Soon May the Wellerman Come

The Wellerman (Soon May the Wellerman Come) è più propriamente una ballata del mare che una sea shanty. Divenne popolare a metà Ottocento in Nuova Zelanda/Australia tra i cacciatori di balena.
Fu Neil Colquhoun (folksinger neozelandese che è stato un noto collezionista di canzoni su e dei balenieri, raccoglitori di gomma kauri , minatori d’oro, boscimani e, naturalmente, swagmen) a registrarla nel 1965, ma è stato lo scozzese Nathan Evans a renderla virale agli inizi del 2021, a partire da un video su TikTok.


There once was a ship that put to sea
The name of that ship was the Billy o’ Tea
The winds blew hard, her bow dipped down
Blow, my bully boys, blow (uh!)
Chorus
Soon may the Wellerman come
To bring us sugar and tea and rum
One day, when the tonguin’ is done
We’ll take our leave and go

She had not been two weeks from shore
When down on her, a right whale bore
The captain called all hands and swore
He’d take that whale in tow (uh!)
Chorus
Before the boat had hit the water
The whale’s tail came up and [they] caught her
All hands to the side, harpooned and fought her
When she dived down below (uh!)
Chorus
No line was cut, no whale was freed
The Captain’s mind was not on greed
But he belonged to the whaleman’s creed
She took the ship in tow (uh!)
Chorus
For 40 days, or even more
The line went slack, then tight once more
All boats were lost, there were only four
But still that whale did go
Chorus
As far as I’ve heard, the fight’s still on
The line’s not cut and the whale’s not gone
The Wellerman makes his regular call
To encourage the Captain, crew, and all
Chorus

Irish Rovers 1977 a bordo di un vascello nei pressi della Nuova Zelanda
The Longest Johns
Nathan Evans
Seán Dagher

Riferimenti
[1] https://terreceltiche.altervista.org/waltzing-matilda/
[2] https://theconversation.com/the-viral-wellerman-sea-shanty-is-also-a-window-into-the-remarkable-cross-cultural-whaling-history-of-aotearoa-new-zealand-153634


Traduzione italiana di Cattia Salto
C’era una volta una nave che prese il mare
di nome Billy O’Tea(1)
Il vento soffiava forte, la prua affondava
“Remate, marinai(2), remate!”
Coro
Presto arriverà il wellerman(3)
a portarci zucchero, tè e rum
un giorno quando la caccia sarà finita
(4)
potremo alzare i tacchi ed andarcene(5).
Non era che a due settimane dalla costa(6)
quando le si avvicinò una balena franca(7)
il capitano chiamò i marinai e giurò
che avrebbe portato la balena a rimorchio(8)
Coro
Prima che la barca fosse calata
la coda della balena si alzò e l’agguantarono
i marinai sul fianco, l’arpionarono e lottarono contro di lei,
allora lei s’inabissò
Coro
Nessuna lenza venne tagliata per liberare la balena
il Capitano non era avido(9)
ma apparteneva alla setta dei balenieri
e mise la nave a rimorchio(10)
Coro
Per 40 giorni o più
la lenza si allentava e poi tirava di nuovo
le barche andarono perse, ne rimasero solo quattro
ma ancora quella balena andava
Coro
Per quanto ho sentito, la caccia ancora continua
la lenza non è tagliata e la balena non è scomparsa
il Wellerman fa la sua visita abituale
per incoraggiare il Capitano, la ciurma e il resto
Coro

NOTE
(1) Il nome della nave è del tutto immaginario. Billycan detta anche “billy” è una capace lattina usata dallo swagman[1] australiano come bollitore dell’acqua, semplicemente aggiungendoci un manico per appenderla sul fuoco da campo. Diventato nel tempo sinonimo di bollitore del tè.
(2) i marinai sono spesso appellati “bully boys” termine che assume vari, bonari significati, tra cui quello di “maschioni”
(3) i fratelli Weller furono i fondatori di una stazione baleniera a Otago (Nuova Zelanda) nel 1831. Queste stazioni-insediamenti erano sparsi lungo le coste meridionali nei pressi delle rotte migratorie delle balene franche. La frase del coro è un’assurdità: come faceva il vascello dei Weller (wellerman) a trovarli in mezzo all’oceano?
(4) il tonguing è il lavoro di smembramento della carcassa di una balena in cui il grasso viene tagliato il lunghe strisce dette appunto lingue. I balenieri in genere portavano la balena uccisa a riva presso una delle stazioni baleniere lungo la costa. Le lingue sarebbero state tagliate in pezzi più piccoli e messe in grosso pentoloni a bollire per ricavare il prezioso olio (un vero e proprio oro liquido)
(5) la caccia alle balene era un’attività lucrosa ma gli equipaggi erano pagati solo alla fine del lavoro
(6) la caccia alle balene in Nuova Zelanda veniva praticata anche dai Maori gli equipaggi delle navi e delle stazioni baleniere erano composti da famiglie miste[2].
(7) right whale= balena vera del genere eubalena.
la balena “giusta” (right) da cacciare è la balena franca diventata rara a causa della caccia indiscriminata, relativamente più facile da catturare rispetto alle altre a causa della sua lentezza e del suo nuotare a pelo d’acqua.
Nel romanzo Moby-Dick leggiamo: «Tra i pescatori, la balena regolarmente cacciata per l’olio viene indiscriminatamente chiamata con tutti i nomi seguenti: balena, balena della Groenlandia, balena nera, balena grande, balena vera, balena franca»
Erano le balene preferite da cacciare perchè molto grosse e restavano piuttosto vicine alla costa
(8) cioè avrebbe preso la balena
(9) le balene franche australi, che potevano produrre 75 barili di olio di balena ciascuna
(10) il capitano ha preso la decisione di non tagliare la lenza dell’arpione e di farsi trascinare dalla balena in fuga

La versione italiana di Lerenard Etlours
Di Billy O’Tea voglio raccontare
La baleniera che andò per mare
Il vento soffiava, la prua affondava
Remando la ciurma cantò

Ritornello
“Giorno e notte noi aspettiamo
Zucchero e rum dal Vellermano
Dopo aver preso il leviatano
Potremo riposar”

Nemmeno un mese all’orizzonte
Che una balena infranse l’onde
Il capitano li convocò
E la caccia cominciò
Rit.
Prima ancora di attaccare
La coda inabissò nel mare
Un solo arpione potè bastare
E la caccia continuò
Rit.
La creatura non s’arrendeva
Nemmeno la ciurma sulla baleniera
E il capitano presa la bandiera
Lui stesso in cielo la issò
Rit.
Quaranta cicli notte e giorno
E Billy O’Tea non faceva ritorno
Senza scialuppe e pieni di scorno
La ciurma le cantò:
Rit.
Da quel che ho udito va avanti ancora
Seguendo per acqua la gran signora
E il Vellermano incoraggia ogn’ora
Chi al mare diede la sua parola
Rit.

Pubblicato da Cattia Salto

Amministratore e folklorista di Terre Celtiche Blog. Ha iniziato a divulgare i suoi studi e ricerche sulla musica, le danze e le tradizioni d'Europa nel web, dapprima in maniera sporadica e poi sempre più sistematicamente sul finire del anni 90

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