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La ragazza guerriera/ Donna Guerriera/ Cosa piangi mia cara Gemma/E l’han taglià i suoi biondi capelli

Un tema non proprio insolito nelle ballate tradizionali dell’Europa: quello della donna che si traveste da uomo per affrontare le avversità della vita o per inseguire l’innamorato partito per la guerra o per mare (sea cross-dressing ballad), o che al momento della separazione dal fidanzato in procinto di partire per la guerra, proclama di volersi travestire da soldato/marinaio per stare al suo fianco.
E di donne marinaio o donne soldato nei tempi in cui alle donne era vietato andare per mare o in guerra se ne sono trovate parecchie nei rivoli della storia, scoperte inevitabilmente al momento della morte o quando ferite gravemente.

LA VERGINE GUERRIERA

La figura della donna-guerriera  appartiene all’immaginario archetipo corrispondente alla femmina adolescente forte e coraggiosa che non perde la sua femminilità, anzi la preserva per l’uomo che riuscirà a sposarla (in genere dopo aver superato alcune prove -che nelle ballate si trasformano in compiti impossibili- o essere riuscito a rispondere a degli indovinelli).
La ragazza si offre al posto del padre/fratello per andare in guerra, un ribaltamento dei ruoli che non si spiega facilmente all’interno di una mentalità conservatrice come quella popolare in cui è l’uomo a fare la guerra perchè più forte. Non a caso in alcune versioni piemontesi della ballata si sottolinea la verginità della ragazza che resta tale pur a stretto contatto con il mondo maschile. Caratteristica di queste lezioni sono le “prove” a cui il capitano/tenente sospettoso la sottopone (talvolta su consiglio della madre) per smascherare la sua identità – essendosi innamorato.

Tra queste donne-soldato Francesca Scanagatta fu la prima donna ufficiale (di cui si abbia avuto notizia, anni di servizio 1797–1801) che prese il posto del fratello con il nome di Franz, superò l’esame dell’Accademia militare e divenne tenente nell’esercito imperiale combattendo nelle guerre rivoluzionarie francesi.

Costantino Nigra la classifica al numero 48. E scrive nel suo Canti popolari del Piemonte: “Nel 1854 io pubblicai una lezione (la prima in Italia) di questa canzone nel giornale torinese Il Cimento, con paralleli coi canti lllirici e Greci (1). Nel novembre del 1858 ne pubblicai poi tre lezioni, con varianti, nella Rivista contemporanea, aggiungendo ai paralleli coi canti Greci e Slavi anche quello col canto Portoghese Donzella que vai a guerra (2). Posteriormente una lezione Veneta fu pubblicata nella raccolta di WIDTER-WOLF (3), una Monferrina da FERRARO (4), un frammento Veneziano da BERNONI (5), un frammento Marchigiano da GIANANDREA (6), e un altro frammento di Pontelagoscuro da FERRARO (7).
In questi tre ultimi frammenti la ragazza non surroga più sotto le armi il padre, ma il fratello. Nelle altre la figlia va a militare invece del padre, travestita da uomo. Il figlio del re, il capitano, o il colonnello, dubitando del sesso, la sottopone a varie prove, a coglier fiori, a scegliere anelli o nastri dal merciajo, ai passare un’acqua, a bagnarsi, a ballare, ad andare a letto accompagnata; dalle quali ella esce senza tradirsi. Alla fine si congeda e congedandosi dice, o canta:- Verginella sono stata alla guerra. E verginella ne son tornata. –
Il riscontro di questa canzone si trova in Francia, nella regione della lingua d’oc, nella valle Bearnese d’Ossau. Sventuratamente la canzone Linguadochese non è intiera (8). Ma quel frammento è prezioso perchè indica l’esistenza della canzone nel mezzodì della Francia, dove io l’aveva appunto sospettata fin dal 1858. Esistono in Francia altre canzoni sul tema di una ragazza che va a fare il soldato, ma non hanno punto che fare colla forma speciale di quella della Guerriera (9)
Questa invece ebbe una grande espansione in Portogallo, dove ha vita rigogliosa sotto i titoli di Donzella que vai a guerra, Dom Martinho de Avisado, Dona Leonor, Dom Carlos, Dom Ioa, Dom Barao, Donzella guerreira (10)
La romanza Portoghese, la canzone Bearnese e la Nord-Italica sono identiche nella sostanza e nella forma; hanno perciò una sola e medesima origine. Manca, contro il solito, il riflesso Catalano, ma non è ancora certo che non finisca per trovarsi, come si troveranno, credo, altre versioni in Provenza (Linguadoca) e forse anche nella Francia settentrionale. Ma per ora non si può far fondamento che sulle lezioni pubblicate. Giorgio FERREIRA, citato da Almeida GARRETT (11), in una scena della sua Aulegraphia, stampata fino dal 1619, fa cantare da Dinardo, uno dei personaggi della sua commedia, il principio di questa canzone in Castigliano:
« Pregonadas son las guerras | de Francia contra Aragone.
« Como las haria triste, | viejo cano y pecador? ››

Almeida GARRETT deduce da questa citazione che la romanza Portoghese ha origine Castigliana. Nel quale giudizio egli s’inganna di certo. La romanza penetrò in Castiglia o dal Portogallo o dall’Aragona. La desinenza ossitona dei secondi emistichii, bene accertata dall’assonanza tronca, esclude l’origine Castigliana in modo indubitabile. La parola parossitona Aragone, invece di Aragon che è la vera lezione, indica null’altro che il tentativo di catiglianizzare (mi si perdoni il temine usato per brevità) la romanza, come accade in altre romanze egualmente catiglianizzate. La romanza di pura origine Castigliana non ha versi ossitoni. ll tema della nostra canzone si trova pure trattato nei canti popolari lllirici, e trattato in modo analogo, col medesimo processo e con molti tratti simili. Lo stesse tema è nei canti Greci, ma senza alcuna. Analoga caratteristica.
Per noi il fatto importante si è che la canzone si trova nella medesima forma e coi medesimi tratti nell’alta Italia, nella Francia meridionale, in Portogallo e nelle Isole Azzorre. In qual modo può spiegarsi la coesistenza di una e medesima canzone in questi vari paesi? Nella prefazione alle lezioni da me pubblicate nella Rivista Contemporanea sopra citata, io scriveva a questo proposito: «Qualunque sia l’origine (della canzone), io penso che non altramente che dalla Provenza (presa qui nel senso di tutta la Francia meridionale) venne trasmessa alle due penisole Italica e lberica, passando poi colle prime crociate in Grecia e nei paesi Slavi». lo sono ora ancora della stessa opinione, salvochè metto fuori la Grecia, non avendo il canto Greco una relazione di parentela diretta col nostro.
Un erudito, molto benemerito degli studi di letteratura. popolare, A. VESSELOFSKI, in un articolo sulle Tradizioni popolari nei poemi di Antonio Pucci, mette da banda, senza esame, quella mia ipotesi. L’illustre scrittore non riflette forse abbastanza che io non parlavo qui di origine del tema, ma solo di trasmissione del canto. Le ragioni che mi fanno credere che i canti comuni all’ltalia superiore, alla Francia, alla Catalogna e al Portogallo, furono trasmessi alle due penisole, Italica e Iberica, principalmente dalla Francia meridionale, sono esposte nell’introduzione a questa raccolta. L’altra ipotesi, che cioè la nostra canzone sia passata nei paesi Slavi colle crociate, mi pare anche probabile, perchè spiega. naturalmente la coesistenza d’uno stesso canto nelle regioni Celto-romanze e in quelle delle lingue Slave. Ma riconosco che è una semplice ipotesi, la quale sparirebbe certamente in presenza, non dirò già d’una prova, ma d’un indizio qualunque che accennasse all’origine Slava della canzone. Finora però quest’indizio non c’è.


Parlando dell’origine della canzone, intendo parlare della redazione storica di essa colla sua impronta formale caratteristica, e non già del tema. Questo è trattato in racconti orali che si avvicinano molto alla nostra canzone, come quelli della Serva d’Aglie del Pentamerone, del Drago e di Fantaghirò della Novellaja Fiorentina, e dei Due mercanti di Vincenzo DELLA SALA (12); e con una importante diversità forma il fondo della leggenda d’Uliva e del poemetto sulla Reina d’Oriente del PUCCI. Lascio ad altri il cercare la connessione, se c’è, fra questa leggenda e la canzone.
Per i confronti di questa, sia col tema dei racconti e delle leggende, sia colla poesia popolare o artificiosa d’altri paesi, oltre ai già citati qui e nella Rivista contemporanea, si consultino: VESSELOFSKY nell’articolo già. citato; LIEBRECHT nel giornale di Heidelberg (1877, p. 874); PUYMAIGRE nel Romanceíro e nella sua raccolta di canti del paese di Metz; e BRAGA nel suo Cancioneiro e Romanceiro (13).
Il metro nelle lezioni Piemontesi (salve sempre le solite irregolarità) è il doppio settenario piano-tronco coll’assonanza nei tronchi.

NOTE
1) Il Cimento, Torino, Franco, 1954, anno ll, fasc. XVII. Quella lezione è riprodotta
nella presente raccolta sotto la lettera C.
2) Rivista Contemporanea, Torino, Nov. 1858. Quelle tre lezioni sono qui riprodotte sotto le lettere A B D.
3) Volkslieder aus Venet., 57.
4) Gius. FERRARO, C. pop. Monf, 54.
5) Gius. BERNONI, C. pop. Venez., XI,
6) ANT. GIANANDREA C. pop. Marchig., 280.
7) Giu. FERRARO C. pop. di Fwrara, ecc., 89.
8) C.te de PUYMAIGRE Ch. pop. de la Vallée cl’Ossau, n° VI, Romania, Ill.
9) CH. .MALO, Les chansons d’autrefois, 66. – C.te de PUYMAIGRE Ch. pop. Mess., I, 120, 122. _ J. BUJEAUD Ch. pop. de l`Ouest, 200. — SMITH, Revue des Lang. Rom., IV, 5. – J. FLEURY, Lítt. orale da la Bassa-Normandie, 278. – E. ROLLAND, Recueíl, 1, 293.
10) Almeida GARRETT, Rom., lll, G5. – BELLERMANN. Portug. Volksl., 64, -Th. BRAGA, Canc. e Romanc., Ill, 8, 11, 15, 165; IV, 211, 215, -410. – C.te de PUYMAIGRE, Romanceíro, 7, 166.
11) Almeida GARRETT. Rom., Ill, (30.
12) Pantamerone, III, 6. _ Novellaja Fiorent., XXXVII. – Giambattista Basile, Archivio di Lett. pop., l, 2.
13) PUYMAIGRE Romanc., 166; Ch, pop. Mess., I, 123 – BRAGA, III, 165; IV, 410.

Teresa Viarengo scoperta dall’etnomusicologo Roberto Leydi nell’Astigiano una donna che aveva da poco superato i 70 anni, eppure ancora con la vivacità e voglia di “raccontare” le ballate della sua terra, un’autentica cantora popolare. Questi canti registrati e archiviati dal Leydi tra il 1964 e il 1966 sono ancora oggi una testimonianza preziosa per lo studioso.  “Una donna viva e intelligente con un carattere forte, con una coscienza e modi al tempo stesso molto cortesi e decisi, come si dice debbano essere i piemontesi” [Roberto Leydi, Cante’ Bergera, p. 26].
Teresa Viarengo ha offerto alla ricerca di Franco Coggiola e mia oltre trecento fra ballate e canzoni, spaziando nell’intera storia della musica popolare piemontese, dalle ballate che riteniamo arcaiche alle canzonette dialettali e italiane dell’Ottocento e del Novecento […]. Forse si trattava di uno dei più estesi repertori individuali in Europa ed uno dei più importanti per quanto riguarda la ballata e la canzone narrativa in generale” [Leydi, p. 26-27].
Nella versione della Viarengo a sposare la ragazza guerriera sarà proprio il colonnello che aveva sospettato del suo travestimento

Dòna Bèla, in “Canti dal piemonte ala Provenza” la formazione piemontese/provenzale fondata da Maurizio Martinotti  e Renat Sette sembra voler confermare l’ipotesi del Nigra di una trasmissione franco provenzale della ballata in Alta Italia (Piemonte e Lombardia)

(Testo in dialetto piemontese)
“Perchè piansi vui pari
perchè piansi mai vui?
Piansi pr’andà la guera
e g’andaro mi per vui
Prunteme d’in caval
c’am posa ben purtè
e demi in servitur
c’am posa ben fidè”
Soi pari a la finestra,
so mari a lu balcun
i uardu la so fia vestita da dragun (1)
Quand l’è stacia a la guera
cun la spada al so fianc
“se vi dig siur capitani
son chi ai vost cumand”
A j’era d’ina vegia an cap al batajun
l’a dicc “l’è ‘n mur na dona e nenta da dragun
Si la vurei cunos minela ant al giardin
se la sarà ina fija la farà in bel mazulin”
(Testo provenzale)
“Digatz me, lo sordat, vos agradan li flors?”
“Per anar a la guerra, me fau de bona odor”
Se la voletz conoisser, menatz-la au mercat
s’aquo es una filha, se comprarà de gants
“Digatz-me, lo sordat, perquè compratz des gants?”
“Per portar a ma frema, qu’aquo es elegant”
Se la voletz conoisser, fetz-la dormir ‘mbe vos
veiretz se se despuelha quand serà davant vos
“Digatz-me, lo sordat, vos desabilhatz pas?”
“Per dormir amb’un jove, vau mielhs qu’o fagui pas”
La bela fiha forta , n’a mostrat sa valor
es anada a la guerra, a sauvat son onor (2).
Traduzione italiana di Cattia Salto
Perchè piangete padre,
perchè mai piangete voi?
Piangete per andare alla guerra,
andrò io per voi,
preparatemi un cavallo
che mi possa portare bene
e datemi un servitore
di cui mi possa ben fidare.
Suo padre alla finestra
e la madre al balcone
guardano la loro figlia vestita da cavaliere .
Quando è stata alla guerra
con la spada al fianco
se vi dico signor capitano
sono qui ai vostri comandi“.
C’era una vecchia in cima al battaglione
ha detto “E’ una donna e non un cavaliere.
Se la volete riconoscere portatela nel giardino
se è una ragazza farà un bel mazzolino (di fiori)”
Traduzione italiana dal Provenzale
“Ditemi soldato vi piacciono i fiori?”
“Per andare in guerra ci vuole un buon odore.”
Se la volete riconoscere portatela al mercato ,
se è una ragazza si comprerà dei guanti.
“Ditemi soldato, perchè comprate i guanti?”
“Per portarli alla mia signora che le piace essere elegante”.
Se la volete riconoscere fatela dormire con voi
e vedrete se si spoglia quando sarà davanti a voi
“Ditemi soldato non vi spogliate?”
“Per dormire un bravo ragazzo è meglio che non fatichi”
La bella figlia forte ha mostrato il suo valore
è andata alla guerra e salvato il suo onore.

NOTE
1) (dragone= soldato a cavallo)
2) la verginità della fanciulla è una costante delle lezioni piemontesi

 Riccardo Tesi & Banditaliana con le voci di Ginevra Di Marco, Lucilla Galeazzi, Elena Ledda e Luisa Cottifogli.

Di che piangete o padre
di che piangete voi?
Piango d’andar alla guerra
c’anderò io per voi.

Datemi un buon cavallo
da poter camminar
e buona gente dietro
da potersi fidar

Quando fu in mezzo al campo
si mise a guerreggiar
Quel soldato di adesso
‘na figlia a me mi par

Figlia se vuoi conoscere
mandala al mercà
se lei sarà ‘na figlia
si comprerà il grembial

Senta sior capitano
non mi compro il grembial
soldà che va alla guerra
si serve del pugnal

Figlia se vuoi conoscere
mandala a fare il pan
se lei sarà ‘na figlia
si laverà le man

Senta sior capitano
non mi lavo le man
sol che da qualche volta
nel sangue dei cristian

Senta sior capitano
io me ne voglio andà
il babbo mio l’è morto
la mamma mi sta mal

Sett’anni li ho serviti
sett’anni servirò
donzella io ci venni
donzella me ne vo

Sett’anni li ho serviti
sett’anni servirò
donzella io ci venni
donzella me ne vo

La Macina – La guerriera, da una ricerca di Gastone Pietrucci in “Angelo che me l’hai ferito ‘l core” 1993
Dall’area piemontese-provenzale la ballata scende poi verso il centro italia in Umbria, passando per l’Emilia e le Marche

Mamma la mia mamma scolà m’hai da ‘nsegnà’
un soldatò di guera m’ha fatto innamorà’
Fijo mio bel fijo portètela a ffa’ ‘l pà’
se ll’è una vera fija si llaverà lle mà’
soldato mio bel soldato lavatevi lle mà’
un soldatò di guera non si llavà lle mà’
solo che qualche volta co’ ‘l sangue dei cristià’
Fijo mio bel fijo cosà ci hai ricavà’
o mamma la mia mamma scola m’hai da ‘nsegnà’
fijo mio bel fijo portètela al giardì’
se ll’è una vera fija lo cojerà un fiorì’
un soldatò di guera non po’ portare un fiorì
solo che qualche volta un bon bicchiere de vì’
mamma la mia mamma scolà m’hai da ‘nsegnà’
all’ombra di una fija m’ha fatto innamorà’
Fijo mio bel fijo portetela al gioiè’
se ll’è una vera fija lo scejerà un anè’
soldato mio bel soldato scejetevi un anè’
un soldato di guera non po’ portare ‘n’anè’
solo che qualche volta la spada e ‘n bon bicchiè’
fijo mio bel fijo cosa ci hai ricavà’
o mamma la mia mamma scola m’hai da ‘nsegnà’
fiji mio bel fijo portètela a ddormì’
se ll’è una vera fija non ce vorrà vvenì’
soldato mio bel soldato andamocene a ddormì’
ma mi è ‘rrivata ‘na lettera che me conviene a ppartì’

[Mamma, mamma mia spiegami come fare
un soldato in guerra mi ha fatto innamorare
Figlio, figlio bello portala a fare il pane
se è una ragazza si laverà le mani
Soldato mio bel soldato, lavatevi le mani
Un soldato in guerra non si lava le mani
solo talvolta con il sangue dei cristiani
Figlio, figlio bello cosa hai ottenuto?
O Mamma, mamma mia spiegami come fare
Figlio, figlio bello portala nel giardino
se è una ragazza coglierà i fiori
un soldato in guerra non può portare un fiore
solo qualche volta un buon bicchiere di vino
Mamma, mamma mia spiegami come fare
l’ombra di una ragazza mi ha fatto innamorare
Figlio, figlio bello portala dal gioielliere
se è una ragazza sceglierà un anello
Soldato mio bel soldato sceglietevi un anello
un soldato in guerra non può portare anelli
solo qualche volta la spada e un buon bicchiere
Figlio, figlio bello cosa hai ottenuto?
Mamma, mamma mia spiegami come fare
Figlio, figlio bello portala a dormire
se è una ragazza non ci vorrà venire
Soldato mio bel soldato andiamocene a dormire
Ma mi è arrivata una lettera che mi dice di partire]

Scrive Valentino Paparelli nel suo libro “L’Umbra cantata”, 2008: “Questa ballata è probabilmente la più diffusa e la più amata in Umbria. A giudicare dalla quantità di versioni che mi è capitato di registrarne. Il tema centrale del testo letterario (la ragazza che si traveste da uomo e che va alla guerra al posto del padre, o del fratello, o dell’amato) ha una circolazione capillare nel repertorio epico-lirico europeo, anche se questa versione ha una diffusione limitata all’Italia, alla Francia o al Portogallo”

Lucilla Galeazzi in Amore e Acciaio 2005 ‘Cosa piangi mia cara Gemma’, che riprende la versione registrata sul campo da Valentino Paparelli nella Valnerina Ternana

Cosa piangi mia cara Gemma
cosa piangi mio caro teso’
forse piangi che vad’alla guerra
chi sa quando ritornerò.
Se li taglia i biondi capelli
e si vest’a la melita’
se lo sceglie lo meglio cavallo
e va sul campo a guerreggia’.
La sua madre su la finestra
il suo babbo sul balco’
remirando la loro figliola
ch’entra in menz’al battaglio’.
La presi per una mano
menz’a un lago la portò
e se è vero che sei ‘na donzella
qui le mani ti devi lava’.
I sordati che vann’alla guerra
non si lavano mai le ma’
se le lava ‘na vorda sola
con il vero sangue uma’.

La presi per una mano
Menz’a un prato la portò
e se è vero che sei ‘na donzella
qui per terra ti devi gettar.
I sordati che vanno alla guerra
non si gettano mai per te’
se ci getta ‘na vorda sola
quando vedo’ ‘l nemico arriva’.
La presi per una mano
ne un giardino la portò
e se è vero che sei ‘na donzella
qui ti scegli lo mejo fio’.
I sordati che vanno alla guerra
non si scegliono i mejo fior
se li sceglio’ le mejo armi
pe’ servire l’imperato’.

LA RAGAZZA GUERRIERA nella I guerra mondiale

La versione è nota anche come ‘E l’han taglià i suoi biondi capelli’,  ed è ambientata nella I guerra mondiale: la ragazza si traveste da soldato e supera le prove del tenente sospettoso. E’ certamente la rielaborazione dell’antica ballata diffusa in tutta l’Italia settentrionale (dal Piemonte alla Lombardia) che Costantino Nigra classifica al numero 48.

Nanni Svampa in “Nanni Svampa – Antologia della Canzone Milanese e Lombarda – Vol.4 -. In Filanda, in Risaia, a Soldà” 2008

Din Delòn Registrazione live per Lithos a Ferla 2006 Simona Scuri e Andrea Capezzuoli al canto

E l’ha taglià i suoi biondi capelli
la si veste da militar
lé la monta sul cavallo
verso il Piave la se ne va.

Quand fu giunta in riva al Piave
d’on tenente si l’ha incontrà
rassomigli a una donzella
fidanzata di un mio soldà.

‘Na donzella io non sono
nè l’amante di un suo soldà
sono un povero coscritto
dal governo son stà richiamà.

Il tenente la prese per mano
la condusse in mezzo ai fior
e se lei sarà una donna
la mi coglierà i miglior.

I soldati che vanno alla guerra
non raccolgono mai dei fior
ma han soltanto la baionetta
per combatter l’imperator.

Il tenente la prese per mano
la condusse in riva al mar
e se lei sarà una donna
la si laverà le man.

I soldati che vanno alla guerra
non si lavano mai le man
ma soltanto una qualche volta
con il sangue dei cristian.

Il tenente la prese per mano
e poi la condusse a dormir
ma se lei sarà una donna
la dirà che non può venir.

I soldati che vanno alla guerra
lor non vanno mai a dormir
ma stan sempre su l’attenti
se l’attacco lor vedon venir.

Suo papà l’era alla porta
e sua mamma l’era al balcon
per vedere la sua figlia
che ritorna dal battaglion.

L’è tre anni che faccio il soldato
sempre a fianco del mio primo amor
verginella ero prima
verginella io sono ancor.

FONTI
https://terreceltiche.altervista.org/maidens-the-sea/
https://www.piemunteis.it/wp-content/uploads/48.-La-guerriera.pdf
http://www.latramontanaperugia.it/public/documents/LA%20RAGAZZA%20GUERRIERA.pdf
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=2252
https://www.patriaindipendente.it/terza-pagina/pentagramma/la-ballata-di-teresa/

Pubblicato da Cattia Salto

folklorista delle Terre Celtiche

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