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Terre Celtiche Blog

Jeg lagde meg så silde, o la ballata di Ole Vellan

Jeg lagde meg så silde” appartiene alla categoria delle Ridderballader (ballate cavalleresche) ed è catalogata nell’archivio TSB al numero D280. Racconta di un cavaliere che riceve la notizia della malattia dell’amata e pur correndo da lei arriva solo in tempo per vedere il suo funerale. La vicenda è narrata in prima persona, il che conferisce un tono particolarmente straziante al racconto.
Ole Vellan è una variante della stessa ballata, più tradizionalmente raccontata in terza persona, con il tono epico tipico di questo genere di canzoni.

la storia

Jeg lagde meg så silde

Un giovane serve alla corte del re e vive tranquillo senza alcuna preoccupazione. Ma una notte gli viene portato un messaggio in cui la sua amata lo avverte di essere malata e gli chiede di andare da lei immediatamente. Il giovane sella il cavallo e cavalca veloce attraverso foreste oscure. Gli uccelli cantano, ma lui percepisce il bellissimo canto degli uccelli come un avviso che deve cavalcare più velocemente. Dopo aver attraversato la foresta, esce su un prato verde e sente suonare le campane. Ma sono quelle del funerale della fanciulla.

Nella versione narrata in terza persona, il protagonista viene a sapere alla corte del re della morte della sua fidanzata, si reca dal re per chiedere il permesso di tornare a casa. Il re gli offre doni e un’altra sposa, ma il cavaliere decide di andare dalla sua amata e quando riesce a vederla ormai cadavere, si lascia morire dal dolore.

Il tema dell’amore romantico e la morte annunciata è ricorrente anche nelle ballate di tradizione britannica raccolte dal professor Child. Spesso due amanti per una serie di impedimenti, non possono congiungersi in matrimonio e finiscono per morire di crepacuore. Oppure sono promessi ma vivono separati. Si verificano i due casi: questo con la fanciulla morta o morente (ad esempio la Lord Lovel (Child Ballad # 75) e quello della Morte Occultata in cui è il cavaliere a morire. Questo genere di ballate si conclude sempre tragicamente con la morte di entrambi gli innamorati.

origini e varianti

Esistono oltre 40 versioni di questa popolare ballata; circa la metà sono state scritte o trascritte nel Telemark nel XIX secolo e fino ai primi anni del ‘900, altre varianti provengono da diverse altre regioni norvegesi. Nel 1857 Sophus Bugge riportò la versione scritta da Signe Eivindsdotter Storgård di Lårdal.
Il testo più antico conosciuto è scritto in danese e risale alla seconda metà del 1500: fu scritto da Anna Parsberg, una delle dame di compagnia della regina Sofia, la moglie di Federico II di Danimarca che era un’appassionata di poesie e ballate antiche.

La vicenda di Jeg lagde meg så silde è raccontata in prima persona. Non è frequente che in una ballata si usi la forma dell’io narrante; gli studiosi hanno sempre pensato che la forma espressiva soggettiva sia tipica di tempi relativamente più moderni, anche se in realtà vi sono altre ballate medievali che utilizzano questa forma. Il testo danese del 1573 utilizza la terza persona e il protagonista si chiama Oluf; nelle numerose successive varianti norvegesi il protagonista assume anche varianti del nome Ole / Ola / Olav / Olaf. In tutte le varianti il testo rimane assolutamente e dolorosamente romantico.

Le melodie che accompagnano la ballata sono altrettanto numerose; tra le più rinomate quella di Lindeman del 1848, ispirata alla tradizione folkloristica della regione Valdres.
Questa melodia fu talmente popolare divenne addirittura l’inno nazionale svedese Du gamla Du Fria, liberamente ispirata proprio alla ballata. L’autore dell’inno, Richard Dybeck, la riscrisse per la prima volta nei primi anni del 1840 su ispirazione di Rosa Wretman del Västmanland e su questa melodia scrisse un nuovo testo che divenne, appunto, l’inno nazionale svedese.

la ballata

Il testo seguente è quello della variante del 1848, sulla quale Lindemann scrisse la sua melodia

Jeg lagde mig saa sildig alt seent om en Kvæld
jeg vidste ingen Kvide til at have
saa kom der da Bud ifra Kjæresten min
jeg maatte til hende vel fare
– Ingen har man elsked over hende. –

 Saa gik jeg da mig oppaa höiande Loft
aa klædde mine bedste Klæder
jeg klædde paa mig en Klædning af ny
en Klædning af Bomölske Flöiel

Saa gik jeg da mig i Stalderen ind
aa klapped Graagangeren paa Bagen
jeg lagde paa hannem Salen af Sölv
og Beslet af Guld var beslagen

Saa rider jeg fire Styver Milervei
mens andre monne södeligen sove
som jeg da kom til min Kjærestes Hjem
da mödte jeg min Kjæreste Svoger

Saa gik jeg da mig oppaa høiande Loft
hvor jag haver været saa mange
der stander de Jomfruer alt udi en Flok
aa pynta min Kjærest til Graven

Hendes Föder va hvide hendes Fingre va smaa,
hendes Øine va blaa som en Due
aa Bryst havde hun som Sneen udi Huul
aa Munden som Sukker den 

Haar havde hun som va spunden af Guld
aa flettet med en liden Flöíels Nøsse
hendes Bönner vore saa inderlig te Gud
i Himmerig maatte hun möde

Saa rider jeg et Stykke derfra
saa fik jeg höre de Klokkerne klinga
ikke andet jeg vide og ikke andet jeg fornam
end mit Hjerte i Stykker mon springa

Saa rider jeg te Kirkegaarden frem
da fik jeg see de Klokkerne udvælga
der stander de Jomfruer, höviske Mænd
bad mig en anden Ven at udvælga

el kan jeg fæste en anden ved min Haand
aldrig finder jeg hendes Liga
hendes Liga findes ikke i denne Verdens Land
ei heller i de tre Kongerigar

Dormivo sereno tardi nella sera
Non avevo alcuna preoccupazione
Giunse un messaggio dalla mia promessa sposa
Dovevo tornare subito da lei
Non ho mai amato nessuno oltre lei

Sono andato nelle mie stanze
Ho indossato i miei abiti migliori
Ho indossato abiti nuovi
vestiti di soffice cotone

Mi sono recato nelle stalle
Ho carezzato il dorso del mio destriero grigio
Gli ho messo sopra la sella d’argento
e le briglie d’oro gli ho attaccato

Ho cavalcato quattro volte le sette leghe
Mentre gli altri dormivano serenamente
Pe raggiungere la dimora della mia amata
Dove incontrare la mia carissima amata

Sono salito fino alla soffitta
Dove ero stato tante volte
C’erano delle vergini tutte in gruppo
Che preparavano la mia amata per la tomba

I suoi piedi erano così bianchi le sue dita così sottili
I suoi occhi erano blu come una colomba
Il suo petto era bianco come la neve
La sua bocca dolce come zucchero

Aveva capelli come fili d’oro
Intrecciati con nastri preziosi
così ferventi le sue preghiere a Dio
Che nel Regno dei Cieli lei deve stare

Cavalco ancora per qualche distanza
Poi sento suonare le campane
Niente altro so, niente altro ho capito
Se non il mio cuore che va in pezzi

Cavalco verso il cimitero
Sento le campane suonare
Là stanno le vergini, nobili uomini
Mi chiedono di scegliere un’altra compagna

Bene, io non posso stringere alcuna altra mano
Non troverò mai una simile a lei
Una simile a lei non esiste il tutto il mondo
E in nessuno dei tre Regni

nel folk revival

La cantante lirica norvegese Sissel (in una versione ridotta a poche strofe)
Leif Sorbye, futuro leader della celtic rock band Tempest, nel suo disco solista Springdans (1987)
Nina Pedersen, originaria di Grimstad (Norvegia del sud) e romana di adozione
Il cantautore norvegese Lillebjorn Nilsen
Anne Vada, musicista originaria della regione norvegese del Trondelag
Unni Lovid, cantante, pianista e violinista della regione norvegese dei fiordi

Ole Vellan

La versione (anch’essa da una trascrizione del 1848) della ballata narrata in terza persona.

Eva Aasand


Di questa versione non risultano però interpretazioni nell’ambito del folk revival scandinavo

Ole Vellan tjente på kongens gård
der tjente han for føde og for klede,
så kom der et brev i fra Rosenlund,
som siger at hans kjæreste er døde.

Han Ole han stiller seg for kongens brede bord
han gjorde all den tjeneste som han kunne,
så ba han sin nådigste konge om forlov
at reise til Rosende Lunde.

Kongen han svara frå sitt bredeste bord:
Jeg vil derom slett intet høre,
men du skal få svara eit einaste ord:
Hva har du i Rosenlund at gjøre.

Det er kommet en tiend hit til din gård
hvor over mitt hjerta monne bløde.
Det er kommet et brev i fra Rosenlund
som sier at min kjæreste er døde.

Og kongen han svara så listelig
det var ikke mer enn en kvinne,
men jeg skal gjøre det så ut i mitt råd,
at du skal få den fagreste grevinne.

Og alle dei grevinner jeg akter ikke på,
dem ville jeg for allting ikke have,
men jeg få reise til Rosenlund
og følge min kjærest i graven.

Han Ole oppsala grågangaren sin
der sto han så blek som en lilje,
så red han så fort som den lille fugl fløy
alt over de nordenlandske fjelle.

Da han kom seg til Rosenlund
da bandt ha nsin hest til en stolpe,
så gikk han seg i fruerstuen inn
der fruer og jomfruer gråte.

Så gikk han seg i likstuen inn,
der vred han sine hender så såre,
og hvert det sandkorn på gulvet lå
det vætet han med sin tåre.

Hu gamle mor hu tala så mildelig:
Du finner vel igjen hennes like.
Nei hennes like jeg aldri mere ser
ei heller uti syv kongerike.

Han Ole han satte seg ner på ein stol
han satte seg der til at sove,
han befala Gud sin syndige sjel
og så oppga han sin ånde.

Begge de lik de blei lagt i ein båt
og kisten den var utav marmor,
der skal de ligge alt til dommedag
og Gud han oppvekker oss alle.

Ole Vellan era al servizio del Re
Era al servizio in cambio di cibo e vestiti
Quando ricevette una lettera da Rosenlund
Che diceva che la sua amata era morta

Ole stava davanti all’ampia tavola del Re
Rese tutti i servigi che poteva
Poi chiese alla graziosa Maestà
Di partire per tornare a Rosenlund

Rispose il Re dalla sua ampia tavola:
“Non voglio sentire altro
ma devi rispondere ad una sola domanda
Che cosa hai da fare a Rosenlund?”

“Qui a corte è giunto un messaggio
che fa sanguinare il mio cuore
E’ giunto un messaggio da Rosenlund
Che dice che la mia amata è morta”

Rispose il Re con allegria
Che si trattava solo di una donna
“Voglio far sì che nel mio consesso
tu possa scegliere la nobildonna più bella”

Di tutte le nobildonne che posso avere
Non voglio averne nessuna
ma voglio tornare a Rosenlund
E seguire la mia amata alla tomba

Ole si precipitò dal suo grigio destriero
lì restò pallido come un giglio
Poi cavalcò veloce come un uccellino che vola
fino al di là delle montagne del nord

Quando arrivò a Rosenlund
Legò il suo destriero ad un palo
Poi entrò nella camera delle dame
dove donne e fanciulle piangevano

Poi entrò nella camera mortuaria
Si torceva le mani dal dolore
E ogni granello di sabbia sul pavimento
Era bagnato dalle sue lacrime

La sua anziana madre gli parlò teneramente:
Troverai certo una sua pari
No non vedrò mai una come lei
In nessuno dei sette regni

Ole sedette su una sedia
Sedette per dormire
Affidò a Dio la sua anima peccatrice
Poi esalò l’ultimo respiro

Furono messi entrambi in una barca
E la bara era di marmo
Là giaceranno fino al Giorno del Giudizio
quando Dio risveglierà tutti noi

LINK
https://norlit.wordpress.com/category/ballate-norvegesinorske-ballader/
https://www.bokselskap.no/boker/riddarballadar1/tsb_d_280_jeglagdemeg



Pubblicato da Sergio Paracchini

Sergio Paracchini, ascoltatore seriale di buona musica, dagli anni ’70 innamorato del folk revival (celtico e non solo). Gestisce il gruppo Facebook “Folk rock e dintorni”.

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