è scritto: “I aften kiss her till I’m wearie” [in italiano: la bacio spesso fino a diventare stanco]
5) il laird è una figura tipica della piccola nobiltà scozzese, un possidente terriero
6) si riferisce probabilmente ai cadetti
7) Galashiels (Gala) è una città nella contea di Selkirk sul fiume Gala
8) il ragazzo è un semplice pastorello ma è superiore ai nobiluomini perchè proviene da Gala. Si potrebbe tradurre con grado, laurea ma non rende bene in italiano
9) la ginestra allude a una sessualità selvaggia, libera da regole. La brughiera è come il “greenwood” è un luogo “fuori legge” fuori dalla società civile dove accadono incontri fatati e illeciti.
10) Snood: ribbon to bind hair. L’espressione è un eufemismo per la perdita della verginità
11) Which cost her many a blurt and blear-eye ovvero che le costò rimpianti e lacrime; in “Galla-Water” 1776 (raccolta di Herd) è scritta invece una frase che ha significato opposto:”That gard her greet till she was wearie
12) Gars: make; gard: made

per il confronto vedasi la VERSIONE Herd 1776 e SMM 1788
I
Braw(1), braw lads of Galla water,
O! braw lads of Galla water:
I’ll kilt(2) my coats aboon(3) my knee,
And follow my love thro’ the water.
II
Sae fair her hair, sae brent her brow,
Sae bonny blue her een, my dearie;
Sae white her teeth, sae sweet her mou’,
The mair I kiss, she’s ay my dearie(4).
III
O’er yon bank, and o’er yon brae,
O’er yon moss amang the heather:
I’ll kilt my coat aboon(3) my knee,
And follow my love thro’ the water.
IV
Down amang the broom, the broom(9),
Down amang the broom, my dearie.
The lassie lost her silken snood(10),
That cost her mony a blirt and bleary(11)

ASCOLTA The McCalmans in In Harmony 1994 (in versione integrale su Spotify).


I
Bonnie lass o’ Gala Water
Braw braw lass o’ Gala Water
I would range the mountains sae deep(13)
Wi’ you bonnie lass o’ Gala Water
II
Sae fair her hair, sae brent her brow
Sae bonnie blue her een and cheerie
Oh I would go the length o’ the Isle(14)
Tae get back home wi’ my dearie
III (15)
O’er yonder moor, o’er yonder mountain
O’er yon bonnie hills taegither
O I would range the mountains o’ time
My own bonnie lass tae forgather
IV
Lords and lairds came here tae woo
And gentlemen wi’ sword and dagger
But the black eyed lass o’ Galashiels
Would hae nane but the gree o’ Gala Water
tradotto da Cattia Salto
I
Bella ragazza del Fiume Gala
brava, bella ragazza del Fiume Gala
vorrei scalare le montagne così ampie,
con te, bella ragazza di Gala
II
Così belli i capelli, così spaziosa la fronte
così belli e cari i suoi occhi blu!
Oh vorrei attraversare l’Isola
per tornare a casa con la mia ragazza
III
Per quella brughiera, quella montagna
e quelle belle colline insieme
vorrei scalare le montagne del tempo
per incontrarmi con la mia bella ragazza
IV
Signori e laird son venuti qui per corteggiare e cadetti con la spada e un pugnale,
ma la ragazza dagli occhi scuri di Gala
non vuole altro che il ragazzo del fiume Gala

NOTE
13) in altre versioni dice “I could wade the stream sae deep” che è sicuramente più calzante con il concetto di profondo
14) in altre versioni dice “The mair I kiss her cherry lips, the mair I wish her for my dearie”
15) in altre versioni dice ” O’er yonder moss, o’er yonder muir, through a’ yon mossy muirs and heather, O I could rin, wi’ heart sae licht, wi’ my dear lassie tae forgather

VERSIONE DI ROBERT BURNS 1793

The Corries


CHORUS
Braw(1), braw lads on Yarrow-braes(16),
They rove amang the blooming heather;
But Yarrow braes, nor Ettrick shaws(17)
Can match the lads o’ Galla Water.
Braw, braw lad
I
But there is ane, a secret ane,
Aboon(3) them a’ I loe him better;
And I’ll be his, and he’ll be mine,
The bonie lad o’ Galla Water.
II
Altho’ his daddie was nae laird(5),
And tho’ I hae nae meikle tocher(18),
Yet rich in kindest, truest love,
We’ll tent(19) our flocks by Galla Water.
III (20)
It ne’er was wealth, it ne’er was wealth,
That coft(21) contentment, peace, or pleasure;
The bands and bliss o’ mutual love,
O that’s the chiefest warld’s treasure.
tradotto da Cattia Salto
CORO
Bei ragazzi delle colline di Yarrow
che vanno in giro tra l’erica in fiore
ma nè le colline di Yarrow o i boschetti di Ettrick possono avvicinarsi ai ragazzi del fiume Gala.
Bei ragazzi
I
C’è ne uno, uno speciale
che sopra a tutti gli altri amo di più;
e io sarò sua e lui sarà mio,
il bel ragazzo del fiume Gala.
II
Anche se il padre non è un laird,
e io non ho una gran dote,
siamo tuttavia ricchi di buoni affetti e dell’amore più vero, e baderemo alle nostre greggi sul fiume Gala.
III
Non c’è mai stata ricchezza
che ha portato alla felicità, alla pace o al piacere;
la compagnia e la grazia dell’amore reciproco,
questo è il principale tesoro del mondo

NOTE
16) Braes: hillsides
17) Shaws: thickets
18) Meikle Tocher: much dowry
19) Tent: look after
20) nella strofa Burn esprime un tema “classico” della sua poetica
21) Coft: bought

Un’altra versione è quella in parte riportata nella raccolta di Robert Chambers “Scottish ballad and songs”

Bear the Tinker, il testo è simile alla versione cantata da Ewan MacColl nel 1965 in “Folk Songs and Ballads of Scotland” tranne che nella III strofa


I
Braw(1), braw lads o’ Gala Water,
Bonnie lads o’ Gala Water;
I’ll kilt(2) my coats abune(3) my knee,
And follow my lad o’ Gala Water
Braw, braw lad.
II
Lothian(22) lads are black as deils,
And Selkirk(23) lads are no’ much better;
I’ll kilt my coats abune my knee
And follow my love thro’ the water;
Braw, braw lad.
III (24)
But there is ane, a secret ane,
Aboon them a I loe him better
And I’ll be his, and he’ll be mine
The bonnie lad o’ Gala Water;
Braw, braw lad.
IV
Corn rigs are fine and bonnie,
A block o’ sheep is muckle(25) better,
The wind will shake a field of oats
While lambs are frisklin’ in Gala Water;
Braw, braw lad.
V
Adieu, soor plooms(26) o’ Galashiels(7),
Tae you, my faither, here’s a letter;
It’s I’m awa’ wi’ the black herd lad,
To bide wi’ him in Gala Water;
Braw, braw lad.
tradotto da Cattia Salto
I
Bei ragazzi del fiume Gala
graziosi ragazzi del fiume Gala
mi arrotolo la gonna alle ginocchia
e seguo il mio ragazzo del fiume Gala
Bel ragazzo
II
I ragazzi di Edimburgo sono neri come diavoli
e i ragazzi di Selkirk non sono molto meglio,
mi arrotolo la gonna alle ginocchia,
per seguire il mio ragazzo del fiume Gala,
Bel ragazzo
III
C’è ne uno, uno speciale
che sopra a tutti gli altri amo di più;
e io sarò sua e lui sarà mio,
il bel ragazzo del fiume Gala
Bel ragazzo
IV
I campi di grano sono belli
un gregge di pecore è ancora meglio
il vento agiterà un campo d’avena,
mentre gli agnelli saltelleranno nel fiume Gala,
Bel ragazzo
V
Addio prugne acide di Gala
per voi padre ecco una lettera
Sono andata via con il mandriano moro
per restare con lui sul fiume Gala
Bel ragazzo

NOTE
22) è la contea di Edimburgo
23) Selkirk è un paese lungo l’Ettrick nella contea omonima
24) in questa versione la strofa è identica alla I strofa di Robert Burns; la strofa in Ewan MacColl (che in alcune versione è messa come II strofa) dice invece: It’s ower the moss and doon yon glen, And o’er the bonnie blooming heather, Nicht or day he bears the gree, The bonnie lad o’ Galla Water; Braw, Braw lad. (In italiano: su per la torbiera e giù per la valle e su per la bella brughiera fiorita, notte o giorno egli ottenne la vittoria, il bel ragazzo del fiume Gala)
25) muckle= much
galashie26) Soor plooms= Sour Plums (in italiano prugne acide) è diventato un motto per commemorare lo scontro avvenuto nel 1337 tra gli uomini di Gala e un gruppo di soldati inglesi; il motto è ripreso nello stemma araldico della città. “The motto Sour Plums and the date refer to when English soldiers were on a raid (one of the many) and some of theme were gathering wild plums which grow in the area. They were surprised by some locals and sent to meet their maker, their guts being opened with the sword and the plums they had eaten spilled out, sour” (tratto da qui) Una versione “guerresca” della volpe e l’uva

FONTI
http://ontanomagico.altervista.org/matrimonio-celtico-storia.html
http://www.scottish-places.info/features/featurehistory3398.html http://www.jamespringle.co.uk/html/braw_lads_of_gala.html http://sangstories.webs.com/brawladsogallawater.htm http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=7667 http://www.electricscotland.com/history/other/75GalaWater.pdf http://www.rampantscotland.com/songs/blsongs_gala.htm http://www.burnsscotland.com/items/v/volume-ii,-song-125,-page-131-braw,-braw-lads-of-galla-water.aspx http://www.bbc.co.uk/arts/robertburns/works/braw_lads_o_galla_water/ http://www.celticlyricscorner.net/oldblinddogs/gala.htm http://mysongbook.de/msb/songs/g/galawate.html http://www.annexgalleries.com/inventory/detail/17937/Joan-Hassall/Gala-Water-from-The-Poems-of-Robert-Burns

I’M O’ER YOUNG TO MARRY YET

La canzone è una canzone d’amore umoristica se non proprio oscena. Compare in stampa nel ‘Scots Musical Museum’ – Volume II, # 107 con un testo in parte riscritto da Robert Burns (essendo il ritornello invece originario).

La melodia è un reel molto popolare nel Border e comune a diversi titoli “Bonny Lad to Marry Me” (William Vickers 1770), “O’Flynn’s Fancy”, “Were You at the Fair,” “The Pretty Lass,” “Donny Brook”, ma può anche essere accompagnato dalla melodia, ‘The Braes of Balquidder’ (spartito qui)

GameCourt_GSmith-dettaglioUna giovinetta rifiuta la proposta di matrimonio di un uomo a causa dell’età e dell’inesperienza, ma invita l’uomo a ritornare con l’arrivo dell’estate; così leggendo meno maliziosamente tra le righe, la fanciulla, sebbene professi la sua giovinezza, non è disposta a farsi scappare il corteggiatore. L’allusione che desta il sorriso è quella relativa all’inesperienza della ragazzina: con la stagione invernale evidentemente non ha molte occasioni per rimediare, ma in Primavera non le mancheranno le opportunità per amoreggiare nei campi!

ASCOLTA Betty Sanders

VERSIONE ROBERT BURNS 1788
CHORUS
I’m o’er young, I’m o’er young,
I’m o’er young to marry yet;
I’m o’er young, ‘twad be a sin
To tak me frae my mammy yet.
I
I am my mammny’s ae bairn(1),
Wi’ unco(2) folk I weary, Sir,
And lying in a man’s bed,
I’m fley’d it mak me irie(3), Sir.
II(4)
My mammie coft(5) me a new gown,
The kirk maun hae the gracing o’t;
Were I to lie wi’ you, kind Sir,
I’m feared ye’d spoil the lacing o’t
III
Hallowmass is come and gane,
The nights are lang in winter, Sir,
And you an’ I in ae bed,
In trowth, I dare na venture, Sir.
IV
Fu’ loud and shill the frosty wind
Blaws thro’ the leafless timmer, Sir;
But if ye come this gate again,
I’ll aulder be gin simmer, Sir.
TRADUZIONE  CATTIA SALTO
RITORNELLO
Sono troppo giovane, sono troppo giovane, troppo giovane per sposarmi.
Sono troppo giovane sarebbe un peccato portarmi già via dalla mia mammina.
I
Sono la sola bimba di mamma,
con un rozzo popolano mi annoio, Signore e andare nel letto di un uomo
temo che mi spaventi, Signore.
II
La mamma mi ha comprato un nuovo abito, con la gonna abbellita da un ornamento; dovessi giacere con lei signore,
temo di rovinarle il merletto.
III
Ognissanti è venuto e andato,
le notti sono lunghe in inverno, Signore
e voi ed io in un letto
per la verità, non oso rischiare, Signore.
IV
Con piena forza e vigore il vento gelido soffia attraverso gli alberi senza foglie, Signore, ma se verrete ancora a questa porta, sarò più vecchia quando arriverà l’estate Signore!

Traduzione inglese  (qui)

NOTE
1) child
2) uncouth
3) to be annoyed or irritated with something.
4) La seconda strofa è riportata in Robert Burns (1759–1796). “Poems and Songs”.
5) coff= buy

FONTI
http://www.burnsscotland.com/items/v/volume-ii,-song-107,-page-110-im-oer-young-to-marry-yet.aspx
http://digital.nls.uk/english-ballads/pageturner.cfm?id=74893852
http://www.cobbler.plus.com/wbc/poems/translations/
im_oer_young_to_marry_yet.htm

http://www.asaplive.com/archive/detail.asp?id=R0307302
http://levysheetmusic.mse.jhu.edu/catalog/levy:114.146
http://www.electricscotland.com/music/minstrelsie/volume4.htm
http://tunearch.org/wiki/Bonny_Lad_to_Marry_Me_(A)
http://tunearch.org/wiki/Donny_Brook_(1)

http://www.lieder.net/lieder/get_text.html?TextId=3392

THE WHITE (BLUE) COCKADE

charles-edward-stuart-image-copyright-university-of-aberdeen1La coccarda appuntata sul berretto è una moda del Settecento ed era indossata come simbolo della fedeltà a una certa ideologia, o anche come indicazione di status sociale (e più spesso parte della divisa di un servitore). In Gran Bretagna la coccarda bianca indicava i giacobiti mentre i governativi indossavano la coccarda nera o blu. In Francia la coccarda bianca era il simbolo dell’Ancien Régime, mentre quella tricolore era quella dei rivoluzionari. E tuttavia il significato del colore della coccarda di questa antica ballata si è perso nel tempo e più probabilmente aveva a che fare con i colori dei reggimenti regionali presso le zone in cui era cantata.

La ballata è fatta risalire alla metà del 1700, mentre le prime versioni raccolte dalla tradizione orale risalgono alla fine del XIX secolo. L’origine è sconosciuta forse la canzone proviene dalla Scozia o dall’Irlanda ma è stata ritrovata più spesso nella tradizione orale inglese.
Of the two earliest broadside versions that have survived, Angus of Newcastle’s ‘The Blue Cockade’ (Robert White Collection, Newcastle University Library, Ref 17.34) mentions ‘the Stravan’ which could be a contraction of Strathavon in Scotland; and Evans of London’s 1794 printing of ‘The Light Blues’ (Bodleian Ballads website, Curzon b15 (83)) is firmly set in Limerick, Ireland. (tratto da vedi).

Con questo titolo si conoscono melodie e testi diversi ed anche il colore della coccarda varia dal blu al nero.
“A widely travelled song, the colour of the recruit’s cockade changing according to the area in which the song is found or the political opinion of a singer through whose hands (or mouth!) the song has passed. During the 18th century wars, cockades of their national colours were worn by the soldiers engaged. The white cockade became the distinctive emblem of the Jacobites and this is usually the colour mentioned in Northern counties, where the song may possibly have originated. “The Orange and Blue” (which also appears in the song Green Grows the Laurel,) may refer to the army of William III, in which case the “blue” version of the song must be the earlier.”( tratto da The Wanton Seed)

ANALISI DEL TESTO: THE WHITE COCKADE

Pur nelle sue varianti la canzone è incentrata su due personaggi, il giovane contadino arruolatosi nell’esercito, e la fidanzatina che piange la sua sorte e maledice l’arruolatore. Il metodo dei reclutatori descritto nella prima strofa è quello abituale: l’adescamento del malcapitato un po’ bevuto, persuaso dalla buona paga. Un ultimo saluto all’innamorata con la promessa di portarla all’altare al suo ritorno. Non si sa se il giovanotto sia pentito di essersi arruolato, forse sogna chissà quali avventure in terre lontane, ancora irretito dai discorsi del sergente arruolatore. E’ la donna a soffrire per la separazione e per la preoccupazione!

MELODIA: MY LOVE HAS LISTED

Melodia popolare del Border (diffusa sia in Inghilterra che in Scozia), è stata pubblicata nel Blackwood’s Magazine, (Edimburgo 1821) da Thomas Doubleday (1790-1870) che la sentì da un cantore di strada di Newcastle.
“More than a hundred years ago this song was being spoken of as “a favourite with the peasantry in every part of England but more particularly in the mining districts of the North”. A soap-boiler and vitriol manufacturer, Thomas Doubleday (who was also a fine pioneer folk song collector) heard it sung by a street ballad singer in Newcastle and he sent a copy to Blackwood’s Magazine, who published it in 1821. Every version found since then is so close to Doubleday’s, that it looks as if the song’s early appearance in print quite fixed its form for ever. Frank Kidson noted a version from his mother “who heard it sung in Leeds about the year 1820”, but it’s the Newcastle set, word for word, and note for note. More or less identical is this present version, an amplification of a set found in Yorkshire by Nigel and Mary Hudleston”. (A.L. Lloyd)

THE WHITE COCKADE

ASCOLTA Kate Rush in “Underneath the Stars” 2003

ASCOLTA una versione testuale simile è riportata dal The Yorkshire Garland Group (anche con spartito) che testimonia la popolarità del brano nello Yorkshire. La versione è simile a quella resa popolare a livello nazionale dai Waterson di Hull.

VERSIONE TESTO KATE RUSH
I
One day as I was walking
all o’er yon fields of moss
I had not thoughts of enlisting, ‘till
some soldiers did me cross
They kindly did invite me
to a flowing ball(1) and down
They advanced,
they advanced
me some money
A shilling from the crown
II
My true love, he is listed
and he wears a white cockade
He is a handsome young man,
likewise a roving blade
He is a handsome young man,
he’s gone to serve the King
Oh, my very,
oh, my very
Heart is aching
all for the love of him
III
My true love, he is handsome
and comely for to see
And by a sad misfortune
a soldier now is he
I wish the man that’s listed him
might prosper night nor day
And I wish that,
and I wish that
The hollanders(3)
might sink him in the sea
IV
Then he took out of his hankerchief
to wipe my flowing eye
Leave off your lamentation,
likewise your mournful sighs
Leave off you grief and sorrow,
until I march o’er yon plain
We’ll be married,
we’ll be married
In the springtime,
when I return again
V
My true love, he is handsome
and it’s all for him I’ll rove
I’ll write his name on every tree
that grows in yonder grove
My poor heart it does hallow,
how my poor heart it does cry
To remind me,
to remind me
Of my ploughboy,
until the day I die

TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
I
Un giorno, mentre stavo camminando
per quella brughiera,
non avevo idea di arruolarmi finchè
dei soldati che mi incrociarono,
mi hanno invitato con buone maniere
a una colossale bevuta,
e mi diedero,
mi diedero dei soldi,
uno scellino dalla corona.
II
Il mio amore è arruolato
e indossa una coccarda bianca,
è giovane e bello,
e anche uno spadaccino vagabondo,
è giovane e bello,
ed è andato a servire il Re,
Oh il mio,
il mio
cuore soffre
tutto d’amore per lui.
III
Il mio amore è bello
e avvenente da vedere,
ma per una triste disgrazia
è ora un soldato,
vorrei che l’uomo che lo ha arruolato
non possa prosperare notte e giorno,
e mi auguro che,
mi auguro che,
gli Olandesi
lo possano affondare nel mare.
IV
Allora lui tirò fuori il fazzoletto p
er asciugare i miei occhi piangenti,
“Smetti con i lamenti
e anche con i sospiri dolenti,
abbandona il tuo dolore e il dispiacere
finchè marcerò per quella pianura,
ci sposeremo,
ci sposeremo,
in primavera
quando ritornerò di nuovo”.
V
Il mio amore è bello
e per lui mi dispererò,
scriverò il suo nome su ogni albero
che cresce in quel boschetto,
il mio povero cuore
che si consacra alle lacrime
per ricordarmi,
per ricordarmi,
del mio contadino,
fino al giorno della mia morte

NOTE
1) sta per bowl
2) truppe governative
3) vedi http://ontanomagico.altervista.org/low-lands.htm

THE BLUE COCKADE

ASCOLTA Show of Hands

ASCOLTA The Witches Of Elswick


I
‘Twas on one Monday morning
As I walked o’er the moss,
I little thought of ‘listing,
‘Til some soldiers did me cross,
The company enticed me
To drink their health all round,
And the bounty (and the bounty),
And the bounty (and the bounty),
They gave me:
Five guineas and a crown.
II
My head was full of drink love
And I didn’t think of you
And now I’m forced to go and join
The orange and the blues(2).
Our ship she waits at anchor
To take the flowing tide.
I’ll return love (I’ll return love),
I’ll return love (I’ll return love)
In the springtime
When I make you my bride.
III
So early the next morning,
Before the break of day,
The captain called his orders
And my love marched away.
All in your ranks and files boys,
All on your native shore.
Fare thee well love (fare thee well love),
Fare thee well love (fare thee well love),
Fare thee well love,
You’re the lad that I adore.
IV
But I hope you never prosper
And I hope you always fail;
At everything you venture
I hope you n’er do well;
And the very ground you walk upon –
May the grass refuse to grow,
Since you’ve been the (since you’ve been the),
Since you’ve been the (since you’ve been the)
Very cause of
My sorrow, grief and woe.
V
It’s true my love has listed
And he wears a blue cockade;
He is a handsome young man,
Likewise a roving blade;
He is a handsome young man,
He’s gone to serve the king,
Whilst my very (whilst my very),
Whilst my very (whilst my very)
Heart is breaking
All for the love of him.

TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
I
Era un lunedì mattina,
mentre camminavo per la brughiera,
non avevo idea di arruolarmi
finchè dei soldati che mi incrociarono,
mi hanno convinto a bere alla loro salute,
e mi diedero, che generosità
e mi diedero, che generosità
cinque ghinee e uno scellino.
II
La mia testa era piena di alcool amore,
e non pensavo a te
e adesso sono costretto ad andare a unirmi
agli arancione e blu.
La nave ci attende all’ancora
per partire al sorgere della marea.
Ritornerò amore
Ritornerò amore
in primavera,
quando ti farò mia sposa.
III
Così presto la mattina dopo,
prima del sorgere del giorno,
il capitano diede gli ordini
e il mio amore marciò,
tutto nei ranghi e in fila,
via dalla sua terra natia.
Addio amato mio,
Addio amato mio,
tu sei il ragazzo che amo,
tu sei il ragazzo che adoro.
IV
Spero che tu non prospererai mai
e che sempre fallirai;
e tutto ciò che capiterà
spero che non ti porti mai del bene
e che sulla terra su cui cammini
l’erba si rifiuti di crescere
dal momento che tu sei stato
dal momento che tu sei stato
la vera causa
del mio dolore, sofferenza e guai
V
Il mio amore è stato arruolato
e indossa una coccarda blu,
è giovane e bello,
e anche uno spadaccino vagabondo,
è giovane e bello,
ed è andato a servire il Re,
Oh il mio,
Oh il mio,
cuore soffre
tutto d’amore per lui.

THE WHITE COCKADE: VERSIONE ROBERT BURNS

Robert Burns prende il testo della vecchia ballata e lo trasforma in chiave giacobita, così la coccarda bianca è associata immediatamente con la ribellione guidata dal “Bonnie Prince Charlie”. Una leggenda dice che l’usanza si diffuse dopo che “il bel Carletto” si appuntò una rosellina bianca sul cappello.

battle-cockade
Nel dipinto si distinguono chiaramente le due diverse coccarde: quella bianca sui berretti degli highlander e quella nera sul cappello degli inglesi

Nota anche come My love was born in Aberdeen, la melodia è un reel comparsa in stampa nell’Apollo’s Banquet di Playford (1687) con il titolo di “Scots tune”, doveva trattarsi di una danza popolare risalente al 1615-30. La ritroviamo anche in Ancient and Modern Scottish Songs di Herd (1776).
Qui la fanciulla è orgogliosa del suo amore che combatte per la restaurazione degli Stuart nell’ultima rivolta giacobita del 1745.

ASCOLTA (si riportano solo le due strofe cantate)

VERSIONE ROBERT BURNS 1790 (in quattro strofe)
I
My love was born in Aberdeen,
The boniest lad that e’er was seen;
But now he makes our hearts fu’ sad –
He takes the field wi’ his White Cockade.
CHORUS
O, he’s a ranting, roving lad!
He is a brisk an’ a bonie lad!
Betide what may, I will be wed,
And follow the boy wi’ the White Cockade!
II
I’ll sell my rock, my reel, my tow(1),
My guid gray mare and hawkit (2) cow,
To buy mysel a tartan plaid,
To follow the boy wi’ the White Cockade.

TRADUZIONE ITALIANO CATTIA SALTO
I
Il mio amore è nato ad Aberdeen
il ragazzo più bello che ci sia
ma ora ci lascia con i cuori pieni di tristezza, e va in battaglia con la sua Coccarda Bianca.
CORO
Lui è un ragazzo gioviale e vagabondo!
E’ un bel ragazzo esuberante!
Accada quel che accada io lo sposerò
E seguirò il ragazzo con la Coccarda Bianca.
II
Venderò il mio fuso, la mia ruota e il mio lino la mia cavalla grigia e la mucca pezzata per comprarmi un plaid scozzese
e seguire il ragazzo con la Coccarda Bianca

NOTE
1) distaff, flax fibre
2) spotted

WHITE COCKADE REEL

E’ una Scottish Country Dance
DANZA

FONTI
http://chrsouchon.free.fr/whitcock.htm
http://mainlynorfolk.info/watersons/songs/thewhitecockade.html
https://www2.bc.edu/~hafner/lmm/music-articles/white_cockade_ryan.html
http://www.jacobite.ca/songs/whitecockade.htm
http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=7838
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=3704
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=63755
http://www.yorkshirefolksong.net/song_database/
Parting/The_White_Cockade.16.aspx

http://www.scottish-country-dancing-dictionary.com/dance-crib/white-cockade.html

THE SNOWS THEY MELT THE SOONEST

“The snow they melt the soonest” è una canzone popolare del Border (diffusa sia in Inghilterra che in Scozia), è stata pubblicata nel Northumbrian Minstrelsy (Bruce&Stokoe 1882) e in origine nel Blackwood’s Magazine, (Edimburgo 1821) così come collezionata da Thomas Doubleday (1790-1870) che la sentì da un cantore di strada di Newcastle. vedi

Così si legge nelle note di Anne Briggs nel suo album “Anne Briggs” 1971
“We owe this to a good pioneer collector of North-Eastern song, the soap-boiler and lively Radical agitator Thomas Doubleday, who contributed it to Blackwood’s magazine [under the pseudonym of Mr Shufflebotham] as long ago as 1821. He got the melody from a Newcastle street singer. In Northumbrian Minstrelsy (1882, repr. 1965) the tune is given as My Love Is Newly Listed.”  (A.L. Lloyd)
Siccome nessuno ha trovato traccia della canzone nella tradizione popolare precedentemente a questa data, alcuni presumono che il testo sia stato scritto nientemeno che da Thomas Doubleday sulla melodia nota come “My love has listed/The White cockade“. Anne Briggs fu la prima a diffonderlo nel circuito dei folk-club negli anni 60 e per questo altri le attribuiscono la paternità del testo. I Pentangles lo fanno diventare loro nell’album Solomon’s Seal intitolandolo “The Snow” mentre in realtà si tratta di una delle tanti varianti del brano tradizionale.

Meravigliosa la versione strumentale dei Lunasa risolta come una low air dal titolo “January Snows” in Otherworld 1999 (melodia seguita dal reel Laura Lynn Cunningham)

Il tema è quello della separazione tra due innamorati: le immagini evocate legano il rapporto amoroso allo scorrere delle stagioni così dopo il riposo della terra sotto la coperta dell’inverno anche l’orgoglio è pronto a sciogliersi come la neve. La coppia è in procinto di separarsi ma chi canta è certo che la separazione non sarà definitiva e al ritorno del disgelo anche l’innamorato ritornerà da lei (lui)

VERSIONE DAL PUNTO DI VISTA MASCHILE

ASCOLTA Horslips in “Drive The Cold Winter Away” 1975

ASCOLTA John Renbourn & Robin Williamson 1993

ASCOLTA Dick Gaughan in “Handful of Earth” (1981) lenta, malinconica, lacerante (sequenza strofe I, III, II, IV)

ASCOLTA Sting in “If on a Winter’s Night” 2009 la canzone inizia a 0:48 dopo il breve commento (Sting, classe 1951, con questo brano tradizionale rende omaggio al suo paese natale, Wallsend, situato nella periferia a nord di Newcastle upon Tyne) una melodia malinconica, introspettiva, sussurrata sulle note del chitarrista Dominic Miller (con Sting dal ’91), l’affiatamento è magico
ASCOLTA Piers Faccini in “Songs Of Time Lost” (2014) con Vincent Segal


I
The snows they melt the soonest
when the wind begins to sing
And the corn it ripens faster
when the frost is settling in
And when a woman tells me that
my face she’ll soon forget
Before we part I’ll wage a croon(1) she’s fain to follow it yet
II
The snows they melt the soonest when the winds begin to sing
And the swallow skims without a thought as long as it is spring
But when spring goes and winter blows, my lassie you’ll be fain,(2)
For all your pride to follow me
across the stormy main (3)
III
The snows they melt the soonest
when the winds begin to sing
And the bee that flew when summer shone, in winter cannot sting.
I’ve seen a woman’s anger melt between the night and morn
So it’s surely not a harder thing
to tame a woman’s scorn
IV
Oh, never say me farewell here
no farewell I’ll receive(4)
for you shall take (set) me to the stile,
I’ll kiss and take your leave
“I’ll stay until the curlew (5) calls
and the martlet (6) takes his wing (7)
For the snows they melt the soonest when the winds begin to sing”
Traduzione italiano di Cattia Salto*
I
Le nevi si sciolgono presto
quando i venti iniziano a soffiare
e il grano matura prima
quando il gelo si è depositato,
e quando una donna mi dice che dimenticherà presto il mio volto,
prima di lasciarci, scommetterò una moneta che è già pronta a seguirmi.
II
Le nevi si sciolgono presto
quando i venti iniziano a soffiare
e la rondine plana senza pensieri finché è primavera. Ma quando la primavera se ne va e soffia l´inverno,
ragazza mia, sarai pronta,
nonostante l’orgoglio, a seguirmi
attraverso il mare in burrasca
III
Le nevi si sciolgono presto
quando i venti iniziano a soffiare
e l’ape che volava quando l’estate splendeva, in inverno non può pungere. Ho visto la rabbia di una donna sciogliersi tra notte e dì,
così non è certo più difficile
ammansire il rifiuto di una donna
IV
Non dirmi addio qui,
non accoglierò il tuo addio
ma mi aprirai la porta,
ti bacerò e prendero il tuo congedo
“Ti aspetterò fino al richiamo del chiurlo e fino a quando la rondine prenderà il volo (7)
perchè le nevi si sciolgono presto
quando i venti iniziano a soffiare”

NOTE
* versione rielaborata da Musica&Memorie  (vedi)
1) nella versione degli Horslips “I want to croon” e nella versione di Anne Briggs: “I’d bet a crown”. Nei Pentangle “I’ll wage a corn”  (scommetterò un chicco di grano) in verità “crun, croon o croun” = corona, vecchia moneta che valeva 5 scellini, una somma principesca in passato
2) my loss and you’ll be fain (versione Horslips)
3) oppure “raging main” (versione Dick Gaughan)
4) oppure: “So whoever says to me farewell here, no farewell I receive”
5) Oppure moorcock o woodcock (vedi)
6) martelet è la versione araldica della rondine (vedi)
7) la donna lo aspetterà fino a settembre-ottobre quando le rondini migrano verso i paesi più caldi

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VERSIONE AL FEMMINILE

ASCOLTA Anne Briggs Anne Briggs” 1971

ASCOLTA Cara Dillon live


I
The snows they melt the soonest
when the winds begin to sing
And the corn it ripens fastest
when the frosts are settling in
And when the young man tells me that my face he’ll soon forget
Before we part I’ll wage a crown, he’s fain to follow yet
II
And the snows they melt the soonest when the winds begin to sing
The swallow flies without a thought
as long as it is spring
But when spring goes and winter blows my love then you’ll be free
For all your pride to follow me across the raging main
III
And the snows they melt the soonest when the winds begin to sing
And the bee that flew when summer shone in winter cannot sting
And I’ve seen a young man’s anger melt between the night and morn
So it’s surely not a harder thing to melt a young man’s scorn
IV
So don’t you bid me farewell here,
no farewell I receive,
For you will lie with me my love then kiss and take your leave
And I’ll wait here ‘til the moorcock calls and the martin takes the wind
For the snows they melt the soonest when the winds begin to sing
Traduzione italiano di Cattia Salto*
I
Le nevi si sciolgono presto
quando i venti iniziano a soffiare
e il grano matura prima
quando il gelo si è depositato,
e quando un giovanotto mi dice che dimenticherà presto il mio volto,
prima di lasciarci scommetterò una moneta che è già pronto a seguirmi.
II
Le nevi si sciolgono presto
quando i venti iniziano a soffiare
e la rondine plana senza pensieri finché è primavera. Ma quando la primavera se ne va e soffia l´inverno,
amore mio, allora sara pronto,
nonostante tutto il tuo orgoglio, a seguirmi attraverso il mare in burrasca
III
Le nevi si sciolgono presto
quando i venti iniziano a soffiare
e l’ape che volava quando l’estate splendeva, in inverno non può pungere. Ho visto la rabbia di una uomo sciogliersi tra notte e dì,
così non è certo più difficile
ammansire il rifiuto di un uomo
IV
Non dirmi addio qui,
non accoglierò il tuo addio
perchè giacerai con me, amore mio
poi mi bacerai e ti congedererai
e ti aspetterò qui fino al richiamo del chiurlo e fino a quando la rondine prenderà il volo
perchè le nevi si sciolgono presto
quando i venti iniziano a soffiare”

FONTI
http://thesession.org/tunes/11049
http://mainlynorfolk.info/anne.briggs/songs/thesnowitmeltsthesoonest.html
http://mp3juices.com/search/snow-melts-the-soonest
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=2857
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=16979

JOHNNIE ARMSTRONG

Johnnie Armstrong di Gilnockie è un personaggio realmente esistito che visse nel Border scozzese nella prima metà del 1500. Era un reiver del clan Armstrong, fratello minore di Lord Thomas Mangerton, temuto dagli Inglesi per le sue scorrerie oltre confine, ma amato dalla maggior parte degli scozzesi della frontiera, o quantomeno rispettato per la sua posizione di rilievo.

Nel 1530 Giacomo V (poco più che adolescente) organizzò una spedizione in armi nel Border contro i Reivers più influenti e completamente fuori controllo dal potere regio; Armstrong fu catturato assieme a tutta la sua banda e, secondo la tradizione, impiccato il 5 luglio, dopo un processo sommario, nei pressi della cappella di Caerlanrig, vicino a Hawick.
Armstrong, era soprannominato ‘Black Jok‘, e considerato dai più come ‘re della Frontiera‘, la sua figura fu trasformata in un romantico eroe scozzese da scrittori come Sir Walter Scott e Herbert Maxwell .
La sua ricchezza era leggendaria anche se di dubbia provenienza e sembra che un grande tesoro sia ancora sepolto nel castello di Langholm.

L’INVITO DEL RE

La ballata riportata da Child al numero 169 è raccolta in tre versioni due inglesi e una scozzese (vedi). In tutte le versioni Johnny è attirato dal re da una lettera amichevole in cui è invitato a corte e il reiver si presenta in pompa magna per chiedere la grazia.
Tuttavia il re lo tratta da traditore e ordina di impiccare lui e il suo seguito. Nelle versioni inglesi i reivers combattono armi in pugno, ma vengono sconfitti e il figlio di Johnny, ancora bambino, rivendica la vendetta per la morte del padre. E in effetti questo gesto costò molto al re: quando un decennio più tardi  diede battaglia agli inglesi una trentina di miglia più a sud (Solway Moss), i Borderers scozzezi che conoscevano il terreno si rifiutarono di combattere per lui!

VERSIONE SCOZZESE: Johnnie Armstrang

Nella sua copia Allan Ramsay scrive “This is the true old ballad, never printed before… This I copied from a gentleman’s mouth of the name of Armstrang, who is the sixth generation from this John. He tells me this was ever esteemd the genuine ballad, the common one false.”

Emmerson, Henry Hetherington; Johnny Armstrong da Laing Art Gallery;

Questa versione è molto diversa da quelle inglesi, qui il re è all’inizio molto ossequioso con Johnny, che prima di partire per andare incontro al re, lascia la sua casa con l’ordine di preparare un sontuoso banchetto per festeggiare la riconciliazione: si evince che il re stesso si stia dirigendo verso la dimora di Armstrong (mentre nelle versioni inglesi è il re che invita il reiver ad Edimburgo).
Quando i due si incontrano il re cambia faccia (le malelingue affermano che fu a causa del troppo lusso ostentato da Johnny che fece ingelosire il re) e i doni sempre più sontuosi che il reivers gli offre in cambio della grazia lo fanno infuriare ancora di più.
Il re qui fa la figura dell’invidioso e dell’ipocrita, mentre Armstrong quella dell’eroe scozzese protettore della frontiera e beneamato dal popolo che, dignitosamente si appressa alla morte.
Qui i Reivers non combattono contro gli uomini del re (anche se è improbabile che viaggiassero disarmati, pur in possesso di un salvacondotto) e sembra che Armstrong prima di essere messo agli arresti avesse esclamato:
I am but a fool to seek grace at a graceless face, but had I known you would have taken me this day, I would have lived in the Borders despite King Harry and you both. For I know that Henry Tudor would be a blithe man this day to know that John Armstrong was condemned to die. Which proves who lacks in judgement, does it not?”
I reivers vennero impiccati a Carlenrig senza processo e poi sepolti in una fossa comune

La melodia oltre che in “The Minstrelsy of the Scottish Border” (1802-1803) di Sir Walter Scott è riportata nello “Scots Musical Museum” (1787-1803) di Johnson nel Vol IV alla canzone numero 356 “Johnie Armstrang”

ASCOLTA Naomi Harvey, la versione cantata da Naomi salta alcune strofe, per la versione integrale e i commenti dettagliati vedi
ASCOLTA su Spotify Lori Watson

ASCOLTA su Spotify la versione di Andy Hunter (accompagnato dalla cornamusa) in King Farewell 1987


CHILD # 169 C Allan Ramsay 1724
I
Sum speiks of lords, sum speiks of lairds,
And siclyke men of hie degrie;
Of a gentleman I sing a sang,
Sumtyme calld Laird of Gilnockie.
II
The king he wrytes a luving letter,
With his ain hand sae tenderly:
And he hath sent it to Johny Armstrang,
To cum and speik with him speidily.
III
The Eliots and Armstrangs did convene,
They were a gallant company:
‘We’ill ryde and meit our lawful king,
And bring him safe to Gilnockie.
IV
When Johny came before the king,
With all his men sae brave to see,
The king he movit his bonnet to him;
He weind he was a king as well as he.
V
‘May I find grace, my sovereign liege,
Grace for my loyal men and me?
For my name it is Johny Armstrang,
And subject of yours, my liege,’ said he.
VI
‘Away, away, thou traytor, strang!
Out of my sicht thou mayst sune be!
I grantit never a traytors lyfe,
And now I’ll not begin with thee.’
VII
‘Grant me my lyfe, my liege, my king,
And a bony gift I will give to thee;
Full four-and-twenty milk-whyt steids,
Were a’ foald in a yeir to me.
VIII
‘Away, away, thou traytor   strang!
Out o’ my sicht thou mayst sune be!
I grantit never a traytors lyfe,
And now I’ll not begin with thee.’
IX
‘Grant me my lyfe, my liege, my king,
And a bony gift I’ll gie to thee;
Gude four-and-twenty ganging mills,
That gang throw a’ the yeir to me.
X
‘Grant me my lyfe, my liege, my king,
And a brave gift I’ll gie to thee;
All betwene heir and Newcastle town
Sall pay thair yeirly rent to thee’
XII
‘Away, away, thou traytor, strang!
Out of my sicht thou mayst sune be!
I grantit nevir a traytors lyfe,
And now I’ll not begin with thee.’
XIII
‘Ye lied, ye lied, now, king,’ he says,
‘Althocht a king and prince ye be,
For I luid naithing in all my lyfe,
I dare well say it, but honesty;
XIV
‘To seik het water beneth cauld yce,
Surely it is a great folie;
I haif asked grace at a graceless face,
But there is nane for my men and me.
XV
Ther hang nine targats at Johnys hat,
And ilk an worth three hundred pound:
‘What wants that knave that a king suld haif,/ But the sword of honour and the crown!
XVI
‘O whair gat thou these targats, Johnie,
That blink sae brawly abune thy brie?’
‘I gat them in the field fechting,
Wher, cruel king, thou durst not be.
XVII
‘God be withee, Kirsty, my brither,
Lang live thou Laird of Mangertoun!
Lang mayst thou live on the border-syde
Or thou se thy brither ryde up and doun.
XVIII
‘And God be withee, Kirsty, my son,
Whair thou sits on thy nurses knee!
But and thou live this hundred yeir,
Thy fathers better thoult never be.
XIX
‘Farweil, my bonny Gilnock-Hall,
Whair on Esk-syde thou standest stout!
Gif I had lived but seven yeirs mair,
I wald haif gilt thee round about.’
XX
John murdred was at Carlinrigg,
And all his galant companie;
But Scotlands heart was never sae wae,
To see sae mony brave men die.
XXI
Because they savd their country deir
Frae Englishmen; nane were sae bauld,
Whyle Johnie livd on the border-syde,
Nane of them durst cum neir his hald.

Traduzione di Cattia Salto
I
Alcuni narrano le vicende dei lord e dei lairds,
e di uomini simili per rango;
di un gentiluomo io canto
un tempo detto Laird di Gilnockie (1)
II
Il re scrisse una lettera amichevole
di proprio pugno e così premurosa
e la mandò a Johnny Armstrong che andasse
a parlare con lui senza indugio
III
Gli Elliot e gli Armstrong furono convocati (2)
ed erano una elegante compagnia:
“Andremo a incontrare il nostro amato re e lo porteremo in salvo a Gilnockie”
IV
Quando Johnny venne davanti al re
con tutti i suoi uomini così intrepidi da vedere, il re si tolse il cappello per lui (3) che procedeva come se fosse un re
V
Posso avere la grazia, mio signore sovrano, grazia per i miei fedeli uomini e me, perchè io sono Johnny Armstrong
un vostro vassallo, mio sovrano
VI
Via, via tu traditore
lontano dalla mia vista dovresti stare!
Non garantirò mai la vita di un traditore,
e adesso comincerò con te
VII
Garantiscimi la vita, mio signore, mio re,
e un bel regalo io ti farò;
24 candidi destrieri
tutti partoriti in un anno
VIII
Via, via tu traditore
lontano dalla mia vista dovresti stare!
Non garantirò mai la vita di un traditore,
e adesso comincerò con te
IX
Garantiscimi la vita, mio signore, mio re,
e un bel regalo io ti farò;
24 buoni mulini a vento
che lavorano per me tutto l’anno
X
Garantiscimi la vita, mio signore, mio re,
e un bel regalo io ti farò; tutti da qui alla città di Newcastle pagheranno il loro canone annuale (4)  a te
XII
Via, via tu traditore
lontano dalla mia vista dovresti stare!
Non garantirò mai la vita di un traditore, e adesso comincerò con te
XIII
Sei un bugiardo o re, quantunque tu sia un re e un principe, perchè non ho desiderato altro in tutta la mia vita che osare stare meglio, ma onestamente.
XIV
Buttare acqua calda sul freddo ghiaccio
di certo è una gran follia;
ho chiesto la grazia a un uomo spietato
non c’è niente per me e i miei uomini
XV
Appesero 9 medaglie (5) sul cappello di Johnny, ognuna dal valore di 300 sterline: “Che cosa vuole quel furfante che un re deve avere,
se non la spada d’onore e la corona!

XVI
Dove hai preso queste medaglie, John,
che luccicano così sfacciatamente?
Le ho ricevute sul campo di battaglia dove tu, re crudele, non osavi stare
XVII (6)
Dio sia con te, Cristoforo (7) , fratello mio,
Lunga vita a te Laird di Mangerton!
Che tu possa a lungo vivere nella frontiera
e vedere i fratelli correre in lungo e in largo
XVIII
Dio sia con te, Cristoforo, figlio mio
mentre stai sulle ginocchia della balia,
che tu possa vivere 100 anni
più di quanti saranno per tuo padre
XIX
Addio mio bel castello di Gilnockie
che nella valle dell’Esk stai possente,
se avessi vissuto sette anni in più
ti avrei ricoperto d’oro”
XX
John fu ucciso a Carlenrig (8)
con tutta la sua coraggiosa compagnia
ma il cuore degli Scozzesi non fu mai così triste
nel vedere così tanti uomini valenti morire
XXI
Perchè essi salvarono il loro amato paese dagli Inglesi; nessuno fu così spavaldo, finchè Johnny visse nella frontiera nessuno di loro osava venirgli a tiro!
Intruders at HollowsTower by Bill Ewart of Langholm

NOTE
1) la casa-forte di Johnny si trovava a Gilnockie nella valle dell’Esk. La posizione effettiva della torre è ancora controversa anche se l’attuale Hallows Tower è un buon esempio di come avrebbe potuto essere una casa-fortezza del periodo.
2) prima di partire Johnny prende accordi per intrattenere il re nel caso volesse cenare presso il suo castello
3) in segno di rispetto per il rango superiore, era usanza togliersi il copricapo durante il saluto, un popolano sarebbe poi rimasto a capo scoperto per tutta l’udienza con il re, un Lord poteva rimettersi il copricapo dopo il saluto. Qui invece è il re che omaggia il reiver riconoscendolo come suo superiore
4) si sottolinea il potere del reiver che può permettersi di chiedere il pizzo ai possidenti intorno alla Frontiera in cambio di protezione (da se stesso ovviamente!)
5) targats: sono tradotti da Sir Walter Scott come “tassells” (in italiano “nappe”) ma il Dizionario dello Scots li descrive come “A disc or medallion of precious metal, sometimes inlaid with jewels, and worn as a pendant ornament on the hat or cap, esp. in the 16th c.”
6) le strofe successive sono un “last goodnights” ovvero le strofe dell’addio molto comuni nelle ballate della forca
7) Rispettivamente uno dei fratelli e il figlio; il fratello maggiore di Johnny si chiamava Thomas, il laird di Mangerton ed era il capo clan
8) il luogo di sepoltura fu a lungo sconosciuto, nel 1897 venne messa una lapide commemorativa nel cimitero di Carlenrig, e più recentemente sembra sia stata trovata la fossa comune in un campo di fronte alla chiesetta.

VERSIONE INGLESE

di Riccardo Venturi

Secondo il Complaynte of Scotland (1549), sulle imprese di Armstrong e sulla sua impiccagione si vennero a creare delle ballate già in epoca contemporanea. Nell’opera di parla di una Ihonne Ermistrangis dance, e la sua diffusione è attestata fino al XVIII secolo. Piuttosto curioso è il fatto che Armstrong, vero e proprio flagello degli inglesi da vivo, appaia invece e sia celebrato come un eroe proprio nelle ballate inglesi.
Il nostro testo, da Wit Restor’d (1658), p. 30, ne è un esempio. Qui Armstrong diventa un uomo del Westmoreland, vittima di un tradimento ordito dagli scozzesi, e non è forse un caso che la strofa 16 sia praticamente identica alla celebre strofa 65 di Sir Andrew Barton, con il suo nobile e disperato incitamento alla lotta. Altre versioni sono più vicine all’effettiva realtà storica; perlomeno le rivalità nazionali sono esatte.


CHILD # 169 A
I
There dwelt a man in faire Westmerland, Ionnë Armestrong men did him call,
He had nither lands nor rents coming in,/ Yet he kept eight score men in his hall.
II
He had horse and harness for them all,/Goodly steeds were all milk-white;/O the golden bands an about their necks/ And their weapons, the were all alike.
III
Newes then was brought unto the king/ That there was sicke a won as hee,/ That livëd lyke a bold out-law
And robbëd all the north country.
IV
The king he writt an a letter then,
A letter which was large and long;
He signëd it with his owne hand,
And he promised to doe him no wrong.
V
When this letter came Ionnë untill,
His heart it was as blythe as birds on the tree:/ “Never was I sent for before any king,/ My father, my grandfather, nor none but mee. ”
VI
And if we goe the king before,
I would we went most orderly:
Every man of you shall have his scarlet cloak,
Laced with silver laces three.
VII
“Every one of you shall have his velvett coat,/ Laced with silver lace so white;/ O the golden bands an about your necks,/ Black hatts, white feathers, all alyke.”
VIII
By the morrow morninge at ten of the clock,/Towards Edenburough gon was hee,/And with him all his eight score men;/ Good lord, it was a goodly sight for to see!
IX
When Ionnë came befower the king,
He fell downe on his knee;
“O pardon, my sovereign leige,” he said,/”O pardon my eight score men and mee!”
X
“Thou shalt have no pardon, thou traytor strong,/ For thy eight score men nor thee;/ For to-morrow morning by ten of the clock
Both thou and them shall hang on the gallow-tree.”
XI
But Ionnë lookd over his left shoulder,/ Good lord, what a grievous look looked he!/ Saying, “Asking grace of a graceles face Why there is none for you nor me.”
XII
But Ionnë had a bright sword by his side,/And it was made of the mettle so free,/That had not the king stept his foot aside,/He had smitten his head from his faire boddë.
XIII
Saying, “Fight on, my merry men all,
And see that none of you be taine;
For rather then men shall say we were hanged,/Let them report how we were slaine.”
XIV
Then, God wott, faire
Eddenburrough rose,
And so besett poore Ionnë rounde,
That fowerscore and tenn of Ionnës best men/Lay gasping all upon the ground.
XV
Then like a mad man Ionnë laid about,/And like a mad man then fought hee,/ Until a falce Scot came Ionnë behinde,/And runn him through the faire boddee.
XVI
Saying, “Fight on, my merry men all,
And see that none of you be taine;
For I will stand by and bleed but awhile,/And then will I come and fight againe.”
XVII
Newes then was brought to young Ionnë Armstrong,
As he stood by his nurse’s knee,
Who loved if ere he lived for to be a man,/O’ the treacherous Scots reveng’d hee’d be.

Tradotto da Riccardo Venturi
I
Viveva un uomo nel bel Westmoreland,
Tutti lo chiamavano John Armstrong;
Non aveva terre, nè entrate sicure,
Ma a casa teneva quasi duecento uomini;
II
Cavalli e attrezzi per tutti quanti,
I bei cavalli erano tutti bianchi;
Con drappi d’oro alla criniera,
Le loro armi eran tutte uguali.
III
E fu portata notizia al Re
Che c’era uno grande quanto lui;
Menava vita da ardito bandito
E imperversava nelle terre del Nord.
IV
Allora il Re scrisse una lettera,
Una lettera bella lunga e fitta
E la firmò di sua propria mano
Con la promessa di non fargli alcun male;
V
Quando la lettera arrivò a John
Era davvero al settimo cielo:
“Mai un Re mi ha mandato a chiamare,
Né padre, né nonno; soltanto me.
VI
“Se ci rechiamo al cospetto del Re,
Voglio che andiamo ben ordinati:
Ciascuno indossi un mantello scarlatto
Allacciato con fili d’argento.
VII
“Ciascuno indossi una camicia di velluto
Allacciata con fili d’argento;
Attorno al collo un drappo d’oro,
E tutti quanti coi cappelli piumati.”
VIII
La mattina dopo, alle dieci in punto,
Era già in strada verso Edimburgo;
Tutti i suoi uomini eran con lui,
Mio Dio, com’eran belli a vedersi!
IX
Quando John fu al cospetto del Re,
Si gettò davanti a lui in ginocchio:
“Perdonatemi, mio augusto Sovrano,
Perdono per me ed i miei uomini!”
X
“Traditore, non avrai alcun perdono,
Né per te, né per i tuoi uomini;
Domani mattina alle dieci in punto
Sarete tutti impiccati alla forca.”
XI
John allora si guardò alle spalle,
Mio Dio, che sguardo pieno di pena!
“A chieder pietà ad uno spietato
Non l’avremo mai, né io né voi.”
XII
John aveva una spada lucente,
Ed era fatta d’ardente coraggio;
Il Re non fece a tempo a spostarsi d’un passo
Che già gli aveva mozzato la testa dal corpo.
XIII
“Forza, amici miei, seguitate a combattere!
E badate che nessun di voi sia preso!
Piuttosto che dican che ci hanno impiccati
Fategli dire come siamo caduti.”
XIV
Dio sa come, la bella Edimburgo
Si rivoltò e circondò il pover John;
Cinquanta dei suoi uomini migliori
Caddero al suolo fra atroci lamenti.
XV
Allora John si rialzò come un pazzo
E come un pazzo cominciò a lottare;
Ma un falso scozzese lo colse alle spalle
Passandogli il corpo da parte a   parte.
XVI
“Amici miei, continuate a combattere
E badate che nessun di voi sia preso!
Starò da una parte a sanguinare un poco,
Poi tornerò a combatter di nuovo.”
XVII
La notizia fu data al figlio di John
Mentre stava in ginocchio alla balia;
Se mai fosse divenuto uomo
Giurò vendetta ai traditori scozzesi.

LA VERSIONE AMERICANA: The Betrayal of Johnnie Armstrong

ASCOLTA CowBoy Celtic in The Drover Road 2001
ASCOLTA Michael Martin Murphey in  High Stakes – Cowboy Songs VII, 2016


I
Come all you border ratters and listen to my song
The story has been told before and I’ll not detain you long
It’s a tale of Johnnie Armstrong and the King who did betray
A man of trust and honesty, his cattle taken by the enemy
But they hung him from the gallow tree Johnnie Armstrong’s gone away
II
A some called him a reaver and there a those who say
That all down through Newcastle, blackmail to Johnnie paid
From the tower at Gilnockie to the shadowlands below
Blowed the outlaw royalty with honour and integrity
But they hung him from the gallow tree Johnnie Armstrong’s gone away
III
A plan relayed with whispers to bring poor Johnnie down
A gathering at Carlon rigg, with the northern crown
Then the message was delivered, John you must come today
The king said Johnnie come to me, your safety i will guarantee
But they hung him from the gallows tree Johnnie Armstrong’s gone away
IV
And with eight hundred ratters, his men they did surround
But with five and thirty he lost he upper ground
No bargain then was offered no bargain then was made
Johnnie offered whites steels twenty three, gold, black metal, property
But they hung him from the gallows tree Johnnie Armstrong’s gone away
V
Kings don’t need competition from broken men like you
The English Queen is nervous, so your even days are through
The sentence was delivered, with death he had to pay
The rope returned his liberty, from Earthly troubles set him free
But they hung him from the gallows tree Johnnie Armstrong’s gone away
tradotto da Cattia Salto
I
Venite tutti voi guerrieri del Border
e ascoltate la mia canzone,
la storia è già stata raccontata prima e non vi tratterrò a lungo:
è la storia di Johnnie Armstrong e del re che lo tradì,
un uomo fidato e onesto; il suo bestiame disperso dal nemico
e lo impiccarono sulla forca
Johnnie Armstrong è morto
II
Alcuni lo chiamavano un reiver e c’era chi diceva
che tutti fino a Newcastle pagavano il pizzo a Johnnie
dalla casa-torre di Gilnockie alle terre boscose sottostanti
supportava le prerogative del fuorilegge con onore e integrità
e lo impiccarono sulla forca
Johnnie Armstrong è morto
III
Un piano divulgato in segreto per far cadere il povero Johnnie
un raduno a Caerlanrig (1) con la corona del nord
così il messaggio fu consegnato
“John dovete venire oggi -dice il re-
Jonny venite da me, garantisco per la vostra incolumità”
e lo impiccarono sulla forca
Johnnie Armstrong è morto
IV
E con ottocento guerrieri circondarono i suoi uomini
ma con i 35 dei suoi perse terreno
nessun accordo allora  gli fu offerto,
così nessun accordo fu fatto
Johnny offrì 23 destrieri,
oro, acciaio, terre
e lo impiccarono sulla forca
Johnnie Armstrong è morto
V
I Re non vogliono la concorrenza di uomini traditori come te,
la regina inglese è nervosa,
così i tuoi giorni sono finiti;
la sentenza è stata presa
con la morte doveva pagare
la corda gli ha restituito la libertà
dalle pene terrene lo ha liberato
e lo impiccarono sulla forca
Johnnie Armstrong è morto

NOTE
1) Armstrong fu catturato assieme a tutta la sua banda e, secondo la tradizione, impiccato il 5 luglio 1530, dopo un processo sommario, nei pressi della cappella di Caerlanrig, vicino a Hawick.

FONTI
http://walterscott.eu/education/ballads/reiver-ballads/
http://www.bletherskite.net/2009/09/09/
johnnie-armstrong-and-the-border-reivers/

http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_169
http://iainthepict.blogspot.it/2011/07/johnnie-armstrong-of-gilnockie.html
http://walterscott.eu/education/ballads/reiver-ballads/
johnie-armstrang/the-ballad/
https://mainlynorfolk.info/steeleye.span/songs/johnniearmstrong.html
http://www.electricscotland.com/history/other/minstrelsy_jarmstrong.htm
http://www.burnsscotland.com/items/v/volume-iv,-song-356,-page-367-johnie-armstrang.aspx
http://www.thereivertrail.com/reivertrail8.php

ILLUSTRAZIONI
Henry Hetherington Emmerson Johnny Armstrong 1886 Mentre lascia la sua roccaforte di Gilnockie per incontrare il Re

THE LAMENT OF THE BORDER WIDOW

BorderReiversLa ballata è il lamento di una delle tante vittime dell’illegalità nel Border, ovvero quel terreno di frontiera tra Inghilterra e Scozia, teatro di sanguinose battaglie tra i clan rivali negli anni nei secoli bui del Medioevo (grossomodo dal 1200 al 1500). Una “guerra dimenticata” ma non meno cruenta, ricordata però in decine di ballate giunte fino a noi dal Medioevo, non solo nelle collezioni manoscritte ma anche dalla tradizione orale.

I Border Reivers erano i guerrieri dei Clan che si davano alle reciproche razzie, (furti di bestiame e saccheggi) ai danni dei loro nemici (ovvero i loro vicini di confine, ma anche di clan rivali della stessa nazionalità). Molti Borderer erano imparentati con la parte confinante, nonostante le leggi che proibivano il matrimonio con stranieri, all’occasione si dicevano “inglesi se costretti, scozzesi per volontà e Reiver per diritto di sangue!

PRIMA VERSIONE: SIR WALTER SCOTT

Molto tempo dopo la loro scomparsa, i Reiver finirono nei romanzi di Sir Walter Scott, che nativo del Border, scriveva le storie tramandate dalla tradizione popolare e dalle ballate, come questo lamento dal titolo “The Lament of the Border Widow” (in Minstrelsy of the Scottish Border – vol III, 1803).

Come commenta Sir Scott nell’introduzione al testo: “How King James V. of Scotland, in 1529, set forth to strike terror into the Border freebooters, has been already told in the account of Johnie Armstrong. A less celebrated moss-trooper, Cockburne of Henderland, was hanged by the pitiless King over the gate of his own tower. The wife of Cockburne loved him most dearly, and when she found the King would show no mercy, fled away to the rocks behind the castle whilst the cruel sentence was carried out. She sat by a roaring torrent of the Henderland burn, the noise of which in her ears drowned the savage shouts of the King’s soldiers. The beautiful song which describes the grief of this loving woman is one of the gems of ancient poetry, and is here printed entire”.       

highland widowGli avvenimenti narrati in questa ballata potrebbero riferirsi ad un evento realmente accaduto nel 1529, ovvero l’assassinio a tradimento di William Cockburn di Henderland, fatto uccidere nel proprio castello da Giacomo V di Scozia, una spedizione fatale anche per Johnnie Armstrong di Gilnockie, Adam Scott di Tushielaw e molti altri “Reivers“. Cockburn in realtà non fu impiccato ai cancelli del sua torre-castello (come da illustrazione) bensì venne portato a Edimburgo, processato per tradimento e decapitato nel 1530.
Benchè Sir Scott ci dica di aver trascritto la ballata così come sentita recitare nella foresta di Ettrick, egli ha sicuramente rimaneggiato il testo, la melodia invece fu pubblicata nella “Select Collection of Original Scotish Airs” di George Thomson (1805). La ballata è inglobata nella ballata-fiaba “The Famous Flower of the Serving Men” .

ASCOLTA Paul & Linda Adams in Far Over the Fell: Songs and Ballads of Cumbria, 1975. Linda ha imparato il canto da Gordeanna McCulloch. Una versione simile è stata raccolta in Oklahoma, Stati Uniti d’America, pubblicata in “Ballads and Folksongs of the Southwest” (1964).

ASCOLTA June Tabor ce la restituisce in una versione fuori dal tempo (su Spotify)


VERSIONE DI SIR WALTER SCOTT
I
My love he built me a bonny bower(1),
And clad it a’ wi’ lilye flour;
A brawer bower ye ne’er did see
Than my true love he built for me.
II
There came a man by middle day,
He spied his sport and went away,
And brought the king, that very night,
Who brake my bower and slew my knight.
III
He slew my knight to me sae dear,
He slew my knight and poin’d his gear;
My servants all for life did flee
And left me in extremitie.
IV
I sew’d his sheet, making my mane,
I watched the corpse myself alane,
I watched his body night and day;
No living creature came that way.
V
I took his body on my back,
And whiles I gaed, and whiles I sate;
I digg’d a grave and laid him in,
And happ’d him with the sod sae green.
VI
But think na ye my heart was sair
When I laid the moul on his yellow hair?
O think na ye my heart was wae
When I turn’d about, away to gae?
VII
Nae living man I’ll love again,
Since that my lovely knight is slain;
Wi’ ae lock of his yellow hair
I’ll chain my heart for evermair

Traduzione di Riccardo Venturi
I
Una bella camera(1) mi fece il mio amore (2), La rivestì tutta quanta di fiori di giglio; Più bella dimora non avreste mai visto Di quella che mi fece il mio amore.
II
Ma venne un uomo, venne in pieno giorno A spiare quello che lui faceva;
La notte stessa fece entrare il Re (3)
in camera, e uccise il mio cavaliere.
III
Il mio cavaliere, per me tanto amato,
Lo uccise e vendette tutte le sue cose;
I servi fuggiron per salvarsi la vita
E mi lasciarono in preda agli stenti.
IV
Cucii il suo sudario e gli cantai il lamento, Vegliai il suo corpo, lo vegliai da sola; Vegliai il suo corpo di giorno e di notte, Nessuno venne a vegliare con me. (4)
V
Presi il suo corpo, lo presi in spalla,
Facevo un passo e cadevo a sedere;
Scavai una fossa, ve lo posi dentro,
Lo ricoprii con le verdi zolle.
VI
V’immaginate la pena nel cuore
Quando di terra coprii i biondi capelli?
V’immaginate la pena nel cuore
Quando andai via, voltandomi indietro?
VII
Mai più nessuno avrà il mio amore
Perché il mio amato oramai giace ucciso; Con una ciocca dei suoi biondi capelli Ho incatenato il mio cuore per sempre

NOTE
1) bower si traduce come pergolato, ma nell’inglese medievale indicava la camera privata di una castellana
2)  William Cockburn di Henderland
3) Giacomo V di Scozia
4) La ballata testimonia la forza d’animo di una donna del Border, che si ritrova sola ad affrontare la morte del marito: da sola lo piange, lo veglia e lo seppellisce

SECONDA VERSIONE: OH ONO CHRIO

Le versioni settecentesche della ballata richiamano sempre il tema della vedova che da sola seppellisce il marito e promette eterno amore alla sua memoria. Il primo testo proviene da un manoscritto inedito, “A Choice Collection of Several Scots Miscellanie Poems and songs,” circa 1715.

Il secondo invece è collezionata nello “Scots Musical Museum” Volume I # 89 con il titolo “Oh ono chrio”, una nota di Robert Burns commenta ” On the murder of Glencoe“.
La melodia del “Scots Musical Museum ” è stata pubblicata in precedenza come “Oh Onochie O”, in J. Di Oswald ” ‘A Curious Collection of Scots Tunes’, “, Edimburgo, 1740, poi in J. Oswald “Caledonian Pocket Companion” (c 1758).

VERSIONE 1715
Was not I a weary May,
ohon ochie ho ohno ochie ho
A widow on my bridle day,
ohon ochie ho ….
That on that dark and fatal night
They brake my bower and slew my Knight
Just in my soft and Longing arms
Where I believ’d him safe from harms
They perced his senser[?] gentle breast
And Left me with sad grief opprest
And was but I a Weary wight
A Maid, wife, widow all in a night(1)
And after that my knight was slain
I could no longer there remain
With a fair suit of his yellow hair
Which bound my heart for ever mare (2)
I cut my hair and chang’d my name
From fair Alice to sweet William (3)
No soft tongued youth nor flattering swain
Shall e’re unloose that knot again
But through this wood or world I’le roam
To seek the joyes I lost at home

VERSIONE SMM Vol I
‘Oh was not I a weary wight!
Oh! ono chri oh! oh ono chri O!
Maid, Wife and Widow, in one night !
Oh! ono chri oh!..
When in my soft and yielding arms,
When most I thought him free from harms,
Even at the dead time  of the night,
They broke my bower, and slew my knight.
With ae lock of his jet black hair,
I’ll tye my heart for evermair;
Nae sly-tongued youth, or flatt’ring swain,
Shall e’er untye this knot again;
Thine still, dear youth, that heart shall be,
Nor pant for aught, save heaven and thee.

tradotto da Cattia Salto
Come sono infelice !
Oh! ono chri oh! oh ono chri O!
Fanciulla, moglie e vedova in una notte! (1) Oh! ono chri oh!..
Quando nelle mie delicate e amorevoli braccia
lo credevo ormai in salvo,
invece nell’ora più buia della notte
hanno violato la mia camera e ucciso il mio cavaliere.
Con una ciocca dei suoi neri capelli
ho legato il mio cuore per sempre;
nessun giovane dalla lingua sciolta o corteggiatore lusinghiero
dovrà mai sciogliere questo nodo;
sempre tuo, caro, questo cuore sarà
né alcune palpito, eccetto il cielo e te

NOTE
1) dal verso sembrerebbe che la dama si sia sposata il giorno stesso e la notte sia diventata vedova!
3)
verso preso dalla ballata

TERZA VERSIONE: ROBERT BURNS

The Highland Widow’s Lament (1794)
Scots Musical Museum, Vol. V, #498, page 514, 1796
Melodia “Ochon, ochon, och ri, e”

La rielaborazione di Robert Burn traghetta la vicenda nella causa giacobita e il dolore della vedova diventa il dolore degli Highlanders sconfitti a Culloden (1746): lei è costretta a scendere nelle Lowlands per cercare di sopravvivere. La repressione inglese fu totale nel tentativo di annientare i costumi e le tradizioni della Scozia: era finita l’era dei Clan..
ASCOLTA Lorna Campbell in Four Highland Songs 1966 — Transatlantic TRA EP 146 EP. Lorna modifica le ultime tre strofe omettendo ogni riferimento alla causa giacobita.

ASCOLTA Pur (Shona Anderson) in The Lassies’ Reply 2009


VERSIONE DI ROBERT BURNS 1794
I
Oh I am come to the low Countrie,
Ochon, Ochon, Ochrie(1)!
Without a penny in my purse,
To buy a meal to me.
II
It was na sae in the Highland hills,
Ochon, Ochon, Ochrie!
Nae woman in the Country wide,
Sae happy was as me.
III
For then I had a score o’kye(2),
Ochon, Ochon, Ochrie!
Feeding on you hill sae high,
And giving milk to me.
IV
And there I had three score o’yowes(3), Ochon, Ochon, Ochrie!
Skipping on yon bonie knowes(4),
And casting woo’ to me.
V
I was the happiest of a’ the Clan,
Sair(5), sair, may I repine;
For Donald was the brawest man,
And Donald he was mine.
VI
Till Charlie Stewart cam at last,
Sae far to set us free;
My Donald’s arm was wanted then,
For Scotland and for me.
VII
Their waefu’ fate what need I tell,
Right to the wrang did yield;
My Donald and his Country fell,
Upon Culloden field.
VIII
Ochon, O, Donald, Oh!
Ochon, Ochon, Ochrie!
Nae woman in the warld wide,
Sae wretched now as me.

Tradotto da  Cattia Salto
I
Oh, io sono venuta nelle Lowlands
Ochon ochon ochrie (1)
senza un soldo nella borsa
per comprarmi il pane
II
Non era così sulle colline delle Highlands Ochon ochon ochrie
nessuna donna in tutto il Paese
era felice come me
III
Perchè avevo 20 mucche (2)
Ochon ochon ochrie
che si nutrivano sul colle più in alto
e mi davano il latte.
IV
E avevo anche 60 pecore (3)
Ochon ochon ochrie
che saltellavano sulle colline erbose (4)
e mi davano la lana
V
Ero la più felice di tutti fra la mia gente
ahimè (5) ora mi lamento
perchè Donald era l’uomo più coraggioso e Donald era mio
VI
Quando Charlie Stewart venne infine
da così lontano per liberarci
il braccio del mio Donald fu richiesto
per la Scozia e per me
VII
Il loro terribile destino devo dirvi,
dritti alla sconfitta si consegnarono, il mio Donald e il suo Paese caddero nella Battaglia di Culloden
VIII
Ochon Oh Oh Donald
Ochon ochon ochrie
nessuna donna in tutto il mondo
è ora così triste come me.

NOTE
1) “Ochoin un righ: Ahimè per il capo!”
2) a score of kine= 20 mucche
3) yowes=ewes, pecore
4) knowes=knolls, hills, colline
5) sair= sore, dolente
FONTI
https://terreceltiche.altervista.org/war-songs-anti-war-songs/you-jacobites-by-name/
http://www.electricscotland.com/history/other/scott/border_widow.htm
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/boeb/boeb25.htm
http://www.burnsscotland.com/items/v/volume-i,-song-089,-page-90-oh-ono-chrio.aspx
http://chrsouchon.free.fr/widglenc.htm
http://chrsouchon.free.fr/widow.htm
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=1065&lang=it
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=4220

THE FAMOUS FLOWER OF SERVING MEN

“The famous flower of serving men” -in italiano “Il fiore famoso tra i servitori”- è una ballata collezionata dal professor Child nel suo “English and Scottish Popular Ballads” Volume II (1886) la cui provenienza parte dall’oscuro Medioevo, nella terra di frontiera tra Inghilterra e Scozia, teatro di sanguinose battaglie tra i Clan rivali: il Border.
Il testo più antico ritrovato è di Laurence Price (1656), ma Child ritiene che il substrato della leggenda sia ancora più remoto. La tradizione popolare ha comunque tramandato la ballata apportando molte varianti. In effetti l’andamento è tipico di una fiaba in cui l’eroina di nobili natali, viene messa alla prova da una serie di avversità e si ritrova senza marito e figli a dove badare alla propria vita.

PRIMA VERSIONE: CHILD # 106

Una notte un gruppetto di Border Reivers arrivano alla casa-fortezza del clan rivale per depredare, il marito viene ucciso e i servitori dispersi, così lei, sola, lo piange e seppellisce. Tutta questa parte è comune a un’altrettanto nota ballata intitolata però “The Lament of the Border Widow” .
donna-traveste-paggioElise, Elinor o Ellen, per sopravvivere e lasciare quelle terre sanguinose, si taglia i capelli, si traveste da uomo e con il nome di William va a lavorare alla corte del Re; il Re si sente inspiegabilmente attratto da quel bel servitore e lo nomina ciambellano.
Nel Medioevo tale mansione indicava il servizio delle stanze private del re, svolta dal cameriere personale del re, e solo in epoca più tarda si trasformò in un’alta carica di stato, la mansione di Tesoriere.

Un giorno, mentre il re è a caccia con tutta la sua corte, il dolce William suona il liuto e rivela la sua identità, ma un vecchio servitore, non visto, lo sente e riferisce tutto al re. La storia ha un lieto fine: il re finalmente comprende che l’affetto che provava per la bella Elinor era del tutto lecito e la sposa.

 

ASCOLTA Ewan MacColl


I
Come on ye ladies, great and small,
and hear unto me one and all,
and now I will let ye understand
What I have suffered in this land.
II
My father was as brave a lord
As ever Europe did afford;
My mother was a lady gay,
Bedeckt in gorgious of rich array
III
And I my self a lady fair,
My father’s chief and onely heir,
and when my good old father dy’d,
Then I was made a bonny bride.
IV
My love he built to me a bower(1),
Bedeckt with too many fragrant flower;
A braver bower did you never see
Then my true-love did build for me.
V
But there came thieves late in the night,
They brooked my bower, and slew my knight,
And after that my knight was slain,
no longer could I there remain.
VI
My servants all from me did flye,
In the midst of my extremity,
And left me by my self alone,
With a heart colder then any stone.
VII
But all my heart was full of care,
Heaven would not suffer me to despair;
so than in hast I chang’d my name
From Fair Ellen to Sweet William.
VIII
Than one a day it chanced it so
That I untill the king’s court did go.
And so much favour I did crave
That I a servant place might have.
IX
‘Stand up, brave youth, the king replyd,
‘Thy service shall not be denyd;
But first tell me what thou canst do;
Thou shalt be fitted thereunto.
X
Wilt thou be taster of my wine,
To wait on me upon when I dine?
‘Or wilt thou be my chamberlain,
To make my bed both soft and fine?
XI
Sweet William, with a smiling face,
Said to the king, If’t please your grace
To show such favour unto me,
Your chamberlain I fain would be.
XII
The king did all his nobles call,
To ask the counsel of them all,
Who gave consent Sweet William he
The king’s own chamberlain should be.
XIII
Than one a day it happened so
that the king did a hunting go,
he carried with him his noble train,
Sweet William did at home remain.
XIV
And when he saw the coast was clear,
He took a lute that he had there.
And loud he flit a melodies
Which made an old man heart rejoyce
XV
“I had my company fair and free,
Continually to visit me.
But now, alas! my husband’s dead,
since I become a serving-man.”
XVI
At last the king from hunting came,
He called upon the good old man,
‘What news, what news, -the king did say-
‘What news hast thou for me today?’
XVII
‘Brave news,’ the old man he did say;
‘Sweet William is a lady gay.’
But when the king the truth had found,
His joys did more and more abound;
XVIII
And then, for fear of further strife,
He took Sweet William for his wife;
The like before was never seen,
A serving-man to be a queen.
Tradotto da Cattia Salto (*)
I
Venite voi dame, grandi e piccini
e ascoltatemi tutti,
e ora vi spiegherò
ciò che ho patito su questa terra
II
Mio padre era un lord coraggioso
che mai Europa dispose,
mia madre era una bella dama
ornata in abiti sfarzosi
III
E io stessa una dama graziosa,
di mio padre il  capo e solo erede,
e quando il mio vecchio buon padre morì, allora divenni una bella sposa.
IV
Una bella camera(1) mi fece il mio amore,
la rivestì tutta quanta di fiori fragranti;
più bella dimora non avreste mai visto
di quella che mi fece il mio amore.
V
Ma vennero dei ladri a notte
fonda
distrussero la mia torre, e uccisero il mio cavaliere
e dopo che il mio cavaliere fu ucciso
più a lungo non potevo  restare là.
VI
I servi fuggiron per salvarsi la vita
e in preda agli stenti.
mi lasciarono da sola
con un cuore più freddo del sasso
VII
Ma il cuore mi diceva per certo
che il cielo non mi avrebbe lasciato nella disperazione, così in fretta cambiai il mio nome
da Elena la Bella in William il bello (2)
VIII
Allora da un giorno all’altro le cose cambiarono così fino alla corte del re andai e con sì tanta grazia implorai
che ebbi un posto da servitore
IX
Alzati, giovane coraggioso – il re replicò-
non posso rifiutare il tuo servizio;
ma prima dimmi cosa potresti fare
che ti sia adeguato?
X
Vorresti degustare il mio vino,
o servirmi mentre ceno?
O vorresti essere il mio cameriere
che mi prepara un bel letto soffice?
XI
Il bel William, con il volto sorridente
disse al re “Se piace a vostra grazia
mostrarmi tanto favore
il vostro cameriere mi diletterebbe essere
XII
Il re chiamò i suoi nobili per chiedere il parere di tutti che approvassero il bel William a diventare il cameriere personale del re
XIII
Un bel giorno accadde
che il re andò a caccia
portandosi dietro il suo seguito,
e il bel William rimase a casa
XVI
Quando vide che la costa era libera,
prese un liuto che aveva lì e forte innalzò una melodia (3) che fece rinascere il cuore di un vecchio
XV
Avevo il mio clan orgoglioso e libero
di continuo in visita.
Ma ora ahimè, mio marito è morto
da che sono diventata un servitore
XVI
Alla fine il re dalla caccia ritornò
e chiamò il buon vecchio
Quali novità, quali novità
il re disse-
quali novità hai per me oggi?
XVII
Una buona notizia – il vecchio disse-
il bel William è una bella Dama
ma quando il re conobbe la verità
la sua gioia man mano lo abbandonava
XVIII
e così per paura di ulteriori angosce
prese il bel William in moglie
una cosa così non è mai stata vista prima, un servitore diventare regina

NOTE
* tratta dalla traduzione di Riccardo Venturi (qui)
1) non era insolito confondere per l’assonanza la parola tower con bower, in questo caso è evidentemente una torre, la tipica casa-torre detta anche peel tower o bastle house, costruita lungo il Border per difendersi meglio dalle razzie dei clan rivali. Era una specie di torre vedetta e di segnalazione riservata anche ad uso abitativo dei piccoli proprietari terrieri
2) Il tema della fanciulla che si taglia i capelli e si traveste da uomo per affrontare le avversità della vita è antico e comune alle ballate scandinave come pure il lieto fine che si conclude con il matrimonio (vedi).
3) nella sua semplificazione delle strofe Ewan MacColl ha aggiunto questo verso senza mantenere le rima (peccato!)
Upon the lute Sweet William plaid,
And to the same he sung and said,
With a pleasant and most noble voice,
Which made the old man to rejoyce

SECONDA VERSIONE: LA FIABA DELLA CERVA BIANCA E DELLA REGINA CATTIVA

Martin Carthy ha rielaborato il testo di Child integrandolo con alcuni frammenti di The Lament of the Border Widow, così scrive nelle note dell’album Shearwater “There is a whole group of songs and stories in which the heroine, seeking to hide some shame, takes on a disguise. In Fairy stories, this has come out in, among others, the German tale Catskin, and the English Cap o’ Rushes, (more properly Cap of Ashes?). In song, one of the forms it has taken is the one known on broadsides as The Lady turned Serving Man, and in drastically curtailed form to Bishop Percy, Sir Walter Scott and Johnson, as The Famous Flower of Serving Men, or The Lament of the Border Widow.“Having first read The Famous Flower and been fired with enthusiasm, I was sobered by reading the rather pedestrian text of the Broadside, which immediately followed, and gave the story an ending, because it simply did not match – either in intensity or in elegance – the considerably older, shortened version, and decided to try and tell it in my own way. The tune came from Hedy West, who sings it to an American song called The Maid of Colchester.”

biche-blancheIn questa versione però gli orrori delle razzie dei Border Rivers sono trasfigurati nella fiaba e la parte del cattivo spetta alla madre o matrigna della protagonista: come la regina cattiva di Biancaneve, manda i suoi sgherri a uccidere la famiglia della figliastra, non è ben chiaro come la fanciulla riesca a salvarsi (forse lasciata volutamente in vita come una raffinata forma di crudeltà), ma marito e figlioletto vengono massacrati e lei, sola, li piange e seppellisce.

Ed ecco che arriva la parte magica: mentre il re si trova a caccia, una cerva bianca (vedi) lo guida nel folto della foresta presso le tombe e un uccello (una colomba bianca) gli racconta tutta la storia. Il re così rimette le cose a posto, sposa la fanciulla e manda al rogo la matrigna.

ASCOLTA Martin Carthy in Shearwater 1972

Melodia “Maid of Colchester” versione di Hedy West


I
My mother did me deadly spite,
for she sent thieves in the dark of the night
Put my servants all to flight,
they robbed my bower, they slew my knight
II
They couldn’t do to me no harm
so they slew my baby in my arm
Left me nought to wrap him in
but the bloody sheet that he lay in
III
They left me nought to dig his grave
but the bloody sword that slew my babe
All alone the grave I made,
and all alone the tears I shed
IV
And all alone the bell I rang,
and all alone the psalm I sang
I leaned my head all against the block and there I cut my lovely locks
V
I cut my locks and I changed my name
from Fair Eleanor to Sweet William
Went to court to serve my king
as the famous flower of serving men
VI
So well I served my lord the king
that he made me his chamberlain
He loved me as his son
the famous flower of serving men
VII
Oft time he’d look at me and smile,
so swift his heart I did beguile
And he blessed the day that I became the famous flower of serving men
VIII
But all alone in my bed at e’en,
there I dream a dreadful dream
I saw my bed swim with blood
and I saw the thieves all around my head
IX
Our king has to the hunting gone,
he’s ta’en no lords nor gentlemen
He’s left me there to guard his home,
the famous flower of serving men
X
Our king he rode the wood all around,
he stayed all day but nothing found
And as he rode himself alone,
it’s there he saw the milk-white hind
XI
The hind she broke, the hind she flew, /the hind she trampled the brambles through/ First she’d melt, then she’d sound,/ sometimes before, sometimes behind
XII
Oh what is this, how can it be,
such a hind as this I ne’er did see
Such a hind as this was never born
I fear she’ll do me deadly harm
XIII
And long, long did the great horse turn/ for to save his lord from branch and thorn
But long ere the day was o’er
they tangled all in his yellow hair
XIV
All in a glade the hind drew nigh,
the sun shone bright all in her eye
He sprang down, sword drew,
she vanished there all from his view
XV
And all around the grass was green
and all around where a grave was seen
And he sat himself all on the stone,
great weariness it seized him on
XVI
Great silence hung from tree to sky,
the woods grew still, the sun hung fire/ As through the wood the dove he came,/ as through the wood he made his moan
XVII
Oh the dove he sat down on a stone,
so sweet he looked, so soft he sang
Alas the day my love became
the famous flower of serving men
XVIII
The bloody tears they fell as rain
as still he sat and still he sang
Alas the day my love became
the famous flower of serving men
XIX
Our king cried out and he wept full sore,
so loud unto the dove he did call
Oh pretty bird, come sing it plain
XX
Oh it was her mother’s deadly spite,
for she sent thieves in the dark of the night /They come to rob, they come to slay,/ they made their sport, they went their way
XXI
And don’t you think that her heart was sore as she laid the mould on his yellow hair/ And don’t you think her heart was woe as she turned her back away to go
XXII
And how she wept as she changed her name
from Fair Eleanor to Sweet William
Went to court to serve her king
as the famous flower of serving men
XXIII
The bloody tears they lay all around,
he’s mounted up and away he’s gone
And one thought filled his mind,
the thought of her that was a man
XXIV
And as he’s rode himself alone
a dreadful oath he there has sworn
That he would hunt her mother down/ as he would hunt the wildwood swine.
XXV
For there’s four and twenty ladies all, and they’re all playing at the ball
But fairer than all of them is
the famous flower of serving men
XXVI
Oh he’s rode in, into his hall,
and he’s rode in among them all
He’s lifted her to his saddle brim
and there he’s kissed her cheek and chin
XXVII
The nobles stood and they stretched their eyes, the ladies took to their fans and smiled
For such a strange homecoming
no gentleman had ever seen
XXVIII
And he has sent his nobles all,
and to her mother they have gone
Ta’en her that did such wrong,
they’ve lain her down in prison strong
XXIX
And he’s brought men up from the corn, and he’s sent men down to the thorn
All for to build a bonfire high,
all for to set her mother by
XXX
Bonny sang the morning thrush
all where he sat in yonder bush
But louder did her mother cry in the bonfire where she burned close by
XXXI
For there she stood all among the thorn and there she sang her deadly song Alas the day that she became
the famous flower of serving men
XXXII
For the fire took first all on her cheek,
and there it took all on her chin
It spat and rang in her yellow hair
and soon there was no life left in
Tradotto da Cattia Salto
I
Mia madre mi fece un terribile torto
perchè mi mandò dei ladri nel cuore della notte
che hanno fatto fuggire tutti i miei servitori, hanno distrutto la mia casa, ucciso il mio cavaliere.
II
Ma non potevano farmi del male, così mi uccisero il bambino in braccio e non mi lasciarono niente con cui avvolgerlo se non il lenzuolo insanguinato in cui giaceva
III
Non mi lasciarono nulla con cui scavare la sua tomba, solo la spada insanguinata che uccise il mio bambino.
Da sola scavai la fossa
e da sola versai le lacrime.
IV
E da sola suonai la campana
e da sola  recitai i salmi
chinai la mia testa sul ceppo
e tagliai i miei bei riccioli
V
Mi tagliai i capelli e cambiai
il nome
da Eleonora la bella in William il bello
e andai a corte a servire il mio re
come il fior fiore dei servitori
VI
Così bene servii il re mio signore
che mi fece suo ciambellano
e mi amò come un figlio
il fior fiore dei servitori.
VII
Spesso mi guardava e sorrideva
così presto il suo cuore incantai
ed egli benedì il giorno in cui
divenni
il fior fiore dei servitori
VIII
Ma tutta sola nel letto di sera
sognai un sogno terribile
vidi il letto bagnato di sangue
e vidi i ladri tutti intorno al
mio capezzale.
IX
Il nostro Re è andato a caccia
non ha preso Lord o cavalieri
mi ha lasciata qui a custodire la sua
casa
il fior fiore dei servitori
X
Il nostro re cavalcò nei dintorni del bosco
e vi rimase tutto il giorno senza trovare nulla
e mentre cavalcava tutto solo
vide una cerva bianca come il latte
XI
La cerva scappava, la cerva volava
via, la cerva calpestava i rovi
prima scompariva, poi lanciava un richiamo
a volte davanti, a volte dietro
XII
“Che cos’è, com’è possibile?
Non ho mai visto una cerva come questa
una tale cerva non è mai nata (1),
temo che mi porterà un male mortifero
XIII
Tante volte il grande cavallo svoltò
per salvare il suo padrone dai rami e dalle spine
ma molto prima che la giornata finisse
si aggrovigliarono ai suoi capelli biondi
XIV
In una radura la cerva si avvicinò,
il sole splendeva luminoso nei suoi occhi,
egli balzò giù e sguainò la spada
e lei scomparve di colpo alla sua vista.
XV
E l’erba era verde tutt’intorno
tutt’intorno dove c’era stata
una tomba
e lui si sedette sulla pietra
preso da una grande stanchezza.
XVI
Un grande silenzio scese sugli alberi dal cielo
il bosco immobile e il sole di fuoco,
mentre dal  bosco venne una colomba (2)
e dal bosco lanciò il suo richiamo.
XVII
La colomba si fermò su una pietra
così bella sembrava, così soave cantava “Ahimè il giorno in cui il mio amore è diventato il fior fiore dei servitori
XVIII
Lacrime di sangue cadevano come pioggia
mentre immobile cantava
Ahimè il giorno in cui il mio amore è diventato il fior fiore dei servitori
XIX
Il nostro re gridò e pianse pieno
di dolore
così forte verso la colomba che la chiamò
O bell’uccello, vieni a raccontare tutto”
XX
Oh fu la la cattiveria mortale della madre
che mandò dei ladri nel cuore della notte
vennero a depredare,
vennero a uccidere (3)

fecero i loro comodi e ripresero la loro strada.
XXI
Non credi che il suo cuore fosse dolorante
mentre si cospargeva i biondi capelli di cenere
e non credi che il suo cuore soffrisse
mentre voltava le spalle per andarsene?
XXII
E come piangeva mentre si cambiò
il nome

da Eleonora la bella a William il bello,
andò a corte a servire il suo re
come il fior fiore dei servitori
XXIII
Lacrime di sangue si sparsero tutt’intorno
(la colomba) volo in alto e andò via
e un pensiero gli riempì la mente
il pensiero di lei che era un uomo.
XXIV
Così mentre correva da solo
un patto terribile giurò
che avrebbe ucciso la madre
così come dava la caccia
ai porci nel bosco
XXV
C’erano in tutto 24 fanciulle
che giocavano alla palla (4)
ma la più bella tra loro era
il fior fiore dei servitori
XXVI
Lui cavalcò verso il castello
e corse in mezzo a loro
e la sollevò sul bordo della sella
e la baciò
sulla bocca. (5)
XXVII
I nobili si alzarono e strizzarono gli occhi
e le dame presero i loro ventagli (6) e sorrisero
per un tale inusuale ritorno a casa
che nessun cavaliere aveva mai visto.
XXVIII
E lui mandò tutti i suoi nobili,
dalla madre di lei andarono
la presero in malo modo
e la portarono in una prigione
sicura.
XXIX
E lui mandò gli uomini nei campi
e li mandò tra i rovi
perchè costruissero un falò alto
perchè fosse tutto pronto per la madre di lei.
XXX
Dolcemente cantò il tordo del mattino
dove stava posato su un cespuglio
ma più forte gridò la madre di lei nel falò
dove bruciava.
XXXI
Perchè lei stava tra le spine
e cantava la sua canzone terribile
Ahimè il giorno che lei divenne
il fior fiore dei servitori
XXXII
Così il fuoco prese prima tutta la sua guancia
e poi prese tutto il suo mento
divampò tra i suoi capelli biondi
e presto non rimase vita in lei

NOTE
le strofe da I a V sono riportate dalla Signora Barnard di Derry come comunicate dal figlio a Percy nel 1776 “Mrs. Barnard makes this note: I remember to have seen a printed ballad, at least seventy years since, in which this was containd, as sung by a youth, overheard by a king he servd, and exalted to become his queen. I fancy these scenes were in Germany, by the names. Percy regards the verses as a “fragment of an older copy than that printed of ‘The Lady turnd Serving-Man.'” The English and Scottish Popular Ballads: Vol. 3 1964
1) la cerva non è una creatura mortale, ma un essere magico e infatti è bianca come tutti i servitori delle fate. IN latre versioni si tratta di un cigno
2) la colomba è l’anima del marito e svolge il ruolo di narratore della storia
3) si riferisce agli autori del misfatto evidentemente dei banditi prezzolati o dei taglia gole che vivevano e si nascondevano nei boschi
4)
 il gioco della palla è un tipico passatempo dei ragazzi e delle giovinette nelle ballate medievali e veniva praticato nelle vie cittadine o nei parchi dei castelli
5) è buffo come nella ballate non si parli mai di appassionati baci sulla bocca, ma spesso si usi un eufemismo: tra la guancia e il mento c’è per l’appunto la bocca
6) il ventaglio era un accessorio alla moda fin dal medioevo anche se fu il 600 a consacrarlo come inseparabile oggetto di seduzione femminile

FONTI

http://71.174.62.16/Demo/LongerHarvest?Text=ChildRef_106
http://www.joe-offer.com/folkinfo/songs/205.html
http://www.gutenberg.org/files/38845/38845-h/38845-h.html
#the-lament-of-the-border-widow

http://sniff.numachi.com/~rickheit/dtrad/pages/tiFLRSERV2;ttFLRSERV2;
ttFLWSERV2.html

http://mainlynorfolk.info/martin.carthy/songs/famousflowerofservingmen.html

GEORDIE BALLAD

La ballata di Geordie  Child ballad # 209 ha avuto grande diffusione in tutte le isole britanniche dando luogo a numerosissime varianti ed è stata tradotta anche in molte altre lingue, le varianti inglesi fanno di Geordie un bracconiere, mentre quelle scozzesi lo ritraggono nei panni di un nobile fuorilegge che si è ribellato alla Corona (vedi seconda parte).
amazzone
Nell’Inghilterra medievale la caccia di frodo nelle tenute e nelle riserve reali era punita con la pubblica impiccagione, ma al giovane Geordie viene riservato il privilegio di essere impiccato con una corda d’oro [impropriamente trasformata nella ballata in una “golden chain“] (o d’argento) a causa delle sue origini aristocratiche (probabilmente era un figlio cadetto o un figlio naturale di discendenza reale).
Nemmeno la supplica della giovane e innamorata moglie di Geordie riesce a fare breccia nel cuore del giudice. Colpisce l’immaginario la folle cavalcata della donna che si precipita in città per salvargli la vita

ASCOLTA curioso medley delle varie melodie e testi con immagini d’epoca

GEORDIE VERSIONE AMERICANA

La prima versione di successo internazionale della ballata è probabilmente quella live del 1962 di Joan Baez (che le valse il disco d’oro)

ASCOLTA Joan Baez, 1962

ASCOLTA Alice Castle live

VERSIONE JOAN BAEZ
As I walk’d o’er London Bridge
One misty morning early
I overheard a fair pretty maid,
Was lamenting for her Geordie.
“O, my Geordie will be hang’d in a golden chain,
‘tis not the chain of many,
He was born from King’s royal breed
And lost to a virtuous lady.
Go bridle me my milk-white steed,
Go bridle me my pony,
I will ride to London’s Court
To plead for the life of Geordie.
O Geordie never stole nor cow, nor calf,
He never hurted any,
Stole sixteen of the King’s royal deer
And he sold them in Bohenny.
Two pretty babes have I born,
The third lies in my body,
I’d freely part to them ev’ry one
If you’d spare the life of Geordie.”
The judge look’d over his left shoulder,
He said, “Fair maid, I’m sorry,
So, fair maid, you must be gone,
For I cannot pardon Geordie.”
O my Geordie will be hang’d in a golden chain,
‘tis not the chain of many,
Stole sixteen of the King’s royal deer
And he sold them in Bohenny.
Traduzione italiano di Riccardo Venturi
Mentre attraversavo il Ponte di Londra
Una nebbiosa mattina, presto
Sentii per caso una bella fanciulla
Che si lamentava per il suo Geordie.
“Impiccheranno Geordie con una corda d’oro (1) .
Non è una catena per molti;
È nato da stirpe reale
E fu affidato (2) a una dama virtuosa.
Mettete le redini al mio bianco cavallo,
Mettete le redini al mio pony;
Cavalcherò fino alla Corte di Londra
A implorare per la vita di Geordie.
Geordie mai rubò una mucca o un agnello,
Non ha mai fatto del male a nessuno (3);
Ha rubato sedici cervi del Re (4)
E li ha venduti a Bohenny (5).
Ho partorito due bei bambini,
Il terzo lo porto in grembo;
Darei volentieri tutti e tre
Se salvaste la vita di Geordie.”
Il giudice (6) si guardò la spalla sinistra (7),
Disse, “Mi dispiace, bella fanciulla;
Bella fanciulla, te ne devi andare
Perché non posso perdonare Geordie.”
Impiccheranno Geordie con una catena d’oro, (8)
Non è una catena per molti;
Ha rubato sedici cervi del Re
E li ha venduti a Bohenny.

NOTE
1) sorge spontanea la domanda se la corda d’oro sia una leggenda o una prassi non proprio insolita per il tempo. Così F. Calza, “101 storie su Genova che non ti hanno mai raccontato”, Newton Compton Ed., 2016 riporta di un’impiccagione altrettanto singolare di un ladro (e nemmeno nobile) che aveva rubato la spada con fodero e pomo d’oro donata da papa Paolo III all’ammiraglio Andrea Doria di Genova e sepolta con lui; venne accusato tale Mario Calabrese, un sotto comito delle galee della Repubblica (un sotto ufficiale addetto alla manovra delle vele e ad altri servizi) e impiccato con un cappio d’oro proprio davanti alla chiesa di San Matteo .
2) tradotto anche come “sposato” o “innamorato” oppure “perse la testa per” la frase così diventa “perse la testa per una donna virtuosa”: si avvalora così l’ipotesi avanzata da Buchan che “Geordie” fosse Sir George Gordon of Gight (1514-1562), quarto conte di Huntly, il figlio di Margaret Stewart (figlia illegittima di Giacomo IV), imprigionato per essere entrato nelle grazie della moglie del Signore di Bignet una donna da bene precisa il narratore; il Venturi traduce “fu affidato” un termine con cui  ci si riferisce alla balia a cui viene affidato un bambino e più impropriamente ad una moglie. Nella versione trascritta da Bob Waltz (qui) si dice “And courted a virtuous lady”
3) in alcune versioni di questo filone ritrovare in America è lo stesso Geordie a dire “I’ve never murdered any;
Stole sixteen of the king’s royal deer,
And sold them in Bohenny”
E’ interessante notare che Geordie o sua moglie negano l’accusa di furto di bestiame e di brigantaggio, che lo metteva nel mucchio degli “outlaw” dediti anche al bracconaggio (vedi)
4) quando i boschi da terra di tutti divennero di proprietà esclusiva del re o del signorotto locale nacque il bracconaggio di sussistenza. Ma nel Seicento il bracconaggio era diventata una forma di protesta contro l’autorità ed era praticato non tanto dai poveracci dei villaggi quanto dai nobili scapestrati. Le zone più colpite dal bracconaggio tra la fine del Settecento e l’Ottocento furono quelle delle Midlands e dell’Inghilterra del sud: Suffolk, Norfolk, Sussex, Wiltshire, Oxfordshire e Devon
5) Bohenny: Nessuna città o paese con tale nome è mai stata trovata in Gran Bretagna; una versione inglese ha però Newcastle, il che potrebbe far supporre qualche collegamento con la vicenda dell’impiccagione del bracconiere George Stools, avvenuta nel 1610. Da notare che Geordie è il nome con cui vengono chiamati gli abitanti di Newcastle-upon-Tyne (contea di Tyne e Wear – Northumbria): Geordie male, è il “maschio tipico di Newcastle” fannullone e dedito alla birra, rappresentato da Reg Smythe nella figura di Andy Capp. Esiste però, in Scozia, una Bohenie vicino a Pitlochrie.
6)  il giudice di contea era spesso lo stesso nobile derubato dal bracconiere e quindi poco incline al perdono. Il giudice avrebbe dovuto tener conto delle “attenuanti” come per l’appunto il numero dei figli. Se oggi noi tendiamo a interpretare la frase come memento “la legge è uguale per tutti” non così era la motivazione del tempo, perchè bastava la grazia del re per perdonare anche il più turpe assassinio. Il motivo per cui il giudice non può perdonare Geordie non è certo perchè deve  essere giusto!
7) l’espressione guardarsi le spalle (to look over one’s shoulder) indica la sensazione di un pericolo imminente, ma in questo caso significa “distogliere lo sguardo”
8) I primi bracconieri venivano tranquillamente uccisi sul posto dai guardiacaccia e probabilmente i loro corpi lasciati in pasto alle bestie selvatiche del bosco, successivamente le pene prevedevano l’incarcerazione e/o l’amputazione della mano (o l’abbacinamento)  fino alla pena capitale quando gli animali erano della riserva di caccia del Re. In Inghilterra con la Magna Charta libertatum (1215) vennero abolite le pene per la caccia di frodo, ma nella prassi quotidiana i giudici della contea (ovvero gli stessi nobili “derubati”) raramente erano ben disposti verso i bracconieri. Le condanne  però vennero mitigate nei secoli successivi e nel settecento il bracconiere rischiava solo la detenzione in carcere per qualche mese e/o le frustate. Era inoltre possibile pagare una multa (anche se salata) per riavere la libertà. Nel tardo Cinquecento la caccia al cervo (come veniva chiamata la caccia di frodo) era un’occupazione comune dei giovani e definita un “grazioso servizio”

La “Geordie” settecentesca, secondo quanto scrive Francis James Child, veniva venduta agli angoli delle vie di Londra per un penny. La triste vicenda del giovane bracconiere che viene condannato all’impiccagione con la giovane sposa (già madre di un paio di “pretty babies” ed incinta del terzo) che si reca ad implorare a corte per la sua vita, sembra che abbia avuto un successo clamoroso: “The broadside was sold out in three days and had to be continuously reprinted”, scrive il Child…
Poiché le “broadside ballads” trattavano usualmente di avvenimenti di cronaca (nera, e nei modi piu’ splatter possibili; una vera e propria “Cronaca Vera” dell’epoca), più d’un londinese cominciò ad inveire contro chi condannava a morte un ragazzo per avere rubato dei cervi e, il 17 agosto 1748, si rischio’ una mezza rissa quando un assembramento “pro-Geordie” venne sciolto con la forza vicino al Blackfriars Bridge (proprio quello dove fu ritrovato il cadavere del banchiere Calvi). Insomma, tutti ancora trovavano del tutto normale che un bracconiere potesse essere messo a morte; e questo la dice lunga su quel che dev’essere stata la guerra al bracconaggio. (Riccardo Venturi)
Nell’Ottocento invece il bracconiere rischiava la deportazione in qualche colonia penale (la meta preferita l’Australia continua)

GEORDIE VERSIONE INGLESE

ASCOLTA Anais Mitchell & Jefferson Hamer in Child Ballad 2013


As I walked out over London bridge
On a misty morning early
I overheard a fair pretty maid
Crying for the life of her Geordie
“Saddle me a milk white steed
Bridle me a pony
I’ll ride down to London town
And I’ll beg for the life of my Geordie”
And when she came to the courthouse steps/ The poor folks numbered many
A hundred crowns she passed around
Saying, “Pray for the life of my Geordie
He never stole a mule or a mare
He never murdered any
If he shot one of the king’s wild deer
It was only to feed his family”
And then she strode through the marble hall/ Before the judge and the jury/ Down on her bended knee she falls/ Crying for the life of her Geordie
“He never stole, he never slew
He never murdered any
He never injured any of you
Spare me the life of my Geordie”
The judge looked over his left shoulder/He says, “I’m sorry for thee
My pretty fair maid, you’ve come to late/ He’s been condemned already”
“But six pretty babes I had by him
The seventh one lies in my body
And I would bear them all over again
If you give me the life of my Geordie”
“Your Geordie will hang in a silver chain
Such as we don’t hang many
And he’ll be laid in a coffin brave
For your six fine sons to carry”
“I wish I had you in a public square
The whole town gathered around me
With my broad sword and a pistol too
I’d fight you for the life of my Geordie”
Traduzione italiano di Cattia Salto *
Mentre attraversavo il Ponte di Londra
nella prima nebbia del mattino
sentii per caso una bella fanciulla
che si lamentava per la vita di Geordie.
Sellatemi un cavallo bianco,
mettete le redini al pony;
Cavalcherò fino a Londra
a implorare per la vita di Geordie.
E quando arrivò ai piedi del tribunale
c’era molta povera gente,
passò davanti a un centinaio di teste coronate dicendo “Vi supplico per la vita di Georgie, mai rubò un mulo o una giumenta, non ha mai ucciso nessuno;
se ha ucciso uno dei cervi del Re
è stato solo per sfamare la famiglia
Poi attraversò il salone di marmo
davanti al giudice e alla giuria
si gettò in ginocchio
lamentandosi per la vita di Geordie
Non ha mai rubato, né ucciso,
e nemmeno ha mai assassinato
nè offeso nessuno di voi
risparmiate la vita del mio Geordie
Il giudice (1)  distolse lo sguardo
e disse, “Mi dispiace per voi;
bella fanciulla, siete arrivata troppo tardi
è già stato condannato .”
Ho partorito sei bei bambini,
il settimo lo porto in grembo;
li partorirei di nuovo (2)
se salvaste la vita del mio Geordie.”
“Il vostro Geordie sarà impiccato con una catena d’argento (3),
non è una  catena per molti

e sarà deposto in una bella bara
da portare ai vostri cari sei figli.
Vorrei vedervi in una pubblica piazza
con tutta la città riunita introno 
con il mio spadone e anche la mia pistola a lottare conto di voi per la vita di Geordie (4)

NOTE
* dalla versione di Riccardo Venturi
1) il giudice di contea era spesso lo stesso nobile derubato dal bracconiere e quindi poco incline al perdono. Il giudice avrebbe dovuto tener conto delle “attenuanti” come per l’appunto il numero dei figli, ma evidentemente persegue altri interessi e per questo distoglie lo sguardo dalla dama
2) ossia ne metterei al mondo altri sei: la donna fa appello al numero dei figli e a un nascituro perchè erano tra le motivazioni che potevano aver spinto l’uomo al reato
3) una variante della corda d’oro
4) non tanto una sfida a singolar tenzone quanto l’eco di una minacciata ribellione del clan Gordon (vedi versione della ballata di Robert Burns qui)

GEORDIE VERSIONE ITALIANA DI FABRIZIO DE ANDRE’

De Andrè scrive una versione in italiano della ballata inglese, all’epoca ascoltando la traduzione di Maureen Rix ( rintracciata e intervistata da Walter Pistarini per il secondo libro “Fabrizio De André. Canzoni nascoste, storie segrete”) dell’arrangiamento di Joan Baez.
La conoscenza tra i due fu del tutto fortuita, Maureen lavorava come insegnante d’inglese alla scuola parastatale Pareto Ligure in Sampierdarena, (Genova) dove Fabrizio svolgeva la mansione di amministratore (guarda caso il padre Giuseppe era il proprietario della scuola) e i due condividevano l’interesse per la musica tradizionale. Nell’estate del 1965 Fabrizio chiese a Maureen di cercare dischi di musica tradizionale inglese e portarli in Italia durante la sua vacanza a Londra e di ritorno mentre ascoltavano le canzoni lei si mise a canticchiare Geordie..
ASCOLTA Fabrizio De Andrè&Maureen Rix 1966

ASCOLTA Angelo Branduardi in Il rovo e la rosa 2013, un omaggio a De Andrè

I
Mentre attraversavo London Bridge
un giorno senza sole
vidi una donna pianger d’amore,
piangeva per il suo Geordie.
II
Impiccheranno Geordie con una corda d’oro,
è un privilegio raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro.
III
Sellate il suo cavallo dalla bianca criniera
sellatele il suo pony
cavalcherà fino a Londra stasera
ad implorare per Geordie
IV
Geordie non rubò mai neppure per me
un frutto o un fiore raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro.
V
Salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso,
non ha vent’anni ancora
cadrà l’inverno anche sopra il suo viso,
potrete impiccarlo allora (1)
VI
Nè il cuore degli inglesi nè lo scettro del re
Geordie potran salvare,
anche se piangeran con te
la legge non può cambiare (2)“.
VII
Così lo impiccheranno con una corda d’oro,
è un privilegio raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro.

NOTE
1) tutta la parte femminile è una delicata rielaborazione di De Andè, meno interessato alla realtà dei processi d’epoca medievale e più a suscitare l’empatia del pubblico giovanile di quegli anni
2) De Andrè mette in bocca al giudice una sentenza di pietra “la legge non può cambiare“,  il tema della giustizia è ricorrente nelle canzoni di De Andrè, e qui la legge è suprema, al di sopra di tutto e tutti, nella sua “assoluta” imparzialità, è il principio di autorità che è stato leso con il furto dei cervi del re, un ordine stabilito da Dio.  Ed ecco che riaffiorano le ragioni del cuore e dell’umanità “calpestate” da una giustizia cieca, che non può provare pietà neanche di fronte all’amore più puro.

la versione scozzese continua

BRACCONIERI, FORESTE, OPPOSIZIONE di Riccardo Venturi

Nel poemetto “Piers Plowman” (“Pietro l’Aratore”) di William Langland, scritto in medio inglese nel XIV secolo, vi e’ un famoso passo in cui un contadino si domanda come mai tutti i nomi di animali vivi siano inglesi, mentre quando vengono cucinati diventano francesi. Così l’inglese “pig”, cucinato, diventa “pork”; il “calf” (vitello) diventa “veal” (francese antico “vel”, moderno “veau”); il “deer” (cervo) diventa “cerf” (non più in uso nell’inglese moderno); e così via.
La risposta e’ semplicissima: l’allevamento e la caccia servivano alle tavole dei re e dei ricchi; i quali re e ricchi, nell’Inghilterra di allora, parlavano francese. Per tre secoli, dalla conquista normanna di Guglielmo con la battaglia di Hastings fino al 1362, data meno nota ma che segna il ristabilimento ufficiale della lingua inglese (nel frattempo modificatasi enormemente in seguito all’influsso francese) come lingua di corte ed amministrativa, il francese e’ la lingua delle classi dominanti, mentre il disprezzato inglese e’ la lingua del popolo, delle classi piu’ umili, dello “strato basso”.
Quelli, insomma, che gli animali li devono allevare per farli mangiare agli altri. E di quelli che non possono piu’ andare a cacciare liberamente nelle foreste, per sfamarsi e sfamare le loro famiglie, perche’ nel frattempo una classe dominante ha importato la “nobile arte” della caccia come “sport” di élite, chiudendo le foreste ai poveracci e organizzando il proprio divertimento (che e’ anche forma di addestramento militare) con battitori, cani, cavalli e servi. Nasce cosi’ la “caccia di frodo“, il bracconaggio; una cosa che nell’Inghilterra anglosassone prenormanna non esisteva assolutamente. E viene, da subito, sottoposta a leggi severissime. Le foreste, mezzo di sostentamento delle classi popolari non soltanto con la caccia, diventano luoghi di esclusiva proprieta’ del re e delle classi aristocratiche. Ancora in epoca elisabettiana, la maggior parte del territorio inglese e’ ricoperta da fitte boscaglie; logico, quindi, che in quella che, con tutti le cautele del caso, puo’ essere definita “coscienza popolare”, le foreste diventino un luogo di opposizione. E di durissima opposizione.
Non e’ un caso che, sin dal XIV secolo, si parli di “guerra al bracconaggio”. E non e’ un caso che nasca, forse su basi reali, la leggenda di Robin Hood (che nelle molte ballate tradizionali che lo riguardano, spesso viene definito con l’appellativo di “free hunter”).
Le leggi che riguardavano l’esercizio della caccia divengono via via sempre piu’ draconiane: vengono istituiti i guardacaccia armati al servizio del re o del signore locale, ai quali viene data la facoltà di poter abbattere sul posto chi viene sorpreso a cacciare di frodo. Chi si recava a cacciare in una foresta per mangiare qualcosa rischiava quindi la vita. Si organizzano bande di cacciatori abusivi i quali, a volte, riescono a sopraffare i guardacaccia e ad ucciderli nei modi più atroci (anche, naturalmente, per vendicarsi di trattamenti del tutto analoghi da parte dei guardacaccia).
Nasce così, nella foresta, come luogo di opposizione, la figura dell’ “outlaw“. Con un termine popolare antico, inglesizzato sì, ma di antica derivazione danese (“udlav”). E i signori si trovano a malpartito, ad esprimere tale termine in francese. Rimane in inglese. Gli outlaws parlano soltano la lingua bassa e hanno nomi da bovari, da porcari, da servi.

FONTI
http://www.lizlyle.lofgrens.org/RmOlSngs/RTOS-LifeGeordie.html
http://mudcat.org/@displaysong.cfm?SongID=2206
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=18312
http://mainlynorfolk.info/lloyd/songs/geordie.html
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/child/ch209.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Geordie
http://it.wikipedia.org/wiki/Clan_Gordon
https://ilpalazzodisichelgaita.wordpress.com/2012/02/27/le-foreste-nel-medioevo-tra-economia-ed-ecologia/
http://georgianagarden.blogspot.it/2010/03/il-bracconaggio.html
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=6782
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=5658&lang=en
http://www.bielle.org/fabriziodeandre/pages/tradpop.htm#scheda
http://www.panorama.it/musica/fabrizio-de-andre-libro-storie-inediti-walter-pistarini/

TAM LIN

a sidheLa ballata tradizionale del Cavaliere elfico Tam Lin, è di origine scozzese e risale al tardo Medioevo, ci sono molte varianti del nome Tom Line, Tom Linn, Tamlin, Tomaline Tam-line e Tam Lane come moltissime sono le varianti testuali.

GLI INCONTRI FATATI NEL BOSCO SACRO

La storia è narrata anche come fiaba e ha mantenuto molti riferimenti alle leggende celtiche più antiche, la versione attualmente accreditata è quella per bambini, ma la storia di Tam Lin è molto più complessa e oscura.

janetI protagonisti della storia sono due: la giovane nobildonna di nome Janet o Margaret, che all’arrivo della Primavera decide di andare nel bosco a raccogliere i fiori e resta incinta dell’elfo; Tam Lin il giovane cavaliere prigioniero delle fate che desidera fuggire per ritornare al mondo degli uomini.
A leggere tra le righe sembra che l’uomo sia stato sottoposto a una specie di apprendistato magico e che si trovi a vivere come dire “in prova” nel bosco sacro: solo dopo sette anni apparterrà definitivamente al mondo delle fate e perderà la sua umanità (storicamente Tamlane è stato identificato come figlio di Randolph conte di Moray o Murray)

C’è anche un terzo personaggio della storia, la Regina delle Fate, che compare nella seconda parte: per lo più considerata in modo neutro e in alcune versione vista in chiave negativa.

Nella tradizione popolare celtica le fate vivono raggruppate per regni ognuno con il suo tumulo o collina fatata come “castello” in cui vivono allegramente tra feste, musica e balli. La loro dimensione spaziale e temporale è diversa dalla nostra e possono camminare tra di noi senza essere visti. Si muovono velocemente nell’aria e mutano forma a piacimento, non è chiaro però se siano immortali. E’ importante non offendere queste creature fatate con comportamenti azzardati o sciocchi perché possono essere molto vendicative.
A volte sono considerati spiriti della natura e guardiani di alcuni luoghi, alberi o sorgenti e laghetti incontaminati. (continua)


I LUOGHI
La storia è ambientata in un luogo reale e ben identificato, il bosco di Carterhaugh tuttora esistente a Selkirk (nel Border scozzese) dove confluiscono i fiumi Ettrick e Yarrow

borders

I ruderi di Newark Castle

1 bosco di Carterhaugh
2 pozzo di Tam Lin (oggi contrassegnato da una targhetta): le sorgenti spontanee sono delle entrate nel mondo delle fate e principalmente un dono della madre terra. Oltre alle proprietà curative si riteneva che queste acque magiche portassero fertilità alle donne sterili. Anticamente si gettavano monete, amuleti ed oggetti vari in questi pozzi sacri (il pozzo dei desideri delle fiabe). Tam Lin vive proprio nel pozzo e compare solo quando si colgono le rose che presumibilmente vi crescono accanto (l’elfo delle Rose).
Attualmente la sorgente naturale è incanalata in un tubo ed è raccolta da una piccola vasca di pietra, ma è documentata dalla Commissione Reale sui monumenti storici e antichi della Scozia che un tempo qui doveva esserci un avvallamento con il pozzo (vedi). La leggenda locale narra che il giovane Tamlane era a caccia, ma cadde da cavallo e venne rapito dalla Regina delle Fate per essere trasformato in elfo custode del pozzo.
3 ponte dove la donna si apposta per vedere il passaggio della schiera fatata. E’ noto che solo in periodi particolari dell’anno è possibile vedere le fate e solo in posti particolari che sono una via di mezzo o un confine come ad esempio i ponti
4 Vecchio Mulino (altro alternativo luogo dell’incontro)
5 Newark Castle: secondo Sir Walter Scott il castello di Janet è quello di Newark già all’epoca un “rudere romantico” che sovrasta il fiume Yarrow.
6 Aikwood (altra possibile alternativa del castello di Janet)

continua

FONTI E APPROFONDIMENTO
Giordano Dell’Armellina:  “Ballate Europee da Boccaccio a Bob Dylan”.
http://tam-lin.org/intro.html
http://www.bluegrassmessengers.com/recordings–info-39-tam-lin.aspx
http://www.sacred-texts.com/neu/eng/meft/meft33.htm
http://celticanamcara.blogspot.it/2010/03/aos-si-kings-and-queens-of-fairies.html
http://www.howarddavidjohnson.com/fairies.htm
http://faeryfolklorist.blogspot.it/2011/06/tam-lin-carterhaugh.html
http://thesession.org/tunes/248