ESCI FUORI ORSO!

In Piemonte nella Bassa Valle di Susa si svolge nei primi giorni di Febbraio, in concomitanza con la Festa di Santa Brigida, un rito che ha come protagonista la maschera dell’orso: la caccia e il ballo dell’orso, un animale con una sua precisa valenza simbolica nell’ambito della cultura celtica e alpina. La caccia all’Orso della Candelora è nota nelle terre di Carinzia austriaca, ma ci sono esempi anche nei Pirenei e abbiamo notizie di una danza rituale medievale tra l’orso e la donna nel capitolare di Incmaro di Reims  (turpia ioca cum urso).

il terribile orso di Urbiano e i bravi cacciatori

Mompantero di Urbiano è la frazione di una piccola località della Val di Susa,  alle pendici del monte Rocciamelone, uno scenario incontaminato con una manciata di caratteristiche borgate  lungo il pendio bordato dal torrente Cenischia.
La sera della vigilia di Santa Brigida i cacciatori vanno alla ricerca dell’orso, caccia ritualizzata in un un corteo notturno, cui prendono parte gli abitanti del luogo, e l’indomani l’orso incatenato è trascinato dai cacciatori per le vie del paese: la maschera (un vestito di pelli) è inseparabile dal grosso imbuto, un megafono contadino che amplifica le urla dell’orso e annuncia il risveglio della natura dopo il letargo invernale.

L’Orso è picchiato ripetutamente dal bastone dei cacciatori, ma anche ubriacato dal vino (somministrato sempre con l’imbuto) nel tentativo di stremarne la forza, il corteo è seguito dalle fanciulle del paese nei costumi tradizionali. Sarà proprio la bella del paese a domare definitivamente l’orso con un ballo, è la vittoria del bene sul male, della civiltà sullo stato bestiale, l’orso è evidentemente “il portatore di tutti i mali “, capro espiatorio con il quale la comunità allontana da sè malattia e peccato, relegandolo nel corpo della bestia.

Mentre l’orso è l’equivalente simbolico  dell’Uomo Selvatico, la figura della fanciulla è più ambigua: un tempo lontano poteva essere stato il sacrificio dei valligiani per ingraziarsi la benevolenza della dea Artio, oppure la danza essere il surrogato di un’unione totemica, uno sposalizio sacro tra l’orso e la tribù. C’è anche da riflettere su ancora più remote connessioni, quando nell’età della pietra la donna era considerata portatrice di un’energia magica. Un’ultima lettura ma che infine più si avvicina al mito medievale del Salvaggio, rappresentato come rapitore o predatore di giovani fanciulle. E’ il maschio nella sua piena energia sessuale coincidente con la fertilità e quindi propiziatore delle unioni matrimoniali. E’ l’antenato diventato elemento fecondate della terra impersonificato nella maschera carnevalesca.

da Muri, Canton Berna, circa 200 d. C. La statuetta è un esempio arte gallo-romana

Si prenda la statuetta bronzea ritrovata nei pressi di Berna e raffigurante la dea Artio. La donna nutre l’orso con la frutta raccolta in un cesto posto accanto a lei, l’orso invece sembra uscire dal bosco (tratteggiato in un albero dallo stile molto moderno), a sottolineare la sua appartenenza al mondo selvaggio della Natura. L’iscrizione non lascia dubbi sul nome della Dea – “Deae Artioni” ossia Alla Dea Artio.
La radice del nome è associata al nome celtico dell’orso, arth, art, artos, (la stessa radice del nome di re Artù) era la dea della caccia, dell’abbondanza, degli animali e delle piante, legata ai boschi e alla natura.
Da segno di turpitudine (secondo l’ottica della Chiesa) la danza si trasforma per i valligiani in una riconciliazione tra il selvatico e il consorzio umano (natura e cultura), diventando un atto di rifondazione, un riconsolidamento del “centro” che però riassorbe nel suo interno l’opposto, lo spirito della montagna.

La bestia finalmente soggiogata dalla fanciulla viene alla fine lasciata libera. L’identità della persona che indossa la maschera ( un elaborato costume fatto di pelli di capra cucito addosso) è tenuta segreta e oggetto di discussione tra i paesani.

LA FESTA OGGI
Pro Loco e  Comune di Mompantero si sono mobilitati per rendere sempre più appetibile ai turisti questo rituale medievale, così per la sera della vigilia, mentre i bambini gridano “Fòra l’ours” andando a bussare di porta in porta,  organizzano un percorso eno-gastronomico nelle vie di Urbiano chiamato “Mingia e Beiva” (questa tradizione ha sostituito la processione con fiaccole guidata dai cacciatori). Il giorno dopo al mattino si svolgono le celebrazioni religiose nella piccola cappella di Urbiano (dedicata a Santa Brigida) con la benedizione e la distribuzione del pane della carità e nel pomeriggio l’atteso ballo dell’orso.
Il giorno è occasione di previsioni sull’andamento della stagione, recita infatti il proverbio “se l’orso fa seccare la sua paglia,- e quindi c’è bel tempo- non esce più per 40 giorni -cioè continua l’inverno”.

L’ORSO CELTICO

Non a caso la festa si svolge agli inizi di febbraio in occasione della festa di Santa Brigida, Santa Patrona della Frazione Urbiano, è la festa di Imbolc dedicata a Brigit, come gli Irlandesi chiamavano la dea diventata poi Santa Brigida di Kildare.
Nella Val di Susa fu assai forte la predicazione celtica del “martirio bianco” (uno sparuto numero di monaci bianco vestiti alla ricerca di terre solitarie e inesplorate su cui fondare monasteri) come quello che alle soglie del Medioevo i monaci irlandesi andavano praticando sul continente europeo; Giona di Susa, il primo biografo di San Colombano non mancò di sottolineare la famigliarità del Santo con l’orso, così l’orso è la bestia ammansita con l’uso della predicazione come i seguaci dei culti pre-cristiani, è il Druido sconfitto dalla luce della “vera fede”, ma sono anche le cerimonie ursine dei culti antichi legate al risveglio dell’orso, i balli dell’orso con la vergine del villaggio che già Incmaro vescovo di Reims denunciava nel suo capitolare (852-53) inglobate nelle feste religiose dei cristiani.

L’orso presso i celti era il simbolo del re-guerriero, incarnazione del coraggio e della forza; una creatura che muore (con il letargo invernale) e risorge vincitore, diventato animale totemico della casta dei guerrieri -si pensi ai  sacri guerrieri-belva di Odino, i berserkir (letteralmente « pelle d’orso »)
La  furia primitiva dell’orso, tuttavia, non era irrazionale e istintiva, bensì era sintomo della profonda saggezza del guerriero che, liberatosi nel cammino iniziatico dalla paura, sapeva affrontare sia la sua parte oscura e violenta (finalizzandola alla lotta) sia la strada che conduceva all’Aldilà. In questa prospettiva egli si travestiva da orso (o anche da lupo) non per spaventare il nemico,ma perché credeva veramente che l’animale-divinità-totem-orso avesse preso possesso di lui, guidasse i suoi passi e ispirasse la sua battaglia: si trattava evidentemente di un rituale sciamanico afferente a contenuti archetipici molto più antichi del ricordo storico. Non a caso l’orso divenne protagonista delle insegne araldiche medievali e dell’onomastica nobiliare guerriera, particolarmente in Germania e nella Francia meridionale, come metafora della potenza e del coraggio del casato di cui era rappresentante. (tratto da qui)

continua: Sant’Orso – Valle d’Aosta

FONTI
Uomini e orsi: morfologia del selvaggio a cura di Enrico Comba e Daniele Ormezzano 2015 (archivio digitale)

DANZA DELL’ORSO del Bal Folk

Chi frequenta i raduni neo-medievali l’avrà già sentita è la Danza o Polca dell’Orso spacciata per melodia medievale (fate voi celtica o teutonica), chi invece frequenta i raduni del Bal Folk barri la casella per dire a quale tradizione crede sia riconducibile:
a) danza bretone, b) danza occitana, c) danza piemontese, d) danza cornica, e) danza inglese (country dance), f) danza asturiana, g) danza polacca/boema, e se proprio non sapete decidere avete ancora due opzioni (sigh): h) danza medievale, i) danza celtica
Berendans, berenbranle, Bärentanz o berendanz, Bear Dance, Dancing Bear, Danse De L’Ours, branle de l’ours, polka de l’ours, Danza Del Oso, Danza’l Osu, Polarbear Dance, i mille nomi di una stessa melodia!

Melodia fiamminga registrata molto tempo fa dal gruppo belga Rum (anni 70) (con Wiet Van de Leest, Dirk van Esbroek e Paul Rans) come si direbbe oggi un gruppo crossover di folk inglese / irlandese e musica tradizionale fiamminga.
La courting song “Rosa, willen we dansen” (1972) in cui l’innamorato chiede un giro di danza alla bella Rosina è seguita da una melodia da danza, la Berendans (la danza dell’orso)


Roza willen we dansen?
Dans Roza, dans Roza
Bloemen heb ik in overvloed,
bloemen vur ave zomerhoed
Dans Rosa zoet!
Roza willen we dansen?
Dans Roza, dans Roza
Liekes heb ik in overvloed,
liekes in main oprecht gemoed
Dans Roza zoet!
Roza willen we dansen?
Dans Roza, dans Roza
Woorden heb ik in overvloed,
woorden bescheiden woordenvloed
Dans Roza zoet!
Roza willen we dansen?
Dans Roza, dans Roza
Schapen heb ik in overvloed,
schapen en land en ander goed
Dans Roza zoet!
Zeker zulde gij dansen
Mè Roza, mè Roza
Alemoe gedachte in overvloed,
et leste koeplet mokt alles goed
Roza zoet.
Traduzione italiano di Cattia Salto*
Rosa vuoi danzare?
Danza Rosa, danza Rosa
ho molti fiori,
boccioli per il tuo cappello d’estate
Danza gentil Rosa!
Rosa vuoi danzare?
Danza Rosa, danza Rosa
Ho tante canzoni
Canzoni d’amor sincero
Danza gentil Rosa!
Rosa vuoi danzare?
Danza Rosa, danza Rosa
Ho tante parole
Un fiume di piccole parole
Danza gentil Rosa!
Rosa vuoi danzare?
Danza Rosa, danza Rosa
Ho tante pecore,
pecore e terra e ricchezze
Danza gentil Rosa!
Sicuramente ballerai
Come me Rosa
Sono povero
E l’ultima strofa cancella tutto il resto
gentil Rosa

NOTE
Non è certamente stato sufficiente il mio frequente e prolungato soggiorno in Olanda per imparare la lingua, ma mi sono rimasti un po’ di suoni e parole e qualche amico “bilingue”. Del resto la canzone è perfettamente inserita nel contesto tradizionale dei canti di corteggiamento in cui un bel giovanotto, ma povero,  canta per il suo amore millantando ricchezze: in questo lied spera che la bella Rosa lo degni di uno sguardo fino a ballare con lui.

Bastarono quelle poche note di violino e mandola per fare della melodia un tormentone degli anni 70-80? La “febbre dell’orso” si allargò a macchia d’olio per tutta l’Europa, cosicchè oggi ancora molti giurano di avere un nonno che l’avrebbe già sentita da piccolo!!
Accadde che si combinarono due eventi l’uno all’altro concatenati: in quegli anni girò per l’europa un gruppo folkloristico di danzatori polacchi e le loro danze e giravolte destarono molto interesse. Ho trovato in rete uno spezzone del loro spettacolo registrato dalla Rai italiana
Una giovane compagnia polacca di ballerini in tournée mondiale durante la sua sosta in Italia anni 60-70

Poco dopo ecco sbucare tra i balli “occitani” una Danse de l’ours (danza dell’Orso),  che in Italia è conosciuta con il nome di  polca o ballo dell’Orso, ballata sulla melodia Berendans

E allora balliamo anche noi con l’Orso Balù

Erano gli anni in cui pochi appassionati cercavano di riportare tra la gente (e in particolare i giovani) l’amore verso il ballo contadino (con tutto il grosso bagaglio di musiche tramandate di generazione in generazione quasi senza un foglio scritto): per cui si “inventarono” la Chappeoise e il Circolo Circassiano, diventati due pilastri nei raduni del bal folk conosciuti pressochè in tutto il globo.
Ma tra queste danze “rielaborate” o “inventate” c’era anche la più cialtronesca Danza dell’Orso: chi sia stato a proporla nei raduni folk non si sa, ma molto coerentemente con la tradizione da danza dei balli occitani ha semplicemente preso un branle e ci ha aggiunto le “mosse” dell’orso! E’ sicuramente un ballo di gruppo da fare con tutti, compresi i bambini per ridere un po’ e scaricare quell’energia -che qualcuno chiama con il nome di allegria – che scorre nelle vene dei giovani e dei bevitori (o consumatori di altre sostanze stupefacenti) .
Danza e melodia finirono presto nel repertorio dei gruppi di musica e danza medievale, e fu così che sulla “danza dell’Orso” cadde una patina di vetustà, e si arrivò a dire che era stata la musica suonata dai giullari giramondo per far danzare l’orso ammaestrato!! Ecco spiegato il motivo della diffusione in così tante parti d’Europa della stessa melodia! Bella teoria, ma tutta da dimostrare, perchè al contrario la diffusione della “Danza dell’Orso” incriminata è, tradizionalmente parlando, nuovissima, risalente per l’appunto agli anni del 1970!

Ma facciamo due passi indietro e ritorniamo nelle Fiandre (Belgio), ecco le due variazioni della melodia, che hanno due titoli distinti
Berendans e De Krebbel

Due passi in avanti invece per ritornare al folk revival degli anni 60-70 quando anche il mondo beat s’isipirava al folk, e dove la nostra Rita Pavone canta guarda caso “Il ballo dell’Orso”!!

e la febbre dell’orso continua..

FONTI
(ho dovuto confrontare un bel po di siti in varie lingue per venire a capo della storia)
http://www.neerlandesparatodos.com/vl-rum-1972/
https://thesession.org/tunes/4195
https://thesession.org/discussions/4980
https://thesession.org/discussions/27687
http://www.ballifolk.altervista.org/danse_de_ours.html
https://mudcat.org/thread.cfm?threadid=109987
http://folkenlared.blogspot.it/2008/12/la-danza-del-oso.html
http://www.apemutam.org/forum/viewtopic.php?f=11&t=250&start=15
http://www.gentdoubres.free.fr/Partitions/bransle-ours.pdf

THE STRAW BEAR DAY: il giorno dell’Orso di Paglia

straw-bear-2009Nel Fenland (Inghilterra) nei primi di gennaio si celebra ancora oggi “Il giorno dell’Orso di Paglia” (Straw bear Day). Sebbene limitata a una piccola area ai confini della Huntingdonshire e Cambridgeshire con questa festa si celebra l’inizio dell’anno agricolo in Inghilterra. Un uomo coperto dalla testa ai piedi dalla paglia, va di casa in casa, per propiziare un buon raccolto con la danza dell’Orso, ricevendo in cambio denaro, cibo o birra. Più che orsi queste figure rivestite di paglia sembrano  e spesso finiscono bruciate.


La festa era stata interrotta agli inizi del XX secolo, ma è stata ripresa nel 1980 dalla Whittlesea Society:  il martedì della settimana seguente alla Twelfth Night uno dei membri della “confraternita dell’aratro” indossava un costume di paglia mascherandosi nello “Straw Bear” e andava in giro per il paese.

Orso di paglia, 1906

Una preziosa documentazione di come si svolgeva la questua rituale ci viene da una fotografia scattata nel 1906 poco prima che la cerimonia venisse proibita perchè ritenuta una forma di accattonaggio.
Secondo le cronache ottocentesche l’orso di paglia avrebbe danzato davanti alle case e il suo “domatore” avrebbe raccolto le offerte. La paglia del costume veniva messa da parte e selezionata dai contadini del posto per la realizzazione del costume.

un “orso” in bicicletta!

Oggi il costume di paglia è stato modificato per permettere a chi l’indossa di sfilarselo p’ù comodamente, ma è comunque un pesante fardello da portare!  La festa che si svolge a Cambridgeshire si è arricchita di eventi: sono bene tre gli orsi di paglia portati in processione dai rispettivi “domatori”, seguiti da musicisti e danzatori  e mummers e contadini che trascinano un aratro. Alla fine dei tre giorni di festa l’orso viene bruciato ( “Bear Burning”) e la sua maschera sarà rifatta con la paglia del raccolto dell’anno nuovo.

foto di Terry Harris

Le musiche suonate per far ballare l’orso sono quelle tradizionali “Rattlebone” e “Ploughjack”  così descrive l’evento Ashley Hutchings
ASCOLTA dall’album Rattlebone & Ploughjack registrato nel 1973 , le musiche hanno un che di inquietante (dopo tutto si sta celebrando un sacrificio!)
L’album Rattlebone e Ploughjack (stampato nel 1976) è un gioiello per i folkie, così scrive  Ashley Hutchings
This album is neither a work of scholarship, nor is it entertainment pure and simple. Rather, it lies somewhere between the two… What I feel is valuable about the Molly and Border Morris is the insight it gives us into the oldest, most basic, least civilised antics of our dancing ancestors… It may well be impossible to satisfactorily capture centuries of tradition on one long-playing record, but what I hope is that I have faithfully related many of the interesting elements that made up these customs and, who knows, possibly even taken you there for a brief moment. (tratto da qui)

L’ORSO ALPINO

Il culto dell’Orso era praticato nell’ambito dei riti agrari e come tale permane nelle tradizioni contadine un po’ di tutt’Europa: ancora oggi l’orso del mito è accompagnato da un cacciatore o dalla figura di un domatore, che è il suo custode – guardiano, e lo porta in giro per le vie del paese per farlo ballare.
In alcune tradizioni si svolge una pantomima: al termine di una caccia simulata, l’orso viene portato all’interno del paese e fatto oggetto di derisione. L’epilogo può variare dall’uccisione dell’orso alla sua liberazione-fuga e ritorno alla natura.
continua seconda parte: l’orso di Urbiano

APPROFONDIMENTO
l’esaustivo saggio di ROSLYN M. FRANK:
http://www.academia.edu/473481/Hunting_the_European_Sky_Bears_German_Straw-bears_and_their_Relatives_as_Transformers

FONTI
http://www.strawbear.org.uk/history-whittlesea-straw-bear-festival.html
http://www.peterboroughmorris.co.uk/PM_and_SB.htm

https://mainlynorfolk.info/guvnor/records/rattleboneandploughjack.html
http://ashleyhutchings.tripod.com/rattleboneandploughjack.html
http://mudcat.org/thread.cfm?threadid=147196

https://www.lonelyplanet.com/news/2017/01/16/pictures-whittlesea-straw-bear-festival/
https://decktheholidays.blogspot.it/2017/01/whittlesea-staw-bear-festival.html